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Anzio,
31 luglio
2009
Goletta Verde di Legambiente ad Anzio
in allegato il Dossier "Porti nel Lazio"
Sventola Bandiera Nera sul Comune di Anzio per il mega progetto di ampliamento del porto.
Bandiera nera anche alla società Iniziative portuali (IP), per il folle progetto del Porto di Fiumicino.
Legambiente lancia l’SOS coste, messe sotto assedio dal diluvio di nuovi porti: in arrivo 10 mila nuovi posti barca
Lazio ottava regione per capacità di posti barca: 18,6 per km di costa, contro una media nazionale di 17,7
Studio Ucina: in Italia non servono nuovi posti, ma una migliore
capacità di gestione, dalla ristrutturazione dei bacini
esistenti 39.000 nuovi posti barca senza aggiunte di cemento
Ad Anzio il Comune non concede l'autorizzazione per lo stand
informativo: Legambiente stigmatizza, grave tentativo di
“censura”?
Goletta Verde di Legambiente consegna la Bandiera Nera
2009 all'Amministrazione comunale di Anzio, azionista di maggioranza
della società Capo d'Anzio, per il faraonico progetto del nuovo
porto e alla società Iniziative portuali (IP), per il folle
progetto del Porto di Fiumicino. Lungi dall’essere due casi
isolati, Anzio e Fiumicino si accompagnano a numerosi altri progetti di
nuovi porti o ampliamenti, sparsi per tutta la Regione: se si dovessero
realizzare tutti si arrivarebbe a totalizzare complessivamente oltre 10
mila nuovi posti barca, come denuncia il dossier "Porti nel Lazio"
presentato questa mattina da Goletta Verde.
Nel dettaglio, così come concepita, l’opera portuale ad
Anzio occuperebbe un’enorme spazio d’acqua: la bellezza di
134.000 metri quadri, equivalenti a quasi dieci volte il centro storico
della città, con una capacità di 791 posti barca, contro
i 200 attualmente esistenti, ospiterebbe giganti del mare lunghi fino a
50 metri e si accompagnerebbe alla realizzazione di un parcheggio da
475 posti. Come se non bastasse, il nuovo porto rosicchierebbe sabbia
dalle spiagge dei litorali circostanti. Dulcis in fundo, non
convince la procedura di approvazione del progetto. Questi i motivi per
cui il Primo Cittadino di Anzio conquista a pieno titolo il poco ambito
vessillo dei pirati del mare per il faraonico progetto che, se
realizzato, oscurerebbe completamente il centro cittadino e creerebbe
seri problemi di erosione e insabbiamento della costa.
Del tutto folle il progetto del nuovo porto di Fiumicino della
società Iniziative portuali (IP), che vede assegnata una seconda
Bandiera nera. L’enorme struttura sarebbe collocata nel pieno
della foce del Tevere, con un'estensione di 104,29 ettari totali di cui
77,40 per opere a mare, 26,89 per opere a terra e 4,5 per l'area
cantieristica; per ben 1.445 posti barca per imbarcazioni da 10 a 60
metri. Un gigante nell’Isola Sacra, ad appena 200 metri dal porto
di Ostia.
“L’assalto dei porti turistici è diventato un vero e
proprio escamotage per urbanizzare la costa, derogando e aggirando i
piani urbanistici –commenta Nunzio Cirino Groccia, segreteria
nazionale Legambiente - un business da milioni di euro che ruota
intorno alla costruzione di una miriade di posti barca inutili e
ingiustificati con relativo corollario di strade, bar, negozi,
parcheggi e centri commerciali, con il serio rischio di innescare gravi
fenomeni di erosione costiera e scomparsa di spiagge. Progetti per cui
le amministrazioni locali fanno a gara nell’intento di
accaparrarsi risorse pubbliche, che in questo caso arrivano a pioggia,
ma che non rappresentano certo un modello di sviluppo lungimirante del
territorio. Mentre la strada dello sviluppo sostenibile passa per la
conservazione e la valorizzazione del territorio e per un turismo di
qualità, inteso come una risorsa intelligente”.
A prevedere i 10 mila posti barca tra porti e approdi sono le linee
guida del Piano della mobilità della Regione Lazio, non ancora
approvato. Un numero faraonico considerando i 360 chilometri di costa
della regione. Ben 1.100 dei nuovi posti messi in cantiere sono
previsti sulle isole, 4.970 sul continente e 3.970 arrivano dai nuovi
approdi turistici.
Tra tanti numeri, diversi i casi particolarmente eclatanti, a partire
da quello ipotizzato a Cala dell’Acqua a Ponza, un nuovo porto da
500 posti barca classificato dallo stesso Piano regionale come a
elevato rischio ambientale, o del porto romano di Ventotene, che se
realizzati farebbero scempio dell’arcipelago pontino. Non meno
gravi le proposte per il nuovo porto alla Foce del Fiora
(Montalto di Castro, 600 nuovi posti barca), per quello a Ladispoli
(400 nuovi posti barca) e per gli ampliamenti del porto di S. Marinella
(che passerebbe da 210 a 500 posti), di quello di Terracina (da 120 a
500 posti), del porto di Gaeta (con 400 nuovi posti barca) o
addirittura a San Felice Circeo, all’interno del Parco Nazionale
del Circeo. Se non bastasse ci sono poi i progetti fuori dal piano come
quello del nuovo porto di Formia, circa 630 posti barca nel bel mezzo
del golfo, in quella che secondo Legambiente dovrebbe essere un'area
sensibile piuttosto che un luogo dove realizzare progetti dal
così forte impatto ambientale.
"I porti pensati nel Lazio sono troppi, troppo grandi e avrebbero un
impatto enorme, occupando tutte le nostre coste, con danni enormi non
solo all'ambiente ma anche ai cittadini e alle stesse imprese balneari
- dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. - Bisogna
fermare la corsa ai porti da parte di tante società e
amministrazioni, impedire un nuovo inutile diluvio di cemento,
programmare con attenzione le scelte in un contesto generale, smettendo
la discussione estemporanea progetto per progetto e riaprendo invece un
ragionamento generale in Regione dove il piano definitivo non è
mai stato approvato, definendo una volta per tutte anche gli strumenti
di tutela come il piano paesistico. Anche sulle procedure va fatta
un'attenta verifica, non convincono le concessioni demaniali rilasciate
a fini portuali."
A complicare le cose, inoltre, ci sarebbero anche molti approdi
turistici: che tra nuovi posti derivanti da ampliamenti e nuovi di
zecca, arriverebbero a circa 4 mila, divisi tra Canale dei Pescatori a
Roma, Canale Sant’Anastasia, la darsena San Carlo, la Foce del
Marta, il molo Matteuzzi (Civitavecchia, 200 nuovi posti); La Frasca
(Civitavecchia, 200 nuovi posti); il Fosso dell’Arrone
(Fiumicino, 300 nuovi posti); il Fosso di Pratica di Mare (Pomezia, 400
nuovi posti); Lago Lungo (Sperlonga, 300 nuovi posti) la Pineta
di Vindicio (Formia, 150 nuovi posti); la Foce del Garigliano
(Minturno, 400 nuovi posti) e Nettuno.
Oltre a cementificare la quasi totalità della costa laziale,
vanno pure aggiunti i problemi indotti da questa orgia di nuovi porti:
erosione della costa, nuovi apporti inquinanti, compromissione degli
ecosistemi e scarsa compatibilità delle infrastrutture portuali
con quelle dell'entroterra.
Eppure a fronte di questa miriade di progetti, è la stessa
Ucina, l’organizzazione degli imprenditori della nautica, a
sostenere nel suo Piano per la portualità del Mezzogiorno che
nel Lazio non esiste un problema legato al deficit di posti barca.
Semmai i problemi esistono nella loro gestione e organizzazione. A tal
proposito uno studio Ucina elaborato nel 2008 stima che, senza
aggiunger un metro di cemento in più sulle coste italiane, ma
semplicemente riorganizzando, ristrutturando e adeguando i bacini
già oggi esistenti lungo la Penisola, si potrebbero realizzare
39 mila nuovi posti barca. Di cui 13.500 da realizzare subito, ossia
entro sei mesi.
Come
se non bastasse il progetto di ampliamento del porto, il Comune di
Anzio guadagna una seconda bandiera nera morale per aver negato alla
Goletta Verde l’autorizzazione di occupazione di suolo pubblico
necessaria per svolgere l’attività divulgativa e
informativa con il classico metodo del “banchetto” su
strada. Regolarmente richiesta da Legambiente oltre un mese fa,
l’autorizzazione è stata negata ieri pomeriggio
dall’Amministrazione, senza alcuna motivazione, né orale,
né scritta. Una decisione gravissima, che ha il sapore della
“censura”. Negando così di fatto la
possibilità per cittadini e turisti di avere informazioni sulla
qualità e le caratteristiche dell’ambiente marino e
costiero laziale. Un episodio gravissimo e unico nel suo genere.
“Sono molte le scelte dell'amministrazione di Anzio che non
condividiamo – dichiara Anna Tomasetti, presidente del Circolo
Legambiente Le Rondini di Anzio - ma quello che vorremmo sarebbe aprire
un confronto pacato e serio, invece tutte le iniziative che cerchiamo
di promuovere sono contrastate, come è avvenuto con
l’organizzazione di questa tappa della Goletta Verde. In
particolare, non siamo assolutamente d’accordo con il progetto
del nuovo porto, in quanto riteniamo che quello esistente vada
sì ristrutturato, ma mantenendolo a dimensione d’uomo.
Tanto più che non si può pensare alla costruzione di una
struttura faraonica quando mancano le stesse infrastrutture per
accedervi.”
legambiente.comunica@email.it
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