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PRONTI A VINCERE DI NUOVO CONTRO IL
NUCLEARE!
DAL “NO NUKE DAY” A MONTALTO DI CASTRO (VT)
LEGAMBIENTE LANCIA LA COALIZIONE DEGLI ENTI LOCALI CONTRO IL RITORNO
ALL’ATOMO.
L’ENERGIA DALL’ATOMO RIMANE
PERICOLOSA E INQUINANTE,
MA ANCHE DECISAMENTE
COSTOSA.
Comunicato Stampa (in allegato il dossier integrale)
![]() “Pronti a vincere di nuovo contro
il nucleare!” E’ questo lo slogan delle magliette e degli striscioni gialli del
“No Nuke Day” con cui Legambiente ha rilanciato da Montalto di Castro le
iniziative antinucleariste, rivendicando il successo delle grandi manifestazioni
contro il nucleare degli anni ’70 e ’80, concluse con il partecipatissimo
referendum che nel Novembre del 1987 mise la parola fine all’avventura atomica
italiana. Pannelli
fotovoltaici, led per l’illuminazione, una piccola casa geotermica, una mostra
sul disastro di Cernobyl, materiale informativo sulla certificazione e
riqualificazione energetica, prodotti tipici, pane tostato spezie ed oli in
degustazione, laboratori di
educazione ambientale ed un dibattito tra cittadini ed istituzioni, hanno animato Piazza Giacomo Matteotti, grazie alle
adesioni di decine di comitati, associazioni, imprese… ed alla collaborazione del Comune di Montalto di
Castro.
“Così riparte la mobilitazione
contro il nucleare, torniamo a Montalto con la stessa determinazione con la
quale siamo stati e abbiamo vinto tanti anni fa. La vera sfida che oggi abbiamo
di fronte è affrontare il superamento della crisi climatica, intraprendendo le
vere strade possibili, che sono il risparmio e l'efficienza energetica, la
produzione da fonti rinnovabili e pulite, come sole e vento, ma invece si torna
a proporre il nucleare -ha dichiarato Maurizio
Gubbiotti,
coordinatore della Segreteria Nazionale di Legambiente-. Con questa
manifestazione prende il via una grande mobilitazione nazionale, che si avvia
con il coinvolgimento di tutta la rete associativa e produttiva e anche delle
istituzioni. Una mobilitazione che durerà nel tempo contro questa scelta di
ritorno al nucleare, che non serve agli obiettivi del protocollo di Kyoto, che
ci isola dalle scelte internazionali ed è contro gli interessi delle comunità e
di questi territori. La Maremma, inoltre, ha già pagato un caro prezzo come polo
energetico con le centrali di Civitavecchia e Montalto e il tentativo di
costruzione della centrale nucleare. Ai costi elevatissimi, alla mancanza di
sicurezza del nucleare, all'impossibilità di smaltimento delle scorie -ha
concluso Gubbiotti- va aggiunto il rischio del terrorismo internazionale, visto
che il plutonio per il funzionamento delle centrali è una fondamentale materia
prima per chi intende costruire armi atomiche.”
Prima dell’apertura della
giornata un gruppo di volontari del cigno verde ha aperto lo striscione “No
Nuke” di fronte alla centrale di Montalto di Castro: “tenuta antinucleare” per
l’occasione, con tute bianche e maschere antigas, un po’ come potrebbe succedere
agli abitanti nei dintorni della centrale in caso di incidenti, anche piccoli,
con rilascio di radioattività. Il sito fa parte di una lista ufficiosa, elaborata sulla base di uno studio di
fattibilità, contenente le 10 città più idonee ad ospitare le future centrali
nucleari italiane, sulla base dei criteri individuati, ossia la disponibilità di
acqua per il raffreddamento dei reattori, la non sismicità dell’area e la
capacità di trasporto della rete elettrica.
In piazza con Legambiente anche i
Sindaci dei Comuni di Celleno, Canepina, Montalto di Castro e Nepi, tutti
anti-atomo, e primi fondatori di una coalizione di Enti locali denuclearizzati
lanciata per l’occasione dall’associazione ambientalista, che chiamerà a
raccolta tutte le amministrazioni che vorranno aderire adottando una precisa
delibera e posizionando all’ingresso del territorio comunale lo storico cartello
che ne indica la scelta antinucleare. La contrarietà al ritorno all’atomo non
viene solo dai Comuni: Legambiente ha infatti ricordato che l’appello lanciato con Greenpeace e WWF,
ha già visto tredici Regioni, a cui si è unita anche la Rete dei Piccoli Comuni,
impugnare di fronte alla Corte Costituzionale la Legge Sviluppo, appellandosi al
titolo V della Costituzione in materia di poteri del Governo in caso di materie
concorrenti con gli Enti locali. In particolare, Legambiente ha evidenziato alcune delle
motivazioni contenute nel ricorso della Regione Lazio: “va rilevato come
l’impiego della delega legislativa in materia ‘concorrente’, quale quella
dell’energia, anche quella nucleare, sia costituzionalmente insostenibile
giacché se la legge di delega contiene i principi della futura disciplina, la
normazione integrativa è affidata al decreto legislativo, cioè ad un atto del
Governo e non della Regione”. Sarà, infatti, proprio questo decreto a
determinare gli eventuali poteri sostitutivi del Governo nel caso di non accordo
con gli Enti locali riguardo l’ubicazione di centrali, scorie,
depositi di combustibile, con mezzi e poteri straordinari ed affidate a
commissari.
“Trentadue anni dopo la prima
manifestazione antinucleare del 20 marzo 1977 a Montalto di Castro, riprendiamo
la battaglia contro il nucleare da dove è cominciata, per portarla fino in fondo se
servirà –dichiara
Lorenzo
Parlati, presidente
di Legambiente Lazio-. Molti giovani di oggi non hanno preso parte alle
iniziative antinucleariste di quegli anni, ma forse possiamo ricordare il
disastroso incidente di Cernobyl, la nube radioattiva che si spostava a seconda
dei venti per centinaia di chilometri, l’impossibilità di bere il latte e
mangiare l’insalata, la mancanza di informazioni certe, la paura che avevamo.
Bisogna perciò ricostruire con i più giovani questa memoria storica, rilanciare
l’informazione, spiegare quali sono i pericoli ancora del tutto attuali del
nucleare, a quali rischi si va incontro. Il nucleare non ha risolto i suoi
problemi di sempre: diciamolo con chiarezza, non esistono garanzie per
l’eliminazione del rischio di incidente nucleare e conseguente contaminazione
radioattiva; rimane il problema della contaminazione ordinaria, dovuto al
rilascio di piccole dosi di radioattività durante il normale funzionamento
dell’impianto, a cui vengono esposti lavoratori e popolazione nelle vicinanze
del sito; non esistono soluzioni al problema dello smaltimento dei rifiuti
radioattivi, come dimostrano le 250mila tonnellate di rifiuti altamente
radioattivi prodotte fino ad oggi nel mondo, tutte in attesa di essere conferite
in siti di smaltimento definitivo.”
Parallelamente una delegazione di
Legambiente si è recata in Bielorussia, il Paese che ha pagato enormemente il
disastro di Chernobyl (dopo il quale, a seguito del referendum l'Italia
decise di dire no al nucleare) per programmare le attività di solidarietà nei
confronti dei bambini di Chernobyl tramite il Progetto Rugiada (un soggiorno in
una struttura ecosostenibile della Bielorussia e in una zona non contaminata)
creato dall’associazione del Cigno. Ancora oggi oltre sei milioni di persone
vivono nelle aree contaminate di Chernobyl, sottoposte a gravi rischi sanitari,
e il reattore esploso 23 anni fa non è stato ancora messo in sicurezza e
continua a rappresentare una vera e propria bomba ad orologeria.
Sono tante le bugie che circondano la
proposta di ritorno al nucleare nel nostro Paese. L’energia nucleare è la fonte
energetica più costosa e meno competitiva: tra costo industriale e sussidio di
Stato il costo raggiunge circa gli 80 dollari al megawattora, secondo una stima
al 2030 del Dipartimento USA (2007), tanto che persino l’Agenzia Internazionale
per l’Energia Atomica prevede una riduzione del contributo dell’atomo alla
produzione elettrica mondiale che passerà dal 15% del 2006 a circa il 13% del
2030. Il nucleare
non permette di centrare gli obiettivi europei del 20-20-20: o si investe in tecnologia nucleare per
la produzione energetica oppure si sceglie di sostenere la diffusione delle
fonti rinnovabili, l’innovazione tecnologica e l’efficienza energetica, i due
investimenti sono semplicemente alternativi e impossibili da portare avanti in
parallelo. Scegliere
il nucleare
non vuol dire
abbandonare i combustibili fossili: l’energia elettrica costituisce solo il
15% degli usi finali di energia, mentre il restante 85% è costituito da
carburanti per i trasporti e calore per riscaldamento e processi
industriali.
“Quella di oggi è la prima di una
serie di iniziative che Legambiente intende organizzare nei siti che, con
maggiore probabilità, potrebbero ospitare i reattori nucleari che il governo
vuole realizzare. Occasioni d’incontro con la popolazione, per illustrare le
ragioni del nostro dissenso nei confronti dell’atomo –ha
spiegato Vittorio Cogliati
Dezza, presidente nazionale di Legambiente-.
Il nucleare è una tecnologia pericolosa e costosa che non vogliono né le
amministrazioni locali, né i cittadini. Chiediamo al governo di abbandonare
questo progetto folle che rischia di alimentare conflitti istituzionali e
sociali. Vogliamo ricordare, inoltre, che mettere in cantiere nuove centrali
significherebbe far perdere all’Italia altro tempo prezioso nella lotta contro
il mutamento climatico, oltre che nello sviluppo dell’innovazione tecnologica in
campo energetico, uno dei settori trainanti del mercato globale degli anni a
venire.”
All’iniziativa erano presenti:
Agriturismo Guidozzo; Ass.ne pro Pescia Romana; CGIL
Lazio; Coldiretti Lazio; Comitato dei cittadini liberi di Tarquinia; Comitato
nazionale “Sì alle energie alternative no al nucleare”; Comitato No al Carbone
Civitavecchia; Comitato No coke Tarquinia; Comitato
Terra di Maremma; Confederazione Italiana Agricoltori – CIA Grosseto; Contrada
Santa Lucia; Coop. soc. Il Chiarone; Coop. Foce del Fiora; Coop. Il Triciclo;
Coop. soc. Il Giocomatto; Coop. agr. Pantano; Ecotermia; Confagricoltura Lazio; Fondazione
solidarietà e cultura onlus; Latte Maremma; Parco naturalistico archeologico di
Vulci; Protezione civile Montalto di Castro; RdB CUB
Federazione Prov.le di Viterbo; Rete dei Comitati per la Difesa del
Territorio; Sun Ray Italy; Taurus progetto sole; Tekno srl;
Tuscany Energy Power; Unione degli Studenti; 4Sun.
Hanno inoltre
partecipato: Filiberto Zaratti, assessore all’ambiente e alla cooperazione tra i popoli Regione Lazio;
Alessandro
Mazzoli, presidente Provincia di Viterbo;
Salvatore Carai, Sindaco
di Montalto di Castro; Paolo Perinelli,
presidente Confagricoltura Lazio; Mario Pusceddu,
presidente Agriturist Lazio; Roberto Della
Seta, capogruppo Pd Commissione Ambiente
Senato; Daniele
Ciambella, Assessore Univ. Agraria
Tarquinia; Giuseppe Nascetti,
professore Univ La Tuscia; Alberto Volpi,
Arcicaccia. In piazza anche i Sindaci dei Comuni
denuclearizzati di Canepina, Maurizio Palozzi, Celleno, Marco
Taschini, e Nepi, Franco Vita.
Roma, 31 Ottobre 2009
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