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Comunicato Stampa (in allegato la scheda sui parchi di Roma)

 

CENTO ORTI URBANI A ROMA ENTRO UN ANNO:

NUOVA PROPOSTA DI LEGAMBIENTE PER L’AGRICOLTURA NEI PARCHI

 

 

Obiettivo 100 orti urbani entro un anno, nell’ambito di un grande programma cittadino di orti urbani, a partire dagli immensi spazi agricoli all’interno delle aree protette della campagna romana, in modo da rilanciare un’agricoltura di qualità, gestita direttamente dal cittadino. E’ questa la proposta lanciata oggi da Legambiente Lazio nell’incontro-studio “Gli Orti di città e l’acquisto diretto in azienda agricola: un nuovo modo di vivere i Parchi di Roma, organizzato con il contributo dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio, che si è svolto questo pomeriggio nella Capitale, nell’ambito della seconda fase del progetto “Agricoltura nei parchi di Roma e del Lazio”.

 

Dagli orti nei giardini reali agli orti anti-recessione, dai city farmer agli orti sociali, dagli orti per il tempo libero agli orti familiari fino agli orti per gli anziani sono decine e decine le iniziative di orti urbani avviate in città italiane ed europee, ma anche spesso oltre Oceano, che stanno riscuotendo un successo sempre maggiore e avanzano e s’accrescono di giorno in giorno. Sin dagli anni ‘20 s’avvio il fenomeno degli orti in Europa, e oggi gli orti urbani in Svizzera o in Germania costituiscono vere e proprie fasce verdi, in Olanda fanno parte integrante della progettazione dei grandi parchi urbani e in Gran Bretagna sono previsti come servizi complementari alla residenza. Grande successo anche in Francia dove sono molteplici i casi a Parigi ed in altre regioni, piuttosto che ad Helsinki in Finlandia e recentemente addirittura nel St. James Park, il bellissimo parco di fronte a Buckingham Palace di Londra. A New York è in atto una vera e propria “rivoluzione orticola”, che vede gli orti hanno superato piante e fiori, piazzandosi al secondo posto subito dopo i giardini, con associazioni, comunità, coalizioni di bio-coltivatori metropolitani, mentre a Provindence sono i Community Gardens, orti di quartiere condivisi tra più persone, ad andare per la maggiore. In Italia una delle più interessanti esperienze è quelle di Torino, anche se pure Parma ha seguito una via molto simile e sono da segnalare anche le esperienze di Ancona e Modena.

 

Chiediamo alle istituzioni comunali e regionali di promuovere un grande programma di orti urbani nella Capitale, insieme alle associazioni, le imprese ed i cittadini, un’iniziativa per valorizzare la campagna romana, con un obiettivo anche educativo e come risposta al desiderio sempre più diffuso di “sapere cosa si mangia” –dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Nelle prossime settimane presenteremo, in tal senso, una proposta di regolamento per avviare alcune prime iniziative. Negli ultimi anni in città sono emersi piccoli ma interessanti esempi di coltivazione di orti, vere e proprie oasi di verde tra il cemento e lo smog, ma a Roma il fenomeno degli orti urbani così presente all’estero non ha mai avuto grande attenzione, è ora di invertire la rotta.”

 

Obiettivi degli orti urbani non sono quasi mai solo legati alla produzione, ma anche al miglioramento delle interrelazioni tra le persone, delle risorse naturali e del territorio, azioni per ridurre la quota personale di inquinamento e diminuire il senso di dipendenza dall’industria del cibo cambiando il nostro modo di pensare risparmi energetici. Un efficace sistema anche per intervenire sulle situazioni di degrado e abbandono di molte zone delle città, per vivacizzare le zone parco particolarmente vocate all’agricoltura e per incentivare il cittadino a frequentare di più le stesse aziende agricole romane. Dal punto di vista sociale la coltivazione amatoriale dell’orto può costituire una valida risposta al desiderio di “sapere cosa si mangia”, rappresentando, allo stesso tempo, un’opportunità per investire positivamente il proprio tempo libero, per stare all’aria aperta, per fare esercizio fisico producendo beni di consumo, per socializzare, uscendo dalla monotonia della routine cittadina. Dopo una prima fase di studio ed analisi, che ha permesso di scoprire numeri da primato, di grandissimo interesse - 56mila ettari su 286.898, ossia il 9,12% dei parchi laziali, sono destinati alle coltivazioni-, la seconda fase del progetto regionale si è focalizzata nella Capitale sulle undici aree protette gestite da RomaNatura, sul Parco Naturale Regionale di Veio e sul Parco Regionale dell’Appia Antica, proponendo sul loro territorio il rilancio di un’agricoltura di qualità, attraverso la ricostituzione di orti urbani che i cittadini possano gestire o in cui possano acquistare direttamente.

 

“Roma è il primo comune agricolo d'Europa e con i suoi circa 3 milioni di abitanti è il più grande mercato d'Italia, gli orti urbani possono costituire una bella ed utile soluzione per far partecipare i cittadini –ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Si possono concedere ai cittadini piccole porzioni di terreno a fine orticolo all’interno dei parchi della rete metropolitana, associate ad iniziative intraprese dalle aziende agricole volte ad accorciare la filiera, con esperienze raccolta diretta dei prodotti da parte dei cittadini. Bisogna puntare a sviluppare percorsi di qualità in questa direzione, recuperando colture antiche, e investendo sul biologico e sull'innovazione, anche utilizzando i nuovi strumenti del Piano di Sviluppo Rurale.”

 

Da sopralluoghi effettuati nei parchi della città, ci si è resi conto di come la maggior parte dei terreni destinata a seminativi, in realtà, non è per nulla coltivata e di come siano assenti elenchi ufficiali di riferimento di aziende agricole che vi operano -ha dichiarato Rachele Torsello, Responsabile Parchi e Agricoltura di Legambiente Lazio-. Il cittadino romano non ha la percezione di vivere in un grande Comune Agricolo Metropolitano, frequenta poco le aziende agricole, continua ad acquistare i prodotti primari nei grandi supermercati pur sentendo l’esigenza, invece, di una maggiore genuinità e sicurezza di ciò che porta in tavola. E’ su questo aspetto che si aprono grandi spazi per ricompensare gli sforzi dell’agricoltore, raccogliendo gli entusiasmi del consumatore.”

 

Hanno partecipato all’incontro: Daniela Valentini, Assessore all’Agricoltura Regione Lazio; Pietro di Paolo, Delegato alle Politiche Agricole del Comune di Roma; Stefano Cresta, Direttore Roma Natura; Toni De Amicis, Direttore Coldiretti Lazio; Nando Maurelli, Circolo Ecoidea di Legambiente; Enrico Pane, Vicepresidente Parco Regionale Veio; Paolo Perinelli, Presidente Confagricoltura; Alma Rossi, Direttrice Parco Regionale dell’Appia Antica; Alessandro Salvadori, Presidente CIA Lazio.

 

Roma, 27 Novembre 2008





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