Acqua, Legambiente: Alemanno non può beffarsi del voto di oltre un milioni di romani, no alla cessione di quote ai privati.

Acqua, Legambiente: Alemanno non può beffarsi del voto di oltre un milioni di romani, no alla cessione di quote ai privati.

“Alemanno vorrebbe fare carta straccia del voto di un milione duecento ventisettemila romani che hanno detto sì ai referendum di pochi mesi fa, esprimendo con chiarezza cristallina la volontà per una gestione pubblica dell’acqua, dei trasporti e dei rifiuti -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il Sindaco e la Giunta non possono decidere nessuna cessione ai privati nella nuova holding capitolina contro la volontà dei cittadini, anzi per l’acqua devono anche subito eliminare i profitti dalla tariffa e avviare il processo per la costituzione di una nuova società interamente pubblica. Questa ennesima discussione assurda avviata da Alemanno va stoppata subito, ancora prima di iniziarla, se questo Sindaco dopo parentopoli, la svendita del territorio e la mala gestione dei rifiuti non è nemmeno in grado di farsi forte della volontà del 60% dei romani contro i poteri forti, allora è meglio che si dimetta.”

Per la gestione pubblica dell’acqua, dei trasporti e dei rifiuti, nella Capitale hanno votato, al quesito referendario per abrogare l’obbligo di privatizzazione dei servizi pubblici locali, ben 1.288.034, il 60,56% del totale degli elettori di 2.127.008, e di questi ben 1.227.089 hanno espresso il voto favorevole, indicando la via delle gestioni pubbliche come quelle da perseguire, ossia il 96,12%. I numeri crescono ancora considerando il quesito sull’abolizione della remunerazione del capitale investito nella tariffa del servizio idrico integrato, dove i sì sono stati ben 1.238.325, ossia il 96,72% dei votanti 1.288.881 (60,6% del totale degli elettori). “La privatizzazione dei servizi pubblici è del tutto incostituzionale, il voto di oltre un milione di romani va rispettato, per primo dal Sindaco che è stato eletto direttamente da quegli stessi
cittadini e non si può beffare della volontà dei romani -afferma Cristiana Avenali, direttrice  di Legambiente Lazio-. Serve una nuova gestione pubblica e partecipata per l’acqua, negli interessi della collettività e con un protagonismo dei cittadini stessi, va subito recuperato un maggiore controllo pubblico delle conferenze d’ambito coinvolgendo i cittadini, con uno sforzo maggiore sulla depurazione e politiche e obblighi per l’efficienza e il risparmio idrico, rivisitando anche le bollette, obbligando l’Acea a cancellare la remunerazione del capitale per i privati dalla tariffa.” Nella Capitale, le perdite idriche sono del 27%, la peggiore situazione considerando i 68 metri cubi di acqua persi per chilometro di rete (fonte blue book e Mediobanca), mentre anche sul fronte dei consumi di acqua Roma scivola all’ultimo posto tra le città grandi in Italia, con ben 234,3 litri di consumati ogni giorno da ciascun cittadino.

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