Arsenico: piuttosto che chiarezza arriva commissariamento. Legambiente presenta esposto e chiede partecipazione audizione.

Arsenico: piuttosto che chiarezza arriva commissariamento. Legambiente presenta esposto e chiede partecipazione audizione.

“Sull’arsenico nell’acqua potabile manca qualsiasi chiarezza e anzi si sovrappongo non numerose informazioni contrastanti che danneggiano i cittadini e la loro salute -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Da tre mesi chiediamo all’Assessore all’Ambiente della Regione Lazio e al Garante del Servizio idrico un urgente tavolo di confronto con le associazioni ambientaliste e dei consumatori, ma dopo un primo incontro non s’è saputo più nulla. Vogliamo conoscere i progetti, le iniziative e i tempi di attuazione per realizzare i necessari investimenti e interventi, che possono richiedere anche pochi mesi. La stragrande maggioranza degli abitanti del Lazio -a partire dagli oltre tre milioni di abitanti della Capitale- gode di una buona fornitura di acqua di rubinetto controllata e di qualità, ma serve quella chiarezza che fino ad oggi è mancata. Per tutelare i cittadini nei giorni scorsi abbiamo anche presentato un esposto per l’area di Latina che presto replicheremo a Viterbo e Roma, ma chiediamo anche di partecipare con le altre associazioni all’audizione fissata per domani alla commissione ambiente regionale”.

Legambiente non ci sta e chiede che le associazioni dei cittadini possano partecipare all’audizione presso la Commissione Ambiente e Cooperazione tra i Popoli convocata per domattina, venerdì 18 febbraio, alle 10, alla quale sono stati invitati tutti i soggetti competenti dalla Presidente della Regione Lazio, alle Province di Viterbo, Roma e Latina, ma anche le Segreterie Tecnico Operative (STO), i Gestori, il Garante del Servizio Idrico Integrato, le ASL e l’Arpa Lazio. Riteniamo utile l’appuntamento già fissato presso la commissione ambiente regionale, tanto più che il commissariamento per l’arsenico è ormai realtà. Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, il 28 gennaio scorso, sono stati assegnati pieni poteri in materia alla Presidente della Regione Lazio, in qualità di Commissario straordinario e con la possibilità di nominare un soggetto attuatore, per l’avvio in termini di somma urgenza di iniziative tese a garantire l’erogazione di acqua destinata al consumo umano rientrante nei parametri. Nel frattempo, il Decreto ordina ai sindaci dei Comuni le cui acque destinate al consumo umano presentano valori di arsenico maggiori di 10 microgrammi per litro di emettere ordinanze di non  potabilità, prendendo atto dell’inesistenza di una qualsiasi ulteriore deroga in materia.

“Lo strumento del commissariamento si è sempre dimostrato fallimentare in altre materie come i rifiuti, togliere responsabilità alle istituzioni e alle comunità locali è la strada sbagliata, serve coinvolgimento, concertazione, con i cittadini e gli amministratori -afferma Cristiana Avenali, direttrice di di Legambiente Lazio-. Non è nemmeno chiaro quali sono i territori a rischio né tanto meno quali sono gli interventi in atto e si affastellano ordinanze e manifesti assurdi, tanto da portare l’ordine dei medici di Latina ad esempio a non promuoverne la diffusione tra gli iscritti. E’ assurdo continuare con ordinanze di divieto di uso dell’acqua una diversa dall’altra, né possiamo accettare che si affronti la questione passando alle acque imbottigliate, l’accesso ad un bene così fondamentale è un diritto di tutti i cittadini e deve essere garantito a tutti i costi e dando certezze per la salute delle persone, come ha dimostrato senza dubbio la mobilitazione di un milione e mezzo di italiani per il referendum per l’acqua pubblica”.

Per questi motivi e visto il passare del tempo, nei giorni scorsi Legambiente ha anche presentato un esposto alla Procura della Repubblica e alla Prefettura di Latina, predisposto dal Circolo Larus di Sabaudia, per chiedere all’Autorità Giudiziaria di indagare sui rischi gravissimi per la salute causati dalla presenza di arsenico nell’acqua potabile ben oltre i limiti di legge previsti nei Comuni
coinvolti dall’emergenza nell’area pontina, verificando le relative responsabilità e gli eventuali illeciti che potrebbero essere stati compiuti.

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