Author Archive Stampa

Legambiente presenta il dossier Ecosistema Scuola sulla edilizia scolastica. Nel Lazio prese in considerazione le scuole di Latina e Frosinone

Legambiente presenta il dossier Ecosistema Scuola sulla edilizia scolastica

Nel Lazio prese in considerazione le scuole di Latina e Frosinone: solo il 3,3% degli edifici sono costruiti con bioedilia e antisismici, la verifica di vulnerabilità sismica su solo il 60%, appena l’1% ha goduto di interventi di manutenzione straordinaria

Roma continua a non fornire dati mentre gli interventi di manutenzione straordinaria nella capitale sono stati solo 27 in 4 anni, di questo passo ci vorrebbero più di 63 anni per i soli interventi urgenti

“Che nelle scuole romane ci possa volere oltre mezzo secolo per realizzare i soli interventi di manutenzione urgente necessari, è inaccettabile”

Presentata a Roma da Legambiente la XVIII edizione del dossier Ecosistema Scuola, sulla qualità degli edifici scolastici, nell’ambito del secondo Forum Nazionale dell’Edilizia Scolastica. Nel Dossier, per il Lazio i soli capoluoghi di Latina e Frosinone inviano dati, mentre non lo fanno Rieti e Viterbo ma soprattutto continua a non mandare dati la capitale.

Roma, con le sue 1.194 scuole, è evidentemente la città col maggior numero di edifici scolastici d’Italia, e già nel 2014, l’ultima volta che l’amministrazione comunale inviava i dati per il dossier, comunicava la necessità di manutenzione urgente nel 36% degli istituti di competenza comunale, ad oggi però sono stati realizzati solo 27 interventi in 4 anni attraverso le linee di finanziamento nazionali o regionali. A questo ritmo, per realizzare i soli lavori di manutenzione urgente ci vorrebbero oltre 63 anni.

“Che nelle scuole della capitale, a questa velocità, ci possa volere oltre mezzo secolo per realizzare i soli interventi di manutenzione urgente che servirebbero, è assurdo – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – così come è inaccettabile che da anni le amministrazioni comunali romane siano impossibilitate a fornire i dati per il dossier, numeri peraltro comunicati da tutte le maggiori città italiane; non avere contezza di questi dati vuol dire evidentemente non riuscire a progettare e concretizzare gli interventi necessari alla riqualificazione degli spazi scolastici di Roma”. 

Nel resto del Lazio, se erano il 65% gli edifici scolastici che necessitavano di interventi di manutenzione urgente nel 2015, salgono all’80% nel 2016. Gli edifici scolastici delle due città prese in esame di Latina e Frosinone sono mediamente giovani, con il 52,8% costruito dopo il 1974; solo il 3,3% risulta fatto con criteri di bioedilizia, e solo il 3,3% con criteri antisismici. La verifica di vulnerabilità sismica risulta invece eseguita su appena il 60% degli edifici. Sulla manutenzione degli edifici il quadro è poco confortante visto che solo l’1,1% ha goduto di manutenzione straordinaria negli ultimi 5 anni nonostante l’80% necessiti di interventi urgenti. Le indagini diagnostiche dei solai sono state realizzate solo sul 15%. Sulla messa a norma la situazione non è migliore: solo il 15% possiede il certificato di agibilità e di agibilità igienico-sanitaria e il 17,6% di prevenzione incendi. Tutte le scuole presentano impianti elettrici a norma e il 91,2% ha i requisiti minimi di accessibilità. Gli edifici che utilizzano energia rinnovabile sono il 18,7% tutti da solare fotovoltaico. 

“I numeri che vengono forniti dal dossier, raccontano un quadro allarmante – conclude Scacchi –, in pochissimi edifici si riescono a svolgere lavori di manutenzione straordinaria necessari, se pur ce ne sarebbe bisogno praticamente dovunque; è scarsa la certificazione e sono bassi i numeri sulle verifiche di vulnerabilità sismica nei solai, e ancora poche sono le scuole con tetti fotovoltaici e progetti di efficientamento energetico. Migliorare le nostre scuole vuol dire migliorare il futuro, i comuni devono imparare a progettare meglio per accedere ai fondi necessari per la riqualificazione dell’enorme patrimonio di edilizia scolastica del Lazio”. 

Successo straordinario della Festa dei Parchi del Lazio a via dei Fori

Festa dei Parchi del Lazio. A Roma Via dei Fori pedonalizzata nel fine settimana per mostrare al mondo i Parchi con “Terra del Futuro – RomaNatura in campo”, di RomaNatura e Regione Lazio

Legambiente “Successo straordinario dei Parchi nel cuore di Roma, ora subito i piani d’assetto”

A Roma, sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre in Via dei Fori Imperiali si è svolta “Terra del Futuro – RomaNatura in campo – 2°edizione”, la Festa dei Parchi organizzata da RomaNatura e Regione Lazio, costruita e voluta dagli enti regionali con la collaborazione e partecipazione anche di Legambiente Lazio, festeggiando i 20 anni della legge regionale 29/97 che istituì la grande rete delle aree protette del Lazio. Due giorni di prodotti tipici culinari e culturali, giocoleria e animazioni dai territori che hanno riempito i Fori di vita con un afflusso straordinario di romani e turisti.

“I Parchi del Lazio hanno colorato per due giorni il cuore di Roma con una formidabile vitalità – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio- mostrando tutta la bellezza di una Terra Del Futuro, fatta di antichi saperi e sapori, di sostenibilità ambientale ma anche di quella green economy capace di rilanciare con forza i territori che ne fanno parte. Ancor più eccezionale è stata la partecipazione di decine di migliaia di romani e turisti che hanno potuto godere, grazie all’evento e in una Via dei Fori straordinariamente pedonale anche di sabato, di una Roma finalmente bellissima. Nel cuore della città eterna che per disastri amministrativi o scandali da troppi anni sembra non trovare più la chiave di rilancio della propria immagine, sono state le aree protette, con tutto il loro portato ambientalista e culturale, a dare a Roma un volto bello con i mille colori dei Parchi”.

L’iniziativa promossa da RomaNatura e Regione Lazio, ha visto la partecipazione di decine di associazioni ambientaliste, di sbandieratori, giocoleria, spazi culinari e culturali d’eccellenza e di tutti i Parchi del Lazio. “Ora che i Parchi si sono mostrati in tutta la loro bellezza e con le proprie proposte di futuro possibile, chiediamo alla Regione di proseguire nella loro valorizzazione a partire dall’approvazione dei Piani d’Assetto – conclude Scacchi – che alcuni Parchi aspettano da vent’anni, e che sono lo strumento indispensabile a trasformarli in un reale volano di economia verde sui territori”.

A “Terra del Futuro”, tra gli altri, erano presenti Maurizio Gubbiotti presidente di RomaNatura, Mauro Buschini Assessore all’Ambiente della Regione Lazio e Cristiana Avenali Consigliera Regionale, oltre ai rappresentanti di tutti gli enti parco, premiati per il grande lavoro propositivo di rilancio delle aree protette regionali, a vent’anni esatti dalla loro istituzione.

“SOSTENIBILITA’ INNOVAZIONE E COMPETITIVITA'”: ripensare il turismo tra identità e sostenibilità

NEL CORSO DEL CONVEGNO DI IERI “SOSTENIBILITA’ INNOVAZIONE E COMPETITIVITA’: PENSARE AD UN NUOVO PIANO STRATEGICO DEL TURISMO TRA IDENTITA’, VALORIZZAZIONE AMBIENTALE, ARCHEOLOGIA E ECONOMIA DEL MARE” ORGANIZZATO E PROMOSSO DA CONFCOMMERCIO LAZIO SUD A SPERLONGA ALL’INTERNO DELLA NOTA MANIFESTAZIONE “SAPORI DI MARE” GIUNTA ALLA SUA 14^ EDIZIONE, I CIRCOLI DI LEGAMBIENTE TERRACINA, FONDI E MINTURNO, ASSIEME A LEGAMBIENTE LAZIO, CONFCOMMERCIO LAZIOSUD, CONFCOMMERCIO ASCOM TERRACINA, FONDI, MINTURNO E SINDACATO ITALIANO BALNEARI TERRACINA CHIEDONO NUOVAMENTE TUTTI INSIEME ALLA REGIONE LAZIO DI REVOCARE LE AUTORIZZAZIONI EMESSE E DI INTERROMPERE TUTTI GLI ITER CONCESSORI PER GLI IMPIANTI DI MITILICOLTURA, DAVANTI ALLE SPIAGGE DI TERRACINA, FONDI, SPERLONGA E MINTURNO. 

Dopo la recente determinazione n. G09852 del 13 Luglio 2017 della Regione Lazio per il rilascio di una concessione demaniale marittima di uno specchio acqueo di complessivi mq 305.000 (pari a 50 campi di calcio!) antistante la costa di Fondi e Sperlonga, a scopo di mitilicoltura, e la situazione ancora di assoluta incertezza relativa all’impianto che dovrebbe sorgere davanti alla costa di Terracina per il quale, la recente sentenza definitiva del TAR a favore di due consorzi turistici che erano ricorsi contro l’anticipata occupazione, non elimina il rischio di rilascio di una nuova concessione definitiva, e dopo il rinnovato allarme per un prossimo rilascio di una concessione anche davanti alle spiagge di Minturno-Scauri, sale il livello di preoccupazione per le nostre coste e per il turismo del nostro bellissimo litorale.

Il Presidente di Confcommercio Lazio Sud Giovanni Acampora,  nella lettera inviata al Presidente Nicola Zingaretti lo scorso 31 Agosto, afferma in modo chiaro i concreti rischi di deterioramento dell’ecosistema  marino nonché  di  “inquinamento paesaggistico”, “danni alla costa” “impatto sulla qualità del mare” e sottolinea gli “impatti molto negativi sulle vere ed uniche risorse strategiche e socio-economiche del nostro territorio che sono i beni ambientali e quelli culturali, creando problematiche pesanti alle imprese turistiche  e commerciali dell’area, in una  fase di lenta ripresa” e riafferma che “le imprese, insieme alle Amministrazioni Comunali, stanno da mesi cercando di invertire una rotta negativa che ha portato al degrado ambientale e all’abbandono  del patrimonio culturale delle nostre zone”. 

 

Giovanni Acampora – Presidente Confcommercio Lazio SUD

Il nuovo impianto appena definitivamente autorizzato davanti alla costa dei comuni di Fondi e Sperlonga sorgerebbe ad esempio a poche centinaia di metri di distanza dal SIC IT6000014 “Fondali tra Terracina e Lago Lungo” che occupa una superficie di 2182 ettari ed interessa i Comuni di Terracina, Fondi e Sperlonga ed è il più esteso del Lazio. Nei fondali del SIC sono presenti 1459 ettari di Posidonia Oceanica, 7 ettari di habitat con Cymodocea Nodosa ed è presente la Pinna Nobilis specie protetta dalla direttiva Habitat. A protezione di tale ricchezza eco-sistemica la stessa Regione, con Delibera Regionale 604 del 3/11/2015, aveva ampliato di 382 ettari la perimetrazione di questo SIC. Inoltre, il Circolo Legambiente Terracina “Pisco Montano”, invitato a parlare ieri al Convegno anche in rappresentanza dei Circoli di Fondi e Minturno-Sud Pontino, aveva definito ed inviato (unica associazione ambientalista della Regione insieme a Marevivo) alla Regione Lazio, ormai un anno fa, un articolato documento che integrava la bozza predisposta dalla Regione di misure di conservazione e gli indirizzi di gestione dei due SIC ricadenti nel territorio del comune di Terracina: il Sito di Interesse Comunitario IT6000013 “Fondali tra Capo Circeo e Terracina” e il Sito di Interesse Comunitario IT6000014 “Fondali tra Terracina e Lago Lungo”. Le proposte del circolo di Terracina, orientate non solo alla conservazione (con monitoraggi costanti della qualità degli habitat) ma anche allo sviluppo del turismo ambientale per mezzo di attività educative e di esplorazione, non solo erano state accolte dalla Regione per la loro validità, ma la Regione aveva ritenuto opportuno estenderle a tutti gli altri SIC marini del Lazio divenendo parte integrante del documento finale di “MISURE DI CONSERVAZIONE DI 9 SIC MARINI, AI FINI DELLA DESIGNAZIONE DELLE ZONE SPECIALI DI CONSERVAZIONE (ZSC)” con Deliberazione N. 679  del 15/11/2016 finalizzato alla designazione dei SIC a Zone Speciali di Conservazione (ZSC), ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (Habitat) e DPR 357/97. 

 

Anna Giannetti – Presidente Legambiente Terracina

Nonostante tutto ciò la Regione Lazio, anche in presenza di pareri tecnico-economici negativi dei Comuni (purtroppo non vincolanti) e la netta contrarietà degli operatori turistici, della cittadinanza e delle associazioni e i sindacati di categoria, sta ancora procedendo con le autorizzazioni per gli impianti di mitilicoltura in base all’art.11 della Legge Regionale 20 giugno 2016 n. 8, legge che definiva un modus operandi temporaneo in attesa del recepimento della Direttiva Europea 23/08/2014 n. 2014/89/UE, direttiva che impone agli stati membri la pianificazione dello spazio marittimo prima di procedere con le autorizzazioni e che è stata recepita ad Ottobre 2016 (4 mesi dopo la legge regionale n.8) attraverso il Decreto Legislativo 17 ottobre 2016, n. 201 che istituisce (sotto la competenza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo. 

Tutto ciò premesso, come ribadito nel corso del convegno, Legambiente, Confcommercio, Sindacato italiano balneari chiedono alla Regione, di revocare immediatamente tutte le autorizzazioni emesse e di sospendere gli iter autorizzativi in corso e al Ministero dei Trasporti (ora competente per la pianificazione marittima) di farsi parte attiva presso la Regione per richiamarla ad attenersi al quadro normativo vigente che prevede per ogni area marittima un piano di gestione che definisce le attività e gli usi (inclusi  gli impianti di acquacoltura e piscicoltura) dello spazio marittimo, predisposto a cura di un apposito comitato tecnico interministeriale (Trasporti, Ambiente, Politiche Agricole, Sviluppo Economico, Beni Culturali e Turismo) a cui partecipano anche i rappresentanti delle Regione e che prevede sia la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) che la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIA).

Chiediamo inoltre che il redigendo Piano di gestione dello spazio marittimo della nostra Regione recepisca definitivamente che l’interesse diffuso, testimoniato anche dalla recente lettera inviata dal Presidente Confcommercio Lazio Sud Giovanni ACAMPORA al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, del nostro territorio da San Felice Circeo, Terracina, Fondi, Sperlonga fino a Minturno-Scauri è assolutamente contrario alla costruzione degli impianti di mitilicoltura del tutto incompatibili con la vocazione turistica (testimoniata dalle numerose Bandiere Blu e dal numero di Vele di Legambiente!) e il valore paesaggistico della costa pontina che la Regione stessa sta promuovendo e valorizzando anche con finanziamenti dedicati, come quelli relativi alla economia del mare, una immensa risorsa che vale il 3,5 del nostro Pil, intorno ai 43 miliardi di euro (7 miliardi circa solo nel Lazio), con 185mila imprese (1600 nel Lazio) e 835 mila occupati (115 mila nel Lazio) principalmente donne e giovani (dati Unioncamere 2016).

Mobilità Sostenibile: le opportunità per le aziende

In occasione della settimana Europa della mobilità, Legambiente ha deciso di organizzare un evento rivolto alle aziende del Lazio.

Molte di queste infatti hanno bisogno di trovare delle modalità per far muovere i propri dipendenti in modo più sostenibile e tante altre offrono invece della soluzioni tecnologiche a questo problema. Legambiente ha deciso quindi di far incontrare queste aziende per cercare di rendere più sostenibile il modo in cui tanti dipendenti raggiungono ogni giorno il posto di lavoro.

Durante la mattinata si alterneranno quindi interventi di rappresentanti e tecnici dell’associazione che presenteranno i vantaggi per l’ambiente di una conversione alla mobilità sostenibile con rappresentanti di aziende che offrono opportunità di mobilità alternativa sostenibile. 

L’evento fa parte di una serie di iniziative gemelle organizzate in tutta Italia e saranno invitati a partecipare anche i rappresentati dell’amministrazione regionale.

PROGRAMMA (potrebbe subire modifiche)

Coordina: Andrea Poggio, mobilità sostenibile Legambiente nazionale
– h. 10,00 – Roberto Scacchi, Presidente Legambiente Lazio
– h. 10,15 – Cristiana Avenali, Regione Lazio, Il sostegno e gli incentivi alla
– h 10,30 – Presentazione delle proposte alle imprese:

Se rappresenti un’azienda o ne sei il suo mobility manager è l’occasione giusta per te!

La partecipazione è del tutto gratuita. Al termine della mattinata sarà offerto un rinfresco. Se hai problemi a raggiungerci, non esitare a chiamarci visto che sarà previsto un servizio navetta. 

Per registrarti: CLICCA QUI

Media Partner

www.viviconstile.org – La Nuova Ecologia – EMC TV – Ecodallecitta.it

Legambiente Terracina: la Regione Lazio fermi gli impianti di Mitilicoltura

DOPO LA DETERMINA AUTORIZZATIVA REGIONALE DEL 13 LUGLIO SCORSO PER UN MEGAIMPIANTO DI MITILICOLTURA DAVANTI AL LITORALE DI FONDI,  I CIRCOLI LEGAMBIENTE DI FONDI, TERRACINA E SUD PONTINO ASSIEME A LEGAMBIENTE LAZIO CHIEDONO ALLA REGIONE LAZIO LA SOSPENSIONE DEGLI ITER AUTORIZZATIVI E L’ANNULLAMENTO DELLE AUTORIZZAZIONI EMESSE E SOLLECITANO IL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI (COMPETENTE IN BASE AL DECRETO D.Lgs 201/2016 PER LA PIANIFICAZIONE DELLO SPAZIO MARITTIMO) A FARSI PARTE ATTIVA PRESSO LA REGIONE LAZIO PER INTERROMPERE TUTTI GLI ITER CONCESSORI PER GLI IMPIANTI DI MITILICOLTURA, DAVANTI ALLE SPIAGGE DI TERRACINA, FONDI, SPERLONGA E MINTURNO, IN ATTESA DEL RELATIVO PIANO DI GESTIONE  E ANNUNCIANO CHE, COME GIA’ TERRACINA, ANCHE IL CIRCOLO DI FONDI SI COSTITUIRA’“ad adiuvandum” del comune di Fondi nel ricorso al TAR contro l’autorizzazione del 13 luglio scorso

Read More

Dopo #Lazioinfiamme anche #Terracinainfiamme

Nota congiunta del Circolo Legambiente di Terracina e di Legambiente Lazio: dopo #Lazioinfiamme anche #Terracinainfiamme con un prezioso SIC regionale, quello di Monte Leano, andato completamente in fumo. Occorre subito accertare e colpire duramente, per disastro ambientale, gli autori applicando la legge nazionale sugli ECOREATI ed intervenire con serie politiche di prevenzione e contrasto e con Piani di Adattamento al cambiamento climatico.

Terracina sembrava essere stata magicamente in parte risparmiata dai roghi che stanno devastando la provincia ma nelle ultime 24 ore è successo il finimondo. Incendi prima sulla collina di Monte Leano, un prezioso SIC della Regione Lazio, poi La Fossata e il Tempio di Giove, e ancora a Campo Soriano, La Fiora e, in tarda serata, a San Silviano. Ettari e ettari di preziosa vegetazione in fiamme, abitazioni evacuate, cittadini svegli ad assistere impotenti e impauriti al fuoco che distruggeva gli alberi e la macchia mediterranea lambendo le loro case. Incendi in sequenza appiccati sicuramente con dolo data la precisione e la dislocazione degli inneschi. 

Nel 2017 in Italia quasi un terzo dell’intera superficie percorsa dal fuoco ha interessato aree di valore naturalistico e incluse nella rete Natura 2000, sempre più nel mirino di eco-mafiosi e piromani, segnala Legambiente, precisando che sono 24.677 gli ettari di Zone di Protezione Speciale per tutelare l’avifauna andate in fumo, 22.399 quelli dei Siti di importanza comunitaria e ben 21.204 gli ettari bruciati di parchi e aree protette. Le Regioni più colpite sono Sicilia, Campania e Calabria. Gli incendi nel 2017 hanno coinvolto in Italia 87 Siti di Importanza Comunitaria (Sic), 35 Zone di Protezione Speciale (Zps) e 45 Parchi e Aree protette, tra cui 9 Parchi nazionali, 15 Parchi regionali e 16 Riserve naturali. Il Lazio è tra le regioni che hanno perso il patrimonio maggiore con 173 ettari distrutti nei Sic, 2.797 nelle Zps e 847 nelle Aree protette.  La nostra preziosa zona di Monte Leano, SIC (IT6040007) tra i più importanti della Regione Lazio, purtroppo va ad aggiungersi al triste conto.

pastedGraphic.png

(Foto Terracina Notizie)

Come emerge dal recente rapporto di Legambiente “Lazio in Fiamme” http://www.legambientelazio.it/rapporto-lazio-in-fiamme-di-legambiente-5-213-ettari-bruciati-nel-lazio-da-inizio-2017-erano-2-974-in-tutto-il-2016/ la situazione del Lazio è davvero drammatica con 5.213 ettari bruciati, pari alla superfice di 7.500 campi da calcio. Il comune più devastato in assoluto è di gran lunga quello di Itri con addirittura 1.172 ettari di territorio bruciato, quasi un quinto degli incendi di tutto il Lazio in 7 grandi roghi e con un’area complessiva pari al 10% dell’intero territorio comunale e quella pontina è la provincia più colpita dagli incendi in tutta la regione con 3.584 ettari alle fiamme con 25 incendi vasti. Un territorio vergognosamente e colpevolmente abbandonato e devastato da incendi e siccità.

pastedGraphic_1.png

“Mostruoso” incendio a Terracina (Foto Jolly Barone)

Nei giorni scorsi Legambiente Lazio (dopo l’esposto dello scorso anno del Circolo di Terracina e di Legambiente Lazio sui roghi tossici che ha dato luogo ad una importante indagine e che avuto un suo impatto visto che il fenomeno quest’anno sembrerebbe essere sicuramente più contenuto) ha inviato il dossier #Lazioinfiamme in forma di esposto alla Procura della Repubblica perché siano individuati i colpevoli di tali barbari atti e della devastazione che ne consegue e siano individuate le responsabilità anche politiche e amministrative, perchè sono veramente  troppe le aree di pregio del nostro Paese finite in balia di eco-criminali e piromani e il 2017 verrà ricordato, come lo furono il 2007 e il 1997, come un anno orribile per la devastazione prodotta dalle fiamme. Non curare i nostri spazi verdi e lasciarli abbandonati  in balia di vandali e criminali è colpevole tanto quanto appiccare il fuoco, e questo vale anche per i Parchi pubblici cittadini, visto che sono giunte nel corso dell’estate al nostro Circolo diverse segnalazioni in tal senso, segnalazioni che sono state inviate anche al Comune e alla Polizia Municipale.

Occorre cambiare rapidamente metodo di prevenzione e contrasto, servono più controlli, occorre aumentare a dismisura le pene per i piromani, rinforzare (non annullare) il corpo forestale e i VVFF, utilizzare le nuove tecnologie (droni e satelliti) per rafforzare la sorveglianza e la vigilanza, aggiornare le mappe catastali con le zone incendiate e disincentivare il privato che guadagna sul numero di incendi. Ma serve soprattutto ricominciare a curare il territorio con una corretta manutenzione delle aree verdi che consenta di limitare gli effetti di un probabile incendio.

La gestione dell’emergenza incendi, afferma Legambiente, è stata segnata fino ad ora da troppi e ingiustificati ritardi a livello regionale e nazionale a partire dalle Regioni, che si sono mosse con troppa lentezza. Ad oggi il Lazio non ha ancora approvato il nuovo Piano AIB 2017 (piano antincendio boschivo) e le relative modalità attuative per organizzare la prevenzione, il lavoro a terra, e gli accordi con i Vigili del Fuoco e con la Protezione Civile. Ai ritardi, va aggiunta il numero insufficiente delle squadre di operai forestali e soprattutto l’assenza di strategie e di misure di adattamento al clima. In questo quadro si inserisce anche il processo di riorganizzazione delle funzioni dell’ex Corpo Forestale ora assorbito nell’Arma dei Carabinieri e i ritardi nazionali dovuti al fatto che il Governo e i Ministeri competenti non abbiano ancora approvato i decreti attuativi necessari al completamento del passaggio di competenze, personale, strumenti e mezzi per quanto riguarda l’antincendio boschivo, in modo da garantire su tutto il territorio squadre operative per gestire l’emergenza e svolgere le attività di prevenzione.

Occorre poi rafforzare il sistema dei controlli e degli interventi delle Forze dell’ordine nei confronti dei criminali che appiccano gli incendi.  Oggi, oltre il delitto di incendio doloso di cui all’art. art.423 bis del codice penale, si può e si deve applicare la legge sugli ecoreati (la n.68/2015) e in particolare il reato di disastro ambientale secondo quanto previsto dall’art. 452 quater del codice penale, uno dei nuovi delitti introdotti dalla legge, che usa la mano dura contro chi attenta alla salubrità degli ecosistemi, incrementando le pene fino a 15 anni di reclusione più le aggravanti. 

Inderogabile inoltre che le Regioni, d’intesa con il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, potenzino i corsi di formazione per le figure che devono svolgere la funzione di direzione delle operazioni di spegnimento (DOS) e che gli Enti locali procedano alla realizzazione e aggiornamento costante del Catasto delle aree percorse dal fuoco, finalizzato alla predisposizione dei vincoli di uso dei suoli, al fine di impedire speculazioni economiche sulle aree dove si siano verificati incendi, così come previsto dalla legge 353/2000. Inoltre, il ruolo degli Enti locali appare cruciale nelle attività di prevenzione degli incendi attraverso la cura e tutela del territorio e delle aree boschive, attraverso lo studio e la predisposizione di misure di mitigazione del rischio, così come le attività di controllo e di avvistamento, necessarie per la realizzazione di interventi tempestivi di spegnimento. 

Infine occorre soprattutto superare l’assenza di strategie e di misure di adattamento al clima per pianificare e limitare le conseguenze del rischio di incendio e non solo avere un atteggiamento reattivo. Corriamo tutti quando il danno è già fatto solo per contare i danni o evitare che qualcuno ci rimetta le penne. Le politiche di adattamento al clima sono fondamentali e vanno praticate con Piani di Adattamento anche locali (che le Amministrazioni devono predisporre) per avviare una seria valutazione delle vulnerabilità del nostro territorio (uso e consumo del suolo, siccità, consumo di acqua e sistema idrico, ondate ed isole di calore, eventi estremi di pioggia e rischio idrogeologico), dei rischi (incendi, frane, alluvioni, allagamenti, carenza idrica, etc) e dei danni (rilevanti a settori importanti come l’agricoltura, l’industria e il turismo, all’ambiente, alle infrastrutture). Vanno  definiti obiettivi, strategie ed azioni di intervento, riportando con urgenza questi temi al centro delle politiche di governo della città e del territorio ma anche assegnando responsabilità precise ed obiettivi chiari agli Enti coinvolti, creando e diffondendo una nuova cultura basata sull’adattamento climatico, sviluppando una nuova economia che punti concretamente su innovazione e sostenibilità.

I soldi che ci sono dobbiamo spenderli per la cura del territorio e su una corretta manutenzione delle aree verdi, della rete idrica, delle strade, dei ponti, delle ferrovie e delle altre infrastrutture vitali perché quello che non spendiamo oggi, per proteggere il nostro territorio, lo pagheremo salato negli anni a venire. Il problema degli incendi va affrontato, a tutti i livelli di responsabilità, con una pianificazione, una organizzazione, una strategia di intervento ed una preparazione adeguate perché correre all’ultimo momento solo per limitare e constatare i danni purtroppo non serve a molto…

Il nostro Circolo sta raccogliendo i sospetti e le segnalazioni con le foto più significative, ma anche le proposte più utili al contenimento del rischio e al rafforzamento della sorveglianza e invita tutta la cittadinanza ad inviarle a legambiente.terracina@gmail.com in modo da integrare l’esposto già inviato in procura con i purtroppo amarissimi accadimenti del ferragosto terracinese.