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Inchiesta Stadio della Roma. Legambiente chiede la definitiva interruzione dell’iter autorizzativo

Stamattina alle luci dell’alba, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma hanno dato esecuzione ad una misura cautelare emessa dal G.I.P. di Roma nei confronti di 6 indagati a cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere mentre per altri tre gli arresti domiciliari, a termine di inchiesta sullo Stadio di Tor di Valle. Legambiente, secondo quanto previsto dalla procedura aveva appena depositato le proprie osservazioni sulla Variante Urbanistica predisposta dal Campidoglio sullo Stadio della Roma e l’urbanizzazione a Tor di Valle, ora resta in attesa di conoscere gli sviluppi di un’indagine che ha portato a 9 arresti.

“Quella di Tor di Valle è la vicenda di un progetto cementificatorio che speculava sulle sane passioni sportive dei tifosi e che solo in parte avrebbe avuto a che fare con lo sport – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – ora chiediamo l’immediata e definitiva interruzione di qualsiasi iter autorizzativo, visto quanto stanno mettendo in luce le cronache giudiziare che seguiamo, riponendo massima fiducia verso gli inquirenti e le forze dell’ordine. Basta con questo modo di pensare lo sviluppo della città e dello sport, che é sacrosanto ma che viene utilizzato per nascondere speculazioni edilizie delle quali Roma non ha proprio bisogno”.
Legambiente, l’11 giugno scorso aveva inviato le proprie osservazioni al Comune di Roma sulla Variante Urbanistica mettendo in risalto l’assenza di potenziamento del trasporto pubblico e il rischio di costruzione in zona di esondazione fluviale. “Dopo aver depositato le osservazioni alla variante, oltre a sostenere che avrebbe appesantito drammaticamente un trasporto pubblico già precario non garantendo alcun treno in più sulla Roma-Lido, aumentato i rischi idrogeologici andando a costruire nell’ultima ansa di Tevere ancora libera da cemento in tutta la zona sud di Roma e aumentato le cubature in una città che ha bisogno di tutto ma non di nuova edilizia, è chiaro che non può esserci alcuno sviluppo della vicenda che non preveda l’interruzione definitiva dell’iter autorizzativo”.

Dossier Rifiuti a Roma, Legambiente su reazioni da parte del Campidoglio ai dati presentati

Legambiente Lazio ha pubblicato lo scorso 8 giugno il dossier “Rifiuti a Roma 2018” riprendendo dati chiari e puntuali di Ama sulla gestione complessiva del ciclo. Lo studio, apprezzato da più parti per l’ampiezza dell’analisi, è stato commentato negativamente da esponenti della maggioranza che su vari canali, con estrema ed errata semplificazione vogliono far intendere che le responsabilità sulle criticità del ciclo ricadrebbero su altri livelli amministrativi e in particolare sul mancato aggiornamento del Piano Regionale Rifiuti.

“Abbiamo raccontato i rifiuti di Roma, una situazione fin troppo evidente che vogliamo veder migliorare – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio –, perché ciò avvenga serve che ognuno agisca secondo la propria responsabilità, a partire dal Comune di Roma. Invece di parlare di attacchi politici si dovrebbe far in modo che le strade tornino pulite e i cassonetti svuotati; poi i cassonetti vanno tolti passando al porta a porta, unico sistema in grado di garantire aumenti reali di differenziata tali da potersi dotare di impianti di rigenerazione dei materiali e non di ciminiere dove brucia indifferenziato, tutto questo solo il governo della capitale può farlo”. Nel dossier Legambiente analizzava proprio la lentissima crescita della percentuale di differenziata romana, arrivata appena al 44,3% nel 2017 con un avanzamento di un solo punto percentuale annuo, così come la diffusione del porta a porta ferma al 33% delle utenze nel 2017 al 33%, stessa percentuale 2016 secondo dati Ama.

“Per anni abbiamo chiesto il nuovo piano rifiuti alla regione, in grado di governare il ciclo dal punto di vista della presenza di impianti; ora va fatto con la collaborazione di tutti, incluse Provincie e Città Metropolitana di Roma che devono ancora trasmettere numeri e pareri indispensabili, senza i quali il piano non può essere costruito. Intanto l’impiantistica può essere programmata eccome, a dimostrarlo ci sono decine di proposte che seguono già i normali iter di legge, non ultime le due proposte proprio di Ama, per costruire impianti di compostaggio a Cesano e Casal Selce. Al Campidoglio chiediamo anche di strutturare i centri di riuso e adottare la Tariffa Puntuale sui quali non ci sono notizie, e se è apprezzabile la sperimentazione del porta a porta a micro-chip, è un nonnulla se applicato al solo quartiere ebraico con poche decine di utenze, e alle altre poche utenze di quartieri come l’Axa che vi passerebbero entro fine anno, non certo interi municipi come alcuni hanno annunciato. Un punto in più di percentuale nella differenziata è niente rispetto a quanto servirebbe per raggiungere il 70% che la stessa amministrazione ha prefissato entro il 2021, e con i numeri attuali si continua a mandare in discariche e termovalorizzatori di altri territori, un milione di tonnellate di indifferenziato l’anno: non basta dirsi contro le discariche e l’incenerimento, bisogna anche evitarlo, a Roma e altrove, con buone pratiche da mettere in campo determinatamente, e in grado di trasformare velocemente i rifiuti in risorsa. Noi continueremo ad analizzare i dati e spingere su strade percorribili, come sempre senza sconti a nessuna parte politica e premiando il raggiungimento di risultati”.

Roma ferma al 44% di raccolta differenziata che nel 2017 sale di appena un punto e mezzo, e ferma al 33% anche l’estensione del Porta a Porta

L’anno passato più di 700.000 tonnellate di rifiuti sono stati bruciati nei termovalorizzatori di altri territori, il 41% del totale

“L’emergenza rifiuti a Roma è ormai strutturale, il Campidoglio ha messo in campo troppo poco e la monnezza viene in gran parte bruciata”

L’evidente criticità di gestione dei rifiuti per la quale si parla continuamente di “emergenza monnezza”, ha assunto caratteri di ciclicità periodica che la rendono strutturale. A due anni dall’insediamento della giunta, Legambiente, con il suo dossier realizzato utilizzando dati pubblici di Ama, ha tracciato un quadro complessivo del sistema di raccolta e gestione.

La situazione che emerge è sconfortante, la percentuale di differenziata cresce troppo poco dal 2016 al 2017 e rimane sostanzialmente piantata al 44%; la diffusione del Porta a Porta è ferma al 33% delle utenze nel 2017, stesso dato del 2016 e l’ambizioso programma del Campidoglio per il raggiungimento nei prossimi 3 anni (entro il 2021) del 70% di RD sembra compromesso considerando questi dati a meno di un cambio di rotta deciso.

Sul territorio romano c’è una disomogeneità totale nella modalità di raccolta per i 15 municipi: è positivo il superamento del 50% delle utenze passate al Porta a Porta nei municipi IX, VI e I, risulta fanalino di coda il V municipio con soli cassonetti. Anche il nuovo porta a porta a microchip, buon sistema introdotto anche per passare alla tariffa puntuale istituita per legge dalla Regione, ha una diffusione irrisoria con sole 327 utenze domestiche e 68 commerciali del Ghetto; la sua ulteriore diffusione, annunciata a tutto il VI e X municipio, riguarderà in realtà i soli quartieri di Axa e Fontana Candida/Due Leoni; mentre a San Lorenzo, Dragona, Dragonello, Centro Giano e Tor Bella Monaca Vecchia siamo ancora a studi preliminari.

“L’emergenza monnezza a Roma è ormai strutturale, quanto messo in campo dal Campidoglio è veramente troppo poco per un’inversione in positivo del ciclo dei rifiuti- dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio – i dati Ama lo certificano indiscutibilmente e serve un cambio di rotta deciso verso l’economia circolare. La percentuale di differenziata è sostanzialmente ferma così come la diffusione del porta a porta e ci sono municipi interi con soli cassonetti, i rifiuti viaggiano dovunque impattando sulla vita di cittadini di altri territori e accordi come l’ultimo per l’invio in Puglia, buono per una sola giornata di rifiuti, sono un nonnulla rispetto all’enorme mole di produzione. La buona sperimentazione del porta a porta a microchip è poco utile a mutare il trend, rivolgendosi a poche decine di utenze e intanto si è mandato a incenerimento il 41% dei rifiuti prodotti. Negli anni passati, avevamo indicato quattro punti che potevano essere i capisaldi di un nuovo ciclo virtuoso: diffusione del porta a porta in tutta la città, creazione di centri di riuso, tariffa puntuale e costruzione di biodigestori anaerobici per l’organico, proposte che purtroppo continuano ad essere attuali perché niente di tutto ciò sta avvenendo e impazzano immagini indecorose della monnezza di Roma”.

La capitale produce qualcosa come 1.700.000 tonnellate annue di rifiuti totali, con media giornaliera di 4.700 tonnellate e di questi, 1 milione di tonnellate sono ancora indifferenziato che passa nei TMB di Ama e privati con una forte migrazione in altri territori del Lazio, altre regioni e Austria; con questi numeri, l’accordo per conferire in Puglia, fino al 30 giugno prossimo, 4.500 tonnellate complessive, sembra del tutto irrisorio. Nel frattempo la Regione Lazio, per redigere il nuovo Piano regionale, sta attendendo gli ultimi documenti dalle Provincie.

Intanto nel 2017, più di 700.000 tonnellate di rifiuti, 41% del totale, sono stati bruciati nei termovalorizzatori di altri territori. Ci sono poi 172.000 tonnellate di umido nel 2017 da smaltire che hanno preso le strade del nordest Italia e si parla invece di Cesano e Casal Selce per la realizzazione di 2 impianti per il compostaggio aerobico: senza coinvolgimento alcuno dei territori, senza recupero di edilizia in disuso e con nuovo consumo di suolo nel verde, con una progettazione affidata all’obsoleta tecnologia aerobica che maleodora e non crea energia. Al contrario si dovrebbe puntare sui biodigestori anaerobici che non emetterebbero miasmi, non produrrebbero emissioni e immetterebbero in rete Snam il biometano prodotto.

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Spiagge e Fondali Puliti 2018: anche sulle le coste del Lazio tonnellate di rifiuti raccolte grazie ai volontari di Legambiente

Si è conclusa nel fine settimana l’edizione 2018 di Spiagge e Fondali Puliti di Legambiente, la più grande azione di volontariato sul litorale che ha visto coinvolto nel Lazio tanti circoli dell’associazione, gruppi scout, cittadini e volontari che hanno raccolto quintali di plastica, vetro, rifiuti di vario genere. Le bottiglie di plastica sono state il rifiuto maggiormente trovato.
Sul litorale laziale le azioni si sono concentrare a Terracina, Latina, Sabaudia, Anzio e Capocotta a Ostia con giornate intere dedicate alle pulizie di alcuni dei tratti più pregiati della costa.

“Come ogni anno, le spiagge del Lazio sono più belle e pulite grazie ai volontari di Legambiente, giusto in tempo per l’arrivo della stagione balneare – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio – Ora vanno preservate e le amministrazioni locali hanno il compito di farlo al meglio sia sulle spiagge che negli ambienti duanli. Purtroppo il nostro mare è affollato da milioni di rifiuti plastici che vengono anche ingeriti dai pesci entrando così nella catena alimentare, la lotta a questo tipo di inquinamento inizia proprio dalle spiagge e ci auguriamo che anche i gestori dei lidi lavoreranno tutta l’estate per sensibilizzare clienti e turisti al rispetto del mare. Un grazie particolare va a tutti i circoli e i volontari di Legambiente che con cappellino giallo, guanti e sacchi, anche quest’anno sono stati protagonisti di un gesto concreto e straordinariamente generoso verso tutta la collettività.”

A dare il via a Spiagge e Fondali puliti è stato il Circolo Legambiente “ Le Rondini” di Anzio, che ha organizzato una serie di iniziative con il coinvolgimento delle scuole locali: sono partiti il 2 Maggio con la pulizia della spiaggia Lido Marechiaro di Anzio insieme a due classi dell’Istituto I.P.S.E.O.A. “Marco Gavio Apicio”; si è proseguito il 12 giugno ai insieme ai bambini della scuola elementare “Puglisi” di Anzio con i quali è stata pulita la spiaggia Lido dei Gigli di Anzio. Il 18 maggio è stata ripulita la spiaggia Colonia sempre ad Anzio insieme ai ragazzi della scuola media “Falcone”. Il 23 maggio il circolo è tornato sulla spiaggia Lido dei Gigli, questa volta per coinvolgere nella pulizia i ragazzi della scuola media “Collodi”. Si è continuato il 24 maggio con la spiaggia Dune di Lido dei Pini, insieme ai bambini della scuola elementare Acqua del Turco di Anzio.
Il Circolo Legambiente “Verde Azzurro Sud Pontino” di Minturno ha iniziato le attività Venerdì 25 Maggio proseguendole poi sabato 26 maggio, ripulendo la Baia di Monte d’Argento insieme agli studenti del Liceo Scientifico L.B.Alberti e l’Istituto Istituto Tecnico Commerciale di Castelforte e con la collaborazione di ‘A.S.D ” Into The Blue Diving ” e ASD Club Nautico Garigliano che hanno effettuato immersioni con autorespiratore per raccogliere i rifiuti sommersi.
Legambiente Terracina Pisco Montano (LT), ha iniziato le attività sabato 26 maggio all’Aula Magna dell’ITS A.Bianchini di Terracina, dove gli alunni del progetto Alternanza Scuola Lavoro insieme alle Classi dell’IC Maria Montessori di Terracina hanno presentato i risultati della Campagna Beach Litter 2018, svoltasi con la loro collaborazione presso le spiagge di Terracina di Levante e Ponente il 12 e 13 aprile scorso. A seguire la Rete territoriale “Plastic Free Beaches Terracina” ha presentato gli impegni relativi al protocollo di intesa recentemente firmato a marzo scorso. È stata inoltre lanciata la campagna cittadina #gelatosenzaplasticaterracina per incentivare il consumo di gelato artigianale sfuso in contenitori completamente biodegradabili. I risultati della campagna saranno poi inviati anche alle ditte produttrici di gelati, per invitarle ad usare packaging più sostenibili. Il circolo ha proseguito l’iniziativa il 27 maggio con un appuntamento al Bar del Molo. Qui è stata effettuata la raccolta dei rifiuti abbandonati da parte dei volontari del circolo e della rete territoriale #PlasticFreeBeachesTerracina ed è stata presentata l’isola ecologica portuale, alla presenza di referenti del Comune di Terracina, della Capitaneria di Porto, della De Vizia Transfer SPA Urbaser SA (Società appaltatrice dei rifiuti) e delle Cooperative dei Pescatori, tutti membri della rete, che si sono impegnati nell’avvio di una sperimentazione di “Fishing for Litter” nel mare di Terracina.
L’iniziativa ha avuto un grande successo di partecipazione anche ad Ostia dove il circolo Legambiente “Litorale Romano” sabato 26 Maggio, ha dato appuntamento ai suoi volontari sulla spiaggia di Capocotta. Qui è stata effettuate la pulizia di spiaggia e dune ed è stato realizzato un flash mob naturalistico “Amoladuna” per sensibilizzare alla fruizione rispettosa della spiaggia nel parco. 
Ad essere ripulita, anche la spiaggia di Sabaudia (LT) sabato 26 maggio quando, il circolo Legambiente Larus ha raccolto i rifiuti con la collaborazione dei volontari e ha avviato la ricognizione fotografica dello stato dei luoghi. Durante la giornata è stata lanciata anche un’attività di educazione e sensibilizzazione ambientale, con particolare riferimento alla salvaguardia e al recupero degli ambienti dunali, attraverso specie simbolo particolarmente significative come il fratino (Fratino Day). L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con il Comune di Sabaudia. 

Legambiente: a Roma è raddoppiata la media di età dei bus #ATAC, da 4,9 anni del 2004 a 10,7 nel 2016

“A Via del Tritone ennesimo rogo targato ATAC, conseguenza del terribile raddoppio dell’età media dei bus. A risentirne è l’ambiente oltre a l’immagine di Roma, a rimetterci sono i cittadini”

Nel Day After del rogo di via del Tritone, Legambiente pubblica i dati di invecchiamento degli autobus ATAC, numeri che raccontano di mezzi con una media età più che raddoppiata rispetto al 2004. Secondo i dati estrapolati dalle relazioni annuali della ragioneria generale del Comune di Roma sui Trasporti pubblici, emerge un drammatico aumento della media di età dei bus che passa dai 4,9 anni nel 2004 ai 10,7 anni nel 2016.

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Al via la FORMULA E ma a Roma solo 158 punti di ricarica per auto elettriche. Nella Capitale auto ibride appena lo 0,75%, elettriche 0,04%, moto e scooter elettrici 0,12%

“Purtroppo, oltre l’allestimento della gara, grandi disagi e l’evento non porterà alcun miglioramento della mobilità elettrica e sostenibile e Roma rimarrà con il suo numero ridicolo di colonnine per la ricarica delle auto elettriche”

“Senza colonnine, difficile che i romani possano passare all’auto elettrica”

“Mentre all’EUR parte il Gran Premio di Formula E, grandi disagi per i cittadini e niente è stato fatto nella capitale per affiancare alla gara automobilistica uno sviluppo della mobilità elettrica – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Finita la gara e smantellate le strutture, Roma tornerà esattamente dov’era, con un numero ridicolo di colonnine di ricarica per auto elettriche, 3.500 veicoli a motore che ogni ora passano sotto al Colosseo, tutti i suoi mezzi pubblici di superficie e le sue maggiori arterie stradali strette nella morsa del traffico. Senza colonnine, difficile che i romani possano passare all’auto elettrica.”

Secondo i dati di Legambiente presentati oggi dall’associazione nell’ambito dell’incontro “Green Mobility, verso gli stati Generali della Mobilità Elettrica” organizzato insieme a Lorien Consulting, Roma rimane ferma sullo sviluppo e il sostegno alla mobilità elettrica. Nella Capitale ci sono poco più di 300 punti di ricarica pubblici: 158 per le automobili e 175 per moto e quadricicli; pochissimi rispetto ad Amsterdam dove sono 4.000 ma anche rispetto a Firenze che, molto più piccola, ne ha 74 per le auto e 466 per moto e quadricicli. A Roma circolano 13 mila auto ibride (molti taxi) che rappresentano però solo lo 0,75% delle auto circolanti. Le auto elettriche sono invece appena 728 (lo 0,04%). Le moto e gli scooter elettrici sono 499, lo 0,12% di quelli circolanti.

“Siamo, non a caso, alla vigilia del gran premio di Formula E a Roma – sottolinea Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – che era stato annunciato come un momento di svolta per la città sul fronte della mobilità a emissioni zero, e non solo per il quartiere Eur dove si svolgerà la gara. Purtroppo questa Roma senza auto inquinanti la vedremo solo per un giorno e intorno alla Cristoforo Colombo, perché oltre all’allestimento della zona interessata dal gran premio, non è stato fatto niente. Niente per recuperare il ritardo rispetto al numero di centraline di ricarica nella città, niente per le metropolitane e per le piste ciclabili. Nonostante i proclami, è stata un’occasione persa ed è il caso di chiedere alla Giunta capitolina se intende ripetere un’esperienza del genere in una città dove ancora manca perfino la delibera per l’installazione delle centraline di ricarica delle auto elettriche”.