Estendere subito la Ztl e pedonalizzare l’area.

Duemila anni di storia sotto l’attacco di oltre tremila veicoli l’ora. Nelle ore di punta del mattino su Via dei Fori Imperiali transita un flusso di ben 3.400 veicoli all’ora, con un rumore assordante di 95,2 decibel dB(A) di picco, causa di notevoli vibrazioni. In occasione dei nuovi cedimenti all’Anfiteatro Flavio, Legambiente torna sui dati del monitoraggio del traffico inviato diversi mesi fa alle istituzioni e rilancia tre mosse per liberare il Colosseo.

“Le cause ultime del logoramento del Colosseo sono il traffico, lo smog e il rumore con le vibrazioni, l’unica soluzione è quindi la pedonalizzazione con il contestuale restauro -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Non importa se i crolli sono piccoli o grandi, e vanno prevenuti e colpiti duramente gli atti vandalici, ma di certo Via dei Fori Imperiali è come una superstrada in una tranquilla giornata romana. Lo smog divora lentamente ma inesorabilmente i nostri monumenti, con una vera e propria reazione chimica a catena che ne sbriciola parti importanti, i tecnici parlano di ‘cancro della pietra’ e di ‘metastasi’, usando parole che pesano come macigni su chiunque ha a cuore la nostra meravigliosa città. Per questo assieme al restauro, va prevista immediatamente l’estensione della ZTL a via Cavour, per arrivare a breve alla pedonalizzazione completa dell’area. Da trent’anni si discute della pedonalizzazione, dal progetto di parco archeologico di Benevolo del 1988 al progetto Fori di Cederna. L’impegno di
Argan prima e Petroselli poi portò all’eliminazione della via del Foro Romano, che divideva il Campidoglio dal Foro Repubblicano e l’unione del Colosseo all’Arco di Costantino, realizzando la continuità dell’area archeologica. E’ il momento di ridare fiato a quelle meravigliose idee, Roma se lo merita.”

Legambiente, con una prima analisi dei flussi ha realizzato una stima sull’equilibrio del nodo di largo Corrado Ricci che, per quanto riguarda le ore mattutine, mette in evidenza un flusso in ingresso molto elevato fino a 3.400 veicoli/ora. Un flusso che si ripartisce in quota significativa nella tratta più carica da largo Corrado Ricci verso il Colosseo, con 1.770 veicoli/ora, e in minor misura verso piazza Venezia, con 1.200 veicoli/ora. Nelle ore del pomeriggio, invece, il nodo è caricato in misura diversa: cresce il flusso di provenienza da piazza Venezia e si riduce quello da via Cavour, fino a 1.890 veicoli/ora. La tratta più carica resta in assoluto quella da largo Corrado Ricci verso il Colosseo, con un flusso superiore ai 2.220 veicoli/ora.

Un contesto nel quale anche negli ultimi giorni le centraline Arpa continuano a superare i limiti di legge per le polveri PM10: il 27 dicembre a Preneste si registravano 71 μg/m3, a Cinecittà 73 μg/m3 e a Tiburtina 69 μg/m3. E dall’inizio dell’anno le centraline che hanno accumulato il maggior numero di giorni di superamento dei limiti sono Tiburtina con 66 superamenti e Francia con 65.

E sul fronte del pericolo per i monumenti Legambiente evidenzia che le croste nere sono la più diretta, tangibile ed evidente conseguenza del traffico automobilistico. Si formano per il deposito di particelle carboniose -da qui il loro colore nero- emesse dai tubi di scappamento delle auto. Vanno ad accumularsi in quelle parti del monumento non direttamente battute dalla pioggia capitelli, panneggi. Oltre a deturpare esteticamente edifici e statue, le croste nere sono anche sede di una reazione chimica che determina la trasformazione della pietra in gesso, solfato di calcio, causata dalla presenza in atmosfera di anidride solforosa. Ecco allora che la pietra di sfalda, si sfarina, diventa fragile e solubile. Se nelle parti non battute dalla pioggia si formano le croste nere, quelle più esposte sono soggette a dilavamento, causato dalle piogge acide per la presenza in atmosfera di anidride carbonica e anidride solforosa. Le parti del monumento colpite appaiono consumate, erose, con aspetto gessoso. Anche le vibrazioni sono un altro degli effetti devastanti del traffico automobilistico, che fa oscillare i monumenti, intaccando la stabilità di strutture e rivestimenti. Per questo Legambiente rilancia il piano, già inviato da tempo al Comune e al MIBAC: pedonalizzare subito i Fori anche il sabato, nelle mattine dei giorni feriali tra piazza Venezia a
largo Corrado Ricci, ampliando la ZTL sino a Santa Maria Maggiore lungo via Cavour; entro 8/12 mesi chiudere l’intero tratto piazza Venezia-largo Corrado Ricci al traffico privato per l’intera settimana; entro 12/24 mesi attuare la totale pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali per dare continuità ad un’area che a partire dal “Tridente” raggiunga il Parco dell’Appia Antica.

“La risposta deve essere immediata, l’allarme è troppo serio, nel cuore dell’area archeologica del centro di Roma, la manutenzione ed il restauro sono fondamentali ma è indispensabile intervenire in modo profondo e definitivo, con la pedonalizzazione dei Fori, altrimenti il monumento continuerà ad annerirsi e il rischio dei cedimenti non si fermerà -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio. Targhe alterne e blocchi sono necessari e devono affiancarsi a nuove politiche per limitare il traffico privato tutti i giorni a favore di quello pubblico. Roma, la sua gente e i suoi monumenti sono soffocati dal traffico e dallo smog, per questo bisogna puntare sul potenziamento del trasporto pubblico e la mobilità sostenibile con limitazioni alla circolazione dei mezzi privati. Serve un rafforzamento della fascia di ZTL nel centro storico, come anche dei progetti di bike e car sharing. Se non vogliamo perdere altri pezzi di storia, il
Sindaco Alemanno smetta i proclami e realizzi questi semplici interventi concreti”. Giulio Carlo Argan, Sindaco di Roma trent’anni fa, coniò nel 1978 lo slogan “O i monumenti o le automobili”. E nel marzo 1981, il Sindaco Luigi Petroselli concluse la seconda conferenza urbanistica comunale dicendo “Io credo che non giovi ad alcuno (…) volare basso su Via dei Fori Imperiali, anche perché si rischia di restare inquinati”. E’ il momento di raccogliere questo appello.
SCARICA IL PDF

BLITZ IN PIAZZA DEL LAVORO: SCALATO L’IMPIANTO PIÙ GRANDE ED ESPOSTO LO STRISCIONE “ABBATTIAMOLO”

“Basta ecomostri pubblicitari, siano rispettati i limiti del Regolamento” I volontari di Legambiente Lazio  hanno compiuto questa mattina un blitz per chiedere la  demolizione dell’impianto pubblicitario fuorilegge più grande di Roma (tra quelli installati a terra) che da anni campeggia in piazza del Lavoro all’Eur. Non essendo possibile oscurare fisicamente il maxi cartellone abusivo – delle dimensioni di circa 20 metri per 8 – i volontari si sono arrampicati sul ponteggio e hanno esposto uno striscione con la scritta “Abbattiamolo”.

“La nostra lotta contro i cartelloni abusivi andrà avanti con nuovi blitz di oscuramento per restituire quel decoro che a Roma manca ormai da anni –dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Dopo il nostro blitz a Via Salaria di qualche giorno fa non è successo nulla, il cartellone abusivo sta là in bella mostra. Il Campidoglio deve intervenire con i fatti, non con le chiacchiere, ordini la demolizione immediata degli enormi impianti abusivi che da anni denunciano comitati e associazioni.”

In occasione del blitz, Legambiente ha presentato un primo e inedito dossier-censimento degli impianti
pubblicitari più grandi presenti in città, intitolato “Guinness dei cartelloni più mostruosi di Roma”: il maxi cartellone di piazza del Lavoro conquista la prima posizione, con una superficie totale di circa 160 metri quadrati; presente in loco da moltissimi anni, è costituito da un’imponente impalcatura ponteggio con grandi tiranti e palo con fari per l’illuminazione notturna.

A seguire, si classificano un impianto pubblicitario in viale dell’Oceano Pacifico (120 metri quadrati), sanzionato dai vigili del XII Gruppo nel gennaio 2011; un impianto localizzato tra via C. Colombo e via Pontina (80 metri quadrati), anch’esso sanzionato nell’agosto 2011; e ancora, altri cartelloni abusivi del Municipio XII si trovano in via del Cappellaccio (72 metri quadrati), sul Viadotto della Magliana (54 metri quadrati), in viale di Val Fiorita (36 metri quadrati), via Laurentina (32 metri quadrati), via C. Colombo (32 metri quadrati).

“Il Regolamento, modificato dall’attuale Consiglio comunale nel 2009, vieta tutti gli impianti e i mezzi la cui superficie espositiva facciale superi i 12 metri quadrati –spiega Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Quello di Piazza del Lavoro ha una superficie dieci volte più grande, un vero e proprio ecomostro pubblicitario. Ci chiediamo allora come sia possibile che in tanti anni chi doveva individuare e rimuovere i maxi cartelloni abusivi che spuntano un po’ ovunque a Roma non li abbia nemmeno visti. È grave infine il fatto che, nonostante siano scattate in alcuni casi le sanzioni, questi impianti mostro continuano ad ospitare nuove campagne pubblicitarie”.
SCARICA IL PDF

IL 76% FA OPERE DI MESSA IN SICUREZZA, PIÙ DELLA METÀ (52%) INTERVENTI DI  MANUTENZIONE MA SOLO NEL 48% È STATO RECEPITO IL PIANO ASSETTO IDROGEOLOGICO. 

Nel Lazio il 98% dei Comuni presenta fattori di rischio idrogeologico, sono ben 372 su 378 ad avere aree a rischio frane o alluvioni, ma solo uno su cinque (17%) risponde al questionario di Ecosistema Rischio, l’indagine realizzata da Legambiente con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile. Tra questi soltanto il 20% svolge un lavoro complessivamente positivo di mitigazione del rischio idrogeologico, mentre la maggior parte dei Comuni, ottengono voti compresi tra lo scarso (30%) e l’insufficiente (50%) per le attività di prevenzione e mitigazione del rischio e le attività di protezione civile connesse.

L’87% dei Comuni interpellati ha abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana, mentre il 24% ha veri e propri quartieri in tali aree; nella metà (54%) ci sono industrie, nel 17% dei casi strutture sensibili e nel 30% strutture ricettive. Nel 76% dei Comuni si realizzano opere di messa in sicurezza, nel 52% interventi di manutenzione ma solo nel 48% il PAI (Piano per l’Assetto Idrogeologico) è stato recepito nel piano urbanistico. Solo in un Comune, tra le attività di prevenzione figurano la delocalizzazione di abitazioni, mentre nessuno dei Comuni analizzati ha optato per la delocalizzazione di fabbricati industriali.

“Nel Lazio è forte il rischio frane e alluvioni, cresce la consapevolezza di alcuni Comuni ma ancora troppi latitano di fronte a responsabilità difficili per le quali vanno sostenuti anche dalla Regione -ha commentato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Non possiamo rischiare tragedie, i cambiamenti climatici portano un inasprimento degli eventi di pioggia e siccità, serve una nuova attenzione per questi temi. Come è stato fatto anni fa per il catasto degli incendi, va messa in campo un’azione coordinata dalla Regione Lazio per attuare gli interventi previsti nei piani delle Autorità di bacino. Le case e le aree produttive nelle zone di esondazione vanno delocalizzate, così come vanno fermati assurdi nuovi progetti in aree a rischio molto elevato, uno su tutti il Porto della Concordia a Fiumicino.”

Tra le attività di protezione civile maggiormente diffuse nei Comuni laziali figurano innanzitutto l’individuazione di aree di accoglienza in caso di calamità COC (61%) e il recepimento del sistema di allertamento regionale (52%); meno della metà (48%), invece, ha adottato un piano di emergenza e sono ancora meno i Comuni che hanno proceduto alla trasmissione del piano (43%); inoltre neanche in un terzo (28%) il piano è stato aggiornato. Solo nel 39% dei comuni vi è la presenza di una struttura protezione civile h24, un terzo ha avviato attività di informazione e sistemi di monitoraggio e allerta, mentre esercitazioni si svolgono solo in un quarto dei Comuni (24%).

“In troppi Comuni le azioni di mitigazione del rischio risultano insufficienti, il lavoro da fare è ancora tanto -ha aggiunto Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Bisogna tornare a rispettare le zone di espansione naturale dei corsi d’acqua, evitare arginature e interventi sui corsi d’acqua che tendano ad ampliare le zone edificabili, battere il consumo di territorio e la cementificazione selvaggia che sono i veri nemici del rischio idrogeologico. Chiediamo anche un serio coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni, sia sul fronte della Regione Lazio che su quello dei Comuni, visto che per prevenire le tragedie è fondamentale far conoscere alla popolazione i piani d’emergenza in modo che i cittadini possano adottare giusti comportamenti in caso di emergenza ed evitare così ulteriori pericoli.”

SCARICA IL PDF CON TUTTI I DATI

“Trofeo Caronte” vince la FR3 Viterbo -Roma per il peggior viaggio
su ferro, per la gomma sul podio la Rieti – Roma.
“Rapporto Pendolaria”: 2011 “annus horribilis” per i treni anche nel
Lazio con tagli e probabili aumenti dei biglietti del 15%.
Fondi insufficienti e convogli che invecchiano.
E intanto in tempi di crisi i pendolari aumentano.

Va alla FR3 Viterbo – Roma il “Trofeo Caronte” di Legambiente, il poco ambito premio assegnato alla tratta delle ferrovie regionali (FR) per i pendolari, distintasi per le peggiori performance di viaggio. Sul podio, per questa sesta edizione, al secondo posto la FR2 Tivoli- Roma e al terzo la Nettuno-Roma (FR8). Per l’edizione del Trofeo riservata alle linee Cotral, il peggiore viaggio è quello sulla linea Rieti – Roma. Con questo nuovo monitoraggio Legambiente rilancia “Pendolaria”, la campagna dell’associazione al fianco dei pendolari, e lo fa anche con spirito, rivolgendosi a Babbo Natale, con cartoline e letterine dei pendolari consegnate direttamente a Santa Claus alla Stazione Termini.

La situazione sembra, infatti, destinata a peggiorare, visto che nell’ultima finanziaria regionale i minori trasferimenti da parte del Governo portano la Regione Lazio a una riduzione netta delle risorse destinate ai trasporti. Per Cotral è previsto un taglio dell’11%, da 233 milioni a 208, per l’Atac da 305 milioni a 188, per le ferrovie ex concesse, da 94 a 84 milioni, mentre si salva per
ora il trasporto pubblico locale nei piccoli Comuni, dove non per quest’anno non verranno effettuati i previsti tagli di 70 milioni. Tutto ancora da valutare l’impatto sui treni, invece, dove è praticamente certo un aumento delle tariffe, ma si rischia anche un taglio dei servizi. La copertura di una parte dei mancati trasferimenti governativi, in questo caso, dovrebbe arrivare dall’aumento di poco più di due centesimi e mezzo per litro previsto da una nuova imposta regionale sulla benzina per autotrazione, al quale si aggiunge un bollo auto più caro del 10% per i cittadini del Lazio, ma non è certa la destinazione di queste entrate, come non è certo che siano sufficienti a coprire i costi.

“E’ provocatorio chiedere aiuto a Babbo Natale, speriamo che Regione Lazio e Comune di Roma raccolgano il grido d’aiuto dei pendolari per sventare aumenti delle tariffe e tagli dei servizi -ha detto Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Negli ultimi mesi nel Lazio i pendolari si sono trovati sempre più di frequente a piedi, tanto da occupare binari e manifestare per i pullman, ora nel bel mezzo della crisi, proprio quando cresce chi si serve dei mezzi pubblici, tagli e aumenti sono impensabili, bisogna mettere mano alla qualità dei binari, delle stazioni, dei treni, dei mezzi. I trasporti regionali soffrono da troppo tempo la mancanza di investimenti adeguati e non è questo il settore dove andare a tagliare nella finanziaria regionale, sarebbe una beffa far pagare la crisi alle centinaia di migliaia di persone che ogni giorno si affidano ai mezzi pubblici per gli spostamenti.”

E’ pieno di numeri il Rapporto Pendolaria di Legambiente, presentato questa mattina presso la Stazione Termini. Nel Lazio per le ferrovie sono 290 i milioni di euro stanziati negli ultimi dieci anni dalla Regione per servizi aggiuntivi, ma in realtà la stagrande parte sono destinati a km aggiuntivi delle due linee metropolitane della città di Roma. Gli stanziamenti aggiuntivi per servizio su ferro nel 2011 sono di soli 33,6 milioni di Euro, che sommati ai 14,8 milioni di investimenti per il materiale rotabile, arrivano a una piccola percentuale dello 0,19% del bilancio regionale, ben lontani da quell’1% richiesto da Legambiente Lazio e propagandato dalla Polverini durante la campagna elettorale, che ora rischia un serio decremento. Un dato del tutto insufficiente per una regione come il Lazio, seconda solo alla Lombardia per numero di viaggiatori al giorno sulle ferrovie, pari a 540.000 (solo ferrovie Trenitalia ed ex concesse).

“Torniamo a lanciare un grido dall’allarme per i trasporti pubblici nel Lazio, le risorse diminuiscono per treni e bus, sempre più incapaci di soddisfare i bisogni dell’utenza, ma i soldi per le strade ci sono sempre -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Nelle prossime settimane saremo costretti a vivere inaccettabili tagli e aumenti delle tariffe, vanno piuttosto ridefinite le priorità, trovando soluzioni per il trasporto pubblico, ascoltando e dialogando con comitati pendolari e associazioni. Per le ferrovie è assurda anche la situazione delle fermate e delle stazioni, quasi tutte prese in carico dalla Regione Lazio, che poi ha cancellato i fondi europei per riqualificarle. Il Cotral, con oltre 100 milioni di viaggiatori all’anno, è fondamentale e va salvaguardato rimettendo mano in modo complessivo al servizio, con nodi intermodali di scambio tra autobus extraurbani e treni, creando subito corsie protette e riservate per separare i bus dal traffico privato.”

La guerra tra ferrovie e strade è in pieno svolgimento: solo nel periodo 2003-2011, nel Lazio contro i 50 milioni destinati alle ferrovie, sono stati destinati alle strade quasi 700 milioni (e 219 alle metropolitane), in percentuale si tratta di un risicato 5,2% contro il 72% delle risorse per le strade. E anche sul fronte delle penali nei confronti dei gestori del servizio si potrebbe fare di più: nel Lazio, nel 2011 sono oltre 14 milioni, cifra tra le più alte in Italia (dopo Lombardia ed Emilia Romagna), soldi che sono stati reimpiegati per lo più nei servizi aggiuntivi.

Una situazione ben evidenziata dal Trofeo Caronte di Legambiente Lazio. In base ai racconti dei viaggiatori, la FR1 è risultata sovraffollata e spesso in ritardo, anche se è la linea FR3 (Viterbo-Roma Ostiense) la tratta infernale 2011, sovraffollata e con corse in continua soppressione senza annunci o indicazioni. A seguire la FR2 (Tivoli-Roma Termini) con corse rare e intralciate dai lavori alla Stazione Tiburtina e la FR8 (Nettuno-Roma Termini), con pochi convogli e in più sporchi e attese interminabili in stazioni abbandonate, dove trovare un cartellone con gli orari è impresa titanica e una volta saliti, l’aria condizionata fa piovere addosso ai passeggeri. Ma ci sono anche i treni che, per insufficienza di binari, vengono “attestati ad altri materiali”, costringendo a lunghi tratti a piedi i pendolari della FR4 (Velletri-Roma Termini), i convogli con vetture scadenti e maleodoranti della FR5 (Civitavecchia-Roma Terimini), le porte rotte a causa delle carrozze gelate e addirittura allagate sulla FR6 (Cassino-Roma Termini), e poi l’arredo arrangiato dei treni della FR7 (Formia-Roma Termini), con carrozze in costante diminuzione, sovraffollamento e condizioni igieniche scarse. E se a bordo la situazione è indecente, non va meglio “a terra”: risultano infatti in pessimo stato molte delle stazioni o delle banchine di attesa dei mezzi; le grandi stazioni, seppur più efficienti, risultano sporche e degradate, le piccole, invece, sembrano spazi dimenticati senza personale, e ascensori guasti. Va forse peggio per le tratte del Cotral monitorate: il podio del Trofeo Caronte è assegnato alla tratta Rieti – Roma, con pensiline al freddo e ricolme di rifiuti, orari di passaggio tramandati per tradizione orale, mezzi “impantanati” nel traffico urbano, fermate a centinaia di metri da stazioni FS e mancanza di sicurezza per le persone che attraversano sulle strisce alle fermate. Ha partecipato, alla presentazione del Rapporto: Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente.
SCARICA IL PDF CON TUTTI I DATI

“Le scrivo per sottolinearle il rammarico per il mancato coinvolgimento nella discussione dei comitati, delle associazioni e di Legambiente”. Si apre così la lettera che Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, ha scritto a Giuseppe Roma, Direttore del Censis, in merito alla presentazione della ricerca “Crescere per far crescere. I distretti aeroportuali per il rilancio del paese. Il caso dell’Aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino”, che si terrà domani 16 dicembre.

“Conoscendo l’autorevolezza del vostro istituto, abbiamo partecipato molto volentieri alle audizioni che il CENSIS ha svolto nell’ambito della ricerca stessa e siamo perfettamente d’accordo con le vostre affermazioni -continua il testo della lettera-, il futuro dell’aeroporto dipende dalla responsabilizzazione delle istituzioni e dei soggetti sociali, e dalla capacità di coinvolgere positivamente le comunità locali che attualmente subiscono gran parte dei costi sociali della sua attività.”

“Proprio per questo sarebbe stata utile e necessaria, a nostro avviso, la partecipazione delle comunità territoriali sin da questa prima discussione della ricerca, per giocare quel ruolo di attori protagonisti in un processo che li deve vedere necessariamente coinvolti.” “In questi giorni siamo forse particolarmente sensibili al tema, vista l’apertura da parte di Enac della consultazione per il contratto di programma con Adr, che nel pieno rispetto delle norme di legge vedono però ancora una volta non coinvolte le ‘organizzazioni sociali’, nonostante nello scorso febbraio lo stesso Ministro dei trasporti avesse auspicato per la redazione di un più ampio strumento di pianificazione aeroportuale nazionale, che lo stesso Enac aprisse questi confronti.”

“Non so se lo strumento del ‘distretto aeroportuale’, che il CENSIS propone possa essere l’organismo di ‘condivisione istituzionale e sociale del territorio, per ‘fare convergenza tra le opportunità legate allo sviluppo dell’aeroporto e le aspettative di crescita delle comunità locali’, quel che è certo è che l’incontro e la condivisione sono fondamentali per la tutela, lo sviluppo, il futuro del nostro territorio.”

SCARICA IL PDF

PER RIPRISTINARE DECORO SERVE CAMPAGNA STRAORDINARIA DI DEMOLIZIONI. PIANO REGOLATORE IMPIANTI DEVE ESSERE RIGOROSO E TRASPARENTE

I volontari di Legambiente Lazio e del Circolo Legambiente “Sherwood” hanno imbustato e oscurato questa mattina, ricoprendolo con un telo con la scritta “Abusivo”, un cartellone maxi-size delle dimensioni di 9 metri per 3, installato sul bordo della Salaria, poco prima dello svincolo per Prati Fiscali. Oltre che per le dimensioni -quelle massime consentite sono di 4 per 3- l’impianto sulla Salaria risulta doppiamente fuorilegge, in quanto posizionato all’interno della Riserva Naturale della Valle dell’Aniene e a pochi metri dall’alveo del fiume, contravvenendo così al tassativo divieto di pubblicità nei parchi. Purtroppo il “mostro” imbustato oggi – solo per parlare degli impianti maxi-size – non è un caso isolato, ma uno delle migliaia che hanno invaso Roma. Impianti che, per le loro dimensioni, non possono certo essere passati inosservati agli occhi di chi aveva il dovere di bloccarli.

“Le responsabilità riguardo al fenomeno sono molteplici – hanno dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, e Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Innanzitutto c’è un’inerzia ingiustificabile da parte del Comune di Roma, che ha il dovere di controllare e vigilare sui luoghi e sui modi delle affissioni pubblicitarie; in secondo luogo c’è una società pubblicitaria che agisce nell’illegalità e fa dell’abusivismo il suo modus operandi e questo non può essere permesso, ma non da ultimo c’è chi compra gli spazi abusivi, come in questo caso, visto che tutti sanno che a Roma sono permessi cartelloni del formato massimo di 4×3 metri. Sollecitiamo – continuano Parlati e Avenali – l’immediata convocazione di un tavolo di confronto sul nuovo Piano regolatore degli impianti pubblicitari tra l’amministrazione capitolina, i comitati e le associazioni, per il recepimento delle istanze dei cittadini e degli indispensabili emendamenti migliorativi che rendano il Piano uno strumento veramente trasparente, rigoroso ed efficace. Dopo la scandalosa bocciatura in Consiglio Comunale della delibera di iniziativa popolare promossa da decine di comitati e associazioni tra i quali Legambiente, per la quale erano state raccolte ben 10mila firme, da qui a gennaio la nostra vigilanza sarà massima per impedire che il Prip possa trasformarsi invece
nell’ennesima “sanatoria” mascherata, con la legalizzazione della vergognosa situazione attuale. Il Piano, che giunge finalmente a chiusura di lunghi anni di deregulation, non dovrà lasciare aperto alcuno spiraglio a questa criminale speculazione.” Il blitz di stamattina si inserisce nella campagna contro le affissioni abusive che Legambiente persegue da tempo. Diversi sono stati negli anni i blitz e gli esposti dell’associazione contro il fenomeno, che, oltre a rubare bellezza e soldi ai cittadini, ha reso ancor più pericolose le strade come purtroppo ha dimostrato l’incidente mortale
sulla Tuscolana.

L’invasione dei cartelloni a Roma ha superato da tempo ogni limite di dimensione, diffusione e sopportazione – ha detto Lorenzo Grassi, presidente del Circolo Legambiente “Sherwood”-. È stato lo stesso sindaco Alemanno a parlare di “mafia”, ma a poco servono i lodevoli quanto sporadici interventi repressivi messi in campo tardivamente dal Campidoglio: è improrogabile una massiccia campagna straordinaria di rimozione e demolizione degli impianti per ripristinare la piena legalità. L’invasione dei cartelloni è  così capillare che sugli impianti illegali è finita anche l’ultima campagna per il decoro promossa dal Roma Capitale.”

SCARICA IL PDF