Colosseo, Legambiente: via le auto, impossibile convivenza con cantiere Metro C, Comune ascolti allarme Soprintendenza.

“L’allarme della Soprintendenza è serissimo e va ascoltato, è assurdo che il Comune proponga di gestire sette anni di cantiere della Metro C senza togliere le auto da via dei Fori Imperiali, i danni per il turismo sono certi e non ce li possiamo proprio permettere, senza contare che il Colosseo si va sgretolando sotto l’attacco delle polveri e delle vibrazioni di migliaia di macchine, pullman, persino camion su quella strada -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Legambiente ha consegnato due mesi fa, seimilaquattrocento firme dei romani per una delibera popolare per pedonalizzare l’intera area, è ora che il Comune la metta all’ordine del giorno e ne tenga conto. Nelle ore di punta del mattino su Via dei Fori Imperiali transita un flusso di ben 3.400 veicoli all’ora, con un rumore assordante di 95,2 decibel e le vibrazioni che ne conseguono. Il Colosseo ha circa tremila lesioni costantemente monitorate, serve una risposta immediata, è indispensabile intervenire in modo profondo e definitivo con la pedonalizzazione dei Fori, altrimenti il monumento continuerà ad annerirsi e il rischio dei cedimenti non si fermerà e anche il fondamentale restauro rischierà di vedere vanificati i suoi effetti.”

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Nuovo stadio dell’AS Roma: farà bene al patrimonio della squadra, ma sembra molto lontana da interesse pubblico della città.

“Sul nuovo stadio della Roma si confermano i timori che Legambiente aveva manifestato da tempo, per un’operazione che farà di certo bene al patrimonio della squadra, ma sembra molto lontana da qualsiasi interesse pubblico della città -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Attenzione a strumentalizzare le passioni dei tifosi, dove sarebbe l’interesse pubblico nella trasformazione di un ippodromo da parte di un gruppo imprenditoriale privato, che agisce di concerto con una società sportiva quotata in borsa?”

Lo stadio da 50mila posti, che la Roma spera di poter utilizzare dalla stagione 2016-2017, e che vivrà come annunciato “sette giorni su sette, con ristoranti, centro commerciali e negozi’ si scontra
con il fatto che Tor di Valle è un’area quasi del tutto inedificabile secondo il piano regolatore della città e gli strumenti di pianificazione paesistica.

L’operazione prevedrebbe l’abbattimento dello storico ippodromo, che potrebbe essere ricostruito nell’area del Pescaccio, la realizzazione del nuovo stadio e di nuove cubature residenziali e/o commerciali in parte nella stessa area e in parte al vicino Torrino. Attualmente, nell’ippodromo di Tor di Valle sarebbero edificabili soltanto 14.000 metri cubi, utilizzando l’indice delle aree a destinazione urbanistica verde privato. Il resto, tra aree agricole e aree vincolate per l’asta fluviale e le aree che ospitano infrastrutture tecnologiche, sono di fatto aree non suscettibili di  trasformazione urbanistica.

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Rifiuti, Legambiente: stop a nuovo modello gestione immondizia, è già fallito. Monitoraggio Legambiente: IV Municipio è una discarica a cielo aperto, cassonetti strapieni, sporcizia ovunque e nessuna informazione per i cittadini. Esposto di Legambiente alla Corte dei Conti per danno erariale, contro spreco soldi cittadini, Ministero e Regione.
Mentre Malagrotta viene prorogata per l’ennesima volta da un inutile commissario, a Roma è già fallito il nuovo modello per la gestione dei rifiuti avviato dall’AMA e dal Comune poche settimane fa. La triste realtà è evidenziata dal dossier fotografico dei volontari del circolo Legambiente Aniene che in questi giorni hanno passato al setaccio il IV Municipio: la raccolta, che differenziata non è, è diventata simbolo dell’inciviltà e della vergogna di vivere in una sorta di discarica nella quale i cittadini non sanno dove gettare i rifiuti e gli addetti dell’AMA non passano a raccoglierli, mentre la differenziata porta a porta è un sogno lontano.

In Val Maria, buste cariche di rifiuti di natura imprecisata sono abbandonate in mezzo alla strada. Il cassonetto che dovrebbe contenere carta è strapieno e malridotto dopo un incendio, mentre buste spinte a forza escono dal cassonetto che dovrebbe contenere la plastica. Anche i cassonetti svuotati continuano ad avere come cornice a terra rifiuti in carta, plastica, un cartone di spumante, c’è persino una valigia abbandonta. I cassonetti sono stracolmi e così i cittadini gettano tutto a terra. In via Val Padana la situazione non cambia e tra una campana per la raccolta del vetro ed i cassonetti si notano con sgomento grandi buste di rifiuti lasciate per strada. Da un cassonetto per la carta spunta cartone e tutto intorno vi è una collina di rifiuti che impedirebbe il passaggio anche dei più volenterosi. Anche in via Val Pellice i rifiuti non si trovano dentro ai cassonetti, ma sono stati lasciati lì vicino: buste di plastica sono state incastrate nel cassonetto della plastica tentando invano di infilarle. A Via Conca d’Oro siamo all’emergenza sanitaria con sacchetti riversi su pozze d’acqua lasciate dalla pioggia dei giorni scorsi sempre di fronte ai cassonetti.

“Il nuovo modello per la gestione dei rifiuti proposto dall’AMA è già fallito, le strade sono invase di rifiuti da settimane, come comitati e associazioni avevano denunciato sarebbe successo. Altro che chiudere Malagrotta, piuttosto che investire per passare davvero in modo esteso al porta a porta, AMA e Comune hanno preferito una nuova sperimentazione folle con i cassonetti -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Questa situazione è inaccettabile, le proteste dei cittadini sono enormi, solo 26mila cittadini su oltre 200mila sono passati al porta a porta vedendo facilitata la possibilità di conferire i rifiuti differenziati, mentre tutti gli altri continuano a mantenere una vetusta raccolta stradale, o peggio sono tornati indietro anche dove il folle “sistema duale” aveva almeno ottenuto di rimuovere il cassonetto per l’indifferenziato. Il Comune deve rivedere il modello, allargare subito i quartieri serviti col porta a porta, progettando per bene gli interventi, eliminando i cassonetti, mentre contestualmente servono tavoli quartiere per quartiere per affrontare i numerosi problemi del nuovo sistema, tornando indietro rispetto al modello messo in campo.”

Il monitoraggio dei volontari di Legambiente ha preso sotto esame anche Via Val Cenischia dove uno stendino in plastica e ferro è stato gettato con disinteresse davanti ai cassonetti su un monte di
rifiuti di ogni foggia e colore, con buste contenenti non si sa bene cosa e scatoloni mezzi aperti e mezzi chiusi gettati di fronte al cassonetto per la plastica. Lunga Via Val Maggia, i cassonetti per la raccolta non differenziata sono strapieni, buste, scatole di cartone, contenitori per giocattoli, cassette di plastica per la frutta, cassettine di cartone, polistirolo, cappelli per lampade, un ombrello rotto fanno bella mostra davanti a molti dei cassonetti lungo la strada.

“E’ evidente ormai che AMA e Comune non vogliono far funzionare la raccolta differenziata e stanno sprecando i soldi dei cittadini e quelli del Ministero e della Regione, faremo quindi un esposto per danno erariale alla Corte dei Conti, non si può continuare in questo modo -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. I romani hanno visto la tariffa rifiuti aumentare del 45% negli ultimi cinque anni mentre la differenziata era quasi ferma e la discarica di Malagrotta ha continuato a fagocitare l’80% della monnezza della Capitale. E’ chiaro che la direzione di prendere è tutt’altra rispetto a quella che AMA e Comune hanno voluto caparbiamente mettere in campo, la soluzione è a portata di mano con il passaggio alla raccolta domiciliare porta a porta in modo esteso su tutto il territorio come si fa già in 1400 Comuni ricicloni in Italia. Uno scandalo tutto romano, che va fermato subito, se davvero si vuole sventare una nuova Malagrotta a Monti dell’Ortaccio, come il commissario ai rifiuti vorrebbe.”

A Via Val di Sangro stessa musica, ben quattro cassonetti circondano in maniera discutibile la campana per il vetro e anche in questo caso i rifiuti sono fuori e non dentro ai cassonetti. Via Val di Non purtroppo non ricorda la bellezza alpestre ma una discarica piuttosto, con grandi buste dei rifiuti contenenti materiali facilmente differenziabili, cartoni dei pannolini, involucri di polistiroli, il cartone di una TV e tante tante buste piene oltre l’orlo del marciapiede. L’ultimo dettaglio che  aggiunge colore al quadro generale è un contenitore per la raccolta dell’umido quasi vuoto, che ad un attento esame mostra varie buste di plastica con contenuto non differenziato. Non ci sono, peraltro, né informazioni né controlli di alcun genere da partedagli addetti dell’ MA o dei Vigili, i cittadini spesso non sanno dove buttare i materiali, visto  che le informazioni sono assolutamente carenti. La frequenza di raccolta non risponde a nessun tipo di esigenza dei residenti che devono fare interminabili e pericolosi slalom per gettare i rifiuti.

“Il monitoraggio del nuovo modello di gestione dei rifiuti realizzato da Legambiente e dai comitati nel Municipio IV mostra chiaramente l’insuccesso di una politica sciatta, con soldi dei cittadini gettati dalla finestra per un risultato assolutamente prevedibile e negativo -afferma Annamaria Romani, presidente del Circolo Legambiente Aniene-. Non ha senso un modello di differenziata a cassonetto, non funziona, non semplifica la vita dei cittadini anzi la complica. Allo stesso tempo, non ha alcun senso la raccolta dell’organico con un normale enorme cassonetto stradale da 2.400 litri, senza alcuna protezione e nessuna possibilità di verifica dei conferimenti errati, è un sistema che non si pratica in questo modo in nessuna altra città. Bisogna che Comune e AMA rimettano subito mano al modello, non si può andare avanti con l’immondizia gettata ovunque per le strade.”

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Emergenza acqua arsenico, Legambiente: subito piano di emergenza per garantire diritto all’acqua ai cittadini

Legambiente chiede un immediato piano di emergenza per garantire ai cittadini il diritto all’acqua potabile nelle decine di Comuni, soprattutto nel viterbese, dove non potranno più bere e usare acqua potabile dal 1 gennaio 2013.

“Decine di migliaia di utenze specialmente nella provincia di Viterbo tra pochi giorni non avranno più accesso all’acqua potabile – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Occorre un piano di emergenza immediato che coinvolga Sindaci, Istituzioni Locali e Protezione Civile per mettere in campo mezzi e risorse e garantire l’acqua ai cittadini fornendo autobotti, fontane con dearsenificatori o comunque soluzioni idonee e a breve termine”.

“Bisogna garantire un approvvigionamento giornaliero di 5-6 litri d’acqua a persona come indicato dall’Istituto Superiore di Sanità – dichiara Pieranna Falasca, coordinatrice provinciale
Legambiente Viterbo-. Questa è una vera e propria emergenza sanitaria che coinvolgerà quasi 300.000 abitanti. Ci risulta che esista un piano di emergenza ma non ci sarebbero i soldi per
realizzarlo. La Regione deve istituire un’unità di Crisi per fornire dearsenificatori alla popolazione del viterbese.”

Queste zone particolarmente colpite dall’emergenza arsenico vedranno l’arrivo dei primi dearsenificatori alla fine del 2012 mentre altri 13 arriveranno alla fine di marzo 2013. Purtroppo la
realizzazione dei restanti 49 potabilizzatori si vedrà soltanto nel 2014 non avendone ancora approvato i progetti. Ciò significa che l’epopea dei cittadini sembra essere solo all’inizio per un
diritto che dovrebbe essere garantito ad ogni essere umano.

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Acque in deroga:
il 31 dicembre 2012 scadono tutti i termini per le deroghe sulle acque potabili, Legambiente: “La scadenza non è più prorogabile e il Lazio è l’unica regione in ritardo con gli interventi. Per centinaia di migliaia di cittadini scatteranno le ordinanze di non potabilità” Il 31 dicembre 2012 scadono tutte le possibilità di ulteriori proroghe per le deroghe ai parametri delle acque potabili, mancano davvero pochi giorni per riportare tutti i valori delle sostanze previste dal Dlgs 31/2001 al di sotto dei valori stabiliti dalla legge. L’unica regione che non riuscirà a ripristinare i valori, in particolare per l’arsenico, entro la scadenza è il Lazio. La conseguenza è che dal 1 gennaio 2013 per i cittadini dei comuni coinvolti verranno
applicate pesanti ordinanze che limiteranno l’uso dell’acqua potabile: oltre il divieto a berla, utilizzarla per lavarsi i denti o per l’industria alimentare anche la limitazione per altri usi come il lavaggio degli  indumenti o stoviglie. Il tutto fino a quando non si faranno gli interventi necessari per abbattere le concentrazioni di arsenico, come riporta la nota pubblicata in questi giorni dall’Istituto Superiore di Sanità.

“Le deroghe, inizialmente previste solo come misura transitoria, sono diventate purtroppo un espediente per non fare i necessari interventi di potabilizzazione -afferma Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente-. Dopo dieci anni dall’entrata in vigore della legge e a due dalla bocciatura dell’Unione Europea, in diverse regioni il problema è stato risolto, l’unica inadempiente è il Lazio. Un ritardo del tutto ingiustificato che costringerà dal 1 gennaio le centinaia di migliaia di cittadini che abitano nei territori coinvolti, a non avere acqua di rubinetto potabile. Al momento la Regione stessa prevede altri due anni per gli interventi, inutile dire però che i tempi devono essere molto più rapidi per garantire un’acqua  buona e di qualità che esca dai rubinetto di casa”

Se fossero confermati i valori delle ultime analisi dell’ARPA Lazio, aggiornate al Dicembre 2012, secondo le elaborazioni di Legambiente in quarantatré Comuni dell’ATO 1 di Viterbo, sarebbero ben  centoquarantuno i campioni che risulterebbero fuori norma per l’arsenico dal prossimo 1 gennaio 2013 e ben 48 i campioni fuori norma per i floruori. La Regione Lazio aveva richiesto ed ottenuto dalla Comunità Europea provvedimenti di deroga per il triennio 2010- 2012 per una popolazione che, allo stato della  richiesta, per l’arsenico interessava 788.312 abitanti in 86 comuni, afferenti alla provincia di Viterbo (294.306 abitanti, 54 comuni), Latina (283.642, 9 comuni) e Roma (210.364, 23 comuni); la deroga per il fluoro (valore di parametro previsto da D.Lgs. 31/2001: 1,5 milligrammi/litro, valore concesso in deroga: 2,5 milligrammi/litro) riguardava 461.539 abitanti totali in 78 comuni, in provincia di Viterbo (315.523 abitanti, 60 comuni), Latina (1.000, 1 comune) e Roma (145.016, 17 comuni).

“E’ uno scandalo indecente, a causa dei ritardi accumulati dalla Regione Lazio per l’emergenza arsenico, nei prossimi giorni i Sindaci si troveranno a chiudere decine di migliaia di rubinetti nelle case dei cittadini e nelle imprese, con ordinanze che vieteranno l’uso dell’acqua ai fini potabili –dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio–. Tutti sapevano fin dall’inizio che il 31 dicembre di quest’anno si sarebbe chiusa per fortuna per la salute dei cittadini la possibilità di deroghe ai parametri dell’arsenico e dei fluoruri, così come era chiaro che solo una minima parte degli interventi sarebbe stata completata nonostante il commissariamento invocato e ottenuto dalla Regione. Oggi siamo arrivati al dunque e ancora una volta a pagarla saranno i cittadini, che per mesi o forse anni non potranno avere acqua  potabile nelle loro case. Chiediamo che siano date subito informazioni alle persone e alle associazioni, e un piano immediato per garantire almeno l’accesso ai 5/6 litri di acqua al giorno per abitante che l’Istituto Superiore di Sanità fissa come limite adeguato di approvvigionamento. Queste sono azioni per le quali serve un impegno immediato anche da parte di chi si candida a governare la Regione, trasparenza e legalità devono concretizzarsi in interventi per i cittadini, a partire dall’acqua che è un bene comune fondamentale, senza il quale non si può vivere.”

L’Istituto Superiore di Sanità in una nota dei giorni scorsi, raccomanda infatti ai sensi del D.Lgs. 31/2001 e s.m.i., la “necessità di provvedere nel periodo in cui vigono ordinanze di non idoneità al consumo umano delle acque a fornire alle popolazioni interessate comprensibili ed esaustive informazioni e un  approvvigionamento adeguato di acque conformi (…) stimabile in almeno 5-6 litri per abitante al giorno.” Gli ultimi elementi forniti dalla Regione Lazio riportano d’altronde che al 01/01/2013 diverse captazioni  idropotabili non saranno conformi per il parametro arsenico: le non conformità riguardano acque in cui le concentrazioni da trattare non superano i 50 microgrammi/litro per le quali i lavori di rientro si concluderanno in modo progressivo nei diversi comuni entro giugno 2013 e per acque in cui le  concentrazioni da trattare non superano i 20 microgrammi/litro i lavori si concluderanno progressivamente entro dicembre 2014. Gli elementi forniti dalla Regione Lazio riportano anche che al 01/01/2013 diverse captazioni idropotabili non saranno conformi per il parametro fluoruro: le non conformità riguarderanno acque in cui le concentrazioni da trattare sono comprese tra 1,55 e 2,5 milligrammi/litro, ed i lavori per il rientro in conformità si concluderanno progressivamente entro
dicembre 2014. Nel viterbese, l’intervento di potabilizzazione delle acque è stato realizzato con fondi della Regione Lazio, non avendo l’Ato 1 la possibilità di intervenire con forze proprie. I lavori della prima fase sono in corso di esecuzione e prevedono la realizzazione di 33 potabilizzatori in 16 Comuni, dei quali solo i primi 20 verranno ultimati entro il 31 dicembre 2012, mentre i restanti 13 entreranno in funzione probabilmente entro il 31 marzo 2013. Gli interventi di seconda fase, che prevedono la realizzazione di altri 49 potabilizzatori in 35 Comuni, sono ancora in fase di approvazione dei progetti, gara per l’aggiudicazione. La prima fase dei lavori ha visto un costo di 65,6 milioni di Euro, che secondo il piano del Commissario sono stato erogati per 36,4 milioni dal gestore e dai Comuni e per 22,6 milioni dalla Regione Lazio, che ha stanziato anche ulteriori 24 milioni per la fase due.

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Discarica Roma, Legambiente: no a proroga Malagrotta e Monti Ortaccio, dimissioni Commissario.

“Ci risiamo, il commissario che deve chiudere Malagrotta ne proroga la vita con una nuova ordinanza e continua pure a permettere lo smaltimento di rifiuti urbani indifferenziati, in barba
alla procedura di infrazione già aperta dalla Commissione europea proprio su questo. E come se non bastasse sceglie pure come sito alternativo quello di fronte a Malagrotta stessa. Queste scelte ci  faranno prendere in giro da tutta Europa, se non ci fosse da preoccuparsi seriamente ci sarebbe da ridere -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Basta con la farsa del
commissariamento rifiuti, l’ordinanza per l’ennesima e nuova proroga della discarica di Malagrotta è la prova che il percorso seguito non porterà da nessuna parte. E’ incredibile e assurdo procedere in questo modo, continuare a prorogare la discarica, realizzare nuovi inutili impianti con poteri straordinari, piuttosto che far gestire in modo ordinario, e dalle istituzioni elette dai cittadini, obiettivi, tempi e investimenti per la differenziata porta a porta, la prevenzione. Altro che rinnovo del commissariamento o super commissariamento, il prefetto Sottile si dimetta, è chiaro che non è stato in grado di fare il proprio lavoro.”

Legambiente Lazio è infuriata per la nuova proroga a Malagrotta e per la scelta del sito “provvisorio” di Monti dell’Ortaccio là di fronte, che arriva mentre è in corso la procedura di infrazione 2011/4021, avviata dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea e riguardante proprio la discarica di Malagrotta, per questi temi, in particolare affermando che “non si possa escludere che la Repubblica Italiana sia venuta meno agli obblighi imposti dall’art. 6 (…) della direttiva 1999/31/CE del Consiglio del 26 aprile 1999 (…), a norma del quale gli Stati membri provvedono affinché solo i rifiuti trattati siano collocati a discarica.” Eppure il Commissario delegato per il superamento dell’emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma, informa di aver “prorogato l’esercizio della discarica di Malagrotta al fine del conferimento del rifiuto intrattato per un periodo di cento giorni e del rifiuto trattato per un periodo di centoottanta giorni.”

“Stop al commissariamento, i risultati sono disastrosi, dall’ennesima nuova proroga per Malagrotta alla progettata apertura della nuova discarica a Monti dell’Ortaccio mentre la differenziata è
scomparsa dall’agenda e il nuovo modello di raccolta del Municipio 4 fa acqua da tutte le parti -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Sulla procedura per Monti dell’Ortaccio, poi, le affermazioni sono di estrema gravità quando si chiede testualmente “la presentazione di un modello idrogeologico redatto da una Università o da un Ente pubblico di ricerca dal quale risulti, inequivocabilmente, l’assenza del pericolo di inquinamento della falda”. Di pareri tecnici contro la discarica di Monti dell’Ortaccio ce ne sono un’infinità, ma chi vuole prendere in giro il Commissario? Perchè il Comune di Roma e l’AMA non percorrono la facile strada della differenziata, evitando di coltivare fantasiose e costose ipotesi di portare i rifiuti all’estero? Ma quale discarica provvisoria, un primo invaso per tre anni e cinque lotti sono una presa in giro bella e buona, la differenziata non decollerà mai e Monti dell’Ortaccio diventerà una nuova mega discarica decennale divora tutto.”

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