Ferrovie Regionali e Concesse

Il sistema delle ferrovie regionali è costituito da 8 linee che arrivano a Roma, gestite da Trenitalia, con servizi finanziati in larga parte dalla Regione Lazio.

Alla Regione spetta il compito di garantire la qualità del servizio di trasporto ferroviario pendolare anche definendo il Contratto di Servizio con i gestori dei treni e individuando i capitoli di spesa nel proprio bilancio per aggiungere risorse a quelle statali, potenziando così il servizio (ossia più treni in circolazione) e migliorando il materiale rotabile (dunque i treni nuovi o riqualificati).

Se per anni la Regione Lazio, come del resto molte altre, ha trascurato le necessità di centinaia di migliaia di pendolari, ha adottato di recente una politica che ha portato all’acquisto di nuovi treni e materiale rotabile facendo rispettare il vecchio contratto di servizio.

Nella nostra regione su 392 treni, l’età media è di 16,8 anni e il 58,5% ha più di 20 anni.

Oltre alle ferrovie regionali, esistono altre  ferrovie dette “concesse” che offrono un servizio di tipo suburbano, gestite da Atac che collegano Roma con Ostia e Civita Castellana-Viterbo (la linea Roma-Viterbo di ATAC compie un tragitto diverso dalla FL3), ultimamente su questa tratta sono state operate scelte pessime fermando i treni provenienti da Viterbo a Catalano, senza raggiungere Civita Castellana, in modo da spezzarla ferrovia in due/tre tronconi, dando  la priorità al trasporto su gomma.

Le linee ferroviarie regionali, le ferrovie metropolitane e le innumerevoli tratte del Cotral, sono quotidianamente prese d’assalto da 560.000 pendolari che devono raggiungere la capitale per lavoro o studio.

Il viaggio di queste persone è spesso tutt’altro che piacevole e quasi quotidianamente si trasforma in un viaggio infernale: Ritardi mai annunciati, treni soppressi, treni super affollati, informazioni carenti, servizi igienici chiusi o in condizioni pietose, pulizia tutta da rivedere, condizioni climatiche paradossali: Siberia d’estate, Africa d’inverno; niente corsie preferenziali per i bus regionali, resse per un posto a bordo, luoghi di attesa inadeguati… questi e tanti altri i disservizi che si verificano.

TROFEO CARONTE 2015

Quest’anno per analizzare le linee ferroviarie e metropolitane, Legambiente Lazio ha coinvolto alcuni pendolari chiedendo loro di raccontare il viaggio effettuato in una data casuale della settimana dal 10 al 14 dicembre 2015 per raggiungere il lavoro o il luogo di studio.

Considerato che nel mondo del pendolarismo “laziale” prende sempre più corpo e sostanza la figura del “pendolare metropolitano”, quelle persone che dai confini della capitale o da appena fuori viaggiano per chilometri sulle 2 tratte di ferrovie concesse da Ostia, da Viterbo abbiamo deciso di mettere alla pari tutte le tratte e fare una unica classica generale.

Anche se sono linee diverse tra loro sono accomunate dalla bassissima qualità del viaggio.

Il risultato delinea un quadro piuttosto disastroso per i mezzi di trasporto pubblico regionale e ferrovie concesse.

A complicare la situazione per questi pendolari, i successivi spostamenti dalle stazioni di arrivo  fino a destinazione, come ad esempio la metro B con problemi quasi quotidiani e autobus stracolmi con il serio rischio di arrivare al lavoro o all’università già esausti.

IL VINCITORE DEL TROFEO CARONTE 2015

Considerando i diversi parametri secondo le valutazioni dei pendolari e di Legambiente, la classifica del viaggio e della tratta peggiore del Lazio per il trofeo è la seguente:

1° posto ROMA – LIDO

Il servizio ferroviario di questa linea suburbana gestita da Atac risulta totalmente inadeguato per i circa 100.000 pendolari quotidiani. Il 2015 è stato un anno terribile, con un servizio peggiorare di giorno in giorno a causa di ripetuti guasti e problemi tecnici: corse che saltano senza che venga fornita un’adeguata informazione, frequenze oltre i 40 minuti, convogli vecchi e sovraffollati spesso privi di aria condizionata, stazioni non presidiate. Ad aggravare il tutto, il fatto che i pendolari di questa linea arrivati al Capolinea a Roma, spesso continuano il viaggio sulla linea B della metropolitana. Dove trovano un servizio indegno per una città europea, con attese che si attestano, in media, sui 15 minuti con picchi di 20-25, quando, a causa di guasti ai convogli o al sistema elettrico, il servizio non si ferma totalmente.

2° posto ROMA – CIVITA CASTELLANA

3° posto ROMA – CASTELLI

Metodo di individuazione della peggior tratta Ferroviaria

Sono stati presi in considerazione 4 criteri (suddivisi in diversi parametri) riassunti nella tabelle che seguono: stato delle vetture, indicazioni e assistenza, accesso e discesa, ritardo.

PARAMETRO A – Stato delle Vetture

Le condizioni dei treni sono pressoché insufficienti per ogni linea e se alcuni materiali sono stati ammodernati negli arredi interni, la pulizia e soprattutto la condizione dei servizi igienici a bordo sono mediamente pessime.

 

PARAMETRO B – Indicazioni e assistenza

L’assistenza durante un viaggio dovrebbe essere garantita da display, indicazioni vocali e presenza di personale in stazione e a bordo treno, ma spesso non è così. Se di personale non si vede l’ombra ormai in quasi nessuna stazione, è difficile incontrare controllori e capo treni, in particolare nei viaggi della mattina.

Sarebbe questa una possibile conseguenza di un “ammodernamento” che offre monitor ovunque per aiutarci, ma non è il nostro caso. I display dove ci sono non funzionano a sufficienza e spesso le notizie sono un passaparola.

 

PARAMETRO C – Accesso e discesa

Salire e scendere da un treno sembrano azioni scontate per un viaggiatore, in realtà non lo sono e diventano un criterio con cui giudicare la qualità di un viaggio proprio perché tra porte rotte e sovraffollamento a volte diventano azioni delicate. Treni stracolmi costringono i pendolari ad aspettare le corse successive, porte rotte allungano il viaggio, affollamento sui corridoi rende quasi impossibile scendere alle stazioni intermedie.

 


PARAMETRO D
– Ritardi

Il massimo dell’aspirazione per un pendolare è arrivare in orario, una condizione normale in un paese normale, molto meno nella nostra regione. Molte sono le cause dei ritardi e troppo spesso i pendolari devono ascoltare sempre le solite: dalle classiche e antiche “ci rallenta un treno davanti” e “dobbiamo aspettare la coincidenza”, alle più recenti “è caduta la linea aerea” o “c’è stato un furto di rame”, “problemi al materiale rotante”. Tutto per giustificare dei ritardi ormai cronici che si sommano a medie di percorrenza ottocentesche (30 km orari da Velletri o Tivoli).

 

I RACCONTI DI VIAGGIO SULLE FERROVIE REGIONALI

FL1: Orte- Roma Tiburtina- Fiumicino Aeroporto 

Pendolare: Andrea (da Fara Sabina a – Roma Tiburtina)

Racconto di viaggio: Su questa linea che frequento tutti i giorni ci sono giornate diverse, se alcuni giorni pare che vada tutto liscio, in altri si affrontano problemi su problemi, dalla soppressione di treni all’accumulo di ritardi che crea resse a bordo. La situazione ovviamente peggiora una volta entrati a Roma. Lunedì 12 dicembre il mio viaggio è stato discreto e sono arrivato anche in orario. 

Proposte per la linea: una linea come questa che in nel suo intero asse centrale somiglia più a una metropolitana che ad una ferrovia, con decine di fermate “romane” e il collegamento terminale con l’aeroporto di Fiumicino, è indispensabile che i tanti treni previsti siano in orario e non saltino corse, situazione che se avviene nelle ore di mattina o sera, crea disagi che poi si perpetrano per ore. Il miglioramento dei servizi igienici maggiore presenza personale delle ferrovie a bordo renderebbero poi i convogli più decenti.

FL2 Tivoli – Roma Tiburtina

Pendolare: Sara (da Tivoli a Roma Tiburtina) 

Racconto di viaggio: Sono salita a Tivoli per compiere il viaggio che da anni mi porta a Roma, in particolare oggi ho viaggiato sul 7509 che era in partenza da Tivoli alle 7.36 e previsto in arrivo a Roma Tiburtina alle 8.30. Salita sul treno in orario mi sono ritrovata in una carrozza molto fredda, quelle riscaldate erano già tutte piene di persone che provengono dall’Abruzzo, comunque ho trovato posto seduta. Il treno ha viaggiato fermandosi a Marcellina, Guidonia, Bagni di Tivoli, Lunghezza, naturalmente dopo di noi pochi altri hanno trovato posto seduti e la calda è aumentata nei corridoi fino a stare tutti stretti. All’arrivo con 5 minuti di ritardo a Roma Tiburtina, io ho impiegato un bel po’ a scendere, perché stavo seduta al centro della carrozza e ho dovuto aspettare lo sfollamento. Subito dopo lo ressa si è spostata sui corridoio della stazione Tiburtina che portano alla Metro B dove ho aspettato 3 convogli primi di riuscire a salire.  

Proposte per la linea: se la situazione a volte pare migliorata negli ultimi anni con un po’ di treni messi notevolmente meglio che ne passato, quello che mi ha sempre sconvolto della linea è che Tivooli a Roma il viaggio è di circa 30 km, con il treno questo viaggio è difficilmente realizzabile in meno di 50 min. Insomma la lentezza esagerata del viaggio è il fattore peggiore. Credo che derivi dalla cosa che il binario è uno solo fino a Lunghezza e i continui scambi rallentano di molto il viaggio. Sono decine di anni che si sente parlare di raddio Lunghezza-Guidonia e se si cominciano a vedere dei “lavori in corso” non si sa quanti anni ancora bisognerà aspettare. Un altro problema solo le fermate dentro Roma dove ci sono: Tor Sapienza, La Rustica Città, La Rustica UIR, Salone, Togliatti, Serenissima e Prenestina; sette fermate in pochi chilometri che se oggi sono quasi tutte “saltate” dai treni provenienti da Tivoli (velocizzando di pochi minuti il viaggio), mi chiedo a che cosa servano visto che somigliano come fermate a una tratta metropolitana ma mi risulta che ci sia una frequenza anche di un treno l’ora, quindi quasi inutile e quindi quasi abbandonate. Una proposta sicuramente è quella di studiare le modalità per far rivivere queste fermate portando la frequenza a essere buono (almeno ogni 15 min) senza inficiare la qualità del viaggio di chi viene da fuori Roma.

 

FL3 Viterbo – Roma Ostiense

Pendolare: Maria (da Anguillara Sabazia a Valle Aurelia)

Racconto di viaggio: arrivo alla stazione per prendere il treno veloce delle 8.56 proveniente da Viterbo, all’interno della stazione, i 2 tabelloni sono funzionanti.

La sala d’attesa è piena, alla stazione non è presente personale ferroviario; all’interno è praticata anche la raccolta differenziata, la mancanza di pulizia è dovuta ai soggetti che di proposito lasciano bottiglie e carte sui sedili e per terra.

Il treno arriva con i suoi cronici 5 minuti di ritardo, riusciamo a salire tutti, anche se qualcuno rimane in piedi.

Esternamente il treno non presenta graffiti e le carrozze sono abbastanza pulite, i bagni sono utilizzabili però non abbastanza puliti da invogliare i pendolari.

Gli annunci vocali e sui display sono diventati fondamentali su questa tratta da quando alcuni treni sono diventati diretti, quindi non fanno più tutte le fermate e molte persone ancora non sanno di questo cambiamento e spesso si ritrovano a Valle Aurelia o al ritorno a La Storta.

Il treno arriva a Roma Ostiense ma la maggior parte delle persone scende a Valle Aurelia per prendere la metro A.

Dal mio punto di vista il cambio orario con la riduzione delle fermate, ha migliorato la qualità del viaggio, anche se questo ha portato ad una riduzione delle corse, ad esempio da Anguillara dalle 8.15 il treno successivo è alle 8.56 dopo ben 41 minuti, un arco di tempo molto lungo considerato che è ancora un orario dove ci sono molti lavoratori, e spessissimo (75% delle volte) quest’ultimo treno è in ritardo.

Forse si potrebbe garantire una maggiore puntualità facendo alcuni treni diretti da Bracciano e non Viterbo: capita spesso che i passaggi a livelli che si trovano sulla tratta non funzionano e prima che si attivi tutta la procedura per chiamare vigili, ecc., passano ore.

Rimane il solito problema che i viaggiatori hanno difficoltà a capire la stazione raggiunta a causa del mal funzionamento degli annunci vocali e dei display elettronico presente sul treno, le fermate della tratta sono poco illuminate e non si riesce assolutamente a comprendere a che punto si è giunti del proprio viaggio.

Lo stesso problema si verifica spesso nella fermata di Valle Aurelia, dove sia gli annunci vocali che il tabellone elettronico non funzionano e le persone si trovano in difficoltà perché non riescono a  comprendere la destinazione del treno ed in modo particolare quando ci sono i ritardi. Inoltre sarebbe utile all’interno del treno, come per le metropolitane, apporre gli “adesivi” che indicano tutte le  fermate. In aggiunta, se c’è un guasto o in ritardo, gli annunci sono sempre un optional a discrezione del “controllore”.

Proposte per la linea: raddoppio dei binari. Realizzazione sovrappassaggi o sottopassaggi. Eliminazione dei passaggi a livelli. Funzionamento dei tabelloni sui treni, illuminazioni adeguate alle fermate, maggiore informazione. Ripeto, MAGGIORE INFORMAZIONE.

FL4 Velletri – Roma Termini

Partenza da Velletri, a metà percorso già ci sono persone in piedi. Dai condizionatori arriva aria fredda invece che calda come dovrebbe essere. All’arrivo a Roma anche oggi siamo “attestati ad altro materiale” cioè sono 500 metri in più prima di arrivare a Termini.

Proposte per la linea: maggiore puntualità; avvisi chiari e tempestivi; pulizia delle vetture; manutenzione sulle porte troppo spesso rotte; problema passaggi a livello numerosi e spesso rotti.

FL5 Civitavecchia – Roma Termini 

Pendolare Antenisca (da Civitavecchia a Roma Termini)

Racconto di viaggio: Questa mattina alla stazione di Civitavecchia, c’era ancora posto libero dove poterci sedere sui treni provenienti dalla Toscana, negli anni il numero di persone che utilizzano il treno è aumentato, la qualità del viaggio non è sempre buono e spesso, a causa del malfunzionamento del sistema di condizionamento si soffre di freddo o caldo, i bagni emanano  cattivo odore, e le valige dei viaggiatori che arrivano in nave nel porto di Civitavecchia, sono sparse ovunque.

Il ritardo del treno appena arriviamo a Roma Termini è di 10 minuti.

Proposte per la linea: c’è bisogno di individuare nuove modalità per integrare i croceristi che arrivano in nave a Civitavecchia e proseguono in treno per Roma, con i pendolari che se hanno la sfortuna di trovarsi sul treno stesso, non trovano assolutamente posto a bordo.

FL6 Cassino – Roma Termini

Pendolare: Roberto (da Ferentino a Roma Termini) 

Racconto di viaggio: non ho più parole per raccontare, medesimo viaggio, molto affollato e con temperature africane. Il treno è arrivato alla stazione Termini in orario.

Proposte per la linea: maggiore frequenza, maggiore capienza in termini di posti a sedere e maggiore puntualità.

FL7 Formia– Roma Termini

Pendolare: Pino (da Monte San Biagio a Roma Termini)

Racconto di viaggio: (Monte San Biagio-Roma Termini venerdì 11 dicembre 2015, treno regionale 12288) Alle 5.50 sono sulla banchina in attesa del regionale per Roma Termini delle 5.57. 

Tanti operai, militari e ministeriali, alcuni studenti universitari che hanno lezione presto e qualche insegnante come me. Come accade già da diverse settimane il display in stazione con le informazioni sui treni in marcia è spento e gli annunci vocali, diramati a quell’ora da una stazione remota (quella di Monte San Biagio si animerà solo più tardi), non si riescono a percepire se non flebilmente. Nessun problema: gli scaltri pendolari che non hanno voglia di salire sul sopra-passaggio riconoscono da lontano le luci del regionale in arrivo ed attraversano in massa i binari, incontrollati, facendo tranquillizzare anche i pendolari che le scale le hanno fatte e attendono ordinatamente: anche stamattina il treno c’è, visto che solo una settimana fa ci ha giocato un brutto scherzo. Saliti a bordo, tutti riusciamo a sederci cercando di non far svegliare chi sta provando a dormire. Anche per oggi ci siamo seduti, magari il problema sarà di chi salirà nelle stazioni successive. Ma è la dura legge del pendolare: sedile meo, mors tua. La carrozza sembra calda, forse sarà il contrasto con l’aria fredda sul marciapiede della stazione; eppure dopo un paio di stazioni i pendolari svegli si chiedono se per caso il riscaldamento si sia spento all’improvviso, visto che arriva una certa arietta fredda sui piedi. Non ci è dato saperlo, il capotreno (anzi la capotreno) è stato visto passare una stazione fa e poi si è smaterializzato. Vabbè, chi se ne frega, basta arrivare in tempo, e poi non è nemmeno così freddo no? 

In definitiva questa strana stagione dell’Auterno (Autunno+Inverno), dove non piove come in Autunno e non fa freddo come in Inverno, a noi forzati della rotaia ci piace, forse nemmeno ci ammaleremo quest’anno, no? A Latina già diverse persone sono in piedi e improvvisano crocicchi per chiacchierare e far passare il tempo. Però questi di Latina, con tutti i treni che hanno devono prendere proprio il 12288 e stare in piedi a chiacchierare vicino al mio sedile? 

A Torricola (sì, il regionale 12288 ferma anche lì) scende un così alto numero di militari che ti chiedi se per caso siamo entrati in guerra davvero, al contrario di quello che dice il nostro presidente del consiglio, e il treno si svuota un po’. 

Poco dopo arriviamo fuori Roma Termini e guardo l’orologio: ammazza, sono le 7.10. in netto anticipo sull’orario previsto delle 7.20. Bene, penso, sarà perché il VivAlto su cui sto viaggiando non ha il problema della chiusura delle porte e pure un locomotore nuovo e allora penso che ho fatto bene a votare Zingaretti, che qualche treno nuovo in più lo ha comprato…sì, coi soldi nostri vabbè, però almeno una ventina di treni per noi li ha comprati. Però niente da fare: a Roma Termini se sei un regionale e arrivi presto è come quando arrivi tardi, devi aspettare il tuo turno…però che sfiga, già mi immaginavo un cappuccino e cornetto preso con calma prima di infilarmi nella metro e rischiare di morire in un attentato dell’ISIS. Zingaretti, perchè non ci fanno entrare in stazione? Nessuno lo sa: anzi sì, una vocina gentile ci avverte che siamo in attesa di entrare in stazione e che non c’è nessun guasto quindi “keep calm and stai seduto”. E’ la vocina della capotreno, quella che prima forse ci ha spento i riscaldamenti senza volerlo, chissà… Ecco sì, si muove, peccato che intanto si sono fatte le 7.25 e anche stamattina mi toccherà correre per non fare tardi a scuola, e quelli dell’ISIS facessero come vogliono.

Proposte per la linea:  Faccio il pendolare ormai da 26 anni e posso dire con certezza che molte cose sulla linea FR7 sono migliorate ma molte ne restano ancora da fare, perché il numero di persone che quotidianamente usano il treno è andato aumentando costantemente negli anni. I problemi di cui ho parlato nel racconto li considero di minore importanza: il problema grosso per i viaggiatori è quando su un treno non riesci nemmeno a salirci, sebbene ti senti perfino disposto a viaggiare per più di un’ora in piedi in condizioni indescrivibili. Questo si verifica soprattutto nei viaggi di ritorno: i treni del pomeriggio, a partire da quello delle 14.36, sono impraticabili. Questo perché tali treni hanno per destinazione Napoli o Villa Literno e il comparto ferroviario laziale è distinto da quello campano, con tutte le conseguenze che ne derivano. I treni delle 14.36, 16.36 e 17.36 (tutti diretti in Campania) sono regolarmente sovraffollati. E’ necessario che alcuni dei treni che ora terminano la loro corsa a Latina (ad es. alle 15.06 e 17.06) tocchino anche le altre fermate del Lazio. Insomma, bisogna incrementare ancora il numero di treni regionali.

FL8 Nettuno – Roma Termini

Pendolare: analisi di Luisa (da Nettuno a Roma Termini), racconti di Giovanni (da Anzio Colonia a Roma Termini)

Racconto di viaggio: è consuetudine un ritardo del treno di 10-15 minuti (staz. Padiglione), un ritardo di questo tipo non viene annunciato, nel caso in cui venisse annunciato non c’è la possibilità di ascoltarlo a causa del limitato numero di altoparlanti in stazione. Una volta in treno, diventa sempre più difficile riuscire a trovare un posto a sedere non solo a causa del sovraffollamento ma anche per colpa della sporcizia e dell’acqua piovana che dai finestrini cade sui sedili. Questa linea ferroviaria è anche “frequentata” da giovani Rom che tentano piccoli furti e che più volte, dalla Polizia, sono stati invitati a scendere dal treno. Il viaggio di rientro. A causa del sovraffollamento vi è una “corsa al posto a sedere”, molti restano in piedi oppure si siedono sugli scalini di accesso al piano superiore. Nel periodo estivo il sovraffollamento diventa insopportabile a causa del caldo (spesso l’impianto di condizionamento delle carrozze non funziona). A volte quando il treno è in frenata entra nelle carrozze un forte odore di bruciato che toglie il respiro. I ritardi nelle partenze e le soste prolungate nelle varie stazioni, sono all’ordine del giorno e spesso non vengono giustificati. Le giustificazioni più frequenti negli ultimi tempi sono: guasti alla linea aerea, rottura di treni che occupando i binari inibiscono il passaggio ad altri treni. Il malcontento dei pendolari aumenta di giorno in giorno!

Proposte per la linea: un serio piano di riqualificazione dovrebbe prevedere l’acquisto di nuovi treni, una corretta manutenzione di quelli attuali. Intensificazione del numero di corse e/o aumento del numero di carrozze soprattutto negli orari di punta. Realizzazione di parcheggi nelle stazioni di scambio.

I RACCONTI DI VIAGGIO SULLE FERROVIE CONCESSE

Roma Lido

Betty

Racconto del viaggio: Il treno da Acilia in ritardo 10 minuti, banchina affollata per qualche corsa saltata in precedenza.

Il treno è di quelli più vecchi, ormai catorci e privi di qualsiasi decoro e con problemi alle porte e anche oggi stracolmo, si viaggia stipati in piedi ed i pendolari delle stazioni successive faticano a salire a bordo. Strano ma vero, oggi niente risse nel mio vagone, qualche sosta prolungata perché non si riescono a chiudere le porte, arriviamo infine. Oggi ce la siamo cavata, ma al ritorno?! 

Proposte per la linea: la Roma Lido ormai è disastrata, mancano i treni e la manutenzione, ogni giorno ce n’è una: pioggia, fulmini, treni svampati fuori uso, scambi bloccati, alluvione. Le frequenze sono state diluite e gli orari difficilmente rispettati. Fa freddo o si muore di caldo, ad Acilia non c’è uno straccio di rastrelliera per le bici. 

Roma Nord

Mita

Racconti di Viaggio: 

Racconto del Viaggio: la linea Viterbo Flaminio e’ stata spezzettata, nei comuni serviti dalla linea sono insufficienti i parcheggi, dopo le 7 del mattino impossibile trovare posto, bisogna quindi raggiungere le stazioni Montebello o la Celsa per la ricerca di un posto auto fuori dagli spazi appositi, le auto vengono lasciate lungo le strade adiacenti, al rientro di sera bisogna percorrere lunghi tragitti a piedi al buio le stazioni sono incustodite e al rientro spesso le auto sono danneggiate, rubate o multate. Alla Celsa, Labaro e altre stazioni spesso le biglietterie automatiche non funzionano, i tornelli non sempre funzionanti.

Nelle stazioni dei comuni come Castelnuovo di Porto i pochi parcheggi disponibili sono con il disco orario!

Proposte per la linea: ripristinare la linea completa fino a Viterbo, attrezzare le stazioni con parcheggi sufficiente o sensibilizzare i comuni con navette in coincidenza con i treni.

 

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 “No al progetto stadio con annesso il più grande parcheggio d’Europa”

Nuovo dossier di Legambiente che ha analizzato la quantità di parcheggi a raso previsti nel progetto dello stadio a Tor di Valle, dossier a cui sono allegati numeri e immagini che dimostrano che ci si trova di fronte a un progetto unico in Italia e in Europa, anche per una ragione molto diversa da quelle raccontate in queste settimane. Vedendo gli Stadi delle città europee, grandi o piccoli, vecchi o nuovi, nessuna squadra che gioca la Champions League presenta una dimensione di parcheggi a raso così incredibile: ben 22 ettari! E il paragone non vale solo per le attrezzature sportive, perché anche se si guarda alle più grandi strutture per il divertimento in Italia, da Gardaland o a Mirabilandia, e perfino ai più grandi centri commerciali non si arriva a numeri simili. Neanche nel più grande d’Italia, quello di Marcianise, o in quelli realizzati negli ultimi dieci anni nell’area romana, si è arrivati ad asfaltare un area di tali dimensioni.

Per questo l’associazione ambientalista nella lettera chiede di fermare il progetto che sta passando da Roma Capitale alla Regione, per la conferenza di Servizi, anche con l’interruzione dell’iter.
“Nella presentazione dello Stadio, è stato raccontato Tor di Valle come un progetto con grande attenzione ai contenuti ambientali. – hanno commentato Edoardo Zanchini e Roberto Scacchi, vicepresidente nazionale e Presidente di Legambiente Lazio – Sarebbe però stupefacente che l’amministrazione capitolina desse il via libera all’impermeabilizzazione di un area di 22 ettari accanto al Tevere. Le ragioni a dover fermare il progetto sono prima di tutto idrogeologiche e climatiche. Del resto larga parte degli Stadi europei ha un accessibilità prioritaria attraverso il trasporto pubblico su ferro e quei pochi stadi che hanno parcheggi prevedono strutture non a raso evitando un impressionante consumo di suolo”.

L’opposizione di Legambiente al progetto è legata alla enorme volumetria, di oltre un milione di metri cubi non previsti dal piano regolatore, e al fatto che tutt’ora non vi sia alcuna certezza rispetto al prolungamento della Linea B della metropolitana che rappresenta l’unica condizione possibile per evitare di aggravare il traffico già congestionato nell’area. Se si considera l’intera area interessata dal progetto di Tor di Valle l’area per i parcheggi scoperti occuperebbe il 18,5% della superficie mentre quella per lo Stadio e le altre infrastrutture sportive il 10,7%.

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Sono 545 i reati di abusivismo edilizio e 486 illeciti nel ciclo dei rifiuti, Lazio al  1° posto nella classifica nazionale per numero di archeoreati

“Dai numeri degli ecoreati e dalle indagini in corso, deve nascere un sussulto civile per aprire un varco indelebile di legalità nella Capitale e nel Lazio”

Nel corso del 2014 sono state 2.255 le infrazioni ambientali accertate nel Lazio, 6,1 al giorno contribuendo per il 7,7%  alle infrazione di tutta Italia (erano il 7,1% nel 2013). Il Lazio è al 5° posto nazionale per reati ambientali accertati, tristemente e per il quarto anno consecutivo subito dopo le “tradizionali regioni a presenza mafiosa”. Nella classifica nazionale della corruzione, il Lazio si piazza invece al quarto posto con 26 inchieste aperte. 

Complessivamente male anche Roma e provincia al 4° posto della classifica nazionale con 1053 infrazioni. Sono questi alcuni dei dati che emergono nel dossier 2015 di Legambiente dedicato alle Ecomafie e presentato oggi a Roma alla Sala del Jazz. 

Principali protagonisti continuano a rimanere il ciclo del cemento e quello dei rifiuti  che vedono il Lazio rispettivamente al 4° posto con 545 illeciti per abusivismo edilizio e addirittura in aumento per reati sul ciclo dei rifiuti dove dal 7° del 2014 (con 392 infrazioni) si passa al 4° posto con 486 illeciti. 

Roma si conferma regina dell’illegalità laziale nel ciclo dei rifiuti dove gli illeciti salgono dai 229 del 2013 ai 255 del 2014; seguono Latina con 140, Frosinone con 37, Viterbo con 28 e Rieti con 26. Non va meglio nel ciclo del cemento, tradizionalmente colpito da infiltrazioni mafiose e dove si conferma al primo posto la capitale con 180 illegalità, seguita a breve distanza da Latina dove gli illeciti accertati sono stati ben 173. 

“I dati sulle illegalità nel Lazio continuano ad essere allarmanti e la nostra regione è la quinta in assoluto per tali reati – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – Soprattutto la capitale continua a contribuire in modo impressionante alla media nazionale e, nonostante la chiusura di Malagrotta ed il lieve miglioramento di livello di differenziata nelle provincie, il ciclo dei rifiuti continua ad essere protagonista di quasi 500 reati all’anno. Anche i numeri legati al ciclo del cemento che vedono Roma e Latina fortemente colpite, non lasciano dubbi e ci raccontano un territorio preso d’assalto dall’abusivismo edilizio e da diluvi di cemento e consumo di suolo che bisogna assolutamente fermare. A Roma e nel Lazio si esca dall’era dell’illecito e di Mafia Capitale, da anni denunciamo con i nostri dossier i numeri impressionanti degli ecoreati, adesso le indagini in corso siano l’occasione per creare un nuovo sussulto civile tra cittadini, associazioni e amministratori per aprire un varco indelebile di legalità nel futuro”.

Altrettanto gravi continuano ad essere gli illeciti contro la fauna 561 nel Lazio e gli incendi dolosi 248, dei quali 67 in provincia di Frosinone e addirittura 150 a Latina.

Gravissimo infine il numero di illeciti nel campo delle archeomafie, ovvero tutto l’insieme di illeciti che riguardano crimini a danno delle opere d’arte e della storia del nostro territorio. Sulle Archeomafie il Lazio è 1° in assoluto sul piano nazionale con 148 reati che costituiscono il 17,4% del dato italiano. 

“Per il quarto anno consecutivo il Lazio è quinto nella classifica nazionale degli ecoreati e tra i dati che emergono più preoccupanti ci sono, oltre a quelli tristemente tradizionali, gli illeciti a danno delle opere d’arte che mettono la nostra regione al primo posto in assoluto per questi crimini – conclude Scacchi – La regione deve assolutamente mettere in campo specifici impegni per combattere i reati ambientali, a partire dall’istituzione della consulta regionale Ambiente e Legalità, bisogna infatti proteggere il Lazio dalle mire eco-mafiose per valorizzare al meglio lo straordinario patrimonio naturale, storico-culturale e archeologico del nostro territorio; da quest’anno sarà decisiva per la lotta all’eco-criminalità la legge sugli ecoreati approvata lo scorso maggio che può davvero dare una svolta alla lotta alle ecomafie se tutti, cittadini, istituzioni e associazioni, continueranno a tenere alta la guardia”.

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Terzo appuntamento della tappa laziale di Goletta dei Laghi, campagna nazionale in collaborazione con COOU, Consorzio Obbligatorio Olii Esausti e Novamont. Questa mattina l’equipaggio del Cigno Azzurro ha tenuto un incontro con stampa, cittadini e istituzioni a Bracciano, dove ha reso pubblici i risultati dei monitoraggi scientifici effettuati nei giorni scorsi sui laghi di Bracciano e Albano. È stata l’occasione, quella di oggi, per informare la cittadinanza sul perché e sulle modalità dei monitoraggi svolti dai tecnici della Goletta dei Laghi, che da ormai 10 anni si occupano di indagare le criticità che affliggono gli invasi di tutta Italia, da nord a sud. Inoltre, Legambiente ha “consegnato” i risultati ai comuni del lago Sabatino con campioni simbolici delle acque di ognuno dei fossi risultati inquinati, ponendo un accento forte sulle condizioni critiche che persistono da anni su corsi d’acqua e torrenti che sfociano nel lago laziale.
In base alle analisi effettuate, infatti, i 4 prelievi eseguiti in corrispondenza dei fossimonitorati sul lago di Bracciano sono risultati oltre i limiti consentiti dalla normativa vigente in Italia, per presenza di microrganismi di origine fecale. I parametri indagati dal laboratorio mobile della Goletta dei Laghi sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli, secondo le procedure indicate dal Dlgs 30 maggio 2008 n° 116), la cui presenza è connessa con la presenza di scarichi civili non depurati. Il giudizio inquinato o fortemente inquinato viene dato sulla base dei valori riscontrati rispetto a quelli di riferimento stabiliti dalla normativa.
“Il monitoraggio – spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente –  ha l’obiettivo di denunciare le pressioni inquinanti che gravano sui laghi italiani. Al centro dell’attenzione ci sono gli scarichi non depurati e i punti maggiormente critici, individuati anche grazie alle segnalazioni dei cittadini. Siamo convinti che bisogna partire da queste situazioni per un’azione di tutela dei bacini lacuali, con politiche che coinvolgano tutti i Comuni, non solo quelli costieri, visto che l’inquinamento spesso arriva attraverso fossi e torrenti anche dai territori più interni”.
Il giudizio di Goletta dei Laghi è “fortemente inquinato” per uno dei due punti indagati ad Anguillara, in località Pizzo Prato, presso l’incile del fiume Arrone. Rientra nei limiti consentiti, il punto corrispondente alla spiaggia in località Marmotta, una buona novità rispetto al 2014.
Giudizio “inquinato” per il punto di Trevignano Romano che corrisponde con la foce del canale all’incrocio tra via della Rena e via San Pietro: qui la foce è proprio sulla spiaggia, con numerosi bagnanti che ci hanno segnalato acqua sporca e schiuma fuoriuscire dal canale.
A Bracciano infine, due punti su due “fortemente inquinati”: il Fosso della Lobbra e il Rio delle Mole. Merita un discorso approfondito il primo caso, perché ormai da tempo la foce del Fosso della Lobbra è al centro di problematiche sullo stato di degrado, sporcizia e abbandono in cui versa: materassi, calcinacci, sacchi dell’immondizia e addirittura amianto vengono abbandonati a due passi dal fosso. Nel secondo punto, la foce del fosso di Grotta Renara, la situazione è meno grave ma i valori di batteri fecali sono comunque altissimi. I cittadini segnalano l’abbandono di sfalci da potatura e anche di rifiuti organici.
“Non è accettabile che nel 2015 una situazione del genere si protragga ulteriormente – dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – quando ci sono numerose normative che impongono il rispetto della qualità delle acque interne. Già un anno fa la situazione era altamente critica e chiedemmo un cambio di rotta deciso durante un incontro pubblico nell’ambito della Goletta dei Laghi insieme ad amministratori, associazioni ed ente parco. Con la consegna dei risultati delle analisi di oggi, ci mettiamo a disposizione delle amministrazioni per valutare le azioni da intraprendere per la salubrità del lago; si lavori per migliorare le condizioni dei punti da noi monitorati, per il bene dell’ecosistema lacustre e di quello del Parco Regionale Bracciano Martignano che lo include, oltre che per rispetto delle migliaia di persone che ogni estate affollano queste spiagge in cerca di una valida alternativa al mare”.  A tal proposito, lodevole la richiesta di collaborazione che arriva dal vice sindaco di Trevignano, di monitorare congiuntamente al Cigno Verde lo stato dei fossi già analizzati.
Discorso del tutto diverso per il lago di Albano. A Castelgandolfo, infatti, i tecnici della Goletta dei Laghi hanno riscontrato parametri sotto i limiti critici: l’acqua dei punti indagati manifesta valori microbiologici eccellenti in 3 località su 3 (via Spiaggia del Lago 28, via Spiaggia del Lago/via Pian del Lago, via dei Pescatori presso ex Emissario Romano).
Il monitoraggio scientifico
I prelievi vengono eseguiti dalla squadra di tecnici che anticipa di qualche giorno l’equipaggio impegnato nella comunicazione. Le analisi chimico-fisiche vengono effettuate direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo mentre i campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene nel laboratorio mobile entro le 24 ore dal prelievo. Come da normativa “il punto di monitoraggio è fissato dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti o il rischio più elevato di inquinamento in base al profilo delle acque di balneazione. I parametri presi in considerazione sono gli stessi previsti per i controlli sulla balneazione in base al Decreto Legislativo del 30 maggio 2008 n° 116.
Legenda:
INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 500 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1000 UFC/100ml
FORTEMENTE INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2000 UFC/100ml

Dossier “Nuovi treni per città più vivibili”. Nel Lazio le quattro linee pendolari più frequentate d’Italia. A Roma quasi il 60% dei tram ha più di 20 anni di vita, 10 metro sono da sostituire e 60 i treni da riqualificare. Legambiente “Subito mezzi pubblici migliori per migliorare la qualità della vita”

Secondo i dati emersi dal dossier di Legambiente “Nuovi treni per città più vivibili”, Roma ha 154 tram di cui il 59,8% ha più di 20 anni con un’età media di 36,2, e almeno 34 di questi vanno sostituiti o riqualificati; eppure le linee di tram potenziate e protette con le preferenziali, sono una delle soluzioni fondamentali per rivedere il trasporto pubblico e far sì che Roma possa tornare a respirare. Sono poi 60 i treni metropolitani da sostituire, 40 quelli a media percorrenza da cambiare, 10 le metropolitane da riqualificare. Vetture vecchie e scomode quindi che d’estate si trasformano in forni mettendo a rischio la salute dei cittadini.

“Le amministrazioni, capitolina e regionale, devono realizzare una rigorosa cura del ferro, passando anche dalla cura di carrozze, vagoni, bus, per migliorare la qualità della vita delle persone – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio – per dare a Roma e a tutto il Lazio una nuova bellezza, Schermata 2015-06-10 alle 15.46.36incentivando l’uso dei mezzi pubblici e scoraggiando quello dell’auto privata, e poter respirare un’aria nuova e pulita. Bene che la Regione Lazio abbia programmato 26 nuovi treni e ne abbia messi 16 in opera, ma questo sia un punto di partenza che nella scrittura del prossimo contratto di servizio tra Regione e Trenitalia, veda lo slancio necessario ad una nuova cura del ferro nel Lazio, anche attraverso la riqualificazione dei treni da rinnovare e la sostituzione dei materiali più vecchi, restituendo così una buona condizione di trasporto per tutti i viaggiatori del Lazio che potranno così viaggiare su mezzi più dignitosi. Le scene di questi giorni in futuro devono diventare solo un brutto ricordo, basta con guasti continui a tram, metro e treni, con aria condizionata non funzionante, mezzi che si fermano abbandonando sui binari migliaia di cittadini, o metropolitane bloccate che mettono a repentaglio l’incolumità di romani e turisti nelle resse sulle banchine sotterranee”.

Secondo il dossier, poi, 945.000.000 è il numero impressionante di passeggeri che ogni anno prendono autobus o metro nella capitale mentre sono 90.000 le persone che ogni giorno salgono sul treno Roma-Lido, la tratta pendolare italiana con il più alto numero in assoluto di viaggiatori, che proprio nei giorni scorsi come accade spesso, è stata protagonista di guasti tecnici che hanno portato migliaia di pendolari per ore a dover percorrere a piedi la ferrovia. Ai primi 4 posti in Italia per numero di viaggiatori, ci sono 4 linee pendolari laziali: la Roma-Lido (90.000 viaggiatori al giorno), la Fiumicino-Fara Sabina (75.000), la Roma Flaminio-Viterbo (75.000) e la Roma Ostiense-Viterbo (65.000), e tra le prime 12 linee italiane per frequentazione sono 8 quelle del Lazio (a quelle già citate si aggiungono le tratte da Civitavecchia, Viterbo, Castelli e Nettuno). La situazione non è migliore nella Capitale dove la Metro C stenta ancora a diventare un’arteria della mobilità urbana vista la tratta per adesso limitata e i continui guasti e malfunzionamenti sulle altre linee, soprattutto la B, e dove da tempo non vengono più realizzate corsie preferenziali protette per tram e bus di superficie.

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È partita anche nel Lazio SPIAGGE E FONDALI PULITI la campagna di Legambiente, e a Capocotta presentato il dossier SPIAGGE INDIFESE sull’erosione costiera.

Nel Lazio 117 km di costa in erosione, il 54,2% del totale. Spesi oltre 32 milioni dal 97 ad oggi. Legambiente “No al progetto dei pennelli di Ostia e mai più un metro cubo di cemento sul litorale”.

Da questa mattina i volontari del cigno verde sono impegnati in SPIAGGE E FONDALI PULITI, la campagna di volontariato per ripristinare la bellezza e il decoro, proprio alle porte della stagione balneare. Con l’occasione ad Ostia è stato presentato il dossier sull’erosione SPIAGGE INDIFESE. Nel focus sul litorale romano si racconta il progetto di 8 pennelli per una tratto di costa di 4 km, la cui inefficacia è dimostrata dall’effetto che i pennelli costruiti fino ad ora hanno spostato solo più a sud l’area maggiormente erosa.
“I dati che emergono dallo studio che presentiamo, dimostrano che è giunto il momento di dire basta a progetti anti-erosione che sono tutt’altro che risolutivi e oltretutto aggravano il problema di interi tratti di costa, no ai pennelli e mai più un metro cubo di cemento sul litorale – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – Dopo la levata di scudi contro il progetto dei pennelli ad Ostia sia di associazioni e cittadini, sia degli stessi balneari, chiediamo alla Regione di chiudere con la strutturazione di opere di tale impatto”.

Secondo il dossier di Legambiente, sulla spiaggia di Roma, dalla foce del Tevere verso sud, le barriere soffolte e i pennelli si susseguono con continuità per circa 6,5 km, ma la presenza della spiaggia a fini balneari in questo tratto è garantita solo da continui ripascimenti e rifioriture delle barriere che avvengono mediamente ogni 2-3 anni. Il peso economico di questa politica dal 1997 al 2013 è di oltre 32 milioni di euro e in questo periodo sono stati portati ad Ostia 2,7 milioni di m3 di sabbia. Quest’anno, l’erosione colpisce in particolar modo il tratto tra il canale dei Pescatori e la Via Cristoforo Colombo, sottoflutto rispetto al molo armato, per una lunghezza di circa 1 km. L’Ardis (Agenzia Regionale Difesa del Suolo) prevede, come nuovo progetto di difesa, la realizzazione di 8 pennelli ortogonali alla linea di costa della lunghezza di 200 m a forma di “T” per un costo di 5 milioni di euro. L’intervento previsto copre una lunghezza di 4 km, a fronte di 1 km in regime critico, inoltre tale intervento manca ancora di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). E intanto la linea di costa a sud della Via Cristoforo Colombo è addirittura avanzata rispetto a quella del 1944.

 
“Bisogna dire con fermezza che l’erosione esiste perché gli argini fluviali sono stati cementati e non apportano più materiale detritico in mare – conclude Roberto Scacchi -, perché le opere portuali e d’altro genere sulla costa non fanno che deviare e accelerare i flussi marini dando più forza ai fenomeni erosivi e perché sono stati distrutti negli anni gran parte degli ambienti dunali che “fabbricano” sabbia e le praterie subacque di Posidonia che la difendono dalle correnti. La Regione fermi il progetto dei pennelli di Ostia e investa su un piano di difesa del litorale che metta insieme salvaguardia degli ambienti dunali e ripristino della naturalità degli alvei fluviali. Va nella giusta direzione in questo senso, il processo di istituzione del Parco del Tevere che chiediamo sia portato a termine quanto prima; intanto vengano difese le dune e la spiaggia di Capocotta, vero esempio di sana gestione nel rispetto dell’ambiente circostante. In occasione oggi della Giornata Mondiale per la Biodiversità, c’è da prendere un impegno comune tra tutti gli operatori, le associazioni e i cittadini che amano il mare, perché il litorale di Roma torni di nuovo ad essere una culla di bellezza e custode della straordinaria biodiversità marina”.

Alla presentazione hanno partecipato tra gli altri: Elisabetta Studer, presidente del circolo Legambiente Mediterranea; Francesca Piottoli, presidente del circolo Delta del Tevere, Massimo Muzzarelli, assobalenari di Ostia; Claudio Presutti, presidente del consorzio “Capocotta-Cinque Spiagge”.

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