Crimini ambientali addio: il “processo breve” mette a rischio i processi per illeciti ambientali.

Crimini ambientali addio: il “processo breve” mette a rischio i processi per illeciti ambientali.

L’inquinamento della Valle del Sacco e lo smaltimento illegale di rifiuti del viterbese potrebbero restare impuniti

Il “processo breve” tanto voluto dal Governo significherà, tra le altre cose, lo stop ai processi per reati ambientali e l’impunità di coloro che hanno danneggiato gravemente l’ambiente e la salute delle persone che ci vivono. Il meccanismo prescrittivo previsto, infatti, scatterà prima per i reati la cui pena è minore: illeciti ambientali in primis, dunque, i quali vengono per la maggior  parte considerati contravvenzioni e non delitti e dunque sanzionati in maniera lieve. Ma non basta: la scure della prescrizione si abbatterà anche sui reati collegati a quelli ambientali, rendendo così impossibili le indagini, oltre che i processi. Questa miscela sarà ancora più esplosiva se non si recepirà la direttiva europea in materia di tutela penale dell’ambiente che prevede, tra l’altro, la responsabilità penale delle persone giuridiche – quindi degli inquinatori – che commettono reati ambientali.

Nel Lazio sono diversi i processi su reati ambientali a rischio. Le popolazioni avvelenate della Valle del Sacco potrebbero non vedere mai fatta giustizia relativamente ai pesantissimi capi d’accusa imputati agli inquinatori: disastro ambientale, contaminazione dei siti destinati ad insediamenti abitativi, agricoli e di allevamento, avvelenamento delle acque del fiume Sacco destinate all’irrigazione e all’abbeveraggio degli animali con conseguente avvelenamento di sostanze destinate all’alimentazione umana, scarico di acque reflue industriali in assenza di autorizzazioni con conseguente assenza dei sistemi di sicurezza, controllo e trattamento depurativo. Ma rischiano di non scontare la pena neanche i colpevoli del traffico illecito di rifiuti che ha interessato il viterbese: dopo il sequestro di 250.000 tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non, smaltiti illegalmente e dopo alcuni arresti eccellenti anche nella Pubblica Amministrazione, il processo ancora pendente potrebbe non arrivare mai a sentenza definitiva.

“Il processo breve è una vera mannaia per la giustizia su illeciti ambientali gravissimi, quali l’inquinamento della Valle del Sacco o le discariche abusive del viterbese, per citare solo due dei tanti esempi nella nostra regione. Le popolazioni inquinate vedranno negato il diritto a vivere in un ambiente salubre e sarà sempre più difficile in futuro portare i colpevoli in tribunale – ha affermato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Invece che inserire i reati ambientali nel codice penale, da un lato la riduzione dei tempi porterà a non aprire proprio questi processi che necessitano di lunghe e complesse fasi di indagini, dall’altro la prescrizione porterà a non chiuderli con sentenze definitive. E così si rischia che si ”prescrivano” anche le bonifiche: nessuno pagherà per il disinquinamento e i territori rimarranno martoriati, finendo nella lista delle mancate bonifiche a carico delle vuote casse dello Stato”.

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