Dal "Cantiere Futuro" di Legambiente Lazio idee e proposte per uscire dalla crisi

Dal “Cantiere Futuro” di Legambiente Lazio idee e proposte per uscire dalla crisi

Confermati Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, e Cristiana Avenali, direttrice e amministratrice di Legambiente Lazio Si è conclusa la due giorni del IX Congresso Regionale di Legambiente Lazio, presso la Sala Auditorium dell’Ara Pacis di Roma, con l’elezione degli organismi dirigenti e la conferma di Lorenzo Parlati alla carica di Presidente di Legambiente Lazio e di Cristiana Avenali, Direttrice e Amministratrice di Legambiente Lazio.

Beni comuni, partecipazione, cultura e legalità, sono i temi al centro della discussione, come evidenziato dalla mozione finale del Congresso, che si riporta di seguito. La straordinaria vittoria referendaria relativa allo “status pubblico” del bene acqua e alla sua gestione pubblicistica, e alla definitiva fuoriuscita dall’avventura nucleare del nostro paese, vittoria alla quale la nostra Associazione ha fortemente contribuito sia in termini di mobilitazione dei Circoli sia in termini di “mettere a disposizione” dei cittadini le proprie elaborazioni tematiche, non soltanto ha dimostrato una formidabile disponibilità alla partecipazione, non soltanto ha dimostrato la capacità della questione ambientale di “sciogliere” e rimescolare le rigidità delle appartenenze politiche, ma ha definitivamente squadernato una realtà di critica di massa al liberismo.

L’idea che esistano beni indisponibili alle regole del mercato – la cultura, il sapere, l’acqua, la salute – beni che devono essere sottratti alla contrattazione mercantilistica, “rompe” oggettivamente quell’antropologia sociale, che ha dominato gli anni ’80, basato sulla personificazione delle merci e sulla cosificazione delle persone. Nella nostra Regione, più fronti soffrono l’inesistenza di una pianificazione concreta, dettata da esigenze contingenti, disegnata a partire da dati reali, in grado di progettare il futuro senza affidarsi all'”emergenza” ed ai continui conseguenti commissariamenti. L’azione di Legambiente Lazio deve continuare ed incidere sempre più per costruire quelle politiche che ancora mancano. Legambiente Lazio, nel denunciarne l’assenza, assume quale “frontiera primaria” del proprio agire: – il piano rifiuti, e con esso di un’idea di gestione, che non sia il progetto di nuove discariche ed impianti di incenerimento, ma che ripercorra le indispensabili tappe di una gestione integrata, dalla riduzione, al riuso fino al riciclo, finanziandone l’impiantistica e gli indispensabili momenti di sensibilizzazione della cittadinanza, capace di superare l’attuale regime di monopolio. – il piano regionale della mobilità, che rimetta al centro il trasporto collettivo nelle aree urbane e verso di esse, con un nuovo ragionamento intorno alle infrastrutture e contestualmente utilizzando gli strumenti semplici di sempre come le corsie preferenziali protette, le ztl, le aree pedonali, e quelli della mobilità sostenibile a partire dalle piste ciclabili, al car sharing e bike sharing. – il piano energetico, con obiettivi ambiziosi di diffusione ed integrazione delle diverse forme di energia rinnovabile, di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 in tempi certi. – il piano di tutela e sviluppo di parchi e aree verdi, che insieme a quelle vincolate subiranno ancora l’attacco del cemento (questa volta programmato!) dal nuovo piano casa regionale. Il che vuol dire una rapida approvazione dei Piani d’Assetto redatti dagli Enti di gestione delle Aree Protette Regionali. Occorre sostituire a politiche urbanistiche basate sul consumo di suolo azioni tendenti al risanamento di un territorio tarlato, non soltanto dagli eccessi cementizi ma compromesso al punto tale da minacciare la sicurezza delle comunità urbane e delle persone. Tali azioni non sono soltanto mere politiche di manutenzione ordinaria e straordinaria, pure importanti come detto, ma devono assumere il profilo di azioni tendenti al ripristino della biodiversità e della bellezza originaria di quei territori, seguendo le indicazioni del Piano territoriale paesistico regionale, che deve essere immediatamente approvato in regime di copianificazione con il Ministero dei Beni Culturali.

Gli indiscutibili risultati del referendum devono tradursi in realtà. L’acqua dovrà essere gestita in modo pubblico e partecipato. La garanzia della qualità delle acque non può essere affidata all’applicazione di metodi di potabilizzazione, sono necessari controlli ed interventi adeguati. La tutela della qualità delle acque richiede nuovi investimenti in sistemi fognari e impianti di depurazione. La lotta alle ecomafie deve intensificarsi. Dagli abusi edilizi ai traffici illeciti di rifiuti, le illegalità dilagano, provocando danni ai territori, minacciando la salute dei cittadini e inibendo l’economia locale. A questo fine, il IX Congresso di Legambiente Lazio, nel reiterare la propria solidarietà ai volontari animatori del Villaggio della Legalità a Borgo Sabotino, oggetto di un volgare e criminoso attacco della delinquenza eco mafiosa, reitera contemporaneamente il proprio impegno fattivo , affinché tale esperienza cresca e si incrementi ulteriormente.

Sono necessarie risorse da destinare alle bonifiche dei territori, martoriati da discariche abusive, da sversamenti di acque contaminate, da impatti di siti industriali e di produzione di energia anche dismessi da tempo, come quelli nucleari. E ancora di quei siti che sono stati in passato di produzione di armi chimiche, come il caso del centro militare sul Lago di Vico.

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