Elezioni Roma e Lazio, Legambiente presenta proposta nuovo patto per una Regione Verde

Elezioni Roma e Lazio, Legambiente presenta proposta nuovo patto per una Regione Verde

Elezioni Roma e Lazio, Legambiente presenta proposta nuovo patto per una Regione Verde: serve un’idea di futuro che punti a migliorare la qualità della vita dei cittadini, attraverso l’innovazione verde e i diritti per creare nuovo lavoro.
Legambiente entra nella discussione verso le elezioni a Roma e nel Lazio, con una proposta di un nuovo patto per una Regione Verde. L’Assemblea regionale di Legambiente Lazio, dal titolo “Da Doha al Lazio la stessa sfida. Per un green new deal nel Lazio. Verso una Regione smart, beni comuni, lavoro, diritti”, ha lanciato proposte articolate aprendo un confronto con altre associazioni di cittadini e delle imprese, che hanno partecipato all’appuntamento.

“A Roma e nel Lazio serve un’idea di futuro che punti a migliorare la qualità della vita dei cittadini, attraverso l’innovazione verde e i diritti per creare nuovo lavoro -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente Legambiente Lazio, introducendo i lavori-. Per battere la crisi bisogna cambiare modello e la chiave ambientale è determinante per modernizzare il Lazio: basta cemento inutile è il momento di puntare davvero sulla manutenzione delle città, dei paesi e del territorio; stop a mega infrastrutture che non vedranno mai la luce per puntare a nuove reti di trasporto su ferro per battere smog e traffico. La fine della legislatura è stata una vergogna, con i reati e un sistema a Roma e in Regione che va  smantellato, serve un forte protagonismo della società civile, delle associazioni dei cittadini e delle imprese, per restituire dignità e ruolo alle istituzioni devastate dagli scandali. Nelle prossime settimane continueremo la discussione per arrivare a un manifesto condiviso per Roma e il Lazio, da presentare a chi si candida a governare, come programma di governo.”

Legambiente lancia quattro concrete nuove proposte di legge: una “legge per i pendolari”, con l’istituzione di un Fondo regionale per il trasporto locale, nel quale confluisca almeno l’1% del bilancio regionale, 200 milioni all’anno vincolati nei cinque anni di governo per migliorare quantità e qualità e offerta del servizio per quel milione e mezzo di cittadini che ogni giorno si sposta con treni e bus nel Lazio; una “legge per l’acqua pubblica” che assuma le proposte del Forum dell’Acqua, dei movimenti e dei Comuni recuperando gli importanti investimenti sul fronte delle fognature, della depurazione, della rete idrica, affrontando l’emergenza arsenico per la potabilità; una “legge per i piccoli Comuni”, cuore pulsante della nostra regione troppo spesso dimenticato; delle “norme per appalti puliti” una risposta forte della Regione sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Nel Lazio serve pianificazione, vanno approvati dopo molti annni il Piano Territoriale Generale e il Piano Territoriale Paesistico, il piano trasporti e quello energetico;
bisogna rivedere la “legge urbanistica” per proteggere il paesaggio e vincere il consumo di  suolo rinnovando i piani regolatori dei Comuni, e la “legge sui parchi” per il riordino degli enti ma
soprattutto per una nuova strategia che punti sulle aree protette.

Nella crisi di risorse pubbliche che attraversiamo, va fatto un ragionamento approfondito sulle infrastrutture: al Lazio non servono, un GRA bis da un miliardo e 700milioni di euro, l’autostrada Pontina da 2,4 miliardi con un finanziamento pubblico del 40%, il nuovo porto di Fiumicino o il raddoppio a nord dell’aeroporto Da Vinci garantito dalle tariffe dei cittadini, quanto piuttosto infrastrutture su ferro, treni, metropolitane e tramvie sulle quali indirizzare anche i soldi privati. La nuova programmazione dei Fondi Europei è l’occasione giusta per fare scelte innovative per il futuro, che nella prossima programmazione 2014-2020 devono essere tutte orientate al raggiungimento degli obiettivi del piano Europa 2020. Nella programmazione 2007- 2013 gli investimenti del Programma Operativo Regionale POR FESR sono stati di 743,5 milioni di euro, quelli del Piano di Sviluppo Rurale PSR di 703 milioni di euro, quelli del POR FSE per la formazione e l’occupazione di 736 milioni di euro. Va cambiata la dimensione dei bandi per finanziamenti “a pioggia” e vanno definiti obiettivi e priorità volano di sviluppo per il Lazio.

Legambiente propone anche un “green fund regionale” per Kyoto a livello locale per far divenire la Regione Lazio protagonista e capofila nel Paese di una sorta di coalizione dei volenterosi a scala locale puntando sul risparmio e l’efficienza energetica, lanciando un programma regionale per avere impianti solari sui tetti delle case e dei capannoni, a partire dagli edifici pubblici, e poi eolico, geotermico, mini idroelettrico, rinunciando a nuovi mega impianti a combustibili fossili, carbone e olio combustibile e puntando anche sulla manutenzione del territorio.

In questo quadro Roma deve avere un ruolo trainante. Le politiche di questi anni della Giunta
Alemanno sul fronte della vivibilità, hanno peggiorato la Capitale: Roma è sempre più invivibile, si
allontana dal modello di una Capitale europea sostenibile, il governo della città ha lasciato spazio
alle peggiori pulsioni, perdendo senso di comunità. La Capitale deve, allora, riguadagnare una forte
coesione sociale con un progetto nuovo, tornando a proiettare un’immagine internazionale positiva.
Serve un ragionamento serio sull’assetto istituzionale dell’area metropolitana, la città deve puntare
su progetti urbani di riqualificazione piuttosto che su nuovo inutile cemento, serve nuova qualità
alle periferie, un salto in avanti per il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile, la ciclabilità.

“Il Lazio attraversa, in modo simile al resto del Paese, crisi molto pesanti, ormai strutturali, con enormi ricadute sociali, crisi del sistema, del modello che vanno affrontate con un nuovo patto tra i cittadini per un futuro verde -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. A Roma e nel Lazio serve una forte discontinuità, bisogna ripartire dalle esigenze del territorio, delle persone, stare dalla parte della gente, la Regione deve recuperare il suo ruolo e le sue competenze, servono politiche per affrontare le crisi ambientali ed economica. La Regione deve poi governare i processi, fermare i commissariamenti per sanità, parchi, rifiuti, arsenico, rivedere la spending review che non può essere cieca come è stata finora. Bisogna puntare davvero sulla scuola, la ricerca, l’università e la formazione, e servono finalmente trasparenza e partecipazione e l’ascolto delle persone, ma anche strumenti nuovi, come il bando delle idee per i piccoli Comuni da riproporre a scala regionale. Manutenzione e recupero per ridisegnare i quartieri, trasporto collettivo, gestione moderna dei rifiuti puntando sul porta a porta, messa in sicurezza e manutenzione del territorio per battere il dissesto, agricoltura e produzioni di qualità: sono
queste le nuove grandi sfide per il XXI secolo nel Lazio.”

Hanno partecipato alla discussione, tra gli altri, Lorenzo Cadeddu, Link Rete della Conoscenza; Roberto Crea, segretario Cittadinanzattiva Lazio; Vito Consoli, Territorio Roma; Claudio Di Berardino, segretario generale CGIL Lazio; Tatiana Marchisio, portavoce di Generazioni Lazio; Gianni Palumbo, portavoce Forum Terzo Settore Lazio; Ferdinando Secchi, Libera Lazio; Lorenzo Tagliavanti, direttore CNA di Roma. All’appuntamento hanno partecipato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, e Maurizio Gubbiotti, coordinatore segreteria nazionale Legambiente, oltre ad alcuni “testimoni di innovazione” Ing. Andrea Benedetto, CRISS – Università degli Studi Roma Tre; Ing. Antonio Tedeschi, Università degli Studi Roma Tre; Elisabetta Maggini, presidente Vocazione Roma; Pasquale Amideo, Chief Technology Officer Solsonica SpA.

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