Ex 3° Deposito carburanti e lubrificanti VITINIA sia dichiarato area di notevole interesse pubblico.

Ex 3° Deposito carburanti e lubrificanti VITINIA sia dichiarato area di notevole interesse pubblico.

Legambiente Lazio invia richiesta alle autorità competenti e ne discute questo pomeriggio nel convegno “Quattro passi fra storia e natura…”

Sposando la proposta dell’Associazione “Viviamo Vitinia” relativa all’Area Militare ex Terzo Deposito carburanti e lubrificanti VITINIA Legambiente Lazio ha da tempo presentato alle autorità competenti – Sindaco di Roma, Presidenza Regionale, Provinciale e del XII Municipio, Assessorati all’Urbanistica, alle Politiche del Territorio e Tutela Ambientale, Sopraintendenze per i beni archeologici del Lazio e del Comune di Roma – richiesta di avvio delle procedure finalizzate alla dichiarazione di area di notevole interesse pubblico.

Le ragioni della richiesta saranno discusse nel corso del convegno “Quattro passi fra storia e natura…”, che si terrà questo pomeriggio alle ore 17 presso l’Auditorium S. Chiara di Roma, e al quale prenderà parte anche il Presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati. L’Area Militare, che si estende per circa cinquanta ettari all’interno del XII Municipio, rientra nell’elenco dei beni immobili nella disponibilità del Ministero della Difesa da inserire nel programma di dismissioni e classificata come “bene attualmente in uso e/o necessario alle Forze Armate”.

“L’area ha un indiscutibile valore storico, artistico e naturalistico e va perciò sottratta ad una nuova colata di cemento. È stata finora preservata perché parte del patrimonio militare ma allo stato dei fatti, essendo inaccessibile, richiede un intervento di bonifica da parte delle autorità competenti. Nel minor tempo possibile va restituita ai residenti che da sempre l’hanno avuta a cuore, viste le tante iniziative organizzate in passato” – ha affermato Lorenzo Parlati, Presidente di Legambiente Lazio.

L’area militare ha tutte le carte per essere dichiarata di notevole interesse pubblico: dal punto di vista naturalistico confina con la Riserva Statale del Litorale Romano, ricoprendo un ruolo di connessione tra le aree boscate limitrofe e tra queste ultime e l’ecosistema Fiume Tevere; al suo interno è ormai acclarata la presenza dell’antica villa romana appartenuta a Lucio Fabio Cilone, senatore e amico dell’Imperatore Settimio Severo; infine rappresenta un luogo importante per la memoria storica, poiché fu oggetto, proprio il giorno dell’armistizio, l’8 settembre del 1945, di un attacco da parte dell’Esercito tedesco.
Secondo la legislazione in materia (Dgsl. n. 42/2004) “la proposta è formulata con riferimento ai valori storici, culturali, naturali, morfologici, estetici espressi dagli aspetti e caratteri peculiari degli immobili o delle aree considerati ed alla loro valenza identitaria in rapporto al territorio in cui ricadono, e contiene proposte per le prescrizioni d’uso intese ad assicurare la conservazione dei
valori espressi”. Inoltre, il decreto di vincolo detto 431/lettera M, emesso dal Mibac, con particolare riferimento all’area di Tor Marancia, dice che, in un città come Roma, l’esigenza del vincolo debba estendersi anche alle aree che costituiscono il contesto ambientale e naturalistico nel quale ricade il bene archeologico. “Proprio in forza di questa Delibera è possibile proporre all’Amministrazione Comunale, naturalmente in concerto con il Ministero della Difesa, di avviare un procedimento amministrativo in permuta attraverso il quale il Ministero cede all’Amministrazione Comunale l’area e realizza la cubatura prevista in una delle ex caserme oggetto della citata delibera.” – afferma Mauro Veronesi, responsabile del territorio di Legambiente Lazio. Naturalmente a parità di cubatura: parliamo di permuta, infatti, e non di compensazioni, poiché l’art. 14 delle Norme Tecniche Attuative del Prg limita l’istituto delle compensazioni – e quindi delle relative cubature triplicate – “esclusivamente” alle trasformazioni indicate alla Tabella A del Piano delle Certezze e alla Delibera della Giunta Comunale approvata nel 2002, delibera che ha ulteriormente – ed irresponsabilmente, a nostro avviso – ampliato la platea delle compensazioni, anche su aree non gravate da vincoli di inedificabilità” – conclude Veronesi.

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