Goletta Verde di Legambiente Il business dei nuovi porti: fermare un'inutile e dannosa colata di cemento sul litorale laziale

Goletta Verde di Legambiente Il business dei nuovi porti: fermare un’inutile e dannosa colata di cemento sul litorale laziale

Goletta Verde di Legambiente
Il business dei nuovi porti: fermare un’inutile e
dannosa colata di cemento sul litorale laziale

Piano Porti della Regione Lazio: previsto un assurdo raddoppio dei posti
barca che segnerebbe un + 5.000 tra ampliamenti delle strutture
esistenti e nuove infrastrutture

Legambiente: “La nuova giunta riveda subito il piano portualità deciso dalla Polverini tenendo conto delle reali esigenze e caratteristiche dei territori. Stop ai faraonici progetti, e di quelli realizzati in zone a rischio erosione e di frane” Navi e cemento. Il business dei nuovi porti corre a ritmi forsennati sulla costa laziale. Uno sviluppo insensato che non tiene conto né dei reali traffici, né delle distanze tra un’infrastruttura e un’altra e che molto spesso, vedi il caso di Fiumicino, è frutto di una mera speculazione finanziaria. I
numeri della portualità laziale sono da capogiro: 9402 gli attuali posti barca stimati, cioè 26 posti barca per ogni chilometro di costa, di cui 4.597 disponibili nella rete delle grandi infrastrutturazioni portuali ed i restanti 4805 disponibili in canali, darsene e ormeggi. Per la Regione Lazio, però, non bastano: a questi, secondo i piani regionali, andrebbero aggiunti infatti altri 4551 nuovi posti barca, nella rete delle grandi infrastrutture portuali, fra ampliamenti ed opere ex novo. Una scellerata politica che non tiene conto del grande problema dell’erosione costiera e dei territori a forte rischio idrogeologico in cui molto opere andrebbero ad insistere. Per questo Legambiente chiede un chiaro cambio di rotta alla nuova giunta Regionale, fermando i piani faraonici immaginati dalla Polverini, inutili e dannosi, e
dando il via ad un ripensamento urgente del piano della portualità che metta un freno alle nuove opere e si attivi piuttosto per adeguare e sistemare le infrastrutture già esistenti, più che sufficienti per le reali esigenze del Lazio.

Numeri e storie della “portualità laziale” raccontati da un dossier di Legambiente che saranno presentati oggi pomeriggio a Fiumicino (ingresso imbarchi Sardegna) alle ore 16, nell’ambito degli appuntamenti laziali del tour di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente a difesa dei mari e delle coste italiane. Saranno presenti Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio; Serena Carpentieri,
responsabile Goletta Verde; Valentina Romoli, vice presidente Legambiente Lazio e i volontari del nuovo circolo di Legambiente “Volontari per la tutela del territorio di Fiumicino”.

“Sull’intera costa italiana si assiste ormai ad un situazione caotica, con un crescendo di smaniosi progetti di nuovi inutili porti e approdi, magari a pochichilometri di distanza l’uno dall’altro, porti che, se arrivano a un completamento, restano spesso deserti e provocano danni al territorio – dichiara Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde. Il dossier sulla portualità del Lazio mette in risalto anche su questa costa la stessa identica situazione. Si parla di pianificazione dello sviluppo della nautica delle esigenze di posti barca, ma la sensazione è che in realtà più che ai metri lineari delle imbarcazioni si guardi ai metri cubi degli immobili da realizzare sulle banchine dei porti, magari non previsti dai piani regolatori, ben camuffati dietro la scusa di realizzare nuovi posti barca. Nuovi posti barca che
innanzitutto non servono. Non servono nuove colate di cemento, basterebbe razionalizzare e riqualificare i bacini già esistenti, quelli utilizzati poco e male. Da uno studio di Ucina e Legambiente nascerebbero cosi 39mila nuovi posti barca a disposizione del nostro Paese, senza consumare suolo, sottrarre ingenti risorse economiche inutilmente e cedere il passo alla speculazione”. Non parliamo di numeri di poco conto. Secondo le linee guida approvate dalla Regione Lazio nella passata legislatura, il cui scopo dovrebbe essere quello di mirare ad una pianificazione integrata e sostenibile delle aree costiere, andrebbero aggiunti 4551 nuovi posti barca, nella rete delle grandi infrastrutture portuali della Regione, fra ampliamenti ed opere ex novo. In sostanza, quasi il doppio di quelli esistenti, numeri che se confermati porterebbero la disponibilità totale di posti barca nelle sole grandi infrastrutture a 9148.

Ed in questo scenario è necessario che le Linee guida pongano l’attenzione sulla gravità del fenomeno dell’erosione costiera generato proprio da fenomeni di origine antropica. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Osservatorio dei Litorali Laziali, infatti, nel 2008 il fenomeno dell’erosione interessa un quarto delle coste laziali e complessivamente sono circa 76 i km di costa laziale colpiti dal fenomeno su 361 totali. I Comuni più colpiti sono quelli di Montalto di Castro e Tarquinia per quanto riguarda il viterbese, con circa il 50% delle coste in erosione, quelli di Sabaudia, Fondi e Sperlonga con una percentuale che si attesta fra il 47% e il 50% per il litorale
pontino e Fiumicino, Fregene e Ladispoli per quanto concerne il litorale romano con una percentuale che raggiunge addirittura il 67%.

“Le linee guida sui porti varate dalla giunta polverini ci consegnano uno scenario fortemente preoccupante per le coste della nostra regione ,con inutili e pericolose gettate di cemento da nord a sud del litorale,fra nuovi faraonici porti,ampliamenti di quelli esistenti ed approdi – dichiarano Valentina Romoli e Roberto Scacchi, rispettivamente, vice presidente e direttore di Legambiente Lazio -. È fondamentale quindi invertire la rotta bloccando questa inutile e pericolosa nova colata di cemento, rivedendo radicalmente il piano  presentato dalla precedente giunta della Regione Lazio, per investire, piuttosto, nell’unica vera grande opera che serve alla nostra regione, quella della messa in sicurezza del territorio, attuando politiche volte a perseguire con determinazione la piaga dell’urbanizzazione selvaggia e dell’abusivismo edilizio sulle nostre coste, portando avanti acquisizioni al pubblico patrimonio e abbattimento dei manufatti abusivi”.

Tra i maggiori scempi che si è cercato di portare avanti lungo le coste laziali, c’è da citare certamente l’ampliamento del porto nuovo porto di Fiumicino: un vero e proprio gigante di cemento con una capacità ricettiva di 1.500 posti barca, alla foce del fiume Tevere, ricadente tra l’altro in un’area soggetta a tutela orientata alla sistemazione paesaggistica e funzionale di una delle aree potenzialmente più interessanti e attualmente più depresse e degradate di tutto il litorale laziale, oltre ad
essere un’area a rischio idrogeologico r4, ovvero ad altissimo rischio. A bloccare la mega struttura per ora ci ha pensato la magistratura, che contesta all’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone una maxi frode del valore di 35 milioni di euro. Lavori realizzati in modo non appropriato.

Ma sono numerosi in tutta la regione i casi da segnalare per opere di ampliamento di infrastrutture esistenti e progetti di nuovi porti. Sempre alla Foce del Tevere, è in programma l’ampliamento del porto turistico di Ostia. Un progetto faraonico, che sostanzialmente triplica la superficie dello specchio acqua del porto che passerà da 206.000 metri quadrati a 733.000. I posti barca passeranno da 808 a 1.419.

Buone nuove, invece, da Anzio: Lo scorso 9 marzo, infatti, la gara per l’affidamento delle opere per la realizzazione del nuovo Porto Turistico di Anzio è andata deserta e l’amministrazione comunale si è vista costretta a rinunciare al progetto. Tramonta così, finalmente, un’opera che nelle intenzioni dei concessionari si presentava con numeri decisamente eco-insostenibili. Il progetto, infatti, prevedeva l’occupazione di 136.000 mq di specchio acqueo, 38.000 metri quadri per la nautica da diporto, 44.000 mq per il cosiddetto waterfront ovvero gli usi cittadini. Inoltre sarebbe  disposto ad accogliere 791 barche con lunghezza compresa fra 8 e 50 mt, 475 parcheggi a servizio della nautica da diporto (60% dei posti barca) e 215 parcheggi pubblici. Per Gaeta, invece, i progetti prevedono lo scavo dei fondali per portarli ad una profondità di 12 metri, per consentire ai giganti del mare di attraccare in sicurezza a Piazzale Nord. Il materiale dragato verrà utilizzato come precarica nella vasca di colmata già in essere, accelerando il processo di consolidamento necessario alla creazione dei futuri piazzali da 80mila metri quadrati accanto la nuova banchina. Verrà poi realizzata la nuova rotonda di accesso all’area portuale.

Ed è arrivato anche lo stop definitivo del Consiglio di Stato per il progetto del raddoppio del porto di San felice Circeo, che con 5000 nuovi posti barca, a fronte dei 250 già esistenti, se portato a termine avrebbe comportato una gravissima compromissione allo splendido ecosistema del Parco Nazionale del Circeo. Lo scorso 18 marzo, i lavori di ampliamento del Porto Turistico di Gaeta, sono invece finiti sotto la lente di ingrandimento dei Carabinieri. Gli inquirenti stanno scandagliando i passaggi amministrativi relativi alle procedure di richiesta e installazione delle nuove strutture, un progetto di ampliamento dell’ approdo turistico Base Nautica Flavio Gioia, che prevedrebbe la realizzazione di 215 posti barca, da realizzarsi nella parte interna Ovest di porto S. Antonio, in corrispondenza della torre municipale. Un nuovo diluvio di cemento è in programma a Formia, per il nuovo porto turistico che dovrebbe ospitare circa 628 imbarcazioni, per lo più di grandi dimensioni. Una speculazione immobiliare pari 38.000 metri. Il costo dell’operazione si aggira sui 75 milioni di euro.

E colate di cemento sarebbero previste anche ai danni del già fragile equilibrio delle coste delle isole Pontine. Nell’Isola di Ventotene, sarebbe previsto un aumento di 150 unità nautiche, passando così da 30 a 180 posti barca con un incremento pari al 500% in più dell’attuale. Una cifra sconsiderata tenendo presente la già enorme pressione antropica alla quale è soggetta l’isola in estate e tenendo conto del delicatissimo equilibrio ambientale a cui è legata. Nell’Isola di Ponza, infine, sarebbe addirittura prevista la realizzazione di un nuovo porto turistico a Cala dell’Acqua per 500 imbarcazione, in un’area classificata ad alto rischio ambientale. A questo si andrebbe a sommare l’ampliamento dell’attuale porto turistico (450 posti).

SCARICA IL PDF CON TUTTI I DATI

Comments are closed