Il Parco pubblico fluviale Capoprati di Legambiente rischia la chiusura. “Sia sostenuta la grande esperienza di volontariato, Comune e Regione ritornino a fare gli interventi ordinari e straordinari di loro competenza”

Il Parco pubblico fluviale Capoprati di Legambiente rischia la chiusura. “Sia sostenuta la grande esperienza di volontariato, Comune e Regione ritornino a fare gli interventi ordinari e straordinari di loro competenza”

Stamattina Legambiente, in conferenza stampa ha annunciato il rischio di chiusura del Parco.

Il degrado e l’abbandono minacciano una delle ultime aree naturali in cui riscoprire il Tevere e il suo prezioso ecosistema nel pieno centro di Roma. Il Parco del Tevere ha visto la luce nel 2001, dopo che la zona era stata bonificata dai volontari del cigno verde. Nel ’96 era una discarica a cielo aperto, ma quattro anni di lavori e campagne hanno tolto di mezzo 30 tonnellate di rifiuti e 50 di verde incolto.

Dentro hanno preso piede diverse attività: un centro estivo per bambini, un punto di noleggio biciclette e il circolo si è trasformato in polo di aggregazione per anziani e giovanissimi. Un’area verde attrezzata con vista sul Tevere, gazebo, panchine e altalene. Ma tutto questo sta lentamente sparendo sotto l’incuria e l’abbandono in cui versano il Tevere e le sue sponde negli ultimi anni, situazione aggravata ancora di più dalle ultime alluvioni che hanno allagato il parco e lasciato, al ritiro delle acque fango e rifiuti.

“C’è bisogno di rilanciare il sostegno a questa straordinaria esperienza di volontariato che ha segnato tanti e tanti anni di vita associativa, – dichiara Vittorio Cogliati Dezza presidente nazionale di Legambiente – e che oggi rischia la chiusura. I troppi mancati interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sul fiume, stanno infatti vanificando il lavoro volontario che, negli anni, ha restituito alla cittadinanza l’area, nella forma del parco che conosciamo oggi, e la costante presenza per renderlo continuamente fruibile”.

Da tempo ormai Capoprati è soffocato da una vegetazione che il Comune di Roma ha smesso di curare, non potando più gli alberi, inoltre non si pulisce più la pista ciclabile e ci sono scarichi abusivi che arrivano dal Lungotevere sul parco: la bella vista che si apriva sul fiume è ridotta a un pertugio da cui passa uno spiraglio di luce. La Regione tramite l’Ardis non interviene dal 2010 nella

pulizia degli argini e il ripristino della situazione pre-esistente dopo le alluvioni che si verificano annualmente e sulle quali i volontari sono intervenuti togliendo il fango, ma servono interventi più consistenti che solo le istituzioni possono realizzare. Tutto questo determina uno stato d’incuria che allontana la possibilità di fare educazione ambientale, è ormai difficile il passaggio delle biciclette e la realizzazione di altre attività che hanno strappato al degrado quel tratto di fiume. Capoprati è un esempio virtuoso di gestione delle sponde in collaborazione coi cittadini che si dovrebbe diffondere sul Fiume e non far si che anche queste realtà abbandonino tali luoghi perché le istituzioni non compiono il minimo loro spettante.

Tutto ciò che ormai si può “ammirare” è lo scheletro di acciaio e cemento armato del ponte della Musica. Costruito tra il 2008 e il 2011, il ponte ha giocato un ruolo cruciale nel degrado dell’argine in cui è incastonato il circolo. I lavori hanno infatti bloccato gli accessi alla sponda, impedendo il transito ai mezzi comunali deputati alla pulizia di quel tratto.

“Siamo impegnati in prima linea per difendere questo tratto di sponda del Tevere, mettendolo a servizio di cittadini, turisti, ciclisti, bambini e ragazzi delle scuole e di tutti coloro che vogliono conoscere e vivere il Tevere. Lo facciamo con la passione e la dedizione che ci abbiamo sempre messo ma che da sole non bastano. – dichiarano Massimo Di Stefano presidente del circolo Capoprati e Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio. Chiediamo un impegno forte da parte del Comune di Roma nel rivalorizzare l’area, partendo dalla pulizia della pista ciclabile prospiciente fino alla cura del verde del parco, e alla Regione Lazio, in particolare all’ARDIS, di riattivare le operazioni di pulizia degli argini, un tempo frequenti, per garantire la piena fruizione del parco e restituire a Roma una magnifica visuale sul fiume. Sia Capoprati il primo chilometro del Parco Fluviale del Tevere.”

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