Legambiente e Altraeconomia: preoccupa enormità 34 concessioni sorgenti a privati, per 2.100 ettari di superficie e 213 milioni di litri imbottigliati, anche se Lazio è tra le poche regioni promosse grazie a doppio canone per estensione concessioni e quantità acqua prelevata.

Legambiente e Altraeconomia: preoccupa enormità 34 concessioni sorgenti a privati, per 2.100 ettari di superficie e 213 milioni di litri imbottigliati, anche se Lazio è tra le poche regioni promosse grazie a doppio canone per estensione concessioni e quantità acqua prelevata.

Legambiente: stop alla privatizzazione della risorsa, il 26 marzo tutti in piazza a Roma per la manifestazione SI’ ai referendum acqua bene comune e nucleare.

Nel Lazio preoccupa l’enorme estensione di oltre 2.100 ettari per le 34 concessioni a privati esistenti per il prelievo di acque minerali da sorgenti, che portano la nostra regione al terzo posto nel paese per estensione della superficie destinata al prelievo, anche se il Lazio si conferma tra le poche promosse in Italia per la gestione delle acque minerali, grazie al doppio canone applicato sia in relazione all’estensione delle concessioni che alla quantità di acqua prelevata e imbottigliata. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, Legambiente e la rivista Altreconomia tornano a fare il punto della situazione sulla gestione idrica in Italia con il dossier Acque Minerali: la privatizzazione delle sorgenti in Italia per denunciare il quadro nazionale delle concessioni dell’acqua, che fa registrare un consumo pro capite di 192 litri di acque minerali più del doppio della media europea che è di 80 litri (dati Beverfood 2009).

 Nel Lazio, sulla sulla base dei parziali dati raccolti, sono 213 milioni i litri imbottigliati, dei quali solo il 16% in vetro, e 272 milioni i litri emunti. Sul fronte del canone si prevedono dai 60 ai 120 euro per ciascun ettaro dato in concessione, penalizzando di più il maggiore prelievo di acqua (la soglia limite per la tariffa più bassa è di 25 milioni di litri all’anno); 2 euro per ogni metro cubo di acqua imbottigliata; 1 euro al metro cubo per il volume emunto ma non imbottigliato. Sono inoltre previsti degli incentivi per favorire l’uso degli imballaggi in vetro o meglio ancora del vuoto a rendere, con una riduzione del canone sull’imbottigliato rispettivamente del 50% o del 70%, per l’acqua commercializzata non solo in vetro ma anche con vuoto a rendere. “Stop alla privatizzazione delle risorse idriche, serve più tutela per un bene comune indispensabile come l’acqua, anche per questo Legambiente sabato 26 marzo sarà in piazza alla manifestazione per il SI’ ai referendum acqua bene comune e nucleare – dichiara Lorenzo
Parlati, presidente di Legambiente Lazio – “Nel Lazio la Regione ha definito i canoni per le concessioni delle acque minerali, ma preoccupano ancora le tante e troppe estese concessioni. Servono allora norme più stringenti, per favorire l’uso dell’acqua pubblica, innalzando ancora i canoni fermi dal 2006, stabilendo una cifra di almeno 2,5 Euro per metro cubo imbottigliato o solo emunto, con un forte incremento dei fondi incassati dalla regione in un momento di crisi, e nel frattempo avviando una campagna di informazione tra i cittadini per proteggere questa risorsa così importante”.

In Italia, il ‘business dell’oro blu in bottiglia’ continua ad essere insostenibile per la collettività sotto il punto di vista economico e ambientale. Basta pensare che l’utilizzo di oltre 350mila tonnellate di PET, per un consumo di circa 700mila tonnellate di petrolio e l’emissione di quasi 1 milione di tonnellate di CO2. Delle bottiglie utilizzate solo il 78% sono in plastica e solo
un terzo viene riciclato mentre i restanti due terzi finiscono in discarica o in un inceneritore. Ad alto impatto ambientale è anche il trasporto visto che solo il 15% delle bottiglie viaggia su ferro, mentre il resto si muove sul territorio nazionale su gomma, su grandi e inquinanti TIR. Nel Lazio continua anche a preoccupare l’allarme arsenico: secondo la Decisione della
Commissione Europea del 28 ottobre scorso, sono 91 i Comuni del Lazio con 851.529 utenti del servizio idrico dove si dovrà correre ai ripari per rientrare bei parametri di legge per le concentrazioni di arsenico nell’acqua potabile (10 microgrammi per litro è il limite di legge). Secondo i dati dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio resi noti alla fine dello scorso anno, 24 tra questi Comuni hanno realizzato opere che hanno già riportato i valori nelle norme, in 46 Comuni oggi i livelli di arsenico nelle acque sarebbero tra 10 e 20 microgrammi per litro con necessità di interventi, mentre in altri 21 Comuni (5 nella provincia di Roma, 1 nella provincia di Latina e 15 nella Provincia di Viterbo) sono necessari importanti lavori.

“Mentre si privatizzano le sorgenti, l’emergenza arsenico continua a essere seria in diverse aree del Lazio, i valori nelle acque potabili vanno riportati nei limiti di legge di 10 microgrammi per litro. Per questo, torniamo a chiedere alla presidente Polverini, nominata commissaria di governo per l’emergenza arsenico, che renda noto l’elenco dei comuni dove si riscontrano valori oltre i limiti e il piano di rientro al quale sta lavorando, come prevede l’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – “Serve chiarezza, i Sindaci sono spesso soli nell’adottare ordinanze di non potabilità ai fini del consumo umano, i risultati delle analisi delle acque potabili devono essere pubblicati per cittadini e imprese, ma deve essere anche inviata ai Comuni una nota chiara ed esplicativa sulle azioni da intraprendere. L’acqua è un diritto fondamentale e universale, una risorsa primaria senza la quale è impossibile vivere, non un servizio  pubblico qualsiasi, deve essere garantita la buona qualità.”

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