Legambiente su consumo di suolo: 5.200 ettari mangiati tra Roma e Fiumicino tra il 1993 e il 2008. Peggiora qualità della vita, serve forte ripensamento scelte urbanistiche piuttosto che nuove assurde proposte di edificazione o beceri piani casa.

Legambiente su consumo di suolo: 5.200 ettari mangiati tra Roma e Fiumicino tra il 1993 e il 2008. Peggiora qualità della vita, serve forte ripensamento scelte urbanistiche piuttosto che nuove assurde proposte di edificazione o beceri piani casa.

Sono ben 5.200 gli ettari agricoli e naturali trasformati a usi urbani tra Roma e Fiumicino nei 15 anni tra il 1993 e il 2008, 4.800 ettari nella Capitale con un incremento del 12% e 400 ettari a Fiumicino con un incremento del 10%. E’ questo il dato emblematico che evidenzia uno studio originale e inedito presentato nell’Ambito del rapporto annuale Ambiente Italia di Legambiente, questa mattina presso la Provincia di Roma. Eppure paradossalmente nel 2009 Roma è stata in testa alla classifica delle città con il maggior numero di case vuote con 245.142 abitazioni inutilizzate ed ha anche avuto il maggior numero di sfratti eseguiti, ben 8.729.

“In quindici anni tra Roma e Fiumicino il suolo ad uso urbano si è mangiato una superficie verde pari a quella dell’intero comune di Bolzano, una media di 150 metri quadrati di suoli trasformati per ogni nuovo abitante, numeri incredibili che hanno contribuito a peggiorare la qualità della vita in città e richiedono un forte ripensamento delle scelte urbanistiche piuttosto che nuove assurde proposte di edificazione o beceri piani casa” – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. “In questo decennio, nonostante il lavoro svolto nella fase di approvazione del piano regolatore e le molte criticità sempre sottolineate da Legambiente e da molti comitati, sono nati grandi quartieri, sfavillanti centri commerciali e grandi strade che hanno  consumato aree preziose della città, senza rispondere alla domanda di casa per le fasce deboli e senza in sostanza invertire la tendenza al centralismo piuttosto che al policentrismo della Capitale, anzi spesso deportando i residenti in quartieri spesso privi di qualsiasi disegno identitario, con bassa qualità dell’edificato e senza adeguati mezzi di trasporto su ferro”.

La trasformazione ha, infatti, interessato in particolare suoli agricoli ma anche importanti porzioni di aree naturali: sono scomparsi 4.384 ettari di aree agricole, il 13% del totale, e 416 di bosco e vegetazione riparia. Una situazione che non sembra vada verso il miglioramento: considerando infatti solo la Capitale e le già esagerate cubature previste nel PRG approvato dal Consiglio Comunale nel 2008 per le sole previsioni da programmare, sono ben 2.058 gli ettari che saranno consumati nei prossimi anni. Prendendo, poi, in esame idee, proposte e delibere dei grandi progetti dei primi mille giorni del Sindaco Alemanno, si verifica facilmente che se fossero portati in attuazione, aggiungerebbero altri 1.462 ettari di nuova superficie cementificata (per 17 milioni di nuovi metri cubi), una nuova città come Salerno.

“Per fermare lo scempio del territorio, le istituzioni debbono avere il coraggio di attaccare la rendita fondiaria, fermando speculazioni inutili e slegate dagli interessi della città, per tutelare in modo fermo le aree agricole, puntare sulla manutenzione e riqualificazione urbana, riducendo traffico e smog e costruire un’area metropolitana meno energivora, a basse emissioni e più bella e vivibile” – continua Parlati – “Bisogna anche smettere di utilizzare la crisi economica come un grimaldello per fare di tutto, la scusa degli oneri urbanistici per ripianare la fiscalità dei Comuni non regge, né si possono considerare sempre e comunque positivi gli investimenti privati pur di fare qualche cosa. Non ci si può ricordare dell’edilizia sociale solo per giustificare il fabbisogno di nuove aree agricole, come ha fatto Alemanno con la sua prima operazione urbanistica da 2.089.050 metri cubi, oppure invertendo l’ordine delle priorità pensare di raddoppiare le centralità ancora da pianificare per fornirle del trasporto su ferro, o ancora triplicare le cubature dell’insediamento pubblico di Tor Bella Monaca per consentirne la demolizione e ricostruzione, o magari usare la passione dei tifosi per realizzare 4 milioni di metri cubi di speculazione con i nuovi stadi di proprietà dell’AS Roma e della SS Lazio, o svendere le caserme dismesse per ripianare il deficit capitolino, o usare la scusa del potenziamento aeroportuale per cementificare 1300 ettari a Fiumicino o quella della portualità per occupare l’area a rischio idrgeologico molto elevato della foce del Tevere. Non si può ridurre l’urbanistica a soldi che si muovono, a quattro spicci di oneri concessori, a qualche grande nome per lasciare un segno. Serve piuttosto un serio ripensamento, un cambiamento del PRG vigente per realizzare una città sostenibile, consapevole che il territorio è risorsa limitata, e che la città aspetta risposte e una migliore qualità della vita”.

Legambiente critica con decisione molti altri interventi definiti in questi mesi, tra i quali il raddoppio degli indici edificatori del Piano Particolareggiato Casilino nel VI Municipio, alla proposta di project financing dei prolungamenti delle Metropolitane B2 e B1, le cubature al Torrino Nord per sostenere il progetto Roma Formula Futuro all’Eur (speriamo cancellato, come il gran premio), i nuovi metri cubi legati alla destinazione d’uso dell’area dell’Ex Velodromo e l’incremento degli indici edificatori nelle ex aree abusive perimetrate nei Toponimi. Scelte da ripensare visti i numeri del consumo di suolo nell’area metropolitana.

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