Malagrotta, Legambiente aderisce a presidio contro Monti Ortaccio: “Basta chiacchiere sulla differenziata!”

Malagrotta, Legambiente aderisce a presidio contro Monti Ortaccio: “Basta chiacchiere sulla differenziata!”

Malagrotta, Legambiente aderisce a presidio contro Monti Ortaccio: “Basta chiacchiere sulla differenziata!”

 

Legambiente aderisce e invita a partecipare al presidio contro la nuova ipotesi di discarica di Monti dell’Ortaccio a Malagrotta che lunedì mattina, 24 Settembre, si terrà a partire dalle ore 10.30, con appuntamento a Via Cristoforo Colombo davanti al Ministero dell’Ambiente. L’iniziativa è fissato in contemporanea alla conferenza dei servizi che è stata convocata dal commissario ai rifiuti in merito alla proposta di una nuova discarica di Roma.

“Basta con questa farsa della discarica a Monti dell’Ortaccio a pochi passi da Malagrotta, i motivi ambientali e sanitari per essere contrari sono sanciti da molteplici studi e pareri, il commissario fermi tutto, la decisione spetta a lui e non vorremmo rilasciasse comunque l’autorizzazione magari con irrealizzabili prescrizioni assurde -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Ormai pare certo che gli enti locali esprimeranno tre pareri negativi, motivati dalle falde acquifere di superficie, dalla vicinanza dell’abitato e di aziende agricole, dalla presenza di un vincolo archeologico. Non si capisce davvero a che gioco giochino il commissario e le istituzioni, perdono tempo e denaro pubblico per studiare cose se sanno pure i sassi, mentre sulla differenziata porta a porta sprecano fiumi di parole senza nessun risultato concreto e ormai il serio rischio che nemmeno a novembre parta un bel nulla.”

Il parere dei tecnici della Regione Lazio, secondo quanto riportato dalla cronaca romana del Messaggero, evidenzia falde acquifere sia in superficie che più sotterranee, ma affiorante in alcuni punti e in altri al limite dei metri previsti dalla legge, un vincolo archeologico su una parte dell’area, l’estrema vicinanza di Piana del sole, con almeno 4mila abitanti, e aziende agricole anche a cento metri.

Legambiente ricorda anche lo studio effettuato nell’area di Malagrotta dall’ISPRA e dall’ARPA, che evidenziava l’inquinamento con chiarezza e con parole precise : “stato di contaminazione diffuso delle acque sotterranee, sia interne che soprattutto esterne al sito, per i metalli e inquinanti organici (…). In particolare è risultata la presenza, in più piezometri e in concentrazioni variabili
nel tempo, con valori superiori ai limiti di legge, dei seguenti analiti: solfati, ferro, manganese, arsenico, cromo totale, nichel, alluminio, piombo, benzene, p-xilene, cloruro di vinile, 1,4- diclorobenzene, tetracloroetilene. Anche lo stato di salute dei cittadini dell’area di Malagrotta è critico, come confermano le evidenze dello studio del Dipartimento di Epidemiologia della
Regione Lazio, che ha riscontrato eccessi di rischio per malattie respiratorie, cardiovascolari e per alcune forme tumorali, per la mortalità e soprattutto per le ospedalizzazioni.

“Basta prese in giro, ma quale discarica provvisoria, a Monti dell’Ortaccio il progetto prevederebbe un primo invaso per tre anni e cinque lotti, la differenziata non decollerà mai e quella diventerà una nuova mega discarica decennale divora tutto -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il patto per Roma per ora è rimasto solo un annuncio, AMA e Comune continuano a tenere fermo il progetto per la differenziata porta a porta che è l’unica vera soluzione a monte del problema. Anche sulle famose 1.200 tonnellate da trattare, non serve portare nulla scandalosamente all’estero, anzi, bisogna convertire subito anche gli altri impianti di TMB al massimo recupero di materia per il riciclaggio piuttosto che alla produzione di CDR, così da togliere subito il tal quale dalla discarica.

Secondo le anticipazioni di Repubblica, nei piani del Colari, la discarica verrà realizzata mediante 5 lotti successivi: 21.900 metri quadrati, 20mila, 12.300, 30.500, 19.300, un mega invaso di 4 milioni e 800mila metri cubi e una volumetria iniziale di due milioni e 600mila, durata di tre anni, dal 2013 al 2015. Altra previsione quanto meno bizzarra, quella di un “bacino di ossidazione contenuto in una struttura provvisoria per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti che non riescono ad essere lavorati dai quattro stabilimenti esistenti”, in pratica una specie di nuovo TMB anch’esso “temporaneo”.

SCARICA IL PDF

Comments are closed