Mare illegale, il Lazio maglia nera nel centro Italia

Mare illegale, il Lazio maglia nera nel centro Italia

1.071 i reati accertati dalle forze dell’ordine, 1153 le persone denunciate e arrestate e 235 i sequestri effettuati. In pratica lungo i 361 chilometri costieri ci sono 2,9 reati al giorno commessi contro il mare e le coste, uno ogni tre chilometri. Crescono i reati legati al ciclo del cemento

Legambiente: “Si continua a pensare che il mare e la costa siano risorse da sfruttare fino allo stremo. Chiediamo che gli enti locali siano i primi a fermare questo scempio”

Il Lazio è prima regione dell’Italia centrale nella poco lusinghiera classifica del mare illegale: 1.071 reati accertati dalle forze dell’ordine nel 2013, il 7,4 per cento del totale nazionale con 1153 persone denunciate e arrestate e 235 sequestri effettuati. In pratica lungo i 361 chilometri costieri ci sono 2,9 reati al giorno commessi contro il mare e le coste, una ogni tre chilometri. Questo quanto emerge da “Mare Monstrum”, il dossier di Legambiente sulle illegalità costiere elaborato sulla base dei dati delle Forze dell’Ordine e delle Capitanerie di Porto. I dati del Lazio sono stati presentati questa mattina dagli attivisti di Goletta Verde durante un blitz a Lido dei Pini di Anzio, esponendo sulla spiaggia uno striscione con l’inequivocabile monito “No al cemento”. Un’area di pregio unica, già pesantemente penalizzata da un fitto reticolato di edilizia residenziale condonata in riva al mare, rischia un nuovo e pesante affronto da parte del cemento con la costruzione di nuove strutture ricettive su una duna che rischia la devastazione.

“I numeri del nostro dossier parlano chiaro e disegnano uno scenario davvero preoccupante – dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio. La nostra regione si conferma alla sesta posizione in Italia nella classifica delle illegalità legate al mare, dopo l’escalation dello scorso anno. Numeri che se da un lato di certo premiano il buon lavoro delle forze dell’ordine e delle procure, danno l’idea del livello di aggressione ambientale ai danni dell’ecosistema marino laziale. Purtroppo si continua a pensare che il mare è una risorsa da sfruttare fino allo stremo: dall’abusivismo, alla pesca illegale, alla navigazione fuorilegge. Servono, allora, nuove politiche per tutelare una delle risorse più importanti, sul fronte ambientale ma anche su quello economico. Sul cemento illegale non ci sono altre soluzioni, abbattere gli abusi insanabili, ancor più quelli costruiti su aree di pregio naturalistico, utilizzando il fondo di rotazione regionale rifinanziato quest’anno per gli abbattimenti”.

Il Lazio sale dall’ottava alla sesta posizione in Italia nella graduatoria dei reati lungo la costa legati al ciclo del cemento, con 146 infrazioni accertate (il 6,1% del totale nazionale), 136 persone denunciate e 64 sequestri effettuati nel corso del 2013 (elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Capitanerie di porto 2013). Il cemento illegale insomma non accenna a diminuire quindi, questa mattina gli attivisti di Goletta Verde hanno inscenato una simbolica azione di protesta presso la spiaggia libera di Lido dei Pini, sul Lungomare delle Sterlizie di Anzio, esponendo lo striscione “No al Cemento”. Un luogo simbolico, secondo Legambiente, per richiamare l’attenzione delle amministrazioni sulla necessità di nuovi sforzi sul fronte ambientale e per gli abbattimenti degli abusi edilizi.

“Ad Anzio sono ben note a tutti alcune situazioni di gravi criticità che non accennano a trovare una soluzione che rispetti l’ambiente e l’ecosistema circostante – dichiara Anna Tomassetti presidente del circolo Legambiente “Le Rondini” di Anzio-. I nostri dubbi restano alti, in particolare sulla situazione di Lido dei Pini, dove chiediamo che sia fatta luce sul cemento abusivo insanabile su area del demanio marittimo, per il quale non c’è altra strada che l’abbattimento. Il comune di Anzio deve decidere il proprio futuro coinvolgendo la cittadinanza attraverso processi di partecipazione che veda come punto fermo il rispetto e il

ripristino degli ambienti dunali e del SIC (Sito di Interesse Comunitario) del Lido dei Gigli; fondamentale è anche la creazione di piste ciclabili che siano una possibilità nuova di accesso a queste spiagge, liberando il lungomare dalle troppe auto che, in passato, sono state anche drammatico e insormontabile ostacolo ai mezzi di soccorso”.

Tornando ai dati di MareMonstrum, per quanto riguarda le illegalità connesse con l’inquinamento del mare e delle coste, al centro delle attività delle forze dell’ordine ci sono la mala depurazione, gli scarichi abusivi, i reflui fognari che confluiscono direttamente in mare e lo sversamento di petrolio. Sono 264 le infrazioni accertate nel 2013 nel Lazio, con 278 persone denunciate e arrestate e 151 sequestri effettuati.

Nel mare dell’illegalità in cui si dibatte la pesca italiana da anni – un fenomeno che non solo non è in diminuzione, ma aumenta sensibilmente di anno in anno – anche il Lazio fa la sua parte con 488 infrazioni 534 persone denunciate e 25.777 kg di pesce sequestrato, in leggero calo rispetto all’anno precedente. Una bella fetta di questa illegalità si è consumata direttamente in mare, dove le pattuglie criminali dedite alla pesca di frodo continuano a saccheggiare la biodiversità marina. La pesca illegale, infatti, oltre a minacciare la sopravvivenza di molte specie ittiche, compromette irreparabilmente le economie marinare di tante località costiere, costrette ad assistere alla rapina e alla desertificazione dei loro specchi d’acqua. La ragione, ovvia, è sempre quella del facile arricchimento.

Gli abitanti del Lazio, infine, così come un po’ tutti gli italiani, popolo di naviganti ma anche, verrebbe da dire, di naviganti fuori rotta. Molte delle infrazioni registrate dall’attività delle forze dell’ordine e delle Capitanerie riguardano infatti il codice della navigazione e la nautica da diporto: nel 2013 ci sono state 173 infrazioni accertate, il 6,3% del nazionale, 205 persone arrestate e denunciate e 12 sequestri effettuati.

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