La Regione Lazio apre alla caccia nei Parchi

La Regione Lazio apre alla caccia nei Parchi

Con un emendamento alla legge per la semplificazione e lo sviluppo regionale, la Regione Lazio apre alla caccia, seppur selettiva, nei Parchi e alla presenza di cacciatori con armi in mano dentro le aree protette.

“Questi provvedimenti mettono a rischio i Parchi Regionali e diminuiscono la cura delle aree protette, tenuta alta finora dalla Regione a partire dalla precedente legislatura – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – e non possiamo credere che proprio l’assessora all’Ambiente Onorati si renda artefice di un processo che non può non portare ad abbassare l’attenzione rispetto ai parchi

La stessa assessora ha le deleghe per agricoltura e caccia e ci sembra chiaramente di capire che ritenga più importante sostenere i cacciatori nella loro anacronistica attività che non l’ambiente: avere a cuore l’ambiente non vuol dire permettere la caccia, seppur di selezione, nei parchi che sono i territori più pregiati di tutto il Lazio, ma difendere il patrimonio naturale, rilanciare il turismo sostenibile, i cammini, la filiera corta e il miglio zero, le aziende multifunzionali nei parchi, l’occupazione e l’economia con una più forte cultura ambientale, ecologica e scientifica”.

Gli emendamenti sono stati votati nei giorni scorsi in aula e sostenuti appunto dall’assessora Onorati, nell’ambito della discussione della Legge Regionale 55 del 19 luglio 2018 concernente “Disposizione per la semplificazione e lo sviluppo regionale” e vanno a modificare la legge 29/97 introducendo la possibilità di caccia secondo quanto regolamentato dalla l.r. 4/2015. Oltre alla possibilità di fare entrare la caccia nelle aree protette, gli stessi emendamenti prevedono la possibilità di costruire edilizia libera nei parchi con il principio del silenzio assenso e conseguenti rischi di edificatori, nonché di realizzare i P.U.A. (Piani di Utilizzazione Aziendale) in deroga ai piani di assetto dei Parchi stessi che vuol dire agricoltura, anche quella più spregiudicata, che metterebbe a rischio la biodiversità tutelata nel Lazio.

“Con queste modifiche di legge, ci troviamo di fronte ad un chiaro passo indietro nello sviluppo delle alle aree protette regionali: il territorio dei parchi nel Lazio è un patrimonio tale da rappresentare un valore unico per tutela della biodiversità ma anche per il protagonismo positivo a tutte le attività economiche sostenibili che nei parchi sono cresciute, a partire dall’agricoltura sana e di prossimità: a chi sostiene e difende la presunta bontà di questi provvedimenti diciamo con estrema chiarezza che far entrare nei parchi i cacciatori armati con il colpo in canna, sarebbe un evidente salto indietro sulla tutela dell’ambiente del Lazio. Stiamo valutando tutte le possibilità politiche e giuridiche per evitare che tali misure si rendano operative, e chiediamo di fermarle a chiunque ne abbia la possibilità, in giunta, consiglio e presidenza della Regione. I parchi del Lazio hanno bisogno dell’approvazione dei piani di assetto, di una governance garantita e completa, di risorse e protagonismo all’interno delle politiche regionali; la crescita delle aree protette è crescita socio-economica e ambientale per la collettività. In tutto ciò, le politiche più corrette di gestione più della fauna selvatica non sono certo i fucili a spasso nelle aree protette, ma l’attuazione dei piani di contenimento. Una delle sfide è rendere quelli che operano nei parchi, come gli agricoltori, sempre più tifosi delle aree protette e desiderosi di rivendicare la loro presenza nei parchi e non più desiderosi di potersi considerare altra cosa dalle aree protette, e lo stesso vale per il desiderio sbagliato di andare oltre dei piani d’assetto, strumento che invece garantisce proprio il valore aggiunto in termini di sviluppo economico ecosostenibile”.

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