Su raccolta differenziata mista: un disastro da abbandonare, serve subito vero porta a porta

Su raccolta differenziata mista: un disastro da abbandonare, serve subito vero porta a porta

Buste e sacchi neri pieni di rifiuti, con accanto lattine, bottiglie e sacchetti vuoti, barattoli, il tutto gettato a terra alla rinfusa fuori dagli appositi bidoni. Roma è sporca, anzi è ancora più sporca grazie all’insensato “sistema integrato” targato AMA, che non va proprio. Dal Tuscolano all’Aurelio, da Marconi a Prati Fiscali i volontari di Legambiente hanno attraversato alcuni quartieri della Capitale, analizzando l’indecorosa situazione del modello ribattezzato da Legambiente come “fritto misto” per la raccolta dei rifiuti, che vede un mix di cassonetti e postazioni mobili incomprensibile ai cittadini, che non facilita la differenziata, non risolve il problema del decoro dovuto ai cassonetti, anzi peggiora la situazione. “Un vero disastro: un porta a porta a metà, che può far miseramente fallire gli obiettivi della differenziata. Questo sistema della raccolta mista complica la vita ai cittadini, costa di più del porta a porta classico e non raggiunge l’obiettivo di aumentare le percentuali di differenziata” – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, in un’intervista a Repubblica sui pessimi risultati del sistema misto di raccolta differenziata messo in campo dall’AMA nella Capitale. “I costi lievitano perché si moltiplica il numero dei camioncini e degli operatori impiegati; i livelli di percentuale previsti dalla stessa Ama con questo sistema sono del 26% nel 2011 e del 30% nel 2012, valori molto al di sotto di quelli prescritti dalla legge nazionale. Inoltre, già la raccolta con i cassonetti stradali assicura il 20%, il resto è dato dall’umido che la raccolta mista aggiunge ai rifiuti da differenziare. Allora a che serve? Perché non adottare dappertutto il porta a porta spinto, che ha fatto alzare le percentuali di differenziata al 65%?” A Roma il mix insensato inventato da AMA e inesistente in altre città, ora attivo in alcuni quartieri della Capitale, raccoglie a domicilio solo organico e indifferenziato, mentre per carta e
multimateriale rimangono i cassonetti stradali, con una gran confusione tra i cittadini. “Il Sindaco Gianni Alemanno ha abdicato completamente al suo ruolo, lascia programmare tutto all’Ama e l’Ama non crede nella differenziata” –prosegue il presidente di Legambiente Lazio. “Ma così Malagrotta non verrà mai chiusa: la discarica si mangia l’80% dei nostri rifiuti e il Comune per questo servizio paga al proprietario dai 100 ai 120 milioni all’anno. L’unica soluzione possibile è quella di utilizzare bene i soldi dei romani, che con la tariffa pagano all’Ama 630 milioni di euro all’anno. Una cifra enorme, che corrisponde ad un quinto dell’intero costo della linea C della metropolitana.

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