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Che caldo che fa accende i riflettori sulla povertà energetica e sulle disuguaglianze che rendono alcune persone e alcuni quartieri più vulnerabili alle ondate di calore.

Il caldo non colpisce tutti allo stesso modo

A causa della crisi climatica, le ondate di calore stanno diventando sempre più frequenti, intense e prolungate. Nelle città il fenomeno è aggravato dall’effetto “isola di calore urbana”, causato dalla cementificazione, dalla scarsità di alberi e aree verdi, dal traffico e dalla presenza di estese superfici impermeabili.

Le conseguenze non sono uguali per tutta la popolazione. Nei quartieri più fragili, la mancanza di spazi verdi, zone d’ombra, fontane e soluzioni di raffrescamento aumenta l’esposizione al caldo e i rischi per la salute.

Che cos’è la cooling poverty?

La cooling poverty, o povertà di raffrescamento, è la difficoltà di mantenere una temperatura adeguata e sicura durante i periodi di caldo estremo.

Può riguardare l’impossibilità di utilizzare ventilatori, climatizzatori o altri sistemi di raffrescamento in casa, ma anche la mancanza, negli spazi pubblici, di alberi, aree verdi, fontanelle, luoghi ombreggiati e servizi accessibili dove trovare sollievo nelle ore più calde.

Questa condizione colpisce soprattutto le famiglie con redditi più bassi e le persone maggiormente vulnerabili, tra cui anziani, bambini, persone con patologie e lavoratori esposti alle alte temperature.

La campagna

Che caldo che fa è la campagna di Legambiente dedicata alle disuguaglianze energetiche e climatiche nelle città, realizzata in collaborazione con la Fondazione Banco dell’Energia.

Attraverso attività di citizen science, volontarie e volontari osservano e analizzano le condizioni dei quartieri, raccogliendo informazioni sulla presenza di infrastrutture verdi, blu e urbane capaci di offrire protezione dal caldo.

Cosa monitoriamo

  • La presenza di alberi, parchi e aree verdi.
  • Le zone d’ombra e i luoghi di sosta protetti dal sole.
  • Fontane, fontanelle e altri spazi legati all’acqua.
  • Le condizioni di marciapiedi, piazze e fermate del trasporto pubblico.
  • La vicinanza di servizi sanitari e di assistenza.
  • La presenza di superfici asfaltate o impermeabili che accumulano calore.
  • Le differenze ambientali e sociali tra i diversi quartieri.

I nostri obiettivi

  • Rendere visibili le disuguaglianze nell’esposizione al caldo.
  • Proteggere la salute delle persone più vulnerabili.
  • Chiedere città più verdi, fresche, accessibili e inclusive.
  • Aumentare alberature, parchi, fontane e spazi ombreggiati.
  • Promuovere edifici più efficienti e confortevoli durante tutto l’anno.
  • Stimolare le amministrazioni a realizzare interventi di adattamento climatico.
  • Garantire a tutte e tutti il diritto al raffrescamento.

Città più fresche e più giuste

Per affrontare il caldo estremo non basta aumentare il ricorso ai condizionatori. Occorre ripensare gli spazi urbani, ridurre le superfici impermeabili, piantare nuovi alberi, proteggere il verde esistente e creare una rete diffusa di luoghi freschi e accessibili.

Servono inoltre abitazioni efficienti, servizi pubblici preparati e misure specifiche per chi vive in condizioni di povertà energetica.

Adattare le città alla crisi climatica significa proteggere la salute, ridurre le disuguaglianze e migliorare la qualità della vita di tutta la cittadinanza.


Scopri la campagna Che caldo che fa