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AL VIA SPIAGGE E FONDALI PULITI DI LEGAMBIENTE: BASTA CICCHE E RIFIUTI SUL LITORALE.

Sono 12 milioni e 440mila quelli infilati nella sabbia, 72 miliardi quelli dispersi nel territorio. Sì a nuove sanzioni anche stile San Francisco.

I mozziconi di sigaretta continuano a guidare la top ten dei rifiuti che di più imbrattano le spiagge: sarebbero ben 12 milioni e 440mila quelli infilati nella sabbia, due ogni metro quadro, e in totale 72 miliardi dispersi complessivamente nell’ambiente da 13 milioni di fumatori italiani. Uno scempio, considerando che il filtro ci mette più di un anno a biodegradarsi. Seguono nella classifica i bastoncini cotton fioc, seguiti dalle cannucce per le bibite, stecchi dei gelati, buste e bottiglie di plastica. Cento volontari e studenti armati di sacchi, guanti e rastrelli, hanno aperto oggi a Ostia (Rm) presso lo stabilimento Mediterranea, il lungo week end di “Spiagge e Fondali puliti 2010”, la campagna di Legambiente che ogni anno raduna migliaia di volontari con per la pulizia di spiagge libere, scogliere e fondali, nonché argini dei fiumi e laghi, realizzata con il contributo di Unipol Gruppo Finanziario. A fare da cornice all’iniziativa, lo splendido scenario naturale della spiaggia di Capocotta, fruibile dai cittadini grazie al lavoro di recupero, tutela e valorizzazione svolto in questi anni.

La pulizia è stata l’occasione per concludere il progetto Isola sotto il mare, organizzato in collaborazione con il Circolo Litorale Romano e con il contributo di Roma Natura, premiando gli studenti autori dei migliori racconti e disegni sull’area marina protetta delle Secche di Tor Paterno. In contemporanea con la straordinaria operazione di raccolta dei rifiuti, gli alunni delle scuole locali, guidati dal Circolo Protezione Civile Legambiente Lazio, hanno assistito a un’esercitazione di Marine Pollution, di pulizia della costa da sversamento di idrocarburi. Con maschere antigas, tute in tessuto antistatico, ignifughe e antiacido, tuta usa e getta, guanti e stivali, i volontari hanno mostrato quali sono le procedure, l’equipaggiamento da indossare, le tecniche di turnazione delle squadre, il metodo di lavoro, le fasi da rispettare per bonificare le spiagge colpite dal petrolio, con la creazione di una stazione di decontaminazione e sito di stoccaggio temporaneo.

“Basta cicche e sporcizia sulle spiagge, sono uno scempio che non può più andare avanti, ben vengano nuove sanzioni, anche stile San Francisco, per impedire che ci siano rifiuti gettati ovunque -ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Stop ai rifiuti in spiaggia, dove rischiano di rimanere anche centinaia di anni, ma anche alle “spiagge blindate” dai cancelli o dal cemento, agli ecomostri abusivi, al traffico selvaggio, per favorire invece i piani delle coste, la raccolta differenziata, il risparmio idrico ed energetico, le fonti rinnovabili ed i servizi per i diversamente abili. Grande attenzione va posta anche ai potenziali pericoli che derivano dall’inquinamento da idrocarburi: per i porti della nostra regione, passano ogni anno oltre 12 milioni di tonnellate fra prodotti petroliferi, derivati e gas ai quali va posta maggiore attenzione. Lanciamo

un appello a tutti i cittadini, chiedendo loro di dedicare un po’ di tempo alla tre giorni di pulizia delle spiagge, facendo un gesto concreto per migliorare l’ambiente nel quale viviamo.”

Sul fronte dell’accessibilità alla spiaggia, in particolare, quest’anno la campagna di Legambiente sposa la battaglia di sensibilizzazione dell’associazione Handiamo, per la promozione di una cultura dell’inclusione, al fine di avere un contesto sociale privo di barriere architettoniche e culturali. L’obiettivo è porre fine alla discriminazione di cui sono vittime i disabili in carrozzina, che quasi ovunque non hanno nessuna possibilità di raggiungere la battigia.

La campagna proseguirà domani nel Lazio con due appuntamenti in provincia di Latina, in particolare presso la spiaggia di Vindicio-Formia, grazie all’organizzazione dei volontari del circolo Legambiente Barba di Giove, e a Sabaudia (sulla strada Lungomare-zona strada interrotta), con un’iniziativa interamente dedicata al tema dell’accessibilità alla spiaggia per i diversamente abili, contro le barriere architettoniche che ne limitano o addirittura ne impediscono l’accesso. I naturalisti e gli educatori del circolo Legambiente Larus svolgeranno attività di educazione ambientale sulle dune del Parco nazionale del Circeo e presso le aule del Centro di riabilitazione Armonia, con la partecipazione dei ragazzi che lo frequentano, oltre a quella degli alunni delle scuole elementari di borgo San Donato e borgo Grappa. Un altro appuntamento è invece previsto in provincia di Roma, a Fiumicino, località Passoscuro (in via Carbonia angolo via Dolianova), dove i volontari di Legambiente Lazio e del Circolo Garbatella, in collaborazione con l’associazione “Un fazzoletto nel mondo” e la Pro loco, si attiveranno per la pulizia della spiaggia nord all’interno della Riserva Naturale del Litorale Romano. L’elenco completo degli appuntamenti del fine settimana è consultabile su www.legambiente.it

La campagna, oltre che con il contributo di Unipol Gruppo Finanziario, è realizzata col supporto di Bic, Cial, Coop e Virosac, e in collaborazione con La Nuova Ecologia e Radio Kiss Kiss.

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Dossier Mal’Aria in città 2010

Il dossier con tutti i dati e le tabella dell’edizione 2010 della campagna Mal’Aria dedicata all’aria della città

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MAL’ARIA INDUSTRIALE 2010: IL CASO GUIDONIA

INTRODUZIONE

Parte da Guidonia “Mal’aria industriale”, la campagna di Legambiente sull’inquinamento atmosferico da attività produttive. Cementificio, discarica dell’Inviolata, industria estrattiva, sono queste le tre realtà che rendono questa area alle porte di Roma, la cui densità abitativa è salita nel giro di 50 anni da circa 12mila ad oltre 80mila, una delle più fortemente compromesse dal punto di vista ambientale. Una situazione che rischia di divenire irreparabile, se andranno in porto i progetti “industriali” relativi alla città in discussione nelle sedi istituzionali in queste settimane.

Grave fonte di pressione ambientale è il cementificio, come rilevano gli stessi dati E-Prtr 2007 (European Pollutant Release and Transfer Register), secondo cui gli Ossidi di Azoto (Nox) si attestano su un valore di 2840 t/a (2.757 nel 2006), su un valore soglia di 100 (Mg/a); gli Ossidi di Carbonio (Co) su un valore di 1.450 t/a, su un valore soglia di 500 (Mg/a), per un aumento del 156% rispetto ai 567 t/a dei dati 2006; 1.080.000 t/a è il valore dell’Anidride Carbonica (Co2), su un valore soglia di 100mila (Mg/a); 28 t/a è invece il valore dell’Ammoniaca (Nh3), su un valore soglia di 10 (Mg/a); sul fronte delle polveri sottili, sono molteplici le fonti di emissione, ma anche questa volta il cementificio risulta tra le principali, come è emerso chiaramente dal recenti monitoraggi della Provincia e dell’Arpa Lazio e come riconosce lo stesso Piano Regionale di risanamento della qualità dell’aria, che la definisce come “area critica”.

Numerose le richieste preoccupanti riguardanti proprio il cementificio, contenute all’interno della richiesta di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui la Conferenza dei Servizi sta discutendo in questi giorni. Dirimente per la vita dei cittadini del comprensorio non è solo la richiesta di incenerimento del combustibile da rifiuti all’interno dell’impianto, ma anche l’aumento della capacità produttiva del forno F5, con conseguente incremento delle emissioni e del caos dei camion sulla viabilità locale, il tipo di carbone effettivamente bruciato, il numero dei controlli e la validazione dei dati da parte dell’ARPA Lazio.

Sul fronte della discarica dell’Inviolata, una collina di rifiuti indifferenziati da 3.800. 000 metri cubi e di oltre 140 metri di altezza, costruita artificialmente dai rifiuti di 47 comuni dell’ATO e di altri 100 Comuni della Regione, il suo invaso è ormai in via di esaurimento. Ma il rischio è quello di aprirne un altro nei dintorni, con aggravio del già pesante carico ambientale, se andrà a buon fine la costruzione dell’impianto di preselezione rifiuti per la cui costruzione il Comune ha già dato il proprio assenso.

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GUIDONIA: BASTA MAL’ARIA INDUSTRIALE, LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE

Legambiente, ridurre le emissioni del cementificio; sì alla raccolta differenziata porta a porta, no al nuovo buco nella discarica dell’Inviolata. Cementificio: nel 2007 +156% emissioni Ossidi di Carbonio

Stop all’aumento delle emissioni del cementificio; no al nuovo buco nella discarica dell’Inviolata e sì all’estensione della raccolta differenziata porta a porta; sì alla riduzione delle polveri sottili, delle attività industriali e del traffico. Queste le richieste che Legambiente ha avanzato oggi per Guidonia nel corso dell’anteprima nazionale di “Mal’Aria Industriale”, la campagna di Legambiente sull’inquinamento atmosferico da attività produttive. Fortemente simbolico l’avvio proprio da questa città, alle porte di Roma, su cui pesa un grave carico ambientale che rischia di peggiorare irrimediabilmente se si realizzeranno i “progetti industriali” di cui si sta discutendo proprio in queste settimane. Forte attenzione, in particolare, ha posto Legambiente sulla nuova Autorizzazione Integrata Ambientale per il cementificio di Guidonia e sulla costruzione di un impianto di preselezione dei rifiuti, che implicherebbe di aprire un nuovo invaso al fianco della discarica dell’Inviolata.

Per l’occasione, Legambiente ha presentato i nuovi dati E-Prtr (European Pollutant Release and Transfer Register, relativi all’anno 2007, ancora in corso di completa validazione) riguardanti il cementificio, che confermano come l’impianto rappresenti una grave fonte di pressione ambientale dell’area. Secondo i dati rilevati dall’autorevole fonte, è molto significativo l’incremento degli Ossidi di Carbonio negli ultimi due anni, da 567 t/a (tonnellate all’anno) a ben 1.450 t/a (valore soglia 500 t/a), con un aumento del 156% rispetto ai valori dell’anno precedente (2007/2006). In crescita nello stesso periodo anche gli Ossidi di Azoto da 2.757 t/a a 2840 t/a (valore soglia 100 t/a). Non confrontabili i dati relativi all’Anidride Carbonica (Co2) che nel 2007 ha un’emissione pari a 1.080.000 t/a (valore soglia 100mila t/a) e per l’Ammoniaca (Nh3) che nello stesso anno è pari a 28 t/a (valore soglia 10 t/a).

“L’area industriale di Guidonia, come altre nel Paese, è inserita ormai in un contesto urbano nel quale vivono centinaia di migliaia di persone, con un impatto sanitario delle emissioni significativo secondo gli studi epidemiologici, dove è necessario ridurre subito e in maniera significativa gli inquinanti per garantire il lavoro e la qualità della vita dei cittadini -ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della Segreteria nazionale di Legambiente-. Nel Piano regionale di Risanamento della Qualità dell’aria l’area di Guidonia è classificata come zona critica ed è citato proprio il cementificio tra le emissioni principali. Bisogna quindi cogliere l’occasione del rinnovo delle autorizzazioni ambientali per operare sulla riduzione delle emissioni e per affrontare il problema del rumore e del transito di decine di migliaia di mezzi pesanti. Allo stesso tempo, dopo decenni di vita della discarica dell’Inviolata, nata abusiva e posta affianco al parco regionale, è ora di chiudere quella realtà indecente, puntando davvero su riduzione, riuso e raccolta differenziata porta a porta, utilizzando i fondi messi a disposizione da Regione e Provincia e perseguendo obiettivi ambiziosi.”

E’ sulla discarica dell’Inviolata, la seconda della Regione dopo Malagrotta, che si è anche concentrata l’attenzione di Legambiente. Una collina di rifiuti indifferenziati da 3.800.000 metri cubi e oltre 140 metri di altezza, costruita artificialmente dai rifiuti di 47 comuni dell’ATO e di altri 100 Comuni della Regione per alcuni periodi. Il suo invaso è ormai in via di esaurimento, ma piuttosto che pensare alla bonifica e al disinquinamento è aperta la conferenza dei servizi per realizzare in quello stesso sito un impianto per la preselezione dei rifiuti, che implicherebbe irrimediabilmente l’apertura di un nuovo buco nella discarica da 100mila cubi ogni

24/26 mesi accanto a quello attuale, in funzione per 30 anni. Una scelta assolutamente non condivisibile, soprattutto nel momento nel quale Guidonia ha avviato in alcuni quartieri la raccolta porta a porta, con risultati che raggiungono già il 60% di materiali differenziati.

“I cittadini di Guidonia non possono più aspettare, bisogna smetterla con scelte che non fanno che aggravare il carico di inquinamento ambientale di questa area –hanno dichiarato Stefano Roggi, presidente del Circolo Legambiente Guidonia, e Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il contesto insediativo ha subito uno sviluppo eccezionalmente rapido, con un aumento esponenziale di abitanti, traffico, ed attività commerciali, arrivando ormai a superare gli 80mila abitanti. Oltre allo stop all’ipotesi di incenerimento del CDR nel cementificio, va smascherata quella che in realtà è una richiesta di aumento delle emissioni, verificando quale sia il tipo di carbone effettivamente bruciato, e incrementando i controlli con dati validati dall’ARPA Lazio. Sul fronte dei rifiuti, chiediamo di estendere con convinzione la raccolta differenziata “porta a porta” in tutta la città e in tutto l’ATO, per chiudere finalmente la discarica ed impedire la costruzione dell’impianto per la preselezione dei rifiuti con l’annesso nuovo invaso.”

Decine e decine sono i dati contenuti nel dossier presentato oggi. Riguardo al cementificio emerge ad esempio che nel 2005 le emissioni di polveri raggiungevano già i 20 chilogrammi all’ora. Una situazione che rischia di degenerare se verranno accolte le proposte avanzate nell’ambito della richiesta di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, in particolare quelle di incenerimento del combustibile da rifiuti all’interno dell’impianto, nonché l’aumento della capacità produttiva del forno F5 da 4.500 a 5.100 tonnellate al giorno, con conseguente incremento della quantità di emissioni e dei punti di emissione, che passerebbero da 78 (visto che 11 sono non attivi dal 1993) a 92, e, a cascata, del traffico dei camion da e per il cementificio, che al momento fanno registrare 84.488 transiti, per 26,15 ton/anno di Pm10. I numeri delle emissioni sono molto chiari, visto che

quelle autorizzate equivalgono a 2.673.000 Nm3/h (normal metro cubo per ora) con contenuto di polveri totali di 69,98 Kg/h; quelle rilevate nel 2005 sono di 2.291.000 Nm3/h con emissione di 19,29 kg/h di polvere; quelle della nuova richiesta sono di 2.530.500 Nm3/h di gas.

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CON MASCHERINE E ANTISMOG DA VIALE MARCONI CONTINUA MAL’ARIA NEL LAZIO

POLVERI SOTTILI: A ROMA NEL 2010 68 SFORAMENTI CONTRO 47 DEL 2009, +30%

Smog in aumento ad inizio 2010 in quasi tutte le aree di Roma: 68 sforamenti contro i 47 del gennaio 2009, con un incremento del 30%. E’ passato appena un mese dall’inizio dell’anno e sono questi i superamenti rilevati, da parte delle dieci centraline capitoline, del limite previsto dalla legge per la presenza di poveri sottili nell’aria. Nuovo grido d’allarme lanciato oggi da Legambiente, in occasione del blitz antismog organizzato lungo viale Marconi, nell’ambito di “Mal’Aria”, la storica campagna contro l’inquinamento atmosferico e il traffico veicolare.

Mascherine contro lo smog nelle vetrine dei negozi, questa la cornice in cui si è svolta la protesta, con lo scopo di chiedere all’amministrazione capitolina nuovi provvedimenti anti-traffico contro le cosiddette pm10, che rappresentano una minaccia non solo per l’ambiente, ma anche per la salute umana. Maglia nera alla centralina di Cinecittà, dove il limite nei primi 28 giorni del 2010 è stato superato 11 volte contro i 5 del 2009. Seguono Corso Francia (10 sforamenti contro gli 8 dell’anno scorso) e Preneste (9 sforamenti contro 4 ) con Tiburtina (9 sforamenti contro 7). Peggiorano anche Fermi (8 sforamenti contro 7), Villa Ada (4 superamenti nel 2010 e 2 lo scorso anno). Stabili Magna Grecia e Bufalotta (5 e 2 superamenti rispettivamente). Un solo giorno di miglioramento ad Arenula (5 nel 2010 contro 6 nel 2009).

“La situazione è davvero preoccupante, il miglioramento tanto sventolato dall’amministrazione capitolina non esiste, basta scherzare con la salute dei cittadini – ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – , ora è tempo di passare all’azione e adottare misure drastiche contro il traffico privato. Vanno invece nella direzione opposta i provvedimenti adottati finora dalla Giunta Alemanno, come la riduzione delle strisce blu o dell’orario della ZTL, ma anche l’aumento degli stalli per i pullman, nonché la decisione di far correre nel tessuto urbano il Gran Premio di Formula Uno. Il problema va affrontato nell’immediato con provvedimenti emergenziali, secondo il piano di risanamento dell’aria approvato dalla Regione Lazio, anche con due giornate di targhe alterne a settimana ed alcune domeniche ecologiche. Per il resto, bisogna approvare al più presto il Piano strategico della Mobilità, secondo le ricette che indichiamo ormai da tempo: rilancio della cura del ferro, con un nuovo ruolo strategico per il tram; aumento corsie preferenziali protette; incremento di ZTL e pedonalizzazioni, a partire dal Tridente; potenziamento della mobilità sostenibile, con approvazione e finanziamento del biciplan”

In particolare, in questo mese di Gennaio, nella Capitale si sono già registrati tre giorni di sforamenti continui delle polveri sottili, dal 13 al 15, intervallati da un giorno di smog entro i livelli, ben altri cinque giorni di superamenti consecutivi, dal 17 al 21, un altro giorno nei limiti, ed altri tre giorni fuorilegge, dal 23 al 25. Una situazione davvero ad alto rischio per la salute umana, considerando che tutte le ricerche affermano ormai con chiarezza cose agghiaccianti, ultimi i recenti dati dello studio Epiair che dimostrano come esista una correlazione scientificamente dimostrata tra i picchi di smog ed il numero dei morti ed i ricoveri per malattie cardio-vascolari e respiratorie.

In tal senso, il Piano di risanamento dell’aria approvato dalla Regione Lazio è una buona notizia ed uno strumento fondamentale per affrontare l’emergenza, da sfruttare da parte delle amministrazioni locali, vista anche la possibilità di chiedere contributi all’Unione Europea. Tanto più che Roma e Frosinone, individuate come le due aree di maggiore criticità della Regione, sono comprese nelle 132 aree di dieci Paesi europei nei cui confronti è stato aperto un procedimento di infrazione dalla Commissione europea, proprio a causa del livello delle Pm10, che entro il 2011 esporrà il nostro Paese all’ennesima sanzione annunciata da parte dell’Unione europea.

“Alcuni commercianti della zona hanno accettato di mettere ai loro manichini la mascherina antismog di Legambiente – ha dichiarato Annamaria Baiocco, segretaria del Circolo Legambiente Garbatella – per dimostrare come sia ormai ampiamente risaputo che il traffico stradale sia la maggiore fonte di inquinamento nelle aree urbane, un inquinamento continuo e dannoso per la salute. Per questo abbiamo voluto proporre questo incontro con i cittadini, per confrontarci sulle soluzioni più praticabili per una migliore qualità della mobilità nel nostro territorio, tanto più che la centralina di Fermi è una di quelle che ha fatto registrare più sforamenti, in modo da privilegiare il trasporto pubblico”.

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CON MASCHERINE E LENZUOLA ANTISMOG DALLA PERIFERIA DI CASALOTTI A ROMA RIPARTE MAL’ARIA NEL LAZIO

POLVERI SOTTILI, PER IL 2009 FROSINONE MAGLIA NERA NEL LAZIO (122 SUPERAMENTI), CON ROMA CHE VA MALE (67 SUPERAMENTI A CORSO FRANCIA) E COLLEFERRO (67 SUPERAMENTI)
SUL PODIO DEI PEGGIORI.

Legambiente, basta smog, ridurre traffico privato, ripristinare due giornate targhe alterne domeniche eco, subito attuazione piano per trasporto pubblico.

Resta forte e preoccupante l’allarme polveri sottili nel Lazio anche nel 2009, nonostante le abbondanti precipitazioni. Centoventidue superamenti a Frosinone, che si conferma maglia nera nel Lazio, seguita da Roma con 67 superamenti a Corso Francia e da Colleferro, sempre con 67 superamenti. Un totale di 861 casi di sforamento dei limiti di legge, con 11 centraline sulle 25 totali della rete dell’Arpa Lazio, che vanno oltre i 35 giorni di bonus concesso dalla normativa europea per rientrare negli obiettivi di qualità. Questa la preoccupante situazione denunciata da Legambiente, con la presentazione del dossier “Mal’Aria di città 2010”, realizzato in collaborazione con il sito www.lamiaaria.it, in cui viene illustrata la qualità dell’aria delle città italiane, indicando i dati relativi alle maggiori sostanze inquinanti.

Parte questa mattina all’angolo tra Via Boccea e Via di Casalotti, nella periferia romana, la nuova edizione di Mal’aria, la campagna contro l’inquinamento atmosferico: con lenzuola e drappi dalle finestre delle case, mascherine antismog nelle vetrine dei negozi, l’associazione ed i cittadini del quartiere di Casalotti hanno rilanciato insieme le richieste contro traffico e smog del neonato Circolo Legambiente Parco della Cellulosa ed dell’associazione “Casalotti libera…dal traffico”.

Nella Capitale sono stati 415 gli episodi di superamento nelle dieci centraline della rete, con sei su dieci (60%) che hanno superato i 35 fatidici giorni, ossia Francia (67), Tiburtina (62) e Fermi (61), Cinecittà (46), Preneste (45) e Magna Grecia (42). Se nel complesso, il numero dei giorni di superamento tra gli anni 2007 e 2008 aveva avuto un calo piuttosto significativo sono molto preoccupanti i segnali di crescita del PM10 registrati tra il 2008 e il 2009. Nonostante le abbondanti precipitazioni, tre centraline hanno visto nel 2009 un aumento dei giorni di superamento rispetto all’anno precedente: Fermi passata da 52 superamenti nel 2008 a 61 nel 2009, Cinecittà da 44 a 46 superamenti e Cipro da 27 a 28. Numeri sostanzialmente identici, che mostrano però come, in un anno pur piovoso, lo smog non è affatto diminuito.

“Anche nell’anno appena passato è stata molto seria la situazione dello smog da polveri sottili nel Lazio, con continui superamenti dei limiti, con Roma, Frosinone e Colleferro che guadagnano il podio dei più inquinati, in un contesto in cui è il traffico automobilistico la principale causa del disastro nei centri urbani, fonte anche dell’anidride carbonica che sta cambiando il nostro clima -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il 2010 non inizia sotto migliori auspici, visto che otto centraline delle Capitale hanno già accumulato 17 sforamenti, mentre il capoluogo ciociario ne ha raggiunti, con una sola, ben 8. La necessità di ridurre il caos del traffico privato è ormai chiara e irrinunciabile in tutto il Lazio: servono finanziamenti significativi, pubblici e privati, per ridare fiato alle ferrovie, alle metro, ai tram, mentre strumenti semplici come le corsie preferenziali protette devono essere estese a tutte le reti di trasporto pubblico principali, dando vita ad una nuova stagione di zone a traffico limitato e pedonalizzazioni, ma anche sventando opere inutili per la regione come il secondo GRA. A Roma e Frosinone, nell’immediato

il problema va anche affrontato con provvedimenti emergenziali, attuando quanto previsto nel piano di risanamento dell’aria, con due giornate di targhe alterne a settimana ed alcune domeniche ecologiche. Mal’aria riparte da Casalotti, rilanciando con i comitati la richiesta di prolungamento della Metro A fino a Casal Selce, in un’area della periferia molto densamente popolata, affiancata da un servizio di linee elettriche circolari.”

Nel difficile contesto che evidenziano i dati, l’approvazione, lo scorso dicembre, del Piano di Risanamento della Qualità dell’Aria da parte del Consiglio Regionale del Lazio, è davvero una buona notizia. Sono tre le aree individuate, in base ai diversi livelli di inquinamento, nelle quali intervenire con azioni, sia strutturali che emergenziali, differenziate. Ora le amministrazioni locali saranno costrette a rispettare le norme, in particolare quelle di Roma e Frosinone, che sono proprio le due aree di maggiore criticità, individuate anche da noi, che vanno a costituire la zona A. Non a caso, i due capoluoghi sono compresi nelle 132 aree di dieci Paesi europei nei cui confronti è stato aperto un procedimento di infrazione dalla Commissione europea, proprio a causa del livello delle Pm10, che entro il 2011 esporrà il nostro Paese all’ennesima sanzione annunciata da parte dell’Unione europea.

Nel resto del Lazio la situazione non è meno preoccupante: nel territorio provinciale intorno alla Capitale sono 148 i superamenti registrati, con la centralina di Colleferro che con i suoi 67 sforamenti conquista il secondo posto della classifica regionale delle più inquinate, a pari merito con quella di Corso Francia a Roma. Fuorilegge anche la centralina di Ciampino con 48 giorni di superamento.

Non va meglio in provincia di Frosinone, dove si registrano 235 sforamenti totali per le PM10, con il capoluogo seguito nella classifica da Cassino ed Anagni, con 63 e 46 giorni di superamento. Solo a Fontechiari va un po’ meglio: nel piccolo paese situato a 357 metri di altezza, circondato da colline e monti, la centralina che misura la situazione di “fondo regionale” ha totalizzato 4 soli superamenti dei limiti di legge, in linea con la normativa europea. La situazione sembra migliore nelle Province di Latina, Viterbo e Rieti, che complessivamente raggiungono comunque 63 sforamenti. In questo caso è la centralina di Latina a registrare 26 sforamenti, a seguire Civita Castellana (Vt) con 16, quindi Rieti con 10.

“Contro lo smog, bisogna passare all’azione, le istituzioni devono agire con più coraggio nel senso di una limitazione dei mezzi privati a vantaggio del trasporto pubblico -ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio–. Tutte le ricerche affermano con chiarezza cose agghiaccianti, ultimi i recenti dati dello studio Epiair che dimostrano come esista una correlazione scientificamente dimostrata tra i picchi di smog ed il numero dei morti ed i ricoveri per malattie cardio-vascolari e respiratorie. In tal senso, il Piano di risanamento dell’aria approvato dalla Regione Lazio è uno strumento fondamentale per affrontare l’emergenza, da sfruttare da parte delle amministrazioni locali, vista anche la possibilità di chiedere contributi all’Unione Europea. Vero è che a Frosinone e nell’area della Valle del Sacco, che comprende anche Colleferro, il problema inquinamento è anche legato alle emissioni industriali, mentre a Ciampino è evidente la responsabilità dello scalo aeroportuale, che va chiuso al traffico commerciale, ma è comunque indispensabile passare all’azione anche contro la riduzione del traffico privato. Nella Capitale piuttosto che pensare a gran premi di Formula Uno nel tessuto urbano, vanno proprio nella direzione opposta provvedimenti come la riduzione delle strisce blu o dell’orario della ZTL, ma anche l’aumento degli stalli per i pullman, scelte che stanno facendo spazio al trasporto privato.”

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