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Goletta Verde di Legambiente Mare negato: viaggio nei nove chilometri off-limits del litorale romano

Goletta Verde di Legambiente
Mare negato: viaggio nei nove chilometri off-limits
del litorale romano

I numeri del dossier: l’87 per cento degli stabilimenti non rispetta la normativa
e impedisce l’accesso alla battigia da parte dei bagnanti. A Ostia la situazione
più critica con il “lungomuro” a impedire addirittura la visione del mare

Legambiente: “La Giunta della Capitale riveda subito l’ormai vecchio Piano
degli arenili e fermi l’avanzata illegale verso il mare, eliminando ogni cancello,
tornello, barriera o ingressi esclusivi”

Prezzi alle stelle rispetto ai canoni irrisori concessi dallo Stato: nelle casse
italiane arrivano dagli stabilimenti appena 100 milioni di euro a fronte di
oltre 2 miliardi di incassi ogni estate

Un mare sempre più “privato”. Il litorale romano, che si estende per circa nove chilometri, sta diventando un caso limite di accesso alla battigia, come può facilmente appurare chi durante la stagione estiva decide di fare un tuffo da queste parti. Ci hanno provato i volontari di Legambiente durante la giornata di mercoledì 24 luglio: con asciugamano in spalla hanno verificato la possibilità di accesso alla battigia nelle 77 strutture, di cui 12 chioschi e 65 stabilimenti. I risultati sono a dir poco scandalosi: 57 strutture sono completamente inaccessibili, l’87% del totale. Una situazione intollerabile, che viola palesemente la normativa vigente che obbliga i concessionari a garantire almeno una fascia di cinque metri destinati al libero transito per l’accesso alla battigia (legge finanziaria del 2006, art. 1, comma 25). Legambiente chiede, quindi, al sindaco Marino e alla Giunta capitolina innanzitutto di aggiornare il piano degli arenili  arginando così l’aggressione illegale e continua verso il litorale romano, a partire dal “lungomuro” di Ostia, e promuovendo l’eliminazione immediata di ogni cancello, tornello, barriera amovibile o ingressi esclusivi che possano essere di intralcio alla libera fruizione di un’area demaniale.

I numeri dell’inaccessibilità del litorale romano sono stati illustrati nel corso dell’appuntamento di questa mattina a Ostia, in occasione del passaggio della Goletta Verde di Legambiente, la storica campagna di monitoraggio e informazione per tutelare e salvaguardare i mari e le coste italiane. Per l’occasione Legambiente Lazio ha presentato il dossier “Ostia. Basta Lungomuro”, alla presenza di Lorenzo
Parlati, presidente Legambiente Lazio; Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio, Elisabetta Studer presidente del circolo  Legambiente Ostia Mediterranea e Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde.

Sono diverse le situazioni di disagio per ciò che concerne la possibilità di accesso in spiaggia su tutto il litorale laziale: se infatti è vero che alcune spiagge non hanno assolutamente problemi di accessibilità, in diversi casi si trovano vere e proprie barriere sia di accesso che di visuale dell’arenile che viene nascosto spesso da veri e propri muri di cabine, aiuole e strutture di ogni genere. La peggiore è senza dubbio quella di Ostia dove da troppo tempo si nega l’accesso alle spiagge per gran parte del “Lungomuro”: per lunghi tratti il mare è addirittura invisibile per le eccessive strutture
costruite negli stabilimenti. Tra il confine a nord con Fiumicino e le dune di Capocotta a Ostia c’è un totale di 9 Km di spiaggia  inaccessibile con soli pochi metri di spiagge libere.
“Al mare di Roma servono regole nuove e certe, anche per rispondere all’aggressione della criminalità sul litorale, stuzzicata anche dagli appetiti nelle concessioni – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il Piano di utilizzazione degli arenili, approvato dal Comune di Roma nel 2004, avrebbe dovuto e potuto arginare l’aggressione illegale e continua verso il litorale romano, invece è “sparito”, mentre al tempo stesso venivano rinnovate con disinvoltura le concessioni. Giunto oltre la scadenza naturale di 5 anni, non ha raggiunto quasi nessun risultato di riqualificazione e regolamentazione di utilizzo degli arenili. Ricucire il rapporto tra paesaggio marino e urbano è ormai un sogno lontano dal divenire perché la giusta misura di 60% di visibilità spaziale libera e 40% occupata che lo stesso Pua indicava, giace, insieme al documento che la contiene, in qualche cassetto polveroso”.

“I diritti dei cittadini sulla fruibilità di un bene comune come la spiaggia, ad Ostia sono completamente calpestati – dice Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio – Chiediamo al sindaco Ignazio Marino e all’assessore alle politiche per lo sviluppo del litorale, Giovanni Caudo, di intervenire per invertire una rotta compromessa da troppi anni con azioni concrete che riportino il mare a Ostia. Innanzitutto con l’eliminazione immediata di ogni cancello, tornello, barriera amovibile o ingressi esclusivi che possano essere di intralcio alla libera fruizione di un’area demaniale. Un primo segnale potrebbe arrivare dagli stabilimenti delle forze armate ai quali chiediamo di farsi loro per primi sponsor di una rinnovata legalità, abbattendo i muri che separano i “loro stabilimenti”. Infine auspichiamo maggiori controlli nei confronti degli stabilimenti e l’avvio di un tavolo di lavoro tra istituzioni, imprenditori e associazioni di categoria sulla spiaggia di Ostia per indicare i nuovi percorsi da avviare per la sua “liberazione” e riqualificazione”.
I numeri del dossier. I volontari di Legambiente, mercoledì 24 luglio, hanno verificato, asciugamano in spalla, la possibilità di accesso stabilimento per stabilimento. Tre i tratti monitorati. Il primo da “Porto di Roma” al pontile di Piazza dei Ravennati, per circa 2 km, dove sono presenti 17 strutture di cui 9 chioschi tutti con libero accesso e 8 stabilimenti di cui 1 solo che ha permesso il “solo transito” ai  nostri volontari, “l’Arcobaleno” dotato addirittura di tornelli tipo metropolitana. Nel secondo tratto monitorato, invece, da Pontile Piazza Ravennati e rotonda Piazzale Cristoforo Colombo (3,8 km) sono presenti 24 strutture (3 chioschi e 21 stabilimenti). I chioschi sono accessibili, degli stabilimenti solo 3 permettono il solo transito e 18 niente; in un caso (Il Mami) i nostri volontari si sono visti  rispondere che l’accesso è consentito solo se si è dipendenti statali, in un altro (Hibiscus) solo se si è dipendenti Cotral. Infine, il
terzo tratto, da Piazzale Colombo a tutto lungomare Vespucci (2,8 km) dove sono presenti 36 strutture, tutti stabilimenti e solo 4 permetto il solo transito, gli altri 32 sono vietati con accessi a pagamento o per dipendenti di ministeri della difesa, dell’interno, delle forze armate o altro. Oltre a non riuscire a raggiungere quasi mai la spiaggia i nostri volontari si sono trovati dinanzi a strani cartelli e assurde, compresi inoltre il divieto di entrata per cani, divieto di utilizzare i racchettoni, divieto di pallonee bici, divieto di consumare cibi propri, divieto di accesso con attrezzature private (spiaggine, ombrelloni ecc..).
Anche i prezzi sono sintomatici di una situazione al limite che va assolutamente rivista. Per il solo accesso giornaliero il prezzo medio è di circa 8 euro con una arco tra i 3 e i 15 euro; ci sono poi stabilimenti, come per esempio il Kursaal che addirittura divide la “sua” porzione di demanio pubblico in tre aree inaccessibili una con l’altra: la zona piscine, l’area abbonati e l’area giornalieri, quest’ultima è una striscia stretta di sabbia che accoglie e relega i non abbonati comunque paganti.

“In Italia una delle criticità maggiori è data proprio dalla forte sproporzione tra l’ammontare degli introiti che lo Stato percepisce da queste attività e i guadagni dei privati – dichiara Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde – Si stima infatti che le concessioni demaniali in questo settore fruttino all’erario circa 100 milioni di euro, a fronte di un incasso da parte dei privati pari a circa 2 miliardi di euro, secondo le stime più basse, addirittura oltre 16 miliardi di euro all’anno secondo altri studi. Secondo un rapporto del 2009 dell’Università Roma Tre, purtroppo non aggiornato, la
media dei canoni annui supera di poco un euro al mq di concessione e in valori assoluti. L’innalzamento dei canoni, cosi come avviene in altre realtà europee, potrebbe invece essere rinvestito in un opere di riqualificazione e tutela del territorio costiero. In Europa, la situazione delle spiagge è decisamente diversa anche per quel che riguarda la porzione di spiagge libere. In Francia, ad esempio, le  concessioni, che non superano i 12 anni, prevedono l’80% della lunghezza e l’80% della superficie di spiaggia libera da costruzioni per sei mesi l’anno. Qui il principio del demanio pubblico è sacro e le concessioni per gli stabilimenti balneari sono rilasciate per un massimo del 20% della superficie del litorale. È chiaro che è necessaria una regolamentazione al più presto, che prenda magari spunto proprio dagli esempi che possiamo registrati in altri Paesi Europei”.

Goletta Verde è una campagna di Legambiente

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Goletta Verde di Legambiente Il business dei nuovi porti: fermare un’inutile e dannosa colata di cemento sul litorale laziale

Goletta Verde di Legambiente
Il business dei nuovi porti: fermare un’inutile e
dannosa colata di cemento sul litorale laziale

Piano Porti della Regione Lazio: previsto un assurdo raddoppio dei posti
barca che segnerebbe un + 5.000 tra ampliamenti delle strutture
esistenti e nuove infrastrutture

Legambiente: “La nuova giunta riveda subito il piano portualità deciso dalla Polverini tenendo conto delle reali esigenze e caratteristiche dei territori. Stop ai faraonici progetti, e di quelli realizzati in zone a rischio erosione e di frane” Navi e cemento. Il business dei nuovi porti corre a ritmi forsennati sulla costa laziale. Uno sviluppo insensato che non tiene conto né dei reali traffici, né delle distanze tra un’infrastruttura e un’altra e che molto spesso, vedi il caso di Fiumicino, è frutto di una mera speculazione finanziaria. I
numeri della portualità laziale sono da capogiro: 9402 gli attuali posti barca stimati, cioè 26 posti barca per ogni chilometro di costa, di cui 4.597 disponibili nella rete delle grandi infrastrutturazioni portuali ed i restanti 4805 disponibili in canali, darsene e ormeggi. Per la Regione Lazio, però, non bastano: a questi, secondo i piani regionali, andrebbero aggiunti infatti altri 4551 nuovi posti barca, nella rete delle grandi infrastrutture portuali, fra ampliamenti ed opere ex novo. Una scellerata politica che non tiene conto del grande problema dell’erosione costiera e dei territori a forte rischio idrogeologico in cui molto opere andrebbero ad insistere. Per questo Legambiente chiede un chiaro cambio di rotta alla nuova giunta Regionale, fermando i piani faraonici immaginati dalla Polverini, inutili e dannosi, e
dando il via ad un ripensamento urgente del piano della portualità che metta un freno alle nuove opere e si attivi piuttosto per adeguare e sistemare le infrastrutture già esistenti, più che sufficienti per le reali esigenze del Lazio.

Numeri e storie della “portualità laziale” raccontati da un dossier di Legambiente che saranno presentati oggi pomeriggio a Fiumicino (ingresso imbarchi Sardegna) alle ore 16, nell’ambito degli appuntamenti laziali del tour di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente a difesa dei mari e delle coste italiane. Saranno presenti Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio; Serena Carpentieri,
responsabile Goletta Verde; Valentina Romoli, vice presidente Legambiente Lazio e i volontari del nuovo circolo di Legambiente “Volontari per la tutela del territorio di Fiumicino”.

“Sull’intera costa italiana si assiste ormai ad un situazione caotica, con un crescendo di smaniosi progetti di nuovi inutili porti e approdi, magari a pochichilometri di distanza l’uno dall’altro, porti che, se arrivano a un completamento, restano spesso deserti e provocano danni al territorio – dichiara Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde. Il dossier sulla portualità del Lazio mette in risalto anche su questa costa la stessa identica situazione. Si parla di pianificazione dello sviluppo della nautica delle esigenze di posti barca, ma la sensazione è che in realtà più che ai metri lineari delle imbarcazioni si guardi ai metri cubi degli immobili da realizzare sulle banchine dei porti, magari non previsti dai piani regolatori, ben camuffati dietro la scusa di realizzare nuovi posti barca. Nuovi posti barca che
innanzitutto non servono. Non servono nuove colate di cemento, basterebbe razionalizzare e riqualificare i bacini già esistenti, quelli utilizzati poco e male. Da uno studio di Ucina e Legambiente nascerebbero cosi 39mila nuovi posti barca a disposizione del nostro Paese, senza consumare suolo, sottrarre ingenti risorse economiche inutilmente e cedere il passo alla speculazione”. Non parliamo di numeri di poco conto. Secondo le linee guida approvate dalla Regione Lazio nella passata legislatura, il cui scopo dovrebbe essere quello di mirare ad una pianificazione integrata e sostenibile delle aree costiere, andrebbero aggiunti 4551 nuovi posti barca, nella rete delle grandi infrastrutture portuali della Regione, fra ampliamenti ed opere ex novo. In sostanza, quasi il doppio di quelli esistenti, numeri che se confermati porterebbero la disponibilità totale di posti barca nelle sole grandi infrastrutture a 9148.

Ed in questo scenario è necessario che le Linee guida pongano l’attenzione sulla gravità del fenomeno dell’erosione costiera generato proprio da fenomeni di origine antropica. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Osservatorio dei Litorali Laziali, infatti, nel 2008 il fenomeno dell’erosione interessa un quarto delle coste laziali e complessivamente sono circa 76 i km di costa laziale colpiti dal fenomeno su 361 totali. I Comuni più colpiti sono quelli di Montalto di Castro e Tarquinia per quanto riguarda il viterbese, con circa il 50% delle coste in erosione, quelli di Sabaudia, Fondi e Sperlonga con una percentuale che si attesta fra il 47% e il 50% per il litorale
pontino e Fiumicino, Fregene e Ladispoli per quanto concerne il litorale romano con una percentuale che raggiunge addirittura il 67%.

“Le linee guida sui porti varate dalla giunta polverini ci consegnano uno scenario fortemente preoccupante per le coste della nostra regione ,con inutili e pericolose gettate di cemento da nord a sud del litorale,fra nuovi faraonici porti,ampliamenti di quelli esistenti ed approdi – dichiarano Valentina Romoli e Roberto Scacchi, rispettivamente, vice presidente e direttore di Legambiente Lazio -. È fondamentale quindi invertire la rotta bloccando questa inutile e pericolosa nova colata di cemento, rivedendo radicalmente il piano  presentato dalla precedente giunta della Regione Lazio, per investire, piuttosto, nell’unica vera grande opera che serve alla nostra regione, quella della messa in sicurezza del territorio, attuando politiche volte a perseguire con determinazione la piaga dell’urbanizzazione selvaggia e dell’abusivismo edilizio sulle nostre coste, portando avanti acquisizioni al pubblico patrimonio e abbattimento dei manufatti abusivi”.

Tra i maggiori scempi che si è cercato di portare avanti lungo le coste laziali, c’è da citare certamente l’ampliamento del porto nuovo porto di Fiumicino: un vero e proprio gigante di cemento con una capacità ricettiva di 1.500 posti barca, alla foce del fiume Tevere, ricadente tra l’altro in un’area soggetta a tutela orientata alla sistemazione paesaggistica e funzionale di una delle aree potenzialmente più interessanti e attualmente più depresse e degradate di tutto il litorale laziale, oltre ad
essere un’area a rischio idrogeologico r4, ovvero ad altissimo rischio. A bloccare la mega struttura per ora ci ha pensato la magistratura, che contesta all’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone una maxi frode del valore di 35 milioni di euro. Lavori realizzati in modo non appropriato.

Ma sono numerosi in tutta la regione i casi da segnalare per opere di ampliamento di infrastrutture esistenti e progetti di nuovi porti. Sempre alla Foce del Tevere, è in programma l’ampliamento del porto turistico di Ostia. Un progetto faraonico, che sostanzialmente triplica la superficie dello specchio acqua del porto che passerà da 206.000 metri quadrati a 733.000. I posti barca passeranno da 808 a 1.419.

Buone nuove, invece, da Anzio: Lo scorso 9 marzo, infatti, la gara per l’affidamento delle opere per la realizzazione del nuovo Porto Turistico di Anzio è andata deserta e l’amministrazione comunale si è vista costretta a rinunciare al progetto. Tramonta così, finalmente, un’opera che nelle intenzioni dei concessionari si presentava con numeri decisamente eco-insostenibili. Il progetto, infatti, prevedeva l’occupazione di 136.000 mq di specchio acqueo, 38.000 metri quadri per la nautica da diporto, 44.000 mq per il cosiddetto waterfront ovvero gli usi cittadini. Inoltre sarebbe  disposto ad accogliere 791 barche con lunghezza compresa fra 8 e 50 mt, 475 parcheggi a servizio della nautica da diporto (60% dei posti barca) e 215 parcheggi pubblici. Per Gaeta, invece, i progetti prevedono lo scavo dei fondali per portarli ad una profondità di 12 metri, per consentire ai giganti del mare di attraccare in sicurezza a Piazzale Nord. Il materiale dragato verrà utilizzato come precarica nella vasca di colmata già in essere, accelerando il processo di consolidamento necessario alla creazione dei futuri piazzali da 80mila metri quadrati accanto la nuova banchina. Verrà poi realizzata la nuova rotonda di accesso all’area portuale.

Ed è arrivato anche lo stop definitivo del Consiglio di Stato per il progetto del raddoppio del porto di San felice Circeo, che con 5000 nuovi posti barca, a fronte dei 250 già esistenti, se portato a termine avrebbe comportato una gravissima compromissione allo splendido ecosistema del Parco Nazionale del Circeo. Lo scorso 18 marzo, i lavori di ampliamento del Porto Turistico di Gaeta, sono invece finiti sotto la lente di ingrandimento dei Carabinieri. Gli inquirenti stanno scandagliando i passaggi amministrativi relativi alle procedure di richiesta e installazione delle nuove strutture, un progetto di ampliamento dell’ approdo turistico Base Nautica Flavio Gioia, che prevedrebbe la realizzazione di 215 posti barca, da realizzarsi nella parte interna Ovest di porto S. Antonio, in corrispondenza della torre municipale. Un nuovo diluvio di cemento è in programma a Formia, per il nuovo porto turistico che dovrebbe ospitare circa 628 imbarcazioni, per lo più di grandi dimensioni. Una speculazione immobiliare pari 38.000 metri. Il costo dell’operazione si aggira sui 75 milioni di euro.

E colate di cemento sarebbero previste anche ai danni del già fragile equilibrio delle coste delle isole Pontine. Nell’Isola di Ventotene, sarebbe previsto un aumento di 150 unità nautiche, passando così da 30 a 180 posti barca con un incremento pari al 500% in più dell’attuale. Una cifra sconsiderata tenendo presente la già enorme pressione antropica alla quale è soggetta l’isola in estate e tenendo conto del delicatissimo equilibrio ambientale a cui è legata. Nell’Isola di Ponza, infine, sarebbe addirittura prevista la realizzazione di un nuovo porto turistico a Cala dell’Acqua per 500 imbarcazione, in un’area classificata ad alto rischio ambientale. A questo si andrebbe a sommare l’ampliamento dell’attuale porto turistico (450 posti).

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Goletta Verde di Legambiente nel Lazio: dal 1988 cancellati definitivamente oltre 41 km di costa

Goletta Verde di Legambiente nel Lazio
Continua l’aggressione del cemento e il consumo di
suolo sulla costa:
dal 1988 cancellati definitivamente oltre 41 km di
costa
Solo un terzo dei litorali laziali si è salvata dal diluvio di cemento

Legambiente: “Sia approvato subito il Piano Paesaggistico Regionale, per fermare definitivamente gli appetiti cementificatori dei Comuni costieri e vietare da subito qualsiasi attacco del cemento sulle aree ancora libere, istituendo il vincolo di inedificabilità assoluta ad un chilometro dal mare”

Difendiamo la linea di costa del Parco nazionale del Circeo, rigettando qualsiasi proposta tesa ad aumentare il consumo di suolo

Dal 1988 nel Lazio sono stati cancellati quarantuno chilometri di costa. Oggi, su un totale di 329 km, da Minturno a Montalto di Castro, ben 208 risultano essere trasformati ad usi urbani e infrastrutturali, ossia oltre il 63%. E il boom del cemento non accenna a diminuire con il rischio di far scomparire per sempre le bellezze naturali della regione. Per questo Legambiente lancia la proposta di bloccare le espansioni degli strumenti edilizi, fissare un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere dall’edificato di almeno un chilometro dal mare, approvando subito un piano paesaggistico e chiedendo al contempo di procedere con l’abbattimento delle opere abusive, in particolare nei 23 Comuni costieri dove nel 2009 stati commessi complessivamente ben 2.379 manufatti realizzati senza alcuna autorizzazione.

È quanto evidenziato oggi dalla Goletta Verde, la celebre campagna di Legambiente impegnata per la difesa del mare e delle coste italiane, durante la presentazione del dossier “Il consumo di suolo nelle aree costiere italiane. La costa laziale, da Minturno a Montalto di Castro: l’aggressione del cemento ed i cambiamenti del paesaggio”. All’incontro, svoltosi oggi a San Felice Circeo, presso l’Hotel Maga Circe, hanno preso parte Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale Legambiente; Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio; Marco Omizzolo, coordinatore provinciale Legambiente; Serena Carpentieri, responsabile Goletta Verde, Gaetano Benedetto,  Commissario Ente Parco nazionale del Circeo, Maurizio Lucci, Sindaco del Comune di Sabaudia; Eleonora Brionne; Comunicazione e
relazioni esterne Corepla.

Lo studio di Legambiente ha analizzato la costa laziale in un arco di tempo che va dal 1988 al 2011. Grazie alla sovrapposizioni delle foto satellitari è stato possibile fare un raffronto con quella che era l’occupazione della costa all’epoca e come si è
evoluta nei 23 anni presi in esame. Malgrado i vincoli imposti sia legge “Galasso”, sono stati cancellati 41 km di costa, cioè il 20% dell’intera urbanizzazione esistente, in gran parte a favore di nuove seconde case, ville e palazzi, per l’espansione di alcuni agglomerati che si susseguono lungo la costa, e per attività turistiche. Rilevanti sono anche le opere infrastrutturali realizzate, come il nuovo Porto di Ostia e gli ampliamenti realizzati a Civitavecchia, mentre sono diversi i progetti di nuove infrastrutture portuali che riguardano Fiumicino, Anzio, Formia, San Felice Circeo, Gaeta. Nel dettaglio, su un totale di 329 km, da Minturno a Montalto di Castro, ben
208 risultano essere trasformati ad usi urbani e infrastrutturali, ossia oltre il 63%. Più precisamente, 59 km sono occupati da porti, attività industriali, opere infrastrutturali. Mentre la parte occupata dalle costruzioni si può dividere tra 55 km di paesaggio urbano molto denso e 94 km di costa occupata da insediamenti con densità più bassa, per lo più lineari che seguono la linea di costa. Solo 12 km di costa sono ancora paesaggi agricoli, mentre sono ancora “integri” 109 km di paesaggi naturali, di cui 62 km risultano vincolati, perché ricadenti in aree protette.
“I risultati che questo studio della costa laziale ci consegna sono estremamente preoccupanti. Per I numeri e per la dimensione  dell’aggressione nei confronti di una costa di grande bellezza, nella quale sopravvivono ancora paesaggi naturali e ricchi di storia, a rischio se non si interviene immediatamente- spiega Eduardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – Oggi cambiare non solo è possibile ma è nell’interesse dei cittadini, dell’ambiente e del turismo. Chiediamo alla giunta Zingaretti di avere il coraggio e la lungimiranza di fissare un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere per almeno un chilometro dal mare,
attraverso l’approvazione di un piano paesaggistico che intervenga anche sui piani regolatori vigenti per stralciarne le previsioni  edificatorie”.

I tratti di costa in cui sono avvenuti i maggiori fenomeni di trasformazione del paesaggio sono quelli che vanno da Fondi (Salto Corvino) a Terracina, da Anzio a Torvaianica. E tanti altri tratti, come il Lido di Ostia, le spiagge di Fiumicino, Santa Marinella e Civitavecchia, in cui non solo si è trasformato in modo irreversibile il paesaggio a favore di alberghi, servizi, prime e seconde case, ma è stata occupata la
spiaggia con attrezzature turistiche rilevanti. In generale, tutto questo avanzare del cemento, è avvenuto a scapito di aree libere (spiagge, dune e aree verdi naturali), ma soprattutto di suoli agricoli. I ventiquattro Comuni costieri del Lazio in molti casi sono vere e proprie
cittadine che triplicano, quintuplicano, decuplicano in qualche caso gli abitanti nei due mesi d’estate, in altri gli ambiti costieri rischiano di divenire periferie delle città, con un pericoloso rischio di una divisione tra città dormitorio e città turistica. La sfida è
ridisegnare il litorale, bisogna aumentare la qualità degli spazi pubblici e privati, ricomporre paesaggisticamente i luoghi, ricostruire i water front, intervenire sulle situazioni di mono-funzionalità residenziale, allo stesso tempo non concentrandosi solo sulla funzione turistica.

“Serve un grande sforzo progettuale, di innovazione, di modernità, di sperimentazione e per questo va subito approvato il Piano Paesaggistico Regionale fermando definitivamente gli appetiti cementificatori dei Comuni costieri – afferma Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio – Anche perché questi ultimi, hanno presentato centinaia di osservazioni “ammazza paesaggio” al Ptpr adottato, per trasformazioni urbanistiche in aree vincolate paesaggisticamente, che coinvolgono 465,5 ettari tra le province di Roma e Viterbo e altri 3.500 ettari nella provincia di Latina. Osservazioni respinte per la gran parte dagli uffici regionali in sede dicontrodeduzioni, ma da tenere ancora sotto attenta osservazione. E’ necessario procedere con urgenza e ricomporre paesaggisticamente i luoghi, ricostruire i water front, intervenire sulle situazioni di mono-funzionalità residenziale non concentrandosi solo sulla funzione turistica”.

Nel fermare la pressione edilizia hanno rappresentato un presidio importantissimo il sistema delle aree naturali che interessa la costa, a partire dal Parco Nazionale del Circeo e dalla Riserva naturale Statale Litorale romano e poi con un articolato sistema di aree di diversa dimensione (dal Parco regionale riviera di Ulisse, alla riserva naturale statale Salina di Tarquinia, fino alla riserva naturale regionale Tor Caldara). Tutto ciò però non basta.

“La linea di costa del Parco nazionale del Circeo va difesa senza tentennamenti, rigettiamo qualsiasi ipotesi di esclusione dal Parco di  territorio e qualsiasi proposta tesa ad aumentare il consumo di suolo in un’area già pesantemente colpita da fenomeni di abusivismo edilizio – dichiara Marco Omizzolo, coordinatore provinciale Legambiente – Inoltre riteniamo di fondamentale importanza l’istituzione di un’area marina protetta e quindi l’allargamento a mare del Parco, in un’ottica più ambiziosa e coraggiosa rispetto a quella contenute nel Piano. Infine, affinché la tutela possa essere realmente efficace è necessaria l’organizzazione di un sistema di reti ecologiche in
grado di collegare l’area protetta con quelle già presenti nella provincia pontina, come il Parco regionale dei Monti Ausoni, Riviera d’Ulisse e l’auspicabile Parco regionale dei Monti Lepini”.

A preoccupare, infatti, non è solo l’avanzare del cemento “legale”. Perché, secondo i dati elaborati da Legambiente, nei 23 Comuni costieri della regione Lazio (escluso il Municipio 13 della Capitale) sono stati commessi complessivamente ben 2.379 abusi edilizi nel 2009 (ultimo dato pubblicato), il 15,4% rispetto al numero totale dei 15.426 abusi regionali, pari a ben 6,5 illeciti al giorno. Soprattutto se raffrontato con il dato delle demolizioni degli abusi sui territori: solamente nel 2,9% dei casi nel corso del 2009 la parola è passata alle ruspe. Un dato decisamente serio e preoccupante, in sostanza stabile rispetto al 2004 quando gli abusi registrati erano 1.803.

Resta, inoltre, da valutare attentamente, anche l’erosione costiera: nel Lazio sono in fase di forte erosione 63 chilometri di costa, il 23% del totale (isole escluse), da imputare principalmente alla realizzazione di invasi artificiali lungo i corsi d’acqua che diventano vere e proprie trappole sedimentarie, all’estrazione di inerti ed alla realizzazione di sbarramenti in alveo. Un problema serio, sul quale  intervenire fermando l’avanzata di altre inutili opere a mare, fermando il diluvio di cemento dei nuovi porti, migliaia di nuovi posti barca, sovradimensionati, calcolati rispetto al picco estivo sul quale si dimensiona la domanda e si consuma suolo, mentre si potrebbe
lavorare sulla realizzazione di pontili mobili e boe galleggianti. Il passaggio della Goletta Verde in questo territorio è stato anche l’occasione per la consegna del premio Corepla Comuni Ricicloni estate – Speciale Plastica al sindaco di Sabaudia, Maurizio Lucci, per la buona performance sulla raccolta differenziata della plastica, anche se c’è ancora da fare molto e meglio sul fronte della gestione rifiuti.

“Nonostante il Lazio sia ancora il fanalino di coda delle Regioni del centro Italia, è indubbio che nell’ultimo anno molti sforzi siano stati compiuti per colmare questo ritardo – afferma Eleonora Brionne, Comunicazione e Relazione Esterne Corepla – Eproprio nel centro Italia, il Comune di Sabaudia rappresenta un ottimo esempio di come sia possibile raggiungere importanti obiettivi grazie alla volontà e all’impegno degli amministratori locali. Basti pensare che nel corso dell’ultimo anno, il Comune ha raccolto ben 22 kg di imballaggi in plastica pro capite, il doppio di quanto raccolto mediamente in Italia. Un notevole risultato che indica come l’attenzione posta ai temi
ambientali debba essere considerata un investimento a lungo termine, anche e soprattutto nei Comuni a forte vocazione turistica e ad alto valore ambientale”.

Il dossier completo sul consumo di suolo nel Lazio è scaricabile a
questo link
http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/il-consumo-di-
suolo-sulla-costa-laziale
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La Goletta Verde di Legambiente arriva nel Lazio

La Goletta Verde di Legambiente arriva nel Lazio
Da lunedì a mercoledì tappe a San Felice al Circeo,
Fiumicino e Ostia
Tre giorni per discutere con esperti e amministratori di
cementificazione della costa, qualità delle acque, scarichi
fognari e accessibilità ai servizi turistici per i disabili
Primo appuntamento lunedì, alle ore 11 a San Felice al Cireo, con la
presentazione del dossier sul consumo di suolo delle coste laziali

Da lunedì 29 luglio arriva nel Lazio la Goletta Verde, la campagna itinerante di Legambiente, che ogni estate realizza un monitoraggio sullo stato di salute del mare e dei litorali italiani. Per il ventottesimo anno consecutivo, la storica imbarcazione ambientalista, realizzata anche con il contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio Oli Usati, è tornata a navigare per schierarsi contro i “pirati del mare”. Un viaggio si concluderà il 18 agosto in Toscana, dopo più di 30 tappe da nord a sud della Penisola per dar seguito alle tante battaglie in difesa dell’ecosistema marino e del territorio che Legambiente porta avanti dal 1986, denunciando, informando, coinvolgendo i cittadini con l’auspicio di promuovere esempi positivi all’insegna della sostenibilità ambientale. La Goletta Verde porterà avanti anche nel Lazio la sua battaglia contro la mancata depurazione, l’abusivismo, la speculazione edilizia e il consumo di suolo, la privatizzazione del demanio, l’illegalità e le spiagge negate.
Nel Lazio la Goletta verde farà tappa a San Felice a Circeo, Fiumicino e Ostia, da lunedì 29 luglio a mercoledì 31 luglio. Gli ultimi
dati pubblicati sulle acque di balneazione in Italia e in Europa, che testimoniano la buona salute del mare italiano, non devono far abbassare la guardia sul rischio di inquinamento ancora presente, a partire dagli scarichi non depurati che continuano a confluire in mare. A tutt’oggi in Italia il 25% delle acque di fogna viene scaricato in mare, nei laghi e nei fiumi senza essere opportunamente depurato e tante sono le situazioni critiche di depuratori malfunzionanti o scarichi abusivi. Per questo motivo con la Goletta viaggia un team di biologi che conducono il monitoraggio scientifico a caccia dei punti più critici riguardo la mancata depurazione; raccolgono le  segnalazioni dei cittadini denunciando le situazioni che mettono maggiormente a rischio le nostre acque. Primo appuntamento del tour laziale sarà a lunedì a San Felice Circeo, presso l’Hotel Maga Circe, con la presentazione del dossier di Legambiente sul consumo del paesaggio e delle coste del Lazio.Partecipano, Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale Legambiente; Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio; Marco Omizzolo, coordinatore provinciale Legambiente; Serena Carpentieri, responsabile Goletta Verde, Gaetano
Benedetto, Commissario Ente Parco nazionale del Circeo, Maurizio Lucci, Sindaco del Comune di Sabaudia; Eleonora Brionne; Comunicazione e relazioni esterne Corepla.

L’arrivo nel Lazio dell’imbarcazione ambientalista, sarà però anche l’occasione per ribadire contrarierà di Legambiente al faraonico progetto del Porto della Concordia, con la presentazione un dossier sulla portualità nel Lazio che sarà illustrato martedì a Fiumicino.
Il programma di Goletta Verde nel Lazio Lunedi 29 luglio, ore 11.00 a San Felice Circeo, presso Hotel Maga Circe Presentazione del dossier di Legambiente sul consumo del paesaggio e delle coste del Lazio Partecipano:
Edoardo Zanchini – vicepresidente nazionale Legambiente
Roberto Scacchi – direttore Legambiente Lazio
Marco Omizzolo – coordinatore provinciale Legambiente
Serena Carpentieri – responsabile Goletta Verde
Gaetano Benedetto – Commissario Ente Parco nazionale del Circeo
Maurizio Lucci – Sindaco del Comune di Sabaudia
Eleonora Brionne – Comunicazione e relazioni esterne Corepla
Martedì 30 luglio, ore 16 Fiumicino
Presso imbarchi Sardegna. Legambiente manifesta contro il faraonico progetto del Porto della Concordia e presenta un dossier “Portualità nel Lazio”.

Saranno presenti Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio; Serena
Carpentieri, responsabile Goletta Verde; Valentina Romoli, vice presidente
Legambiente Lazio, i volontari del nuovo circolo di Legambiente “Volontari per
la tutela del territorio di Fiumicino” .
Mercoledì 31 luglio, ore 11 Ostia
Piazza dei Ravennati. Iniziativa “Ostia. Basta Lungomuro”
Sarà l’occasione per presentare i dati dell’indagine di Legambiente sugli
accessi negati alle spiagge: tutti i numeri dell’inaccessibilità del lungomare
romano.Giovedì 1 agosto, ore 11 Roma
Presso la sede di Legambiente Lazio, Via Regina Margherita 157.

Conferenza stampa di presentazione dei dati del monitoraggio scientifico di
Goletta Verde nel Lazio.

Goletta Verde è una campagna di Legambiente
Main partner: COOU
Partner tecnici: Corepla, Nau, Novamont, Solbian
Media partner: La Nuova Ecologia, PescaTv – canale Sky 236, Rinnovabili.it
Ufficio stampa Goletta Verde
Luigi Colombo – 347/4126421
stampa.golettaverde@legambiente.it
Segui il viaggio di Goletta Verde
sul sito www.legambiente.it/golettaverde
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Il Lazio scala la classifica del mare illegale: 1.050 infrazioni accertate sulle coste laziali, 391 in più rispetto allo scorso anno

Il Lazio scala la classifica del mare illegale: 1.050 infrazioni accertate sulle coste laziali, 391 in più rispetto allo scorso anno
2,8 illegalità al giorno, 2,9 infrazioni per ogni chilometro di costa, il 7,8% del totale nazionale secondo “Mare Monstrum” di  Legambiente. E dal 5 luglio, lungo le coste del Lazio torna la Goletta Verde di Legambiente.
IN ALLEGATO ANCHE TUTTE LE TABELLE

Il Lazio scala la classifica del mare illegale con un numero totale di infrazioni accertate nel 2012 pari a 1.050, con un incredibile  incremento di 391 illegalità rispetto al 2011, un bell’aumento del 59,3%. Le infrazioni regionali pesano il 7,8% sul totale nazionale con 2,8  illegalità al giorno, 2,9 per ogni chilometro di costa. Le persone arrestate e denunciate aumentano e sono 1.243 (481 in più rispetto al 2011), così come i sequestri che arrivano a 209 (ossia 13 in più rispetto allo scorso anno). Questo quanto emerge da “Mare Monstrum” di Legambiente, il dossier sulle illegalità costiere elaborato sulla base dei dati delle Forze dell’Ordine e delle Capitanerie di Porto, che vede il Lazio salire dall’ottava alla sesta posizione.

“Nel Lazio crescono in modo incredibile le infrazioni sul mare e sulle coste, attaccate sul fronte dell’abusivismo, della pesca illegale, della navigazione fuorilegge -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. I numeri aumentano in modo davvero preoccupante, addirittura quasi del 60%, da un lato di certo per il buon lavoro delle forze dell’ordine e delle procure, ma anche perché si continua a pensare che il mare è una risorsa da sfruttare fino allo stremo. Servono, allora, nuove politiche regionali per tutelare una delle risorse più importanti, sul fronte ambientale ma anche su quello economico, e dalla Regione Lazio ci aspettiamo a breve il riavvio della discussione sul PTPR, sul piano coste e sul piano di tutela delle acque, ma anche nuovi sforzi per gli abbattimenti degli abusi edilizi. D’altra parte rimane, invece, fondamentale il ruolo dei cittadini, sentinelle che possono segnalare i casi di illeciti sul mare alla nostra Goletta Verde che tra pochi giorni arriverà nel Lazio.”

Pesa il fronte dell’abusivismo edilizio in aree demaniali dove il Lazio rimane stabile in ottava posizione nella classifica nazionale, con 132 infrazioni  accertate, il 4,6% sul totale, con 152 persone denunciate ed arrestate (50 in meno rispetto allo scorso anno) e i sequestri che salgono a 72 (3 in più rispetto al 2011). È di appena due giorni fa la notizia del sequestro di beni per 65mila euro riconducibili al clan Mallardo che da tempo investe nel basso Lazio. Secondo la Procura Nazionale Antimafia, nella Relazione annuale 2012, la provincia di Latina sarebbe quella, tra quelle laziali, più interessate da fenomeni criminali con ben 253 beni sequestrati e 123 confiscati, per un valore complessivo di 280 milioni di euro. L’abusivismo edilizio continua a sfregiare il litorale, soprattutto nelle aree di maggior pregio, quindi sotto tutela.  Emblematico il sequestro nel marzo dell’anno scorso di una villa abusiva con tanto di piscina e pertinenze a Formia, sul lungomare di Vindicio, costruita a ridosso di resti romani di inestimabile valore archeologico. Nella top ten nazionale degli abusi edilizi da abbattere con urgenza, anche il gruppo di 10 ville plurifamiliare nel cuore del Parco Nazionale del Circeo. Alla fine di ottobre del 2012 è  cominciato l’abbattimento dell’ecomostro, quando sotto una pioggia battente le ruspe circondate dagli attivisti di Legambiente, hanno tirato giù i primi due scheletri della lottizzazione abusiva, poi più nulla. Altro caso di abusivismo in grande stile riguarda Terracina con il sequestro del 22 febbraio, da parte del tribunale di Latina, dell’area industriale dove un tempo sorgeva l’industria di pomodori pelati Desco. Un’area estesa per 63 mila metri quadrati e per un valore di 30 milioni di euro. I reati contestati sono falso, abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva. Altre vicende hanno riguardato Sperlonga, dove l’estate scorsa è arrivata la prima sentenza di condanna per gli abusi edilizi realizzati nell’hotel Grotta di Tiberio; sulle dune di Sabaudia, abusivismo griffato per Villa Fendi con una condanna ad un anno e due mesi di reclusione; come lo scorso anno, ancora in attesa di giudizio gli abusi del camping Santa Anastasia di Fondi e la lottizzazione abusiva Bella Farnia a Sabaudia. A Ponza è finita sotto indagine per abusivismo edilizio e violazione dei vincoli paesaggistici la casa di un noto giornalista televisivo i cui lavori di ampliamento avrebbero causato lo sfondamento di un cunicolo di areazione e di una parete di tufo che si affaccia direttamente sulle piscine naturali. Vicende poco chiare sulla spiaggia libera di Castel Porziano e presso lo stabilimento Belvedere di Nettuno per i quali Legambiente ha presentato relativamente un esposto chiesto l’accesso agli atti. Nel primo caso a preoccupare sono le strutture del “Cancelli Village” che poggiano su un sito di importanza comunitaria, il secondo riguarda presunti lavori di riqualificazione dello stabilimento configuratisi piuttosto come interventi dal forte impatto ambientale, paesaggistico ed urbanistico. E ancora il Porto di Fiumicino: prima il sequestro nel novembre del 2012 dell’intera area di cantiere che si estende su una superficie di oltre cento ettari, poi, nel marzo scorso, l’arresto del costruttore per frode nelle pubbliche forniture, appropriazione indebita, attestazione fittizia di beni e riciclaggio. Sul fronte degli abbattimenti, notizie confortanti da Ardea dove però ha rallentato, ma non si è interrotta, l’attività di rimozione della case sulla spiaggia. A giugno e a settembre, le ruspe hanno abbattuto alcune villette abusive. Avviata dal precedente sindaco, la liberazione del lungomare dal cemento illegale ha raggiunto oggi le 110 demolizioni.

Il Lazio continua a registrare un aumento delle infrazioni sulla pesca di frodo, passando dalle 240 del 2011 alle 544 del 2012, seppur stabile come posizione rispetto allo scorso anno, pesando però il doppio con un 10,1% sul totale (era il 5% nel 2011) con 559 denunce e arresti e 23 sequestri. Anche nel Lazio il mare è messo sotto assalto su questo fronte: sono 21.071 chili di pesce e  molluschi sequestrati nelle acque laziali, al quinto posto della classifica nazionale. Ponza è tra i casi più eclatanti di marinerie ostinate nell’uso delle spadare, tuttora illegali. Nel Lazio, crescono anche le violazioni al codice della navigazione con 263 illegalità compiute nel 2012 rispetto alle 175 del 2011 e 413 persone denunciate e arrestate e 50 sequestri effettuati che fanno salire la nostra regione al quarto posto della classifica nazionale con il 9,7% delle infrazioni sul totale in Italia.
Non migliora la situazione per quanto riguarda l’inquinamento del mare, dove sono state accertate 111 illegalità, che fanno salire il Lazio dall’undicesima alla settima posizione, il 4,3% del totale nazionale, con le denunce e gli arresti che però scendono a 119 e i sequestri a  4 (erano 128 le persone denunciate e arrestate nel 2011 e 69 i sequestri). Complessivamente la depurazione non migliora nella nostra regione, rimanendo stabile al 65,4% gli abitanti equivalenti serviti effettivi (AES) che ha impianti di depurazione delle acque reflue  urbane con trattamento secondario e terziario. Come per lo scorso anno, tra i capoluoghi le peggiori performance si registrano a Frosinone, dove l’efficienza è ferma all’80%, ma Rieti migliora dall’83% al 90%, Roma dal 90 al 97%, mentre Viterbo si attesta al 95% e Latina all’84% (dato 2011). Sotto osservazione di Goletta Verde di Legambiente, che torna il 5 luglio a monitorare lo stato di salute del mare e delle coste, anche la questione delle spiagge negate. Ostia ne è l’esempio piùeclatante: biglietterie e tornelli, obbligo di tessera, invito a fare il biglietto o semplicemente ad andare più avanti alla ricerca della spiaggia libera. Nel 2009 su 56 stabilimenti solo 3  avevano consentito il passaggio libero, mentre ben il 94,5% era risultato off limits. Nel 2010, su 10 stabilimenti scelti come campione, solo 4 sono risultati a norma di legge, e negli altri 6 non è stato possibile arrivare alla battigia senza pagare. E a Fiumicino è vietato  stendere il proprio telo mare negli stabilimenti anche nella fascia di 3 metri dal bagnasciuga. Anche per quest’anno Legambiente mette a disposizione di cittadini e turisti il servizio SOS Goletta che consente di inviare segnalazioni di situazioni di inquinamento del mare e dei laghi. Per lanciare l’SOS ci si può collegare a www.legambiente.it/sosgoletta o inviare un SMS o MMS al numero 346.007.4114 con una breve descrizione della situazione e le informazioni utili per individuare il luogo esatto.

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Goletta Verde di Legambiente su dati Tarquinia e Santa Severa

Goletta Verde di Legambiente su dati Tarquinia e Santa Severa: stop a sterili polemiche, subito interventi per non danneggiare cittadini e turismo.

Le affermazioni rilasciate a mezzo stampa dal Sindaco di Tarquinia e dai balneari di Assobalneari e SIB di Santa Severa contro la Goletta Verde di Legambiente sconcertano e non corrispondono al
vero. Legambiente respinge con forza le accuse, secondo cui i risultati delle analisi delle acque riscontrati da Legambiente sarebbero contraddetti dalle analisi effettuate da Arpa Lazio. Innanzitutto la contraddizione non esiste affatto: nel caso di Taquinia Legambiente ha monitorato un punto in corrispondenza della foce del fiume Marta, come riportato con chiarezza nella tabella che riporta i risultati delle analisi, che anche l’Arpa Lazio ha sempre indicato come non balneabile negli ultimi cinque anni (nel 2007/2008/2009 per inquinamento, poi senza nemmeno più campionarlo  perché foce di un fiume e proprio per questo Goletta Verde si concentra anche su questi tratti). Nel caso di Santa Severa, a destare preoccupazione sono degli scarichi ben visibili da tutti, che si ipotizza possano essere stati posti nel fosso anche molto recentemente (vedi foto allegate, già diffuse), ossia dopo i prelievi di Arpa. In particolare il prelievo di Goletta Verde a Santa Severa ha riguardato il canale Lungomare Pyrgi, risultato fortemente inquinato.

In secondo luogo, anche l’accusa di fare “prelievi spot” e “annunciare i risultati sui giornali senza comunicarli agli Enti Locali e senza contraddittorio” piuttosto che analisi “goffe”, non corrisponde al vero: nel caso di Tarquinia da anni i risultati del monitoraggio alla foce del Marta sono pessimi come i cittadini e lo stesso Sindaco ben sanno, ma comunque lo stesso giorno della conferenza finale di Goletta Verde i dati dei prelievi sono stati trasmessi ai Comuni e alle Province interessate, oltre che all’Arpa e alla Regione Lazio, con una lettera di accompagnamento nella quale si diceva testualmente: “al di là delle sterili polemiche, per Legambiente il mare del Lazio è una risorsa fondamentale, che sicuramente va valorizzata e promossa e, proprio per queste ragioni, la situazione evidenziata ci preoccupa fortemente. Vi scriviamo, inoltrando tali sintetici risultati in allegato, per chiedervi di verificare le situazioni evidenziate, confermando sin da ora la nostra massima disponibilità per poter affrontare il problema in maniera complessiva, cercando di capire quali siano le cause che stanno provocando questi fenomeni di inquinamento, per poter restituire a tutti i cittadini, un mare più salubre e bello.”

Inoltre appare ancora più fondamentale sottolineare che Goletta Verde scatta una fotografia mentre i bagnanti sono in spiaggia, certamente utile ma senza alcuna volontà di assegnare patenti
di balneabilità, anzi: vengono evidenziate criticità, ma allo stesso tempo, con la Guida Blu, sono state riconosciute sia a Tarquinia che a Santa Marinella le “tre vele” (cinque è il massimo), con segnalazioni positive nel primo caso per gli indicatori “Paesaggio e Territorio”, “Accoglienza e Sostenibilità Turistica”, “Oltre il mare” e “Servizi per Disabili”, e per le spiagge “Spinicci” e “Pian di Spille – Bagni S.Agostino” e “Saline”, e nel secondo caso per gli indicatori “Paesaggio e Territorio”, “Accoglienza e Sostenibilità Turistica”.

In conclusione, piuttosto che annunciare improbabili citazioni in Procura per la Goletta Verde o stupirsi di cose stranote, sarebbe opportuno che il Sindaco e le associazioni balneari leggessero con più attenzione le carte inviate e diffuse, per affrontare le criticità evidenziate a beneficio di tutti i cittadini e del turismo. Legambiente, in tal senso, sarà sempre disponibile.

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