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Al via “Goletta Verde nel Lazio”, quinta edizione della campagna regionale di Legambiente Lazio

Legambiente Lazio: “Trovare soluzioni alternative ai dannosi “pennelli” antierosione e no a un milione di metri cubi di nuovo cemento per il waterfront del mare di Roma”

Prossime tappe dello storico veliero Catholica a Fiumicino (Rm), Civitavecchia (Rm), Anzio (Rm), S.Felice Circeo (Lt), Gaeta (Lt) e Ventotene (Lt), con tante attività a bordo.

Legambiente Lazio, realizzata con il contributo dell’Assessorato all’Ambiente e Sviluppo Sostenibile della Regione. “Pennelli” anti-erosione, parchi, spiagge libere, qualità dell’acqua, divieti di balneazione e rischi idrogeologici, waterfront e fumi delle navi: saranno molteplici i temi al centro della quinta edizione della Goletta, a bordo della quale tante e variegate attività vedranno coinvolte soprattutto le scuole -dalle analisi chimiche delle acque all’osservazione di flora e fauna marino-costiere, da lezioni sui cetacei a principi di sostenibilità delle energie alternative-. “Ripartiamo nel Lazio con una nuova campagna regionale della Goletta Verde, per continuare ad occuparci del nostro mare anche al di fuori dalla stagione balneare, quando troppi se ne dimenticano –ha detto la direttrice di Legambiente Lazio, Cristiana Avenali–. Non bisogna mai abbassare la guardia, i 360 chilometri di costa della nostra regione vanno tutelati dall’abusivismo e da progetti faraonici, diffondendo tra i cittadini sensibilità e amore verso l’ambiente marino, è l’unica strada per dare un futuro al nostro mare. Per questo, lanciamo un allarme sui cosiddetti pennelli antierosione, vere e proprie barriere che impediscono i movimenti naturali della sabbia, creando più danni che benefici, come si è già verificato per decenni in altre regioni italiane ed è certificato da diversi studi universitari. Chiediamo alla Regione Lazio di bloccare i progetti e aprire un serio confronto, per cercare soluzioni alternative di minore impatto.”

Dopo lo stop ai lavori ad Anzio, dove proprio Legambiente ha denunciato la mancanza della valutazione di impatto ambientale, preoccupano i nuovi progetti che dovrebbero essere condotti su tutta la costa laziale, per una spesa approvata di ben 26 milioni di euro, per barriere di cemento praticamente ovunque da Minturno a Fondi, Latina, Formia, Terracina, Pomezia, Ladispoli, Nettuno e la stessa Ostia, tutte località dove la linea di costa sulle spiagge, arretra a vista d’occhio, sia per il mancato apporto di sabbia dai mari sempre più ingabbiati da nuovi porti che per un evidente cambiamento climatico già in atto. I “pennelli” e le “dighe soffolte”, denunciano gli studi sul tema, comportano uno squilibrio di livelli sabbiosi tra la zona protetta verso riva e la zona non protetta verso il largo, impediscono il necessario ricambio idrico creando una serie di “piscine” di acqua di mare stagnante, non permettono l’accessibilità nautica a piccoli natanti e
mezzi di soccorso, limitano la visuale verso il mare aperto.

Nella tappa di lancio, l’attenzione di Legambiente si è concentrata anche sul mare della Capitale. Sarebbe di un milione di nuovi metri cubi di cemento, il saldo del progetto di waterfront per Ostia presentato ai giornalisti nel luglio scorso dal Sindaco Alemanno, con una miriade di progetti dai nomi altisonanti quanto vuoti, mascherati da interventi pseudo ambientali. La ricetta è sempre quella: prendere le aree libere disponibili, in questo caso quelle verdi della seconda fascia oltre il mare, e riempirle con centri commerciali, case, impianti vari. E così la passeggiata razionalista, in realtà nasconde case e servizi, la città dell’acqua impianti sportivi, la città dei giochi e della scienza funzioni ricreative, commerciali, ricettive, residenziali; la città del benessere, ancora ricettività, attività commerciali e residenze; gli stagni di Ostia, un nuovo insediamento residenziale e commerciale; il polo della nautica alla foce del Tevere, con la creazione di un polo produttivo nautico e il parco della foce; nell’area centrale nuove attività direzionali,
commerciali, residenziali, ricettive e congressuali; persino a Ostia antica, strutture ricettive e commerciali. Tra questi ci sarebbero 20 piste da bowling, una nuova darsena al canale dei Pescatori, il raddoppio del Porto, persino un’ipotesi per la creazione di un impianto che generi onde artificiali all’altezza dei Cancelli di Castel Porziano per attirare gli amanti del surf per la modica spesa di 100 milioni di Euro, ma tra i massimi simboli una enorme discoteca, a forma di nave, per 4 mila persone con annessi 2.500 metri quadri di locali commerciali.

“Il mare di Roma ha certamente bisogno di un progetto, ma Ostia non è Dubai, con le sue torri albergo, e nemmeno Santa Monica, con le sue mega onde per i surfisti. Stop al milione di metri cubi di nuovo inutile e dannoso cemento sulle aree verdi del lungomare, pensato da Alemanno nel chiuso delle stanze del Campidoglio senza i cittadini, sì alla liberazione del litorale da muri e cancelli -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. E’ chiaro il senso cementizio dell’intervento proposto, ben interpretato dall’Assessore Corsini che ha affermato con tranquillità di aver fatto uno ‘studio approfondito di carattere edilizio che ora deve essere tradotto in un provvedimento di densificazione’ e in una ‘variante urbanistica’. E’ ridicolo e assurdo, il futuro del mare della Capitale non può ricalcare lo sviluppo del litorale adriatico di 40 anni fa. Bisogna invece eliminare i muraglioni degli stabilimenti balneari che hanno trasformato il centro di Ostia in un “lungomuro” e ridisegnare il lungomare per far riacquistare alla città il respiro verso l’acqua eliminando cabine e recinzioni, si deve puntare sulla valorizzazione delle aree archeologiche, delle dune di Capocotta, sulla Riserva del litorale e sull’unica area marina protetta vicina a Roma come le Secche di Tor Paterno.”

Con la Goletta Verde Legambiente punta i riflettori su questi assurdi progetti, e nei prossimi giorni presenterà anche delle specifiche osservazioni, coinvolgendo i cittadini contro queste scelte. Non è,
infatti, nemmeno facile scavare tra le pieghe dei progetti, visto che sono visibili esclusivamente in una stanza a Ostia e non sono consultabili in rete né sul sito internet del Comune né su quello del Municipio o del progetto Millennium, me nemmeno negli spazi della partecipazione del Dipartimento urbanistica.

Dopo la tappa di Ostia, il veliero “Catholica” toccherà nelle prossime quattro settimane le sponde di Fiumicino il 29 settembre e Civitavecchia il 2 ottobre, poi arriverà ad Anzio l’8 ottobre, a S.Felice del Circeo il 14 ottobre, a Gaeta il 16 ottobre e concluderà il suo viaggio nella splendida isola di Ventotene. Un mese di iniziative durante il quale cittadini, amministrazioni, imprese e scuole saranno coinvolti in blitz, incontri con le istituzioni, con dossier e proposte.

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Goletta Verde di Legambiente, le criticità del mare e delle coste del Lazio

La situazione regionale è preoccupante: 14 i punti critici
In provincia di Roma 9 punti fortemente inquinati
Bandiera nera alla Foce del Tevere, la più inquinata del Lazio
Legambiente: “Subito interventi su fognature, depurazione, risparmio idrico.
Continuare la battaglia contro abusivismo, cementificazione,
scarichi illegali e accessi negati”

Ben dieci punti sulle foci dei corsi d’acqua della nostra regione sono risultati “fortemente inquinati” e altri quattro “inquinati”, nonostante i criteri più permissivi della legge sulla balneazione in vigore dallo scorso anno. È quanto mai inquietante il quadro che consegue dai prelievi effettuati nel Lazio dai biologi della Goletta Verde di Legambiente lungo le coste del Lazio nelle giornate del 30 giugno e 1 luglio scorsi, presentato oggi a Roma a conclusione del passaggio nella nostra regione della storica campagna dedicata al monitoraggio e all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, di Corepla, Consorzio Ecogas e Novamont.

In questo contesto regionale, tristemente protagonista sono le nove località segnalate in provincia di Roma. “Fortemente inquinati” il canale presso il Lungomare Pyrgi a Santa Severa nel Comune di Santa Marinella, il Fosso di Zambra a Cerveteri presso Campo di Mare, la Foce del Rio Vaccino a Ladispoli; stessa situazione al Canale sulla Spiaggia di Rio Torto a Pomezia e al Canale presso via San Francesco a Torvajanica, ma anche al Fosso Grande ad Ardea; l’elevato grado di inquinamento microbiologico si rileva anche a Torre Astura presso il Ponte sul Canale Idrovore Valmontorio a Nettuno, al Fosso dei Tre Denari in località Passoscuro a Fiumicino. La Foce del Tevere è la più inquinata del Lazio: i valori dei batteri Escherichia Coli superano di quasi 40 volte i limiti di legge e fanno scattare una “bandiera nera” al Comune di Roma e ad ACEA che gestisce il Servizio Idrico Integrato della Capitale, per la pessima qualità del fiume, dove in questi giorni c’è una nuova moria di pesci. In provincia di Latina “fortemente inquinati” il sito del Torrente Lorgato, in località Sant’Agostino a Gaeta, e la Foce Rio Santa Croce presso Gianola a Formia. Anche nella provincia di Viterbo tre punti critici. “Inquinate” sia la Foce del Fiume Chiarone che
la Foce del Fiume Fiora a Montalto di Castro ma anche la Foce del Fiume Marta a Tarquinia, che è anche piena di rifiuti.

“Basta foci sporche, con questi numeri e questo caldo il rischio di inquinamento microbiologico è elevato anche per le zone limitrofe –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio–. Da nord a sud il litorale e il mare laziale corrono troppi rischi, vanno fermate le macchie di liquami galleggianti e le morie di pesci, rilanciando gli investimenti della Regione Lazio per fognature, depurazione e risparmio idrico. Non si possono sopportare per decenni foci così maltrattate, il biondo Tevere dentro Roma diventa una cloaca, un malato in attesa di cure che non arrivano, con depuratori malfunzionanti come quello a nord della Capitale recentemente sequestrato, ma questi problemi si ripetono tali e quali in tutto il Lazio con fognature miste e inadeguate e nessuna politica per il risparmio idrico. Sono le gestioni ad essere inefficaci, come d’altronde hanno chiarito fino in fondo i cittadini con i referendum, l’acqua deve tornare sotto il controllo pubblico, per tutelare la qualità di un bene comune così prezioso per la vita. Chiediamo con determinazione anche di capire che fine abbiano fatto i 750 milioni di Euro dei fondi europei destinati anni fa dalla Regione Lazio alla depurazione per centrare entro il 2015 l’obiettivo di buona qualità delle acque, erano investimenti importanti per questi interventi ma sembrano dimenticati”. Nel Lazio, il viaggio di Goletta Verde non ha riguardato solo la qualità delle acque, ma anche la qualità complessiva del litorale. A partire da Fiumicino (Rm), dove Legambiente ha denunciato le minacce al territorio costiero legate all’assurdo porto posto proprio alla foce del Tevere, ma anche al raddoppio dell’aeroporto Leonardo Da Vinci e alla proposta di localizzare una discarica e forse un inceneritore a Palidoro. “Bandiera nera” al pericoloso progetto di “pennelli antierosione” ad Anzio (Rm) -15 opere frangiflutti, lunghe 100 metri e poste a 200 metri uno dall’altra – gravemente privo delle necessarie autorizzazioni ambientali. Altra “bandiera nera” al Comune di Pomezia, per il paradossale bando con premialità fino al 400% per delocalizzazioni di  immobili sulle coste. Goletta Verde a Fondi (Lt), dove fu abbattuto l’ecomostro dell’Isola dei Ciurli, è tornata a denunciare il fortissimo abusivismo edilizio nei Comuni costieri laziali, dove sono stati ben 2.379 gli abusi edilizi nel solo 2009. Riflettori puntati anche sulla splendida isola di Ventotene, con una “bandiera nera” assegnata all’amministrazione comunale dell’isola, per le diverse criticità che affliggono spesso da tempo il territorio: nei prossimi giorni si aprirà un confronto tra Legambiente e Comune sui temi.

“Il mare e le coste del Lazio hanno bisogno di più attenzione, servono iniziative per liberare il litorale dall’abusivismo edilizio piuttosto che nuovi mega progetti di cementificazione, ma anche accessi liberi al mare e lotta agli scarichi illegali –ha affermato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio–. Dai pennelli antierosione di Anzio al porto di Fiumicino, dal tunnel di Ventotene all’abusivismo sul demanio a Fondi, nel Lazio sembra proprio si voglia divorare tutta la bellezza del nostro irripetibile paesaggio costiero, un valore ambientale unico ma anche una grande fonte di ricchezza per un turismo che è sempre più attento e punta sulla qualità piuttosto che sul basso prezzo. Bisogna guardare un po’ oltre il proprio naso, puntare sull’interesse comune, l’unica strada per assicurare crescita e sviluppo nel futuro. Il mare del Lazio merita questa attenzione, storia e archeologia si rincorrono sulle coste regionali che possono vantare un cospicuo patrimonio naturalistico, sono anche diverse le esperienze positive sulle quali puntare.”

Per avere un’idea delle opportunità basta volgere le sguardo verso le 12 località del Lazio che sono state premiate dalla Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano, che segnala le 364 località costiere che stanno puntando su qualità e sostenibilità per coniugare l’offerta turistica al rispetto dell’ambiente. In vetta alla classifica regionale c’è Montalto di Castro (Vt) con quattro vele. Seguono con tre vele Tarquinia (Vt), Sperlonga (Lt), Ventotene (Lt) e con due Sabaudia (Lt)San Felice Circeo (Lt), Nettuno (Rm), Santa Marinella (Rm), Gaeta (Lt), Ostia (Rm) e Ponza (Lt). Una vela, infine, per Anzio (Rm). Goletta Verde mantiene alta l’attenzione anche sugli accessi negati al mare: nel 2009 sul litorale romano erano state il 94,5% del totale le spiagge monitorate dai volontari di Legambiente risultate inaccessibili, nonostante le norme obblighino i titolari delle concessioni a “consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia (…), anche al fine di balneazione”, e nel 2010 era impedito il libero accesso al mare in 6 stabilimenti su 10 visitati.

“Le criticità rilevate dai nostri tecnici – dichiara Giorgio Zampetti, portavoce di Goletta Verde – hanno confermato una condizione che accomuna tutte le regioni costiere: il 30% degli italiani non è servito da un adeguato sistema di depurazione delle acque reflue, vale a dire che 18 milioni di cittadini scaricano direttamente nei fiumi e nei mari senza che sia effettuata un’adeguata depurazione degli scarichi, compromettendo fortemente le condizioni di salute dei nostri mari. Un  situazione ancora irrisolta per la quale l’Italia corre il serio rischio di incorrere in una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, visto il mancato adeguamento alla Direttiva Europea 1991/271/CE che dal 1998, che richiede che le acque reflue prodotte dagli agglomerati urbani con più di 10.000 abitanti che scaricano nelle aree sensibili, vengano adeguatamente raccolte e trattate. Non parliamo solo delle località costiere ma anche dei comuni dell’entroterra che sono ugualmente interessati dall’inadeguatezza del trattamento dei reflui. Occorre che le istituzioni e gli enti preposti si impegnino immediatamente e individuino come una priorità l’adeguamento delle condotte fognariee del servizio di depurazione”.

Quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è Main Partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, ha spiegato in conferenza Antonio Mastrostefano, direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – ha sottolineato Mastrostefano – questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come un campo di calcio”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Lo scorso anno nel Lazio il Consorzio ha raccolto 11.265 tonnellate di oli lubrificanti usati: 7.256 nella provincia di Roma, 1.539 a Frosinone, 1.511 a Latina, 724 a Viterbo e 235 a Rieti.

Il Monitoraggio scientifico

I prelievi alla base delle nostre considerazioni, vengono eseguiti dalla squadra di tecnici di Legambiente, l’altra anima della Goletta Verde, che viaggia via terra a bordo di un laboratorio mobile grazie al quale è possibile effettuare le analisi chimiche direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene nei laboratori mobili lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità / salinità).

Le campagne a bordo di Goletta
Sali a bordo: Per continuare il nostro lavoro abbiamo bisogno di te e della tua faccia!
Goletta Verde è una grande esperienza collettiva, che vuole unire tutte le cittadine ed i cittadini che  Vogliono impegnarsi a lottare per difendere il proprio territorio. Grazie al contributo di tutti si possono vincere le battaglie più grandi. Per questo ti chiediamo di metterci la faccia: vogliamo comporre insieme a tutti gli amici del mare lo striscione del tour di Goletta Verde 2012.
Per maggiori informazioni visita il sito www.golettaverde.it

SOS Goletta
L’ambientalismo scientifico parte dal basso, i migliori conoscitori del territorio sono coloro i quali lo vivono ogni giorno, per questo Legambiente insieme a Goletta Verde chiede a tutti i cittadini di segnalare abusi, scarichi illegali, presenza di liquidi o sostanze sospette nell’acqua e di documentarle con una breve descrizione ed una foto ed inviarle tramite sms o mms al numero 346-0074114 o telefonando al numero 06- 862681 o ancora con una mail all’indirizzo scientifico@legambiente.it. Contribuisci anche tu a difendere il mare e i laghi dall’inquinamento!

Fish Scale! Il Progetto del Pesce Ritrovato
Quest’anno a bordo di Goletta Verde viaggia il progetto Pesce Ritrovato by Fish Scale, finanziato dalla Commissione Europea con lo strumento finanziario LIFE+, che mira a preservare la biodiversità marina, a riscoprire le specie ittiche locali, a ridurre gli scarti di pesca e infine a incrementare la domanda e il valore commerciale delle specie ritrovate. L’iniziativa è promossa dall’Acquario di Genova, insieme a Legambiente, Coop Liguria, Lega Pesca, Softeco Sismat Spa, Acgi Agrital, con il supporto della Regione Liguria e con la partecipazione di pescatori e ristoratori locali. http://www.fishscale.eu/

Veleni di Stato.

A bordo di Goletta Verde anche il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche che si prefigge di sensibilizzare al monitoraggio e alla bonifica dei siti contaminati da ordigni bellici chimici inabissati o interrati durante e dopo il secondo conflitto mondiale. Un arsenale segreto creato dal regime fascista negli Anni Trenta, o disperso dagli eserciti alleati nell’immediato dopoguerra, che a distanza di molti anni rappresenta ancora una minaccia per i mari, i fiumi, i laghi e molti territori del nostro paese. Iniziative in alcune delle zone più colpite in Italia: Ischia e Golfo di Napoli, Molfetta e Pesaro. www.velenidistato.it

I Partner di Goletta Verde:
Main partner: Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati- Coou
Partner: Consorzio Ecogas, Corepla, Nau!, Novamont
Media partner: Radio Kiss Kiss, La Nuova Ecologia
Lo staff di Goletta Verde sceglie i veicoli Peugeot con filtro antiparticolato FAP®.
Per i nostri veicoli utilizziamo Revivoil, l’olio rigenerato di Viscolube
Ufficio Stampa di Goletta Verde:
Laura Binetti 346-4035191
Ufficio Stampa Legambiente Lazio:
Federica Lupo – Giulia Lombardi 06 85358051/77

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BANDIERA NERA VENTOTENE

Bandiera Nera, all’Amministrazione Comunale di Ventotene, perché alla splendida isola serve un riscatto che manca, l’Area Marina Protetta è abbandonata, il territorio è oscuramente dilaniato dall’abusivismo edilizio, lontana la messa in sicurezza del 97% delle coste gravate dal dissesto idrogeologico dopo la tragedia di Cala Rossano. l’Amministrazione anziché puntare a politiche di sviluppo sostenibile e sostenere le esperienze innovative delle  associazioni e dei giovani locali, si attarda in inutili e assurdi progetti di tunnel per le automobili. Era il 2006 quando la Goletta Verde di Legambiente promosse quasi a pieni voti l’isola, assegnando le 4 vele a Ventotene (5 è il massimo), dopo un incontro con gli amministratori isolani nel quale i suggerimenti di Legambiente erano quelli di orientarsi verso “un’agricoltura di qualità, prodotti tipici, pescaturismo e un turismo sostenibile, puntando sull’Area Marina Protetta di Ventotene e Santo Stefano”, con la speranza di aggiudicarsi presto le 5 Vele della Guida Blu di Legambiente e Touring
Club Italiano.

I punti imprescindibili sui quali lavorare erano molto chiari: tutela del territorio, regole per l’Area marina protetta, depurazione, raccolta differenziata, gestione del diporto, certificazioni di qualità per la ricettività.

Nel 2009 Ventotene confermava le sue eccellenze per la Guida Blu, nei parametri ‘Sub’, ‘Mare e Spiaggia’ e ‘Uso del suolo/degrado paesaggio’, con le solite ombre sulla gestione dei rifiuti, sulla protezione  ambientale e sulla gestione del territorio con il gravissimo dissesto idrogeologico. Legambiente rilanciava sette punti per vincere le sfide della qualità. Percorso partecipato con cittadini, pescatori, diving, per l’approvazione del regolamento dell’area marina protetta, dichiarazione di “Monumento Storico” per l’Isola di Santo Stefano per sventare possibili speculazioni; più attenzione alla depurazione e alla qualità delle acque, rafforzamento del progetto “Ventotene Isola a Emissioni Zero” ed introduzione della raccolta differenziata porta a porta; ritiro del piano di ampliamento del porto e valorizzazione dei prodotti tipici.
Sono passati cinque anni e in sostanza non è successo nulla di quanto promesso, ma è successo moltissimo nella direzione opposta.

L’ISOLA DI VENTOTENE. Un territorio così bello, ma così fragile Area Marina protetta dal 1997, riserva statale, SIC, ZPS, patrimonio europeo, l’Isola dove è nata l’Europa unita, purtroppo in questi ultimi anni fa parlare di sé solo per il dissesto idrogeologico del suo territorio e per il cemento illegale che dilaga sulla costa. Il vero dramma si chiama dissesto idrogeologico. Il 97% del territorio di Ventotene presenta un serio rischio idrogeologico. Un anno fa, la grande tragedia della morte di Sara e Francesca, le due giovanissime studentesse romane in gita scolastica, uccise sotto la frana di un costone di tufo sulla spiaggia di Cala Rossano. 365 giorni dopo, a Cala Rossano, è recintata l’area dove avvenne la tragedia poiché sottoposta a sequestro giudiziario, ma non vi è alcuna recinzione né delimitazione che inibisca il transito e l’accesso dei pressi del costone a nord della spiaggia, dove cadono a strapiombo pareti verticali e si aprono grotte, spesso scavate dall’erosione marina, spesso dall’attività illecita dell’uomo.

Qui, tra l’altro, si sono grandi blocchi già crollati in passato eppure, sempre qui, i bagnanti sembra possono accedere liberamente. Sull’isola intanto, l’ unico intervento realizzato ha riguardato una parte di Cala Nave, settanta metri di spiaggia, ma i crolli continuano e, a fronte di ciò, l’azione delle istituzioni è ancora troppo debole e il risanamento del fragile equilibrio del territorio procede a rilento. Eppure per l’isola erano stati già stanziati 6 milioni di euro tra i 120 stanziati nell’ambito di un protocollo firmato dal Ministero dell’ambiente e la Regione Lazio proprio per arginare il rischio idrogeologico.

Nel frattempo la procura di Latina ha chiuso l’inchiesta sulla tragedia, dei dieci indagati iniziali ne sono rimasti cinque, tra cui il Sindaco Assenso, ma per tutti dovrebbero profilarsi le richieste di rinvio a giudizio.

La piaga dell’abusivismo edilizio non cessa di dilaniare la fragile costa tufacea. 1,54 kmq di superficie e 15 abusi accertati nel solo 2009, praticamente un abuso ogni 10,27 ettari, con zero ordinanze di demolizione emesse secondo i dati della Regione Lazio, nessuna acquisizione al patrimonio pubblico condotta, mai la  parola alle ruspe.

L’ultimo scempio edilizio accertato, in ordine di tempo, risale allo scorso 4 giugno quando gli uomini della Guardia di Finanza della brigata di Ventotene e della IV squadra unità navale hanno posto sotto sequestro un locale scavato ex novo nella parete di tufo nell’area del porto romano dell’isola, in  pregio alle norme sull’edilizia ed in violazione ai vincoli ambientali e paesaggistici imposti dal decreto ministeriale di istituzione dell’omonima area marina protetta.

A maggio scorso i sigilli sono scattati anche per i lavori di realizzazione di quella che sarebbe dovuta  essere la nuova stazione marittima dell’isola pontina, e che avrebbe dovuto ospitare, tra l’altro la nuova caserma della Guardia Costiera.

Sembrerebbe, infatti, che non vi siano tutti i necessari permessi edilizi. I lavori, quindi, sono stati bloccati da parte degli uomini della Capitaneria, a seguito dell’esame della documentazione in possesso del Comune.

Sempre nel maggio scorso, i Carabinieri, insieme al personale della Capitaneria di porto e della Guardia Costiera di Gaeta, hanno posto sotto sequestro un manufatto abusivo di circa 300 mq, realizzato tra Cala Nave e Cala Battaglia. Un abuso con vista eccellente, quella dell’isola di Santo Stefano, zona di riserva integrale dell’area marina protetta. Un abuso realizzato proprio in una delle zone più delicate e fragili dell’isola, quella di cala nave appunto, dove lo scorso aprile è stata annunciata l’apertura di un cantiere per la messa in sicurezza del territorio e l’assetto idrogeologico.

Il folle progetto del tunnel.
Altro che sviluppo sostenibile e “isola a emissioni zero”, a Ventotene l’Amministrazione è assolutamente determinata ad andare avanti con un inutile quanto assurdo progetto di una strada di collegamento tra il porto nuovo e la zona del campo sportivo, con un mega tunnel di trecento metri per le automobili. Il Consiglio comunale del più piccolo Comune dell’Italia centrale, facilmente attraversabile a piedi, ha approvato il progetto per la “meraviglia” larga sei metri e mezzo da scavarsi nel cuore dell’isola. Non divieto di introdurre automobili, ma sperpero di soldi per opere faraoniche.

Il pericolo vendita per l’Isola di Santo Stefano.

L’Isola di Santo Stefano è da tempo in pericolo, tra proposte di vendita e progetti alberghieri di svendita. Per diversi anni l’Isola di Santo Stefano compariva come “in vendita per 20 milioni di Euro”, con una trattativa sempre in mano ad una società tedesca. Tentativo sventato forse anche grazie all’appello lanciato da Legambiente al Presidente della Repubblica Napolitano nel Luglio 2006, accolto dalla Presidenza della Repubblica, che sottopose la questione della dichiarazione dell’isola quale Monumento Storico Nazionale all’attenzione del Ministero per i beni e le attività culturali.

La speranza
Viene dai giovani e da alcune associazioni locali impegnate nel riscatto e nella rinascita dell’Isola, dalla voglia di cambiare l’isola. E proprio puntando su visite guidate, escursioni subacquee nei fondali dell’area marina protetta, coltivazione biologica di lenticchie e filari di vitigni autoctoni, agriturismo, pesca.

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Goletta Verde di Legambiente Nella sua ultima tappa del Lazio consegna la Bandiera Nera all’amministrazione della splendida isola di Ventotene

Legambiente: “Chiediamo in maniera forte e decisa un cambiamento di rotta
all’Amministrazione Comunale che deve garantire all’isola il riscatto sociale e le
politiche ambientali che merita una simile bellezza naturale come chiedono giovani e
associazioni locali”.

Martedì 12 luglio – ore 11 conferenza stampa finale con tutti i dati della Goletta nel Lazio
presso la sede regionale di Legambiente in V.le Regina Margherita 157 – Roma

Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente che dal 1986 naviga nel mare italiano per monitorare lo stato di qualità delle acque e delle coste dei nostri litorali, oggi, prima di lasciare il Lazio e proseguire il suo tour alla volta della Campania, consegna la Bandiera Nera, il poco ambito riconoscimento attribuito da Goletta Verde per gli scempi e la cattiva gestione a danno di mare e coste, all’isola di Ventotene. Mai come in questo caso, la Bandiera Nera vuole essere un grido d’allarme per invertire un percorso di gestione che rischia di compromettere seriamente un territorio così bello ma così fragile. Area Marina protetta dal 1997, riserva statale, SIC, ZPS, patrimonio europeo, l’Isola dove è nata l’Europa unita, Ventotene purtroppo, in questi ultimi anni fa parlare di sé solo per il dissesto idrogeologico del suo territorio e per il cemento illegale che dilaga sulla costa.

“Alla splendida isola di Ventotene serve un riscatto che manca, – afferma Cristiana Avenali,
direttrice di Legambiente Lazio – le criticità sono tante e preoccupanti, la bellezza va preservata con
azioni concrete verso l’innovazione e la sostenibilità, sostenendo i percorsi che vanno in questa direzione. L’Area Marina Protetta è abbandonata, il territorio è oscuramente dilaniato dall’abusivismo edilizio, lontana la messa in sicurezza del 97% delle coste gravate dal dissesto idrogeologico dopo la tragedia di Cala Rossano. L’Amministrazione anziché attardarsi in inutili e assurdi progetti di tunnel per le automobili punti a valorizzare le esperienze innovative delle associazioni e dei giovani locali, che vogliono promuovere lo sviluppo di filiere di agricoltura biologica e pratiche di turismo sostenibile, vere chiavi di successo per il futuro dell’isola.”

“Legambiente e Goletta Verde hanno particolarmente a cuore le sorti della isola Pontina, da anni infatti, stiamo cercando di suggerire e proporre percorsi di sviluppo sostenibile” – dichiara Giorgio Zampetti, portavoce della Campagna. Era il 2006 quando la Goletta Verde promosse quasi a pieni voti l’isola, assegnando le 4 vele a Ventotene, proponendo al contempo azioni sulla tutela del territorio con regole ben precise per l’Area marina protetta, sull’implementazione dei servizi di depurazione e sulla diffusione di pratiche per la raccolta differenziata. Tre anni dopo, nel 2009, al passaggio di Goletta Verde, Ventotene confermava le sue eccellenze nella Guida Blu, ma evidenziava parimenti le solite ombre sulla gestione dei rifiuti, sulla protezione ambientale e sulla gestione del territorio a causa del gravissimo dissesto idrogeologico. “Ad oggi, Goletta Verde – conclude Giorgio Zampetti, portavoce della Campagna – deve purtroppo constatare che in sostanza non è successo quasi nulla di quanto sperato, ma moltissimo è accaduto nella direzione opposta e proprio per questo già l’anno scorso all’isola sono state assegnate solo 3 vele. La piaga dell’abusivismo ha dei numeri inquietanti che vedono 15 abusi accertati nel solo 2009, praticamente un abuso ogni 10,27 ettari, con zero ordinanze di demolizione emesse, nessuna acquisizione al patrimonio pubblico condotta, mai la parola alle ruspe.”

L’elenco delle illegalità per quanto concerne l’abusivismo edilizio è purtroppo lunga e annovera scempi edilizi e sequestri diretti dalla guardia di finanza. Ma il cemento arriva anche da scellerati progetti dell’Amministrazione, come quello di una strada di collegamento tra il porto nuovo e la zona del campo sportivo, con un mega tunnel di trecento metri per le automobili. Il Consiglio comunale del più piccolo Comune dell’Italia centrale, facilmente attraversabile a piedi, ha approvato il progetto per la “meraviglia” larga sei metri e mezzo da scavarsi nel cuore dell’isola. Non divieto di introdurre automobili, ma sperpero di soldi per opere faraoniche. L’altro allarme che Goletta Verde lancia a difesa del territorio riguarda l’Isola di Santo Stefano, da tempo in pericolo, tra proposte di vendita e progetti alberghieri di svendita. Per diversi anni l’Isola di Santo Stefano compariva come “in vendita per 20 milioni di Euro”, con una trattativa sempre in mano ad una società tedesca. Tentativo sventato forse anche grazie all’appello lanciato da Legambiente al Presidente della Repubblica Napolitano nel Luglio 2006, raccolto dalla Presidenza della Repubblica, che sottopose la questione della dichiarazione dell’isola quale Monumento
Storico Nazionale all’attenzione del Ministero per i beni e le attività culturali.

Le motivazioni di questa Bandiera Nera sono chiare e fin troppo esplicite dunque. Ventotene e isuoi abitanti meritano tutela e considerazione maggiori. Le politiche territoriali devono essere calibrate sulle contingenze ambientali e orientate a valorizzare il meraviglioso patrimonio naturale dell’Isola e le potenzialità espresse dalle giovani generazioni. Proprio da loro riparte la speranza per il riscatto e la rinascita dell’Isola. Goletta Verde punta su di loro e sui loro progetti. Sicuramente tornerà a visitare Ventotene, sperando che al posto della Bandiera Nera, possa consegnare alle amministrazioni locali un riconoscimento per aver saputo investire sul futuro con lungimiranza. Tutti i risultati del viaggio della “Goletta verde” di Legambiente nel Lazio sullo stato di salute dei mari e le criticità delle acque rilevate dal laboratorio mobile ambientalista saranno presentati in conferenza stampa martedì 12 luglio alle ore 11 presso la sede regionale di Legambiente in viale Regina Margherita, 157.
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Goletta Verde di Legambiente a Fondi Denuncia la piaga dell’abusivismo edilizio sulle coste del Lazio: 2.379 abusi solo nel 2009 nei Comuni costieri, ben 6,5 illeciti al giorno

Le ruspe passano in azione solamente nel 2,9 % dei casi
Legambiente: “Sono passati 4 anni. Restituiamo l’area
dell’ex ecomostro dell’Isola dei Ciurli ai cittadini”
Bandiera Nera al Comune di Pomezia: delocalizzare le strutture condonate non
deve significare altro cemento sul territorio

Ben 2.379 abusi edilizi sono stati commessi solo nel 2009 nei 23 Comuni costieri del Lazio (esclusa Roma), uno su sei del totale regionale di 15.426 abusi (il 15,4%), pari a ben 6,5 illeciti al giorno. Goletta Verde, la campagna itinerante di Legambiente che porta avanti da ventisei anni una lotta costante a difesa del mare e delle coste italiane, oggi a Fondi ha puntato i riflettori sul grave problema dell’abusivismo edilizio che affligge e distrugge l’integrità del patrimonio costiero regionale, analizzando gli ultimi dati ufficiali della Regione Lazio sul tema. D’altronde secondo il Rapporto Ecomafie 2011 di Legambiente, nello scorso anno nel Lazio, sono stati commessi 721 illeciti nel ciclo del cemento, il 10,4 % del totale nazionale, portando la regione al 3° posto nazionale, solo dopo Calabria e Campania, nella classifica delle illegalità nel ciclo del cemento. “Contro gli abusi edilizi vanno riaccesi i motori delle ruspe nel Lazio, soprattutto sulle coste, dove tra cavilli e scarsa determinazione le demolizioni si attuano solo in tre casi di abusivismo su cento –afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Nonostante gli scempi continuino ad emergere in sostanza in modo costante nel tempo, in sostanza non si demolisce quasi mai, specialmente sulle coste, tranne in casi importanti come ad Ardea. Le forze dell’ordine e le  procure lavorano alacremente, ma bisogna mettere la parola fine agli scempi altro che assurdi diritti di superficie o incredibili premialità come nel bando di Pomezia, il territorio costiero è un bene importantissimo dal punto di vista ambientale, paesistico e anche turistico ma ha bisogno di tutela piuttosto che di cemento. Rilanciamo da Fondi un appello alla Regione Lazio, dove grazie a tante battaglie di Legambiente assieme a cittadini, e in prima fila di Luigi Di Biasio recentemente scomparso, l’abbattimento dell’ecomostro dell’Isola dei Ciurli rappresenta ancora oggi un monito contro i furbetti del mattone: serve più forza nelle acquisizioni degli abusi al patrimonio pubblico, nelle demolizioni dei manufatti, nella lotta alle illegalità”.

Nel contesto regionale, la provincia di Latina e Fondi in particolare, spiccano tristemente e risultano essere sempre più in preda al cemento abusivo. La regina dell’abusivismo sulle coste della nostra Regione è proprio la provincia di Latina, con 1.680 reati distribuiti sui 12 comuni costieri. Nel territorio provinciale, Fondi si colloca nel periodo 2004/2009 al 5° posto per numero di abusi rilevati, con 662 illeciti edilizi, il 3,1% del totale regionale. Un peso, che aumenta se raffrontato con il dato della provincia di Latina, dove il comune fondano pesa per il 28,5% sul totale degli abusi commessi negli ultimi 5 anni.

“Ancor più grave è il dato relativo alle demolizioni delle strutture abusive nel territorio comunale -dichiara Federica Prota, Presidente del Circolo di Legambiente di Fondi “La Ginestra”-, che nel 2009, è stato pari a zero, con nessun contributo reale al ripristino dello stato dei luoghi. Nei rari casi in cui gli ecomostri vengono abbattuti, i passi successivi tardano ad arrivare. Proprio per questo chiediamo all’amministrazione comunale di Fondi, la riapertura dopo 34 anni dell’area dell’ex ecomostro dell’Isola dei Ciurli, sottratta dopo 30 anni di battaglie all’illegalità, ma che da 4 anni aspetta inutilmente di essere restituita alla fruizione dei cittadini.”

A compromettere ulteriormente questo già triste scenario delle coste laziali, rischia di aggiungersi il temibile “diritto di superficie”, in buona sostanza, una svendita dei beni comuni. Nel decreto sviluppo, infatti, con una procedura alquanto discutibile, veniva introdotta una nuova tipologia di diritto di superficie, che incorporava sin dalla nascita, l’usucapione ventennale, quindi, di fatto, la proprietà privata del bene comune dopo 20 anni. Fortunatamente, lo scorso 20 giugno, con un maxi emendamento, al disegno di legge di conversione del decreto, i commi relativi alla sua introduzione venivano “soppressi”.

“La speranza è che l’eliminazione del diritto di superficie sia definitiva -afferma Giorgio Zampetti, Portavoce di Goletta Verde-, che non riappaia magicamente in Senato, dove il decreto è in discussione e che non si provi per altra via a far passare una siffatta norma svendi territorio. Legambiente ha sempre dichiarato la propria opposizione alla privatizzazione del demanio e ha sempre sostenuto a gran voce l’importanza della tutela degli eco-sistemi marini”.

La denuncia di Legambiente non è fine a se stessa, ma vuole spronare le Amministrazioni a rendere i litorali accessibili a tutti, puliti e liberi dal cemento. Per questo, in primo luogo chiediamo ai comuni costieri del Lazio, di iniziare finalmente ad inaugurare la stagione delle demolizioni, liberando così i loro bellissimi litorali dal cemento illegale che li soffoca.

Ma la risposta a questo fenomeno non deve causare altra cementificazione. Per questo oggi Goletta Verde, assegna la seconda bandiera nera nel Lazio al Comune di Pomezia, che per risolvere il problema delle costruzioni su area costiera ha individuato un sistema decisamente troppo pro cemento. Attraverso la pubblicazione di un bando, ha previsto assurde premialità del 400% per interventi di demolizione sulla fascia costiera e ricostruzione in altre aree. Un incredibile e inutile regalo alla parte peggiore del mondo dei costruttori, che va ben oltre le giuste premialità del “piano casa regionale” in vigore (50% e 60% in caso di destinazione alberghiera della nuova struttura) persino della pessima proposta di modifica dell’Assessore Ciocchetti, che tra l’altro porterebbe le premialità al 100%.

Una scelta in totale opposizione con quanto era stato indicato da Legambiente Lazio in favore di norme volte a determinare un “interesse pubblico” nell’inutile piano casa del Governo e della Regione Lazio: piani, per l’edilizia regolare e non certo per quella abusiva, per interventi straordinari di demolizione e ricostruzione degli immobili nei Comuni costieri, al fine di “arretrare” il fronte del costruito ai 300 metri previsti dalla Legge Galasso, con una premialità di cubatura tra il 25% e il 35%, che determinasse la possibilità di realizzare l’intervento, ovviamente in aree edificabili.

Ufficio stampa Goletta Verde:
Laura Binetti 3464035191

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Goletta Verde di Legambiente ad Anzio

Stop all’inutile e dannoso progetto anti-erosione: non ha la necessaria
Valutazione di Impatto Ambientale

Bandiera nera al progetto dei “pennelli” di Anzio

Legambiente: “Fermare l’opera dissennata e i progetti simili che rischiano di distruggere tutta la costa laziale, con un’enorme barriera sottomarina a Nettuno, Latina, Fondi, Minturno, Terracina, Torvajanica, Ladispoli”.

Goletta Verde la campagna di Legambiente che ogni estate vigila e diffonde informazione sulla salute del mare e delle coste italiane si ferma ad Anzio per puntare i riflettori sul problema dell’erosione costiera e per denunciare e consegnare la Bandiera Nera, il poco ambito riconoscimento di Goletta Verde per gli scempi a danno di mare e coste, all’insensato e dannoso progetto dei “pennelli”, ovvero 15 opere frangiflutti, lunghe 100 metri e poste a 200 metri uno dall’altra, lungo il Lido Marechiaro.

Secondo un recente studio ISPRA nel Lazio sono in fase di erosione 63 km di costa (pari al 23% del totale). Un fenomeno naturale aggravato dalle dinamiche connesse ai mutamenti climatici in corso, in particolare, all’aumento del livello del mare, con cause da ricercare soprattutto nell’antropizzazione del litorale e nell’incremento della presenza del cemento. Di fronte a un evento così serio, piuttosto che scelte ponderate per prevenire il fenomeno, ad Anzio purtroppo si sta  facendo scempio del litorale e per questo Legambiente ha assegnato al progetto la bandiera nera, il poco ambito riconoscimento di Goletta Verde.

“Il progetto dei pennelli antierosione è inutile e dannoso, ma anche gravemente privo delle necessarie autorizzazioni ambientali, va fermato subito liberando il mare dalla barriera già fatta e indirizzando il cospicuo finanziamento dalla Regione Lazio su opere di minore impatto, da ridiscutere con cittadini e associazioni – dichiarano Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, e Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio -. Ci siamo subito chiesti come questo assurdo progetto dell’Ardis, , l’Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo, potesse avere ottenuto una positiva valutazione di impatto ambientale e abbiamo verificato con il competente ufficio regionale che semplicemente non è mai stato richiesto il parere. Ora, dopo un nostro esposto e grazie all’intervento della Guardia di Finanza che ha riscontrato i fatti, le carte sono in Procura, e con tutti quelli che hanno a cuore il nostro litorale rimaniamo in attesa di conoscere l’esito di questa allucinante situazione”

Legambiente con la Goletta Verde chiede, a difesa del litorale di Anzio e di tutto il Lazio la cancellazione del progetto, la chiusura del relativo cantiere, l’immediata liberazione totale delle terribili strade di pietre e terra che oggi devastano l’area; la verifica da parte della Regione Lazio di nuove e serie modalità per contrastare l’erosione costiera, fermando i progetti che vorrebbero realizzare un’enorme barriera di nuovi pennelli a Nettuno, Latina, Fondi, Minturno, Terracina, Torvajanica, Ladispoli; l’avvio, da parte dell’amministrazione comunale di Anzio, di una discussione sull’erosione e sulla gestione della costa, che veda partecipi tutti i soggetti interessati. “Questa situazione rasenta il grottesco – afferma Anna Tommasetti, Presidente del circolo di Legambiente Le Rondini di Anzio-. L’opera dei pennelli distruggerebbe 4 chilometri di costa, aggravando in maniera considerevole il fenomeno dell’erosione del litorale, le istituzioni non possono restare cieche di fronte a progetti non solo distruttivi per l’ambiente ma anche privi di importanti autorizzazioni. Per questo oggi consegniamo la Bandiera Nera I cittadini e le associazioni ha nno il diritto e il dovere di intervenire e alzare la voce contro lo scempio che si vuole portare avanti a danno del territorio e della salute e sicurezza pubblica, chiediamo all’Amministrazione un confronto immediato coinvolgendo pescatori, ambientalisti, surfisti, balneari e tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’ambiente marino di Anzio” Un’ulteriore assurdità è data dall’idea di realizzare i pennelli vicino al nuovo Porto di Anzio, un’opera di cementificazione del litorale romano, che con l’enorme “braccio” di cemento in mare devierà le correnti, togliendo materiale ai flussi e compromettono l’equilibrio naturale dei fondali. Hanno partecipato, tra gli altri, al blitz della Goletta Verde: Giorgio Zampetti, Portavoce di Goletta Verde; Green Ocean Surfing e il Circolo Tirrena.

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