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Goletta Verde presenta i risultati del monitoraggio nel Lazio: cariche batteriche elevate per 12 campionamenti su 24, 10 punti “fortemente inquinati” e 2 “inquinati”

Sono stati 24 i punti monitorati dai tecnici di Goletta Verde lungo le coste del Lazio e di questi, dieci sono risultati fortemente inquinati mentre due inquinati. Responsabili dell’inquinamento microbiologico, che arriva a mare, i canali e le foci, a causa della cattiva depurazione o della presenza di scarichi illegali.
È questa in sintesi la fotografia scattata lungo le coste campane dai tecnici di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane. A parlarne, questa mattina in conferenza stampa, a bordo di Goletta Verde, Anna Tomassetti, presidente del circolo “Le Rondini” di Anzio, Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio e Davide Sabbadin portavoce di Goletta Verde.

Un viaggio realizzato anche grazie al sostegno dei partner principali CONOU, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati e Novamont; dei partner sostenitori Assovetro – Endless Ocean, Ricrea, Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio e con il contributo di Pramerica SGR (Pramerica Sicav Social 4 Future). Media partner del tour è La Nuova Ecologia.

“La fotografia che ogni anno Goletta Verde scatta in ciascuna regione ha l’obiettivo di restituire un’istantanea utile a evidenziare la presenza di casi cronici nei confronti dei quali evidentemente nulla viene fatto – dichiara Davide Sabbadin, portavoce di Goletta Verde – Il nostro monitoraggio non ha la pretesa di sostituirsi ai controlli ufficiali ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi regionali, il più delle volte responsabili delle procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea. Quella della scarsa o assente depurazione è diventata ormai un’emergenza che qualche mese fa è costata all’Italia un nuovo deferimento alla Corte di Giustizia. Senza contare che con i soldi impiegati per pagare le multe comminate dalla UE nei confronti del nostro Paese potremmo fare investimenti per potenziare il nostro sistema depurativo attraverso progetti innovativi a difesa della salute del mare e dei cittadini”.

Il dettaglio delle analisi di Goletta Verde
Il monitoraggio di Legambiente (i prelievi sono stati eseguiti dalla squadra di tecnici tra il 23 e il 26 luglio) prende prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuato sia dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente sia dagli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge che rappresentano i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano in mare.

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo.

In provincia di Viterbo, su due punti monitorati uno è risultato “fortemente inquinato” ovvero a Tarquinia, in località Lido di Tarquinia, alla foce del fiume Marta, mentre a Montalto di Castro, in località Montalto Marina, la foce del fiume Flora, è risultata “entro i limiti”.

Nella provincia di Roma sono stati dieci i punti campionati, di cui sette “fortemente inquinati”: a Marina di Cerveteri, al Fosso Zambra; a Fregene, in località lungomare di Ponente, alla foce del Fiume Arrone; a Pomezia, in località Torvaianica, nel mare di fronte alla foce del canale, all’altezza Via Filadelfia (canale Crocetta); a Marina di Ardea, sia alla foce del Rio torto sia alla foce del Fosso Grande; ad Anzio, in località Lido dei Gigli, alla foce del fosso Cavallo Morto – lungomare delle Sterlizie; e a Nettuno, al canale Loricina presso via Matteotti. “Entro i limiti” il giudizio emerso dai campionamenti effettuati a Santa Marinella, in località Santa Severa, sulla spiaggia presso il lungomare Pyrgi, angolo Via Olimpo; a Ladispoli, alla foce Rio Vaccina; a Fiumicino, al canale che delimita a Nord Isola Sacra (Villaggio dei Pescatori); e a Ostia, al canale dei pescatori.

Undici i punti monitorati in provincia di Latina, di cui due “fortemente inquinati” ovvero a Sperlonga, nel punto di prelievo sulla spiaggia di Via Cristoforo Colombo, incrocio via Andrea Doria, e a Minturno, in località Scauri, alla foce del Rio Recillo. “Inquinato”, invece, il giudizio emerso dal campionamento effettuato a Formia, località Gianola, alla foce del Rio Santacroce e a Marina di Minturno, allo sbocco del canale di scolo a sud della darsena. “Entro i limiti” di legge i valori riscontrati a Latina, alla foce Verde; a Terracina, in località San Vito, nel mare di fronte alla foce del canale Sisto; a Porto Badino, sulla spiaggia a nord della Foce del fiume Portatore       ; sulla spiaggia di Levante adiacente la darsena del porto; a Fondi, alla foce del canale Sant’Anastasia e alla foce del canale tra via Guado I e strada Consortile; e a Gaeta, sulla spiaggia in corrispondenza del torrente Lorgato, fronte via Sant’Agostino.

“Metà delle analisi microbiologiche mostrano porzioni di litorale a rischio a causa di fogne non depurate che arrivano al mare – dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – mettendo in pericolo la qualità dell’acqua, l’ambiente marino e, a volte, la salute dei bagnanti. Nei comuni di Ardea, Nettuno, Tarquinia, Cerveteri e Pomezia vi sono le situazioni peggiori da troppi anni consecutivi, con risultati pessimi delle analisi. A Sperlonga uno scarico a pochi centimetri dagli ombrelloni fa veramente inorridire per la porzione di litorale magnifica messa a rischio; a Minturno negativi i risultati dei due punti di prelievo; a Anzio criticità a Lido dei Gigli, a Fregene alla foce dell’Arrone. A Formia, per la prima volta nella foce del Santa Croce, seppur rimane oltre i limiti, il carico fecale diminuisce ampiamente grazie al lavoro messo in campo dalle autorità locali durante il percorso di costruzione del contratto di Fiume firmato pochi da giorni”.

“Chiediamo ai comuni, soprattutto a quelli dove da decenni i risultati sono sempre pessimi – continua Scacchi – di fare azioni concrete per riqualificare il proprio mare, senza prendere questi dati come un voto al proprio litorale, tantomeno alla propria amministrazione. Emergono chiaramente una serie di situazioni diverse: reflui abusivi, depuratori non funzionanti, insufficienti o sotto sequestro, scarichi fognari delle città interne che arrivano a mare e che vanno monitorate. Gli enti locali devono mettere in campo azioni semplici o complicate ma risolute e decise: bisogna risalire i fossi in cerca di abusivismo fognario, bisogna costruire rapporti e intese con i comuni dell’entroterra, si devono analizzare i parametri e le cause scatenanti dell’inquinamento. Troppo poco è stato fatto, soprattutto là dove continuano a esserci microrganismi di origine fecale che arrivano in mare. La costruzione di contratti di Fiume può essere molto importante e risolutiva per tanti di questi luoghi perché aggrega comuni, associazioni, enti parco, privati e aziende con l’obiettivo di riqualificare l’ambiente fluviale tutelando la biodiversità. Noi siamo a disposizione di tutti per generare questi processi, con l’obiettivo unico di migliorare l’ambiente e il mare del Lazio”.

Permangono, poi, le criticità sulla cartellonistica informativa rivolta ai cittadini che, nonostante sia obbligatoria per ormai da anni per i Comuni, non viene ancora rispettata. Indicazioni che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare e i dati delle ultime analisi. Su ventiquattro punti monitorati, i tecnici di Goletta Verde hanno segnalato la presenza di questo cartello soltanto in un punto, a Sperlonga, sulla spiaggia di Via Cristoforo Colombo, incrocio via Andrea Doria. Mentre in tre casi non campionati dalle Autorità competenti, era presente il cartello di divieto di balneazione come previsto dalla legge.
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Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche l’improprio smaltimento degli oli esausti. Ecco perché anche quest’anno il CONOU, il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, affianca, in qualità di partner principale, le campagne estive di Goletta Verde e di Goletta dei Laghi di Legambiente. Da oltre 35 anni il Consorzio è il punto di riferimento italiano per la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. Nel 2018, nel Lazio, il Consorzio ha proceduto alla raccolta di 11.675 tonnellate di olio minerale usato. L’olio – che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli – è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che, se smaltito indiscriminatamente, può determinare gravi effetti inquinanti. Altresì, se gestito e rigenerato secondo la prassi corretta, diviene una risorsa preziosa che torna a nuova vita sotto forma di basi lubrificanti; un esempio corretto di economia circolare. Negli anni di attività il CONOU ha raccolto 6 milioni di tonnellate di olio usato, avviandone a rigenerazione 5,3 milioni e consentendo la produzione di 3 milioni di tonnellate di olio rigenerato e un risparmio sulle importazioni di petrolio di circa 3 miliardi di euro, ponendo così l’Italia in vetta al settore a livello europeo. “La nostra è una missione precisa: salvaguardare l’ambiente da un inquinante pericoloso, ottimizzandone la gestione e i costi relativi in una ottica di massimo riutilizzo” – ha spiegato il presidente del CONOU, Paolo Tomasi. “Il nostro operato in difesa dell’ambiente, del mare e dei laghi in particolare, oltre ad evitare una potenziale dispersione di un rifiuto pericoloso, lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”

Il Monitoraggio scientifico

I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti dai tecnici di Legambiente che anticipano il viaggio dell’imbarcazione a bordo di un laboratorio mobile attrezzato. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene nel laboratorio mobile lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, PH, conducibilità / salinità). Le analisi chimico-fisiche vengono effettuate direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo. Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai Km di costa di ogni regione.

LEGENDA
Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:
INQUINATO = Enterococchi intestinali >200 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli >500 UFC/100ml.
FORTEMENTE INQUINATO = Enterococchi intestinali >400 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli >1000 UFC/100ml.
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Goletta dei Laghi 2019 sul Lago di Bolsena

Legambiente contro le monocolture da noccioleti, rischio per il lago di Bolsena e per il territorio

Presentati inoltre i risultati del monitoraggio microbiologico, dai quali emerge un miglioramento in depurazione dei reflui che arrivano al lago

No alle monoculture intensive dei noccioleti. Queste sono state le parole chiave del convegno “Monocolture agricole e noccioleti, rischi ambientali e metodi di tutela del Lago di Bolsena”, tenutosi sabato 27 luglio presso l’Enoteca Provinciale Tuscia, al termine del quale sono stati presentati anche i dati del monitoraggio microbiologico dei laghi di Bolsena e di Vico. La campagna di Legambiente è realizzata in collaborazione con il CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati) e Novamont.

Da 14 anni la Goletta dei Laghi rileva le principali fonti di criticità per gli ecosistemi lacustri: gli scarichi non depurati e inquinanti, la cementificazione delle coste, la captazione delle acque, l’incuria e l’emergenza rifiuti, in particolare l’invasione della plastica, che non riguarda soltanto mari e oceani, ma anche fiumi e laghi.

L’obiettivo dell’incontro è quello di mettere al centro lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile per il territorio, arrestando l’insensata riconversione delle tradizionali colture agricole in una monocultura che richiede un massiccio utilizzo di fitofarmaci e pesticidi chimici. Con l’invasione dei noccioleti sul territorio appenninico aumenta il rischio per la produzione agricola tradizionale, considerando anche l’impatto che i pesticidi hanno sulle acque e sul suolo. Esempio recente è stato il lago di Vico che, dichiarato zona di protezione speciale, riserva naturale regionale e sito d’importanza comunitaria, negli ultimi anni è stato vittima di degrado con la fioritura di alghe tossiche a causa dell’uso di pesticidi, erbicidi e fertilizzanti chimici.

“Siamo al fianco delle amministrazioni contro la monocoltura da noccioleti, che con pesticidi e fitofarmaci metterebbe a gravissimo rischio ambientale anche il Lago di Bolsena, una delle perle più straordinarie del nostro paese – dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – e vogliamo fare fronte comune con tutti quelli stanno combattendo questa battaglia, contro le aziende che ne promuovono la spregiudicata diffusione, negli enti preposti e fino a tutte le azioni legali possibili.”

“Abbiamo trovato una situazione migliorata dal lato della depurazione – prosegue Scacchi – risultato che chiaramente proviene da azioni di contrasto alle fogne non depurate messe in campo dai comuni; laddove insistono le criticità che ancora segnaliamo siamo sicuri che gli amministratori potranno continuare a lavorare per regimentare al meglio i flussi idrici, ma tutto ciò non può essere posto in discussione dalla diffusione della chimica nell’agricoltura. Abbiamo ascoltato produttori da sempre biologici che si sono ritrovati glifosate nei propri terreni, e aziende bio che subiscono l’irrorazione dei fitofarmaci: tutto ciò non può essere più consentito, perché i pesticidi sono inutili, dannosi e mettono a rischio la vita delle persone, soprattutto di quei coltivatori che, con i loro presidi, aiutano anche questi piccoli comuni a ridurre il decremento della popolazione.”

“Strumenti come il Biodistretto e il Contratto di Lago – conclude Scacchi – sono poi un valore aggiunto e straordinario per il rilancio locale in chiave di sostenibilità ambientale complessiva. Salviamo insieme il lago di Bolsena, perché non avvenga ciò che accade nel lago di Vico dove, proprio a causa della monocoltura, si assiste da anni alla fioritura di alghe tossiche e alla presenza di cianobatteri in estate”.

Alla conferenza stampa sono intervenuti Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, Simone Nuglio, responsabile di Goletta dei Laghi, Caterina Cossio di Arpa Lazio, presidente della Riserva Lago di Vico, Rita Chiatti, assessore del Comune di Montefiascone, Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretro della Via Amerina, Luciano Dottatelli, del Contratto di Lago di Bolsena, rappresentanti delle amministrazioni di Bolsena, Capodimonte e Valentano, produttori biologici e associazioni locali.
Quello di Legambiente è un campionamento puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né pretende di assegnare patenti di balneabilità, ma restituisce comunque un’istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni.

Nelle analisi della Goletta dei Laghi vengono prese in esame le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che si trovano lungo le rive dei laghi, punti spesso segnalati dai cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Queste situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica di origine fecale, dovuta all’insufficiente depurazione che, attraverso scarichi e corsi d’acqua, arriva nel lago.

Per quanto riguarda i dati di campionamento microbiologico, quattro punti su sei sul lago di Bolsena sono risultati, secondo i parametri di Goletta dei Laghi, fuori dai limiti, di cui uno, quello nel comune di Gradoli presso La Grata, fortemente inquinato. Gli altri punti considerati inquinati sono quelli di San Lorenzo Nuovo, nella località Oppietti, di Grotte di Castro, nella zona dei Prati Renari, e presso Le Naiadi, nel comune di Bolsena.

Non emergono criticità nei prelievi sul lago di Vico, i cui punti campionati, a Caprarola e a Ronciglione, risultati entrambi entro i limiti.

 

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Legambiente sulla proposta di realizzare termovalorizzatori per Roma

Legambiente sulla proposta di realizzare Termovalorizzatori per Roma

Legambiente Lazio interviene sulla proposta di realizzare termovalorizzatori per la gestione dei rifiuti di Roma. “La proposta di fare termovalorizzatori per Roma è completamente sbagliata almeno quanto le politiche di gestione dei rifiuti messe in campo da questa amministrazione. Nella capitale non c’è un continuo allarme rifiuti ma un disastro strutturale del ciclo che emerge con i picchi di produzione estivi e invernali e continuerà ad essere tale perché non è stato fatto niente di positivo negli ultimi anni – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Serve la crescita della raccolta differenziata e la costruzione di impianti per le frazioni, a partire da quelli per la biodigestione anaerobica dell’organico. Siamo di fronte invece al fallimento totale nella gestione dei rifiuti sempre più chiaro, visto che la percentuale di raccolta differenziata rimane piantata da tre anni ad un assurdo 44% e non c’è nessun progetto presentato per realizzare alcun impianto. Questo fallimento non fa che alimentare chi chiede termovalizzatori o privati che vogliono fare discariche. Il comune di Roma si è posto l’obiettivo Rifiuti Zero solo a chiacchiere, dovrebbe aver già pianificato e iniziato la costruzione di impianti che chiudano il ciclo all’interno della capitale stessa, invece si è riusciti solo a pianificare una mappa di siti di trasbordo che ad ogni picco di produzione diverranno discariche vere come lo è stato il TMB di Villa Spada per anni. Fare dei rifiuti una risorsa, anche economica con abbassamento dei costi per i cittadini, vuol dire riciclo, economia circolare e tariffa puntuale per i cittadini virtuosi che potranno così risparmiare e che ora invece pagano le scelte sconsiderate di questa gestione; incenerimento, che qualcuno immagina possa significare risparmio, vuol dire bruciare per decenni con costi economici, ambientali e sanitari drammatici per la collettività e le persone più esposte, peraltro nel Lazio ci sono già tre linee di termovalorizzazione che vanno portate alla dismissione non moltiplicate”.

Legambiente ricorda che le 3 linee di termovalorizzazione di Acea a San Vittore nel Lazio (FR), hanno visto autorizzato l’ampliamento della propria capacità da 300.200 tonnellate di rifiuti indifferenziati annui a 397.200 da inizio 2017 con un incremento del 32% di rifiuti inceneriti.

 

Spiaggia Tiberis a Roma “Buttati oltre centomila euro perché non è stata presidiata la spiaggia Tiberis

Spiaggia Tiberis a Roma: dopo le immagini dell’abbandono nell’area, arriva solo a metà luglio l’avviso pubblico per cercare sponsor che la allestiscano  

“Il ritardo nel nuovo allestimento rende completamente inefficace un progetto già discutibile, perché avulso da qualsiasi logica di risanamento ambientale e che fa sorridere amaramente se paragonato con quanto di straordinario avviene nelle altre capitali europei”

A Roma, affacciandosi da Ponte Marconi oggi, si può vedere lo stato di abbandono totale in cui versa l’area sottostante che lo scorso anno era stata allestita dal Comune come Spiaggia Tiberis; oggi occupata solo da lavori sulla rete elettrica sotterranea e Legambiente denuncia “Ipotizzando che non debba essere rimesso neanche un granello di sabbia, sono stati buttati oltre centomila euro perché non è stata presidiata la Spiaggia Tiberis durante la stagione invernale, con nessuna attività che sarebbe stata invece indispensabile e utile – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – dopo gli annunci dell’anno scorso sulla creazione di un polo di educazione ambientale che avrebbe dovuto garantire utilizzo e cura dell’area, non è successo assolutamente niente per un anno. Inoltre per il nuovo anno il Comune comincia solo ora a cercare sponsor e fondi necessari per il riallestimento che sicuramente dovrà essere quasi completamente rinnovato e la spiaggia Tiberis non sarà in funzione prima di agosto inoltrato. Questo ritardo rende completamente inefficace un progetto già molto discutibile, perché avulso da qualsiasi logica di continuità, programmazione e risanamento ambientale complessivo e che fa sorridere amaramente se paragonato con quanto di straordinario avviene nelle capitali europei sulle rive dei fiumi”.

Legambiente rende noto infatti che è del 13 luglio la pubblicazione sul sito di Roma Capitale di un avviso pubblico con il quale il Comune cerca sponsor per Tiberis, avviso che scadrà il prossimo 25 luglio e attraverso il quale si cercano proposte per sponsorizzare attività di allestimento per la manifestazione temporanea 2019, da parte di operatori potenzialmente interessati, per una durata massima di 90 giorni e con valore non superiore a 40 mila euro per: fornitura e posa in opera di struttura amovibile, accessori e strumenti per facilitare l’osservazione del fiume; servizio di rinfrescamento/ombreggiamento e strumenti per rendere confortevole la fruizione di luoghi e per evitare ondate di calore sui margini del fiume; sistemi di comunicazione e di informazione statici e dinamici per favorire attività culturali, didattiche ed educative. “Come recita il bando – conclude Scacchi -, a tutt’oggi c’è ancora tutto da fare, non ha alcun senso a metà luglio veder pubblicato un bando del genere che chiaramente andava fatto da mesi”.

Nel 2018 l’allestimento della Spiaggia Tiberis, come ricorda Legambiente, era costato oltre 134.000 euro di spesa da parte del comune di Roma, suddivisi in lavori di manutenzione ordinaria del verde 49.500 euro, fornitura di 850 tonnellate di sabbia  35.000 euro, noleggio di macchina decespugliatrice 3.500 euro, noleggio blocchi sanitari/spogliatoi  34.000 euro, supporto per gli allestimenti 12.000 euro, allestimento banner 12.500 euro (fondo da sponsor).

Campo di Calcio di Villa Gordiani sventrato dal Comune di Roma, Legambiente “Uno scempio!”

Campo di Calcio di Villa Gordiani sventrato dal Comune di Roma

Da ieri ruspe e operai in azione con una spesa intorno ai 100.00 euro per radere al suolo lo storico campo da calcio di Villa Gordiani nel quartiere Prenestino a Roma. Un’ipotesi che nonostante avesse scatenato le ire e preoccupazioni dei residenti, costituitisi in “Comitato per la Difesa del Campo Villa Gordiani”, si è conclusa con l’amministrazione comunale che ha ridotto a un cumulo di macerie l’area. Causa dell’operazione presunte difformità edilizie della prospicente casetta del custode, con volume del tutto marginale rispetto all’intera area sportiva.

“Un altro pezzo di Roma è stato ridotto in macerie con uno scempio perpetrato nei confronti del Campo da calcio di Villa Gordiani – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -, quel campo è stato per oltre cinquant’anni un luogo aperto e di aggregazione sociale, in una delle pochissime aree verdi del quadrante urbano più cementificato della capitale. La spregevole soluzione finale dell’abbattimento totale del campo non è legalità, ma totale incapacità di gestione e di confronto: fa ancor più rabbia questa vicenda se si pensa che se ne va un campo di calcio popolare per bambini e cittadini mentre sulla stessa Via Prenestina viene inaugurato l’ennesimo centro commerciale con nuovo cemento a due passi dalla tenuta agricola della Mistica, o mentre dall’altro capo di Roma a Tor di Valle si discute da anni come una priorità assoluta, sulla realizzazione di un intero nuovo quartiere di uffici che sarebbe costruito con la scusa di uno stadio da calcio. Faremo tutte le verifiche possibili su eventuali difformità procedurali nella vicenda”.

Legambiente infatti, avvalendosi del d.lgs. 195/2005 chiederà accesso ai certificati per verificare la correttezza delle procedure, e in caso di irregolarità interverrà con apposite azioni giuridiche.

“Radendo al suolo il campo di Villa Gordiani è stato strappato al nostro territorio uno degli ultimi brandelli di tessuto sociale del Prenestino – commenta Fabio Brandoni presidente di Legambiente Si può Fare del V Municipio di Roma – quest’area verde è vitale, la sua cura è indispensabile e danno è gravissimo, fatto in un luogo del Parco pensato nel 1955 come posto di aggregazione sociale, campo di calcio, pista di pattinaggio e giochi per bambini, bocciofila e centro anziani, tutto ciò andava riqualificato insieme ai cittadini con una gestione partecipata, invece semplicemente sparisce sotto un cumulo di macerie e non si avrà ora più niente da dover gestire”.

 

 

Dossier Ecomafia 2019 di Legambiente

Dossier Ecomafia 2019 di Legambiente

Lazio 5° Regione per illegalità ambientali, nel 2018 2.062 ecoreati, 5,6 ogni giorno

Alla presentazione del Rapporto Ecomafia 2019 di Legambiente, oggi a Roma si sono affrontati i caldi temi relativi ai reati ambientali e presentati i numeri di infrazioni, reati, arresti, sequestri, nel ciclo illegale dei rifiuti, abusivismo edilizio, incendi dolosi e corruzione in materia ambientale. Calo del numero netto di infrazioni nella Regione, erano state 2.684 nel 2017 e 2.241 nel 2016, ma il Lazio, con 2.062 infrazioni appurate nel 2018, rimane stabilmente quella con il numero più alto di illeciti ambientali, il 7,7% sul totale nazionale, dopo le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.

Il ciclo dei rifiuti continua a segnare il maggior numero di reati tra gli altri reati nel Lazio, sesta tra le regioni per reati accertati con 545 infrazioni accertate, 704 denunce, 15 arresti e 242 sequestri. E proprio sui rifiuti medaglia di bronzo, di quelle che non si vorrebbe ricevere, va alla Città Metropolitana di Roma che è terza provincia nell’illegalità del ciclo dei rifiuti con 201 infrazioni accertate (3,8% sul totale nazionale), 177 denunce, 7 arresti e 96 sequestri.

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