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Incendio TMB Salario: dati PM10 sopra i limiti

Incendio TMB Salario: i dati ARPA Lazio certificano il superamento del valore di polveri sottili durante la giornata dell’enorme rogo, 56 ug/m3 di PM10 nella centralina di Villa Ada

Resi pubblici i dati di ARPA Lazio delle polveri sottili registrati ieri a Roma, emerge chiaramente la quantità nociva di PM10 nell’aria. Alla centralina di Villa Ada
56 ug/m3 di PM10 (limite consentito 50 ug/m3), dato questo di diretta conseguenza dell’incendio, al contrario di quelli resi noti nella giornata di ieri che raccontavano di presenza nella norma per valori come benzene e biossido di azoto, parametri non direttamente conseguenti al rogo ma alla presenza di traffico veicolare.

“Non servivano dati scientifici per dire che la fitta nube, vista e respirata da tutta Roma durante l’incendio della discarica al Salario, fosse chiaramente nociva per la salute – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – oggi arriva la conferma con le analisi prontamente pubblicate da Arpa Lazio sulle polveri sottili della centralina di Villa Ada, la più prossima al TMB. I dati diffusi ieri c’entravano poco in realtà con l’enorme rogo perché riguardavano elementi provocati dal traffico di autovetture. Con troppa superficialità, da più parti sono stati definiti quelli di ieri come dati rassicuranti; il disastro dell’incendio al Salario ha messo ha dura prova, eccome, la salute pubblica”.
Ufficio Stampa Legambiente Lazio
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Ufficio – 0685358051 – stampa@legambientelazio.it
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Incendio TMB Salario

Incendio al TMB Salario di Roma. Legambiente invia denuncia alla procura della Repubblica “L’aria di Roma oggi è irrespirabile, un disastro ambientale. La discarica del Salario andava chiusa da tempo”

“L’aria di Roma oggi è irrespirabile, un disastro ambientale. La discarica del Salario, come è ormai diventato il TMB da tempo, andava chiusa come chiedono cittadini, comitati e associazioni del territorio – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio-. Tante promesse pre-elettorali da tutti, ma nessuno ha mai avviato un cambio di rotta per chiudere un impianto dove si doveva lavorare l’indifferenziato per far uscire rifiuti trattati, e che invece è diventato una vera discarica nel cuore della città; colpa anche di una percentuale di differenziata che a Roma non cresce da tre anni e da nuovi impianti dei quali la capitale continua a non dotarsi. Oggi il fumo e la puzza stanno attanagliando ogni angolo di Roma, quando il vento li avrà spazzati via, rimarranno per il quartiere salario e i suoi cittadini esausti. Bisogna pretendere la costruzione dell’economia circolare e lo faremo nei prossimi giorni con il nostro Ecoforum perché una giornata del genere sia solo un brutto ricordo, ma vogliamo anche che un disastro simile non rimanga impunito e abbiamo perciò inviato una denuncia per disastro ambientale”.

Legambiente Lazio sta inviando infatti la denuncia alla Procura della Repubblica per disastro ambientale sull’incendio di oggi, e intanto ha lanciato l’appuntamento dell’Ecoforum 2018, che si svolgerà a Roma in Villa Palestro il 18 dicembre, per promuovere le buone pratiche e i comuni ricicloni ma anche ragionare sulla costruzione di un ciclo virtuoso dei rifiuti nel Lazio.

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Fiume Sacco, schiuma sempre più fitta stamattina a Ceprano (FR)

“Le immagini che continuano ad arrivare non lasciano dubbi sulla portata sempre più grave di un disastro per l’ecosistema fluviale di tutto il basso Lazio”

 

Dopo la denuncia della scorsa settimana da parte dei cittadini di Ceccano, nel cuore della Valle del fiume Sacco sono continuati giornalmente gli episodi di schiuma fitta sull’asta fluviale.

“Le immagini che, anche oggi, arrivano dai cittadini non lasciano dubbi sulla portata sempre più grave di un disastro per l’ecosistema fluviale di tutto il basso Lazio – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio– chiediamo una task-force delle forze dell’ordine per un’azione di controllo e repressione degli scarichi illegali e presidio del fiume visto che continuano a verificarsi questo fenomeni. Dopo la denuncia e l’esposto che abbiamo mandato alla procura della Repubblica di Frosinone della scorsa settimana, continua l’inquinamento e stamattina il Sacco sembra fatto di sola schiuma a Ceprano (FR). Dai risultati delle analisi chimiche, per le quali ringraziamo Arpa Lazio che le ha realizzate e rese pubbliche questa settimana con grande velocità e trasparenza, si evidenzia la presenza corposa di tensioattivi. Ora le autorità indaghino sulle cause per fermare questo disastro a partire dal Fiume Alabro, affluente di sinistra del Sacco dal quale ci arrivano segnalazioni e immagini di schiume che poi entrano nel corso principale. La schiuma è peraltro solo la manifestazione più evidente di uno stato grave, anche senza schiuma dal fiume esalano odori nauseabondi e questo succede da anni, non da ora. L’inquinamento del Sacco va fermato e intanto il Ministero dell’Ambiente deve battere un colpo sulla bonifica, per la quale perimetrazione abbiamo lavorato mesi e mesi con amministrazioni e associazioni, così come per il Contratto di Fiume che abbiamo firmato tutti insieme per immaginare e lavorare su un futuro migliore per la biodiversità e la sicurezza dai rischi idrogeologici. L’inquinamento del Sacco riguarda mezzo Lazio e i nostri circoli continuano a monitorare la situazione, dal circolo di Anagni (FR) a quello di Frosinone fino a quello di Minturno (LT) dove sta la foce del Fiume Garigliano, terminale di tutta l’acqua del bacino idrografico anche del Sacco”.

Il Fiume Sacco infatti, oltre a ricevere affluenti come l’Alabro, si immette nel corso del Fiume Liri che poi arriva nel Garigliano, fiume che solca il confine tra Lazio e Campania e sfocia nel Mar Tirreno a Minturno: tutto ciò fa, del bacino idrografico Sacco-Liri-Garigliano, il secondo del Lazio sulle provincie di Roma, Frosinone e Latina, un territorio tutto potenzialmente interessato dai fattori inquinanti che arrivano dall’area della Valle delle Sacco.

Inquinamento Fiume Sacco

Inquinamento nel Fiume Sacco: spesso strato di schiuma bianca nel fiume. Esposto di Legambiente.
Dopo le ennesime segnalazioni e video di cittadini allarmati che hanno pubblicato video impressionanti di schiume evidentemente inquinanti sul Fiume Sacco, Legambiente invia esposto alle autorità competenti: ai carabinieri forestali e ai sindaci.

“Chiediamo di individuare i responsabili di questo continuo disastro ambientale sul Fiume Sacco, poiché le immagini diffuse dai cittadini nelle ultime ore, continuano a mostrare un allarmante condizione dello stato ecologico di tutto il territorio – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio-. Nella Valle del Sacco il Ministero dell’Ambiente deve procedere con l’avvio della bonifica ferma alla chiusura della perimetrazione, gli operatori industriali devono monitorare mai quanto oggi i reflui provenienti dalle loro lavorazioni, i Comuni devono sostenere percorsi virtuosi come il Tavolo dei Sindaci per l’Ambiente e il Cotratto di Fiume del Sacco. Associazioni e cittadini, da anni, stanno dando il meglio di loro stessi nel monitoraggio, nella denuncia e nella strutturazione di percorsi virtuosi: amministrazioni e autorità facciano di tutto per sostenerli e avviare la riqualificazione, a partire proprio dalla denuncia e ricerca delle responsabilità di sversamenti illeciti nelle acque del Fiume”.
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Gaeta, Legambiente sull’ipotesi di spostamento del pontile ENI e nuovo attracco per petroliere verso Formia “Sarebbe scelta scellerata”

“Bisogna uscire dall’era del Petrolio senza creare nuovi impianti nel golfo di Gaeta, per preservare l’ambiente marino di tutti i comuni del Golfo”

Per il pontile ENI che da decenni deturpa Gaeta nell’area più orientale del Golfo, sarebbe in programma l’ipotesi di spostamento nel Porto Commerciale presso la banchina “Salvo D’Acquisto”, più vicina alla spiaggia di Vendicio a Formia e dove attraccherebbero le petroliere.
“Sarebbe una scelta scellerata – dichiarano Dino Zonfrillo presidente del circolo Legambiente Verde-Azzurro Sud Pontino e Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Bisogna uscire dall’era del Petrolio senza creare nuovi impianti nel golfo di Gaeta, per preservare l’ambiente marino di tutti i comuni del Golfo. Realizzare nuove opere legate allo sviluppo di fonti fossili è una follia che mette a repentaglio la qualità ambientale di Gaeta e dei vicini comuni di Formia e Minturno, così come dell’intero specchio di mare; piuttosto va riqualificato questo straordinario tratto di costa laziale, che ha visto per decenni il petrolio al centro di qualsiasi dinamica, puntando tutto sulle fonti energetiche rinnovabili e sullo sviluppo ecosostenibile del mare pontino”.

TMB Salario, la relazione di Arpa Lazio certifica l’inefficacia dell’impianto

“Il TMB è diventata una discarica, va chiuso”

Presentata la relazione di Arpa Lazio su flussi e funzionamento dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico di Via Salaria a Roma. Nel documento, l’Agenzia di Protezione Ambientale della Regione Lazio certifica il malfunzionamento nella gestione dei rifiuti dell’impianto di Ama.

“Il TMB Salario è diventato una discarica, ora lo certificano i dati appena presentati, raccontando con chiarezza che in uscita sono troppe le tonnellate non trattate che aumentano i miasmi – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Come da tempo è chiaro alle decine di migliaia di cittadini, costretti a tenere le finestre chiuse per la puzza costante e che si battono giustamente per la chiusura dell’impianto, i rifiuti di Roma passano dal Salario, per un trattamento meccanico che in gran parte non avviene. Il ciclo dei rifiuti di Roma più migliorare solo con la diffusione del porta a porta a tutti, conseguente abbattimento delle tonnellate totali di indifferenziato e con impianti funzionanti: il porta a porta si sta ampliando a passo di lumaca, le tonnellate trattate nei TMB aumentano invece di diminuire, le strade sono sempre più sporche e di impianti nuovi, specialmente digestori anaorobici per la frazione organica non se ne vedono: e intanto crolla la qualità ambientale della vita al Salario e in ogni angolo della capitale dove ogni cassonetto è ormai una  potenziale discarica”.