Category Archive Comunicati 2010

La Regione non tolga i fondi europei destinati al potenziamento del trasporto pubblico nel Lazio

APPELLO CONTRO IL DEFINANZIAMENTO DELL’ASSE 3 DEL POR FESR 2007/2010 CON GLI INVESTIMENTI DEDICATI ALLE INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITÀ

“Le scriviamo in vista dell’incontro del comitato di sorveglianza POR FESR 2007/2013 che si terrà nelle prossime ore, per chiedere con forza di rivedere la scelta di definanziare l’asse 3 del POR FESR, dedicato al potenziamento delle infrastrutture di trasporto pubblico, per i prossimi anni”. Inizia così la lettera inviata dal presidente e dalla direttrice di Legambiente Lazio, Lorenzo  Parlati e Cristiana Avenali, al Comitato Sorveglianza POR Regione Lazio, alla presidente Renata Polverini, agli assessori al Bilancio e ai Trasporti, Stefano Cetica e Francesco Lollobrigida.

“La proposta di riprogrammazione presentata pochi giorni fa al tavolo di partenariato socio economico regionale –scrivono Parlati e Avenali- vede in sostanza la completa cancellazione dei soldi previsti nella vecchia programmazione, che per la parte FESR passerebbero da 241 a 41,6 milioni. Complessivamente il piano per il ‘miglioramento della qualità e dell’efficienza del TPL, potenziamento della rete infrastrutturale e dei nodi di scambio’ approvato nel 2008 dalla Regione Lazio prevedeva uno stanziamento nel settennio di 590 milioni dei quali 241 milioni di fondi FESR, 279 milioni di fondi FAS e 70 milioni di fondi regionali. Con la nuova proposta, non solo i 279 milioni di fondi FAS vengono tutti destinati al piano di rientro sanitario, ma anche i 200 milioni di fondi FESR sarebbero spostati su altri assi e attività, lasciando sull’asse 3 solo 41,6 milioni, in sostanza per iniziative già avviate (tra le quali il sistema di bigliettazione elettronica e il
piano di infomobilità) e senza avere alcuna certezza su eventuali fondi regionali sostitutivi”. “Tra gli investimenti previsti nel piano –sottolineano il presidente e la direttrice di Legambiente Lazio- ve ne sono di fondamentali per la mobilità del Lazio che non possono essere messi in discussione, a nostro avviso, tra i quali: il raddoppio della ferrovia Campoleone-Aprilia per oltre 30 milioni, l’acquisto di nuovi treni per 35 milioni e di nuovi bus per 49 milioni, il piano di sicurezza per le stazioni per 55 milioni, un programma per i nodi di scambio per 33,6 milioni. La spesa che fagocitava molti dei soldi era il parziale raddoppio della Roma-Viterbo per ben 326 milioni, che Legambiente sin dalla prima presentazione del piano aveva proposto di ridiscutere, prevedendo un project financing che sulla base di più limitati investimenti pubblici attivasse fondi privati arrivando quindi allo stesso necessario risultato, liberando però risorse per le altre linee ferroviarie pendolari, in particolare sul nodo di Roma, per avere ricadute positive in tutta la Regione”.

Negli ultimi dieci anni i numeri del trasporto ferroviario sono cresciuti moltissimo, i pendolari che viaggiano ogni giorno sulle ferrovie nel Lazio sono raddoppiati, passando da 187 mila a oltre 350 mila, ai quali si aggiungono i 200 mila delle ferrovie concesse. Numeri destinati a crescere ancora, secondo le stime di Legambiente, fino a 472mila passeggeri trasportati ogni giorno nel vicino 2015 sulle sole ferrovie regionali (con un incremento del 35%), che richiederanno almeno 40 nuovi treni, oltre a consistenti interventi di manutenzione sui 115 che circolano oggi ogni giorno e un assetto nuovo del nodo di Roma, con il quadrupicamento di alcune strozzature come quella di Campoleone ma anche completando finalmente l’anello ferroviario a nord tra la stazione Nomentana e Tor di Quinto, con la creazione di tre linee di attraversamento della città, aumentando la possibilità di interscambio nell’area urbana. Per il COTRAL i numeri sono ugualmente importanti ma le condizioni di viaggio dei 104 milioni di viaggiatori annui quasi drammatiche, rispetto ai mezzi, alle fermate, alle informazioni delle 9.000 corse giornaliere dei 4.554 collegamenti/linee, con 81,5 milioni di vetture/km all’anno.

“Crediamo che in questa fase di crisi e riduzione delle risorse pubbliche si debbano scegliere con molta attenzione gli investimenti da effettuare –concludono Lorenzo Parlati e Cristiana Avenalie ad esempio alcuni singolari progetti come un ascensore a Manziana per 1,2 milioni si debbano cassare, ma i 560mila pendolari del Lazio non possono assolutamente rinunciare a migliorare la situazione di emergenza nella quale vivono tutti i giorni, va data una risposta a quei cittadini, servono treni e bus più frequenti e puntuali, nuovo materiale rotabile e nuovi autobus, più puliti e meno affollati, biglietterie, informazioni. Va data una risposta alla domanda di trasporto pubblico sempre maggiore nelle aree metropolitane, contro traffico, congestione e inquinamento, tanto più in questo momento in cui è fondamentale ridurre le emissioni di CO2 per battere il riscaldamento globale, realizzando interventi che messi insieme rappresentano per il Lazio la nuova grande utile opera pubblica del secolo. Per questo chiediamo di mantenere le previsioni di investimento per l’asse 3 della mobilità, opere che garantirebbero peraltro lavoro e occupazione, favorendo l’uscita dalla crisi molto più di generici fondi ‘a pioggia’ per l’innovazione delle imprese”.

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A Parco Rabin una cancellata costosa e inutile

CHE FINE HANNO FATTO I TAVOLI DI CONFRONTO DEL CAMPIDOGLIO SU VILLA ADA, VILLA BORGHESE E SULLE ALBERATURE CITTADINE?

Chiediamo al Campidoglio di chiarire quale sia il fine della brutta, inutile e costosa recinzione che si sta realizzando sul perimetro esterno del Parco Rabin a Villa Ada. La cancellata, dal costo di oltre 126 mila euro, è un vero e proprio pugno in un occhio e va a creare una incomprensibile barriera d’accesso ad un’area verde che invece era caratterizzata paesaggisticamente proprio dalla continuità con la zona abitata circostante. Non vorremmo allora che questa recinzione, priva di senso visto che per Parco Rabin non vi è mai stato alcun problema di sicurezza, preparasse invece la strada ad un processo di privatizzazione strisciante in favore di fantomatici Punti Verdi e a danno dell’ampia zona dedicata ai cani. Ci preoccupa, infine, il fatto che questo ennesimo intervento di forte impatto su Villa Ada sia avvenuto ancora una volta all’insaputa dei cittadini che frequentano il parco e senza alcun confronto con le associazioni ambientaliste che pure erano state chiamate dal Campidoglio a partecipare ad un tavolo sul futuro di Villa Ada, tavolo che in brevissimo tempo sembra essere già scomparso nel nulla. Come nel nulla sono finiti i tavoli di confronto sul parco di Villa Borghese e sulle alberature cittadine.

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Tre mosse per liberare il Colosseo dalle auto

IL PIANO DI LEGAMBIENTE DA AVVIARE IN 60/90 GIORNI E CONCLUDERE IN 12/24 MESI BASATO SU UN ATTENTO STUDIO DI TRAFFICO: NEL NODO DI VIA DEI FORI IMPERIALI FINO A 3.400 VEICOLI OGNI ORA, POLVERI SOTTILI FUORILEGGE ANCHE DENTRO L’ANFITEATRO FLAVIO.

E’ fatto di tre mosse il piano di Legambiente Lazio per liberare il Colosseo dalle auto, con tappe precise da avviare in 60/90 giorni e concludere in 12/24 mesi, pensate sulla base di un attento monitoraggio dei flussi di traffico nell’area che ha evidenziato l’incredibile circolazione di ben 3.400 mezzi all’ora nel nodo. Il piano, che Legambiente invierà oggi stesso al Comune e al MIBAC, prevede di pedonalizzare subito i Fori anche il sabato, nelle mattine dei giorni feriali tra piazza Venezia a largo Corrado Ricci, ampliando la ZTL sino a Santa Maria Maggiore lungo via Cavour; entro 8/12 mesi chiudere l’intero tratto piazza Venezia-largo Corrado Ricci al traffico privato per l’intera settimana; entro 12/24 mesi attuare la totale pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali per dare continuità ad un’area che a partire dal “Tridente” raggiunga il Parco dell’Appia Antica.

Il caos del traffico circonda le millenarie mura del Colosseo ma l’aria inquinata entra persino all’interno del monumento, dove i visitatori respirano punte di 90,2 microgrammi per metro cubo di polveri sottili PM10, un forte inquinamento ben al di sopra del limite di legge. Lo rivelano alcune misure effettuate da Legambiente Lazio, durante la cerimonia ufficiale per l’inaugurazione dei  nuovi spazi del monumento aperti al pubblico: sulla pedana in legno al livello base nel cuore dell’Anfiteatro le polveri sottili Pm10 erano 58,6 microgrammi per metro cubo (contro il limite di 50), mentre in un secondo caso sulla terrazza del terzo anello hanno raggiunto livelli da incrocio stradale, con 90,2 microgrammi per metro cubo.

“Raccogliamo la sfida per la pedonalizzazione del Tridente e dell’area archeologica lanciata dal Sindaco Alemanno e dal sottosegretario Giro e la rilanciamo proponendo una soluzione concreta e praticabile per eliminare lo scempio delle automobili dal Colosseo e Via dei Fori imperiali -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Dopo la bella riuscita della pedonalizzazione domenicale fortemente voluta da Legambiente, quando i Fori Imperiali vengono invasi da centinaia di migliaia di romani e turisti, ora bisogna cogliere l’occasione dell’avvio dei cantieri del restauro del Colosseo e della Metro C per fare dei passi definitivi per liberare il Colosseo dal traffico e dallo smog. Il Colosseo soffre, le polveri sottili delle automobili stanno lentamente divorando i marmi, è venuto il momento di mettere la parola fine a una situazione disastrosa che perdura da troppi anni”. Per elaborare una analisi di fattibilità della pedonalizzazione con solide basi scientifiche si è proceduto ad un articolato monitoraggio dei flussi di traffico su via dei Fori Imperiali che è stato effettuato in tre giornate feriali (29 novembre, 1 e 3 dicembre 2010) nel periodo antimeridiano dalle 8.30 alle 11.30 e in quello pomeridiano dalle 16.30 alle 19.30. I flussi sono stati rilevati simultaneamente in modo manuale dai volontari di Legambiente Lazio in alcune sezioni strategiche (largo Corrado Ricci, via Cavour e piazza Venezia), contando i veicoli transitati ogni 5 minuti suddivisi in sette tipologie: auto, taxi, camion/furgoni, moto/scooter, autobus, pullman turistici e biciclette.

“Da una prima analisi dei flussi è stato possibile fare una stima sull’equilibrio del nodo di largo Corrado Ricci che, per quanto riguarda le ore mattutine, mette in evidenza un flusso in ingresso molto elevato fino a 3.400 veicoli/ora -afferma Andrea Benedetto, presidente del Comitato scientifico di Legambiente Lazio-. Un flusso che si ripartisce in quota significativa nella tratta più carica da largo Corrado Ricci verso il Colosseo, con 1.770 veicoli/ora, e in minor misura verso piazza Venezia, con 1.200 veicoli/ora. Nelle ore del pomeriggio, invece, il nodo è caricato in misura diversa: cresce il flusso di provenienza da piazza Venezia e si riduce quello da via Cavour, fino a 1.890 veicoli/ora. La tratta più carica resta in assoluto quella da largo Corrado Ricci verso il Colosseo, con un flusso superiore ai 2.220 veicoli/ora”.

Il monitoraggio ha evidenziato anche che in media il 53% dei veicoli totali in transito nella tratta da largo Corrado Ricci verso il Colosseo -quella che, attualmente senza alcuna limitazione di traffico, porta smog e rumore a pochi metri dall’Anfiteatro Flavio- sono auto private, il 31% è costituito da moto e motorini, circa il 10% da mezzi adibiti al trasporto merci, il 4% sono taxi, circa il 2% autobus del trasporto pubblico, mentre biciclette e pullman turistici sono inferiori all’unità percentuale.

Questa analisi ha permesso di ipotizzare una strategia d’azione in tre fasi temporali, tre mosse per pedonalizzare definitivamente il Colosseo e i Fori Imperiali. Entro 60/90 giorni (a breve termine) è possibile attuare: la pedonalizzazione totale di via dei Fori Imperiali il sabato, la domenica e nei giorni festivi; la chiusura al traffico privato, dalle 10 alle 14 in entrambe le direzioni, della tratta da piazza Venezia a largo Corrado Ricci; l’ampliamento della Zona a Traffico Limitato lungo via Cavour (da largo Corrado Ricci sino a Santa Maria Maggiore). Entro 8/12 mesi (medio termine) si potrà attuare: la chiusura al traffico privato per l’intera settimana e senza limitazione di orario dell’intero tratto piazza Venezia-largo Corrado Ricci. Entro 12/24 mesi (lungo termine) si potrà attuare la totale pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali, nell’ambito di un più ampio programma di pedonalizzazione che, in accordo con le linee programmatiche già definite in sede di Piano Strategico della Mobilità Sostenibile, consenta di dare continuità ad un’area che a partire dal “Tridente” raggiunga il Parco dell’Appia Antica. Ciò peraltro consentirebbe di rendere contestuali a tale intervento importanti programmi in ordine alla riqualificazione e restauro del Colosseo, come anche in riferimento ai programmi di realizzazione ed esercizio della nuova linea metropolitana C.

“Per salvare il Colosseo e migliorare la qualità della vita dei cittadini è urgente mettere fine all’improprio ruolo di spartitraffico del monumento simbolo della Città Eterna nel mondo -ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. L’area di Via dei Fori Imperiali è usata dalle auto quasi esclusivamente per l’attraversamento, mentre i flussi pedonali sono ovviamente elevatissimi, in sostanza si va a passeggiare in macchina lungo l’area archeologica più bella del mondo, un fatto inconcepibile. Questo nuovo studio che abbiamo effettuato non è idealistico ma molto concreto, evidenzia che si può partire subito basta volerlo, sin dai prossimi 60/90 giorni con la pedonalizzazione totale di via dei Fori Imperiali sia il sabato che la domenica e nei giorni festivi, la chiusura al traffico privato la tratta da piazza Venezia a largo Corrado Ricci nelle mattine dei giorni feriali e l’ampliamento della Zona a Traffico Limitato lungo via Cavour sino a Santa Maria Maggiore”.

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350 nuovi alberi al Pratone delle Valli Legambiente e Comune di Roma per gli obiettivi di Kyoto concludono iniziativa forestazione nel Parco Regionale dell’Aniene

Trecentocinquanta alberi saranno piantati nel Parco dell’Aniene, per assorbire l’anidride carbonica della Capitale e contrastare il riscaldamento globale. A pochi giorni dalla chiusura del vertice di Cancun sui cambiamenti climatici, sta arrivando a compimento il concreto obiettivo avviato da Legambiente Lazio e Comune di Roma lo scorso anno in occasione del vertice di Copenhagen con la piantumazione dei primi cento alberi, dopo un percorso di progettazione partecipata.

“Contro i cambiamenti climatici, le piogge che crescono e il caldo torrido estivo, servono azioni concrete di riduzione diretta delle emissioni di anidride carbonica ma anche nuove iniziative di forestazione urbana -ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio- Il risultato del vertice di Cancun deve spingere gli enti locali a mettere in campo nuove iniziative, visto che gli attuali impegni di riduzione non sono sufficientemente ambiziosi, ma a scala locale bisogna agire con più forza perché si è lontani anche da quelli, per far diventare realtà l’obiettivo europeo di riduzione del 30% di anidride carbonica, del 20% di efficienza energetica e del 20% di energia da fonti rinnovabili. Per questo la forestazione urbana è una scelta concreta sulla quale chiediamo all’Amministrazione capitolina di andare avanti insieme, con progettazioni partecipate come quella dell’Aniene che ha coinvolto scuole e cittadini, con l’intento di ridurre la CO2 ma anche di migliorare la fruizione del parco con filari di alberature che lo caratterizzino. A Roma bisogna allo stesso tempo battere il traffico, dando spazio al mezzo pubblico con preferenziali protette su tutte le vie principali, risparmiare energia, allargando anche l’uso delle fonti rinnovabili, e gestire bene i rifiuti attraverso interventi di riduzione e con il porta a porta”. Un’azione tutta dedicata alla lotta contro il riscaldamento globale, che dopo le prime 100 piante fornite lo scorso anno dal Servizio Giardini del Comune di Roma vedrà altre 250 essenze messe a disposizione e piantumate grazie anche alla collaborazione del Consorzio Copa Formiche Verdi. Nella cornice del Pratone delle Valli all’interno del Parco, la splendida area sottratta al cemento diversi anni fa grazie alla mobilitazione dei cittadini, con la collaborazione di un gruppo di architetti dell’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio – Sezione Lazio, scuole e cittadini hanno partecipato a diversi incontri di progettazione dell’intervento, scegliendo di realizzare una piantumazione lungo Via Val d’Ala per schermare l’area dalla strada, sia visivamente che acusticamente, con essenze arboree molto belle, come il pioppo tremulo, il pioppo grigio, il frassino, la farnia, il carpino bianco. “Questa iniziativa si inserisce nel piano di forestazione urbana del Comune di Roma, fondamentale per l’assorbimento della CO2 -ha affermato Bruno Cignini, direttore Ufficio Tutela Biodiversità del Comune di Roma- Abbiamo seguito la progettazione valutando assieme a Legambiente le specie e le modalità di inserimento migliori, con un lavoro interessante che proseguiremo”. All’iniziativa ha partecipato Maria Cristina Tullio, presidente Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio – Sezione Lazio; rappresentanti Circolo Legambiente Aniene. È stato invitato il Commissario di RomaNatura, Livio Proietti. L’iniziativa è promossa con il contributo del Dipartimento Tutela Ambiente e del Verde del Comune di Roma e in collaborazione con il Circolo Legambiente Aniene, l’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio – Sezione Lazio e il Consorzio COPA Formiche Verdi.

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Abusivismo: la situazione è grave ed è seria

“Quarantunomila abusi edilizi, quasi venti al giorno, degli ultimi sei anni evidenziano nel Lazio una situazione grave e seria, che va affrontata con le ruspe e le acquisizioni – ha dichiarato Lorenzo  Parlati, presidente di Legambiente Lazio, presente oggi alla presentazione del rapporto della Regione Lazio sull’abusivismo edilizio relativa agli anni 2004/2009-. Come è noto, lo sciagurato III° Condono Edilizio, varato dal Governo guidato dall’On. Berlusconi, ha sanato gli abusi perpetrati entro e non oltre il 31 marzo del 2003: detto in altre parole, ciò vuol dire che dal I° Aprile 2003 ad oggi qualsivoglia abuso, dalla nuova villa alla finestra, è irrimediabilmente non condonabile, e quindi, abusivo, e in conseguenza da demolire o, nel caso, da acquisire al pubblico patrimonio, con l’eccezione degli abusi in aree protette. Ebbene i dati presentati, con un lavoro buono ed esaustivo dal punto di vista del contributo istituzionale in materia di conoscenza del fenomeno, ci dicono che in un periodo di assoluta incondonabilità, come sono i 6 anni trascorsi, sono stati perpetrati ben 41.588 abusi edilizi, equivalenti a quasi 20 abusi al giorno, dal 2004 al 2009. Su questo ci saremmo aspettati dalle autorità istituzionali intervenute alla presentazione del rapporto, una riflessione piena e densa: non era infatti stato detto che il III° Condono, nonché i due precedenti, avrebbero “chiuso” la partita dell’abusivismo, e aperto una nuova stagione legata al rispetto delle regole, nonché al rispetto delle previsioni edificatorie dei Prg dei Comuni? I dati esposti non hanno fatto altro che confermare quanto sostenuto da sempre da Legambiente Lazio: i Condoni sono incentivi all’illegalità urbanistica ed ambientale, e non c’è misura condonativa in grado di assorbire un fenomeno esteso in dimensioni di tali quantità. La sola misura è la repressione sistematica del fenomeno attraverso le demolizioni e le acquisizioni, attività queste nelle quali i 378 Comuni del Lazio non hanno certo brillato. Prova ne sia che per demolire l’Isola dei Ciurli a Fondi, ossia il più grande Ecomostro della nostra Regione, sono stati necessari 10 anni di ininterrotta attività della nostra Associazione, nonché un esposto di Legambiente Lazio all’Area Vigilanza della Regione Lazio, con relativa applicazione dei poteri sostitutivi nei confronti dell’accidioso  Comune di Fondi, infine autore della demolizione, pena la perdita della poca credibilità rimastagli”.

“L’On. Ciocchetti ha sostenuto più volte che ormai l’abusivismo edilizio non è fenomeno di necessità ma fenomeno speculativo -dichiara Mauro Veronesi, responsabile territorio di Legambiente Lazio-. A prova di ciò ha portato i dati relativi all’abusivismo nei 23 Comuni costieri della Regione Lazio, dove si concentra il 22% del totale degli abusi, Comuni costieri ricchi di aree vincolate paesaggisticamente e dove quindi l’edificazione di un immobile vale sul mercato immobiliare in media il 30% in più di un immobile, a pari metratura, edificato in aree a diversa valenza ambientale. Anche questo è un elemento da sempre denunciato da Legambiente Lazio. Ebbene, se questo è vero, non capiamo perché ciò che si realizza abusivamente sia speculazione, mentre ciò  che si realizzerà con il Piano casa proposto dall’On. Ciocchetti diventa magicamente “governo del processo”. Non è vero peraltro – continua Veronesi– che l’abusivismo è figlio della burocrazia urbanistica: in questi anni le regole dell’urbanistica sono “saltate” grazie agli Accordi di Programma –anche quelli firmati dall’On Ciocchetti nel biennio da Assessore all’Urbanistica nella Giunta Regionale guidata dall’On. Storace –e grazie ad un filone di strumenti urbanistici in deroga– art. 2. art. 11. art.16. art. 18, tutti strumenti in deroga ai Prg, ai quali la gestione urbanistica dei Comuni  ha disinvoltamente attinto. Eppure, nonostante ciò ci troviamo 41.588 abusi edilizi? A quando una riflessione seria su ciò? Inoltre, alla luce di quanto oggi esposto, occorre cassare le norme che cancellano il fondo di rotazione per le demolizioni ribattezzandolo con una forma vaga e indistinta, pena il venir meno dei forti impegni presi oggi dalla Regione Lazio, in materia di demolizioni e acquisizioni dei Comuni. Infine, continuiamo ad essere fortemente contrari a quanto sostenuto in sede di conclusioni dall’On. Ciocchetti, in materia di “autocertificazione giurata” per chiudere l’iter amministrativo relativo ai condoni edilizi. Non ci può essere, infatti, autocertificazione in un settore infestato dall’illegalità, qual è il settore edilizio contaminato dall’abusivismo. Chi controllerà l’autocertificazione?”.

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Pendolari: nel Lazio tagli dal Governo per 71,6 milioni di euro nel 2011 mentre nel 2010 dalla Regione solo 33,86 milioni di risorse aggiuntive, lo 0,15% del bilancio

Stop tagli e aumenti delle tariffe
No a ulteriori tagli dei fondi strutturali POR per la mobilità
Regione destini almeno l’1% del bilancio ai pendolari

Mancano all’appello 71,6 milioni di Euro, con il taglio da 163 a 91,4 milioni dei trasferimenti dallo Stato per i contratti di servizio del trasporto pubblico su ferro e gomma (ossia meno 43,9%), e il 2011 rischia di essere l’anno nero del trasporto nel Lazio come in Italia, tra l’incudine dei tagli al servizio e le ipotesi di aumento alle tariffe. Un contesto nel quale gli stanziamenti di risorse aggiuntive nel 2010 sono già rimasti molto bassi, pur salendo a 33,86 milioni di euro, passando così dallo 0,13% allo 0,15% del bilancio regionale. E’ un grido di allarme quello che Legambiente lancia anche nel Lazio con il “Rapporto Pendolaria 2010”, l’analisi che da cinque anni fotografa la situazione e gli scenari del trasporto ferroviario e metropolitano nel nostro Paese. Nel dettaglio nell’ultimo anno nemmeno un Euro è stato investito per acquistare nuovi treni, mentre 31,87 milioni di Euro sono stati destinati alle ferrovie regionali (ATAC, ex Met.Ro.) e 1,99 milioni sono andati a Trenitalia.Numeri assolutamente insufficienti – in una panorama nazionale alquanto desolante, con la sola Provincia Autonoma di Bolzano che è riuscita ad investire più dell’1% del bilancio per i pendolari e il Veneto tra i peggiori con il solo 0,04%-, tanto più se si considera che il Lazio è al secondo posto della classifica nazionale per numero di pendolari, anche questi in crescita, subito dopo la Lombardia: sono 540mila (+35% rispetto ai 400mila del 2008) i viaggiatori che ogni giorno transitano sui 1.150 km delle ferrovie laziali. Nel 2010 i contratti di servizio avevano visto una crescita della spesa: 215 milioni di Euro per Trenitalia per 17,1 milioni di treni per chilometro (contro i 163,87 del 2009) e 91,8 milioni per Metro (contro i 55,9 del 2009) per 4,2 milioni di treni per chilometro, portando nel complesso la somma erogata per il servizio a 306,8 milioni. Le penali applicate per carenze rispetto a quanto previsto nel contratto di servizio hanno raggiunto i 14,1 milioni nel periodo 2001/2010, tutti reinvestiti in servizi aggiuntivi, superando in modo paradossale gli stanziamenti aggiuntivi nello stesso periodo che sono stati di soli 7,93 milioni. Nello stesso periodo sono stati investiti solo 174,49 milioni di Euro per materiale rotabile, dei quali 85,34 per Trenitalia e 89,15 per Metro. “Non ci stiamo, servono più treni e bus con un servizio migliore per i pendolari e invece ci vogliono propinare tagli e aumenti delle tariffe. Alla Regione chiediamo di mantenere le promesse e destinare almeno l’1% del bilancio regionale ai pendolari – ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- Nel nuovo orario ferroviario non c’è un treno in più, Cotral e Atac sono al collasso per i debiti, e la Regione sta rinnovando i contratti di servizio senza che gli utenti ne sappiano nulla, nonostante i tavoli di lavoro in corso, e senza sapere come si copriranno le spese. Con questo servizio non accetteremo nessun taglio né aumento delle tariffe, i 540mila pendolari del Lazio vivono una situazione di emergenza, servono treni più frequenti e puntuali, investimenti su nuovo materiale rotabile e carrozze più pulite e meno affollate, biglietterie, informazioni. Nella Regione c’è una vera grande priorità di intervento, che è il nodo di Roma, dove va finalmente completato l’anello ferroviario a nord tra la stazione Nomentana e Tor di Quinto, creando tre linee di attraversamento della città, aumentando la possibilità di interscambio nell’area urbana. Va data una risposta alla domanda di trasporto pubblico sempre maggiore nelle aree metropolitane, le ferrovie regionali sono la nuova grande utile opera pubblica del secolo, contro traffico, congestione e inquinamento, tanto più in questo momento in cui è fondamentale ridurre le emissioni di CO2 per battere il riscaldamento globale”. D’altronde nel Lazio i pendolari hanno da sempre un nemico: la strada. Nel periodo 2003-2010, ben 665,87 milioni di Euro sono stati destinati alle strade (il 75,3%), mentre 169 milioni sono andati alle metropolitane (19,1%) e solo spicci alle ferrovie con 50 milioni destinati (5,6%). Preoccupa enormemente, in questo contesto, la proposta di riprogrammazione dei fondi strutturali POR FESR 2007-2013 presentata in queste ore al tavolo di partenariato regionale, che vede la completa cancellazione dei soldi per le ferrovie e le stazioni. Nella vecchia programmazione erano previsti ben 590 milioni per il “miglioramento della qualità e dell’efficienza del TPL, potenziamento della rete infrastrutturale e dei nodi di scambio”, dei quali 241 milioni di fondi FESR, 279 milioni di fondi FAS e 70 milioni di fondi regionali. Ora, non solo i fondi FAS verranno tutti destinati al piano di rientro sanitario, ma anche i fondi FESR sarebbero spostati su altri assi e attività, lasciando solo 41,6 milioni in sostanza per iniziative già fatte (tra le quali il sistema di bigliettazione elettronica e il piano di infomobilità) e senza avere certezze sui fondi regionali sostitutivi. “Siamo molto preoccupati, ai tagli del Governo si aggiungeranno i tagli dei fondi strutturali per la mobilità, chiediamo alla Presidente Polverini di rivedere la riprogrammazione presentata -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Nel POR erano previsti investimenti fondamentali per la mobilità tra i quali il raddoppio della ferrovia Campoleone-Aprilia per oltre 30 milioni, il piano di sicurezza per le stazioni per 55 milioni, l’acquisto di nuovi treni per 35 milioni e di nuovi bus per 49 milioni, un programma di nodi di scambio per 33,6 milioni e il parziale raddoppio della Roma-Viterbo per ben 326 milioni. Si può certamente discutere di come rimodulare la spesa, concordiamo ad esempio che se è vero che la Roma-Viterbo ha certamente bisogno di investimenti infrastrutturali non può però assorbire oltre la metà dei fondi disponibili e vanno trovate strade che coinvolgano i privati, ma i pendolari non possono perdere nemmeno un Euro di questi fondi per la mobilità, che vanno destinati al nodo di Roma in particolare, per avere ricadute positive in tutta la Regione”.

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