Category Archive Comunicati 2011

Legambiente su posticipo chiusura caccia: decisione presa senza confronto con comitato tecnico

La proroga della chiusura del periodo di caccia al 10 febbraio decisa dall’Assessorato alle Politiche Agricole della Regione Lazio per alcune specie giunge inaspettata a Legambiente Lazio, che denuncia il mancato coinvolgimento del comitato tecnico faunistico regionale nella decisione -così Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio, commenta la notizia diffusa pochi giorni fa circa il prolungamento del calendario venatorio deciso dall’Assessore alle Politiche Agricole Angela Birindelli.

Legambiente Lazio fa parte del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Regionale, che dovrebbe essere interpellato in materia di tutela della fauna selvatica e di gestione programmata dell’esercizio venatorio. Per questo l’associazione non condivide il giudizio espresso dall’Assessore Birindelli quando parla del provvedimento come di “un importante intervento in favore del mondo venatorio, che al tempo stesso tutela e rispetta l’ambiente”. La scelta si inserisce in un contesto nel quale la Regione Lazio è già stata di recente sconfessata dal Tar, che ha riformato il calendario venatorio
regionale prevedendo la chiusura anticipata della caccia tra fine dicembre e inizio gennaio per molte specie, come chiesto dall’Istituto per la Protezione dell’Ambiente (Ispra).

“Siamo contro la caccia, ma abbiamo sempre cercato di tenere aperto un confronto con i cacciatori nel rispetto assoluto delle regole di legge e nella direzione della gestione faunistica piuttosto che di provvedimenti pronta-caccia. La decisione presa ascoltando solo le associazioni venatorie è molto preoccupante, se la Regione non ha intenzione di farsi garante delle regole per tutti rischia inevitabilmente di far saltare il difficile dialogo in corso. Per questo torniamo a chiedere come da mesi stiamo facendo un urgente incontro all’Assessore Birindelli – continua Avenali- Peraltro la misura adottata, che riguarda quattro specie di uccelli -il colombaccio, la cornacchia grigia, la gazza e la ghiandaia- con molta probabilità favorirà solo il bracconaggio: è noto infatti che le quattro specie menzionate non sono tra quelle ricercate dai cacciatori, e quindi in assenza di controlli mirati sarà solo chi ha intenzione di violare le normative ad usufruire del prolungamento, superando il limite giornaliero imposto dal provvedimento stesso o addirittura puntando il mirino su altri esemplari.

Rivolgiamo anche un appello alle Province affinché attivino tutti i controlli necessari e soprattutto chiediamo ai cittadini di segnalare abusi attraverso il numero verde 800 911 856 dell’Osservatorio Ambiente e Legalità curato da Legambiente Lazio”.

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Scelta Polverini di protrarre vita Malagrotta sarebbe surreale. Allarmante inquinamento falde, bisogna mettere subito in sicurezza la mega discarica

“Altro che innovativa, la scelta di protrarre per altri anni la vita di Malagrotta sarebbe surreale, la Polverini dovrebbe dar seguito a quanto detto nel sopralluogo fatto a marzo scorso con i cittadini durante la campagna elettorale quando aveva definito la discarica “abusiva” e “fuori norma”, affermando anche che “deve chiudere” e che “dobbiamo trovare un altro sito”. Dopo decenni di promesse da parte degli amministratori sarebbe ora di un po’ di responsabilità e
rispetto – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Anche le prescrizioni dell’ordinanza del 31 dicembre circa l’impianto di trito-vagliatura rischiano di essere una barzelletta, sono le stesse della precedente ordinanza del luglio del 2010 firmata dalla stessa Presidente, senza che nulla sia accaduto nei sei mesi passati. E poi seppure gli impianti funzionassero, forse sarebbe bene ricordare che due terzi di quanto entra in quegli impianti continuerà comunque ad andare a finire in discarica, visto che un terzo è CDR e il resto frazioni non riutilizzabili, e quindi la vera unica soluzione per affrontare il problema è far fare un salto di qualità alla raccolta differenziata, passando davvero e subito al porta a porta.

Attualmente la Capitale differenzia poco più del 21% dei rifiuti, è una quota insignificante, troppo piccola essere sereni sul futuro della discarica, ma in alcuni quartieri con un progetto sperimentale di raccolta porta a porta si tocca quotidianamente il 65%, dimostrando che basterebbe estendere questo modello per avere ottimi risultati”. “E che ne è stata di un’altra ordinanza, quella con la quale il Sindaco Alemanno ordinava interventi di messa in sicurezza per la discarica di Malagrotta? – rincara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio- Sono scaduti a fine dicembre i trenta giorni per avviare gli interventi necessari a porre fine all’allarmante inquinamento che emerge dalla relazione di Arpa Lazio con i risultati del monitoraggio delle acque sotterranee della discarica di Malagrotta e non ci risulta sia successo niente. I campionamenti evidenziano un peggioramento del già preoccupante stato di contaminazione del sito, sia per quel che riguarda i composti inorganici che per alcuni composti organici.

Le necessarie misure di messa in sicurezza che la stessa Arpa sollecitava andavano attuate immediatamente, per interrompere la diffusione della contaminazione delle falde idriche e procedere alla bonifica per disinnescare quella che viene descritta come una bomba ambientale alle porte di Roma.
Siamo in piena emergenza inquinamento, ci chiediamo se sia compatibile continuare a gettare rifiuti in
quell’area, altro che prorogarne la vita”.

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PUP Fermi: Legambiente in piazza con i cittadini, esposto per verificare procedure e finalità dell’opera

Legambiente stamattina è scesa in piazza al fianco dei cittadini dei comitati contro il PUP di via Enrico Fermi a Roma. Sul progetto del parcheggio, l’associazione ambientalista aveva già inviato lo
scorso 30 dicembre un esposto indirizzato al Corpo Forestale dello Stato, al Delegato del Sindaco per Attuazione del Piano Urbano Parcheggi, al Presidente Municipio XV, al Servizio Giardini e all’Assessore all’Ambiente del Comune di Roma.

“Il progetto del PUP Fermi è surreale, si inserisce in un’area molto trafficata dove ci sono però già circa 800 posti auto ricavati in un parcheggio in funzione sulla stessa via, vuoto per il più dei giorni, e in un altro parcheggio già costruito sulla via affianco, ma chiuso per motivi sconosciuti. A che pro allora questa opera? Si dimostra ancora una volta che il Programma urbano parcheggi ha perso la sua vocazione originaria legata alla riduzione del traffico. La domanda allora rimane sempre la stessa, sulla base di quali scelte vengono programmati questi parcheggi? -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio, intervenendo alla manifestazione dei cittadini- Anche il metodo per l’autorizzazione è piuttosto bizzarro: con un’ordinanza del Sindaco è stata approvata la realizzazione del parcheggio, ma la convenzione con la ditta e il relativo permesso a costruire saranno rilasciati solo dopo che la stessa ditta espianterà i 28 platani esistenti sulla via. Una scelta che non ci convince affatto e che chiediamo di verificare fino in fondo, accertando anche la reale finalità di quella che sembra un’opera inutile, legata solo ad una nuova speculazione edilizia”.

Per realizzare 401 posti auto interrati, dei quali 179 box pertinenziali e 202 posti auto a rotazione, si metterebbero seriamente a rischio 78 essenze arboree presenti nell’area, tra le quali 28 platani rigogliosi e sani, che costituiscono un significativo patrimonio ambientale della zona. Il progetto iniziale prevedeva la realizzazione di un parco attrezzato nell’area golenale di Lungotevere di Pietra Papa, della quale è stata verificata l’indisponibilità e ora si starebbe cercando un’area alternativa, che costituisce condizione sospensiva per la stipula della convenzione contenente la disciplina della concessione del diritto di superficie sull’area oggetto dell’intervento. Peraltro sulla stessa via è già presente il parcheggio privato affianco alla Città del Gusto, con 200 posti auto, e il nuovo PUP di via Blaserna, con 600 posti auto, finito ma chiuso da almeno un anno. “Siamo affianco al Comitato ‘No PUP Fermi’, che ha già raccolto oltre tremila firme contro la realizzazione dell’opera -conclude Avenali- e chiediamo al Comune di Roma di sospendere i lavori di espianto degli alberi per verificare le procedure e quale sia la reale utilità dell’opera”.

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Ciao caro Luigi

Luigi di Biasio ci ha improvvisamente lasciato, si è sentito male e se ne è andato a soli 62 anni.

Storico e battagliero presidente del nostro circolo Legambiente di Fondi, ha portato nell’associazione regionale e nazionale vertenze importanti come quella che pochi anni fa ha visto Legambiente protagonista nell’abbattimento dei ventidue scheletri dell’ecomostro dell’Isola dei Ciurli, splendida area oggi inserita nel Parco regionale dei Monti Ausoni e del lago di Fondi. L’ansia di legalità e la lotta contro l’abusivismo, la tutela della bellezza dei paesaggi da lottizzazioni e cemento, il contrasto ai poteri e alle mafie, anche grazie a Luigi sono patrimonio di tutti noi. Profondamente addolorati, ci uniamo agli amici e alla famiglia. Ciao caro Luigi, ci mancheranno il tuo affetto e appoggio e la tua passione.

Gli amici di Legambiente

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Legambiente Lazio su nucleare: chiarire subito la situazione dei depositi temporanei di rifiuti radioattivi delle centrali nucleari di Latina e del Garigliano nel Lazio.

Invitiamo i cittadini a votare Sì per fermare il nucleare al prossimo referendum e costituire comitati per informare e coinvolgere la popolazione.

Legambiente chiede di chiarire subito la situazione dei depositi temporanei di rifiuti radioattivi delle centrali nucleari di Latina e del Garigliano nel Lazio. A Borgo Sabotino sono terminate le opere murarie del deposito temporaneo di rifiuti radioattivi, destinato a sostituire i depositi che risalgono al periodo di esercizio della centrale, che conterrà i manufatti dei rifiuti condizionati presenti nell’impianto e quelli derivanti dalle future attività di decommissioning della centrale, così come è in costruzione l’edificio dove saranno trattati e cementati i fanghi e gli splitters prodotti durante l’esercizio della centrale. Anche sul Garigliano, al confine del territorio laziale, è in fase di collaudo la trasformazione a deposito dell’edificio che ospitava l’impianto diesel d’emergenza ed è in avanzata costruzione un nuovo deposito, manufatti che ospiteranno, temporaneamente, i rifiuti pregressi e quelli prodotti dal decommissioning della centrale. “Che fine ha fatto il tavolo della trasparenza con le parti sociali che si doveva costantemente riunire presso la Regione Lazio? Il dramma giapponese riaccende i riflettori anche sui rischi dei materiali radioattivi ancora presenti nei siti delle ex centrali nucleari del nostro paese e che per centinaia di anni resteranno pericolosi – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – “Non sono bastati venticinque anni ed i tanti soldi spesi per capire come mettere in sicurezza le scorie radioattive prodotte nel breve tempo in cui le due centrali della nostra regione sono rimaste in funzione, ma alla luce dei nuovi incidenti le istituzioni non possono continuare a far finta di niente, le popolazioni devono essere informate e sapere cosa c’è affianco a casa loro e cosa ci sarà secondo i piani previsti per il rientro delle scorie nucleari in Italia. Con il nuovo referendum che i cittadini andranno a votare nei prossimi mesi chiederemo anche questo, di smetterla con la mancanza di trasparenza su fatti così seri”.

Secondo gli ultimi dati disponibili, presentati da Legambiente qualche tempo fa nel dossier “I problemi irrisolti del nucleare a vent’anni dal referendum”, sono ben 1.425 tonnellate di combustibile scaricato dal reattore della centrale di Borgo Sabotino a Latina, ora in Inghilterra per il ritrattamento, ai quali si aggiungono altri 950 metri cubi di rifiuti radioattivi che sarebbero stoccati ancora sul posto; 322 elementi di combustibile della centrale del Garigliano, anch’essi inviati all’estero dopo lo stoccaggio temporaneo presso l’impianto Avogadro di Saluggia (Vc), a cui si aggiungono altri 90 metri cubi di materiale radioattivo condizionato con cementazione e 1.150 metri cubi di materiale a bassa attività, oltre a 253 fusti da 320 litri di rifiuti supercompattati che risulterebbero essere ancora sul posto.

“Dopo quasi venticinque anni è sempre la stessa la sporca eredità delle due centrali nucleari nel nostro territorio laziale chiuse grazie al referendum – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – “A Borgo Sabotino a Latina la situazione è pressoché invariata: è in corso da tempo la costruzione di un deposito temporaneo, che non si saprà quanto temporaneo sarà, visto che il tema è ancora estremamente delicato. Per non parlare poi del sito di stoccaggio provvisorio del Garigliano, una località a rischio alluvione, che ha già visto le sue scorie finire spesso
sott’acqua. E’ questo il contesto in cui è assurdo riparlare di nucleare, senza tener conto dell’insicurezza, dei costi, del problema degli armamenti nucleari e del terrorismo. Risparmio ed efficienza energetica, solare, eolico, biomasse, piccolo idroelettrico, geotermico non hanno questi costi e questi problemi, è assurdo abbandonare questa strada per avventurarsi su quella del nucleare”.

Per questi motivi Legambiente invita i cittadini a votare Sì per fermare il nucleare al prossimo referendum e costituire comitati per informare e coinvolgere la popolazione in vista del referendum. Info line 0685358051/77 Email posta@legambientelazio.it Ufficio stampa Legambiente Lazio 06.85358051/77 – stampa@legambientelazio.it www.legambientelazio.it

LE EX CENTRALI NUCLEARI DELL’AREA LAZIALE
Latina – Borgo Sabotino
La centrale di Latina si trova a Borgo Sabotino e nasce dall’iniziativa dell’Eni nel 1957 con la costituzione della società Simea, con capitale sottoscritto da Agip Nucleare (75%) e dall’Iri (25%). In quattro anni viene costruito un impianto basato su tecnologia GCR Magnox, un reattore a gasgrafite di fabbricazione britannica. Attiva fino al 1986, la centrale produce circa 26 miliardi di kWh, mentre nel 1987 il Cipe ne ordina la definitiva chiusura. Nell’aprile del 1991 la licenza di esercizio viene modificata per portare a compimento le attività necessarie alla messa in custodia protettiva passiva dell’impianto. La centrale è oggetto di numerosi eventi anomali, riconducibili a malfunzionamento delle apparecchiature. Il combustibile scaricato dal reattore, fra l’avviamento
dell’impianto e il completo svuotamento del nocciolo, è pari a 1.425 tonnellate ed è in Inghilterra per il ritrattamento. Sono attualmente stoccati alla centrale di Latina rifiuti radioattivi pari ad un
volume di 950 metri cubi che corrispondono ad una attività di 2,4×1013 Bq. Garigliano (CE)

Progettata sul finire degli anni ’50, al confine tra Lazio e Campania, nel territorio di Sessa Aurunca, appartiene alla prima generazione di impianti nucleari dal gruppo Iri-Finelettrica e beneficia di  un finanziamento della Banca Mondiale. L’impianto ha problemi di funzionamento sin dalla sua messa in esercizio, nel 1964. Basato su una configurazione eccessivamente complicata, presto abbandonata dallo stesso costruttore, l’impianto ha un funzionamento discontinuo, fino all’arresto del 1978 dovuto ad un grave guasto tecnico, mentre nel 1980 la piena del fiume Garigliano raggiunge l’impianto, che libera nelle campagne radionuclidi quali il cesio 137, il cesio 134 e il cobalto 60. Nel 1982 l’Enel ne dispone la definitiva disattivazione. Oggi la Sogin ha avviato un piano di smantellamento e ripristino ambientali che, si stima, dovrebbe concludersi entro il 2016. Nella centrale del Garigliano non è presente combustibile irraggiato, inviato in parte all’estero per il ritrattamento e in parte (322 elementi di combustibile) allo stoccaggio temporaneo presso l’impianto Avogadro di Saluggia (VC). L’impianto conserva 90 metri cubi di materiale radioattivo
condizionato con cementazione e 1.150 metri cubi di materiale a bassa attività proveniente dai lavori dismantellamento, oltre a 253 fusti da 320 litri di rifiuti supercompattati con attività di19,7 GBq (anno 2000).

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