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Legambiente aderisce all’appello per salvare i Gatti di Porta Portese

Legambiente aderisce all’appello per salvare i Gatti di Porta Portese: Comune preveda subito primi lavori per sventare chiusura oasi felina
Legambiente aderisce all’appello per salvare i “Gatti di Porta Portese”. Dopo molti anni di rimpalli di responsabilità, stavolta è serio il rischio della chiusura della struttura gestita dai volontari dell’ARCA Colonia felina della Piramide Onlus. Come la stessa associazione denuncia dal 2003, la struttura che ospita i felini sta cadendo a pezzi nonostante alcuni interventi di manutenzione ordinaria realizzati: se i lavori non saranno avviati nei prossimi giorni la struttura dovrà chiudere, spostando gli animali presso altre strutture, come ha intimato il Comune di Roma dopo un’ispezione all’area del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

“Gli oltre duecento gatti di Porta Portese non sono pacchi da spostare, il Comune preveda subito i primi lavori urgenti alla struttura per sventare la chiusura -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Quella del gattile gestito dall’Arca è un’esperienza bella e particolare, gli animali vengono accuditi e curati, ma vivono liberi lungo le sponde del Tevere, spostarli o magari chiuderli in gabbie sarebbe una cosa folle. Chiediamo anche al Sindaco di fare immediata chiarezza rispetto all’ipotesi che la struttura di Porta Portese sia nell’elenco degli immobili che il Comune di Roma intende vendere, come di recente previsto nell’ultimo bilancio.”

L’Oasi di Porta Portese solo fino al 30 settembre scorso, nel 2012, ha dato riparo a circa 106 gatti,
dei quali ben 68 sono stati adottati. Tra i 260 e più gatti che abitano l’oasi felina ci sono gatti FIV e
FELV che vivono in uno spazio appositamente creato per loro, necessitano di particolari attenzioni e
difficilmente potrebbero trovare altre soluzioni per vivere.

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Rumore Aeroporto Roma Ciampino: i bambini di Ciampino e Marino esposti all’inquinamento acustico degli aerei

LEGAMBIENTE LAZIO
COMITATO RIDUZIONE IMPATTO AMBIENTALE AEROPORTO CIAMPINO
Rumore Aeroporto Roma Ciampino: i bambini di Ciampino e Marino esposti all’inquinamento acustico degli aerei soffrono difetti di discriminazione uditiva e di capacità di apprendimento.

Legambiente e Comitato riduzione impatto ambientale Aeroporto Ciampino: agghiaccianti risultati studio S.Am.Ba. del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, subito riduzione voli e stop ad accordo di programma.

Il rumore ambientale e aeroportuale misurato all’esterno delle scuole di Ciampino e Marino causa difetti nella discriminazione uditiva dei bambini, un deficit che si conferma e si rafforza quando l’esposizione al rumore persiste nell’abitazione del bambino, e nei casi dove si stima un più elevato livello di rumore i bambini mostrano anche difetti delle capacità di apprendimento. Sono questi gli agghiaccianti risultati del nuovo studio S.Am.Ba. (Salute e Ambiente nei Bambini), pubblicato poche settimane fa, che Legambiente Lazio e il Comitato perla riduzione dell’impatto ambientale dell’aeroporto di Ciampino hanno deciso di rendere noto, in occasione della discussione sul nuovo Contratto di programma.

Durato diversi anni, lo studio ha riguardato 700 bambini tra i 9 e gli 11 anni di tutte le classi IV e V di 14 scuole elementari dei Comuni di Ciampino e Marino, seguiti sia durante l’attività scolastica che nelle loro case da una equipe di medici e ricercatori che hanno collaborato all’indagine sistematica e capillare del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, svolta con il Dipartimento di Prevenzione ASL Roma H, il Dipartimento Tutela Materno Infantile e della Genitorialità ASL RMB, INAIL Centro Ricerche – Monteporzio Catone e ARPA Lazio.

I bambini che frequentano scuole in cui la rumorosità ambientale era più alta, tra i 65 e i 75 decibel (dB), confrontati con quelli che frequentano scuole in cui la rumorosità era inferiore ai 60 dB mostrano un rischio maggiore dell’80% di alterazione della capacità di discriminazione uditiva (OR 1.80, IC 95% 1.17-2.78); questa associazione si rafforza fino al 296% in più quando si considera il rumore aeroportuale all’abitazione del bambino (OR 2.96, IC 95% 1.17-7.46). I bambini residenti in abitazioni esposte a livelli di rumore aeroportuale alto all’indirizzo della propria abitazione hanno un rischio maggiore fino al 296% in più di presentare disturbi della capacità cognitiva (OR 2.96, IC 95% 1.17-7.46) e fino al 395% in più
di alterazioni della capacità di discriminazione uditiva (OR 3.95, IC 95% 1.44-10.85). L’effetto del rumore aeroportuale sulla performance cognitiva dei bambini, sul fastidio percepito (annoyance) e sul livello della pressione sanguigna è stato analizzato con modelli di regressione logistica e lineare, tenendo conto di alcuni fattori potenzialmente confondenti quali sesso, l’età, il livello socio-economico, il peso e l’altezza. Nel campione in studio il 40% dei bambini frequentava una scuola esposta a livelli di rumorosità pari a 65-75 dB, mentre il 4,3% dei bambini vive in abitazioni con livelli di rumorosità di 65-75dB. Nessuna  associazione è stata evidenziata tra rumore aeroportuale memoria e attenzione sostenuta. Nessuna associazione è emersa tra esposizione a rumore (ambientale e aeroportuale) e aumento dei livelli di pressione sistolica e diastolica, al contrario si osserva una forte associazione tra esposizione a rumore e fastidio percepito.

“Quello che emerge dallo studio epidemiologico SAMBA è estremamente allarmante per la salute psicofisica dei bambini che vivono in prossimità dell’aeroporto di Ciampino -afferma Pierluigi Adami, portavoce del Comitato aeroporto di Ciampino-. Quei bambini rischiano sino a tre volte più degli altri bambini di vedere ridotte le loro capacità cognitive e corrono un rischio sino a quattro volte superiore di subire menomazioni della loro capacita di discriminazione uditiva. Si tratta di una ingiustizia inaccettabile, di una vera follia, alla quale sono esposti i figli di centinaia di famiglie a cui il Ministro dei trasporti e l’ENAC devono porre immediatamente fine. Chiediamo alle istituzioni locali di promuovere subito iniziative pubbliche, con la presenza dei medici e ricercatori che hanno realizzato lo studio SAMBA, al fine di informare i cittadini sui rischi che corrono i nostri figli e sulle misure che si intendono adottare.  chiediamo inoltre alla Magistratura di valutare i risultati di questo nuovo studio e di fare la sua parte.”

Le 14 scuole che hanno partecipato allo studio SAMBA sono otto nel territorio di Ciampino e sei nel territorio di Marino. Le classi in studio sono in tutto 35 (24 IV e 11 V). Per ciascuna scuola la ASL Roma H ha effettuato misurazioni della rumorosità ambientale (Leq) tra le 9.00 e le 13.00. L’indirizzo della casa di ciascun bambino è stato georeferenziato e associato, mediante un sistema GIS, ad una fascia di impronta acustica aeroportuale (Leq 24h <60, 60-65, 65-75 dB) stimata da ARPA Lazio applicando l’Integrated Noise Model. Un team di operatori opportunamente addestrati ha somministrato alle classi, durante l’orario scolastico e alla presenza delle maestre, una batteria di test per la valutazione  dell’apprendimento, della comprensione di un testo, della memoria, del livello di attenzione sostenuta e della capacità di discriminazione uditiva. Per “discriminazione uditiva”, in letteratura, ci si riferisce alla capacità del cervello di organizzare e dare un senso ai suoni della lingua; ne consegue che bambini con questi difetti potrebbero avere difficoltà a capire e sviluppare competenze linguistiche. Per “disturbi cognitivi”, in letteratura, ci si riferisce a difetti nella capacità di memoria, attenzione, percezione,  riconoscimento e comprensione delle informazioni del mondo esterno e nella capacità di dare risposte adeguate e di farsi capire con parole e azioni, orientamento nello spazio e nel tempo.

Oggi le rilevazioni dell’Arpa Lazio spiegano bene quale sia la situazione attuale dal punto di vista del rumore aeroportuale. D’altronde, nell’aeroporto di Roma- Ciampino, dal 2002 ad oggi, con l’avvento dei vettori low-cost, il flusso di aeromobili è aumentato costantemente, passando dai 29.259 movimenti del 2002, tra atterraggi e decolli, ai 54.714 odierni, con picchi di circa 65.000 aeromobili registrati nel 2006-2007. Il percorso al decollo degli aeromobili si sviluppa dunque, principalmente, verso sud con una ampia virata verso ovest, interessando gli abitati di Ciampino e Marino; il percorso di atterraggio interessa invece il territorio del Comune di Roma.

“Chiediamo la riduzione immediata dei voli e il ritorno alla legalità dell’aeroporto di Roma Ciampino -ha affermato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. I problemi del contratto di programma per i prossimi cinque anni e del piano di sviluppo 2012-2044 del sistema aeroportuale di Roma non  riguardano solo lo scandalo delle tariffe. Il Governo deve rimettere mano alla programmazione, la Regione e tutte le istituzioni devono prendere atto degli impatti attuali nel sistema aeroportuale per definire nuove strategie, piuttosto che inutili speculazioni come a Roma- Fiumicino o strane  trasformazioni in city airport a Roma-Ciampino con una ipotesi di incremento dei movimenti dello scalo. Potenziare Fiumicino non significa raddoppiarne il sedime speculando su aree agricole vincolate, così come Ciampino andrebbe almeno fortemente ridimensionato come prevede la zonizzazione acustica  approvata per poi essere chiuso e per il terzo scalo qualcuno dovrebbe spiegare se in questo quadro sia effettivamente necessario e quale sarebbe l’impatto.”

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Legambiente: stop a pacchetto delibere urbanistiche Alemanno

Legambiente: stop a pacchetto delibere urbanistiche Alemanno

L’ordine del giorno della seduta della Giunta comunale registra l’arrivo in aula di quattro delibere, tra le altre, che non soltanto agiscono in variante del P.R.G. vigente, ma soprattutto fanno lievitare i numeri del piano regolatore in termini di dimensionamento.

Ci riferiamo alla proposta n. 31 compensazione “Piccola Palocco” che prevede 400.000 metri cubi nell’area di Infernetto – Macchione, area secondo il P.R.G. vigente disciplinata quale agricola. E’ vero che è una compensazione già disciplinata dal piano delle certezze nella tabella A, poiché riferita all’E1 Casal Giudeo ed al G3 Ponte Fusano. Il punto è che l’atterraggio di questa compensazione avviene in area agricola, cosa questa che conferma l’intenzione di questa amministrazione di avviare una politica  urbanistica basata sulla cementificazione dell’Agro.

La seconda delibera incoerente con il P.R.G. vigente è la proposta n.70 inerente la nuova compensazione non prevista dal P.R.G. vigente relativa all’area di Santa Fumia nel Municipio XII. Tale compensazione ha quale area di atterraggio via di Brava e questa delibera ha per oggetto 140.000 mc ed assomiglia ad un vero e proprio regalo di Natale in cubatura: ovvero sia un uso dello strumento compensativo soltanto per distribuire metri cubi. La proposta n.59 ha invece per oggetto la cosiddetta “densificazione” dei venti piani di zona già disciplinati dal P.R.G. vigente. Il punto è che la cosiddetta densificazione per questa amministrazione vuol dire crescita edificatoria poiché il nuovo dimensionamento dei piani di zona elencati in delibera corrisponde a un aumento di cubatura pari a 641.000 mc.

Infine la proposta n.129 riguarda indirizzi per la riqualificazione dei mercati comunali di via Chiana (quartiere Trieste), via Antonelli (Parioli), via Magna Grecia (San Giovanni – Latino – Metronio). Si tratta in sostanza della realizzazione di parcheggi interrati in deroga alle N.T.A. del P.R.G. vigente, poiché tutti gli ambiti citati ricadono nei 7.000 ettari costituenti la Città Storica così come disciplinata dal nuovo P.R.G.

“Domani in Assemblea capitolina comincia la campagna elettorale del Sindaco Alemanno con le delibere urbanistiche che portano metri cubi in tutta la città -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. I consiglieri di maggioranza e opposizione devono bloccare questi scempi, tutti in variante del piano regolatore già enorme della città di Roma, il cemento non è il futuro della Capitale.”

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LEGAMBIENTE PRESENTA PROPOSTA DI LEGGE: ALMENO 1% DEL BILANCIO PER CHI VIAGGIA

PENDOLARI: NEL 2011 DA REGIONE LAZIO LA MISERIA DI 35,1 MILIONI DI EURO, LO 0,13% DEL BILANCIO REGIONALE, PER 560MILA VIAGGIATORI AL GIORNO. LEGAMBIENTE  PRESENTA PROPOSTA DI LEGGE: ALMENO 1% DEL BILANCIO PER CHI VIAGGIA, 1 MILIARDO DI EURO IN CINQUE ANNI

Ridicolo e immobile: lo stanziamento di risorse aggiuntive della Regione Lazio per le ferrovie per il 2011 è stato una miseria di 35,1 milioni di euro, lo 0,13 del bilancio regionale come per l’anno precedente, una delle peggiori situazioni nazionali. Il 2012 è stato un ennesimo anno difficile per la vita dei pendolari nella nostra regione, con un taglio del 3,7% del servizio e aumenti del 15% dei biglietti e degli abbonamenti. Sono questi alcuni dei dati più significativi che emergono per Roma e il Lazio dalla nuova edizione del “Rapporto Pendolaria” di Legambiente. Tutti i numeri del trasporto pubblico, con la situazione e gli scenari, sono stati presentati stamattina a Roma con un blitz di fronte all’ingresso della Roma – Lido, una delle ferrovie più antiche e abbandonate della Capitale sulla quale viaggiano 90mila cittadini al giorno, il numero più alto del Lazio dell’intero Paese.

Numeri da brivido, tanto più se si considera che nel Lazio viaggiano un quinto dei pendolari in Italia: 560mila cittadini sui 2,9 milioni (19,3%) che si muovono nel Paese ogni giorno transitano sui 1.379 km delle ferrovie laziali, un numero che è quasi raddoppiato rispetto al 2008, quando erano 400mila (+40%), e che fanno piazzare la nostra regione al secondo posto della classifica per numero di pendolari subito dopo la Lombardia. Una cifra che nel 2015, se non prima vista la crisi, stimiamo diventerà di quasi 700mila persone al giorno, ai quali si aggiungono già oggi 104 milioni di viaggiatori annui dei mezzi regionali su gomma per 9.000 corse al giorno. “Le istituzioni raccolgano il grido d’allarme dei pendolari che Legambiente rilancia, stop ai tagli al servizio, a chi si candida a governare il Lazio chiediamo di approvare subito una legge regionale per i pendolari che destini l’1% del bilancio della Regione ai 560mila cittadini che viaggiano ogni giorno a Roma e nel Lazio -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di
Legambiente Lazio-. Nel Lazio come in tutto il Paese si continuano a favorire le strade, nonostante sia chiaro che quelle opere non si realizzeranno mai e mentre è chiaro che il trasporto pubblico su ferro è una nuova grande utile opera pubblica del secolo, contro traffico ed inquinamento e per ridurre le emissioni di CO2 e battere il riscaldamento globale. I pendolari vivono ogni giorno in emergenza, treni stracolmi, carrozze abbandonate, biglietterie scomparse nelle fermate mai presidiate, informazioni inesistenti. Bisogna subito mettere mano alla qualità dei binari, delle stazioni, dei treni, dei mezzi, i trasporti regionali soffrono da troppo tempo la mancanza di investimenti adeguati.”

Legambiente presenta il testo di una “legge per i pendolari” e chiede che sia uno dei primi atti del nuovo governo regionale, per migliorare quantità e qualità del servizio, incrementare l’offerta dei servizi: un unico articolo, tre commi, con al centro la creazione di un “Fondo regionale per il trasporto locale”, nel quale confluisca almeno l’1% del bilancio regionale, 200 milioni all’anno vincolati a questi obiettivi, un miliardo dii euro nei cinque anni di governo, per l’acquisto di nuovo materiale rotabile e il potenziamento strutturale della rete.

“Fateci uscire dalla preistoria” è lo slogan dei volontari di Legambiente che hanno manifestato stamattina a Roma e in altri appuntamenti di fronte alle stazioni d’Italia, dal Veneto alla Sicilia, con un mega poster degli “Antenati” per rimarcare l’abbandono di molte stazioni, la vetustà dei treni, la soppressione delle corse, il sovraffollamento e i ritardi, l’incertezza dei finanziamenti e del futuro di un settore che interessa quasi tre milioni di cittadini nel Paese. Delle 20 linee pendolari più frequentate d’Italia le prime quattro sono “laziali”, sette su venti nel complesso, tutte tra i primissimi posti nazionali. La più affollata linea pendolare italiana è la Roma–Lido che trasporta ben 90mila pendolari ogni giorno dai comuni del litorale e da Ostia verso Roma, con 28,791 km di lunghezza, 13 fermate e 150 corse al giorno. Segue nella classifica delle linee più frequentate la Roma nord – Viterbo con 75.000 passeggeri al giorno e poi, ancora, la FL1 Fiumicino Aeroporto-Orte, con le sue 65mila persone al giorno nonostante la capienza di 50mila, unica linea in Italia con i parametri considerati per essere classificata come di “serie A” anche se il servizio effettuato è spesso in ritardo e la linea soffre l’eccessivo affollamento, aggravato anche dalla scarsa attenzione a servizi e pulizia sia dei treni sia delle stazioni; ancora a seguire, la FL3 Roma Ostiense-Viterbo con 65.300 passeggeri al giorno, classificata di “serie B” per il materiale rotabile dedicato al servizio pendolare e la frequenza di 15-30 minuti.

“A Roma e nel Lazio si muovono un quinto dei pendolari italiani, eppure per treni e bus le risorse sono sempre ridicolmente poche e sempre più incapaci  di soddisfare i bisogni dell’utenza, eppure i soldi per le strade ci sono sempre -attacca Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Nell’ultimo anno il servizio ha subito tagli programmati e di fatto per continui guasti dovuti alla scarsa manutenzione e al mancato rinnovo del materiale rotabile, con aumenti delle tariffe dei biglietti e degli abbonamenti ai quali non è corrisposto un bel nulla in termini di miglioramento del servizio, anzi. Vanno trovati i fondi, eliminando le infrastutture inutili e devastanti, a partire da quelle stradali come il GRA bis o l’autostrada Pontina, spostando poi gli investimenti anche privati sui binari, le fermate e le stazioni, sul servizio su gomma del Cotral che va salvaguardato, con nodi intermodali di scambio tra bus e treni, corsie protette e riservate. Vanno allora subito ridefinite le priorita,̀ trovando soluzioni per il trasporto pubblico, ascoltando e dialogando con comitati pendolari e associazioni.”

La guerra tra ferrovie e strade è in pieno svolgimento: solo nel periodo 2003-2012, nel Lazio contro i 50 milioni destinati alle ferrovie, sono stati destinati alle strade quasi 700 milioni (e 237 alle metropolitane), in percentuale si tratta di un risicato 5% contro il 71% delle risorse per le strade. E anche sul fronte delle penali nei confronti dei gestori del servizio si potrebbe fare di piu:̀ nel Lazio, nel 2011 sono oltre 11 milioni, cifra tra le più alte in Italia (dopo Lombardia ed Emilia Romagna), soldi che sono stati reimpiegati per lo più nei servizi aggiuntivi. Nella crisi di risorse pubbliche che attraversiamo, va fatto un ragionamento approfondito sulle infrastrutture, scegliendo ciò che va fatto e ciò che è inutile. Per cambiare volto alla regione non servono, un GRA bis da un miliardo e 700milioni di euro, l’autostrada Pontina da 2,4 miliardi con un finanziamento pubblico del 40%, il nuovo porto di Fiumicino o il raddoppio a nord dell’aeroporto Da Vinci garantito dalle tariffe dei cittadini, quanto piuttosto infrastrutture su ferro, treni, metropolitane e tramvie sulle quali indirizzare anche i soldi privati. Sul fronte delle infrastrutture nel Lazio sono diverse le priorità di intervento sulle quali concentrare l’attenzione e gli investimenti, dal completamento dell’anello ferroviario, al raddoppio della Cesano-Viterbo fino almeno al Bracciano, al raddoppio della Campoleone-Nettuno. Opere di cui si parla da vent’anni, ma che essendo fuori dalla Legge Obiettivo e dagli interventi prioritari, continuano ad essere rinviate e senza prospettive vere di realizzazione. Occorre inoltre ricordare che ben 386 km (il 39% del totale) delle ferrovie laziali ancora oggi risulta essere a binario unico, e poche sono le linee dedicate per i treni metropolitani e regionali. Non va meglio sul fronte delle stazioni, che spesso invece di essere presidi sul territorio, sono cattedrali nel deserto, anche su linee frequentatissime e situate in aree densamente abitate della città, dove spesso non ci sono né la  biglietteria né l’erogatrice, non ci sono servizi di ristoro, il personale ferroviario è assente e mancano i servizi igienici.

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Elezioni Roma e Lazio, Legambiente presenta proposta nuovo patto per una Regione Verde

Elezioni Roma e Lazio, Legambiente presenta proposta nuovo patto per una Regione Verde: serve un’idea di futuro che punti a migliorare la qualità della vita dei cittadini, attraverso l’innovazione verde e i diritti per creare nuovo lavoro.
Legambiente entra nella discussione verso le elezioni a Roma e nel Lazio, con una proposta di un nuovo patto per una Regione Verde. L’Assemblea regionale di Legambiente Lazio, dal titolo “Da Doha al Lazio la stessa sfida. Per un green new deal nel Lazio. Verso una Regione smart, beni comuni, lavoro, diritti”, ha lanciato proposte articolate aprendo un confronto con altre associazioni di cittadini e delle imprese, che hanno partecipato all’appuntamento.

“A Roma e nel Lazio serve un’idea di futuro che punti a migliorare la qualità della vita dei cittadini, attraverso l’innovazione verde e i diritti per creare nuovo lavoro -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente Legambiente Lazio, introducendo i lavori-. Per battere la crisi bisogna cambiare modello e la chiave ambientale è determinante per modernizzare il Lazio: basta cemento inutile è il momento di puntare davvero sulla manutenzione delle città, dei paesi e del territorio; stop a mega infrastrutture che non vedranno mai la luce per puntare a nuove reti di trasporto su ferro per battere smog e traffico. La fine della legislatura è stata una vergogna, con i reati e un sistema a Roma e in Regione che va  smantellato, serve un forte protagonismo della società civile, delle associazioni dei cittadini e delle imprese, per restituire dignità e ruolo alle istituzioni devastate dagli scandali. Nelle prossime settimane continueremo la discussione per arrivare a un manifesto condiviso per Roma e il Lazio, da presentare a chi si candida a governare, come programma di governo.”

Legambiente lancia quattro concrete nuove proposte di legge: una “legge per i pendolari”, con l’istituzione di un Fondo regionale per il trasporto locale, nel quale confluisca almeno l’1% del bilancio regionale, 200 milioni all’anno vincolati nei cinque anni di governo per migliorare quantità e qualità e offerta del servizio per quel milione e mezzo di cittadini che ogni giorno si sposta con treni e bus nel Lazio; una “legge per l’acqua pubblica” che assuma le proposte del Forum dell’Acqua, dei movimenti e dei Comuni recuperando gli importanti investimenti sul fronte delle fognature, della depurazione, della rete idrica, affrontando l’emergenza arsenico per la potabilità; una “legge per i piccoli Comuni”, cuore pulsante della nostra regione troppo spesso dimenticato; delle “norme per appalti puliti” una risposta forte della Regione sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Nel Lazio serve pianificazione, vanno approvati dopo molti annni il Piano Territoriale Generale e il Piano Territoriale Paesistico, il piano trasporti e quello energetico;
bisogna rivedere la “legge urbanistica” per proteggere il paesaggio e vincere il consumo di  suolo rinnovando i piani regolatori dei Comuni, e la “legge sui parchi” per il riordino degli enti ma
soprattutto per una nuova strategia che punti sulle aree protette.

Nella crisi di risorse pubbliche che attraversiamo, va fatto un ragionamento approfondito sulle infrastrutture: al Lazio non servono, un GRA bis da un miliardo e 700milioni di euro, l’autostrada Pontina da 2,4 miliardi con un finanziamento pubblico del 40%, il nuovo porto di Fiumicino o il raddoppio a nord dell’aeroporto Da Vinci garantito dalle tariffe dei cittadini, quanto piuttosto infrastrutture su ferro, treni, metropolitane e tramvie sulle quali indirizzare anche i soldi privati. La nuova programmazione dei Fondi Europei è l’occasione giusta per fare scelte innovative per il futuro, che nella prossima programmazione 2014-2020 devono essere tutte orientate al raggiungimento degli obiettivi del piano Europa 2020. Nella programmazione 2007- 2013 gli investimenti del Programma Operativo Regionale POR FESR sono stati di 743,5 milioni di euro, quelli del Piano di Sviluppo Rurale PSR di 703 milioni di euro, quelli del POR FSE per la formazione e l’occupazione di 736 milioni di euro. Va cambiata la dimensione dei bandi per finanziamenti “a pioggia” e vanno definiti obiettivi e priorità volano di sviluppo per il Lazio.

Legambiente propone anche un “green fund regionale” per Kyoto a livello locale per far divenire la Regione Lazio protagonista e capofila nel Paese di una sorta di coalizione dei volenterosi a scala locale puntando sul risparmio e l’efficienza energetica, lanciando un programma regionale per avere impianti solari sui tetti delle case e dei capannoni, a partire dagli edifici pubblici, e poi eolico, geotermico, mini idroelettrico, rinunciando a nuovi mega impianti a combustibili fossili, carbone e olio combustibile e puntando anche sulla manutenzione del territorio.

In questo quadro Roma deve avere un ruolo trainante. Le politiche di questi anni della Giunta
Alemanno sul fronte della vivibilità, hanno peggiorato la Capitale: Roma è sempre più invivibile, si
allontana dal modello di una Capitale europea sostenibile, il governo della città ha lasciato spazio
alle peggiori pulsioni, perdendo senso di comunità. La Capitale deve, allora, riguadagnare una forte
coesione sociale con un progetto nuovo, tornando a proiettare un’immagine internazionale positiva.
Serve un ragionamento serio sull’assetto istituzionale dell’area metropolitana, la città deve puntare
su progetti urbani di riqualificazione piuttosto che su nuovo inutile cemento, serve nuova qualità
alle periferie, un salto in avanti per il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile, la ciclabilità.

“Il Lazio attraversa, in modo simile al resto del Paese, crisi molto pesanti, ormai strutturali, con enormi ricadute sociali, crisi del sistema, del modello che vanno affrontate con un nuovo patto tra i cittadini per un futuro verde -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. A Roma e nel Lazio serve una forte discontinuità, bisogna ripartire dalle esigenze del territorio, delle persone, stare dalla parte della gente, la Regione deve recuperare il suo ruolo e le sue competenze, servono politiche per affrontare le crisi ambientali ed economica. La Regione deve poi governare i processi, fermare i commissariamenti per sanità, parchi, rifiuti, arsenico, rivedere la spending review che non può essere cieca come è stata finora. Bisogna puntare davvero sulla scuola, la ricerca, l’università e la formazione, e servono finalmente trasparenza e partecipazione e l’ascolto delle persone, ma anche strumenti nuovi, come il bando delle idee per i piccoli Comuni da riproporre a scala regionale. Manutenzione e recupero per ridisegnare i quartieri, trasporto collettivo, gestione moderna dei rifiuti puntando sul porta a porta, messa in sicurezza e manutenzione del territorio per battere il dissesto, agricoltura e produzioni di qualità: sono
queste le nuove grandi sfide per il XXI secolo nel Lazio.”

Hanno partecipato alla discussione, tra gli altri, Lorenzo Cadeddu, Link Rete della Conoscenza; Roberto Crea, segretario Cittadinanzattiva Lazio; Vito Consoli, Territorio Roma; Claudio Di Berardino, segretario generale CGIL Lazio; Tatiana Marchisio, portavoce di Generazioni Lazio; Gianni Palumbo, portavoce Forum Terzo Settore Lazio; Ferdinando Secchi, Libera Lazio; Lorenzo Tagliavanti, direttore CNA di Roma. All’appuntamento hanno partecipato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, e Maurizio Gubbiotti, coordinatore segreteria nazionale Legambiente, oltre ad alcuni “testimoni di innovazione” Ing. Andrea Benedetto, CRISS – Università degli Studi Roma Tre; Ing. Antonio Tedeschi, Università degli Studi Roma Tre; Elisabetta Maggini, presidente Vocazione Roma; Pasquale Amideo, Chief Technology Officer Solsonica SpA.

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Un albero per il parco che non c’è

Un albero per il parco che non c’è
Sabato 15 dicembre ore 15.00 Parco Saxa Rubra
A Saxa Rubra Legambiente e il comitato di quartiere celebrano la Festa dell’Albero per  chiedere l’assegnazione di uno spazio verde attrezzato per bambini e anziani e denunciare lo stato di
abbandono dell’area e la scarsità di servizi per i quasi 1.000 residenti.

Cinque platani per creare un po’ d’ombra nel fazzolettino di terra adibito a parco giochi dai residenti,
ricavato grazie all’estro di un gruppo di nonni, da un lembo di terra dove sarebbero dovute sorgere le
opere di sistemazione e compensazione promesse dall’Anas dopo l’ampliamento del GRA, prima che finissero i soldi. Qui i “nonni abusivi” hanno recintato un area e l’hanno attrezzata, aprendola e
chiudendola volontariamente ogni giorno, dopo aver rinunciato al più adatto spazio verde di proprietà della Rai a ridosso della parte finale della pista ciclabile, da sempre utilizzato come area verde dai  residenti, ma negato dalla proprietà a fini di pubblica utilità per il territorio che giace in stato di abbandono così come la strada chiusa ormai da mesi.

Per sollecitare l’Amministrazione a riconoscere, attrezzare ed affidare al quartiere uno spazio verde,
come luogo di socializzazione e d’incontro, domani, sabato 15 dicembre, passa anche per Saxa Rubra la
Festa dell’albero, la campagna di Legambiente dedicata alla riqualificazione del verde urbano, che, giunta alla 18esima edizione, ha coinvolto migliaia di cittadini in 500 iniziative in tutta Italia nella piantumazione di alberi all’interno delle scuole, nei parchi pubblici e nelle aree degradate della città. La festa che si animerà, maltempo permettendo, nel pomeriggio coinvolgerà i bambini del quartiere nella piantumazione dei platani che verranno dedicati a cinque nuovi nati della zona e offrirà castagne calde e una merenda a tutti prima di concludere l’evento.

“Vogliamo ribadire con un’azione concreta e con un gesto di coesione sociale dedicato ai bimbi nati nel 2012 l’importanza di un futuro più verde per il quartiere -dichiarano Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio, e Paolo Conti, presidente Legambiente Parco di Veio- e di una diversa gestione dell’area periferica. Qui arriva una delle arterie più importanti della ciclabilità romana e dovrebbe confluire in uno spazio verde adatto e accogliente che per altro sarebbe automatico e adatto individuare nell’area dove insiste la vecchia fornace di proprietà della Rai.”

“Piantiamo questi alberi a Saxa Rubra perché piantare un albero è un gesto di amore e di fiducia nel futuro della nostra periferia -dichiarano dal Comitato di quartiere ce ne vuole molta per sperare in una qualità della vita maggiore a iniziare dal giusto riconoscimento di uno spazio verde-.”

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