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Premio Innovazione Amica dell’Ambiente 2013 di Legambiente: Almaviva Green tra i segnalati dalla giuria nazionale nel Lazio

Anche una grande impresa del Lazio è tra i protagonisti del Premio Innovazione Amica dell’Ambiente 2013 promosso da Legambiente in partenariato con Confindustria, Regione Lombardia, Politecnico di Milano, Università Bocconi e con il contributo di Fondazione Cariplo, che per questa edizione ha avuto al centro il tema “Sostenibilità, intelligenza, bellezza: La via italiana all’economia verde”.

Almaviva Green, società del gruppo leader italiano nell’Information & Communication Technology, è tra i progetti segnalati nel Lazio dalla giuria del premio nazionale per le dimensioni di innovazione sia sociale che ambientale e il forte coinvolgimento delle rappresentanze sindacali, che hanno fatto guadagnare una particolare menzione al progetto dell’azienda per lo sviluppo di una piattaforma IT con l’obiettivo di ottenere una riduzione dei consumi e degli impatti ambientali, sia complessivamente che a livello individuale.

“Anche nel Lazio emergono progetti che investono, proprio durante la crisi, in sharing economy ad alta replicabilità, tesi al miglioramento della qualità della vita delle comunità e dei lavoratori –dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. La Regione Lazio ha già avviato proprio in questa direzione i primi bandi utilizzando fondi europei residui, ora è fondamentale che si moltiplichino progetti ad alto contenuto di innovazione, come grande occasione per creare opportunità economiche e di lavoro in maniera sostenibile. Smart cities e rigenerazione urbana, trasporti, efficienza e risparmio energetico, riciclaggio dei rifiuti, cultura e turismo, agricoltura, terzo settore sono davvero i settori sui quali puntare con determinazione, facendo le scelte necessarie nelle politiche della Regione e dei Comuni.”

Questa XIII edizione del Premio ha visto la partecipazione di 151 progetti da tutta Italia: 110 dal Nord, 24 dal Centro, 17 dal Sud e isole.

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Le 10 proposte di Legambiente per liberare Roma e il Lazio dalla dittatura delle discariche

Roma può e deve uscire dalla dittatura delle discariche, una soluzione al caos immondizia che regna nella Capitale c’è e Legambiente la articola in 10 proposte che Roma Capitale può mettere in campo per dare un volto nuovo e pulito alla gestione dei rifiuti. E’ questo il senso della conferenza cittadina “Fuori dalla palude del sistema Malagrotta” che si è svolta questa mattina presso la Sala Conferenze Università E-Campus, alla quale hanno partecipato, tra gli altri Estella Marino, Assessore all’Ambiente del Comune di Roma; Roberto Scacchi, Direttore di Legambiente Lazio; Cristiana Avenali, Consigliera Regionale, componente Commissione Ambiente, Rifiuti, Mobilità; Gianfranco Bongiovanni, Occhio del Riciclone; Athos De Luca, Presidente Commissione Ambiente di Roma Capitale; Maurizio Melandri, Comitato Malagrotta; Eugenio Stanziale, Segretario CGIL Roma e Lazio; Adriano Travaglia, Comitato Spontaneo Cittadini di Villa Spada.

Roma ha bisogno di una raccolta differenziata porta a porta secco/umido in tutta la città. Il modello a cassonetto va superato e abbandonato, servono investimenti per diffondere il sistema domiciliare in tutta la città con un forte coinvolgimento dei cittadini. Se sono stati firmati contratti per l’acquisto dei cassonetti della tradizionale raccolta stradale si valuti la rescissione del contratto per evitare di ingessare su questo modello la raccolta dei rifiuti dei prossimi anni in città. Serve un mandato chiaro ad AMA che indichi compiti e responsabilità dell’azienda per puntare tutto su riduzione, riciclaggio e riuso. Vanno riscritti il contratto di servizio e il piano industriale dell’azienda per puntare su impianti e servizi necessari per poter riciclare organico, carta, vetro, metalli, e sugli spazi per il riuso nelle vecchie e nuove isole ecologiche. AMA dovrà anche definire nuovi accordi con i sindacati e i lavoratori che prevedano più efficienza per superare gli enormi limiti dell’azienda.

“Per liberare Roma e il Lazio dalla dittatura delle discariche serve il coraggio e la volontà politica che sono mancati fino ad oggi –afferma Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente.- Per ridurre i conferimenti in discarica la Regione utilizzi la leva economica, rendendo più costosa questa modalità di smaltimento, come fatto con successo negli ultimi anni nelle Marche e in Sardegna. Il Comune invece deve domiciliarizzare la raccolta differenziata in tutta la città, come sta avvenendo a Milano. Solo così, e con una rete di impianti di riciclaggio ancora tutta da costruire, potremo lasciarci alle spalle la lunga stagione delle mega discariche del sistema Malagrotta. Attendiamo su questo fronte un segnale di forte discontinuità rispetto al passato dalla politica locale.”

Servono nuovi impianti per il trattamento della frazione organica. L’organico va raccolto in maniera differenziata piuttosto che trattato e mandato in discarica, e Roma ha una clamorosa carenza in tal senso. Nel 2012 sono state 1.753.782 le tonnellate di rifiuti urbani e assimilati nella Capitale e oltre 500mila di queste sono rifiuti organici. Per questo Legambiente chiede che si estenda la raccolta dell’organico a tutta la città e ci si doti dei necessari impianti per il trattamento. Allo stesso modo non è necessaria la costruzione di nuovi impianti di trattamento meccanico biologico, Roma ne ha ben 4 e i numeri della differenziata in crescita non richiedono affatto investimenti in questa direzione.

Oggi i TMB sono pensati però con una logica vecchia, devono essere trasformati in vere e proprie “fabbriche di materiali” che, potenziando le fasi di selezione, aumentano le rese di recupero del 20%.

Prevenire la produzione dei rifiuti è un obiettivo fondamentale, entro cinque anni i rifiuti si possono ridurre del 10%. Promuovere l’acqua del rubinetto, il compostaggio domestico, stringere accordi con i commercianti e la distribuzione sulla riduzione degli imballaggi, stabilire una tariffazione puntuale, creare centri del riuso, pensare sagre e feste in maniera sostenibile con l’uso di stoviglie riutilizzabili. Bisogna realizzare isole ecologiche e punti di raccolta in tutti i Municipi e nei quartieri anche prevedendo spazi all’interno esclusivamente dedicati al riuso e alla preparazione al riutilizzo per favorire il riuso e il recupero di materiali senza alcun trattamento industriale. Secondo uno studio condotto da Occhio del Riciclone il 52% dei rifiuti che attraversano le isole ecologiche romane, è potenzialmente riusabile e più della metà ha una propria filiera di riferimento nei circuiti del riuso.

Stop a inutili commissariamenti. I rifiuti prodotti da Roma Capitale non possono essere seppelliti fuori città, implica emissioni inquinanti dovute al trasporto, è costoso e incide ingiustamente su una comunità che quei rifiuti non li ha prodotti. Serve un siting serio per valutare quali spazi idonei si possano trovare all’interno del Comune di Roma, con un percorso trasparente che riporti legalità in un settore così delicato. Legambiente propone anche gli “Stati generali per il futuro della Valle Galeria” da lanciare con associazioni, comitati e cittadini della zona e insieme a Regione, Comune, Municipi, perché ora che Malagrotta è chiusa, bisogna andare avanti. Servono tempi certi per il capping e le operazioni di bonifica del sito, la post gestione, con spese che devono essere tutte a carico del gestore senza alcun cofinanziamento pubblico.

Alla Regione Lazio Legambiente chiede nuovo serio e concreto piano rifiuti regionale, ora che la Regione ha abolito una parte del vecchio piano rifiuti e stanziato fondi per la differenziata. Obiettivi ambiziosi per la differenziata, la riduzione e il riuso, strategie concrete per il loro raggiungimento, piani specifici per il riciclaggio e la riduzione con tempi, azioni e sostegno economico per la realizzazione, promozione del compostaggio di comunità. La Regione deve anche elevare al massimo possibile la cosiddetta ‘ecotassa’, in modo che i Comuni che evitano l’interramento dei rifiuti siano premiati. Il tributo deve essere modulato in base ad un criterio di premialità/penalità. Se più di 2 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno sono stati conferiti in discarica, è anche perché è costato la cifra irrisoria tra i 40 e 70 euro a tonnellata.

“Il caos immondizia a Roma deve trovare una soluzione definitiva, per uscire dalla palude di Malagrotta e dal sistema illegale gravissimo portato alla luce dalla Procura, bisogna puntare tutto sul pezzo pulito del ciclo dei rifiuti, su riciclaggio, riduzione e riuso –dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Serve entro pochi mesi una svolta nella gestione dei rifiuti nella Capitale, affidando un mandato chiaro ad AMA, con un nuovo contratto di servizio e un nuovo piano industriale, per togliere i cassonetti dalle strade di Roma e passare con decisione alla raccolta domiciliare in tutta la città, con un sistema omogeneo. Questo è il momento per battere discariche e inceneritori, le istituzioni devono fare la loro parte, ma serve un grande e allargato coinvolgimento dei cittadini per dare un volto nuovo alla Capitale su un servizio così importante e delicato come la gestione dei rifiuti”.

 

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Incendio Oasi Lipu, Legambiente esprime solidarietà

Incendio Oasi Lipu, Legambiente esprime solidarietà: “Atto delittuoso contro importante avamposto dell’ambientalismo. Si faccia chiarezza e si favorisca la ricostruzione”

Legambiente esprime solidarietà per l’incendio al centro visite dell’Oasi Lipu di Castel di Guido. Atti gravissimi come questo non possono fermare il prezioso lavoro dell’associazione nella salvaguardia della natura e della biodiversità.

“Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti gli amici della Lipu e in particolar modo a quanti negli anni si sono prodigati nella realizzazione e nella cura di questo importante avamposto dell’ambientalismo – ha dichiarato Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio-. I centri educativi associativi sono anche presidi di vigilanza territoriale, atti delittuosi come quello che abbiamo di fronte agli occhi siano respinti da tutti con forza, facendo chiarezza sulle responsabilità e attivando ogni canale perché l’area così gravemente danneggiata sia ricostruita ancor meglio di quanto già non fosse.”

Il rogo doloso che ieri mattina ha distrutto documenti, materiali e oggetti al centro visite è una tragedia sfiorata, considerando che fino a qualche ora prima un gruppo di ragazzi che operano nell’oasi ci avevano trascorso la notte.

“Ci uniamo alla condanna del grave atto intimidatorio – aggiunge Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente-. Si tratta di un gesto vile contro chi è impegnato a contrastare le aggressioni alla natura e a far crescere la cultura della conoscenza della biodiversità.”

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Rifiuti: 7 arresti a Roma, anche patron Malagrotta

Rifiuti: 7 arresti a Roma, anche patron Malagrotta

Legambiente: “La politica fermi lo strapotere dei signori della discarica. In un Paese normale spetta alle amministrazioni il compito di dettare le politiche sui rifiuti nell’interesse della collettività”

“L’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio fa emergere l’area grigia che ha governato il ciclo dei rifiuti a Roma e nel resto della Regione in questi ultimi trent’anni. Secondo quanto emerge dall’indagine le politiche sui rifiuti sono state decise da un privato a beneficio dei suoi interessi, in un paese normale invece tali politiche vengono decise e stabilite dalle amministrazioni pubbliche nell’interesse della collettività e dei cittadini. Fino a quando la politica non deciderà di prendere le distanze dai signori della discarica, l’Italia rimarrà un paese colmo di buchi e di perenni emergenze da fronteggiare. È ora che la politica e le amministrazioni affrontino questa sfida senza più tentennamenti, perché il Paese ancora oggi è sotto procedura d’infrazione e non può più aspettare. Per combattere lo smaltimento in discarica servono concreti passi avanti e atti coraggiosi contro la lobby dei rifiuti e non passi indietro come rischia di fare l’attuale Governo con il condono sull’ecotassa per l’interramento dei rifiuti previsto nel ddl in materia ambientale, collegato alla legge di stabilità, in discussione in Parlamento nelle prossime settimane”, così Stefano Ciafani, vice-presidente di Legambiente commenta l’inchiesta che ha portato all’arresto di sette persone e del patron di Malagrotta.

“Nella gestione dei rifiuti del Lazio c’è un cancro criminoso gravissimo che oggi sembra essere scoperto con chiarezza e che va subito debellato – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio -. Grazie ad un lavoro lungo e certosino del NOE di Roma e della Sezione Centrale dei Carabinieri, sono davanti agli occhi di tutti fatti descritti minuziosamente che lasciano poco spazio a dubbi: carte falsificate, foto taroccate, atti dettati dal privato alla Regione. Legambiente è costituita parte civile in molti dei processi già aperti nel Lazio sulla gestione dei rifiuti e se ci saranno le condizioni sarà al fianco della Procura di Roma anche in questo caso, una volta che le indagini avranno fatto il loro corso. Questi fatti così gravi richiedono però soprattutto una svolta definitiva sui rifiuti a Roma e nel Lazio, e tocca alla politica metterla in atto per voltare definitivamente pagina. La Regione ha abolito una parte del vecchio piano rifiuti, messo soldi sulla differenziata e col Comune chiuso Malagrotta, ora per battere il pezzo sporco della gestione della monnezza e puntare davvero su riciclaggio, riuso e riduzione servono subito un nuovo serio e concreto piano rifiuti regionale e un nuovo contratto di servizio con l’AMA, dopo la nomina odierna del nuovo management, al quale vanno i nostri migliori auguri”.

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Ecosistema Scuola 2014

Ecosistema Scuola di Legambiente: Roma bocciata, nel 2012 presenta meno della metà dei dati richiesti, così anche Viterbo. Frosinone la prima città del Lazio per buone pratiche, male Latina e Rieti.
“Comuni implementino monitoraggio continuo, è questa la base per le buone politiche rivolte alle scuole”

Senza avere un quadro chiaro sulla sicurezza e lo stato degli istituti scolastici, la pianificazione degli interventi necessari diventa impossibile. Questo il monito di Legambiente Lazio alla luce del quadro emerso sulla regione da Ecosistema Scuola, l’annuale indagine di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica. Grave in questo senso la mancanza dei dati di Roma, bocciata per aver fornito anche per il 2012, ormai per il terzo anno consecutivo, meno della metà dei dati richiesti, e per questo motivo non inserita in graduatoria. Bene Frosinone che è la prima città del Centro Italia a comparire nella classifica nazionale di Ecosistema Scuola, con un notevole miglioramento si piazza quest’anno all’11° posto su 86. Peggiora Latina che scende al 64° posto e Rieti poco sotto, al 70°. Anche Viterbo fuori dalla classifica per mancanza di dati. Quello che emerge quest’anno nel Lazio è quindi una fotografia piuttosto parziale, che evidenza un atteggiamento negligente da parte dei Comuni che non comunicano, o forse addirittura non possiedono, i dati sulla situazione degli edifici scolastici nei loro territori.

Sugli interventi di manutenzione ordinaria richiesti dagli istituti scolastici, solo Frosinone dichiara il dato che risulta pari al 4,7% quelli ritenuti urgenti. Di Latina sappiamo solo che ce n’è bisogno ma non in che misura perché non è stato specificato il numero degli edifici; Rieti invece dichiara di non avere edifici che richiedono tali interventi.

Nel Lazio gli edifici scolastici, limitatamente a quelli di Rieti, Frosinone e Latina che hanno fornito i dati, sono più giovani rispetto alla media nazionale e mediamente più giovani di quelli del Centro Italia: sono il 13% quelli costruiti tra il 1991 e il 2012, contro il 9,5% del dato nazionale, e il 55,6% sono stati edificati tra il 1975 e il 1990 (appena 29,2% a livello nazionale). Sono il 31,5% quelli costruiti prima del 1974. Eppure gli edifici costruiti secondo criteri antisismici sono appena il 23,7%. Il dato vede più di 7 edifici su 10 non sicuri in caso di terremoto tra Frosinone, Rieti e Latina. Gli edifici di questi capoluoghi su cui è stata effettuata la verifica di vulnerabilità sismica, sono il 30% del totale. Ancora nessun edificio nel Lazio è costruito secondo i criteri della bioedilizia, nulla si è mosso in tal senso rispetto allo scorso anno.

Parziali ma buoni, dove forniti, i dati sulle certificazioni degli edifici scolastici: a Frosinone e Rieti i dati ci dicono che il 98,2% possiede impianti elettrici a norma e che la totalità degli edifici possiede il certificato di agibilità e la certificazione igienico sanitaria. Il comune di Frosinone è l’unico in cui tutti gli edifici scolastici hanno il certificato di prevenzione incendi. A Latina i certificati di collaudo statico e di prevenzione incendi sono in fase di rinnovo. Nel resto del Lazio tutto tace, nessun altro capoluogo fornisce i dati in merito.

“La carenza dei dati forniti quest’anno dai comuni laziali evidenzia una pesantissima assenza di controllo su una situazione grave della quale ci si ricorda troppo spesso solo quando succedono tragedie -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Per programmare gli interventi necessari alle scuole occorre avere un quadro chiaro della situazione. Alla nuova amministrazione capitolina, che ha dimostrato di voler aprire una strada diversa col recente stanziamento di 54 milioni per gli interventi urgenti in 88 edifici della Capitale, chiediamo di recuperare l’assenza di informazioni che ha caratterizzato gli ultimi anni per aprire un confronto anche con le associazioni utile ad analizzare lo stato dell’edilizia scolastica e a pianificare insieme le politiche da mettere in campo. Nel resto del Lazio, molte amministrazioni rispondono di non avere affatto i dati, una circostanza che, se vera, sarebbe gravissima perché indice di mancanza di monitoraggio e quindi impossibilità di pianificazione. Non possiamo ricordarci delle scuole solo durante l’ennesimo crollo o nel corso dell’ennesima emergenza.”

Più ombre che luci rispetto ai servizi messi a disposizione delle scuole e alle buone pratiche. Frosinone la prima città laziale presente nella classifica delle buone pratiche, al 33° posto su 86. Latina e Rieti tra le ultime dieci, in posizione 77 e 81. Sotto la media nazionale i dati relativi al servizio di scuolabus dei tre capoluoghi (21,9%) e pedibus (4,7%), scarsa l’attenzione rispetto alla sicurezza delle aree antistanti le scuole: solo il 22,8% degli edifici sono provvisti di attraversamenti pedonali, il 14% di aree di sosta per le auto, il 6% vede la presenza di nonni vigili, solo nello 0,9% dei casi sono presenti semafori pedonali, nessun edificio ha piste piste ciclabili nelle aree antistanti.

Buono il dato sulla media di prodotti biologici nei pasti delle mense (67,5%), ma ancora più della metà delle mense utilizzano piatti in plastica/carta (54,4%). Raccolta differenziata con dati contrastanti a seconda dei materiali considerati: a fronte di plastica e carta rispettivamente raccolte nell’80,9% e 85,1% degli edifici scolastici, abbiamo il vetro fermo al 3,2%, l’alluminio e l’organico al 4,3%, le pile al 5,3%, i toner e le cartucce al 9,6%.

Sull’impiego delle energie rinnovabili, il dato è poco sopra la media, con 14% degli edifici che possiedono impianti di energia rinnovabile. Il solare fotovoltaico l’unica fonte utilizzata.

Destano qualche dubbio i dati sull’esposizione degli edifici scolastici a fonti d’inquinamento ambientale esterno che i comuni di Frosinone Latina e Rieti dichiarano essere pari o prossimi allo 0%. Carenti il monitoraggio dell’amianto, realizzato nel 66,7% degli edifici, ma soprattutto del radon, non effettuato.

 

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Legambiente plaude all’intervento di verifica depuratori in provincia di Frosinone

Legambiente plaude all’intervento di verifica depuratori in provincia di Frosinone: “Operazioni importanti per salvare il grave inquinamento delle acque in Ciociaria”

“I fiumi Sacco, Cosa, Liri e Gari nella provincia di Frosinone soffrono una grave situazione di inquinamento, interventi come questi sono fondamentali per prevenire e porre rimedio ai gravi problemi delle acque ciociare – dichiara Francesco Raffa, coordinatore provinciale Legambiente Frosinone, commentando l’operazione portata a termine stamattina da Carabinieri, NOE e Procura per la verifica di alcuni impianti di depurazione nella provincia a Ferentino, Anagni, Frosinone, Ceccano, Fiuggi, Veroli e Trevi nel Lazio-.”

“Troppo spesso si verificano problemi legati all’inquinamento di fossi, fiumi e mari in tutta la Regione – incalza Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. È fondamentale mettere mano a queste situazioni con tempestività durante l’inverno perché si arrivi a risolvere le situazioni critiche prima dell’arrivo dell’estate, a beneficio dell’ambiente e di tutti i cittadini. Preoccupa che importanti società come Acea Ato 2 e Acea Ato 5 che gestiscono il ciclo idrico con i soldi dei cittadini, possano incorrere in situazioni come queste.”

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