Category Archive Comunicati 2018

Consumo di Suolo

Consumo di Suolo: nel Lazio cementificati 315 ettari nel 2017, come 500 campi da calcio. A Roma 36 ettari consumati nonostante siano diminuiti gli abitanti
Domani 5 dicembre sarà la Giornata Mondiale del Suolo e, per l’occasione, è stato presentato a Roma il progetto europeo SOIL4LIFE di Legambiente i cui partner sono ISPRA, CIA, Agricoltori Italiani, CCIVIS, Crea, ERSAF, Politecnico di Milano, Comune di Roma, e Zelena Istria. Nell’ambito dell’evento sono stati presentati i dati del consumo di suolo nel Lazio dove, nel 2017 risultano cementificati 315 ettari di territorio, pari a una superficie di circa 500 campi da calcio, a fronte peraltro di una diminuzione del numero di abitanti (-1.431): come se fosse nata una nuova città da 15.000 abitanti, ma vuota. A Roma sono 36 gli ettari consumati (-694 abitanti), nella Città Metropolitana di Roma persi 102 ettari, nella provincia di Frosinone 13 Ha, Latina 20 Ha, Rieti 27 Ha e Viterbo, maglia nera 154 Ha consumati, secondo i dati del Rapporto Consumo di Suolo di ISPRA.
“Avanza il consumo di suolo a Roma e nel Lazio, il tutto nonostante i mutamenti climatici ci facciano fare sempre più i conti con eventi meteorici estremi e rischio idrogeologico, – commenta Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio -. Cementificare e impermeabilizzare il territorio è una follia ingiustificata, tenendo anche presente che diminuiscono i residenti e che ogni questione edificatoria, sia abitativa che non, può e deve essere risolta con la rigenerazione dell’enorme patrimonio di edilizia abbandonata. Nella nostra Regione, dove la quasi totalità dei comuni si trova in aree a rischio idrogeologico e dove gli eventi climatici estremi mettono a dura prova, sempre più di frequente, gli ambienti antropici, c’è bisogno di fermare ogni colata di cemento che consumi nuove superfici: bisogna invece scommettere e investire su parchi urbani in grado di aumentare la resilienza delle città, sulla cura delle aste fluviali e degli ambienti ripariali, sulla rinaturalizzazione delle superfici; è solo così che si gettano le basi per una politica di adattamento al clima che cambia”

 

TABELLE E DATI RAPPORTO ISPRA 2018 SU CONSUMO DI SUOLO

 

 

 

 

 

Fiume Sacco, schiuma sempre più fitta stamattina a Ceprano (FR)

“Le immagini che continuano ad arrivare non lasciano dubbi sulla portata sempre più grave di un disastro per l’ecosistema fluviale di tutto il basso Lazio”

 

Dopo la denuncia della scorsa settimana da parte dei cittadini di Ceccano, nel cuore della Valle del fiume Sacco sono continuati giornalmente gli episodi di schiuma fitta sull’asta fluviale.

“Le immagini che, anche oggi, arrivano dai cittadini non lasciano dubbi sulla portata sempre più grave di un disastro per l’ecosistema fluviale di tutto il basso Lazio – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio– chiediamo una task-force delle forze dell’ordine per un’azione di controllo e repressione degli scarichi illegali e presidio del fiume visto che continuano a verificarsi questo fenomeni. Dopo la denuncia e l’esposto che abbiamo mandato alla procura della Repubblica di Frosinone della scorsa settimana, continua l’inquinamento e stamattina il Sacco sembra fatto di sola schiuma a Ceprano (FR). Dai risultati delle analisi chimiche, per le quali ringraziamo Arpa Lazio che le ha realizzate e rese pubbliche questa settimana con grande velocità e trasparenza, si evidenzia la presenza corposa di tensioattivi. Ora le autorità indaghino sulle cause per fermare questo disastro a partire dal Fiume Alabro, affluente di sinistra del Sacco dal quale ci arrivano segnalazioni e immagini di schiume che poi entrano nel corso principale. La schiuma è peraltro solo la manifestazione più evidente di uno stato grave, anche senza schiuma dal fiume esalano odori nauseabondi e questo succede da anni, non da ora. L’inquinamento del Sacco va fermato e intanto il Ministero dell’Ambiente deve battere un colpo sulla bonifica, per la quale perimetrazione abbiamo lavorato mesi e mesi con amministrazioni e associazioni, così come per il Contratto di Fiume che abbiamo firmato tutti insieme per immaginare e lavorare su un futuro migliore per la biodiversità e la sicurezza dai rischi idrogeologici. L’inquinamento del Sacco riguarda mezzo Lazio e i nostri circoli continuano a monitorare la situazione, dal circolo di Anagni (FR) a quello di Frosinone fino a quello di Minturno (LT) dove sta la foce del Fiume Garigliano, terminale di tutta l’acqua del bacino idrografico anche del Sacco”.

Il Fiume Sacco infatti, oltre a ricevere affluenti come l’Alabro, si immette nel corso del Fiume Liri che poi arriva nel Garigliano, fiume che solca il confine tra Lazio e Campania e sfocia nel Mar Tirreno a Minturno: tutto ciò fa, del bacino idrografico Sacco-Liri-Garigliano, il secondo del Lazio sulle provincie di Roma, Frosinone e Latina, un territorio tutto potenzialmente interessato dai fattori inquinanti che arrivano dall’area della Valle delle Sacco.

Fiume Sacco ancora schiuma e inquinamento

Fiume Sacco, schiuma sempre più fitta stamattina a Ceprano (FR)

“Chiediamo una task-force delle forze dell’ordine per un’azione di controllo e repressione degli scarichi illegali e presidio del fiume”

Dopo la denuncia della scorsa settimana da parte dei cittadini di Ceccano, nel cuore della Valle del fiume Sacco sono continuati giornalmente gli episodi di schiuma fitta sull’asta fluviale.

“Le immagini che, anche oggi, arrivano dai cittadini non lasciano dubbi sulla portata sempre più grave di un disastro per l’ecosistema fluviale di tutto il basso Lazio – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio– chiediamo una task-force delle forze dell’ordine per un’azione di controllo e repressione degli scarichi illegali e presidio del fiume visto che continuano a verificarsi questo fenomeni. Dopo la denuncia e l’esposto che abbiamo mandato alla procura della Repubblica di Frosinone della scorsa settimana, continua l’inquinamento e stamattina il Sacco sembra fatto di sola schiuma a Ceprano (FR). Dai risultati delle analisi chimiche, per le quali ringraziamo Arpa Lazio che le ha realizzate e rese pubbliche questa settimana con grande velocità e trasparenza, si evidenzia la presenza corposa di tensioattivi. Ora le autorità indaghino sulle cause per fermare questo disastro a partire dal Fiume Alabro, affluente di sinistra del Sacco dal quale ci arrivano segnalazioni e immagini di schiume che poi entrano nel corso principale. La schiuma è peraltro solo la manifestazione più evidente di uno stato grave, anche senza schiuma dal fiume esalano odori nauseabondi e questo succede da anni, non da ora. L’inquinamento del Sacco va fermato e intanto il Ministero dell’Ambiente deve battere un colpo sulla bonifica, per la quale perimetrazione abbiamo lavorato mesi e mesi con amministrazioni e associazioni, così come per il Contratto di Fiume che abbiamo firmato tutti insieme per immaginare e lavorare su un futuro migliore per la biodiversità e la sicurezza dai rischi idrogeologici. L’inquinamento del Sacco riguarda mezzo Lazio e i nostri circoli continuano a monitorare la situazione, dal circolo di Anagni (FR) a quello di Frosinone fino a quello di Minturno (LT) dove sta la foce del Fiume Garigliano, terminale di tutta l’acqua del bacino idrografico anche del Sacco”.

Il Fiume Sacco infatti, oltre a ricevere affluenti come l’Alabro, si immette nel corso del Fiume Liri che poi arriva nel Garigliano, fiume che solca il confine tra Lazio e Campania e sfocia nel Mar Tirreno a Minturno: tutto ciò fa, del bacino idrografico Sacco-Liri-Garigliano, il secondo del Lazio sulle provincie di Roma, Frosinone e Latina, un territorio tutto potenzialmente interessato dai fattori inquinanti che arrivano dall’area della Valle delle Sacco.

 

 

Gaeta, Legambiente sull’ipotesi di spostamento del pontile ENI e nuovo attracco per petroliere verso Formia “Sarebbe scelta scellerata”

“Bisogna uscire dall’era del Petrolio senza creare nuovi impianti nel golfo di Gaeta, per preservare l’ambiente marino di tutti i comuni del Golfo”

Per il pontile ENI che da decenni deturpa Gaeta nell’area più orientale del Golfo, sarebbe in programma l’ipotesi di spostamento nel Porto Commerciale presso la banchina “Salvo D’Acquisto”, più vicina alla spiaggia di Vendicio a Formia e dove attraccherebbero le petroliere.
“Sarebbe una scelta scellerata – dichiarano Dino Zonfrillo presidente del circolo Legambiente Verde-Azzurro Sud Pontino e Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Bisogna uscire dall’era del Petrolio senza creare nuovi impianti nel golfo di Gaeta, per preservare l’ambiente marino di tutti i comuni del Golfo. Realizzare nuove opere legate allo sviluppo di fonti fossili è una follia che mette a repentaglio la qualità ambientale di Gaeta e dei vicini comuni di Formia e Minturno, così come dell’intero specchio di mare; piuttosto va riqualificato questo straordinario tratto di costa laziale, che ha visto per decenni il petrolio al centro di qualsiasi dinamica, puntando tutto sulle fonti energetiche rinnovabili e sullo sviluppo ecosostenibile del mare pontino”.

TMB Salario, la relazione di Arpa Lazio certifica l’inefficacia dell’impianto

“Il TMB è diventata una discarica, va chiuso”

Presentata la relazione di Arpa Lazio su flussi e funzionamento dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico di Via Salaria a Roma. Nel documento, l’Agenzia di Protezione Ambientale della Regione Lazio certifica il malfunzionamento nella gestione dei rifiuti dell’impianto di Ama.

“Il TMB Salario è diventato una discarica, ora lo certificano i dati appena presentati, raccontando con chiarezza che in uscita sono troppe le tonnellate non trattate che aumentano i miasmi – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Come da tempo è chiaro alle decine di migliaia di cittadini, costretti a tenere le finestre chiuse per la puzza costante e che si battono giustamente per la chiusura dell’impianto, i rifiuti di Roma passano dal Salario, per un trattamento meccanico che in gran parte non avviene. Il ciclo dei rifiuti di Roma più migliorare solo con la diffusione del porta a porta a tutti, conseguente abbattimento delle tonnellate totali di indifferenziato e con impianti funzionanti: il porta a porta si sta ampliando a passo di lumaca, le tonnellate trattate nei TMB aumentano invece di diminuire, le strade sono sempre più sporche e di impianti nuovi, specialmente di gestori anaorobici per la frazione organica non se ne vedono: e intanto crolla la qualità ambientale della vita al Salario e in ogni angolo della capitale dove ogni cassonetto è ormai una  potenziale discarica”.

Legambiente su abbattimenti case abusive a Roma

Abbattimenti case abusive a Roma, Legambiente “Bene gli abbattimenti, le ruspe nella capitale devono buttare giù le case abusive legate alla malavita, quelle in zone a rischio idrogeologico e quelle che deturpano l’ambiente”

Da ore, a Roma, sono in corso gli abbattimenti di abitazioni abusive legate alla malavita organizzata. “Bene che a Roma si abbattano case abusive, finalmente vediamo le ruspe buttar giù edilizia illegale – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -, ancor più se legata alla malavita organizzata. Ambiente e legalità devo essere al centro dell’azione politico-amministrativa e ora gli abbattimenti non si devono fermare: al clamore odierno legato principalmente alle proprietà degli edifici, devono seguire azioni concrete che arrivino ovunque sia stato deturpato il territorio dal cemento illegale, dal Lungomuro di Ostia ai quartieri a rischio idrogeologico da delocalizzare fino a ogni abitazione che abbia deturpato l’ambiente”.

 

Foto: Romadailynews