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Aperta edizione 2008 di “spiagge e fondali puliti”

CINQUANTA VOLONTARI CON TUTE, GUANTI E STIVALI SIMULANO UN INTERVENTO IN CASO DI EMERGENZA DA SPIAGGIAMENTO DI IDROCARBURI: ESERCITAZIONE DELLA PROTEZIONE CIVILE REGIONALE E DI LEGAMBIENTE LAZIO PER LA TUTELA DELLE COSTE DALLA MARINE POLLUTION.

L’EVENTO APRE IL WEEK END DI SPIAGGE E FONDALI PULITI 2008: TRA OGGI E DOMANI CENTINAIA DI VOLONTARI IMPEGNATI SULLE COSTE DEL LAZIO A CACCIA DI RIFIUTI.

Cinquanta volontari con maschere antigas, tute in tessuto antistatico, ignifughe e antiacido, tuta usa e getta in TYVEK, guanti e stivali, e sulla spiaggia una stazione di decontaminazione e sito di stoccaggio temporaneo: con un grande evento dimostrativo della Protezione Civile Regionale e di Legambiente Lazio si è chiuso oggi nella giornata di “Spiagge Pulite” presso lo Stabilimento Mediterranea nell’area di Capocotta a Ostia il Corso per volontari di Protezione Civile per la tutela delle coste dalla Marine Pollution, tre intense giornate per la formazione e l’addestramento di operatori specializzati nella salvaguardia delle coste interessate da inquinamento da idrocarburi, pronti ad intervenire concretamente, a sostegno delle autorità preposte in caso di spiaggiamento di prodotti petroliferi sulla costa a seguito di incidenti ambientali in mare.

“Il corso ha formato nuovi volontari della protezione civile per essere preparati, in caso di sversamento di sostanze inquinanti, ad operare coniugando tempestività, professionalità e sicurezza a supporto delle autorità preposte, una specializzazione unica in Italia e tra le prime d’Europa –ha dichiarato il Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, intervenendo all’iniziativa-. Questa esercitazione non è un modello estemporaneo. Dobbiamo proseguire con questo gruppo e farlo diventare una sorta di task force. Dobbiamo fare in modo che ci siano sentinelle della sicurezza ambientale. Quest’estate prendiamoci cura di più delle nostre spiagge.”

“Il dramma dell’inquinamento marino è attuale, sono tanti i casi anche recenti nel mondo che lo dimostrano, bisogna quindi certamente puntare di più sulla prevenzione con norme severe ma allo stesso tempo formare operatori in grado di intervenire per la salvaguardia delle coste in caso di inquinamento -ha commentato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. L’affondamento della super petroliera Haven con lo sversamento di decine di migliaia di tonnellate di idrocarburi nel mare, la Erika e la Prestige fino al recente incidente della porta container Napoli nel Canale della Manica in Inghilterra evidenziano come ci siano in circolazione ancora troppe carrette del mare che possono provocare effetti spaventosi sull’ambiente. Anche nel Lazio bisogna tenere alta l’attenzione, visto che complessivamente oltre 12milioni di tonnellate fra prodotti petroliferi, derivati e gas passano ogni anno per i porti della nostra regione, un rischio che va controllato con accuratezza.”

Un’occasione unica per l’appuntamento romano della diciannovesima edizione di Spiagge e Fondali Puliti, la storica campagna di Legambiente, organizzata in collaborazione con il Dipartimento di Protezione Civile e CIAL (Consorzio Imballaggi in Alluminio), CO.RE.PLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica), PIRELLI AMBIENTE e VIROSAC (azienda produttrice di sacchi a uso domestico in mater-bi), che anche quest’anno vedrà mobilitarsi una moltitudine di volontari, fra bagnanti, pescatori, sub e intere famiglie, con centinaia di sacchi di spazzatura e molti ingombranti con tanti rifiuti raccolti in diverse località costiere del Lazio battute al setaccio. Appuntamenti domani anche a Nettuno (Rm) sulla spiaggia libera Santa Maria Goretti, all’Isola di Zannone (Lt) P, al Lungomare di Ardea e Torvaianica (Rm), ad Anzio (Rm) sulla

spiaggia alla Colonia il Marinaro e il Pilone ed anche sul litorale di Fondi (Lt) e sul fiume in località Boana a Vallecorsa (Fr).

“Il successo di partecipazione a questa iniziativa deve far fare un salto di qualità nell’interesse per le nostre spiagge -spiega Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio–. In questi giorni sono stati tantissimi i cittadini che hanno collaborato a Spiagge pulite, in particolare i bambini che hanno portato i loro genitori a ripulire le nostre splendide spiagge, dimostrando ancora una volta la crescente sensibilità tra la gente di queste tematiche. Bisogna continuare in questa direzione e fare di più: purtroppo spesso ci si ricorda del litorale solo poco prima dell’estate, mentre il mare e le coste sono una grandissima risorsa per la nostra regione sulla quale investire. La sabbia può nascondere ma non elimina i rifiuti per magia e ogni piccolo rifiuto produce un grande inquinamento, tanto più sulla spiaggia, dove, se non raccolto, resta nell’ambiente a lungo.”

Hanno preso parte all’iniziativa: Maurizio PUCCI – direttore regionale Protezione civile; Daniel NOVIELLO, responsabile Nazionale Legambiente Protezione Civile; Claudio PRESUTTI, responsabile Settore Mare Legambiente Lazio. Insieme a Legambiente in spiaggia a Capocotta anche i conduttori di RDS Anna Pettinelli, Marco Liorni, Francesco Allegretti, Rosaria Renna.

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Marrazzo su Malagrotta e Civitavecchia: la Campania non ha insegnato niente?

Comunicato Stampa

“Destano una certa preoccupazione le affermazioni delle ultime ore del Presidente Marrazzo, in cui, non si sa bene come, promette la chiusura della discarica di Malagrotta e ipotizza l’uso del CDR nella centrale di Civitavecchia in cocombustione con il carbone –dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Su Malagrotta, i cittadini sono già stati presi abbastanza in giro con le promesse, rivelatesi poi false, circa la sospensione della costruzione del gassificatore,
ora non contenti si promette la chiusura della discarica affermando che questa avverrà grazie alla costruzione degli impianti di preselezione e termovalorizzazione dei rifiuti. Un’altra promessa falsa, visto che come tutti i tecnici sanno bene dagli impianti di trattamento della parte indifferenziata dei rifiuti escono per un terzo CDR da bruciare e per due terzi residui e compost grigio che, ad oggi,
continueranno a finire in discarica. Anche su Civitavecchia forse Marrazzo dimentica che nel Decreto di autorizzazione è chiaramente prescritto che l’alimentazione della centrale potrà essere usato esclusivamente carbone. Non amiamo le discariche e certamente gli abitanti di Malagrotta meriterebbero davvero che dopo 40 anni qualche risposta seria arrivasse loro, allo stesso tempo non
sponsorizziamo la pirolisi come qualcuno ha pure detto e tanto meno l’eccessiva prolificazione di impianti di termovalorizzazione, così come è noto che riteniamo il carbone il peggior combustibile per produrre la nostra energia, ma non siamo mai disponibili a veder presi in giro i cittadini. Mentre tutto ciò avviene, da mesi si annuncia un piano sulla differenziata, unica vera soluzione per ridurre il problema rifiuti, che non arriva mai. In questi giorni in cui in una regione così vicina alla
nostra si sta vivendo un dramma sanitario e di malagestione della politica, ci aspetteremmo davvero però almeno un po’ più di attenzione e serietà.”

 

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“AMICI DEL RICICLO DAY” CINQUANTA VOLONTARI PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Legambiente Lazio: Via i cassonetti dalle strade di tutta Roma, subito raccolta differenziata domiciliare in tutti i nuovi quartieri, iniziative per ridurre e riusare i materiali, nuovi investimenti per la raccolta differenziata, sì alla chiusura del ciclo con i termoinceneritori, ma non sono la panacea per il male “rifiuti”. Cinquanta “Amici del Riciclo”, con cappellino, K-way e tesserino, ieri sono scesi per strada a Viale Marconi a Roma, per sensibilizzare i cittadini e i commerciati ad effettuare la raccolta differenziata, monitorare lo stato dei cassonetti stradali, fare multe simboliche, invitare i clienti dei supermercati a “disimballarsi” liberandosi dagli imballaggi inutili e a smaltirli correttamente. E’ “Amici del riciclo day”, l’iniziativa organizzata da Legambiente Lazio nell’ambito del progetto realizzato con Achab Group, una società di comunicazione ambientale, con il contributo dell’Assessorato alle Politiche ambientali del Comune di Roma e la collaborazione dell’Ama Spa, per
incrementare la raccolta differenziata in città. Con l’occasione Legambiente Lazio ha presentato alcune prime elaborazioni rispetto ai dati della raccolta differenziata a Roma. A partire da una curiosità: quali sono i cittadini più virtuosi nella raccolta differenziata? Sulla base dei dati della raccolta multimateriale stradale (quella del vetro, plastica, alluminio e metalli del cassonetto blu per capirsi) nei primi nove mesi del 2007 emergono risultati molto interessanti: a riciclare di più questa frazione, sono gli abitanti del Municipio Roma 3, con 16,05 kg/abitante raccolti nel periodo considerato, seguiti al secondo posto da quelli del Municipio Roma 11, con 15,01 kg/abitante e del Municipio Roma 17, al terzo posto con 14,40 kg/abitante. A fondo classifica, invece, il Municipio Roma 8, con 6,73 kg/abitante, il Municipio Roma 18, con 7,07 kg/abitante e il Municipio Roma 20, con 8,49 kg/abitante. Nei valori assoluti si registra, quindi, una differenza davvero sostanziale tra i diversi
Municipi, con quantitativi che sono quasi uno il triplo dell’altro tra il primo e l’ultimo in classifica.
“In questi giorni in cui il dramma della malagestione dei rifiuti sta affliggendo le popolazioni in Campania, abbiamo voluto mettere in campo azioni concrete e visibili in città per chiedere più raccolta differenziata e parlare con i cittadini –ha dichiarato Lorenzo Parlati, Presidente di Legambiente Lazio-. A Roma in questi anni c’è stata una crescita importante della raccolta differenziata, ma siamo ancora molto lontani dagli obiettivi fissati dalla recente Legge finanziaria, da una gestione dei rifiuti moderna, che abbia un basso impatto ambientale e ci permetta di riutilizzare e riciclare il più possibile. In questo senso, la ricetta è chiara, è quella di centinaia di Comuni e di diverse Regioni italiane: vanno tolti i cassonetti dalle strade, passando alla raccolta domiciliare o porta a porta, rendendo così più facile la raccolta stessa. Questa è la vera soluzione del problema rifiuti, non lo è la discarica di Malagrotta che da decenni crea danni ai cittadini e al territorio, come non lo sono i termovalorizzatori, che è inutile far crescere all’infinito visto che possono trattare al massimo il 40% dell’indifferenziato: discariche e termovalorizzatori devono avere quel ruolo residuale che la legge ci impone, mentre la priorità va data a riduzione, riuso e differenziata.”
E’ stata di 1.829.458 tonnellate la produzione di rifiuti a Roma nel 2006 (ultimo dato disponibile), 656,90 kg per abitante, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2004 in cui se ne producevano 653,90 kg per abitante. La differenziata nel periodo 2001/2006 ha visto un incremento del 190%, è triplicata, passando dal 5,6% al 16,2% (dati calcolati escludendo la raccolta differenziata degli inerti come per le altre città italiane). Nel 2006 sono carta e cartone con oltre 178.000 tonnellate a
trainare i numeri della differenziata, mentre, allo stesso modo, sono di grande interesse i dati relativi alle oltre 22.000 tonnellate di scarti verdi dei giardini, con un incremento rispetto al 2005 del 46,92%, e alle quasi 12.000 tonnellate di sostanza organica, con un incremento del 69,39%. Il vero punto dolente sembra essere quello delle 42.000 tonnellate di multimateriale: anche in questo caso si registrano dei miglioramenti (+18,19 nel 2005 e +13,38 nel 2006), ma non c’è il salto di qualità delle altre frazioni.

“Con gli Amici del riciclo, cittadini volontari che si danno da fare per il loro quartiere, vogliamo indicare con chiarezza la strada da imboccare, senza perdere tempo, quella della riduzione della produzione di rifiuti, del riuso e della raccolta differenziata –afferma Cristiana Avenali, Direttrice di Legambiente Lazio-. Si parla tanto dei sì e dei no agli impianti e sembra che solo questo sia il problema, ci chiediamo perché invece ci sia un grande no alla raccolta differenziata. Bisogna partire da cose veramente semplici, come il prevedere la raccolta porta a porta nei nuovi quartieri che nascono, in cui i cittadini arrivano senza abitudini consolidate e disponibili subito a mettere in campo questo tipo di raccolta più virtuoso. Quella del porta a porta è la strada già imboccata da tempo in molte città, come Milano o i tanti capoluoghi del Veneto o dell’Emilia Romagna, che non richiede tempi lunghi o grosse tecnologie, basta eliminare i cassonetti e chiedere ai cittadini di buttare i rifiuti differenziati direttamente nei sacchi neri e trasparenti. Non c’è più tempo da perdere, purtroppo anche la nostra città e la nostra regione rischiano situazioni di emergenza, e non certo per colpa della mancanza di impianti.”
Secondo Legambiente Lazio la ricetta è chiara: via i cassonetti dalle strade di tutta Roma per raccogliere i rifiuti differenziati e indifferenziati direttamente nei sacchi, subito raccolta differenziata domiciliare in tutti i nuovi quartieri, iniziative per ridurre i rifiuti come la vendita dei prodotti sfusi o alla spina con un obiettivo di riduzione del 10% al 2015, rilancio del riuso dei materiali a partire da quel 52% potenzialmente riusabile che transita nelle isole ecologiche comunali (dati “Occhio del Riciclone”), nuovi investimenti per la raccolta differenziata per cambiare sistema di gestione e potenziare gli impianti di trattamento a partire dal multimateriale, nuove campagne di informazione e sensibilizzazione, sì alla chiusura del ciclo con i termoinceneritori ma non sono la panacea per il male “rifiuti”, va data priorità a riduzione, riuso e alla differenziata.

Ha partecipato all’iniziativa: Dario Esposito, Assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Roma.

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Targhe alterne e blocchi totali: stop alle deroghe per tutti.

Comunicato Stampa

“L’unica risposta alle polemiche di qualcuno, circa le deroghe per le auto Euro 4 nelle giornate di targhe alterne e di blocco del traffico, è lo stop a tutte le eccezioni: quando si fermano le auto bisogna dare certezze ai cittadini, fermando tutti i veicoli, senza deroghe -dichiara Lorenzo Parlati, Presidente Legambiente Lazio-. Già lo scorso anno avevamo sostenuto questa proposta, proprio per non indurre in errore i cittadini, ma nel corso del tempo la situazione sta divenendo ancora più grave, visto che cresce il numero delle auto Euro 4, soprattutto diesel. Le auto Euro 4 a gasolio inquinano, infatti, quanto le auto Euro 0 a benzina: sono 48 i milligrammi al chilometro di Pm10 primario prodotti dalle automobili Euro 4 a gasolio, contro i 42 milligrammi al chilometro per le automobili Euro 0 a benzina. E’ positivo che siano intanto stati fermati i diesel Euro 4 senza filtro ma la soluzione vera è lo stop alle deroghe.”
Nel corso del tempo, è vero che la tecnologia ha fatto sì che sua diminuita per tutti i mezzi la quantità di PM10 emessa, ma rimangono ancora molto alte le emissioni per le auto a gasolio. Ma vediamo nel dettaglio. Le auto a benzina Euro 0 prodotte fino al 1981 emettevano complessivamente 68 mg/km di Pm10 primario, quelle tra il 1981 e il 1984 arrivavano a 52 mg/km, quelle dal 1984 al 1992 scendevano a 42 mg/km. Da quella data inizia il percorso virtuoso della normativa Euro, che ha portato le automobili Euro 4 a produrre circa 19 mg/km. Interessante anche la suddivisione tra il quantitativo che deriva direttamente dalla combustione, misurata dallo scappamento durante un ciclo urbano, corrispondente a 0,8 mg/km, a cui vanno aggiunti ben altri 18 mg/km derivanti da freni, pneumatici e abrasione. Per le automobili a gasolio i numeri sono molto diversi: partiamo da ben 213 mg/km di quelle cosiddette convenzionali prodotte fino al 1993, per poi passare a 84 mg/km nel periodo 1994/2000, a 66 mg/km poi fino al 2005 e solo con le Euro 4 dal primo gennaio di quest’anno arrivare a 48 mg/km, con un dato che rimane comunque altissimo. Anche in questo caso, è interessante la suddivisione tra il quantitativo che deriva direttamente dalla combustione, misurata dallo scappamento, corrispondente a 30 mg/km, a cui vanno aggiunti gli altri 18 mg/km derivanti da freni, pneumatici e abrasione. Ben più pesanti i dati per i mezzi commerciali che, nella migliore delle ipotesi, per quelli leggeri, cioè al di sotto delle 3,5 tonnellate, e comunque Euro 4, arrivano a produrre ben 57 mg/km di Pm10, mentre nel caso dei mezzi pesanti sopra le 3,5 tonnellate arrivano a 124 mg/km di PM10. Tutta un’altra storia quella dei ciclomotori, quelli al di sotto dei 50 cc, i cosiddetti “cinquantini” producono ben 128 mg/km di Pm10, quanto un camion sostanzialmente; i motocicli, invece, si attestano a 48 mg/km.

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Targhe alterne, un solo dato certo: centinaia di migliaia di auto ferme non emettono nuovi inquinanti nell’aria.

Comunicato Stampa
Targhe alterne, un solo dato certo: centinaia di migliaia di auto ferme non emettono nuovi inquinanti nell’aria. Potenziare gli interventi per avere risultati più efficaci, eliminare tutte le deroghe, puntare su mobilità sostenibile, trovare subito i soldi per i treni dei pendolari. Inaccettabile la mancanza del piano regionale di risanamento dell’aria, strumento fondamentale per coordinare gli interventi in tutto il Lazio, attingere a finanziamenti europei, prevedere nuove e più incisive azioni di limitazione del traffico privato.

“Partono le targhe alterne e ripartono le polemiche, ma un solo dato rimane certo per la
salute dei cittadini: le centinaia di migliaia di automobili che oggi sono state ferme non hanno
emesso nell’aria che respiriamo quel pericoloso cocktail di inquinanti, in cui si evidenziano le
polveri sottili, che comportano un incremento di ricoveri e mortalità per malattie respiratorie
e cardiocircolatorie. Questi sono i fatti, su questa strada bisogna quindi andare avanti,
potenziando ancora gli interventi per avere risultati più efficaci -dichiara Lorenzo Parlati,
Presidente Legambiente Lazio-. Il 2007 si è chiuso con nove centraline su dieci della rete di
monitoraggio che hanno superato i limiti di legge per decine e decine di giorni, in testa a tutte
Francia e Tiburtina con 112 superamenti nel corso dell’anno. Sono numeri davvero preoccupanti
che hanno significato un rischio serio per la salute delle persone. Numeri in cui si legge però una
leggera tendenza in calo, visto che nel 2006 la centralina Francia aveva raggiunto addirittura 138
superamenti, rivelando la bontà della direzione intrapresa con i provvedimenti di limitazione del
traffico privato e potenziamento di quello pubblico, non solo le targhe alterne quindi, provvedimenti
che vanno pertanto decisamente rafforzati per avere risultati più efficaci. Servono risposte più
articolate e più determinate, misure più estese nel tempo e senza nessuna deroga, prevedendo nuove
e più incisive azioni di limitazione del traffico veicolare privato, per tutelare la salute delle persone.
Dando così una scossa in avanti alle azioni che si stanno intraprendendo, rilanciando le Domeniche
a piedi come occasioni per sperimentare soluzioni nuove e le targhe alterne che rischiano altrimenti
di rimanere un provvedimento isolato. In questo contesto è davvero inaccettabile che ancora non
sia stato approvato il piano di risanamento dell’aria, da anni fermo in Regione, uno strumento
fondamentale per armonizzare gli interventi e stabilire misure di limitazione del traffico
coordinate tra le città ed a carattere regionale, attingendo anche ai consistenti finanziamenti
europei disponibili.”
“I provvedimenti di limitazione del traffico come le targhe alterne sono utili e necessari contro
lo smog e vanno inseriti in un contesto di iniziative a più ampio respiro, dando certezze ai
cittadini: vanno eliminate in tal senso tutte le deroghe, ed è positivo che siano intanto stati
fermati anche i diesel Euro 4 senza filtro, certo sempre più incomprensibili visti anche i
recenti incentivi governativi alla rottamazione che hanno coinvolto anche le auto Euro 2, in
vendita fino a 5 anni fa –dichiara Cristiana Avenali, Direttrice di Legambiente Lazio-. Di
tutt’altro segno gli incentivi invece per l’auto collettiva del car sharing, ottenibili rottamando la
propria automobile senza comprarne una nuova ma abbonandosi a questo innovativo sistema di
mobilità sostenibile: la situazione di inquinamento in cui versa la nostra regione, ed in particolare la
Capitale, richiede interventi urgenti puntando anche in questa direzione. Allo stesso tempo, mentre i
soldi per le rottamazioni delle auto si trovano sempre, ancora non sono ricomparsi invece i soldi per
i treni pendolari e dal prossimo mese di marzo si rischia seriamente di vedere meno treni in
circolazione sulle nostre tratte ferroviarie.”

Legambiente Lazio su nucleare: chiarire subito la situazione dei depositi temporanei di rifiuti radioattivi delle centrali nucleari di Latina e del Garigliano nel Lazio.

Invitiamo i cittadini a votare Sì per fermare il nucleare al prossimo referendum e costituire comitati per informare e coinvolgere la popolazione.

Legambiente chiede di chiarire subito la situazione dei depositi temporanei di rifiuti radioattivi delle centrali nucleari di Latina e del Garigliano nel Lazio. A Borgo Sabotino sono terminate le opere murarie del deposito temporaneo di rifiuti radioattivi, destinato a sostituire i depositi che risalgono al periodo di esercizio della centrale, che conterrà i manufatti dei rifiuti condizionati presenti nell’impianto e quelli derivanti dalle future attività di decommissioning della centrale, così come è in costruzione l’edificio dove saranno trattati e cementati i fanghi e gli splitters prodotti durante l’esercizio della centrale. Anche sul Garigliano, al confine del territorio laziale, è in fase di collaudo la trasformazione a deposito dell’edificio che ospitava l’impianto diesel d’emergenza ed è in avanzata costruzione un nuovo deposito, manufatti che ospiteranno, temporaneamente, i rifiuti pregressi e quelli prodotti dal decommissioning della centrale. “Che fine ha fatto il tavolo della trasparenza con le parti sociali che si doveva costantemente riunire presso la Regione Lazio? Il dramma giapponese riaccende i riflettori anche sui rischi dei materiali radioattivi ancora presenti nei siti delle ex centrali nucleari del nostro paese e che per centinaia di anni resteranno pericolosi – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – “Non sono bastati venticinque anni ed i tanti soldi spesi per capire come mettere in sicurezza le scorie radioattive prodotte nel breve tempo in cui le due centrali della nostra regione sono rimaste in funzione, ma alla luce dei nuovi incidenti le istituzioni non possono continuare a far finta di niente, le popolazioni devono essere informate e sapere cosa c’è affianco a casa loro e cosa ci sarà secondo i piani previsti per il rientro delle scorie nucleari in Italia. Con il nuovo referendum che i cittadini andranno a votare nei prossimi mesi chiederemo anche questo, di smetterla con la mancanza di trasparenza su fatti così seri”.

Secondo gli ultimi dati disponibili, presentati da Legambiente qualche tempo fa nel dossier “I problemi irrisolti del nucleare a vent’anni dal referendum”, sono ben 1.425 tonnellate di combustibile scaricato dal reattore della centrale di Borgo Sabotino a Latina, ora in Inghilterra per il ritrattamento, ai quali si aggiungono altri 950 metri cubi di rifiuti radioattivi che sarebbero stoccati ancora sul posto; 322 elementi di combustibile della centrale del Garigliano, anch’essi inviati all’estero dopo lo stoccaggio temporaneo presso l’impianto Avogadro di Saluggia (Vc), a cui si aggiungono altri 90 metri cubi di materiale radioattivo condizionato con cementazione e 1.150 metri cubi di materiale a bassa attività, oltre a 253 fusti da 320 litri di rifiuti supercompattati che risulterebbero essere ancora sul posto.

“Dopo quasi venticinque anni è sempre la stessa la sporca eredità delle due centrali nucleari nel nostro territorio laziale chiuse grazie al referendum – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – “A Borgo Sabotino a Latina la situazione è pressoché invariata: è in corso da tempo la costruzione di un deposito temporaneo, che non si saprà quanto temporaneo sarà, visto che il tema è ancora estremamente delicato. Per non parlare poi del sito di stoccaggio provvisorio del Garigliano, una località a rischio alluvione, che ha già visto le sue scorie finire spesso
sott’acqua. E’ questo il contesto in cui è assurdo riparlare di nucleare, senza tener conto dell’insicurezza, dei costi, del problema degli armamenti nucleari e del terrorismo. Risparmio ed efficienza energetica, solare, eolico, biomasse, piccolo idroelettrico, geotermico non hanno questi costi e questi problemi, è assurdo abbandonare questa strada per avventurarsi su quella del nucleare”.

Per questi motivi Legambiente invita i cittadini a votare Sì per fermare il nucleare al prossimo referendum e costituire comitati per informare e coinvolgere la popolazione in vista del referendum. Info line 0685358051/77 Email posta@legambientelazio.it Ufficio stampa Legambiente Lazio 06.85358051/77 – stampa@legambientelazio.it www.legambientelazio.it

LE EX CENTRALI NUCLEARI DELL’AREA LAZIALE
Latina – Borgo Sabotino
La centrale di Latina si trova a Borgo Sabotino e nasce dall’iniziativa dell’Eni nel 1957 con la costituzione della società Simea, con capitale sottoscritto da Agip Nucleare (75%) e dall’Iri (25%). In quattro anni viene costruito un impianto basato su tecnologia GCR Magnox, un reattore a gasgrafite di fabbricazione britannica. Attiva fino al 1986, la centrale produce circa 26 miliardi di kWh, mentre nel 1987 il Cipe ne ordina la definitiva chiusura. Nell’aprile del 1991 la licenza di esercizio viene modificata per portare a compimento le attività necessarie alla messa in custodia protettiva passiva dell’impianto. La centrale è oggetto di numerosi eventi anomali, riconducibili a malfunzionamento delle apparecchiature. Il combustibile scaricato dal reattore, fra l’avviamento
dell’impianto e il completo svuotamento del nocciolo, è pari a 1.425 tonnellate ed è in Inghilterra per il ritrattamento. Sono attualmente stoccati alla centrale di Latina rifiuti radioattivi pari ad un
volume di 950 metri cubi che corrispondono ad una attività di 2,4×1013 Bq. Garigliano (CE)

Progettata sul finire degli anni ’50, al confine tra Lazio e Campania, nel territorio di Sessa Aurunca, appartiene alla prima generazione di impianti nucleari dal gruppo Iri-Finelettrica e beneficia di  un finanziamento della Banca Mondiale. L’impianto ha problemi di funzionamento sin dalla sua messa in esercizio, nel 1964. Basato su una configurazione eccessivamente complicata, presto abbandonata dallo stesso costruttore, l’impianto ha un funzionamento discontinuo, fino all’arresto del 1978 dovuto ad un grave guasto tecnico, mentre nel 1980 la piena del fiume Garigliano raggiunge l’impianto, che libera nelle campagne radionuclidi quali il cesio 137, il cesio 134 e il cobalto 60. Nel 1982 l’Enel ne dispone la definitiva disattivazione. Oggi la Sogin ha avviato un piano di smantellamento e ripristino ambientali che, si stima, dovrebbe concludersi entro il 2016. Nella centrale del Garigliano non è presente combustibile irraggiato, inviato in parte all’estero per il ritrattamento e in parte (322 elementi di combustibile) allo stoccaggio temporaneo presso l’impianto Avogadro di Saluggia (VC). L’impianto conserva 90 metri cubi di materiale radioattivo
condizionato con cementazione e 1.150 metri cubi di materiale a bassa attività proveniente dai lavori dismantellamento, oltre a 253 fusti da 320 litri di rifiuti supercompattati con attività di19,7 GBq (anno 2000).

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