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350 nuovi alberi al Pratone delle Valli Legambiente e Comune di Roma per gli obiettivi di Kyoto concludono iniziativa forestazione nel Parco Regionale dell’Aniene

Trecentocinquanta alberi saranno piantati nel Parco dell’Aniene, per assorbire l’anidride carbonica della Capitale e contrastare il riscaldamento globale. A pochi giorni dalla chiusura del vertice di Cancun sui cambiamenti climatici, sta arrivando a compimento il concreto obiettivo avviato da Legambiente Lazio e Comune di Roma lo scorso anno in occasione del vertice di Copenhagen con la piantumazione dei primi cento alberi, dopo un percorso di progettazione partecipata.

“Contro i cambiamenti climatici, le piogge che crescono e il caldo torrido estivo, servono azioni concrete di riduzione diretta delle emissioni di anidride carbonica ma anche nuove iniziative di forestazione urbana -ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio- Il risultato del vertice di Cancun deve spingere gli enti locali a mettere in campo nuove iniziative, visto che gli attuali impegni di riduzione non sono sufficientemente ambiziosi, ma a scala locale bisogna agire con più forza perché si è lontani anche da quelli, per far diventare realtà l’obiettivo europeo di riduzione del 30% di anidride carbonica, del 20% di efficienza energetica e del 20% di energia da fonti rinnovabili. Per questo la forestazione urbana è una scelta concreta sulla quale chiediamo all’Amministrazione capitolina di andare avanti insieme, con progettazioni partecipate come quella dell’Aniene che ha coinvolto scuole e cittadini, con l’intento di ridurre la CO2 ma anche di migliorare la fruizione del parco con filari di alberature che lo caratterizzino. A Roma bisogna allo stesso tempo battere il traffico, dando spazio al mezzo pubblico con preferenziali protette su tutte le vie principali, risparmiare energia, allargando anche l’uso delle fonti rinnovabili, e gestire bene i rifiuti attraverso interventi di riduzione e con il porta a porta”. Un’azione tutta dedicata alla lotta contro il riscaldamento globale, che dopo le prime 100 piante fornite lo scorso anno dal Servizio Giardini del Comune di Roma vedrà altre 250 essenze messe a disposizione e piantumate grazie anche alla collaborazione del Consorzio Copa Formiche Verdi. Nella cornice del Pratone delle Valli all’interno del Parco, la splendida area sottratta al cemento diversi anni fa grazie alla mobilitazione dei cittadini, con la collaborazione di un gruppo di architetti dell’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio – Sezione Lazio, scuole e cittadini hanno partecipato a diversi incontri di progettazione dell’intervento, scegliendo di realizzare una piantumazione lungo Via Val d’Ala per schermare l’area dalla strada, sia visivamente che acusticamente, con essenze arboree molto belle, come il pioppo tremulo, il pioppo grigio, il frassino, la farnia, il carpino bianco. “Questa iniziativa si inserisce nel piano di forestazione urbana del Comune di Roma, fondamentale per l’assorbimento della CO2 -ha affermato Bruno Cignini, direttore Ufficio Tutela Biodiversità del Comune di Roma- Abbiamo seguito la progettazione valutando assieme a Legambiente le specie e le modalità di inserimento migliori, con un lavoro interessante che proseguiremo”. All’iniziativa ha partecipato Maria Cristina Tullio, presidente Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio – Sezione Lazio; rappresentanti Circolo Legambiente Aniene. È stato invitato il Commissario di RomaNatura, Livio Proietti. L’iniziativa è promossa con il contributo del Dipartimento Tutela Ambiente e del Verde del Comune di Roma e in collaborazione con il Circolo Legambiente Aniene, l’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio – Sezione Lazio e il Consorzio COPA Formiche Verdi.

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Abusivismo: la situazione è grave ed è seria

“Quarantunomila abusi edilizi, quasi venti al giorno, degli ultimi sei anni evidenziano nel Lazio una situazione grave e seria, che va affrontata con le ruspe e le acquisizioni – ha dichiarato Lorenzo  Parlati, presidente di Legambiente Lazio, presente oggi alla presentazione del rapporto della Regione Lazio sull’abusivismo edilizio relativa agli anni 2004/2009-. Come è noto, lo sciagurato III° Condono Edilizio, varato dal Governo guidato dall’On. Berlusconi, ha sanato gli abusi perpetrati entro e non oltre il 31 marzo del 2003: detto in altre parole, ciò vuol dire che dal I° Aprile 2003 ad oggi qualsivoglia abuso, dalla nuova villa alla finestra, è irrimediabilmente non condonabile, e quindi, abusivo, e in conseguenza da demolire o, nel caso, da acquisire al pubblico patrimonio, con l’eccezione degli abusi in aree protette. Ebbene i dati presentati, con un lavoro buono ed esaustivo dal punto di vista del contributo istituzionale in materia di conoscenza del fenomeno, ci dicono che in un periodo di assoluta incondonabilità, come sono i 6 anni trascorsi, sono stati perpetrati ben 41.588 abusi edilizi, equivalenti a quasi 20 abusi al giorno, dal 2004 al 2009. Su questo ci saremmo aspettati dalle autorità istituzionali intervenute alla presentazione del rapporto, una riflessione piena e densa: non era infatti stato detto che il III° Condono, nonché i due precedenti, avrebbero “chiuso” la partita dell’abusivismo, e aperto una nuova stagione legata al rispetto delle regole, nonché al rispetto delle previsioni edificatorie dei Prg dei Comuni? I dati esposti non hanno fatto altro che confermare quanto sostenuto da sempre da Legambiente Lazio: i Condoni sono incentivi all’illegalità urbanistica ed ambientale, e non c’è misura condonativa in grado di assorbire un fenomeno esteso in dimensioni di tali quantità. La sola misura è la repressione sistematica del fenomeno attraverso le demolizioni e le acquisizioni, attività queste nelle quali i 378 Comuni del Lazio non hanno certo brillato. Prova ne sia che per demolire l’Isola dei Ciurli a Fondi, ossia il più grande Ecomostro della nostra Regione, sono stati necessari 10 anni di ininterrotta attività della nostra Associazione, nonché un esposto di Legambiente Lazio all’Area Vigilanza della Regione Lazio, con relativa applicazione dei poteri sostitutivi nei confronti dell’accidioso  Comune di Fondi, infine autore della demolizione, pena la perdita della poca credibilità rimastagli”.

“L’On. Ciocchetti ha sostenuto più volte che ormai l’abusivismo edilizio non è fenomeno di necessità ma fenomeno speculativo -dichiara Mauro Veronesi, responsabile territorio di Legambiente Lazio-. A prova di ciò ha portato i dati relativi all’abusivismo nei 23 Comuni costieri della Regione Lazio, dove si concentra il 22% del totale degli abusi, Comuni costieri ricchi di aree vincolate paesaggisticamente e dove quindi l’edificazione di un immobile vale sul mercato immobiliare in media il 30% in più di un immobile, a pari metratura, edificato in aree a diversa valenza ambientale. Anche questo è un elemento da sempre denunciato da Legambiente Lazio. Ebbene, se questo è vero, non capiamo perché ciò che si realizza abusivamente sia speculazione, mentre ciò  che si realizzerà con il Piano casa proposto dall’On. Ciocchetti diventa magicamente “governo del processo”. Non è vero peraltro – continua Veronesi– che l’abusivismo è figlio della burocrazia urbanistica: in questi anni le regole dell’urbanistica sono “saltate” grazie agli Accordi di Programma –anche quelli firmati dall’On Ciocchetti nel biennio da Assessore all’Urbanistica nella Giunta Regionale guidata dall’On. Storace –e grazie ad un filone di strumenti urbanistici in deroga– art. 2. art. 11. art.16. art. 18, tutti strumenti in deroga ai Prg, ai quali la gestione urbanistica dei Comuni  ha disinvoltamente attinto. Eppure, nonostante ciò ci troviamo 41.588 abusi edilizi? A quando una riflessione seria su ciò? Inoltre, alla luce di quanto oggi esposto, occorre cassare le norme che cancellano il fondo di rotazione per le demolizioni ribattezzandolo con una forma vaga e indistinta, pena il venir meno dei forti impegni presi oggi dalla Regione Lazio, in materia di demolizioni e acquisizioni dei Comuni. Infine, continuiamo ad essere fortemente contrari a quanto sostenuto in sede di conclusioni dall’On. Ciocchetti, in materia di “autocertificazione giurata” per chiudere l’iter amministrativo relativo ai condoni edilizi. Non ci può essere, infatti, autocertificazione in un settore infestato dall’illegalità, qual è il settore edilizio contaminato dall’abusivismo. Chi controllerà l’autocertificazione?”.

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Pendolari: nel Lazio tagli dal Governo per 71,6 milioni di euro nel 2011 mentre nel 2010 dalla Regione solo 33,86 milioni di risorse aggiuntive, lo 0,15% del bilancio

Stop tagli e aumenti delle tariffe
No a ulteriori tagli dei fondi strutturali POR per la mobilità
Regione destini almeno l’1% del bilancio ai pendolari

Mancano all’appello 71,6 milioni di Euro, con il taglio da 163 a 91,4 milioni dei trasferimenti dallo Stato per i contratti di servizio del trasporto pubblico su ferro e gomma (ossia meno 43,9%), e il 2011 rischia di essere l’anno nero del trasporto nel Lazio come in Italia, tra l’incudine dei tagli al servizio e le ipotesi di aumento alle tariffe. Un contesto nel quale gli stanziamenti di risorse aggiuntive nel 2010 sono già rimasti molto bassi, pur salendo a 33,86 milioni di euro, passando così dallo 0,13% allo 0,15% del bilancio regionale. E’ un grido di allarme quello che Legambiente lancia anche nel Lazio con il “Rapporto Pendolaria 2010”, l’analisi che da cinque anni fotografa la situazione e gli scenari del trasporto ferroviario e metropolitano nel nostro Paese. Nel dettaglio nell’ultimo anno nemmeno un Euro è stato investito per acquistare nuovi treni, mentre 31,87 milioni di Euro sono stati destinati alle ferrovie regionali (ATAC, ex Met.Ro.) e 1,99 milioni sono andati a Trenitalia.Numeri assolutamente insufficienti – in una panorama nazionale alquanto desolante, con la sola Provincia Autonoma di Bolzano che è riuscita ad investire più dell’1% del bilancio per i pendolari e il Veneto tra i peggiori con il solo 0,04%-, tanto più se si considera che il Lazio è al secondo posto della classifica nazionale per numero di pendolari, anche questi in crescita, subito dopo la Lombardia: sono 540mila (+35% rispetto ai 400mila del 2008) i viaggiatori che ogni giorno transitano sui 1.150 km delle ferrovie laziali. Nel 2010 i contratti di servizio avevano visto una crescita della spesa: 215 milioni di Euro per Trenitalia per 17,1 milioni di treni per chilometro (contro i 163,87 del 2009) e 91,8 milioni per Metro (contro i 55,9 del 2009) per 4,2 milioni di treni per chilometro, portando nel complesso la somma erogata per il servizio a 306,8 milioni. Le penali applicate per carenze rispetto a quanto previsto nel contratto di servizio hanno raggiunto i 14,1 milioni nel periodo 2001/2010, tutti reinvestiti in servizi aggiuntivi, superando in modo paradossale gli stanziamenti aggiuntivi nello stesso periodo che sono stati di soli 7,93 milioni. Nello stesso periodo sono stati investiti solo 174,49 milioni di Euro per materiale rotabile, dei quali 85,34 per Trenitalia e 89,15 per Metro. “Non ci stiamo, servono più treni e bus con un servizio migliore per i pendolari e invece ci vogliono propinare tagli e aumenti delle tariffe. Alla Regione chiediamo di mantenere le promesse e destinare almeno l’1% del bilancio regionale ai pendolari – ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- Nel nuovo orario ferroviario non c’è un treno in più, Cotral e Atac sono al collasso per i debiti, e la Regione sta rinnovando i contratti di servizio senza che gli utenti ne sappiano nulla, nonostante i tavoli di lavoro in corso, e senza sapere come si copriranno le spese. Con questo servizio non accetteremo nessun taglio né aumento delle tariffe, i 540mila pendolari del Lazio vivono una situazione di emergenza, servono treni più frequenti e puntuali, investimenti su nuovo materiale rotabile e carrozze più pulite e meno affollate, biglietterie, informazioni. Nella Regione c’è una vera grande priorità di intervento, che è il nodo di Roma, dove va finalmente completato l’anello ferroviario a nord tra la stazione Nomentana e Tor di Quinto, creando tre linee di attraversamento della città, aumentando la possibilità di interscambio nell’area urbana. Va data una risposta alla domanda di trasporto pubblico sempre maggiore nelle aree metropolitane, le ferrovie regionali sono la nuova grande utile opera pubblica del secolo, contro traffico, congestione e inquinamento, tanto più in questo momento in cui è fondamentale ridurre le emissioni di CO2 per battere il riscaldamento globale”. D’altronde nel Lazio i pendolari hanno da sempre un nemico: la strada. Nel periodo 2003-2010, ben 665,87 milioni di Euro sono stati destinati alle strade (il 75,3%), mentre 169 milioni sono andati alle metropolitane (19,1%) e solo spicci alle ferrovie con 50 milioni destinati (5,6%). Preoccupa enormemente, in questo contesto, la proposta di riprogrammazione dei fondi strutturali POR FESR 2007-2013 presentata in queste ore al tavolo di partenariato regionale, che vede la completa cancellazione dei soldi per le ferrovie e le stazioni. Nella vecchia programmazione erano previsti ben 590 milioni per il “miglioramento della qualità e dell’efficienza del TPL, potenziamento della rete infrastrutturale e dei nodi di scambio”, dei quali 241 milioni di fondi FESR, 279 milioni di fondi FAS e 70 milioni di fondi regionali. Ora, non solo i fondi FAS verranno tutti destinati al piano di rientro sanitario, ma anche i fondi FESR sarebbero spostati su altri assi e attività, lasciando solo 41,6 milioni in sostanza per iniziative già fatte (tra le quali il sistema di bigliettazione elettronica e il piano di infomobilità) e senza avere certezze sui fondi regionali sostitutivi. “Siamo molto preoccupati, ai tagli del Governo si aggiungeranno i tagli dei fondi strutturali per la mobilità, chiediamo alla Presidente Polverini di rivedere la riprogrammazione presentata -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Nel POR erano previsti investimenti fondamentali per la mobilità tra i quali il raddoppio della ferrovia Campoleone-Aprilia per oltre 30 milioni, il piano di sicurezza per le stazioni per 55 milioni, l’acquisto di nuovi treni per 35 milioni e di nuovi bus per 49 milioni, un programma di nodi di scambio per 33,6 milioni e il parziale raddoppio della Roma-Viterbo per ben 326 milioni. Si può certamente discutere di come rimodulare la spesa, concordiamo ad esempio che se è vero che la Roma-Viterbo ha certamente bisogno di investimenti infrastrutturali non può però assorbire oltre la metà dei fondi disponibili e vanno trovate strade che coinvolgano i privati, ma i pendolari non possono perdere nemmeno un Euro di questi fondi per la mobilità, che vanno destinati al nodo di Roma in particolare, per avere ricadute positive in tutta la Regione”.

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Carbone, a regime 10,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica da centrale TorreValdaliga Nord a Civitavecchia

REGIONE, PROVINCE E COMUNI DIANO SPAZIO A RINNOVABILI, EFFICIENZA, RISPARMIO ENERGIA ASCOLTANDO APPELLO PER GIUSTIZIA CLIMATICA DA CANCUN

10,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica. È questo l’immenso quantitativo di CO2 che a regime sarà prodotto dalla centrale a carbone di TorreValdaliga Nord a Civitavecchia, per 1.980 MegaWatt di potenza e 6.500 ore di lavoro annue. Numeri che spiegano l’assurdità del itorno al carbone che Legambiente torna a denunciare, con un nuovo dossier, mentre a Cancun si sta chiudendo il vertice ONU sui cambiamenti climatici.

A Civitavecchia, nonostante referendum, manifestazioni e iniziative di cittadini e di molte istituzioni, non c’è stato niente da fare e si è conclusa nel 2009 la trasformazione a carbone della centrale di Torrevaldaliga Nord, con mille problemi che rimangono aperti. L’impianto a pieno regime sarà il secondo, dopo la centrale Enel di Brindisi Sud (13 Mt), in Italia per emissioni di gas serra, aggravando ulteriormente la situazione già critica di uno dei più grandi poli di produzione termoelettrica d’Europa. Nel 2009 le 12 centrali a carbone attive in Italia, a fronte di una produzione di solo il 13% di elettricità, hanno emesso il 30% dell’anidride carbonica prodotta complessivamente dal settore termoelettrico, circa 36 milioni di tonnellate (Mt) di CO2 sul totale di circa 122, risultando il settore industriale peggiore rispetto agli obblighi di riduzione previsti da Kyoto. E non mancano proposte di ‘ritorno al passato’ come le ultime due che vedrebbero una centrale tutta nuova a Saline Joniche in provincia di Reggio Calabria e la riconversione della centrale di Rossano Calabro per i gruppi alimentati a olio combustibile, affiancate al nuovo gruppo autorizzato di Fiume Santo in Sardegna e ai progetti su Porto Tolle (Ro) sul delta del Po e Vado Ligure (Sv) sui quali manca solo la firma del decreto autorizzativo da parte del Ministro dello Sviluppo economico
“La rivoluzione energetica è in atto grazie alle rinnovabili, chi ci vuole propinare carbone e nucleare parla di combustibili del passato piuttosto che del futuro -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- A Civitavecchia si è voluto il carbone cocciutamente e contro la volontà dei cittadini e di molte istituzioni ma nonostante ciò continua anche il ritardo nell’attuazione delle prescrizioni a tutela dei cittadini e dell’ambiente. E’ ora di dare il via al futuro energetico nel Lazio puntando sull’innovazione e sulla competitività, ascoltando le imprese che lavorano sulle rinnovabili e utilizzando le competenze dei lavoratori del settore, ristrutturando ad alta efficienza energetica il nostro vecchio patrimonio edilizio. Dalla Regione Lazio, piuttosto che rimpalli col Governo sul nucleare, ci aspettiamo proposte serie per l’approvazione del nuovo piano energetico regionale, coinvolgendo Province e Comuni per dare spazio a rinnovabili, efficienza e risparmio energetico”.

Legambiente ricorda come ci siano voluti cinque anni per ottenere la comunicazione dei dati di qualità dell’aria dell’Osservatorio Ambientale costituito a seguito di una prescrizione legata alla realizzazione della centrale di Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia, ma rimangono sconosciuti i valori del sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni. È ferma la realizzazione dell’area boscata “Parco dei Serbatoi” di circa 40 ettari e anzi addirittura il Comune di Civitavecchia ha chiesto di soprassedere dalla realizzazione dell’opera di mitigazione ambientale, in cambio di altri interventi. Il biomonitoraggio ambientale è datato e condotto con metodologie ormai superate e il discutibile trapianto di posidonia oceanica presenta diverse aree distrutte e la prateria in pessimo stato. L’impianto è appena avviato e già si parla di modifiche alle autorizzazioni per bruciare anche Cdr, ma la centrale ha anche diversi problemi con il rumore: accade che di notte rombi e sibili sveglino i cittadini, tanto che anche in questo caso la Procura ha aperto un’inchiesta dalla quale emergerebbe che il problema sarebbe nel desolforatore. Nel frattempo dalla relazione semestrale sulle attività della Direzione Investigativa Antimafia circa le infiltrazioni mafiose a Roma e nel Lazio, come risulta dalle anticipazioni sulla stampa romana dei giorni scorsi, emerge un quadro estremamente allarmante, anche per gli interessi «criminali per le imprese attive nei lavori della centrale di Torrevaldaliga Nord».

“A Civitavecchia vanno subito attuate le prescrizioni per tutelare i cittadini e l’ambiente dall’inquinamento della centrale a carbone -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio- Il sistema di controllo delle emissioni in continuo che fine ha fatto? E il bosco di 40 ettari che doveva mitigare l’impatto della centrale? Il bio-monitoraggio che risultati sta dando? E la prateria di poseidonia in parte distrutta quando sarà ripristinata? Il carbone è il combustibile più inquinante per il pianeta, è assurdo che ci si dimentichi di queste cose previste per decreto, chiediamo un immediato intervento della Regione Lazio. In questi giorni del vertice ONU sui cambiamenti climatici a Cancun bisogna raccogliere l’appello per la giustizia sociale e climatica, serve responsabilità nelle Regioni come la nostra dove si producono decine di milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Bisogna uscire dalla stagione dei combustibili fossili con politiche di risparmio energetico, efficienza e produzione da fonti rinnovabili e pulite”.

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Al via la quinta edizione del “Bando delle Idee” promosso da Provincia di Roma e Legambiente Lazio e rivolto ai 59 piccoli Comuni della Provincia

BENE IMPEGNO DI PALAZZO VALENTINI IN GRAVE MOMENTO DI CRISI I PROGETTI VANNO PRESENTATI ENTRO IL 21 GENNAIO 2011

Pubblicato oggi dalla Provincia di Roma l’avviso pubblico per la quinta edizione del “Bando delle Idee”, il concorso realizzato in collaborazione con Legambiente Lazio, che permette ai 59 piccoli Comuni (con meno di 5.000 abitanti) di presentare e vedere finanziati progetti per la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale presente sul proprio territorio. “L’impegno della Provincia di Roma, che investe in questa quinta edizione del Bando delle Idee ben 260 mila euro, è davvero prezioso –ha sottolineato la direttrice di Legambiente Lazio, Cristiana Avenali, partecipando alla presentazione del Bando– L’idea nata dalla campagna di Legambiente Voler Bene all’Italia è cresciuta nel tempo, ma è ancor più fondamentale in un periodo di crisi che vede prime vittime dei tagli proprio i Comuni più piccoli, che rischiano il venir meno di servizi ubblici fondamentali. Investire sul territorio, sulla qualità, sulla sostenibilità è la scelta giusta per uscire dalla crisi economica e ambientale e siamo sicuri che anche questa volta ci sarà una grande partecipazione al bando, a riprova del fatto che la forza identitaria e la difesa della cultura e dell’ambiente del nostro Paese trovano preziosa linfa nelle comunità di questi piccoli borghi, che spesso vengono decantati a parole quanto lasciati privi di sostegni concreti”.

I progetti vanno presentati entro il 21 gennaio 2011 e possono essere avanzati non solo dalle Amministrazioni comunali, ma anche da Proloco, Comunità montane, Unioni di Comuni, Associazioni, Fondazioni, Comitati, Cooperative sociali e Istituzioni scolastiche. Nelle quattro scorse edizioni sono stati presentati in totale oltre 300 progetti e ne sono stati “premiati” ben 64. Le aree di intervento prevedono: iniziative per la promozione ambientale e la fruizione delle aree verdi; iniziative per l’incremento del risparmio energetico e al potenziamento dell’uso di fonti rinnovabili; iniziative per l’incremento dell’offerta turistica e del tempo libero; proposte per la valorizzazione e promozione dei beni culturali; iniziative per l’incremento di colture biologiche e alla stimolazione dell’attenzione dei consumatori nei confronti dei prodotti naturali e a basso o nullo impatto; proposte di valorizzazione e promozione dei prodotti tipici locali e dell’artigianato; progetti tesi a superare il divario nell’accesso reale alle tecnologie dell’informazione.

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Natale, 26 ore aggiuntive di ZTL e il 26% in più di trasporto pubblico bel regalo per i romani e i turisti

“Per Natale 26 ore aggiuntive di ZTL e il 26% in più di trasporto pubblico sono un bel regalo per i romani e i turisti, ora l’appello è rivolto ai cittadini che devono sfruttare bus e metro messe in campo lasciando l’automobile ferma a casa, per andare a passeggiare nel nostro centro storico ma anche in tutti gli altri quartieri -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- Anche quest’anno il piano di Natale per il centro storico torna come una bella consuetudine, con la ZTL prolungata, una consistente offerta aggiuntiva di trasporto pubblico, convenzioni con i parcheggi di scambio. Chiediamo anche ai Vigili urbani la massima severità contro lo scarico merci e la sosta selvaggia. La città ha bisogno di meno macchine e più treni, tram e bus, per questo al Sindaco Alemanno chiediamo di mantenere la stessa positiva determinazione per il nuovo anno, estendendo a tutti i giorni la sperimentazione che si ripete da anni, mantenendo la navetta elettrica nel Tridente nella direzione della pedonalizzazione del centro storico, perseguendo gli obiettivi prioritari dell’Amministrazione”.

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