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Dossier Comuni Ricicloni 2013

Un’edizione zero per il Lazio, una primissima edizione locale dell’iniziativa Comuni
Ricicloni di Legambiente, che è nata nel 1994 e da allora ogni anno premia le migliori
performance nella gestione dei rifiuti, le esperienze virtuose e le buone pratiche dal Nord al Sud
del Paese.

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Mal’Aria di Città Inquinamento atmosferico e acustico a Roma e nel Lazio

Introduzione
Il 2012 è appena passato e ancora una volta si è chiuso con una conferma sugli elevati livelli di inquinamento atmosferico nelle centraline del Lazio, ma lo smog, come abbiamo visto in questi giorni caratterizza anche l’anno appena cominciato. Il problema è elevato soprattutto nelle aree urbane per gli elevati livelli di particolato, infatti a far scattare l’emergenza smog durante i mesi invernali sono sempre le polveri fini, ovvero il PM10 e il PM2,5 (particolato formato da particelle con dimensioni inferiori rispettivamente ai 10 e ai 2,5 micron (μm), unità di misura che corrisponde a 1 millesimo di millimetro). Proprio per le loro dimensioni così piccole e per il fatto che sono costituite da una miscela di sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera, questo inquinante risulta molto pericoloso per la salute dei cittadini e il rischio aumenta al diminuire delle dimensioni delle particelle. Più sono piccole e maggiore è la capacità di penetrare in profondità nell’apparato respiratorio o addirittura in quello circolatorio e cardiovascolare. La fonte principale è costituita dai processi di combustione, scarichi delle autovetture, impianti di riscaldamento e processi industriali, che costituiscono la fonte primaria principale. Il PM però, soprattutto le frazioni più fini (dal PM2,5 in giù) può formarsi anche per origine secondaria, ovvero per reazioni tra i diversi inquinanti presenti in atmosfera. Tra i principali precursori della formazione di PM secondario ci sono gli ossidi di azoto.
L’elevata presenza di polveri fini nell’aria delle città (PM10), è ancora oggi uno dei problemi principali per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico.
Il Decreto Legislativo 155/2010 pone come limite per la concentrazione di PM10 il valore di 50 μg/m3 come media giornaliera da non superare per più di 35 volte in un anno.
Oltre al PM10, con l’entrata in vigore del Decreto legislativo 155/2010, le città sono obbligate a monitorare anche la frazione più leggera e più pericolosa delle polveri, ovvero il PM2,5; ma nonostante il monitoraggio sia obbligatorio già dal 2011 e sia fissato il valore obiettivo di 25 microgrammi/metro cubo come media annuale, ancora oggi sono disponibili i dati in pochissime città.
Da non sottovalutare il Biossido di Azoto – NO2 è un inquinante secondario che risulta tossico per l’uomo per le sue capacità irritanti per le vie respiratorie che si forma per reazione chimica in atmosfera dall’ossidazione del monossido di azoto (NO), le cui fonti principali sono il trasporto su strada, il riscaldamento e i processi di combustione industriali. Gli ossidi di azoto nell’aria sono, inoltre, i principali precursori dell’inquinamento atmosferico secondario, i cui prodotti sono ad esempio l’ozono o il particolato ultrafine.
I limiti stabiliti nel D.Lgs. 155 del 2010 prevedono un limite medio annuo di 40 μg/m3 ed una concentrazione media oraria di 200 μg/m3 da non superare per più di 18 giorni all’anno

SITUAZIONE NEL LAZIO
Analizzando i dati forniti dall’Arpa Lazio al 31/12 del 2012 per polveri sottili e anche per il biossido di azoto la situazione risulta preoccupante.
Le concentrazioni di PM10 nell’aria sono sempre presenti sia nella Capitale che in alcune zone del Lazio, la maglia nera spetta alla provincia di Frosinone con in totale 539 episodi di superamento dei limiti di legge, seguita dalla Capitale con 366 e dalle Provincia di Roma con 148….

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Rapporto Ecomafie 2012 di Legambiente: nel Lazio 2.463 infrazioni

Rapporto Ecomafie 2012 di Legambiente: nel Lazio 2.463 infrazioni, 6,7 illegalità al giorno, il 7,3% del totale nazionale. Lieve calo dei reati legati al ciclo del cemento e ai rifiuti, per i quali rimaniamo però al primo posto fra le regioni dell’Italia centrale, mentre crescono pericolosamente gli incendi, ma non le infrazioni in campo faunistico e per l’arte rubata.

Legambiente Lazio: a Roma e nel Lazio prevalgono reati ambientali compiuti da gruppi criminali organizzati, troppo spesso in combutta con pezzi corrotti delle
amministrazioni. Serve reazione della politica, rinnovata azione amministrativa per la legalità e le buone politiche. Chiudere con fermezza grandi processi che si stanno
celebrando nel Lazio, da quello per traffico illecito di rifiuti nel viterbese a quello per i reati della Valle del Sacco.

Nel Lazio nel 2011 sono state accertate 2.463 infrazioni, il 7,3% del totale nazionale, 6,7 illeciti al giorno, con un lieve calo dei reati legati al ciclo del cemento e ai rifiuti, per i quali rimaniamo però al primo posto fra le regioni dell’Italia centrale, mentre crescono pericolosamente gli incendi, ma non le infrazioni in campo faunistico e per l’arte rubata. Questa è la fotografia che emerge dal Rapporto Ecomafie 2012 di Legambiente, che vede il Lazio piazzarsi stabile in quinta posizione nel Paese per numero assoluto di illegalità ambientali, appena sotto al podio nella triste classifica nazionale delle ecomafie, elaborata sulla base dei dati delle Forze dell’Ordine. Nel 2011 nel panorama nazionale continuano invece a crescere i reati accertati dalle forze dell’Ordine , pari a 33.817 illeciti ambientali , con un aumento del 9,7 % rispetto al 2010 che aveva già fatto registrare un incremento del 7,8 % rispetto al 2009. In assoluto, calano le infrazioni rispetto al 2010 quando erano 3.124 (-661), così come i sequestri effettuati che arrivano da 751 a 597, raddoppia invece da 5 a 10 il piccolo numero di persone arrestate,  in sostanza stabili le persone denunciate, da 1997 a 1982. Seppure in calo, colpiscono le 190 infrazioni accertate tra la Capitale e la provincia per reati che riguardano i rifiuti, che portano questo territorio al quarto posto della classifica in Italia per questi fenomeni, mentre sono seriamente preoccupanti le 204 infrazioni nel ciclo del cemento in provincia di Latina, che la portano al settimo posto in Italia, e le 218 nella provincia di Roma che la fanno piazzare sesta in Italia.

“A Roma e nel Lazio prevalgono i reati ambientali compiuti da gruppi criminali organizzati, troppo spesso in combutta con pezzi corrotti delle amministrazioni, lo testimoniano le preziose operazioni di polizia compiute dalle forze dell’ordine e dalla Magistratura. Il problema però è Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio sul fronte della politica, serve una reazione forte, un cambiamento, una rinnovata azione amministrativa per la legalità e le buone politiche -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Le organizzazioni criminali si vanno radicando ben oltre i livelli di guardia, a Roma come nel Sud Pontino. Nella Capitale le cosche fanno shopping, investono soldi sporchi in attività pulite, come hanno dimostrato i sequestri del Cafè de Paris di altri noti locali e attività romane. Da un lato, servono norme più severe per potenziare gli strumenti a disposizione delle Procure, ma dall’altro è l’attenzione delle istituzioni che deve crescere, prima fra tutte la Regione Lazio che, in particolare su cemento e rifiuti deve dare un forte impulso alle Amministrazioni locali nei settori a basso livello di illegalità e infiltrazione, puntando su raccolta differenziata e riciclaggio piuttosto che su discariche e inceneritori, riavviando i poteri sostitutivi fermati dalla nuova Giunta per le attività di demolizione sul fronte del cemento abusivo.”

I dati disaggregati per area geografica evidenziano il Lazio è al primo posto per reati legati al ciclo dei rifiuti fra le regioni dell’Italia centrale con 326 infrazioni, 1 arresto, 163 sequestri, 354 persone denunciate. Il numero delle infrazioni scende del 13,2% dalle 376 dello scorso anno, stabili i sequestri (erano 169 del 2010 e sono stati 163 nel 2011), mentre cresce il numero delle persone denunciate (da 341 a 354). E non si tratta solo degli smaltimenti illeciti di ecofurbi ed ecocriminali, ma spesso anche di traffici illegale organizzati dietro i quali c’è spesso la presenza delle cosche. Due boss campani, arrestati dal NOE, in provincia di Frosinone cambiavano certificazioni dei rifiuti da “pericolosi” in “non pericolosi”, in provincia di Latina, come ha raccontato Carmine Schiavone collaboratore di giustizia del processo Spartacus, sarebbero finiti “anche rifiuti radioattivi” presso la discarica di Borgo Montello, in una cava nel viterbese a Graffignano sarebbero state smaltite 1.179 tonnellate di fanghi e oltre 2.000 di rifiuti da demolizione, nella Capitale è stata sequestrata la discarica di Testa di cane, a ridosso di quella di Malagrotta, che sarebbe stata costruita con opere senza autorizzazione.

Nel ciclo del cemento, il Lazio scende ad un comunque preoccupante quinto posto subito dopo le tradizionali Regioni ad insediamento mafioso. 634 le infrazioni accertate, ovvero 1,7 al giorno, 2
arresti, 206 sequestri, 883 persone denunciate. Con questi numeri la nostra Regione incide sul totale nazionale dei reati edificatori con il 9,5%. Anche sul cemento c’è l’ombra delle cosche, come
confermato dalla relazione 2011 della Direzione nazionale antimafia sul rischio concreto della presenza delle organizzazioni mafiose in tutto il territorio: “Il Lazio, e in particolar modo Roma, già
da tempo sono stati scelti dalle organizzazioni criminali mafiose per costituirvi articolazioni logistiche per il riciclaggio di capitali illecitamente accumulati e per l’investimento in attività imprenditoriali”.

Sequestrati 33 ettari di terreno nell’area protetta della pineta di Castelfusano, per opere abusive nel campeggio, sequestrata una presunta lottizzazione abusiva in località Acquatraversa a Formia, censiti 1,5 milioni di metri cubi fuori legge nel parco nazionale del Circeo, persino le aree verdi della Capitale sono finite sotto inchiesta, visto che in alcuni “punti verdi qualità” secondo gli inquirenti sarebbero stati gonfiati i budget, ottenendo garanzie dal Comune di Roma, per lavori in realtà mai compiuti.
“Continuano a preoccupare molto i numeri delle Ecomafie nel Lazio, soprattutto va stroncata subito una certa commistione di interessi che appare troppo florida, anche chiudendo con le giuste condanne i processi già avviati –ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Sui rifiuti la nostra regione rimane prima tra quelle del centro Italia e si moltiplicano traffici e giro bolla illeciti, l’abusivismo conquista sempre più il volto di una pericolosa apparente legalità, persino la lotta ai roghi boschivi vede un arretramento dopo il buon lavoro svolto col catasto degli incendi. Sul fronte dei controlli e della repressione è sempre più articolato ed efficacie il lavoro delle forze dell’ordine e delle procure, nonostante la scarsità di mezzi in campo che vanno incrementati invece, ma bisogna anche agire di più sul piano della prevenzione, sull’educazione alla legalità ad esempio. Anche in questo senso continuano le attività dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, che danno anche la possibilità ai cittadini di segnalare direttamente tutto ciò che sembra fuori dalle norme. Chiediamo a tutte le istituzioni grande fermezza per permettere di chiudere i grandi processi che si stanno celebrando nel Lazio, da quello per traffico illecito di rifiuti nel viterbese a quello per i reati della Valle del Sacco, le comunità non si possono permettere che siano prescritti buttando anni di lavoro.”

Nel Lazio va male anche sul fronte incendi, dove da qualche tempo si è interrotto il trend positivo: dal 6° saliamo quest’anno al 4° posto della classifica nazionale per le infrazioni legate ad incendi –dolosi, colposi, generici–, con 715 infrazioni e un aumento di ben 223 illeciti rispetto all’anno precedente, 37 persone denunciate e 4 sequestri effettuati. Spiccano tra le prime dieci province per infrazioni Latina al quarto posto con 301 infrazioni e Frosinone al nono con 198. A diminuire sono invece i reati faunistici: il Lazio passa dal primo posto del 2010 ad un più confortante sesto posto nel 2011, con 412 le infrazioni accertate, il 5,5% del totale nazionale, con un aumento però del numero delle persone denunciate da 201 a 379 e 87 sequestri. Sostanzialmente invariata rispetto al 2010 la situazione dei furti d’arte: il Lazio rimane al secondo posto nazionale con 150 furti, pari al 13,5 % del totale nazionale. Per tutte le segnalazioni che riguardano illegalità ambientali si può contattare il Numero Verde dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio 800-926248.

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Dossier MAL’ARIA 2012

Riparte “Mal’aria di città”, l’ormai storica campagna di Legambiente contro l’inquinamento atmosferico e a favore del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile ed anche quest’anno abbiamo fatto un bilancio per le polveri sottili PM10 e il biossido d’azoto.
Analizzando i dati dell’Arpa Lazio del 2011 per polveri sottili e anche per il biossido di azoto la situazione risulta assai preoccupante. Le concentrazioni di PM10 nell’aria sono andate aumentando nella Capitale e non solo, complici anche le condizioni meteo che in mancanza di pioggia hanno favorito il ristagno dei gas inquinanti; risultati inquietanti che giungono al termine di un anno terribile per il traffico di Roma. Nel 2011 il livello di polveri sottili in atmosfera ha superato per moltissimi giorni il limite di legge (50 microgrammi per metro cubo μg/mc per la concentrazione media nelle 24 ore), così come è molto elevato il numero di ore fuorilegge per il biossido di azoto (200 microgrammi per metro cubo μg/mc per la concentrazione massima oraria), come si evidenzia in tabella…

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ACQUA PUBBLICA, PULITA, PREZIOSA Dopo la vittoria referendaria, nuove sfide per l’acqua diritto universale ROMA, 8 NOVEMBRE 2011

ACQUA PUBBLICA, PULITA, PREZIOSA
Dopo la vittoria referendaria, nuove sfide per l’acqua diritto universale
ROMA, 8 NOVEMBRE 2011

Premessa
Sono sempre impresse nelle nostre menti le immagini delle inondazioni degli ultimi giorni e che sempre più spesso nel nostro paese e non solo si ripetono, mettendo a rischio tante vite e un patrimonio culturale ed ambientale immenso. Immagini che mostrano tutta la fragilità di territori aggrediti senza tregua dall’uomo. Un rischio idraulico, quindi, al quale poi si aggiunge uno stato di salute delle nostre acque che sconta un incuria dei nostri fiumi: cementificazioni, inquinamento, rifiuti. Nel mondo questo vuol dire privatizzazione di un bene comune, dove carenza idrica non vuol dire scarsità del bene in quei luoghi, ma impossibilità di accedere a quel bene per quelle comunità e lo stesso bene per loro scarso, poi diventa veicolo di morte e di epidemie, perché in quei luoghi neanche i rifiuti domestici vengono raccolti. Allora oggi serve una nuova cultura dell’acqua, c’è sicuramente bisogno di interventi sanitari, idrogeologici, di depurazione e cura delle sorgenti. E la litania del conflitto di competenze deve essere interrotta.
ACQUA PUBBLICA
Nel pomeriggio del 13 giugno 2011, dopo mesi di campagna referendaria, i cittadini italiani si sono resi protagonisti di un pezzo importante del loro futuro: 28 milioni (nel Lazio il 58,9% degli elettori) si sono recati alle urne, nonostante il week-end ormai “balneare” e le tornate elettorali dei mesi precedenti, per dire Sì all’acqua pubblica e per indicare al legislatore le strade da percorrere per le scelte di gestione dei servizi idrici.

Grazie all’attività di un ricco, colorato, intelligente movimento dell’acqua, che ha visto anche Legambiente tra i protagonisti, dopo una lunga raccolta firme, distribuzione materiali, convegni, comizi, incontri… la parola dei cittadini sul destino della gestione delle risorse idriche, è stata molto chiara: si è scelto di abrogare l’art. 23 bis del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 al fine di fermare l’obbligo di privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali e di abrogare il comma 1 dell’articolo 154, comma 1 del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 per impedire i profitti sull’acqua. Dopo cinque mesi dalle feste alla Bocca della Verità e in tutta Italia, quanto decretato deve essere messo in pratica in maniera piena e completa. […]

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Roma come Fukushima?

In caso di incidente grave nella ipotetica centrale nucleare di Montalto, 600 mila persone evacuate tra la Tuscia, Roma e la Sabina. 3,5 milioni se catastrofe avvenisse a Borgo Sabotino tra Latina, Frosinone e la stessa Roma. Esplosivo dossier, con tutti i numeri e gli effetti della tragedia giapponese, applicati al caso di Roma e del Lazio.

Legambiente Lazio: numeri agghiaccianti, impensabile il rischio nucleare  Appello a votare SÌ ai referendum del 12 e 13 giugno

Quasi 600 mila persone evacuate fino alle porte di Roma e alla Sabina, un danno irreparabile alla vita di decine di centinaia di migliaia di famiglie, studi interrotti nelle 51 istituzioni scolastiche presenti e suddivise in oltre 200 plessi, lavoro perso per quasi tutti, agricoltura in ginocchio per le 38.115 aziende del territorio che coltivano 280.596 ettari, 3,5 milioni di capi abbattuti tra bovini, suini, ovini e pollame vario nelle 7 mila aziende, attività produttive e servizi cancellati, nella sola Tuscia 522 strutture ricettive da chiudere oltre a 288 agriturismi, 21 campeggi, 48 stabilimenti balneari e 590 ristoranti, decretando l’ovvia fine del turismo. “Roma come Fukushima?” è il titolo dell’esplosivo dossier, realizzato a pochi giorni dal voto dei referendum per fare chiarezza sul significato del pericolo nucleare: oltre le pittoresche tute bianche, le maschere e le sirene che in questi giorni stanno affollando le piazze italiane, è questo il possibile scenario post incidente atomico in una ipotetica centrale nucleare a Montalto di Castro (Vt), che Legambiente Lazio ha voluto sbattere in faccia ai cittadini, in modo crudo e argomentato, per poter comprendere bene il concreto rischio che si ha di fronte.

“E’ un futuro sul quale non avremmo proprio mai voluto nemmeno riflettere, eppure è esattamente quanto sta tragicamente vivendo la popolazione giapponese e quanto da venticinque anni si sta protraendo a Cernobyl, un disastro che non deve mai più avvenire e che nello scenario di Roma e del Lazio è agghiacciante, fa tremare al solo pensiero -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Altro che sciacallaggio, stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone in carne e ossa strappate dalla loro vita in Giappone, dai loro affetti, dalle loro abitudini, dal loro lavoro. E’ forse la cosa più tragica che può accadere, un forzoso esodo di massa verso un’esistenza senza senso, con l’impossibilità di rientrare nella propria casa e di mantenere la vita nella propria comunità. Il nucleare dopo Cernobyl purtroppo ancora una volta in Giappone ha evidenziato questi inaccettabili rischi concreti, questo sporco futuro deve essere fermato dai cittadini votando Sì ai referendum del 12 e 13 giugno.”

Nel caso di Fukushima, il governo giapponese ha dapprima fissato un raggio di 20 chilometri dalla centrale entro la quale sono stati evacuati tutti, esteso poi a 30 chilometri, mentre si parla  proprio in questi giorni di un’estensione a 60 chilometri, a seguito delle misure di radioattività effettuate. L’Ambasciata Americana ha, invece, subito prontamente consigliato ai propri concittadini  che si trovavano nell’area di Fukushima di allontanarsi ad almeno 80 chilometri dalla centrale, in modo cautelativo. Non esiste, in realtà, una distanza di sicurezza entro la quale non esistano danni, anzi nel caso dell’incidente di Cernobyl molte autorevoli fonti hanno evidenziato incrementi tumorali anche in Francia e in Gran Bretagna a migliaia di chilometri, ma per questa stima non ne abbiamo voluto tener conto, prendendo in esame il raggio minimo di 80 chilometri proposto dagli americani. Con risultati agghiaccianti.
Se la centrale, poi, dovesse essere a Borgo Sabotino (Lt), lo scenario in caso di un incidente sarebbe ancora peggiore: la città di Latina è nel raggio dei 20 chilometri, quello più stretto dove la radioattività perdurerebbe per centinaia di anni. E il raggio più allargato di 80 chilometri vede pienamente dentro anche la Capitale oltre ai Castelli romani e a Frosinone con quasi l’intera
provincia, con uno scenario impensabile. In questo caso sono oltre 3,5 milioni le persone evacuate negli 80 chilometri fin dentro Roma, mille istituzioni scolastiche bloccate, agricoltura in ginocchio per 100 mila aziende, tralasciando attività produttive, servizi e attività turistico ricettive distrutte con numeri e storie allucinanti.

“Nemmeno se fosse l’unica alternativa possibile si potrebbe scegliere il rischio del nucleare, e non  lo è visto che efficienza risparmio energetico e fonti rinnovabili stanno già cogliendo obiettivi pure superiori a quelli dell’atomo, i cittadini mettano una croce sul SÌ ai referendum per bloccare questa assurdità -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Non lo dice nessuno ai romani, ai viterbesi, agli abitanti di Frosinone, Latina e Rieti che dovrebbero essere evacuate decine di migliaia di ettari del Lazio, nel caso ci fosse un incidente come quello di poche settimane fa in Giappone nelle ipotetiche centrali di Montalto di Castro o di Borgo Sabotino. Impossibile, purtroppo no, la vecchia tecnologia è in sostanza la stessa e il nostro territorio delicato e sismico come abbiamo tristemente verificato a L’Aquila, con possibili tsunami come quello che nel 1908 ha distrutto Messina e Reggio alto 13 metri, quasi come quello dell’11 marzo scorso a Fukushima che è stato di 14 metri. Basta chiacchiere, tutti al voto, è ora di parlare di cose serie, di puntare i tanti soldi che i cittadini pagano ogni anno in bolletta sulle rinnovabili, l’efficienza e il risparmio e non su dannosi e costose centrali nucleari.”

Non finisce certo qui la mobilitazione di Legambiente Lazio verso i referendum per l’acqua bene comune e per fermare il nucleare. Nel pomeriggio dalle 15 nuovo banchetto informativo nel Municipio 8, a via dei Colombi, e partecipazione al dibattito “Ragioniamo di acqua”, presso la Federazione Nazionale della stampa a Corso Vittorio Emanuele. Domani, 9 giugno, dalle 16 alle 19
volantinaggio lungo la Metro A, da Furio Camillo ad Anagnina; dalle 17 alle 21 partecipazione alla festa dell’acqua a piazza Augusto Lorenzini.

ROMA COME FUKUSHIMA?
I rischi del nucleare, il tragico scenario giapponese e il caso Lazio
Dossier di Legambiente Lazio

Premessa
L’esplosione del reattore numero 4, il 26 aprile dell’86, sprigionò 50 tonnellate di materiale radioattivo, una nube tossica si estese su tutta l’Europa: 200 mila chilometri quadrati di territorio  urono sorvolati dalla nube radioattiva. Oltre 600 mila persone furono ampiamente esposte alle radiazioni: tra loro, 200 mila soldati, i dipendenti della centrale e gli abitanti delle zone vicine all’impianto. La zona di evacuazione iniziale fu di 2.830 chilometri quadrati, con 135 mila persone evacuate. In Giappone, l’agenzia di regolazione nucleare afferma che la fusione nel reattore n.1 di Fukushima si è verificata circa cinque ore dopo il terremoto dell’11 marzo, dieci ore prima di quanto inizialmente stimato dal gestore dell’impianto. Secondo l’agenzia la quantità totale di iodio radioattivo 131 e Cesio 137, rilasciata dai reattori n.1, 2 e 3, per 6 giorni, dall’11 marzo, è stimata a 770.000 terabacquerels. Questo valore è circa il doppio della cifra stimata nel mese di aprile, quando l’Agenzia ha aggiornato la gravità dell’incidente al più alto livello, livello 7, sulla scala internazionale. Le distanze, i pericoli, le zone di evacuazione
Un recente e contestatissimo studio dell’AIEA sostiene che già a una distanza di circa 30 km dal reattore i livelli di radioattività sarebbero scesi a livelli accettabili. Il rapporto CRIIRAD ha, invece, dimostrato, con l’indagine svolta dal 1999 al 2001 ed effettuando oltre tremila misurazioni in Francia, nell’Italia del Nord, in Svizzera, nella Germania del Sud, in Austria per arrivare fino all’Ucraina, che la situazione non è affatto così. Secondo il premio Nobel Georges Charpak le ricadute di Chernobyl potranno provocare in Francia 300 cancri letali in trenta anni. Altrettanti, se non di più, in Italia. Un documento dell’IRSN (l’Istituto francese di Radioprotezione e Sicurezza Nucleare) intitolato  Chernobyl, 17 anni dopo” e datato 2003, cita una pubblicazione del suo  quivalente britannico, il National Radio Protection Board (NRPB), secondo il quale il bilancio dell’incidente sarà da “1000 a 3000 decessi nei paesi dell’Europa occidentale”. La stessa pubblicazione stima tra 2.500 e 75.000 i cancri mortali tra gli abitanti delle regioni occidentali dell’ex URSS. Per l’epidemiologo Lynn Anspaugh la forchetta sarà da 2.000 a 17.000.

I medici e scienziati bielorussi chiedevano l’applicazione del limite di 1 mSv/anno (70 mSv/vita), raccomandato dopo il 1985 dal CIPR (Commissione Internazionale di Protezione Radiologica),  tenendo conto del fatto che le radiazioni ionizzanti sono più nocive di quanto si pensasse negli anni 70. Ma i più colpiti sono i bambini perchè essi accumulano, molto più che gli adulti, il cesio presente nella loro alimentazione. É il caso di tutti gli organi presi in esame e la differenza è particolarmente marcata per il cuore e la tiroide. Il feto è ugualmente irradiato, di fatto, dall’accumulo di cesio nella placenta. Per tali ragioni, ora e sotto la spinta di altri scienziati, si comincia a valutare l’ipotesi di stabilire, per i bambini, un limite di dose inferiore a quello degli adulti: 0,3 mSv/anno, invece di 1 mSv/anno. US govt recommends 80 Km Fukushima evac zone; currently 30km Con un messaggio di posta elettronica per i cittadini americani, l’Ambasciatore John V. Roos in Giappone, ha consigliato un raggio di 80 km per la zona di evacuazione a Fukushima. “La United States Nuclear Regulatory Commission (NRC), il Dipartimento di Energia e altri esperti del Governo degli Stati Uniti hanno esaminato i dati scientifici e tecnici che hanno raccolto dalle attività nel paese, così come quello che il governo del Giappone ha diffuso, in risposta al peggioramento della situazione nella centrale nucleare di Fukushima. Coerenti con gli indirizzi NRC che si applicano a una situa

ione del genere negli Stati Uniti, stiamo raccomandando, come precauzione, ai cittadini americani che vivono entro 50 miglia (80 chilometri) della centrale nucleare di Fukushima di evacuare  l’area(…). Vogliamo sottolineare che ci sono numerosi fattori a seguito del terremoto e dello tsunami, le condizioni meteo, direzione e velocità del vento, e la natura del problema reattore che influenzano il rischio di contaminazione radioattiva all’interno di questo 50 miglia (80 km) di raggio o la possibilità per materiali radioattivi di basso livello di raggiungere distanze maggiori.” Ecco un estratto del testo inviato dall’Ambasciatore. Read more: http://www.digitaljournal.com/article/304743.

Quasi 600 mila persone evacuate fino alle porte di Roma e alla Sabina, un danno irreparabile alla vita di decine di centinaia di migliaia di famiglie, studi interrotti nelle 51 istituzioni
scolastiche presenti e suddivise in oltre 200 plessi, lavoro perso per quasi tutti, agricoltura in ginocchio per le 38.115 aziende del territorio che coltivano 280.596 ettari,
3,5 milioni di capi abbattuti tra bovini, suini, ovini e pollame vario nelle 7 mila aziende, attività produttive e servizi cancellati, nella sola Tuscia 522 strutture ricettive da chiudere
oltre a 288 agriturismi, 21 campeggi, 48 stabilimenti balneari e 590 ristoranti, decretando l’ovvia fine del turismo. […]

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