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Goletta Verde di Legambiente ad Ardea

Goletta Verde di Legambiente ad Ardea
L’abusivismo edilizio sulle coste del Lazio è una piaga:
nel 2011 sono state 634 infrazioni accertate nel ciclo del cemento
la regione rappresenta da sola il 9,5% del totale nazionale delle violazioni commesse
Legambiente: “Un reato su 5 si compie nel territorio laziale, è urgente riavviare le ruspe
contro i l’abusivismo, soprattutto nell’area romana e lungo tutto il litorale pontino”

Continua la stretta dell’abusivismo edilizio sul territorio laziale, nel 2011 sono state 634 le infrazioni accertate, ovvero 1,7 al giorno, violazioni che hanno comportato 2 arresti, 206 sequestri e 883 persone denunciate. La regione, pur scendendo dal podio della black list nazionale, rimane in un preoccupante 5° posto subito dopo le tradizionali regioni ad insediamento mafioso, incidendo sul totale nazionale dei reati edificatori con il 9,5% delle infrazioni complessive. Sono 218 i reati accertati in provincia di Roma, 204 quelle in provincia di Latina, 79 nel reatino, 75 nel frusinate ed infine 58 nel viterbese.

Questo il quadro esposto questa mattina dalla Goletta Verde di Legambiente ad Ardea, in occasione della presentazione dei dati sull’abusivismo nelle coste laziali alla quale sono intervenuti  Giorgio Zampetti, Responsabile Scientifico di Legambiente e Lorenzo Parlati, Presidente di Legambiente Lazio.

“Un reato su cinque si compie nel territorio laziale, bisogna riavviare le ruspe contro i ritmi impressionanti dell’abusivismo, soprattutto nell’area romana e lungo tutto il litorale pontino, nelle aree più pregiate e al contempo maggiormente sensibili -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Questo assalto criminale legato all’edilizia và fermato con decisione, i Comuni devono riaccendere i motori delle ruspe per ripristinare la legalità sul territorio, con un forte sostegno della Regione Lazio, sia per contrastare i cavilli amministrativi degli abusivi che rispetto al fondo di rotazione per la lotta all’abusivismo. Lo dimostra Ardea, dove non si è ancora fermata la corsa al mattone selvaggio ma finalmente c’è un’azione per demolire ciò che è abusivo, che va estesa con ancora più determinazione. Non è solo il territorio di Roma a reclamare interventi urgenti -sottolinea Parlati-, in provincia di Latina langue la lotta agli abusi persino nei Comuni del parco del Circeo, in provincia di Forsinone crescono in modo preoccupante le infrazioni, mentre resta nel complesso preoccupante il numero delle denunce che rivela reati sempre più gravi e per i quali è sempre necessaria una più alta l’attenzione.”

Un susseguirsi di abusi e speculazioni a danno dell’ambiente scorre lungo il litorale laziale. Al di là del ruolo delle varie consorterie mafiose, in questo territorio il cemento illegale è diventato una prassi consolidata, seguita non solo dai clan. Rapportando i dati al territorio il quadro è più fosco: il Lazio pesa sul totale nazionale per il 20% e nello specifico la Provincia di Latina detiene un
preoccupante 9,1%, seguita dalla provincia di Roma con il 4,1%, dal reatino con il 2,9%, dal frusinate con il 2,3% ed infine dal viterbese che pesa per l’1,6%. Rispetto al numero di abitanti, colpisce invece la provincia di Rieti che pesa con il 5,3%, seguita da quella di Latina con il 4,1%, dal viterbese con il 2% , frusinate con l’1,5% ed infine la provincia di Roma con lo 0,6%.

In provincia di Roma, il caso di Ardea è eclatante, la costa è affogata da una colata di cemento illegale pressoché ininterrotta che i primi abbattimenti provano a contrastare, ma sono un peso enorme i 657 abusi edilizi censiti solo tra il 2004 e il 2009, dopo anni ed anni in cui in media sono stati commessi quasi 2 abusi al giorno ed è stata edificata una nuova costruzione abusiva ogni 5 giorni. Così come ha dell’incredibile, sempre ad Ardea, la recente vicenda dei 168 manufatti per 25.000 metri quadri, destinati ad abitazioni civili, ristoranti, bar, piscine e campi da calcio, su un’area agricola di circa 3,5 ettari. Restano anche le costruzioni abusive nell’area del Parco delle Dune, alle quali Goletta Verde assegnò sin dal 2007 una bandiera nera: alle spalle della meravigliosa Torre Michelangiolesca, alcune concessioni demaniali rilasciate 30 anni fa permettevano di realizzare capanni per la pesca che si sono tramutati in immobili. Ma l’area romana è davvero sotto l’assalto dei pirati del cemento. La lista delle indagini è lunga: lottizzazione abusiva a Santa Procula, Pomezia, un’area vincolata di quattro ettari interessata da imponenti opere di urbanizzazione funzionali alla realizzazione di un complesso di edifici a uso residenziale; sequestro di 33 ettari all’interno dell’area protetta della pineta di Castelfusano per opere abusive nel campeggio, denunciate da Legambiente sin dal 2004, su cui insistono circa 800 unità abitative, numerosissimi ormeggi per circa 200 imbarcazioni.

Nella Capitale, poi, secondo l’ex direttore dell’ufficio condono edilizio gli abusivi avevano un vero e proprio listino prezzi da 5 mila euro per una veranda in periferia, a 250.000 euro per una mini lottizzazione. L’attivismo dei clan è forte nella provincia di Latina, dove troppo spesso emerge l’intreccio tra abusivi e amministratori. Secondo gli ultimi dati disponibili, la regina dell’abusivismo sulle coste è proprio la provincia di Latina: nel Lazio sono ben 2.379 gli abusi edilizi commessi solo nel 2009 nei 23 Comuni costieri (esclusa Roma), uno su sei del totale regionale di 15.426 abusi (il 15,4%), ma di questi 1.680 reati sono distribuiti sui 12 comuni costieri pontini. A San Felice Circeo, un assessore comunale nello scorso aprile è stato denunciato per abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva, per l’edificazione di un centro commerciale su un terreno agricolo, ma la stessa sorte è toccata all’ex sindaco e all’ex responsabile del settore urbanistica, rinviati a giudizio per una darsena abusiva sequestrata nel 2010, così come, invece, è stato denunciato un dipendente comunale per aver costruito una villa abusiva a meno dei 300 metri dalla costa. A Sabaudia, ben 10 ettari di terreno agricolo, sono stati sequestrati dalle forze dell’ordine così come una villa bifamiliare in costruzione proprio sugli argini del lago di Paola; a Formia, dove il 14 febbraio scorso le forze dell’ordine hanno messo i sigilli a 16 appartamenti, del valore di circa cinque milioni di euro e un altro sequestro ha riguardato una presunta lottizzazione abusiva in località Acquatraversa.

“E’ evidente quanto la situazione dell’abusivismo nel Lazio ma in generale lungo tutta la costa italiana, sia ormai giunta a livelli insostenibili -afferma Giorgio Zampetti, Responsabile Scientifico di Legambiente-. Solo nel 2011 in Italia si sono registrati 3171 illeciti riguardanti l’abusivismo edilizio sul demanio. Le colate di cemento sul litorale, oltre che a sottrarre ai cittadini quello che è un
inalienabile patrimonio pubblico, ipotecano seriamente gli ecosistemi, come ad esempio quello dunale che caratterizza la zona di Ardea, andando ad incidere negativamente dal punto di vista  ambientale, paesistico e anche turistico. Proprio per questo –continua Zampetti-, siamo qui per rilanciare il messaggio, che, nonostante ci siano alcuni segnali positivi sugli abbattimenti in diverse parti d’Italia, purtroppo sono ancora casi isolati e tanto rimane da fare per arginare l’imponente fenomeno dell’abusivismo edilizio sulla costa”.

Ufficio Stampa di Goletta Verde:
Laura Binetti
stampa.golettaverde@legambiente.it; 349-6546593 

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Rapporto Ecomafie 2012 di Legambiente: nel Lazio 2.463 infrazioni

Rapporto Ecomafie 2012 di Legambiente: nel Lazio 2.463 infrazioni, 6,7 illegalità al giorno, il 7,3% del totale nazionale. Lieve calo dei reati legati al ciclo del cemento e ai rifiuti, per i quali rimaniamo però al primo posto fra le regioni dell’Italia centrale, mentre crescono pericolosamente gli incendi, ma non le infrazioni in campo faunistico e per l’arte rubata.

Legambiente Lazio: a Roma e nel Lazio prevalgono reati ambientali compiuti da gruppi criminali organizzati, troppo spesso in combutta con pezzi corrotti delle
amministrazioni. Serve reazione della politica, rinnovata azione amministrativa per la legalità e le buone politiche. Chiudere con fermezza grandi processi che si stanno
celebrando nel Lazio, da quello per traffico illecito di rifiuti nel viterbese a quello per i reati della Valle del Sacco.

Nel Lazio nel 2011 sono state accertate 2.463 infrazioni, il 7,3% del totale nazionale, 6,7 illeciti al giorno, con un lieve calo dei reati legati al ciclo del cemento e ai rifiuti, per i quali rimaniamo però al primo posto fra le regioni dell’Italia centrale, mentre crescono pericolosamente gli incendi, ma non le infrazioni in campo faunistico e per l’arte rubata. Questa è la fotografia che emerge dal Rapporto Ecomafie 2012 di Legambiente, che vede il Lazio piazzarsi stabile in quinta posizione nel Paese per numero assoluto di illegalità ambientali, appena sotto al podio nella triste classifica nazionale delle ecomafie, elaborata sulla base dei dati delle Forze dell’Ordine. Nel 2011 nel panorama nazionale continuano invece a crescere i reati accertati dalle forze dell’Ordine , pari a 33.817 illeciti ambientali , con un aumento del 9,7 % rispetto al 2010 che aveva già fatto registrare un incremento del 7,8 % rispetto al 2009. In assoluto, calano le infrazioni rispetto al 2010 quando erano 3.124 (-661), così come i sequestri effettuati che arrivano da 751 a 597, raddoppia invece da 5 a 10 il piccolo numero di persone arrestate,  in sostanza stabili le persone denunciate, da 1997 a 1982. Seppure in calo, colpiscono le 190 infrazioni accertate tra la Capitale e la provincia per reati che riguardano i rifiuti, che portano questo territorio al quarto posto della classifica in Italia per questi fenomeni, mentre sono seriamente preoccupanti le 204 infrazioni nel ciclo del cemento in provincia di Latina, che la portano al settimo posto in Italia, e le 218 nella provincia di Roma che la fanno piazzare sesta in Italia.

“A Roma e nel Lazio prevalgono i reati ambientali compiuti da gruppi criminali organizzati, troppo spesso in combutta con pezzi corrotti delle amministrazioni, lo testimoniano le preziose operazioni di polizia compiute dalle forze dell’ordine e dalla Magistratura. Il problema però è Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio sul fronte della politica, serve una reazione forte, un cambiamento, una rinnovata azione amministrativa per la legalità e le buone politiche -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Le organizzazioni criminali si vanno radicando ben oltre i livelli di guardia, a Roma come nel Sud Pontino. Nella Capitale le cosche fanno shopping, investono soldi sporchi in attività pulite, come hanno dimostrato i sequestri del Cafè de Paris di altri noti locali e attività romane. Da un lato, servono norme più severe per potenziare gli strumenti a disposizione delle Procure, ma dall’altro è l’attenzione delle istituzioni che deve crescere, prima fra tutte la Regione Lazio che, in particolare su cemento e rifiuti deve dare un forte impulso alle Amministrazioni locali nei settori a basso livello di illegalità e infiltrazione, puntando su raccolta differenziata e riciclaggio piuttosto che su discariche e inceneritori, riavviando i poteri sostitutivi fermati dalla nuova Giunta per le attività di demolizione sul fronte del cemento abusivo.”

I dati disaggregati per area geografica evidenziano il Lazio è al primo posto per reati legati al ciclo dei rifiuti fra le regioni dell’Italia centrale con 326 infrazioni, 1 arresto, 163 sequestri, 354 persone denunciate. Il numero delle infrazioni scende del 13,2% dalle 376 dello scorso anno, stabili i sequestri (erano 169 del 2010 e sono stati 163 nel 2011), mentre cresce il numero delle persone denunciate (da 341 a 354). E non si tratta solo degli smaltimenti illeciti di ecofurbi ed ecocriminali, ma spesso anche di traffici illegale organizzati dietro i quali c’è spesso la presenza delle cosche. Due boss campani, arrestati dal NOE, in provincia di Frosinone cambiavano certificazioni dei rifiuti da “pericolosi” in “non pericolosi”, in provincia di Latina, come ha raccontato Carmine Schiavone collaboratore di giustizia del processo Spartacus, sarebbero finiti “anche rifiuti radioattivi” presso la discarica di Borgo Montello, in una cava nel viterbese a Graffignano sarebbero state smaltite 1.179 tonnellate di fanghi e oltre 2.000 di rifiuti da demolizione, nella Capitale è stata sequestrata la discarica di Testa di cane, a ridosso di quella di Malagrotta, che sarebbe stata costruita con opere senza autorizzazione.

Nel ciclo del cemento, il Lazio scende ad un comunque preoccupante quinto posto subito dopo le tradizionali Regioni ad insediamento mafioso. 634 le infrazioni accertate, ovvero 1,7 al giorno, 2
arresti, 206 sequestri, 883 persone denunciate. Con questi numeri la nostra Regione incide sul totale nazionale dei reati edificatori con il 9,5%. Anche sul cemento c’è l’ombra delle cosche, come
confermato dalla relazione 2011 della Direzione nazionale antimafia sul rischio concreto della presenza delle organizzazioni mafiose in tutto il territorio: “Il Lazio, e in particolar modo Roma, già
da tempo sono stati scelti dalle organizzazioni criminali mafiose per costituirvi articolazioni logistiche per il riciclaggio di capitali illecitamente accumulati e per l’investimento in attività imprenditoriali”.

Sequestrati 33 ettari di terreno nell’area protetta della pineta di Castelfusano, per opere abusive nel campeggio, sequestrata una presunta lottizzazione abusiva in località Acquatraversa a Formia, censiti 1,5 milioni di metri cubi fuori legge nel parco nazionale del Circeo, persino le aree verdi della Capitale sono finite sotto inchiesta, visto che in alcuni “punti verdi qualità” secondo gli inquirenti sarebbero stati gonfiati i budget, ottenendo garanzie dal Comune di Roma, per lavori in realtà mai compiuti.
“Continuano a preoccupare molto i numeri delle Ecomafie nel Lazio, soprattutto va stroncata subito una certa commistione di interessi che appare troppo florida, anche chiudendo con le giuste condanne i processi già avviati –ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Sui rifiuti la nostra regione rimane prima tra quelle del centro Italia e si moltiplicano traffici e giro bolla illeciti, l’abusivismo conquista sempre più il volto di una pericolosa apparente legalità, persino la lotta ai roghi boschivi vede un arretramento dopo il buon lavoro svolto col catasto degli incendi. Sul fronte dei controlli e della repressione è sempre più articolato ed efficacie il lavoro delle forze dell’ordine e delle procure, nonostante la scarsità di mezzi in campo che vanno incrementati invece, ma bisogna anche agire di più sul piano della prevenzione, sull’educazione alla legalità ad esempio. Anche in questo senso continuano le attività dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, che danno anche la possibilità ai cittadini di segnalare direttamente tutto ciò che sembra fuori dalle norme. Chiediamo a tutte le istituzioni grande fermezza per permettere di chiudere i grandi processi che si stanno celebrando nel Lazio, da quello per traffico illecito di rifiuti nel viterbese a quello per i reati della Valle del Sacco, le comunità non si possono permettere che siano prescritti buttando anni di lavoro.”

Nel Lazio va male anche sul fronte incendi, dove da qualche tempo si è interrotto il trend positivo: dal 6° saliamo quest’anno al 4° posto della classifica nazionale per le infrazioni legate ad incendi –dolosi, colposi, generici–, con 715 infrazioni e un aumento di ben 223 illeciti rispetto all’anno precedente, 37 persone denunciate e 4 sequestri effettuati. Spiccano tra le prime dieci province per infrazioni Latina al quarto posto con 301 infrazioni e Frosinone al nono con 198. A diminuire sono invece i reati faunistici: il Lazio passa dal primo posto del 2010 ad un più confortante sesto posto nel 2011, con 412 le infrazioni accertate, il 5,5% del totale nazionale, con un aumento però del numero delle persone denunciate da 201 a 379 e 87 sequestri. Sostanzialmente invariata rispetto al 2010 la situazione dei furti d’arte: il Lazio rimane al secondo posto nazionale con 150 furti, pari al 13,5 % del totale nazionale. Per tutte le segnalazioni che riguardano illegalità ambientali si può contattare il Numero Verde dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio 800-926248.

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Guida blu 2012 di Legambiente e Touring Club: quattro vele sventolano a Montalto (Vt) e Sperlonga (Lt)

Quattro vele sventolano a Montalto (Vt) e Sperlonga (Lt): secondo la Guida blu 2012 di Legambiente e Touring Club migliorano sul fronte ambientale le località sui mari del Lazio ma sono ferme quelle sui laghi.

Legambiente Lazio: puntare su qualità e sostenibilità dimenticando cemento e assurde concessioni, con politiche organiche e affrontando subito criticità. Montalto (Vt) e Sperlonga (Lt) guadagnano nel 2012 “quattro vele” nel Lazio secondo l’annuale classifica delle Vele Blu redatta da Legambiente e Touring Club italiano da ormai dodici anni. C’è una tendenza al miglioramento quest’anno, anche se nessuna località laziale si aggiudica le “5 vele”, il riconoscimento massimo della classifica. Ponza (Lt), Sabaudia (Lt), Santa Marinella (Rm) e Gaeta (Lt) salgono a “tre vele” con Ventotene (Lt) e Tarquinia (Vt). Ferme a “2 vele” invece, Nettuno (Rm), Ostia (Rm), San Felice Circeo (Lt); Anzio (Rm) conferma la sua unica vela.

“Qualcosa si muove sul litorale, grazie a qualche amministratore e qualche imprenditore più attento si va capendo che far migliorare il territorio significa far crescere il turismo, allora bisogna continuare a puntare sulla qualità e la sostenibilità dimenticando cemento e assurde concessioni – ha affermato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio. “Con la crisi che stiamo attraversando non si può tirare a campare, competono luoghi più belli e servizi di qualità migliore, innovativi. Nel Lazio bisogna liberare i waterfront cementificati da case e stabilimenti, riaprire gli accessi liberi al mare, predisporre servizi di trasporto efficienti, lavorare sull’offerta dei nostri parchi sul mare.”

I 128 parametri, racchiusi in 21 indicatori, della Guida Blu delineano una tendenza al miglioramento per Sperlonga, che guadagna le 4 vele e scala la classifica grazie a iniziative realizzate nel tempo come l’area pedonale e la differenziata porta a porta, ma anche per Santa Marinella, Sabaudia e Gaeta, che complessivamente hanno migliorato i parametri che fanno loro raggiungere le tre vele; Ponza torna alla posizione di qualche tempo fa, dopo essere stata penalizzata lo scorso anno dalla malagestione che ha portato al commissariamento, con la nuova amministrazione che deve puntare tutto sul rispetto dell’ambiente piuttosto che su assurdi piani casa o impattanti porti. Guida Blu segnala anche le spiagge più belle, tra le quali la spiaggia dell’Angolo a Sperlonga, le Dune di Sabaudia, Serapo a Gaeta, ma anche Capoocotta a Ostia e Torre Astura ad Anzio. Rimangono alcune preoccupazioni sul fronte inquinamento, con il catrame e la moria di pesci sul litorale romano di poche settimane fa, che evidenziano la necessità di controlli per la depurazione, gli scarichi abusivi, le navi petroliere, per i quali è fondamentale il lavoro di
Arpa Lazio che deve subito essere messa in grado di svolgere tutti i compiti di legge, garantendo le necessarie competenze.

Continua il successo della sezione laghi della Guida Blu, che nel Lazio sul fronte delle acque dolci non vede però nessuna località a 4 e 5 vele. Apre la classifica un bel gruppo a “3 vele” con Trevignano Romano (Rm), Anguillara Sabazia (Rm) e Bracciano (Rm) sul lago di Bracciano, Nemi (Rm) sul lago omonimo, di nuovo Anguillara Sabazia (Rm) per il Lago di Martignano; a “3 vele” anche Montefiascone (Vt), Capodimone (Vt) e Bolsena (Vt), sul lago di Bolsena. Fermi a “2 vele” Castel di Tora (Ri) e Paganico Sabino (Ri) sul Lago del Turano, oltre a Ronciglione (Vt) e Caprarola (Vt) sul lago di Vico e Castel Gandolfo (Rm) sul Lago Albano. Tranne che per Capodimonte e Bolsena, che guadagnano una vela, la classifica per i laghi è del tutto invariata rispetto all’anno passato.

“Sui laghi del Lazio c’é stasi preoccupante, mancano politiche organiche sul ciclo dele acque, rifiuti e controllo della pressione turistica e le criticita sono evidenti, ̀ dall’abbassamento dei livelli delle acque, all’abusivismo, alla depurazione –ha affermato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. “Sui laghi si deve scommettere a livello regionale, serve un progetto unitario per preservare luoghi bellissimi creando occasioni di sviluppo agricolo e turistico, ma di certo bisogna partire dalla tutela di questi delicati ecosistemi, che rischiano facilmente di essere compromessi, completando come prima opera le condotte circumlacuali, su tutti i perimetri per permettere la raccolta completa dei reflui.”

Complessivamente sono 378 le località costiere marine e di lago segnalate da Legambiente e Touring Club con Guida Blu. All’interno anche l’elenco aggiornato degli alberghi e strutture ricettive per l’ambiente che si fregiano dell’etichetta ecologica di Legambiente Turismo: più di 400 strutture per oltre 65mila posti letti e una stima di presenze che supera i 6 milioni l’anno. Per conoscere dove sono: www.legambienteturismo.it.

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Un nuovo abuso edilizio a ridosso della Riserva dell’Aniene?

Legambiente Lazio: “Sarebbe la conferma di un “effetto annuncio” del Piano Casa di Ciocchetti, provvedimento che rischia di essere incubatore di abusivismo.”

Grazie ad alcune segnalazioni ricevute al Numero Verde 800911856 dell’Osservatorio Regionale Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, da parte dei residenti, ci è stato segnalato un cantiere ad alto sospetto di abusivismo, in Via Giuseppe Tilli 67, a ridosso della Riserva Naturale della Valle dell’Aniene. Si tratta di lavori edilizi iniziati alla fine di agosto, con un cantiere “a tempo pieno effettivo”, nel senso che i lavori si svolgono anche il sabato e la domenica mattina. I lavori consistono nel rialzamento del tetto esistente di un casalotto/manufatto a forma di “stecca” lungo più di 70 metri lineari, e largo circa 6 metri, al fine di utilizzare nuovi spazi/vani ricavabili dal precedente sottotetto, circondato, come testimoniano le foto, da rigogliose alberature, alcune delle quali, tra l’altro, secondo le segnalazioni ricevute, espiantate all’apertura del cantiere.

Sull’area oggetto delle segnalazioni non campeggia alcun cartello che testimoni la liceità dei lavori in corso: né indicazioni su eventuali concessioni edilizie in sanatoria, né indicazioni su concessioni edilizie per ristrutturazione del manufatto, né indicazioni sull’eventuale rilascio di una Dichiarazione di Inizio Attività. In altre parole, i lavori in corso sono ad alto sospetto di abusivismo. Per questo, Legambiente Lazio ha provveduto nei giorni scorsi ad inoltrare un  esposto alle autorità Municipali e Comunali, nonché al Comando locale della Polizia Urbana di Roma Capitale, affinché sia effettuato un controllo sui lavori in corsi, e, nel caso dell’esistenza di una concessione, di verificare la congruità tra i lavori consentiti e i lavori in via di realizzazione.

“Per fortuna ci sono i cittadini, che non chiudono gli occhi davanti all’abusivismo edilizio, come nel caso di qualche giorno fa, in Viale Marconi -afferma il Presidente Regionale di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati-. Questa volta il presunto abuso segnalatoci arriva dal V° Municipio, in Via Tilli n. 67, a ridosso della Riserva Naturale della Valle dell’Aniene. Se i controlli successivi al nostro esposto appureranno la natura abusiva dei lavori in corso, ciò sarà soltanto l’ennesima conferma della perversa natura del nuovo Piano Casa della Regione Lazio, provvedimento che non soltanto contiene “norme e normette” che rischiano di provocare una nuova sanatoria edilizia sugli abusi già realizzati, attraverso le previste autocertificazioni, ma che rischia di agire anche attraverso il cosiddetto “effetto annuncio”, trasformandosi in un vero e proprio “incubatore di abusivismo”. Invitiamo i cittadini a continuare a segnalare al Numero Verde 800911856 dell’Osservatorio Regionale Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio qualsiasi cantiere che risulti sospetto”.

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Lazio al settimo posto nella classifica “Mare Monstrum”: 732 infrazioni, 912 denunce e arresti e 405 sequestri. Ancora troppo abusivismo edilizio (6° posto) e cattiva depurazione (6° posto)

Con 732 infrazioni accertate, pari al 6,2% del totale, 912 tra denunce e arresti e 405 sequestri, il Lazio si assesta al settimo posto nella classifica nazionale “Mare Monstrum 2011” – migliorando di una posizione rispetto allo scorso anno – collezionando ben 2 illegalità per ognuno dei su 361,5 chilometri di costa della nostra regione.

Il Lazio conferma, invece, il sesto posto dell’anno precedente quanto ad abusivismo edilizio in aree demaniali: le infrazioni accertate nel 2010 sono state 211, pari all’1,8% del totale nazionale, con un totale di 269 persone denunciate o arrestate e 172 sequestri. Un altro sesto posto il Lazio lo conquista nella classifica del mare inquinato: tra scarichi illegali e cattive depurazioni, il mare laziale è vittima di 234 infrazioni all’anno, e 234 sono state le persone denunciate o arrestate mentre i sequestri sono stati 94. La cattiva depurazione, male italiano, nella nostra regione vede il caso critico di Latina che è all’ottavo posto tra i capoluoghi di provincia marini per mala depurazione, con neanche il 60% dell’efficienza nel sistema di depurazione. Va un po’ meglio a Frosinone, dove l’efficienza arriva all’80% e a Roma, la cui efficienza tocca il 97%. Non migliora la situazione per quanto riguarda la pesca di frodo, per la quale il Lazio scala la classifica e si piazza all’ottavo posto con 56 infrazioni accertate, 58 tra denunce e arresti e 12 sequestri effettuati: su 8.368 kg totali di sequestri, 5.863 kg sono stati di pesce, 2.101 kg di tonno rosso, 402 kg di pesce spada e 2 kg di datteri. E il Lazio entra ancora nella top ten per le violazioni al codice della navigazione, migliorando la sua posizione (sesto posto) rispetto alla classifica 2010: le infrazioni al codice sono state 231, con 351 denunce e arresti e 127 sequestri. “Nel Lazio ci sono troppi casi di illegalità che si abbattono sull’ecosistema marino come una mannaia – ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – Sul fronte della depurazione preoccupano molto le illegalità legate alla mala gestione degli impianti e agli scarichi illeciti che portano poi alle macchie scure che poi i cittadini trovano in mare come anche nei giorni scorsi. È eclatante il caso della provincia di Latina, quella con il maggior numero di chilometri di costa, dove il capoluogo vede solo il 60% degli abitanti depurati. Serve un rilancio del piano della qualità delle acque, approvato dalla Regione Lazio con importanti investimenti sul fronte delle fognature e della depurazione, che sembra però avere una battuta d’arresto negli ultimi mesi. Altrettanto importante il ruolo dei cittadini in questi mesi, sentinelle che possono segnalare i casi di illeciti sul mare alla nostra Goletta Verde che tra pochi giorni arriverà nel Lazio.”

Sono numerosi i casi di cemento illegale sulle coste del Lazio, vecchi e nuovi ecomostri che puntualmente evidenziano le cronache giudiziarie: si va dalle 285 unità abitative della lottizzazione abusiva Bella Farnia con l’Eden Village a Sabaudia (Lt), ai dieci villini della lottizzazione abusiva nella piana di Sant’Agostino a Gaeta (Lt), agli abusi del camping Santa Anastasia di Fondi (Lt) e del camping Lilandà al Circeo, fino ai casi già noti del parcheggio sulla spiaggia a Lavinio (Rm) abbandonato da molti anni.

“All’immobilismo verso l’innovazione e la qualità sulle coste del Lazio si sommano pericolose illegalità e veri e propri reati su abusivismo e mare inquinato, compromettendo il fragile equilibrio del nostro mare – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Sull’abusivismo edilizio, tranne che in pochi casi, la Regione Lazio ha abdicato: dopo la presentazione del primo rapporto sul fenomeno, che descriveva una situazione molto preoccupante proprio sul litorale, non si è vista una ruspa in azione per gli abbattimenti e anche il sostegno ai Comuni con il fondo di rotazione è quasi azzerato, mentre i poteri sostitutivi non sono stati mai usati. Serve un colpo alla criminalità, le forze dell’ordine e le procure lavorano molto, con risultati importanti soprattutto nel sud pontino, ma le amministrazioni non portano a termine gli abbattimenti. Anche sul caso dell’ex ecomostro dei Ciurli a Fondi, abbattuto ormai molti anni fa, chiediamo con forza la riapertura ai cittadini dell’area.”

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Legambiente: sequestro Sant’Anastasia a Fondi è tappa importante per lotta abusivismo nel Lazio

“Il sequestro del camping Sant’Anastasia a Fondi segna una tappa importante nella lotta all’abusivismo nel Lazio, non si può fare carta straccia delle regole e poi piangere lacrime di coccodrillo – hanno dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, e Gino Paparello, segretario del Circolo Legambiente di Fondi – Se sui tredici ettari dove sono scattati i sigilli, di tende e roulottes non c’era quasi l’ombra, mentre si erano moltiplicate le strutture permanenti nonostante il divieto di edificazione sulla duna, c’è poco da manifestare, purtroppo ancora una volta è toccato alla Magistratura supplire alla disattenzione dell’amministrazione locale nella pianificazione e nel controllo del litorale”.

I reati contestati sono seri e pesanti: “lottizzazione abusiva e violazione dei vincoli ambientali e paesaggistici esistenti”. In trent’anni la struttura ricettiva si è trasformata in un imponente  complesso turistico-residenziale fatto di strutture permanenti esclusivamente sulla base di una licenza amministrativa per l’esercizio di un semplice campeggio da realizzare con strutture amovibili. Dotato di bungalow, ristorante, bar, edicola, tabacchi, bazar, sportello bancomat, studio medico, strutture sportive, piscine, servizi igienici e persino di una piccola chiesa, il Sant’Anastasia ha assunto negli anni le sembianze di una vera e propria “cittadina” in riva al mare, estendendosi su un’area di circa tredicimila metri quadri localizzati sulla duna di Selva Vetere, zona per la quale il Piano regolatore di Fondi prescrive ovviamente un assoluto divieto di edificazione.

Il caso del Sant’Anastasia è solo l’ultimo prodotto della situazione di anarchia che, secondo i dati ufficiali della Regione Lazio, ha portato a Fondi a registrare ben 662 abusi edilizi dal 2004 al 2009, del tutto incondonabili, nonostante il disastroso III° Condono Edilizio che ha sanato abusi perpetrati entro e non oltre il 31 marzo del 2003.

“L’unico modo per garantire i giusti diritti dei lavoratori è eliminare le strutture illegali e ripristinare le regole di conduzione dell’attività di campeggio – hanno concluso Parlati e Paparello – Dopo gli abbattimenti dell’Isola dei Ciurli nel 2007, quella dei campeggi rappresenta un nuovo e doveroso passo avanti per far tornare a vivere un territorio per troppo tempo snaturato con costruzioni illegittime fin sulla duna costiera, ed è anche l’unica vera strada per far crescere un turismo sostenibile e durature in quelle aree. In tal senso porremo grande attenzione alla variante al piano regolatore di Fondi, che non potrà in alcun modo sanare gli abusi, ma rimettere ordine eliminando la cementificazione selvaggia, liberando e rinaturando le dune, riaprendo gli accessi al mare oggi spesso negati”.

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