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Legambiente partecipa alla Discesa Internazionale del Tevere per lanciare la proposta del Parco Fluviale Interregionale

Solo la scelta di una gestione a scala di bacino può garantire la tutela del fiume, del suo ecosistema e valorizzare tutti i potenziali del territorio del Tevere

Un bacino fluviale di 17.375 kmq che comprende 6 regioni, quali Umbria, Lazio, Toscana, Abruzzo, Marche, Emilia-Romagna ed interessa 12 province, comprese gra ndi città come Roma, Perugia,
Terni e Rieti, per un totale di 335 comuni e oltre 4.700.000 abitanti residenti. E’ il Tevere il fiume principale di questo bacino, secondo in Italia solo a quello del Po per ampiezza, che risente fortemente del carico antropico presente sul territorio, degli scarichi inquinanti industriali e civili e altri fattori, primo fra tutti lo sviluppo urbanistico di questi ultimi anni. Il fiume inoltre è interessato da diverse opere idrauliche che interessano ampi tratti e ne regolano il corso come la Diga di Montedoglio e quella di Corbara che nel tempo ne hanno modificato sia le caratteristiche naturali sia, in particolare, quelle idrauliche ed idrobiologiche. Un territorio anche a rischio idrogeologico in cui ogni autunno si registrano esondazioni, del Tevere ma anche degli altri corsi d’acqua del bacino, che provocano smottamenti, allagamenti, dissesti e problemi vari alle scarpate stradali e all’agricoltura.

Se da una parte parliamo di un sistema fluviale fortemente influenzato dall’uomo, in senso negativo,
non mancano però lungo il Tevere, elementi di interesse ecologico e naturalistico, storico e
culturale. L’intero bacino comprende oltre 230 aree a tutela diversa: statali, regionali, comunali e
Siti di Interesse Comunitario (SIC), che fanno parte del sistema Natura 2000. Molti e positivi anche
i progetti e le esperienze portate avanti direttamente nei territori, come l’Ecomeuseo del Tevere
della rete regionale degli ecomusei riconosciuti dalla regione Umbria, ma anche i tentativi di
ripristino di piste ciclabili abbandonate e poco curate e le campagne di pulizia degli argini da parte
delle associazioni che si prendono cura di questo patrimonio naturalistico troppo a rischio. È poi un
territorio ricco di storia, natura e cultura che in migliaia di anni si sono stratificate in modo
irripetibile: oltre 200 luoghi di interesse storico e naturalistico, con almeno 60 diversi prodotti tipici
e quasi 80 sagre e mercatini di artigianato, secondo uno studio di Legambiente.
“Venerdì 25 aprile anche Legambiente sarà presente alla partenza della Discesa internazionale del
Tevere – spiega Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria – per rilanciare la proposta
di istituzione del Parco Fluviale Interregionale del Tevere, come strumento di tutela e
valorizzazione dalle sorgenti fino alla foce e con intenti tanto di sviluppo quanto di pianificazione
sostenibile del territorio intorno al fiume. Soltanto attraverso una gestione a scala di bacino sarà
possibile garantire la conservazione delle aree protette e il mantenimento di tutti i potenziali del
territorio”.

Era il 1990 quando Legambiente lanciò per la prima volta la proposta di istituire il Parco
interregionale del Tevere e si arrivò anche alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra la Regione
Umbria, la regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente. Poi quegli impegni però rimasero in qualche
cassetto.

Il Parco però rappresenta ancora oggi una proposta attuale, valida e soprattutto importante per il
fiume Tevere e il suo bacino idrografico, infatti permetterà la valorizzazione dei territori pur ricchidi storia e di natura, ma ancora troppo spesso considerati marginali, migliorando al tempo stesso la
qualità del fiume (morfologia dell’alveo, ampiezza e condizioni della vegetazione riparia, difesa
idraulica, gestione degli invasi, depurazione delle acque). Anche per questi motivi la delimitazione
dell’areale del parco dovrà assumere una connotazione funzionale agli obiettivi di valorizzazione ed
essere progettata a partire dalle aree vincolate già esistenti ed estendendosi poi alle aree del
corridoio fluviale e quelle libere a ridosso degli argini, “unendole” nel sistema Parco Fluviale
Interregionale del Tevere e creando una rete di protezione e tutela.

“La creazione del parco – dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio – può essere il
volano per facilitare la “rinascita” dei comuni a rischio di estinzione e per lo sviluppo di quelle aree
che già si stanno muovendo sulla strada dell’uso sostenibile delle importanti risorse collocate nei
loro territori. Un parco che non dovrà avere carattere esclusivamente conservativo e vincolistico,
bensì perseguire l’obiettivo di continuare a permettere l’uso “sociale” del territorio e l’uso anche
ai fini dello sviluppo locale. Secondo noi infatti il Parco dovrà essere veicolo di promozione e
salvaguardia delle risorse locali, dove le componenti naturalistiche, ambientali e del paesaggio
dovranno essere necessariamente integrate con le valenze culturali del territorio antropizzato”.

Gli obiettivi che Legambiente intende perseguire attraverso il progetto del Parco riguardano diversi
aspetti, strutturali, funzionali finanche politici. Dall’attenuazione del rischio idrogeologico con la
conservazione, bonifica e manutenzione delle sponde e delle confluenze ma anche con il controllo
sugli interventi edificativi, di regimazione e strutturali; al raggiungimento degli obiettivi di buona
qualità del corso d’acqua con il controllo sulle discariche (abusive e non) presenti nel territorio e lo
sversamento di reflui fognari e prodotti chimici nelle acque del bacino fluviale, passando per la
imprescindibile salvaguardia della biodiversità floro-faunistica. L’aspetto politico poi si basa sulla
volontà di armonizzare le politiche gestionali, ciò costituirà un valore aggiunto alle risorse naturali e
a quelle socio-economiche di tutta l’area coinvolta dalla proposta. E’ auspicabile dunque una
gestione trasparente e largamente partecipata con le amministrazioni, le popolazioni interessate e
loro rappresentanze, uniti nel raggiungere un obiettivo comune. Si lavorerà per il coinvolgimento e
la responsabilizzazione dei cittadini ad assumere un ruolo attivo di controllo, denuncia, intervento
promozione/facilitazione allo sviluppo di associazionismo e volontariato nell’ambito del bacino.
Domani quindi Legambiente si “imbarca” in questa nuova sfida, vedremo chi sarà capace di raccoglierla.

La discesa internazionale del Tevere è una manifestazione sportiva storica organizzata da Canoa Club Città di Castello, Asd Discesa Internazionale del Tevere, Polisportiva UISP Sherwood, Asd Gruppo Canoe Roma, Asd Canoa Kayak Roma Assex,Federtrek. La prima discesa del Tevere in canoa, con il percorso che è poi diventato l’attuale da Città di Castello a Roma e della quale si ha notizia certa risale al 1969. Il periodo è lo stesso prescelto per quasi tutte le altre edizioni, ovvero quello fra il 25 aprile ed il 1 maggio. Si tratta di un camping nautico in sette tappe per canoisti italiani e stranieri. La Discesa ha finalità sportive, naturalistiche, turistiche e di promozione della canoa come sano mezzo di conoscenza del territorio; non ha finalità agonistiche. Per info: www.discesadeltevere.org

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Goletta Verde di Legambiente nel Lazio Depurazione ancora in forte crisi:

Goletta Verde di Legambiente nel Lazio
Depurazione ancora in forte crisi: 17 campionamenti su 24 risultati fuorilegge.
Le situazioni più critiche nella provincia di Roma e Viterbo, specie alle foci di fiumi e canali. Deficit depurativo ancora troppo elevato con reflui che finiscono direttamente in mare senza essere adeguatamente trattati

Tre bandiere nere: all’Immobiliare Gualandri per la vendita di una porzione del “Parco del Circeo”; alle Amministrazioni e al gestore Acea ATO2 per la pessima condizione del Fosso Zambra; a Minturno (Lt), per la cementificazione selvaggia della fascia costiera.

Legambiente: “Affrontare con urgenza il problema della depurazione con l’obiettivo di
cambiare rotta già dalla prossima stagione balneare. Dalla nuova giunta regionale ci
aspettiamo decisi sforzi anche per abbattimenti degli abusi edilizi e tutela della costa.”

Depurazione ancora in forte crisi: su 24 punti monitorati nel Lazio, ben 17 sono risultati “fuorilegge”. Le acque campionate dai biologi di Legambiente evidenziano la presenza di scarichi non depurati adeguatamente con presenze di valori di escherichia coli e enterococchi intestinali al di sopra dei valori consentiti dalla normativa vigente, in particolare per i campionamenti effettuati in prossimità di foci di fiumi, torrenti e canali. Ma anche le acque prelevate nei pressi di alcune spiagge -dov’era notevole la presenza di bagnanti- hanno raggiunto preoccupanti livelli di carica batterica. Le maggiori criticità sono state riscontrate lungo il litorale romano e in provincia di
Viterbo. Criticità che mettono ancora una volta in luce l’urgenza di tutelare l’ecosistema marino e fluviale di questa regione, messo a dura prova da scarichi non depurati adeguatamente ma anche dall’aggressione del cemento. Legambiente chiede a Regione e enti territoriali, sia costieri che dell’entroterra, di affrontare immediatamente questa sfida.

È questa la fotografia scattata da Goletta Verde, la celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che ha fatto tappa nel Lazio oltre che per verificare lo stato di salute del mare, anche per puntare l’attenzione sulla cementificazione delle coste, l’erosione costiera e il consumo di suolo e sul mare “negato” ai bagnanti. L’istantanea regionale sulle analisi dell’equipe di biologi di Legambiente è stata presentata questa mattina, in conferenza stampa a Roma, presso la sede di Legambiente Lazio, da Stefano Ciafani, vicepresidente Legambiente; Lorenzo Parlati, presidente Legambiente Lazio; Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio, alla presenza di Cristiana Avenali, consigliere Regione Lazio.

L’obiettivo del monitoraggio di Goletta Verde è quello di individuare i punti critici di una regione, analizzando il carico batterico che arriva in mare. Anche nel caso del Lazio, dunque, l’attenzione è stata focalizzata soprattutto alle foci, senza però tralasciare tratti di spiaggia “sospetti” segnalati dai cittadini, attraverso il servizio SOS Goletta, o dai circoli locali di Legambiente. Goletta Verde, è bene ribadirlo, effettua un’istantanea che non vuole sostituirsi ai monitoraggi ufficiali. È evidente, però, che i punti criticievidenziati dai nostri monitoraggi meritano un approfondimento da parte delle amministrazioni competenti, alle quali oggi stesso saranno inviati i risultati, per individuarne le cause e risolvere il problema.

“È passato un anno, Goletta Verde è tornata nel Lazio ma il problema delle carenze della depurazione è sempre lì. Si tratta di una sfida da affrontare senza più tentennamenti – afferma Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente – che di certo non è nuova, visto che anche secondo l’Istat nel 2008 la performance depurativa del Lazio era tra le peggiori tra quelle delle regioni costiere del centro Italia, con appena il 65% del carico prodotto trattato. È evidente, dunque, che non si può continuare a compromettere la salute dei nostri corsi d’acqua e del nostro mare. Anche perché le carenze del sistema di depurazione non solo danneggiano ambiente e salute ma rischiano di farci spendere inutilmente soldi pubblici per pagare le sanzioni europee che potrebbero essere utilizzati per dare il via a cantieri per il trattamento dei reflui fognari. Regione e Comuni, sia costieri che dell’entroterra, si attivino per colmare finalmente questo gap, perché investire sulla tutela dell’ambiente è condizione indispensabile alla stessa economia della regione”.

Ma è l’intero “sistema mare” a dover essere tutelato in questa regione, visto che anche il recente rapporto “Mare monstrum 2013” di Legambiente, evidenzia un aumento delle infrazioni legate all’inquinamento del mare in questa regione. Nello scorso anno, infatti, sono state accertate 111 illegalità, che hanno fatto salire il Lazio dall’undicesima alla settima posizione, il 4,3% del totale nazionale. Proprio per denunciare i fenomeni di mancata depurazione e di cementificazione del territorio Legambiente assegna oggi tre bandiere nere, i vessilli attribuiti a chi si macchia di abusi e mancanze ai danni del mare e delle coste, come forte stimolo a fermare scelte sbagliate e cercare soluzioni diverse e nuove ai problemi. La prima all’Immobiliare Gualandri, che sta gestendo con trattative riservate la vendita di una porzione del “Parco del Circeo”, 2 milioni di metri quadri, che includono anche il “Picco di Circe”, il punto più alto di tutto il promontorio. La seconda, alle Amministrazioni del comprensorio (Cerveteri e Ladispoli) e al gestore del servizio idrico Acea ATO2,
per la pessima condizione del Fosso Zambra, fortemente compromesso dallo stato di inquinamento nel quale versa ormai da troppo tempo, come il vicino Rio Vaccina, a causa dell’insufficienza degli impianti di depurazione del territorio e di scarichi incontrollati. La terza, all’Amministrazione Comunale di Minturno (Lt), per lo stato di cementificazione selvaggia in cui versa la sua fascia costiera di alto
valore paesaggistico, stretta nella morsa del cemento tra stabilimenti balneari e abitazioni private costruite a ridosso del mare in molti casi abusivamente, a destra della foce del fiume Garigliano.

“Al mare servono finalmente politiche per la depurazione e la tutela delle coste, bisogna smettere subito di pensare che la costa sia una risorsa da sfruttare allo stremo –dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio– Per questo con la Goletta Verde, Legambiente torna a sollecitare le istituzioni e gli enti preposti, serve un impegno immediato e risolutivo per l’adeguamento delle condotte fognarie e della depurazione. Servono, però, soprattutto nuove politiche regionali per tutelare una delle risorse più importanti, sul fronte ambientale ma anche su quello economico. Dalla nuova amministrazione della Regione Lazio ci aspettiamo un rilancio degli interventi del piano di tutela delle acque con nuovi investimenti anche di fondi europei, l’approvazione del piano paesistico con una fascia di inedificabilità su tutta la costa e subito nuovi sforzi per gli abbattimenti degli abusi edilizi, con un deciso cambio di rotta anche nei numeri sovrabbondanti del piano porti. Sono queste le sfide che questa Regione deve affrontare e, visto lo stato di attenzione nel quale versano i nostri fiumi, il nostro mare e le nostre coste, si tratta di sfide che non sono più rinviabili, vanno vinte al più presto”.Nel Lazio, il viaggio di Goletta Verde non ha riguardato solo la qualità delle acque, ma anche la qualità complessiva del litorale. A partire da Sabaudia (Lt),
dove Legambiente ha presentato i dati sul consumo di suolo sulle coste: dal 1988 nel Lazio sono stati cancellati quarantuno chilometri di costa, su un totale di 329 km oggi, da Minturno a Montalto di Castro, ben 208 risultano essere trasformati ad usi urbani e infrastrutturali, ossia oltre il 63%, un boom del cemento che non accenna a diminuire. A  Fiumicino (Rm), il cigno verde ha rilanciato un secco no al vecchio piano porti della Regione Lazio che prevede numeri da capogiro: ben 4.551 nuovi posti barca fra ampliamenti ed opere ex novo, da aggiungere ai 9.402 esistenti, un business di nuovi porti che corre a ritmi forsennati. A Ostia (Rm), nuovo blitz contro il “lungomuro” fatto di stabilimenti che bloccano l’accesso e impediscono persino la visuale, un mare sempre più “privato” con 77 strutture in 9 chilometri di costa, delle quali ben 57 completamente inaccessibili, l’87% del totale.

“Le coste del Lazio hanno bisogno di qualità, idee e progetti innovativi piuttosto che di nuovo cemento –dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio–. Il viaggio della Goletta Verde ha toccato luoghi bellissimi, fragili, dove si percepisce la necessità di scelte e di politiche nuove. Bisogna fermare definitivamente gli appetiti cementificatori che emergono dalle centinaia di osservazioni
“ammazza paesaggio” presentate dai Comuni al piano paesistico regionale, invertire la rotta bloccando una nuova inutile colata di cemento sui porti, restituire ai cittadini il diritto a fruire del mare e delle spiagge eliminando barriere, muri e cancelli. Sono queste
alcune delle priorità che la Regione con i Comuni, le parti sociali e le imprese deve affrontare subito, per dare un futuro diverso al mare del Lazio.” Ecco nel dettaglio i risultati del monitoraggio scientifico di Goletta Verde. I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti dalla squadra di biologi di Legambiente che anticipa il viaggio dell’imbarcazione. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e vengono determinati inquinati i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e fortemente inquinati quelli che superano di più del doppio tali valori. Sui quattordici campionamenti effettuati in provincia di Roma solo in tre punti le analisi hanno evidenziato livelli di carica batterica entro i limiti di legge. Le acque degli altri prelievi, invece, sono risultate tutti “fortemente inquinati”. A partire dalla Capitale, dove sono “fuorilegge” due dei tre campionamenti eseguiti a Ostia (alla foce del fiume Tevere e alla foce del canale nei pressi della spiaggia situata all’altezza del cancello numero uno). Nella norma, invece, il prelievo effettuato alla
spiaggia sulla destra del canale dei Pescatori, sempre a Ostia. Cariche batteriche elevate anche a Marina di Cerveteri, alla foce del fosso Zambra; a Ladispoli, alla foce del rio Vaccina; a Fiumicino, alla foce del canale dei Pescatori; a Ardea, alla foce del fosso Grande; a Nettuno, nei pressi della spiaggia a sinistra del porto canale in via Matteotti.

Tre su tre “fortemente inquinati” i prelievi effettuati a Pomezia, uno alla spiaggia alla foce del rio Torto e due a Torvajanica (alle foci dei canali all’altezza di via Filadelfia e via Siviglia). Dei due prelievi effettuati a Anzio, uno è risultato “fortemente inquinato”: quello prelevato alla foce del fosso Cavallo Morto, lungomare delle Sterlizie, in località Lido dei Gigli. Entro i limiti di legge la carica batterica riscontrata, invece, alla spiaggia all’incrocio tra via Genova e via Venezia, sempre ad Anzio e nel comune di Santa Marinella, località Santa Severa, al lungomare Pyrgi (angolo viale  Olimpia). Sette i prelievi effettuati dai tecnici della Goletta Verde, invece, in provincia di Latina, tre dei quali “fuorilegge”. L’unico campionamento risultato “fortemente inquinato” è quello effettuato a Formia, in località Gianola, alla foce del rio Santacroce,al lungomare città di Ferrara. “Inquinate”,  invece, le acque prelevate a Latina (Foce Verde, incrocio tra strada Valmontorio e Strada dell’Argine) e quello a Marina di Minturno (alla foce del fiume Garigliano). Entro i limiti di legge, invece, i campionamenti a San Felice Circeo (spiaggia a 400 m alla sinistra idrografica del torrente Vittoria, presso viale Europa), a Terracina (foce canale Sisto, località San Vito), a Fondi (foce canale Sant’Anastasia, nell’omonima località) e a Gaeta (spiaggia in corrispondenza del torrente Longato – fronte via Sant’Agostino). Tre, infine, i campionamenti in provincia di Viterbo, tutti con cariche  batteriche oltre i limiti di legge. Fortemente inquinati i prelievi a Tarquinia (foce del fiume Marta, località Voltone) e a Montalto di Castro (foce fiume Fiora, località Marina). In quest’ultimo comune è risultato “inquinato” anche il prelievo alla foce del fosso Chiarone in località Pescia Romana. Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è Main Partner della storica campagna estiva di Legambiente.

“La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega Antonio Mastrostefano, responsabile Comunicazione del COOU. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – continua – questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Nel 2012 nel Lazio, il Consorzio ha raccolto 10.518 tonnellate di oli lubrificanti usati, 6.696 delle quali in provincia di Roma.

Il Monitoraggio scientifico
I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti dalla squadra di biologi di Legambiente che anticipa
il viaggio dell’imbarcazione a bordo di un laboratorio mobile attrezzato. I campioni per le analisi
microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che
avviene nel laboratorio mobile lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I
parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici
(temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità / salinità). Le analisi chimiche vengono
effettuate direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo.
Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai chilometri di costa di ogni regione.
LEGENDA
Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:

INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 200 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 500UFC/100ml

FORTEMENTE INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 400 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 1000 UFC/100 ml

LE BANDIERE NERE 2013
All’Immobiliare Gualandri, che sta gestendo con trattative riservate la vendita di una porzione del “Parco del Circeo”, 2 milioni di metri quadri, in pieno Parco Nazionale che includono anche il “Picco di Circe”, ovvero il punto più alto di tutto il promontorio. Nell’annuncio si legge tra l’altro ‘il parco ha una eccezionale ubicazione (…), una proprietà di immenso prestigio, di valore -per certi versi  inestimabile”, simbolo delle vestigia mitologiche di Ulisse e della Maga Circe.’ Come se non bastasse, sempre al Circeo nel vicino Comune di Sabaudia, si rischia di perdere circa un ettaro di duna sita tra l’Hotel Oasi di Kufra e la Terrazza Beach, oltre 8mila metri
quadrati di patrimonio naturale protetto, in questo caso oggetto di un’asta fallimentare, venduti con base d’asta di 230mila euro.

Alle Amministrazioni del comprensorio (Cerveteri e Ladispoli) e al gestore del servizio idrico Acea ATO2, per la pessima condizione del Fosso Zambra, fortemente compromesso dallo stato di inquinamento nel quale versa ormai da troppo tempo, come il vicino Rio Vaccina, acausa dell’insufficienza degli impianti di depurazione del territorio e di scarichi incontrollati. Episodi di inquinamento del mare, morie di pesci, acqua sporca vanno battuti realizzando subito il potenziamento dei depuratori nelle frazioni di Ceri e Sasso, Cerenova,  Valcanneto.

All’Amministrazione Comunale di Minturno, per lo stato di cementificazione selvaggia in cui versa la sua fascia costiera di alto valore paesaggistico, stretta nella morsa del cemento tra stabilimenti balneari e abitazioni private costruite a ridosso del mare in molti casi abusivamente, a destra dalla foce del fiume Garigliano. L’area è classificata nel PTPR (piano paesistico regionale) quale area TI/Tutela Integrale –fascia costiera ad alto valore paesaggistico- e il Comune ha presentato osservazioni per chiedere che tale fascia sia “ridotta dagli attuali 300 metri a 160 metri, fino a coincidere con la via Pantano Arenile”. Alla Regione chiediamo di respingere la richiesta e di intervenire con l’Ufficio di Vigilanza anti-abusivismo per realizzare subito gli abbattimenti degli edifici abusivi.

Goletta Verde è una campagna di Legambiente

Main partner: COOU
Partner tecnici: Corepla, Nau, Novamont, Solbian
Media partner: La Nuova Ecologia, PescaTv – canale Sky 236, Rinnovabili.it
Ufficio stampa Goletta Verde
Luigi Colombo – 347/4126421
stampa.golettaverde@legambiente.it
Ufficio stampa Legambiente Lazio
Viviana Datti – 06 / 85358051
stampa@legambientelazio.it
Segui il viaggio di Goletta Verde
sul sito www.legambiente.it/golettaverde
blog http://golettaverdediariodibordo.blogautore.repubblica.it
e su www.facebook.com/golettaverde

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Acque in deroga

Acque in deroga:
il 31 dicembre 2012 scadono tutti i termini per le deroghe sulle acque potabili, Legambiente: “La scadenza non è più prorogabile e il Lazio è l’unica regione in ritardo con gli interventi. Per centinaia di migliaia di cittadini scatteranno le ordinanze di non potabilità” Il 31 dicembre 2012 scadono tutte le possibilità di ulteriori proroghe per le deroghe ai parametri delle acque potabili, mancano davvero pochi giorni per riportare tutti i valori delle sostanze previste dal Dlgs 31/2001 al di sotto dei valori stabiliti dalla legge. L’unica regione che non riuscirà a ripristinare i valori, in particolare per l’arsenico, entro la scadenza è il Lazio. La conseguenza è che dal 1 gennaio 2013 per i cittadini dei comuni coinvolti verranno
applicate pesanti ordinanze che limiteranno l’uso dell’acqua potabile: oltre il divieto a berla, utilizzarla per lavarsi i denti o per l’industria alimentare anche la limitazione per altri usi come il lavaggio degli  indumenti o stoviglie. Il tutto fino a quando non si faranno gli interventi necessari per abbattere le concentrazioni di arsenico, come riporta la nota pubblicata in questi giorni dall’Istituto Superiore di Sanità.

“Le deroghe, inizialmente previste solo come misura transitoria, sono diventate purtroppo un espediente per non fare i necessari interventi di potabilizzazione -afferma Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente-. Dopo dieci anni dall’entrata in vigore della legge e a due dalla bocciatura dell’Unione Europea, in diverse regioni il problema è stato risolto, l’unica inadempiente è il Lazio. Un ritardo del tutto ingiustificato che costringerà dal 1 gennaio le centinaia di migliaia di cittadini che abitano nei territori coinvolti, a non avere acqua di rubinetto potabile. Al momento la Regione stessa prevede altri due anni per gli interventi, inutile dire però che i tempi devono essere molto più rapidi per garantire un’acqua  buona e di qualità che esca dai rubinetto di casa”

Se fossero confermati i valori delle ultime analisi dell’ARPA Lazio, aggiornate al Dicembre 2012, secondo le elaborazioni di Legambiente in quarantatré Comuni dell’ATO 1 di Viterbo, sarebbero ben  centoquarantuno i campioni che risulterebbero fuori norma per l’arsenico dal prossimo 1 gennaio 2013 e ben 48 i campioni fuori norma per i floruori. La Regione Lazio aveva richiesto ed ottenuto dalla Comunità Europea provvedimenti di deroga per il triennio 2010- 2012 per una popolazione che, allo stato della  richiesta, per l’arsenico interessava 788.312 abitanti in 86 comuni, afferenti alla provincia di Viterbo (294.306 abitanti, 54 comuni), Latina (283.642, 9 comuni) e Roma (210.364, 23 comuni); la deroga per il fluoro (valore di parametro previsto da D.Lgs. 31/2001: 1,5 milligrammi/litro, valore concesso in deroga: 2,5 milligrammi/litro) riguardava 461.539 abitanti totali in 78 comuni, in provincia di Viterbo (315.523 abitanti, 60 comuni), Latina (1.000, 1 comune) e Roma (145.016, 17 comuni).

“E’ uno scandalo indecente, a causa dei ritardi accumulati dalla Regione Lazio per l’emergenza arsenico, nei prossimi giorni i Sindaci si troveranno a chiudere decine di migliaia di rubinetti nelle case dei cittadini e nelle imprese, con ordinanze che vieteranno l’uso dell’acqua ai fini potabili –dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio–. Tutti sapevano fin dall’inizio che il 31 dicembre di quest’anno si sarebbe chiusa per fortuna per la salute dei cittadini la possibilità di deroghe ai parametri dell’arsenico e dei fluoruri, così come era chiaro che solo una minima parte degli interventi sarebbe stata completata nonostante il commissariamento invocato e ottenuto dalla Regione. Oggi siamo arrivati al dunque e ancora una volta a pagarla saranno i cittadini, che per mesi o forse anni non potranno avere acqua  potabile nelle loro case. Chiediamo che siano date subito informazioni alle persone e alle associazioni, e un piano immediato per garantire almeno l’accesso ai 5/6 litri di acqua al giorno per abitante che l’Istituto Superiore di Sanità fissa come limite adeguato di approvvigionamento. Queste sono azioni per le quali serve un impegno immediato anche da parte di chi si candida a governare la Regione, trasparenza e legalità devono concretizzarsi in interventi per i cittadini, a partire dall’acqua che è un bene comune fondamentale, senza il quale non si può vivere.”

L’Istituto Superiore di Sanità in una nota dei giorni scorsi, raccomanda infatti ai sensi del D.Lgs. 31/2001 e s.m.i., la “necessità di provvedere nel periodo in cui vigono ordinanze di non idoneità al consumo umano delle acque a fornire alle popolazioni interessate comprensibili ed esaustive informazioni e un  approvvigionamento adeguato di acque conformi (…) stimabile in almeno 5-6 litri per abitante al giorno.” Gli ultimi elementi forniti dalla Regione Lazio riportano d’altronde che al 01/01/2013 diverse captazioni  idropotabili non saranno conformi per il parametro arsenico: le non conformità riguardano acque in cui le concentrazioni da trattare non superano i 50 microgrammi/litro per le quali i lavori di rientro si concluderanno in modo progressivo nei diversi comuni entro giugno 2013 e per acque in cui le  concentrazioni da trattare non superano i 20 microgrammi/litro i lavori si concluderanno progressivamente entro dicembre 2014. Gli elementi forniti dalla Regione Lazio riportano anche che al 01/01/2013 diverse captazioni idropotabili non saranno conformi per il parametro fluoruro: le non conformità riguarderanno acque in cui le concentrazioni da trattare sono comprese tra 1,55 e 2,5 milligrammi/litro, ed i lavori per il rientro in conformità si concluderanno progressivamente entro
dicembre 2014. Nel viterbese, l’intervento di potabilizzazione delle acque è stato realizzato con fondi della Regione Lazio, non avendo l’Ato 1 la possibilità di intervenire con forze proprie. I lavori della prima fase sono in corso di esecuzione e prevedono la realizzazione di 33 potabilizzatori in 16 Comuni, dei quali solo i primi 20 verranno ultimati entro il 31 dicembre 2012, mentre i restanti 13 entreranno in funzione probabilmente entro il 31 marzo 2013. Gli interventi di seconda fase, che prevedono la realizzazione di altri 49 potabilizzatori in 35 Comuni, sono ancora in fase di approvazione dei progetti, gara per l’aggiudicazione. La prima fase dei lavori ha visto un costo di 65,6 milioni di Euro, che secondo il piano del Commissario sono stato erogati per 36,4 milioni dal gestore e dai Comuni e per 22,6 milioni dalla Regione Lazio, che ha stanziato anche ulteriori 24 milioni per la fase due.

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Un’infrazione su venti è sul mare del Lazio

Un’infrazione su venti è sul mare del Lazio
Tra abusivismo edilizio, cattiva depurazione, pesca di frodi e violazioni al codice della navigazione, ecco tutte le illegalità secondo “Mare Monstrum” di Legambiente. E dal 5 Luglio la Goletta Verde torna nel Lazio, tappe a Ostia, Ardea, Anzio, Ponza, Fondi e Gaeta.

Una illegalità su venti ai danni del mare italiano si compie nel Lazio. Collezionando 1,8 infrazioni per ognuno dei 361,5 chilometri di costa, la nostra regione ne assomma 659, pari al 5% del totale italiano, con 762 tra denunce e arresti e 196 sequestri, e si piazza all’ottavo posto nella classifica nazionale “Mare Monstrum 2012” di Legambiente, basata sul lavoro delle Forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto –migliorando di una posizione rispetto allo scorso anno quando era settimo con 732 infrazioni.

Sul fronte dell’abusivismo edilizio in aree demaniali calano le infrazioni accertate, che nel 2011 sono state 141, ma cresce molto il peso degli abusi nel Lazio rispetto al totale nazionale dall’1,8% al 4,4%, con un totale di 202 persone denunciate o arrestate e 69 sequestri. Nel 2011 sono stati molteplici i casi di indagini, abusi e sequestri, soprattutto nell’area romana. Il caso più eclatante è certamente quello del ribattezzato “Porto della discordia” a Fiumicino (Rm) – oggetto di un’ indagine condotta dal Procuratore di Civitavecchia Amendola e dai suoi sostituti – che al momento non hanno iscritto nessuno nel registro degli indagati e stanno vagliando le possibili ipotesi di reato. Ma intanto per ben due volte l’indagine ha già portato la polizia giudiziaria ad acquisire nella sede del Comune gli atti dell’appalto. Altre vicende hanno riguardato una lottizzazione abusiva alla luce del sole su un’area di quattro ettari a Pomezia (Rm), con  un’indagine condotta dalla Procura di Velletri, che ha anche disposto ad Ardea (Rm) il sequestro di un’area agricola di circa 35 mila metri quadri sulla quale sono stati realizzati 168 manufatti destinati ad abitazioni civili. Dopo l’abbattimento dei 21 scheletri di villette all’Isola dei Ciurli a Fondi (Lt), vecchi e nuovi ecomostri continuano a deturpare la provincia di Latina, colpa della forte presenza della criminalità organizzata che sta trasformando il sud del Lazio in una nuova frontiera criminale, con tanto di proiettili recapitati all’ex Questore di Latina, al capo della Squadra Mobile, Tatarelli, e al sostituto procuratore Miliano: sigilli a San Felice Circeo a una villa del valore di 400 mila euro a quanto pare senza nessuna concessione, sequestro a Sabaudia di 10 ettari di terreno agricolo, dove secondo l’accusa venivano sversati fanghi biologici; a Formia, sigilli a 16 appartamenti del valore di circa cinque milioni di euro sorti in violazione dei piani territoriali a due passi dal mare dello splendido Golfo, in località Acquatraversa. Ferme le ruspe di fronte a diversi ecomostri, primo tra tutti le 285 unità abitative della lottizzazione abusiva Bella Farnia a Sabaudia in attesa del giudizio della Cassazione, così come i dieci villini della lottizzazione abusiva nella piana di Sant’Agostino a Gaeta (Lt) e gli abusi del camping Santa Anastasia di Fondi, come i casi già noti del parcheggio sulla spiaggia a Lavinio (Rm) abbandonato da molti anni.

“Pericolose illegalità e veri e propri reati su abusivismo e mare inquinato compromettono il fragile
equilibrio del nostro mare – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio –
Sull’abusivismo edilizio, esclusa Ardea che sta compiendo un lavoro importante nonostante si segnalano
comunque nuovi casi di abusi, non si vede da troppo tempo una ruspa in azione per gli abbattimenti e la
Regione non ha riattivato il sostegno ai Comuni con il fondo di rotazione, né i poteri sostitutivi. Piccole e
grandi criminalità si vincono con gli abbattimenti. Le forze dell’ordine e le procure lavorano molto, ma
serve poi il colpo finale dei Comuni. Così come sulla depurazione preoccupano le illegalità legate spesso
alla mala gestione degli impianti e agli scarichi illeciti che portano poi alle macchie scure che i cittadini
trovano in mare come anche di recente; anche in questo caso serve un rilancio del piano della qualità delle
acque della Regione Lazio, che ha perso però per il debito della sanità molti degli investimenti sul fronte
delle fognature e della depurazione.”

Sul fronte del mare inquinato il Lazio si piazza, infatti, all’undicesimo posto: tra scarichi illegali e cattive depurazioni, il mare laziale è vittima di 103 infrazioni all’anno, il 3,9% del totale nazionale, e 128 sono state le persone denunciate o arrestate mentre i sequestri sono stati 69. Da segnalare il caso di una lavanderia industriale a Fondi: dopo le denunce di Legambiente circa i cattivi odori provenienti dal Fosso San Giovanni e le evidenti schiume biancastre, la Provincia di Latina ha sospeso l’autorizzazione allo scarico per le acque industriali. La depurazione migliora nella nostra regione, anche se i numeri sono ancora molto preoccupanti, visto che solo il 65,4% degli abitanti equivalenti serviti effettivi (AES) ha impianti di depurazione delle acque reflue urbane con trattamento secondario e terziario. Tra i capoluoghi le peggiori performance si registrano a Frosinone, dove l’efficienza è ferma all’80%, Rieti all’83% e Latina all’84%; a Roma l’efficienza tocca il 90%, ma i numeri in ballo sono molto grandi e quindi c’è molto da fare, mentre Viterbo si attesta al 95%. Non migliora la situazione per quanto riguarda la pesca di frodo, per la quale il Lazio scala la classifica e si piazza al quinto posto quadruplicando in pratica le infrazioni accertate fino a 240, il 5% del totale nazionale, con 250 tra denunce e arresti e 9 sequestri effettuati, con 1.206 kg totali di sequestri, dei quali 694 kg sono stati di molluschi e 462 kg di pesce. E il Lazio entra ancora nella top ten per le violazioni al codice della navigazione, stabile al sesto posto rispetto alla classifica 2011: le infrazioni al codice sono state 175, con 182 denunce e arresti e 50 sequestri.

“Nel Lazio continuano a essere troppi i casi di illegalità che si abbattono sull’ecosistema marino – ha
dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – i dati rimangono preoccupanti sia per
l’abusivismo che per la depurazione, ma anche per la pesca di frodo e le infrazioni al codice della
navigazione. Se da un lato servono nuove politiche regionali per tutelare una delle risorse più importanti
sul fronte ambientale ma anche su quello economico, dall’altro è altrettanto importante il ruolo dei
cittadini, sentinelle che possono segnalare i casi di illeciti sul mare alla nostra Goletta Verde che tra pochi
giorni arriverà nel Lazio.”

Il Rapporto è ricco di altre segnalazioni: sul fronte dei ripascimenti, ad esempio, si evince che i più
importanti sono stati realizzati proprio lungo le coste del Lazio, attingendo alle ingenti riserve identificate
sulla piattaforma dalla Regione, con prelievi di sabbia dai fondali marini che hanno superato i 7 milioni di
metri cubi di sedimenti; torna anche ad evidenziarsi il muro invalicabile lungo 17,5 chilometri che occupa
il litorale del Lido di Ostia, con tanto di discoteche, ristoranti e palestre, piuttosto impenetrabile
all’accesso gratuito alla battigia. Per monitorare tutto ciò, torna la Goletta Verde di Legambiente,
con la XXVII edizione della campagna di monitoraggio ed informazione sullo stato di salute del
mare e delle coste, realizzata anche con il contributo di COOU Consorzio Obbligatorio Oli Usati.
Le tappe laziali di quest’anno saranno Ostia (5 luglio), Ardea (6 luglio) con serata in porto ad
Anzio, Ponza (7 luglio), Fondi (8 luglio) con serata in porto a Gaeta.

I Partner di Goletta Verde:
Main partner: Coou
Partner Tecnici: Corepla, Nau!, Novamont
Radio ufficiale: RDS
Media partner: La Nuova Ecologia
Si ringrazia la Sala Balena del Museo Civico di Zoologia ospita la mostra fotografica di Alberto Muro Pelliconi “Dai più
piccoli ai più grandi – Meraviglie nei mari del mondo”.
L’Ufficio stampa Legambiente Lazio
06.85358051 – stampa@legambientelazio.it
www.legambientelazio.it

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Fondi, Legambiente denuncia l’inquinamento di Fosso S. Giovanni e un eventuale abuso edilizio

Fondi, Legambiente denuncia l’inquinamento di Fosso S. Giovanni e un eventuale abuso edilizio, ma il Sindaco risponde che un’altra fonte (fonte Lagurio) non è inquinata.

Il 6 febbraio 2012, dopo diversi mesi dall’esito delle analisi dell’ARPA Latina che certificavano l’inquinamento del Fosso S. Giovanni a Fondi (Lt), Legambiente Fondi chiedeva di conoscere i
provvedimenti messi in atto dal Sindaco –in quanto garante della salute pubblica e della salvaguardia dell’ambiente naturale– sul caso in oggetto. Il Sindaco del Comune sud pontino, nella sua risposta dell’11 febbraio 2012, però anziché fornire risposte sull’inquinamento del Fosso S. Giovanni, replicava di aver chiesto ulteriori analisi per monitorare l’area in oggetto –e ciò gli fa onore- e soprattutto di aver chiesto una verifica puntuale per la “sorgente Acquazzurra”, situata a 300 metri di distanza dal fosso, dove i fondani si recano per prelevare acqua potabile. Inoltre, continua la nota del Sindaco, la ditta comunicava di non scaricare più “alcun refluo nel fosso, convogliando le acque reflue in appositi serbatoi di stoccaggio per trattamenti presso impianti autorizzati”.

Forse è il caso di fare chiarezza.

Il Fosso S. Giovanni risulta inquinato, forse a causa di uno scarico da parte di una ditta che effettua lavaggio industriale, come certificato dalle analisi delle acque da parte dell’ARPA Latina in cui
risultano tensioattivi anionici (cioè saponi chimici). La Fonte denominata Acquazzurra, che oltretutto è un pozzo e non una sorgente come invece erroneamente si continua ad affermare, non dovrebbe correre alcun pericolo di inquinamento, per ora, essendo distante dal Fosso S. Giovanni.

Non è giunta alcuna risposta, invece, in merito al carattere puramente urbanistico -come Legambiente chiedeva nella nota del 24 ottobre scorso- sulla eventuale natura abusiva dello stabile in cui la ditta opera.

Ad oggi, secondo le foto scattate durante l’ultimo sopralluogo di Legambiente nel pomeriggio dell’11 febbraio u.s. (dunque dopo il comunicato stampa del Sindaco), non sembra sia cambiato
niente rispetto ai mesi precedenti: acque maleodoranti (nonostante il dilavamento causato dalle piogge dei giorni scorsi), non limpide e, dulcis in fundo, un bel tubo arancione probabilmente di
scarico all’interno del Fosso, del quale continuiamo a chiedere conto.

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Denunce Fiume Sacco, Legambiente: continua ottimo lavoro Carabinieri e ARPA Lazio per salvare il fiume

È di pochi giorni fa la notizia della denuncia, ad opera dei Carabinieri di Anagni, dell’amministratore unico di una delle tante società che operano nella locale zona industriale, sospettato di inquinamento del corso d’acqua Mola Santa Maria, affluente del fiume Sacco. I campionamenti delle acque sono stati effettuati dal personale dell’ARPA Lazio, in seguito a segnalazioni da parte dei residenti di strane schiume bianche sulla superficie del fiume, e hanno confermato l’inadempienza da parte dell’azienda di diverse disposizioni del Codice dell’Ambiente.

“Il lavoro di controllo, indagine e repressione dei reati sul Fiume Sacco è fondamentale, l’attenzione delle Forze dell’ordine e della Procura porta a risultati concreti che segnano un’inversione di rotta per un territorio che sta soffrendo troppo – ha detto Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. L’inquinamento del fiume Sacco è una questione che ci preoccupa molto ed è fondamentale che arrivino segnali forti, contro chi si macchia di reati gravissimi, come lo scarico di acque reflue industriali in assenza di autorizzazioni. Chiediamo che si continui su questa strada con controlli costanti e puntuali, per evitare di dover intervenire a danno fatto, e soprattutto per garantire il diritto dei cittadini della zona a vivere in un ambiente salubre. Per questo è fondamentale anche obbligare gli inquinatori a provvedere con mezzi adeguati al ripristino della salubrità dei luoghi.”

Dopo gli accertamenti, nell’ambito dell’attività avviata su disposizione del Comandante Provinciale e coordinata dal Procuratore della Repubblica di Frosinone, l’azienda è risultata inadempiente riguardo alle periodiche verifiche sui punti di emissione dei gas in atmosfera, il previsto piano di gestione e manutenzione dei sistemi di captazione delle emissioni e la tenuta di documentazione e di appositi registri circa i dati delle acque e dei fanghi trattati. Il Fiume Sacco e i suoi affluenti sono da tempo messi a durissima prova da continui episodi di inquinamento, a causa della forte concentrazione di attività industriali intorno al fiume ciociaro, che alcuni anni fa hanno addirittura provocato la morte fulminante di 25 vacche che si stavano abbeverando alle sue acque. La storia del fiume Sacco è una storia di ingiustizia che da troppo tempo nega il pieno diritto alla legalità ambientale per le popolazioni avvelenate. Legambiente mette a disposizione di chiunque voglia segnalare problemi ambientali, il numero verde dell’Osservatorio Ambiente e Legalità 800 911 856.

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