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Legambiente e studenti, una mattinata di lettura della Costituzione per ricordare Falcone e chiudere la campagna di educazione alla legalità

Legambiente e studenti, una mattinata di lettura della Costituzione per ricordare Falcone e chiudere la campagna di educazione alla legalità

Dal 2008 al 2013 ben 1.452 segnalazioni raccolte da Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, ora rilanciare presto attività con Regione
Legambiente ricorda Giovanni Falcone con una mattinata di lettura della Costituzione insieme ai ragazzi della scuola Motta Camastra e chiude simbolicamente oggi, 21° anniversario della strage di Capaci, l’edizione 2013 della campagna di educazione alla legalità promossa dall’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio. Legambiente ha voluto celebrare così l’anniversario della morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonino Montinaro. Insieme alle 20 classi coinvolte nel progetto di educazione alla legalità, sono stati letti gli articoli della Prima Parte della Costituzione come momento collettivo di memoria.

“Abbiamo voluto celebrare uno dei più grandi esponenti della lotta alla criminalità organizzata con la lettura del testo antimafia per eccellenza, la Costituzione Italiana -ha dichiarato Valentina Romoli, vice presidente di Legambiente Lazio e responsabile Ambiente e Legalità, intervenuta all’evento-. Ci è sembrato questo il modo migliore per ricordare Giovanni Falcone e tutte le persone uccise con lui barbaramente 21 anni fa. Questa iniziativa è anche un modo per tenere alta l’attenzione sul tema delle illegalità ambientali nei nostri territori. Serve un monitoraggio continuo per riuscire ad intervenire e risolvere tempestivamente i casi di criticità. Ci auspichiamo di rilanciare presto con la Regione Lazio l’attività dell’Osservatorio Ambiente e Legalità. I cittadini ci danno una grande mano nella segnalazione degli illeciti: sono state 1.452 le chiamate ricevute al nostro numero verde dal 2008 al 2013 da tutte le province del Lazio.”

L’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, nel periodo 2008/2013 ha raccolto 1.452 segnalazioni, delle quali 887 in provincia di Roma, 343 in provincia di Latina, 119 in provincia di Frosinone, 67 in quella di Rieti e 36 in quella di Viterbo. Il progetto di educazione alla legalità ha visto il coinvolgimento interattivo di circa 450 ragazzi tra la scuola Motta Camastra di Finocchio (VI Municipio) e la scuola Fratelli Bandiera (III Municipio) per un totale di 22 classi. Una serie di incontri sui temi della raccolta differenziata, dell’acqua e dell’inquinamento urbano per sensibilizzare i ragazzi fin dalla tenera età alle corrette abitudini di legalità e rispetto dell’ambiente.

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Regione, Legambiente: auguri di buon lavoro al Presidente Zingaretti e a Cristiana Avenali eletta in Consiglio Regionale.

Regione, Legambiente: auguri di buon lavoro al Presidente Zingaretti e a Cristiana Avenali eletta in Consiglio Regionale. Ora la sfida è cambiare modello di sviluppo usando l’ambiente come chiave per il futuro.

Legambiente esprime i migliori auguri di buon lavoro a Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio, e a Cristiana Avenali che entra a far parte del Consiglio della Regione Lazio, nella squadra del listino del Presidente.

“Zingaretti con la nuova Amministrazione della Regione Lazio ha davanti una sfida importante, cambiare modello di sviluppo nel Lazio usando l’ambiente come chiave per il futuro, migliorando così la qualità della vita dei cittadini e creando anche nuova occupazione -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. In questa prospettiva siamo certi che persone come Cristiana Avenali, come ha già dimostrato di saper fare in questi ultimi quindici anni alla direzione di Legambiente Lazio, potranno portare in Regione un contributo di passione e competenza per vincere la partita della sostenibilità, restituire credibilità alle istituzioni, essere dalla parte dei cittadini e dell’ambiente, verso quel cambiamento che le persone stanno chiedendo a gran voce.”

A Roma e nel Lazio serve un’idea di futuro che punti a migliorare la qualità della vita dei cittadini, attraverso l’innovazione verde e i diritti per creare nuovo lavoro. Per battere la crisi bisogna cambiare modello e la chiave ambientale è determinante per modernizzare il Lazio: basta cemento inutile è il momento di puntare davvero sulla manutenzione delle città, dei paesi e del territorio; stop a mega infrastrutture che non vedranno mai la luce come l’autostrada Roma-Latina o il mega porto di Fiumicino per puntare a nuove reti di trasporto su ferro per battere smog e traffico.

“Il Lazio ha pagato in questi anni un prezzo spropositato all’affarismo e alla corruzione. Il nuovo governo della Regione dovrà restituire speranza ai cittadini del Lazio affrontando crisi molto pesanti, ormai strutturali, che hanno provocato enormi ricadute sociali, dovrà farlo con politiche innovative a sostegno dell’economia verde, dell’ambiente e della legalità -ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente-. Al Lazio e al Paese serve un nuovo modello di sviluppo low carbon e in questo senso siamo sicuri che l’attività di Cristiana Avenali con Zingaretti saprà portare le scelte del governo della Regione su questi temi, per rilanciare il Lazio e il Paese e uscire dalla crisi.”

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Imprese verdi, Legambiente: un quarto punta su ambiente, ora nuovo patto verde per il futuro del Lazio.

Imprese verdi, Legambiente: un quarto punta su ambiente, ora nuovo patto verde per il futuro del Lazio.
“Nel Lazio oltre un quarto delle imprese punta sull’ambiente, è un dato di enorme importanza sul quale fare leva per migliorare la qualità della vita dei cittadini e aggredire la crisi economica e ambientale che attraversiamo così Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, commenta i dati del Rapporto GreenItaly 2012 che Fondazione Symbola e Unioncamere hanno presentato oggi a Roma. Per numeri è assolutamente rilevante che oltre 23mila imprese dell’area metropolitana romana investano sulla sostenibilità, facendo piazzare Roma come seconda provincia in Italia per numero assoluto di imprese che investono green. Molto spesso queste scelte sono state compiute dalle imprese nella quasi assoluta solitudine, hanno migliorato i cicli di produzione e speso soldi nella direzione dell’ambiente in assenza di un
quadro istituzionale di scelte timide. Nel Lazio, serve un’idea di futuro che punti su un nuovo patto verde, un green new deal, che faccia crescere le nostre comunità in questa direzione, non si tratta di produrre nuovi beni e nemmeno di decrescere, serve una nuova economia che diffonda benessere, qualità, soddisfazione, con una grande attenzione al nostro “petrolio” italiano che è fatto di territorio, paesaggio, beni culturali, artigianato, produzioni.”

Nel Lazio, secondo il Rapporto GreenItaly 2012 che Fondazione Symbola e Unioncamere hanno presentato oggi a Roma, 33.028 imprese hanno investito nell’ultimo triennio, o investiranno entro l’anno, in tecnologie e prodotti verdi, il 24,5% del totale delle imprese, facendo piazzare la regione
al terzo posto in Italia. La provincia di Roma si colloca al primo posto con 23.756 imprese green, il 24,2% del totale delle imprese della provincia, seguono Latina con 3.917 imprese (27,7%), rosinone 2.949 imprese (24,5%), Viterbo 1.709 imprese (23,9%), Rieti 697 imprese (22,4%).

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Rifiuti, Legambiente: no assunzioni Ama con scusa differenziata.

Rifiuti, Legambiente: no assunzioni Ama con scusa differenziata. Su Monti Ortaccio sconcerta commissario Sottile.
No a nuove assunzioni in AMA con la scusa della differenziata. Legambiente è nettamente contraria all’ipotesi prospettata dal direttore generale di Ama al primo consiglio di amministrazione circa l’assunzione di ben 1.527 dipendenti con contratti che passerebbero da part-time a full-time, con un aumento di spesa per le casse dell’azienda di 25 milioni di euro l’anno.

“Il direttore generale di AMA metta giù le mani dai contratti, siamo nel pieno di scandali devastanti, c’è una richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura per otto persone proprio sulle parentopoli nel Comune di Roma e le ultime infornate di lavoratori all’AMA, cosa altro deve succedere, vogliono essere cacciati con i forconi? -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il bilancio della municipalizzata ha richiesto continui aumenti delle tariffe per i cittadini, fino ad arrivare a oltre 700 milioni di Euro che i romani pagano per il servizio, ora è indecente pensare di utilizzare in questo modo quasi tutti i 30 milioni stanziati dal ministro all’Ambiente per la differenziata. Non permetteremo a nessuno di usare la scusa della differenziata per giustificare l’indifendibile, in azienda prima di tutto va scoperchiata la pentola degli scandali per tutelare chi lavora seriamente e affrontare così il tema dell’efficientamento, della gestione del personale, per riallineare AMA alle altre società del settore.”

Legambiente ricorda che nel maggio scorso era giunta la richiesta di rinvio a giudizio da parte del procuratore aggiunto e del pubblico ministero per otto indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla parentopoli di AMA: abuso d’ufficio continuato e in concorso, la pesante accusa. Nel frattempo, sconcertano le affermazioni del commissario Sottile circa la nuova discarica
che vorrebbe realizzare a Monti dell’Ortaccio, affianco a Malagrotta.

“Ormai è evidente che gli uffici del commissario Sottile non sanno o non vogliono leggere. Di pareri tecnici contro la discarica di Monti dell’Ortaccio ce ne sono un’infinità, è impensabile poter andare avanti se non paventando motivazioni di ordine pubblico che sarebbe però davvero grave usare -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Si va dalle falde acquifere di superficie, alla vicinanza dell’abitato, ai motivi ambientali e sanitari. Eppure la ricetta è così semplice ed è proprio la differenziata, per avviare la quale serve un progetto serio che permetterebbe anche di ovviare al problema delle 1.200 tonnellate da trattare, evitando di coltivare fantasiose e costose ipotesi di portare quei rifiuti all’estero.”

I pareri tecnici evidenziano un’infinità di problematiche che vanno dall’impatto su un ambiente già devastato come evidenziano le indagini Ispra e Arpa, l’incompatibilità urbanistica, la non idoneità tecnica del sito sotto il profilo idrogeologico e la non conformità del progetto alla distanza dalla falda, l’incoerenza dei numeri con quelli della programmazione del cosiddetto “Patto per Roma”. A queste si affiancano carenze informative come la qualità della geomembrana, un deficit di caratterizzazione quali-quantitativa del rifiuto, l’insufficiente stima del quantitativo di percolato e l’incongruità sui volumi di stoccaggio, la verifica dei dimensionamenti dei canali di scolo e delle acclività dei versanti, il “bacino di ossidazione” non pertinente alla discarica, la sovrapposizione dell’invaso con un’attività estrattiva autorizzata, i problemi sui monitoraggi, le emissioni odorigene e di polveri, il mancato studio di traffico e le carenze sull’impatto impatto acustico, oltre perplessità di tipo gestionale (modalità scarico rifiuti, modalità di copertura del rifiuto abbancato) e lacune nel Piano Finanziario e nella conseguente determinazione della Tariffa di conferimento.

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Profughi ambientali – “Riaffermare i diritti umani delle persone costrette a migrare”

Profughi ambientali
il dossier di Legambiente sulle migrazioni forzate presentato in occasione di Rio+20
6 milioni l’anno le persone costrette a lasciare il proprio territorio per eventi climatici estremi
Nel 2011 danni economici pari a 380 miliardi di dollari
“Riaffermare i diritti umani delle persone costrette a migrare”

Migranti ambientali costretti ad abbandonare le proprie case e i luoghi dove sono nati e cresciuti a causa di eventi come uragani, tsunami, terremoti o alluvioni. Circa 6 milioni di profughi ambientali ogni anno. Un fenomeno che per il 2050, secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), potrebbe riguardare 200/250 milioni di persone. Uomini e donne invisibili, privi di tutele giuridiche, che vivono un dramma di cui si parla troppo poco e per cui non si fa quasi nulla per  contrastarlo. Nel 2011 sono stati ben 302 gli eventi catastrofici che hanno colpito circa 206 milioni di persone (164 milioni in più rispetto al 2010) e causato danni economici pari a 380 miliardi di dollari (fonte International Disaster Database EM-DAT). Basti pensare che solo lo tsunami e il terremoto in Giappone hanno causato danni per circa 20 miliardi.

È la fotografia scattata da “Profughi ambientali: cambiamento climatico e migrazioni forzate”, il dossier di Legambiente che offre una panoramica sull’attuale emergenza umanitaria dei migranti ambientali e che allo stesso tempo vuole rilanciare all’attenzione internazionale questo problema in concomitanza di Rio+20, il summit internazionale sul clima in programma fino a domani, 22 giugno, in Brasile. Secondo Legambiente è necessario cambiare l’attuale paradigma economico ponendo al centro l’affermazione dei diritti umani e della natura. “Rio+20 è il foro più adatto per discutere sulle cause che generano il  fenomeno della migrazione ambientale e per trovare una via di lavoro comune per tutelare le persone colpite, anche grazie a un riconoscimento giuridico dei migranti. I decisori politici hanno il dovere di trattare questo tema – spiega Maurizio Gubbiotti da Rio, dove sta seguendo la Conferenza dei popoli –. Il problema delle migrazioni ambientali riguarda vari Stati, quelli colpiti direttamente dalle catastrofi, quelli che ospitano i migranti e quelli che in qualche modo provocano i cambiamenti climatici; per questo è
importante facilitare la collaborazione tra le istituzioni e governi a livello internazionale, al fine di adottare misure di adattamento e mitigazione del rischio”.

Dal dossier emerge come ormai sia sempre più evidente il legame tra migrazioni forzate e cambiamenti climatici, quest’ultimi causati nella maggior parte dei casi da fattori antropici. Gli stessi scienziati  dell’IPCC nel rapporto del 2012 “Managing the risks of extreme events and disasters to advance climate change adaptation”, hanno sottolineato come il fattore antropico influenzi i disastri climatici. I migranti ambientali sono, infatti, costretti a fuggire dagli effetti causati dal riscaldamento globale,  all’innalzamento del livello del mare che provoca la perdita del territorio, da desertificazioni e siccità, alluvioni o conflitti dovuti alle scarse risorse. A questi si aggiungono i tanti sfollati per terremoti o decisioni politiche che  impongono la costruzione di dighe o d’impianti industriali con la conseguente distruzione di centri urbani o dei terreni .

Esempi di eventi climatici estremi arrivano dall’Africa, dal sud-America (Colombia e Brasile) e dall’Asia (Thailandia e Cambogia). In Tailandia, piogge monsoniche e cicloni tropicali tra luglio e ottobre 2011, aggravati dalle implicazioni de “La Niña”, hanno causato inondazioni senza precedenti colpendo 9,8 milioni di persone e uccidendone ben 657. In Colombia nell’aprile 2011 le forti piogge hanno provocato  inondazioni che hanno ucciso 116 persone e fatto 5,85 miliardi di dollari in danni (2% del PIL Colombiano). Anche in Brasile le piogge torrenziali hanno colpito l’area a 40 km da Rio de Janeiro provocando vittime e sfollati. Due tra i Paesi più poveri della terra, la Somalia e il Corno d’Africa, hanno invece subito la peggiore siccità degli ultimi 60 anni. Una carestia che ha portato alla morte di migliaia di persone e animali, aggravando le condizioni di vita di oltre 10 milioni di persone. Ci sono poi eventi climatici più lenti come ad esempio le desertificazioni e la perdita di produttività del terreno che ugualmente provocano spostamenti di popolazioni il più delle volte dalle zone rurali alle città, determinando l’espansione incontrollata delle metropoli. Molto spesso le stesse città che accolgono i migranti ambientali sono vulnerabili ad aventi climatici estremi oppure non sono strategicamente preparate ad accogliere un numero maggiore di abitanti. C’è poi da considerare le possibili tensioni che
potrebbero nascere tra nuovi migranti e vecchi abitanti.

Ma i disastri ambientali comportano perdite economiche non indifferenti: se nel 1980 le stime delle perdite annuali ammontavano ad alcuni miliardi di dollari; nel 2011 hanno invece superato i 300 miliardi. Stime che però non considerano le perdite di vite umane, del patrimonio culturale, e dei servizi eco sistemici che sono difficili da valutare e monetizzare.
Se poi gli eventi climatici estremi colpiscono persone e stati già particolarmente vulnerabili, le perdite economiche subite innescano un circolo vizioso dal quale è difficile uscire. Per questo motivo è fondamentale che almeno le spese per l’adattamento ai cambiamenti climatici vengano integrate nell’ attuale gestione del rischio di catastrofi. C’è poi il problema dello status giuridico dei profughi ambientali. Nonostante la portata mondiale del problema, ancora oggi non esiste, infatti, un corpus legislativo specifico che tuteli i diritti dei migranti ambientali. Secondo Legambiente adottare una prospettiva che sia
legalmente vincolante e priva di ambiguità è una priorità dalla quale non si può prescindere. Per far
si che gli stati e le istituzioni riescano a proteggere i diritti di questi profughi, è necessario riconoscere lo status giuridico di coloro che sono costretti a spostarsi a causa di disastri ambientali e cambiamenti climatici.

Il dossier di Legambiente approfondisce anche il rapporto tra cambiamenti climatici- migrazione e
sicurezza globale esaminando la situazione del Nord-Africa, del Bangladesh e India. Infine vengono analizzate le piccole Isole del Pacifico e l’Alaska che stanno perdendo parte dei loro territori a causa dell’innalzamento del livello del mare. Gli abitanti sono così costretti ad abbandonare le loro case e migrare verso l’interno o negli Stati Limitrofi. Per cercare di risolvere almeno in parte il problema, i governanti si stanno attivando per trovare soluzioni portando la questione all’attenzione del dibattito internazionale.

In allegato alcune tabelle del dossier “Profughi ambientali: cambiamento climatico e migrazioni
forzate”

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Malagrotta, Legambiente: situazione davvero grave allarme

Malagrotta, Legambiente: situazione davvero grave allarme. Verbali commissione ntimafia sconcertanti, Procura indaghi.
“Lo studio epidemiologico su Malagrotta evidenzia una situazione di allarme davvero molto grave, in
quell’area ci sono morti e ricoveri superiori ad altre aree della città -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Attraverso dei precisi inquinanti presi come marcatori si correlano le residenze dei cittadini con gli impianti inquinanti per la sola componente aria per ora: con l’idrogeno solforato sono state verificate le emissioni puzzolenti della discarica, con gli ossidi di zolfo quelle della raffineria e con le polveri sottili quelle dell’inceneritore degli ospedalieri. Lo studio del Dipartimento di Epidemiologia è chiarissimo, ora sta al Comune di Roma rispondere, chiudere davvero Malagrotta con la differenziata, verificare il funzionamento dell’inceneritore, accompagnare la dismissione delle attività di raffinazione.”

“I verbali della commissione antimafia sono sconcertanti: emerge chiaramente che la situazione in cui
si trovano Malagrotta e la città di Roma dipendono dalla non volontà della politica di attuare una corretta gestione dei rifiuti e quindi tutelare i cittadini ma piutosto quella di rispondere ad altre logiche e altri interessi. In questo modo i danni alla salute dei cittadini, all’ambiente, economici sono enormi, la Procura accertati e persegua le responsabilità -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. In particolare, poi, sul trattamento dei rifiuti bisogna convertire subito gli impianti di TMB al massimo recupero di materia per il riciclaggio piuttosto che alla produzione di CDR, così da togliere subito il tal quale dalla discarica. Malagrotta non chiuderà mai se si continuerà a giocare al toto-discarica, il piano per il porta a porta ora c’è, basta perdere tempo prezioso.”

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