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Acqua pubblica, Legambiente: bene avvio iter per approvare legge regionale fondamentale

Acqua pubblica, Legambiente: bene avvio iter per approvare legge regionale fondamentale
“È molto importante che la Regione Lazio abbia avviato l’iter per l’approvazione della nuova legge regionale per l’acqua a partire dal testo presentato dai movimenti per l’acqua e da diversi Comuni del Lazio – ha dichiarato Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio, dopo l’audizione presso la Commissione Ambiente della Regione Lazio-. La legge per la gestione pubblica dell’acqua e l’abolizione del capitale investito nella tariffa del servizio idrico integrato è un atto dovuto per rispettare gli oltre 2,5 milioni di cittadini laziali che si sono espressi nel referendum di due anni fa.”

Legambiente chiede che venga avviato presto un percorso partecipativo di discussione della legge a partire dal testo proposto dal Coordinamento che enuncia bene i principi di tutela, gestione e governo delle acque. In questo contesto rilancia la proposta di istituire un tavolo con l’Assessore all’Ambiente Refrigeri allargato a comitati e associazioni con istanze e proposte che portino alla definizione definitiva del testo di legge.

“Servono gestioni pubbliche e partecipate che migliorino il servizio invece di aumentare le tariffe -ha concluso Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio-. L’acqua deve essere un bene garantito a tutti i cittadini, a questo proposito può essere molto utile l’indagine conoscitiva sulla qualità e la depurazione della nostra rete idrica proposta, visto anche quanto sta accadendo in questi mesi sull’arsenico nel viterbese.”

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Piano regionale rifiuti, Legambiente: è da rifare.

Annullata l’audizione di tutti i soggetti invitati dalla Commissione Ambiente della Regione Lazio

Sono rimasti a bocca asciutta, rimandati a casa con le pive nel sacco: è finita così l’audizione prevista per stamattina presso la Commissione Ambiente della Regione Lazio e poi rinviata a data da destinarsi, con associazioni furenti e invitati sconcertanti tra sindacati, comitati, gestori degli impianti, enti locali.

Ma c’è di più. Il 18 maggio scorso, con un lungo e meditato “parere motivato”, sono stati gli stessi uffici regionali a sancire il verdetto per il nuovo piano regionale rifiuti del Lazio: parere “favorevole” se così si può dire, visto che è condizionato e vincolato da ben trenta prescrizioni, una più severa dell’altra. Secondo la procedura di valutazione ambientale strategica (VAS), il
piano andrà adeguato “alle prescrizioni normative vigenti, con le conseguenti modifiche in termini di ripartizione dei flussi coinvolti” e correlando “agli stessi, specifiche strategie e azioni  attuabili”; dovrà “fornire, con maggiore dettaglio, il ruolo degli Enti Territoriali nel governo dei processi di gestione dei rifiuti”; dovrà “prevedere specificatamente le risorse finanziarie necessarie alla sua attuazione per tutto l’orizzonte temporale di esercizio”; ancora dovrà “quantificare le scorie da termovalorizzatore”; il piano regionale rifiuti “dovrà prevedere degli strumenti di dettaglio
finalizzati alla definizione delle modalità di raccolta previsti, con particolare attenzione ai servizi di raccolta differenziata di tipo domiciliare, e dulcis in fundo, i siti d’importanza comunitaria (SIC), le zone speciali di conservazioni (ZSC) e le zone di protezione speciale (ZPS) sono “da considerarsi fattori escludenti” nella localizzazione di nuovi impianti e discariche.

“Il piano rifiuti va riscritto, l’abbiamo detto sin dall’inizio non si può compilare un libro dei sogni che non tiene nemmeno conto degli obiettivi di legge, senza azioni e finanziamenti, e prevede pure un “piano B” fatto di discariche e inceneritori, se non si raggiungessero gli obiettivi fissati – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, stamattina presente presso la sede della Regione alla Pisana -. Ormai siamo ben oltre il ridicolo, addirittura convocati in audizione senza che gli stessi commissari avessero conoscenza delle prescrizioni e delle modifiche in corso. Sui rifiuti serve una politica pubblica seria e rigorosa, che non rincorra le esigenze dei privati, ma governi il settore puntando davvero su riduzione, riuso e riciclaggio, senza strampalate teorie assurde o raccolte duali come quelle della Capitale che non funzionano affatto, ma con la concretezza che ha fatto raggiungere risultati eccellenti per la differenziata a molti Comuni in Italia e anche a qualcuno nel Lazio”.

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Arsenico: commissario Polverini renda noto elenco Comuni, dati analisi e piano interventi.

“L’emergenza è seria e la situazione critica, ma almeno dopo mesi c’è un punto certo sull’arsenico nelle acque potabili: non ci sono altri limiti al di fuori di quello di legge di 10 microgrammi per  Litro e se le analisi evidenzieranno superamenti su proposta delle ASL, i Sindaci dovranno adottare ordinanze di non potabilità ai fini del consumo umano” – così Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, commenta i risultati dell’audizione con associazioni e Sindaci svoltasi presso la Commissione Ambiente della Regione Lazio.

“Abbiamo chiesto che la presidente Polverini, nominata commissaria di governo per l’emergenza arsenico, renda immediatamente noto l’elenco dei comuni dove si riscontrano valori oltre i limiti, come prevede l’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri – continua Parlati. Soprattutto serve quella chiarezza che finora è mancata, i risultati delle analisi delle acque potabili devono essere pubblicati per cittadini e imprese, ma deve essere anche inviata ai comuni una nota chiara ed esplicativa sulle azioni da intraprendere, definendo in accordo con le ASL gli obblighi relativi alle ordinanze di non potabilità. Abbiamo poi evidenziato l’esigenza di una campagna informativa rivolta ai cittadini, realizzata coinvolgendo medici e associazioni, con l’attivazione di un numero verde regionale sull’esempio di quanto fatto in provincia di Latina. L’acqua è un diritto imprescindibile ed è una risorsa messa già gravemente a dura prova, sulla quale c’è grande attenzione da parte dei cittadini come sta dimostrando la campagna verso i referendum per l’acqua pubblica. Non si può perciò temporeggiare, bisogna agire subito mettendo al centro la tutela della salute pubblica, per questo  chiediamo che la Regione condivida subito con le parti sociali anche il piano degli interventi che dovranno essere messi in campo, identificando costi e tempi e definendo iniziative per il risparmio e la tutela delle risorse idriche. Serve un tavolo condiviso dai diversi attori.” – chiosa Parlati.

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