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Centrale a carbone di Civitavecchia, Legambiente: autorizzazione rilasciata con una sola seduta, senza tenere conto osservazioni comitati e cittadini.

Centrale a carbone di Civitavecchia, Legambiente: autorizzazione rilasciata con una sola seduta, senza tenere conto osservazioni comitati e cittadini.
Dopo quattro anni di attesa, la Conferenza dei servizi per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord ha chiuso i lavori con una sola seduta e senza che nessuna delle osservazioni e richieste presentate da Legambiente e dai comitati sia stata valutata positivamente.

Da una prima lettura del verbale, in sintesi, sono stati ampliati i limiti di emissione per il monossido di carbonio (CO), anche in relazione alle ore di funzionamento dell’impianto, non è stato inserito il limite dello 0,3% del tenore di zolfo nel carbone (fissato dal piano regionale qualità aria) né è stata
prodotta una descrizione analitica del combustibile rendendo impossibile valutare gli inquinanti emessi (metalli pesanti soprattutto), non è stata disposta la verifica di ottemperanza per le prescrizioni contenute nella valutazione di impatto ambientale per valutarne lo stato di attuazione.

“È scandaloso, dopo quattro anni di lavori, in quattro e quattro otto, con una sola seduta si è chiusa la conferenza dei servizi per uno degli impianti di produzione elettrica tra i più grandi e impattanti nel Paese, e senza tener in nessun conto le osservazioni e richieste dei comitati e delle associazioni -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. E’ inaccettabile utilizzare il rinnovo dell’autorizzazione AIA per aumentare i limiti di emissione e le ore di lavoro della centrale a carbone di Civitavecchia, significa farsi beffa delle prescrizioni per l’esercizio dettate molti anni fa con la valutazione di impatto ambientale. Altrettanto sconcertante è il parere positivo della Regione Lazio, rilasciato proprio mentre la nuova amministrazione si sta insediando e non può quindi aver valutato nulla nel merito. Nelle prossime ore, capiremo quali spazi ci siano dal punto di vista amministrativo e legale per fermare questo scempio.”

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Centrale a carbone di Civitavecchia, domani Legambiente partecipa a presidio al Ministero dell’Ambiente

Centrale a carbone di Civitavecchia, domani Legambiente partecipa a presidio al Ministero dell’Ambiente
Appuntamento ore 10
Legambiente parteciperà domattina alle 10 con lo striscione ‘No al carbone’ al presidio sotto al Ministero dell’Ambiente, organizzato dai comitati no-coke in occasione della Conferenza dei Servizi per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord.

“Il carbone sta dimostrando tutti i suoi effetti nefasti, è il combustibile peggiore per la CO2, produce e fa aumentare la febbre del pianeta -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Non si può rinnovare l’autorizzazione integrata ambientale a questa centrale senza tenere conto delle impattanti emissioni legate all’intero ciclo di produzione, con 6.500 ore all’anno di lavoro a pieno carico per produrre 1.980 megawatt.”

L’area di Civitavecchia presenta numerose criticità ambientali che non sono state oggetto di un attento studio complessivo, ad avviso di Legambiente, come invece sarebbe stato opportuno dato l’alto potenziale nocivo per l’ambiente e le persone. L’istanza di rinnovo dell’AIA non tiene in considerazione che la zona risente già pesantemente dell’impatto ambientale generato dalle vicine centrali termoelettriche di Torrevaldaliga Sud e Montalto di Castro e dalle numerose attività industriali dislocate sulla SS Aurelia, nonché delle attività portuali ed urbane.

Il processo produttivo della centrale a carbone di Civitavecchia genera pesanti emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera dovute ai fumi di combustione, a cui vanno aggiunte quelle degli impianti di trattamento che si riversano in acqua. Vanno poi considerate le emissioni atmosferiche dovute al traffico terrestre e portuale implicate nei processi di approvvigionamento dell’impianto.

Legambiente torna anche a evidenziare le osservazioni sul fronte delle autorizzazioni ambientali: mentre è in corso il procedimento di riesame, è scaduta da tempo l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per l’impianto, mentre manca ancora “una valutazione preliminare dei possibili
composti inquinanti”, con carenze in particolare per l’Arsenico, il Cloro e il Fluoro. Peraltro, anche sul reimpianto sperimentale della prateria di Poseidonia, non risultano interventi relativi alla manutenzione e al mantenimento, pur essendo state segnalate diverse situazioni di danneggiamento.

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Centrale Civitavecchia: unico scandalo è continuare a rinviare l’attuazione delle prescrizioni di legge.

“Sulla centrale di Civitavecchia l’unico scandalo è continuare a rinviare l’attuazione delle prescrizioni di legge, mentre l’impianto a carbone invece lavora da tempo. La politica dei due tempi non può funzionare, non si può sacrificare la salute sull’altare del lavoro, è una logica perdente anni ’50 -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. I cittadini si lamentano da anni dell’inquinamento legato alla produzione energetica quanto al porto, in certe condizioni meteorologiche, la circolazioni dei venti e la pressione formano una specie di cappa di polveri sopra la città. Eppure per la centrale, i dati del sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni SME non vengono resi noti, non si è più parlato degli interventi di abbattimento del rumore così come del nuovo impianto integrato di trattamento delle acque reflue, il progetto di riqualificazione ambientale della Pineta della Frasca non è stato riformulato anche per colpa della precedente amministrazione comunale, nell’area dove sarebbero dovuti sorgere il “Parco dei serbatoi” ed una pista ciclabile sono stati sequestrati 800mila metri cubi di materiale di drenaggio. ‘Ciliegina sulla torta’ il già discutibile trapianto di Posidonia Oceanica presenta diverse aree distrutte, per le quali non sembra esistere nessuna manutenzione. E’ evidente che non abbiamo mai digerito la scelta del carbone, tutti sanno che è il combustibile più inquinante dal punto di vista della CO2 e dei cambiamenti climatici, ma almeno l’azienda rispetti le prescrizioni, la fatica su questo tema è oggettivamente davvero enorme.”

Legambiente osserva con attenzione gli atti che il Sindaco del Comune di Civitavecchia sta prendendo in merito al rispetto delle prescrizioni previste nel Decreto VIA n. 680/2003 del Ministero dell’Ambiente, relativo alla Centrale di Torre Valdaliga Nord, in particolare l’ipotesi di una ordinanza di chiusura della centrale.

“Dopo tanti anni di accordi calati dall’alto stavolta speriamo che il Sindaco vorrà ascoltare non solo l’azienda ma anche le associazioni e i comitati -conclude Parlati-. E’, infatti, proprio grazie all’insistenza dei comitati e di Legambiente, che qualche tempo fa in merito presentò anche un dettagliato esposto alla Procura, se dopo molti anni almeno è stata messa in funzione la rete di monitoraggio della qualità dell’aria. Allo stesso tempo, ci chiediamo che fine abbia fatto la procedura per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, avviata sin dal 2009 ma mai
conclusa, anche in quel caso forse a causa di numerose mancanze che Legambiente e comitati analizzarono nelle numerose osservazioni presentate, quali ad esempio la mancanza di un’analisi di
area vasta, di una esauriente descrizione del tipo e dell’entità delle emissioni, la definizione dei valori limite, la descrizione delle caratteristiche chimico fisiche del carbone utilizzato, il carico
inquinante delle acque depurate e la gestione dei fanghi.”

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Contro il carbone, Legambiente Lazio aderisce alla manifestazione a Civitavecchia

Nel 2010 Torrevaldaliga Nord ha prodotto ben 6,7 milioni di tonnellate di CO2 Per dire no al carbone, anche Legambiente Lazio ha aderito e partecipato al presidio che si svolge oggi a Civitavecchia, insieme ai comitati locali con i quali da anni si batte contro il carbone, nella giornata nazionale “Fermiamo il carbone”. Il carbone inquina, minaccia gravemente la salute dei cittadini e il clima e costringe i lavoratori del comparto energetico a un magro futuro. Per questo, è necessario dire basta a vecchi modelli energetici basati sullo sfruttamento delle risorse e rilanciare invece il ricorso alle energie pulite e alternative, del risparmio e dell’efficienza energetica, l’unica strada da percorrere per garantire un futuro all’ambiente e alle generazioni che verranno. Per l’inquinamento da anidride carbonica (CO2) i primi dati del 2010 evidenziano peraltro che la centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord ha prodotto ben 6,7 milioni di tonnellate di CO2, superando di gran lunga i circa 5 milioni concessi con credito gratuito dal Governo. Il carbone si conferma il combustibile più inquinante per i gas serra, il modello delle grandi centrali impattanti è vecchio e superato, l’impatto sul pianeta è enorme.

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Goletta Verde di Legambiente: “Contro fumi navi a Civitavecchia, verificheremo con i cittadini attuazione prescrizioni VIA per elettrificazione porto.”

Fumi dalle navi, Legambiente al fianco del movimento popolare “Nessun dorma” e dei comitati cittadini nelle prossime settimane, chiederà la verifica esatta delle prescrizioni che negli anni si sono  susseguite per l’elettrificazione delle banchine e l’immediata applicazione delle stesse. E’ questa, in sintesi, una delle conclusioni dell’incontro a bordo della Goletta Verde, tenutosi proprio nel Porto di Civitavecchia, nell’ambito della campagna regionale di informazione e analisi sul litorale e sul mare di Legambiente.

“L’elettrificazione del porto va attuata subito, le prescrizioni previste da decenni per l’ampliamento del porto vanno rispettate alla lettera, verificheremo con cura assieme ai cittadini -afferma  Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. La qualità dell’aria del nord della Provincia è critica, come confermano gli studi dell’ARPA Lazio, le emissioni vanno tenute sotto controllo e rese note ai cittadini, alle istituzioni e anche alle imprese per intervenire tempestivamente a tutela della salute di tutti.” Le criticità per la qualità dell’aria sono evidenti: per diverse aree non arriva al livello “buono” nel 50-60 addirittura 70% dei giorni dell’anno, a danno della salute dei cittadini. Eppure studi condotti sin dal 2006 affermano che con l’elettrificazione delle banchine si ridurrebbero gli ossidi di azoto da 450 tonnellate/anno a 18,81 per la sola banchina crociere. Una situazione che si aggiunge alle emissioni delle centrali termoelettriche. Per l’inquinamento da anidride carbonica (CO2) i primi dati del 2010 evidenziano che la centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord ha prodotto ben 6,7 milioni di tonnellate di CO2, superando di gran lunga i circa 5 milioni concessi con credito gratuito dal Governo.

“Altro che impianto ecologico, il carbone si conferma il combustibile più inquinante per i gas serra -conclude il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati-. Ormai il modello delle grandi centrali impattanti è vecchio e superato, l’impatto sul pianeta è enorme rispetto a quello di piccole centrali a cogenerazione o meglio ancora di fonti rinnovabili, accompagnate da interventi di efficienza e risparmio.” Hanno partecipato alla conferenza rappresentanti del movimento popolare Nessun dorma e dell’associazione 25 aprile. La Goletta “Catholica” rimarrà a Civitavecchia fino al 6 ottobre, quando il viaggio riprenderà per toccare Anzio (7-12), San Felice Circeo (13-15) e Gaeta (16-19), prima della tappa conclusiva di Ventotene, in programma il 21 ottobre. La campagna “Goletta Verde nel Lazio” è realizzata con il contributo della Regione Lazio – Assessorato all’Ambiente e Sviluppo Sostenibile.

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Legambiente e Altraeconomia: preoccupa enormità 34 concessioni sorgenti a privati, per 2.100 ettari di superficie e 213 milioni di litri imbottigliati, anche se Lazio è tra le poche regioni promosse grazie a doppio canone per estensione concessioni e quantità acqua prelevata.

Legambiente: stop alla privatizzazione della risorsa, il 26 marzo tutti in piazza a Roma per la manifestazione SI’ ai referendum acqua bene comune e nucleare.

Nel Lazio preoccupa l’enorme estensione di oltre 2.100 ettari per le 34 concessioni a privati esistenti per il prelievo di acque minerali da sorgenti, che portano la nostra regione al terzo posto nel paese per estensione della superficie destinata al prelievo, anche se il Lazio si conferma tra le poche promosse in Italia per la gestione delle acque minerali, grazie al doppio canone applicato sia in relazione all’estensione delle concessioni che alla quantità di acqua prelevata e imbottigliata. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, Legambiente e la rivista Altreconomia tornano a fare il punto della situazione sulla gestione idrica in Italia con il dossier Acque Minerali: la privatizzazione delle sorgenti in Italia per denunciare il quadro nazionale delle concessioni dell’acqua, che fa registrare un consumo pro capite di 192 litri di acque minerali più del doppio della media europea che è di 80 litri (dati Beverfood 2009).

 Nel Lazio, sulla sulla base dei parziali dati raccolti, sono 213 milioni i litri imbottigliati, dei quali solo il 16% in vetro, e 272 milioni i litri emunti. Sul fronte del canone si prevedono dai 60 ai 120 euro per ciascun ettaro dato in concessione, penalizzando di più il maggiore prelievo di acqua (la soglia limite per la tariffa più bassa è di 25 milioni di litri all’anno); 2 euro per ogni metro cubo di acqua imbottigliata; 1 euro al metro cubo per il volume emunto ma non imbottigliato. Sono inoltre previsti degli incentivi per favorire l’uso degli imballaggi in vetro o meglio ancora del vuoto a rendere, con una riduzione del canone sull’imbottigliato rispettivamente del 50% o del 70%, per l’acqua commercializzata non solo in vetro ma anche con vuoto a rendere. “Stop alla privatizzazione delle risorse idriche, serve più tutela per un bene comune indispensabile come l’acqua, anche per questo Legambiente sabato 26 marzo sarà in piazza alla manifestazione per il SI’ ai referendum acqua bene comune e nucleare – dichiara Lorenzo
Parlati, presidente di Legambiente Lazio – “Nel Lazio la Regione ha definito i canoni per le concessioni delle acque minerali, ma preoccupano ancora le tante e troppe estese concessioni. Servono allora norme più stringenti, per favorire l’uso dell’acqua pubblica, innalzando ancora i canoni fermi dal 2006, stabilendo una cifra di almeno 2,5 Euro per metro cubo imbottigliato o solo emunto, con un forte incremento dei fondi incassati dalla regione in un momento di crisi, e nel frattempo avviando una campagna di informazione tra i cittadini per proteggere questa risorsa così importante”.

In Italia, il ‘business dell’oro blu in bottiglia’ continua ad essere insostenibile per la collettività sotto il punto di vista economico e ambientale. Basta pensare che l’utilizzo di oltre 350mila tonnellate di PET, per un consumo di circa 700mila tonnellate di petrolio e l’emissione di quasi 1 milione di tonnellate di CO2. Delle bottiglie utilizzate solo il 78% sono in plastica e solo
un terzo viene riciclato mentre i restanti due terzi finiscono in discarica o in un inceneritore. Ad alto impatto ambientale è anche il trasporto visto che solo il 15% delle bottiglie viaggia su ferro, mentre il resto si muove sul territorio nazionale su gomma, su grandi e inquinanti TIR. Nel Lazio continua anche a preoccupare l’allarme arsenico: secondo la Decisione della
Commissione Europea del 28 ottobre scorso, sono 91 i Comuni del Lazio con 851.529 utenti del servizio idrico dove si dovrà correre ai ripari per rientrare bei parametri di legge per le concentrazioni di arsenico nell’acqua potabile (10 microgrammi per litro è il limite di legge). Secondo i dati dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio resi noti alla fine dello scorso anno, 24 tra questi Comuni hanno realizzato opere che hanno già riportato i valori nelle norme, in 46 Comuni oggi i livelli di arsenico nelle acque sarebbero tra 10 e 20 microgrammi per litro con necessità di interventi, mentre in altri 21 Comuni (5 nella provincia di Roma, 1 nella provincia di Latina e 15 nella Provincia di Viterbo) sono necessari importanti lavori.

“Mentre si privatizzano le sorgenti, l’emergenza arsenico continua a essere seria in diverse aree del Lazio, i valori nelle acque potabili vanno riportati nei limiti di legge di 10 microgrammi per litro. Per questo, torniamo a chiedere alla presidente Polverini, nominata commissaria di governo per l’emergenza arsenico, che renda noto l’elenco dei comuni dove si riscontrano valori oltre i limiti e il piano di rientro al quale sta lavorando, come prevede l’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – “Serve chiarezza, i Sindaci sono spesso soli nell’adottare ordinanze di non potabilità ai fini del consumo umano, i risultati delle analisi delle acque potabili devono essere pubblicati per cittadini e imprese, ma deve essere anche inviata ai Comuni una nota chiara ed esplicativa sulle azioni da intraprendere. L’acqua è un diritto fondamentale e universale, una risorsa primaria senza la quale è impossibile vivere, non un servizio  pubblico qualsiasi, deve essere garantita la buona qualità.”

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