Tag Archive cemento

Nuovo Stadio della Roma. Metro B, riduzione delle previsionia e somma zero nel PRG, sicurezza idrogeologica sono le condizioni indispensabili: Legambiente presenta le osservazioni al progetto dello Stadio.

Legambiente “Trasformare il progetto Stadio in una operazione dove sia chiaro l’interesse pubblico e della città. Inaccettabile che si approfitti della fede dei tifosi per operazioni immobiliari altrimenti vietate”

Legambiente anticipa la Conferenza dei Servizi, convocata per domani in merito al progetto dello stadio ai sensi della nuova Legge per gli impianti sportivi, presentando le osservazioni che invierà a Comune e agli altri Enti competenti.
“Nella proposta presentata da Parsitalia, lo Stadio e le attività commerciali connesse rappresentano solo una minima parte degli interventi previsti. – ha commentato Edoardo Zanchini vicepresidente nazionale di Legambiente – Non è consentito a nessuno di speculare sulla fede dei tifosi, facendosi scudo dello Stadio della Roma per dare il via libera a un intervento che, per come è proposto, aggraverebbe le condizioni di invivibilità della città, costringendo tifosi e cittadini a passare ore in auto e magari a non riuscire neanche a vedere la partita di calcio per la quale hanno comprato i biglietti, perché bloccati nel traffico o perché risulta inaccessibile con i mezzi pubblici, o perché a seguito di piogge improvvise, alle quali dobbiamo sempre più abituarci, l’intera zona è allagata o a rischio”.

Nelle osservazioni l’associazione ambientalista ha voluto evidenziare le questioni più rilevanti perché questo dibattito sia fatto realmente nell’interesse della città e dei suoi cittadini, a prescindere dall’essere tifosi o meno di una squadra di calcio. “Per un’enorme progettazione come quella della costruzione di un nuovo stadio, chiediamo con le nostre osservazioni il rispetto di poche e semplici regole– dichiara Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio –su cui non si dovrebbe neanche discutere: che sia servito da una rete di mezzi pubblici idonea; che si riducano le previsioni edificatorie che nulla hanno a che fare con lo stadio, senza appesantire neanche di un metro cubo il diluvio di cemento che ha fatto scempio di Roma negli anni, in ogni quartiere; che invece di distruggere si rispettino e valorizzino al meglio le risorse naturali dell’area prevista per l’intervento. Queste sono le condizioni minime in un area talmente delicata, per prendere in considerazione un progetto che, com’è presentato oggi, non possiede in alcun modo i necessari presupposti per l’interesse pubblico. Nella capitale siamo già tutti soffocati dal traffico, stretti dal cemento e con allerte meteo continue per poterci permettere il lusso di peggiorare ulteriormente la situazione, e ogni novità a Roma, non esclusa quella di un impianto sportivo come il nuovo Stadio della Roma, deve essere uno strumento per migliorare la vita dei romani”. Il Comune di Roma ha in mano tutti i poteri, proprio in virtù della Legge sugli stadi, per chiedere di modificare il progetto “indicando le condizioni necessarie per ottenere i successivi atti di assenso al progetto”. Su questi punti che Legambiente porta al dibattito cittadino è disponibile a un confronto trasparente che deve prescindere da ragioni di tifo o interessi che nulla hanno a che fare con il calcio.

Per Legambiente sono tre le condizioni fondamentali e non eludibili:

1) Un’accessibilità allo stadio degna di una città europea. I tifosi della Roma avrebbero diritto di andare allo stadio come quelli delle squadre che incontrerà in Champions League: Real Madrid (stazione Santiago Bernabeu), Bayern Monaco (stazione Frottmaning), Chelsea (stazione Fulham Broadway) o Arsenal (stazione Arsenal), Paris Saint Germain (stazione Port de Saint-Cloud)! Ossia prioritariamente attraverso un sistema di trasporto pubblico su ferro, con una stazione a non più di 500 metri a piedi, con una cadenza e una capienza adeguata a flussi di impianti con queste caratteristiche. Nell’area di Tor di Valle è presente una stazione della ferrovia Roma- Lido, che non garantisce in alcun modo tali standard di capienza e con problemi già oggi rispetto ai flussi esistenti. Per Legambiente il prolungamento della Metro B a Tor di Valle è una condizione non derogabile per il progetto dello Stadio, in assenza della quale andrebbe in crisi la viabilità nell’ambito in particolare per le partite serali. Il Comune deve scegliere di fare del prolungamento successivo verso Muratella (dove si incrocia la Linea FM3) e poi Corviale una priorità strategica per migliorare la mobilità a Roma. Legambiente evidenzia inoltre un errore nel progetto dei parcheggi, con un dimensionamento eccessivo e slegato dal “Business park” quando, come è evidente, siamo di fronte a un progetto che ha senso se risulta fortemente integrato. Per un ovvia ragione legata alla differente fruizione dei parcheggi per gli usi dello stadio e degli uffici (i primi nel weekend e nelle ore serali).

2) Un intervento a cubature zero per la città. Roma non ha bisogno di altro consumo di suolo, di ulteriori espansioni edilizie oltre a quelle realizzate in questi anni e ai 20milioni di metri cubi ancora edificabili secondo il Prg. Legambiente chiede al Comune di ridurre le previsioni edificatorie e di stralciare quanto verrà stabilito dal piano vigente. Tanti metri cubi si deciderà di realizzare a Tor di Valle, oggi a destinazione verde privato, tanti si taglieranno dalle previsioni di piano. Solo così si potrà infatti garantire l’interesse di una città che ha già troppi problemi urbanistici e deve puntare su politiche di rigenerazione urbana. Il Comune deve partire da una “operazione trasparenza” su volumetrie e urbanizzazioni del progetto Parnasi, per evitare che si crei un vantaggio evidente per questo intervento, rispetto a interventi analoghi ma slegati dallo stadio, per i quali valgono obblighi di Legge e costi conseguenti. La strada da percorrere secondo Legambiente è di “smontare” il progetto presentato: riducendo la cubatura del Business Park, considerando le urbanizzazioni dello stesso a suo carico, come avviene per ogni tipo di progetto urbanistico, e valutare in forma integrata le urbanizzazioni dello Stadio e del Business Park per ridurre spese, infrastrutture e volumetrie inutili. La stessa Legge 147/2013 è chiara nel sottolineare come “Lo studio di fattibilità non può prevedere altri tipi di intervento, salvo quelli strettamente funzionali alla fruibilità dell’impianto e al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa”.

3) Sicurezza per i cittadini e i tifosi dagli impatti climatici. L’intervento verrà realizzato in un area che rischia di mettere in pericolo cittadini e tifosi, perché posta in prossimità dell’ansa del Tevere, per la presenza di un fosso delicato come quello del Rio Vallerano, per le sue caratteristiche geologiche che hanno portato a diversi allagamenti in passato, per l’inadeguatezza della rete fognaria nei quartieri limitrofi, per la presenza del depuratore di Roma con diversi problemi aperti di gestione e smaltimento. Occorre ricordare che la stessa costruzione dell’Ippodromo di Tor di Valle, inaugurato nel 1959, incontrò rilevanti problemi proprio per le caratteristiche argillose del sottosuolo. Per risultare nell’interesse pubblico e della città, il progetto dello Stadio dovrebbe avere ben altro respiro da quello della proposta Parnasi, con obiettivi di sicurezza dai rischi idrogeologici, di recupero e riuso delle risorse idriche, di riqualificazione complessiva degli habitat e di creazione di un parco fluviale con obiettivi naturalistici e di fruizione per tutti i cittadini, che possa anche ammagliare insieme un impianto sportivo, un parco naturale e un corridoio ciclabile snodato lungo il percorso del Tevere; utile perché chi raggiunge lo stadio lo possa fare, oltre che con i mezzi pubblici come elemento portante, anche in bicicletta.

Per far comprendere l’impatto urbanistico del progetto Legambiente ha approfondito nelle sue osservazioni le ricadute urbanistiche del progetto mettendole a confronto con il Piano regolatore approvato nel 2008. Un analisi di dettaglio che ha permesso di evidenziare le previsioni nei Municipi IX, X, XI e i vincoli presenti nell’area, e che dimostra quanto un intervento di questo tipo non possa essere aggiuntivo rispetto al piano ma, se riconosciuto di interesse pubblico, portare a stralciare altrettante previsioni vigenti.

SCARICA IL PDF DEL COMUNICATO

SCARICA TUTTE LE OSSERVAZIONI

 

Tags, , , , , , ,

Piano
 Casa, 
Legambiente 
scrive 
ai 
Municipi 
di
 Roma,
 chiedendo
 una
 chiara
 e 
non equivoca 
presa 
di
 posizione
 sul 
merito 
del 
provvedimento

Legambiente: 
“Nessuna
 proroga 
sia
 ammessa, 
chiediamo 
al 
presidente 
Zingaretti
 che
 il Piano
 Casa 
diventi 
uno
 strumento
 per
 dire
 stop 
al 
consumo 
di 
suolo 
e 
per 
rilanciare 
il settore 
edilizio
 in
 chiave 
di
 rigenerazione 
urbana”

Nel
 Lazio 
da 
ben 
1.774 
giorni 
vige 
il 
Piano 
Casa,
 dal 
11
 Agosto 
2009,
 approvato 
dalla
 Giunta Marrazzo,
 successivamente
 peggiorato
 dalla
 Legge
 10
 del
 27
 Agosto
 2011,
 della
 Giunta Polverini,
 e
 rivisitato,
 a
 seguito
 di
 impugnativa
 del
 Mibac
 del
 24
 Ottobre
 2011,
 in
 parti consistente
 della 
legge, 
e 
oggi,
 con
 i 
Pl
 76 
e 
75,
 dal 
23 
di 
questo 
mese,
 in 
discussione
 presso 
il Consiglio 
Regionale
 del
 Lazio.
Sono
 5
 anni 
che
 nel 
Lazio 
vige 
uno 
strumento
 di 
deroga 
rispetto 
ai 
Prg 
di
 378 
comuni
 del Lazio,
 che
 porterà
 ad
 un
 incrementarne
 il
 dimensionamento.
 Alla
 vigilia
 dell’inizio
 del dibattito 
in
 Consiglio 
per 
la 
definitiva 
approvazione,
 l’Acer 
chiede 
una 
proroga 
ulteriore 
al Piano 
oltre
 il
 31 
gennaio 
2015,
 dead–line 
del 
provvedimento,
 come
 sostenuto
 dall’Assessore Civita.

5 
anni
 è
 il
 tempo 
di 
vigenza 
di
 un
 Piano 
Particolareggiato 
e 
non 
di
 un 
provvedimento 
che 
con
 queste
 tempistiche 
ha
 almeno 
 4 
gravi
 conseguenze: 
per 
il 
tempo 
in 
cui
 è 
in 
vigore: 
i
Comuni
 sono 
impegnati 
 a 
disciplinare 
le
 domande
 giunte 
trascurando 
la
 pianificazione
 ordinaria; 
il
 dimensionamento
 di
 tali
 strumenti
 verrebbe
 ulteriormente
 ampliato,
 al
 di
 sopra
 di
 ogni
 pianificazione
 territoriale;
 verrebbe
 ancora
 aumentato
 il
 tempo
 di
 approvazione
 del
  fondamentale
 Piano
 Territoriale
 Paesistico
 Regionale;
 rimandando
 la
 decisiva
 razionalizzazione
 e
 ammodernamento
 dei
 Prg,
 dopo
 le
 prescrizioni
 di
 tutela
 del
 
 Piano
 Paesistico, 
non 
è 
questa 
una 
conseguenza 
da
 poco
 se 
si 
pensa 
che 
una città come Guidonia – 100.000
 residenti‐
,
ha 
un
 Prg 
datato
 1976 
quando 
ne 
aveva
 35.000,
 52.000
 residenti
 ‐
con
 un 
Prg 
del 
1967,
 quando 
aveva
 32.000 
residenti.

Secondo
 gli
 ambientalisti,
 l’attuale
 Piano
 Casa
 è
 stato
 notevolmente
 migliorato
 rispetto
 a prima,
e
 non 
solo 
grazie
 alle 
osservazioni 
del
 Mibac:
 attualmente
 si
 escludono 
interventi 
in aree
 agricole
 e
 in
 Aree
 Protette
 e
 si
 inibiscono
 quelli
 in
 aree
 vincolate,
 in
 particolare
 quelle costiere; 
inoltre, 
fuori
 dalle 
richieste
 mibac,
 sono 
diminuite 
le 
premialità 
sulle 
cubature 
dal 
30 al
 10%.
 Rimangono
 due
 punti
 da
 modificare:
 la
 possibilità
 di
 intervenire
 nella
 Città
 Storicaindividuata
 dal
 Prg
 di
 Roma,
 
 e
 la
 possibilità
 di
 intervenire
 nelle
 aree
 destinate
 dal
 Prg
 per ospitare
 servizi,
 con
 trasformazioni
 a
 uso
 residenziale
 e
 conseguenza
 che
 laddove
 sarebbero dovuti
 essere
 realizzati
 servizi,
 avremmo
 nuove
 case,
 appesantendo
 così
 il
 già
 notevole dimensionamento 
del
 Prg 
di 
Roma.

”Abbiamo
 scritto
 ai
 Presidenti
 dei
 Municipi
 di
 Roma
 chiedendo
 un’inequivocabile
 presa
 di posizione
 sul
 Piano
 Casa
 in
 via
 di
 approvazione
 alla
 Regione.
 Recentemente
 l’Acer
 ha
 chiesto di
 prorogarne
 il
 tempo
 di
 vigenza
 oltre
 il
 31
 gennaio
 2015.
 Non
 soltanto
 il
 Piano
 Casa
 non
 va prorogato
 –
 dichiara Roberto
 Scacchi
 direttore
 di
 Legambiente
 Lazio ‐,
 ma
 deve
 essere ulteriormente
 modificato
 salvaguardando
 la
 Città
 Storica
 da
 Garbatella
 a
 Testaccio
 passando per 
Montesacro,
 e 
impedendo 
la
 possibilità 
di
 edificare 
nuove 
case 
dove 
erano
 previsti 
servizi, creando
 una 
città
 senza 
qualità
 urbana, 
fatta 
di 
sole
 case
 con
 servizi
 già
 oggi
 per
altro 
carenti.”
Secondo
 il
 dossier
 recentemente
 presentato
 da
 Legambiente,
 l’art.
 3Ter
 comma
 3
 potrebbe generare
 dai
 2,5
 ai
 4
 milioni
 di
 mc
 nella
 sola
 città
 di
 Roma,
 previsioni
 aggiuntive
 di
 un
 Prg
 già sovradimensionato.
 “Al
 contrario,
 scriveremo
 al
 Presidente
 Zingaretti
 e
 all’Assessore
 Civita per
 chiedere
 che
 siano
 apportati
 ulteriori
 miglioramenti
 che
 vadano
 verso
 lo
 stop
 al
 consumo di 
suolo 
e 
avvio 
della 
rigenerazione
 –
 prosegue Scacchi
‐ 
il
 Piano
 Casa 
deve
 diventare
 un 
piano di
 “riuso”
 dell’esistente
 in
 ambiti
 dove
 avviare
 politiche
 di
 rigenerazione
 urbana,
 capace
 di dire
 stop
 al
 consumo
 di
 suolo,
 rilanciando
 il
 settore
 edilizio
 in
 chiave
 di
 ammodernamento energetico 
e
 riqualificazione.
 Notiamo 
poi 
che 
l’attuale
 Piano 
Casa
 della
 Regione 
Lazio 
è 
il 
solo Piano,
 tra
 quelli
 approvati
 dalle 
Regioni, a prevedre trasformazione su aree libere, certamente
 edificabili
 ma
 a
 destinazione d’uso servizi. Ben venga l’housing sociale: ma non a scapito 
della 
qualità 
urbana”.

SCARICA IL PDF

Tags, , , ,

Blitz di Legambiente a Paglian casale #stopconsumodisuolo

In occasione del lancio di stopalconsumodisuolo.crowdmap.com i Volontari di Legambiente Lazio dicono no ad una nuova colata di cemento nel territorio di Paglian Casale che porterà quasi 8.000 nuovi residenti nel pieno della campagna laziale regalando denaro ai costruttori in cambio di un territorio romano deturpato e con un maggior rischio idrogeologico.

Con lo slogan “Basta case vuote, fragili, dispendiose e insicure come castelli di carta” Legambiente ha presentato oggi la nuova piattaforma open data stopalconsumodisuolo.crowdmap.com con la quale tutti gli utenti potranno segnalare un territorio minacciato da progetti edilizi, lottizzazioni, autostrade. Nel Lazio sono già state contrassegnate ben 10 località a rischio di cui una, quella di Paglian Casale, è stata teatro questa mattina di un blitz di volontari dell’associazione.

Al 2012 il consumo di suolo nel Lazio era pari all’8,8% corrispondenti a 1.517 chilometri quadrati; una percentuale destinata a crescere che colloca la regione al quarto posto in Italia per la cementificazione del territorio. L’area in questione, di 870.081 metri quadri, è delimitata dal medio corso del Fosso della Falcognana, del Fosso dei Radicelli, e del Fosso della Solforata e dai tre ampi altopiani ondulati tra essi interclusi determinando “quel caratteristico paesaggio della Campagna Romana caratterizzato dal distendersi di amplissime estensioni ondulate, punteggiate da radi insediamenti rurali e scenograficamente dominate dal profilo dei Colli Albani”. Le parole sono del Decreto di Vincolo del Mibac/Direzione

Regionale per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio/Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma, con le quali veniva motivato nel 2004 la Dichiarazione di area di notevole interesse pubblico. La dichiarazione sembra ora caduta nel dimenticatoio e sono previsti ben 922.012 metri cubi di cemento, per una totale di nuovi insediati pari a 7.683.

“Un’area quindi di interesse pubblico e paesaggistico che ora, secondo il Piano Regolatore, potrebbe essere invasa da quasi 8.000 nuove abitanti ed un milione di metri cubi di costruzioni in una regione già soffocata dal cemento e ad alto rischio idrogeologico. – ha dichiarato Roberto Scacchi Direttore di Legambiente Lazio- Una zona, quella di Paglian Casale, lontana, enorme, assurda, in pieno agro romano e che avrebbe, come unica via di comunicazione un’Ardeatina inadeguata a sopportare un carico di traffico superiore all’attuale. Il sindaco Marino ha proprio oggi dichiarato di non volere altro cemento nell’agro romano, che quindi fermi anche questo consumo di suolo a danno del verde storico della campagna laziale. “

Per porre un freno a questo scellerato consumo di suolo è importante rivalorizzare il patrimonio immobiliare sfitto della regione che nella sola capitale ammonta a 245.000 abitazioni e aumentare l’irrisoria tassazione sull’estrazione degli inerti che fa risultare più economica la costruzione di nuovi edifici piuttosto che il riutilizzo o la messa a norma del già esistente.

Tags, , ,

Legambiente sostiene e partecipa il 21 marzo a ‘TransumanzaLatina’ per ricordare le vittime innocenti delle mafie

Anche Legambiente con Libera nella lunga passeggiata da Roma a Latina per ricordare chi ha pagato con la propria vita una battaglia di civiltà contro le illegalità. Per la giornata della memoria l’associazione, insieme a circoli e volontari, vuole dare un convinto contributo alla marcia silenziosa verso il capoluogo pontino, il più colpito del Lazio dagli attacchi della malavita organizzata soprattutto per reati in campo ambientale legati al cemento, rifiuti e agromafie causando gravi conseguenze ai cittadini. Una pedalata ecosostenibile lontano da traffico e smog lungo paesaggi incantevoli tra laghi, spazi verdi e terreni su cui le mafie hanno messo le loro mani.

SCARICA IL PDF

Tags, , , , , ,

Villa Messalla, Legambiente: “Stop al cemento, la Soprintendenza intervenga con provvedimenti definitivi di tutela”

Villa Messalla, Legambiente: “Dopo il riconoscimento internazionale stop al cemento, la Soprintendenza intervenga con provvedimenti definitivi di tutela”

Il sito del “Muro dei Francesi” tra Roma e Ciampino è stato riconosciuto patrimonio culturale d’interesse mondiale. Nei giorni scorsi a New York sono stati comunicati, dopo un lungo lavoro di selezione e valutazione, i siti inseriti nel 2014 World Monuments Watch, l’elenco dei siti culturali a rischio, 67 in 41 paesi del mondo, da tutelare e preservare per le prossime generazioni (www.wmf.org/project/muro-dei-francesi). Dopo il riconoscimento internazionale, Legambiente torna a chiedere provvedimenti definitivi di tutela da parte della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Roma, Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo del Ministero per i Beni Culturali, per fermare il rischio della cementificazione dell’area, portando a termine il processo di dichiarazione di interesse pubblico ed estendendo la tutela all’intero contesto di giacenza. “Il sito del Muro dei Francesi ha un valore inestimabile che è stato riconosciuto anche a livello internazionale come importante patrimonio mondiale a rischio. Servono provvedimenti definitivi anche in sede nazionale che recepiscano quanto già autorevolmente stabilito fuori dai nostri confini –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Mosaici, statue e tutta la zona costituiscono un insieme di caratteristiche uniche che devono essere al centro di politiche di turismo per valorizzare un pezzo importante della nostra storia.”

Legambiente, insieme ad associazioni e comitati, si è da sempre battuta per la tutela e la salvaguardia di quel sito. Nel febbraio scorso aveva inviato formale richiesta alla Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio per chiedere l’avvio delle procedure per la “dichiarazione di interesse pubblico”, ottenuto nel successivo mese di agosto sventando così la colata di cemento che rischiava di abbattersi a pochi metri dal grande sistema termale della Villa.
Ora è fondamentale che la tutela venga estesa anche all’intero contesto di giacenza per prescrivere le distanze, le misure e le altre norme atte ad evitare che sia messo in pericolo l’integrità dei beni o che ne siano alterate le condizioni ambientali e di decoro.

Gli straordinari reperti archeologici portati alla luce ad inizio anno nell’area di Villa Messalla a Ciampino sono tra i quattro siti italiani inseriti nel 2014 World Monuments Watch, il riconoscimento per i monumenti culturali di tutto il mondo che viene assegnato ai patrimoni a rischio per la forza della natura, dell’impatto dei cambiamenti sociali, politici ed economici. Sono 67 le segnalazioni in tutto il mondo per il 2014, in Italia sono stati inseriti anche il centro storico dell’Aquila, la città di Venezia e gli Orti Farnesiani a Roma.

Tale prestigioso riconoscimento sottolinea ancora una volta -dopo esser balzata alle cronache internazionali nel gennaio 2013 per la scoperta delle sette statue del ciclo delle Niobidi rinvenute nella villa attribuita a Marco Valerio Messalla Corvino- la straordinaria importanza archeologica, architettonica e paesaggistica dell’intera Tenuta del Muro dei Francesi. L’edificazione di 65 mila metri cubi di cemento scriteriatamente progettata dall’amministrazione comunale, grazie alla mobilitazione organizzata da Ciampino Bene Comune e Legambiente, è stata provvidenzialmente bloccata lo scorso giugno dalla Soprintendenza Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio.

 

SCARICA IL PDF

Tags, , , , , ,

Goletta Verde di Legambiente nel Lazio: dal 1988 cancellati definitivamente oltre 41 km di costa

Goletta Verde di Legambiente nel Lazio
Continua l’aggressione del cemento e il consumo di
suolo sulla costa:
dal 1988 cancellati definitivamente oltre 41 km di
costa
Solo un terzo dei litorali laziali si è salvata dal diluvio di cemento

Legambiente: “Sia approvato subito il Piano Paesaggistico Regionale, per fermare definitivamente gli appetiti cementificatori dei Comuni costieri e vietare da subito qualsiasi attacco del cemento sulle aree ancora libere, istituendo il vincolo di inedificabilità assoluta ad un chilometro dal mare”

Difendiamo la linea di costa del Parco nazionale del Circeo, rigettando qualsiasi proposta tesa ad aumentare il consumo di suolo

Dal 1988 nel Lazio sono stati cancellati quarantuno chilometri di costa. Oggi, su un totale di 329 km, da Minturno a Montalto di Castro, ben 208 risultano essere trasformati ad usi urbani e infrastrutturali, ossia oltre il 63%. E il boom del cemento non accenna a diminuire con il rischio di far scomparire per sempre le bellezze naturali della regione. Per questo Legambiente lancia la proposta di bloccare le espansioni degli strumenti edilizi, fissare un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere dall’edificato di almeno un chilometro dal mare, approvando subito un piano paesaggistico e chiedendo al contempo di procedere con l’abbattimento delle opere abusive, in particolare nei 23 Comuni costieri dove nel 2009 stati commessi complessivamente ben 2.379 manufatti realizzati senza alcuna autorizzazione.

È quanto evidenziato oggi dalla Goletta Verde, la celebre campagna di Legambiente impegnata per la difesa del mare e delle coste italiane, durante la presentazione del dossier “Il consumo di suolo nelle aree costiere italiane. La costa laziale, da Minturno a Montalto di Castro: l’aggressione del cemento ed i cambiamenti del paesaggio”. All’incontro, svoltosi oggi a San Felice Circeo, presso l’Hotel Maga Circe, hanno preso parte Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale Legambiente; Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio; Marco Omizzolo, coordinatore provinciale Legambiente; Serena Carpentieri, responsabile Goletta Verde, Gaetano Benedetto,  Commissario Ente Parco nazionale del Circeo, Maurizio Lucci, Sindaco del Comune di Sabaudia; Eleonora Brionne; Comunicazione e
relazioni esterne Corepla.

Lo studio di Legambiente ha analizzato la costa laziale in un arco di tempo che va dal 1988 al 2011. Grazie alla sovrapposizioni delle foto satellitari è stato possibile fare un raffronto con quella che era l’occupazione della costa all’epoca e come si è
evoluta nei 23 anni presi in esame. Malgrado i vincoli imposti sia legge “Galasso”, sono stati cancellati 41 km di costa, cioè il 20% dell’intera urbanizzazione esistente, in gran parte a favore di nuove seconde case, ville e palazzi, per l’espansione di alcuni agglomerati che si susseguono lungo la costa, e per attività turistiche. Rilevanti sono anche le opere infrastrutturali realizzate, come il nuovo Porto di Ostia e gli ampliamenti realizzati a Civitavecchia, mentre sono diversi i progetti di nuove infrastrutture portuali che riguardano Fiumicino, Anzio, Formia, San Felice Circeo, Gaeta. Nel dettaglio, su un totale di 329 km, da Minturno a Montalto di Castro, ben
208 risultano essere trasformati ad usi urbani e infrastrutturali, ossia oltre il 63%. Più precisamente, 59 km sono occupati da porti, attività industriali, opere infrastrutturali. Mentre la parte occupata dalle costruzioni si può dividere tra 55 km di paesaggio urbano molto denso e 94 km di costa occupata da insediamenti con densità più bassa, per lo più lineari che seguono la linea di costa. Solo 12 km di costa sono ancora paesaggi agricoli, mentre sono ancora “integri” 109 km di paesaggi naturali, di cui 62 km risultano vincolati, perché ricadenti in aree protette.
“I risultati che questo studio della costa laziale ci consegna sono estremamente preoccupanti. Per I numeri e per la dimensione  dell’aggressione nei confronti di una costa di grande bellezza, nella quale sopravvivono ancora paesaggi naturali e ricchi di storia, a rischio se non si interviene immediatamente- spiega Eduardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – Oggi cambiare non solo è possibile ma è nell’interesse dei cittadini, dell’ambiente e del turismo. Chiediamo alla giunta Zingaretti di avere il coraggio e la lungimiranza di fissare un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere per almeno un chilometro dal mare,
attraverso l’approvazione di un piano paesaggistico che intervenga anche sui piani regolatori vigenti per stralciarne le previsioni  edificatorie”.

I tratti di costa in cui sono avvenuti i maggiori fenomeni di trasformazione del paesaggio sono quelli che vanno da Fondi (Salto Corvino) a Terracina, da Anzio a Torvaianica. E tanti altri tratti, come il Lido di Ostia, le spiagge di Fiumicino, Santa Marinella e Civitavecchia, in cui non solo si è trasformato in modo irreversibile il paesaggio a favore di alberghi, servizi, prime e seconde case, ma è stata occupata la
spiaggia con attrezzature turistiche rilevanti. In generale, tutto questo avanzare del cemento, è avvenuto a scapito di aree libere (spiagge, dune e aree verdi naturali), ma soprattutto di suoli agricoli. I ventiquattro Comuni costieri del Lazio in molti casi sono vere e proprie
cittadine che triplicano, quintuplicano, decuplicano in qualche caso gli abitanti nei due mesi d’estate, in altri gli ambiti costieri rischiano di divenire periferie delle città, con un pericoloso rischio di una divisione tra città dormitorio e città turistica. La sfida è
ridisegnare il litorale, bisogna aumentare la qualità degli spazi pubblici e privati, ricomporre paesaggisticamente i luoghi, ricostruire i water front, intervenire sulle situazioni di mono-funzionalità residenziale, allo stesso tempo non concentrandosi solo sulla funzione turistica.

“Serve un grande sforzo progettuale, di innovazione, di modernità, di sperimentazione e per questo va subito approvato il Piano Paesaggistico Regionale fermando definitivamente gli appetiti cementificatori dei Comuni costieri – afferma Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio – Anche perché questi ultimi, hanno presentato centinaia di osservazioni “ammazza paesaggio” al Ptpr adottato, per trasformazioni urbanistiche in aree vincolate paesaggisticamente, che coinvolgono 465,5 ettari tra le province di Roma e Viterbo e altri 3.500 ettari nella provincia di Latina. Osservazioni respinte per la gran parte dagli uffici regionali in sede dicontrodeduzioni, ma da tenere ancora sotto attenta osservazione. E’ necessario procedere con urgenza e ricomporre paesaggisticamente i luoghi, ricostruire i water front, intervenire sulle situazioni di mono-funzionalità residenziale non concentrandosi solo sulla funzione turistica”.

Nel fermare la pressione edilizia hanno rappresentato un presidio importantissimo il sistema delle aree naturali che interessa la costa, a partire dal Parco Nazionale del Circeo e dalla Riserva naturale Statale Litorale romano e poi con un articolato sistema di aree di diversa dimensione (dal Parco regionale riviera di Ulisse, alla riserva naturale statale Salina di Tarquinia, fino alla riserva naturale regionale Tor Caldara). Tutto ciò però non basta.

“La linea di costa del Parco nazionale del Circeo va difesa senza tentennamenti, rigettiamo qualsiasi ipotesi di esclusione dal Parco di  territorio e qualsiasi proposta tesa ad aumentare il consumo di suolo in un’area già pesantemente colpita da fenomeni di abusivismo edilizio – dichiara Marco Omizzolo, coordinatore provinciale Legambiente – Inoltre riteniamo di fondamentale importanza l’istituzione di un’area marina protetta e quindi l’allargamento a mare del Parco, in un’ottica più ambiziosa e coraggiosa rispetto a quella contenute nel Piano. Infine, affinché la tutela possa essere realmente efficace è necessaria l’organizzazione di un sistema di reti ecologiche in
grado di collegare l’area protetta con quelle già presenti nella provincia pontina, come il Parco regionale dei Monti Ausoni, Riviera d’Ulisse e l’auspicabile Parco regionale dei Monti Lepini”.

A preoccupare, infatti, non è solo l’avanzare del cemento “legale”. Perché, secondo i dati elaborati da Legambiente, nei 23 Comuni costieri della regione Lazio (escluso il Municipio 13 della Capitale) sono stati commessi complessivamente ben 2.379 abusi edilizi nel 2009 (ultimo dato pubblicato), il 15,4% rispetto al numero totale dei 15.426 abusi regionali, pari a ben 6,5 illeciti al giorno. Soprattutto se raffrontato con il dato delle demolizioni degli abusi sui territori: solamente nel 2,9% dei casi nel corso del 2009 la parola è passata alle ruspe. Un dato decisamente serio e preoccupante, in sostanza stabile rispetto al 2004 quando gli abusi registrati erano 1.803.

Resta, inoltre, da valutare attentamente, anche l’erosione costiera: nel Lazio sono in fase di forte erosione 63 chilometri di costa, il 23% del totale (isole escluse), da imputare principalmente alla realizzazione di invasi artificiali lungo i corsi d’acqua che diventano vere e proprie trappole sedimentarie, all’estrazione di inerti ed alla realizzazione di sbarramenti in alveo. Un problema serio, sul quale  intervenire fermando l’avanzata di altre inutili opere a mare, fermando il diluvio di cemento dei nuovi porti, migliaia di nuovi posti barca, sovradimensionati, calcolati rispetto al picco estivo sul quale si dimensiona la domanda e si consuma suolo, mentre si potrebbe
lavorare sulla realizzazione di pontili mobili e boe galleggianti. Il passaggio della Goletta Verde in questo territorio è stato anche l’occasione per la consegna del premio Corepla Comuni Ricicloni estate – Speciale Plastica al sindaco di Sabaudia, Maurizio Lucci, per la buona performance sulla raccolta differenziata della plastica, anche se c’è ancora da fare molto e meglio sul fronte della gestione rifiuti.

“Nonostante il Lazio sia ancora il fanalino di coda delle Regioni del centro Italia, è indubbio che nell’ultimo anno molti sforzi siano stati compiuti per colmare questo ritardo – afferma Eleonora Brionne, Comunicazione e Relazione Esterne Corepla – Eproprio nel centro Italia, il Comune di Sabaudia rappresenta un ottimo esempio di come sia possibile raggiungere importanti obiettivi grazie alla volontà e all’impegno degli amministratori locali. Basti pensare che nel corso dell’ultimo anno, il Comune ha raccolto ben 22 kg di imballaggi in plastica pro capite, il doppio di quanto raccolto mediamente in Italia. Un notevole risultato che indica come l’attenzione posta ai temi
ambientali debba essere considerata un investimento a lungo termine, anche e soprattutto nei Comuni a forte vocazione turistica e ad alto valore ambientale”.

Il dossier completo sul consumo di suolo nel Lazio è scaricabile a
questo link
http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/il-consumo-di-
suolo-sulla-costa-laziale
Goletta Verde è una campagna di Legambiente
Main partner: COOU
Partner tecnici: Corepla, Nau, Novamont, Solbian
Media partner: La Nuova Ecologia, PescaTv – canale Sky 236, Rinnovabili.it
Ufficio stampa Goletta Verde
Luigi Colombo – 347/4126421
stampa.golettaverde@legambiente.it
Segui il viaggio di Goletta Verde
sul sito www.legambiente.it/golettaverde
blog http://golettaverdediariodibordo.blogautore.repubblica.it
e su www.facebook.com/golettaverde

SCARICA IL PDF

Tags, , ,