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Spiagge e fondali puliti: raccolti cinque quintali di rifiuti abbandonati nel week end di Legambiente

Cinque quintali di rifiuti abbandonati lungo le spiagge e le vie di accesso, soprattutto mozziconi di sigarette, buste e bottiglie di plastica e vetro, ma anche uno scaldabagno, canotti di plastica rotti, vecchi bidoni di ferro arrugginiti. È questo il bilancio di “Spiagge e fondali puliti” nel Lazio, la campagna di Legambiente che ha visto centinaia di volontari impegnati per la pulizia di spiagge libere, scogliere e fondali.

“La grande partecipazione dei cittadini a questa iniziativa testimonia che il mare è un bene comune da difendere contro ogni tentativo di privatizzazione e di edificazione selvaggia – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. – Basta recinzioni e cemento sul litorale laziale, il mare va liberato dalle gabbie e restituito bello e pulito ai cittadini. Il nostro appello va alle istituzioni perché investano con più continuità sulla costa, mettendo in atto un piano complessivo per la sua tutela e valorizzazione, che ponga fine non solo a sporcizia e degrado, ma anche a spiagge blindate, abusivismo, traffico selvaggio, a favore di servizi improntati invece sulla sostenibilità e accessibilità, anche eliminando le barriere per i diversamente abili”.

Cinquanta sacchi di rifiuti raccolti a Sabaudia (Lt), dove il circolo Legambiente Larus in collaborazione con altri enti, ha denunciato una sporcizia della spiaggia allarmante. A Formia (Lt), i lavori di pulizia hanno interessato la Spiaggia di Vindicio. Pulizia straordinaria di 200 studenti insieme ai volontari del circolo Legambiente litorale romano tra le dune di Capocotta. A Passoscuro (Fiumicino) presso la foce del Rio Tre Denari, è stato ritrovato anche un carrello del supermercato. Liberato dai rifiuti anche il tratto di spiaggia libera di Tor San Lorenzo, ad Ardea. Ad Anzio (Rm), il circolo Legambiente Anzio (Rm) ha raccolto presso la spiaggia libera un mucchio voluminoso di rifiuti tra cui anche uno scaldabagno.

“Con spiagge pulite abbiamo voluto sottolineare l’assurdità della costruzione di dighe e frangiflutti lungo le nostre coste, piuttosto che chilometri di cemento in mezzo al mare servono interventi meno impattanti per il paesaggio costiero e per chi ne vuole fruire liberamente – dichiara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio. – I primi lavori sono partiti ad Anzio, ma altri interventi seguiranno in molte parti del litorale laziale, creando vere e proprie barriere con enormi massicciate, affioranti a poche decine di metri dalle coste, un tentativo vano di trattenere la sabbia contro i cambiamenti climatici, che imbruttisce le nostre coste, spendendo inutilmente molti soldi”.

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Legambiente su tre anni Alemanno: Roma non cambia anzi peggiora la qualità della vita dei cittadini

“Roma non cambia anzi peggiora la qualità della vita dei cittadini su tanti fronti, dal traffico ai rifiuti, a causa delle politiche del Sindaco Alemanno e nonostante il Comune chieda sempre più soldi ai romani – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Il Sindaco tra un annuncio e l’altro, che puntualmente poi o non si realizza o viene rimesso in discussione, trova anche il tempo per regalare le uova di Pasqua, ma in tre anni non è riuscito ad occuparsi delle cose concrete di tutti i giorni che riguardano la qualità della vita dei cittadini, preso da diverse iniziativa di facciata e nel dare troppo ascolto ai desiderata dei potenti della Capitale. E’ stato così sulla fallimentare ipotesi del gran premio ed è ancora peggio sulle tante cubature che stanno disegnando una nuova colata di cemento in città. Mentre la Magistratura continua ad aprire giuste indagini dopo eclatanti scandali sulle ex municipalizzate come sui condoni o sui mondiali di nuoto, il Campidoglio oggi ha il coraggio di annunciare pilastri e obiettivi futuribili, quando la vera sfida, sulla quale Alemanno ha vinto le elezioni con lo slogan Roma cambia, si gioca sul miglioramento della qualità della vita dei cittadini, sul traffico, sul decoro e la manutenzione, sulla gestione dei rifiuti, sulle periferie e le questioni ambientali, sulla solidarietà e il volontariato, ma il Sindaco sembra proprio non accorgersene”.

E’ preoccupato il commento di Legambiente Lazio in relazione al bilancio e agli obiettivi forniti dal Sindaco Alemanno nel corso della conferenza stampa per i tre anni di mandato. “Che sia per i nuovi stadi, per Torbellamonaca o per Fiumicino 2 il cemento è l’unica chiave per lo sviluppo di Roma che vede il Sindaco di Roma – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – Magari con un po’ di verde qua e là o con falsi obiettivi di riqualificazione per confondere le idee. Lo stessa sarà per le ex caserme utilizzate per far cassa e non per portare qualità nei quartieri, o per il polo di ricerca sanitario che maschera nuove cubature a San Paolo, persino le nuove metropolitane si dovranno fare con i soldi degli appartamenti costruiti attorno. Il trasporto pubblico peggiora le sue performance e presto aumenterà il biglietto, la gestione dei rifiuti, la differenziata e il decoro non vedono passi avanti e un nuovo aumento della tariffa è già stato annunciato, per i nomadi e i migranti ci sono solo inumani sgomberi e invettive senza nessuna alternativa per le famiglie, le aree protette giacciono abbandonate mentre è scomparsa qualsiasi politica per contrastare l’abusivismo edilizio e per le rinnovabili non si fa nulla. Sulla mobilità, l’ultima boutade di Alemanno è sulle preferenziali aperte alle moto provando a strumentalizzare un personaggio famoso, dove basta vedere le corsie scelte per capire quanto sia una presa in giro la sperimentazione, mentre invece si eliminano le protezioni a Via dell’Amba Aradam. Anche per la candidatura alle Olimpiadi 2020 si sta perdendo l’occasione di un progetto di alto profilo e condiviso dalla città. Insomma, dopo tre anni piuttosto che nuovi obiettivi pilastri e annunci, servirebbero risposte concrete ai problemi delle persone per migliorare la qualità della vita in città”.

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Piano Casa Regione Lazio, stop alla nuova inutile colata di cemento Legambiente si mobilita con la CGIL con il “No Piano Casa Day”

“Non abbiamo mai condiviso il piano casa, ma la nuova proposta della Regione Lazio peggiora la situazione con una nuova inutile colata di cemento nelle aree protette e agricole, lungo le coste e pure nella città storica, senza sostenere invece in alcun modo le fasce deboli che cercano casa. Per questo lanciamo con gli altri firmatari un appello e un “No Piano Casa Day”, una mobilitazione per eliminare tutte le pericolose e inaccettabili falle che sono state aggiunte e che aprono di fatto la strada all’assalto del cemento – ha affermato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, partecipando alla conferenza stampa promossa dalla CGIL Lazio”.

Legambiente Lazio aveva già chiesto durante una recente audizione in Commissione Urbanistica alla Pisana l’eliminazione dalla proposta di nuovo Piano Casa approvata dalla Giunta regionale di
tutte le pericolose e inaccettabili norme che aprono l’assalto del cemento nei parchi e nelle aree agricole, favorendo inoltre con i cambi di destinazione a residenziale un nefasto processo di deindustrializzazione a scapito dei capannoni delle piccole e medie imprese. Da stralciare anche gli arvicoli che mettono a rischio i centri storici e gli edifici vincolati, rivedendo infine le strambe ‘maglie larghe’ che sono state previste per la gestione amministrativa dei condoni edilizi. “Nel Lazio il diritto all’abitare, la riqualificazione delle periferie, la necessità di spazi per le piccole
imprese sono temi importanti che vanno affrontati mettendo mano in modo serio e organico alla legge urbanistica regionale e non sostituendola di fatto con ‘normette’ che avrebbero dovuto essere  tempo con la scusa di sostenere l’edilizia in un momento di crisi, ma che invece si allargano mano a mano, vista la scadenza per la presentazione delle domande di questa proposta di Piano Casa fissata addirittura al dicembre 2013 o anche oltre – continua Lorenzo Parlati – Stop al consumo di suolo, al Lazio non serve la svendita di migliaia di ettari di aree protette e agricole quanto la loro tutela, non serve il raddoppio delle cubature delle palazzine quanto la riqualificazione dei tessuti urbani degradati, non servono altri regali agli abusivi quanto la salvaguardia di chi opera correttamente. Se gli accordi di programma, che l’assessore Ciocchetti conosce bene, hanno fatto molti danni il guazzabuglio di questo Piano Casa rischia di farne molti altri. Basta con la deregulation e lo sfascio del territorio e del paesaggio, bisogna rispondere alle vere domande dei cittadini, riscoprendo l’interesse pubblico dell’urbanistica, non distribuendo a pioggia inutili cubature”.

Legambiente Lazio – che di recente ha presentato un dettagliato Dossier con cartografia allegata, disponibile sul sito www.legambientelazio.it- contesta in particolare gli articoli che estendono la platea di interventi edificatori del Piano Casa alle aree agricole e a quelle naturali protette prefigurando un vero e proprio “colpo di grazia” per i parchi del Lazio. Grave anche il “tana libera tutti” generalizzato che scatterebbe in riferimento alle concessioni edilizie in sanatoria, con l’alibi del silenzio-assenso e in mancanza di un doveroso e preventivo approfondimento sullo “stato dell’arte” dei condoni.

Legambiente sottolinea altri aspetti del nuovo Piano Casa che denotano come esso sia stato ideato con un gravissimo difetto di base, ovvero quello di ridurre l’urbanistica a materia puramente edilizia. Basta pensare alle previsioni sulla Città storica dove, in riferimento a Roma, la tutela dei tessuti e degli edifici viene incredibilmente limitata al solo perimetro urbano interno alle Mura Aureliane. O, ancora, basta citare lo sblocco alle sopraelevazioni degli edifici, che non erano permesse dal precedente testo, con innalzamenti che avrebbero sicuramente ripercussioni sulla skyline della città. Senza considerare i nuovi emendamenti presentati dallo stesso Assessore Ciocchetti, che prevedrebbero la possibilità di conteggiare nella ipotetica cubatura anche i boschi,
nonché la possibilità di realizzare impianti e attrezzature sportive anche nei parchi e nelle aree protette, ma anche porti e porticcioli, con le strutture ad essi collegate, in deroga alle disposizioni attuali previste dai piani paesistici.

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Legambiente su stati generali: per Alemanno sviluppo è solo nuovo cemento.

“Cemento, cemento e ancora cemento, con un po’ di verde qua e là per provare a confondere le idee. D’altronde confrontandosi solo con gli imprenditori cosa altro poteva emergere dagli stati
generali di Alemanno? È incredibile che per il Sindaco di Roma lo sviluppo passi solo attraverso il cemento – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. Il potenziamento  dell’aeroporto di Fiumicino passa attraverso 1.300 ettari di inutile cemento in aree protette e non attraverso il potenziamento delle strutture esistenti, le metropolitane si devono fare con i soldi degli appartamenti derivanti dal raddoppio delle centralità invertendo la logica del Prg, la valorizzazione e alienazione delle caserme serve per far cassa con 600 milioni di Euro e non per portare qualità nelle periferie, riqualificare Tor Bella Monaca significa triplicare le cubature esistenti nell’Agro Romano vincolato, persino il polo di ricerca sanitario maschera nuove cubature a San Paolo. In questo contesto ci stanno bene anche bar, pub, ristoranti, discoteche sulle sponde del Tevere, magari dentro il fantastico parco fluviale olimpico. Però solo una volta rese edificabili, nel massimo della trasparenza! Piuttosto che nuove operazioni di facciata, servirebbero risposte alle domande della città per migliorare la qualità della vita delle persone”.

“Basta con la finta partecipazione, il Sindaco non può parlare solo con i poteri forti ai quali sta consegnando la città, facendo invece finta di confrontarsi con tutti – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio. Il completo disinteresse per la città e per i cittadini, dimostrato anche dai gravi fatti che hanno portato in questi giorni all’inchiesta della magistratura che coinvolge importanti aziende di servizi pubblici locali, dovrebbe portare a cambiare direzione, invece Alemanno continua a sprecare i soldi dei cittadini e degli sponsor per cercare di rifarsi un’immagine, di recuperare quella credibilità che ha ormai perso”.

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Roma al metro cubo: +17 milioni per le cubature in mille giorni seguendo idee, proposte e delibere dell’urbanistica romana al tempo del Sindaco Alemanno.

Oltre 17 milioni di nuovi metri cubi. Tra idee, proposte e delibere è questa la somma del cemento dei grandi progetti dei primi mille giorni del Sindaco Alemanno. Una città come Salerno, con  1.462 ettari di nuova superficie cementificata, ossia più di 14 milioni di metri quadri, e un numero di 134 mila nuovi residenti insediabili. In media, 17.703 metri cubi tra promessi e deliberati ogni giorno con un quotidiano consumo di suolo pari a 14.628 metri quadri. Un secco + 27% rispetto al piano regolatore approvato dal Consiglio Comunale nel 2008, che dagli esagerati 65.886.062 metri cubi già previsti, al tempo di Alemanno arriverebbe a ben 83.589.294 metri cubi. Se le dieci proposte fossero portate in attuazione. Sono questi i dati principali contenuti nel nuovo dossier di Legambiente Lazio, tutto dedicato alle più recenti vicende dell’urbanistica romana. Dieci casi di estrema attualità, in materia di urbanistica e di gestione del piano regolatore, al tempo del Sindaco Alemanno, con tutti i numeri dei metri cubi, i casi, le storie.

Alemanno ha cominciato la stagione del cemento con un’operazione da 2.089.050 metri cubi, con il bando per il cosiddetto housing sociale, cercando aree agricole da destinare a nuovi Ambiti di Riserva, dove edificare alloggi per l’emergenza abitativa in regime di edilizia convenzionata. Vale, invece, ben 4.371.760 metri cubi la proposta avanzata dall’Assessore Corsini di raddoppiare il dimensionamento previsto per le Centralità Urbane ancora da pianificare, mentre con l’annunciata demolizione e ricostruzione dell’insediamento pubblico di Tor Bella Monaca di calcolano 1.920.000 metri cubi in più. La ciliegina sulla torta arriva con il progetto dei nuovi stadi di proprietà dell’AS Roma e della SS Lazio che pesa ben 4.000.000 di metri cubi. Ci sono interventi, poi, come quello da 1.000.000 di metri cubi relativo al raddoppio degli indici edificatori del Piano Particolareggiato Casilino nel VI Municipio. Oppure le proposta, in via di elaborazione, per l’affidamento in project financing, dei prolungamenti delle Metropolitane B2 (Ponte Mammolo/Casal Monastero) e B1 (revisione del tracciato della tratta Conca d’Oro/Bufalotta) che vedrebbe secondo le stime ben 2.576.422 metri cubi. Dalla valorizzazione delle Caserme dismesse si attendono 1.500.000 di metri cubi, mentre è famosa la storia dei 50.000 metri cubi al Torrino Nord per sostenere il progetto Roma Formula Futuro all’Eur (speriamo cancellato, come il gran premio). Sempre all’Eur non ci risparmieremo 136.000 nuovi metri cubi legati alla nuova destinazione d’uso dell’area dell’Ex Velodromo mentre sono 60.000 i metri cubi derivanti dall’incremento degli indici edificatori nelle ex aree abusive perimetrate nei Toponimi.

“Roma non cambia anzi peggiora, con Alemanno il diluvio di cemento è abnorme e i Re di Roma sono sempre i costruttori, è ora di smetterla -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Per ognuno dei 1.000 giorni trascorsi dal suo insediamento, il Sindaco ha consumato un campo di calcio e mezzo di suolo, tra interventi promessi e deliberati, in media ben 17.703 metri cubi al dì, per un totale di oltre 17 milioni di nuovi metri cubi considerando solo questi grandi progetti. E’ un po’ più di quell’1% del territorio della Capitale che per anni hanno chiesto i costruttori romani per l’edificazione, 1.462 ettari contro 1.290 richiesti. Sarebbe questo il “cambiamento” del Prg promesso da Alemanno? Di questo passo si tornerà presto ai 120 milioni di metri cubi che tutti riconoscevano come lo scandaloso residuo del piano regolatore del 1965, riportando l’urbanistica romana a 46 anni fa. Questi numeri chiariscono bene come in questi due anni e mezzo l’amministrazione si sia mossa nella direzione sbagliata anche su un tema così importante e delicato, come hanno dimostrato di recente la crisi e l’azzeramento della Giunta. Piuttosto che nuove operazioni di facciata in questa direzione, come saranno i fantomatici Stati generali di fine mese, serve allora una immediata svolta radicale, per dare risposta alle domande della città e migliorare la qualità della vita delle persone”.

Secondo i calcoli effettuati da Legambiente Lazio, se queste dieci proposte fossero portate tutte in attuazione, farebbero crescere il dimensionamento del Prg dagli esagerati 65.886.062 metri cubi  già previsti, a circa 83.589.294 di metri cubi, con questa nuova articolazione in percentuale tra destinazioni d’uso: circa 48.874.593 di metri cubi a destinazione d’uso residenziale – 58% -, circa 31.557.562 di metri cubi a destinazione d’uso non residenziale – 38% – e, infine, circa 2.971.075 di metri cubi a destinazione d’uso flessibile – 4%. Numeri enormi, con altrettanto enormi rendite, che non servirebbero affatto a risolvere il problema del disagio abitativo: tra le tante trasformazioni programmate, pur aumentando ancora la destinazione d’uso residenziale (48.874.593 di metri cubi equivalgono a 407.288 nuove stanze/nuovi residenti insediati/insediabili, e corrispondono a ulteriori 135.762 alloggi), sono programmati soltanto 140 alloggi per l’edilizia sociale (nell’ambito dell’operazione di valorizzazione delle caserme dimesse).

Nella maggior parte dei casi i metri cubi servirebbero a “fare cassa” per finanziare le operazioni volute dal Campidoglio, con appartamenti da vendere a costi allucinanti stimati tra i 6.000 e i 12.000 euro al metro quadro: non sarebbero quindi certamente destinati ai senza casa, gli eleganti alloggi dell’Eur per Roma Formula Futuro o quelli derivanti dalla modifica delle destinazioni d’uso dell’Ex Velodromo, né quelli da edificare intorno ai futuribili stadi; servirebbero invece a finanziare la locale rete di trasporto pubblico su ferro gli appartamenti derivanti dal raddoppio delle centralità, invertendo la logica del Prg (piuttosto che cubature solo se servite da ferro, ferro solo con nuove cubature), mentre con la cessione ai privati di aree pubbliche per costruire si finanzierebbero i prolungamenti per 9 km di linee Metro B1 e B2; la valorizzazione delle caserme dovrà rendere ben 600 milioni di Euro alle casse del Campidoglio, limitando la quota per iniziative pubbliche al solo 20% del totale della superficie interessata. La stessa demolizione e ricostruzione a Tor Bella Monaca per finanziare l’operazione vedrà la contemporanea edificazione di molte nuove case in proprietà, all’interno della Tenuta Vaselli, attaccando ancora l’Agro Romano vincolato; saranno, invece, privati gli appartamenti nei toponimi ex abusivi e quelli derivanti dal raddoppio degli indici edificatori del Piano Particolareggiato Casilino. Addirittura anche gli alloggi del famoso bando dell’housing sociale nei nuovi Ambiti di Riserva dell’Agro Romano sarebbero edificati in regime di edilizia convenzionata, e quindi in grado di intercettare una quota minima del disagio abitativo. “Dopo due anni e mezzo di attività, il bilancio del Campidoglio in materia urbanistica è fallimentare, uno dei principali impegni della campagna elettorale di Alemanno, ossia “cambiare” il Prg, nella gestione ordinaria si è tradotto in un disinvolto aumento delle cubature, in una svendita del territorio -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. A Roma si sono costruite troppe case destinate al mercato in proprietà e poche case da riservare all’emergenza abitativa e al mercato dell’affitto, una tendenza che continua con il nuovo diluvio di cubature non previste dal Prg vigente. Tutte queste trasformazioni che vengono presentate e giustificate come grandi opportunità per la città di sviluppo e innovazione, come battaglia contro la cultura del no, in realtà nascondono alla fine i soliti vantaggi ai costruttori, accontentando le richieste di pochi a danno dei cittadini che vedono consumare il territorio senza alcun beneficio. Anche le Olimpiadi, che possono essere un’opportunità da cogliere per il miglioramento della città, se saranno gestite con questi criteri si trasformeranno invece purtroppo in un ennesimo sacco del territorio”.

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Abusivismo: la situazione è grave ed è seria

“Quarantunomila abusi edilizi, quasi venti al giorno, degli ultimi sei anni evidenziano nel Lazio una situazione grave e seria, che va affrontata con le ruspe e le acquisizioni – ha dichiarato Lorenzo  Parlati, presidente di Legambiente Lazio, presente oggi alla presentazione del rapporto della Regione Lazio sull’abusivismo edilizio relativa agli anni 2004/2009-. Come è noto, lo sciagurato III° Condono Edilizio, varato dal Governo guidato dall’On. Berlusconi, ha sanato gli abusi perpetrati entro e non oltre il 31 marzo del 2003: detto in altre parole, ciò vuol dire che dal I° Aprile 2003 ad oggi qualsivoglia abuso, dalla nuova villa alla finestra, è irrimediabilmente non condonabile, e quindi, abusivo, e in conseguenza da demolire o, nel caso, da acquisire al pubblico patrimonio, con l’eccezione degli abusi in aree protette. Ebbene i dati presentati, con un lavoro buono ed esaustivo dal punto di vista del contributo istituzionale in materia di conoscenza del fenomeno, ci dicono che in un periodo di assoluta incondonabilità, come sono i 6 anni trascorsi, sono stati perpetrati ben 41.588 abusi edilizi, equivalenti a quasi 20 abusi al giorno, dal 2004 al 2009. Su questo ci saremmo aspettati dalle autorità istituzionali intervenute alla presentazione del rapporto, una riflessione piena e densa: non era infatti stato detto che il III° Condono, nonché i due precedenti, avrebbero “chiuso” la partita dell’abusivismo, e aperto una nuova stagione legata al rispetto delle regole, nonché al rispetto delle previsioni edificatorie dei Prg dei Comuni? I dati esposti non hanno fatto altro che confermare quanto sostenuto da sempre da Legambiente Lazio: i Condoni sono incentivi all’illegalità urbanistica ed ambientale, e non c’è misura condonativa in grado di assorbire un fenomeno esteso in dimensioni di tali quantità. La sola misura è la repressione sistematica del fenomeno attraverso le demolizioni e le acquisizioni, attività queste nelle quali i 378 Comuni del Lazio non hanno certo brillato. Prova ne sia che per demolire l’Isola dei Ciurli a Fondi, ossia il più grande Ecomostro della nostra Regione, sono stati necessari 10 anni di ininterrotta attività della nostra Associazione, nonché un esposto di Legambiente Lazio all’Area Vigilanza della Regione Lazio, con relativa applicazione dei poteri sostitutivi nei confronti dell’accidioso  Comune di Fondi, infine autore della demolizione, pena la perdita della poca credibilità rimastagli”.

“L’On. Ciocchetti ha sostenuto più volte che ormai l’abusivismo edilizio non è fenomeno di necessità ma fenomeno speculativo -dichiara Mauro Veronesi, responsabile territorio di Legambiente Lazio-. A prova di ciò ha portato i dati relativi all’abusivismo nei 23 Comuni costieri della Regione Lazio, dove si concentra il 22% del totale degli abusi, Comuni costieri ricchi di aree vincolate paesaggisticamente e dove quindi l’edificazione di un immobile vale sul mercato immobiliare in media il 30% in più di un immobile, a pari metratura, edificato in aree a diversa valenza ambientale. Anche questo è un elemento da sempre denunciato da Legambiente Lazio. Ebbene, se questo è vero, non capiamo perché ciò che si realizza abusivamente sia speculazione, mentre ciò  che si realizzerà con il Piano casa proposto dall’On. Ciocchetti diventa magicamente “governo del processo”. Non è vero peraltro – continua Veronesi– che l’abusivismo è figlio della burocrazia urbanistica: in questi anni le regole dell’urbanistica sono “saltate” grazie agli Accordi di Programma –anche quelli firmati dall’On Ciocchetti nel biennio da Assessore all’Urbanistica nella Giunta Regionale guidata dall’On. Storace –e grazie ad un filone di strumenti urbanistici in deroga– art. 2. art. 11. art.16. art. 18, tutti strumenti in deroga ai Prg, ai quali la gestione urbanistica dei Comuni  ha disinvoltamente attinto. Eppure, nonostante ciò ci troviamo 41.588 abusi edilizi? A quando una riflessione seria su ciò? Inoltre, alla luce di quanto oggi esposto, occorre cassare le norme che cancellano il fondo di rotazione per le demolizioni ribattezzandolo con una forma vaga e indistinta, pena il venir meno dei forti impegni presi oggi dalla Regione Lazio, in materia di demolizioni e acquisizioni dei Comuni. Infine, continuiamo ad essere fortemente contrari a quanto sostenuto in sede di conclusioni dall’On. Ciocchetti, in materia di “autocertificazione giurata” per chiudere l’iter amministrativo relativo ai condoni edilizi. Non ci può essere, infatti, autocertificazione in un settore infestato dall’illegalità, qual è il settore edilizio contaminato dall’abusivismo. Chi controllerà l’autocertificazione?”.

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