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Tavolo della trasparenza sullo smantellamento della ex centrale nucleare di Borgo Sabotino

Tavolo della trasparenza sullo smantellamento della ex centrale nucleare di B.go Sabotino 

Legambiente: “tempi certi e strumenti concreti per l’informazione e la sicurezza dei cittadini

Si è svolto ieri mattina il secondo incontro del tavolo della trasparenza sullo smantellamento della centrale nucleare di B.go Sabotino, per anni chiesto dall’associazione del cigno verde, proposto nella prima metà del 2013 alla Pisana da alcuni consiglieri regionali e finalmente in attuazione. Dopo anni di impegno sul fronte del contrasto delle politiche che volevano riportare nel Paese la produzione di energia nucleare, finalmente inizia una nuova pagina in cui i cittadini del territorio di Latina potranno, attraverso la loro partecipazione a questi appuntamenti, osservare ed esprimersi in merito alle scelte che riguardano il futuro del sito. Un primo passo positivo che ci auguriamo venga accompagnato da ulteriori occasioni e strumenti per una corretta informazione, partecipazione e coinvolgimento delle comunità che vivono su questo territorio.
Erano presenti la Sogin, l’Ispra, la regione, il Comune, l’Arpa, Comitati e Legambiente con rappresentanti nazionali, regionali e i circoli di Latina e Sessa Aurunca
Al centro l’avanzamento del decomissioning della centrale. Dalla relazione della Sogin sullo stato dei lavori si è appreso che, al momento si sta attendendo per la messa in esercizio del deposito temporaneo che ospiterà i residui a bassa e media attività radioattiva della centrale stessa. dopo il completamento del deposito temporaneo si potrà procedere allo smantellamento dell’edificio reattore fino a ridurne la dimensione a quella del reattore stesso. Nel frattempo si procederà alla bonifica della piscina 3 che ospitava il combustibile radioattivo inviato in Scozia già dai primi anni ’90  per il riprocessamento, mentre la piscina 1 e 2 erano state già bonificate tra il 1996 ed il 1998. Questa operazione comporterà la realizzazione di un impianto ad hoc per l’inertizzazione dei fanghi radioattivi e la loro predisposizione per lo stoccaggio.
Diverse le questioni e le richieste di chiarimento sollevate da Legambiente nel corso del dibattito. Primo fra tutti è stato chiesto di avere indicazioni più precise in merito alle tempistiche sia per la realizzazione del deposito nazionale e in relazione, quindi, alla conclusione del decommissioning che ne è indissolubilmente connesso poiché non sarà possibile smantellare il reattore se prima non si disporrà di un sito idoneo ad accogliere in sicurezza le 2500 tonnellate di grafite e gli altri rifiuti ad alta intensità che dovrebbero rientrare intorno al 2025 dall’estero. La Sogin a tal proposito ha detto di essere convinta di poter disporre del deposito entro quella data. Anche se molto dipenderà da come verrà gestita questa partita dal punto di vista tecnico-scientifico e del coinvolgimento e della partecipazione dei territori.
In merito alla possibilità di rilascio nelle matrici ambientali di radio nuclidi nel corso delle operazione di smantellamento, da Legambiente è stata avanzata ripetutamente la richiesta che i dati dei monitoraggi che vengono condotti sia nel sito della centraleche nelle aree limitrofe da ISPRA in collaborazione con l’ARPA,secondo la convenzione stipulata con Sogin, vengano resi disponibili e fruibili in maniera costante e continua, in modo da poter verificare puntualmente l’avanzamento delle operazioni e il rispetto del limite considerato di non rilevanza radiologica individuato da 10 ηSv/anno (micro silvert/anno). Maggiori e più esaustive informazioni sono state chieste infine sullo stato di contaminazione e sulle cause della contaminazione da cloruro di vinile della falda, riscontrata nell’agosto scorso. Dati che, ci è stato riferito, saranno resi disponibili a breve dopo la conferenza dei servizi che si terrà in Regione.

 “Non possiamo che essere contenti dell’avvio di questo tavolo – dichiara Alessandro Loreti, presidente del circolo Arcobaleno di Latina. Ci impegniamo fin da subito a seguirne attentamente i lavori perché sia uno strumento concreto e utile e a creare occasioni per riferire agli altri cittadini di Latina le informazioni che riusciremo a trarne. Auspichiamo che anche altre associazioni e comitati facciano richiesta di partecipazione al tavolo affinché si possa far sentire maggiormente la presenza della comunità locale a questo delicato ed importante passaggio per il nostro territorio”.

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Centrale a carbone di Civitavecchia, Legambiente: autorizzazione rilasciata con una sola seduta, senza tenere conto osservazioni comitati e cittadini.

Centrale a carbone di Civitavecchia, Legambiente: autorizzazione rilasciata con una sola seduta, senza tenere conto osservazioni comitati e cittadini.
Dopo quattro anni di attesa, la Conferenza dei servizi per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord ha chiuso i lavori con una sola seduta e senza che nessuna delle osservazioni e richieste presentate da Legambiente e dai comitati sia stata valutata positivamente.

Da una prima lettura del verbale, in sintesi, sono stati ampliati i limiti di emissione per il monossido di carbonio (CO), anche in relazione alle ore di funzionamento dell’impianto, non è stato inserito il limite dello 0,3% del tenore di zolfo nel carbone (fissato dal piano regionale qualità aria) né è stata
prodotta una descrizione analitica del combustibile rendendo impossibile valutare gli inquinanti emessi (metalli pesanti soprattutto), non è stata disposta la verifica di ottemperanza per le prescrizioni contenute nella valutazione di impatto ambientale per valutarne lo stato di attuazione.

“È scandaloso, dopo quattro anni di lavori, in quattro e quattro otto, con una sola seduta si è chiusa la conferenza dei servizi per uno degli impianti di produzione elettrica tra i più grandi e impattanti nel Paese, e senza tener in nessun conto le osservazioni e richieste dei comitati e delle associazioni -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. E’ inaccettabile utilizzare il rinnovo dell’autorizzazione AIA per aumentare i limiti di emissione e le ore di lavoro della centrale a carbone di Civitavecchia, significa farsi beffa delle prescrizioni per l’esercizio dettate molti anni fa con la valutazione di impatto ambientale. Altrettanto sconcertante è il parere positivo della Regione Lazio, rilasciato proprio mentre la nuova amministrazione si sta insediando e non può quindi aver valutato nulla nel merito. Nelle prossime ore, capiremo quali spazi ci siano dal punto di vista amministrativo e legale per fermare questo scempio.”

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Centrale a carbone di Civitavecchia, domani Legambiente partecipa a presidio al Ministero dell’Ambiente

Centrale a carbone di Civitavecchia, domani Legambiente partecipa a presidio al Ministero dell’Ambiente
Appuntamento ore 10
Legambiente parteciperà domattina alle 10 con lo striscione ‘No al carbone’ al presidio sotto al Ministero dell’Ambiente, organizzato dai comitati no-coke in occasione della Conferenza dei Servizi per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord.

“Il carbone sta dimostrando tutti i suoi effetti nefasti, è il combustibile peggiore per la CO2, produce e fa aumentare la febbre del pianeta -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Non si può rinnovare l’autorizzazione integrata ambientale a questa centrale senza tenere conto delle impattanti emissioni legate all’intero ciclo di produzione, con 6.500 ore all’anno di lavoro a pieno carico per produrre 1.980 megawatt.”

L’area di Civitavecchia presenta numerose criticità ambientali che non sono state oggetto di un attento studio complessivo, ad avviso di Legambiente, come invece sarebbe stato opportuno dato l’alto potenziale nocivo per l’ambiente e le persone. L’istanza di rinnovo dell’AIA non tiene in considerazione che la zona risente già pesantemente dell’impatto ambientale generato dalle vicine centrali termoelettriche di Torrevaldaliga Sud e Montalto di Castro e dalle numerose attività industriali dislocate sulla SS Aurelia, nonché delle attività portuali ed urbane.

Il processo produttivo della centrale a carbone di Civitavecchia genera pesanti emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera dovute ai fumi di combustione, a cui vanno aggiunte quelle degli impianti di trattamento che si riversano in acqua. Vanno poi considerate le emissioni atmosferiche dovute al traffico terrestre e portuale implicate nei processi di approvvigionamento dell’impianto.

Legambiente torna anche a evidenziare le osservazioni sul fronte delle autorizzazioni ambientali: mentre è in corso il procedimento di riesame, è scaduta da tempo l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per l’impianto, mentre manca ancora “una valutazione preliminare dei possibili
composti inquinanti”, con carenze in particolare per l’Arsenico, il Cloro e il Fluoro. Peraltro, anche sul reimpianto sperimentale della prateria di Poseidonia, non risultano interventi relativi alla manutenzione e al mantenimento, pur essendo state segnalate diverse situazioni di danneggiamento.

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Centrale Civitavecchia: unico scandalo è continuare a rinviare l’attuazione delle prescrizioni di legge.

“Sulla centrale di Civitavecchia l’unico scandalo è continuare a rinviare l’attuazione delle prescrizioni di legge, mentre l’impianto a carbone invece lavora da tempo. La politica dei due tempi non può funzionare, non si può sacrificare la salute sull’altare del lavoro, è una logica perdente anni ’50 -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. I cittadini si lamentano da anni dell’inquinamento legato alla produzione energetica quanto al porto, in certe condizioni meteorologiche, la circolazioni dei venti e la pressione formano una specie di cappa di polveri sopra la città. Eppure per la centrale, i dati del sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni SME non vengono resi noti, non si è più parlato degli interventi di abbattimento del rumore così come del nuovo impianto integrato di trattamento delle acque reflue, il progetto di riqualificazione ambientale della Pineta della Frasca non è stato riformulato anche per colpa della precedente amministrazione comunale, nell’area dove sarebbero dovuti sorgere il “Parco dei serbatoi” ed una pista ciclabile sono stati sequestrati 800mila metri cubi di materiale di drenaggio. ‘Ciliegina sulla torta’ il già discutibile trapianto di Posidonia Oceanica presenta diverse aree distrutte, per le quali non sembra esistere nessuna manutenzione. E’ evidente che non abbiamo mai digerito la scelta del carbone, tutti sanno che è il combustibile più inquinante dal punto di vista della CO2 e dei cambiamenti climatici, ma almeno l’azienda rispetti le prescrizioni, la fatica su questo tema è oggettivamente davvero enorme.”

Legambiente osserva con attenzione gli atti che il Sindaco del Comune di Civitavecchia sta prendendo in merito al rispetto delle prescrizioni previste nel Decreto VIA n. 680/2003 del Ministero dell’Ambiente, relativo alla Centrale di Torre Valdaliga Nord, in particolare l’ipotesi di una ordinanza di chiusura della centrale.

“Dopo tanti anni di accordi calati dall’alto stavolta speriamo che il Sindaco vorrà ascoltare non solo l’azienda ma anche le associazioni e i comitati -conclude Parlati-. E’, infatti, proprio grazie all’insistenza dei comitati e di Legambiente, che qualche tempo fa in merito presentò anche un dettagliato esposto alla Procura, se dopo molti anni almeno è stata messa in funzione la rete di monitoraggio della qualità dell’aria. Allo stesso tempo, ci chiediamo che fine abbia fatto la procedura per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, avviata sin dal 2009 ma mai
conclusa, anche in quel caso forse a causa di numerose mancanze che Legambiente e comitati analizzarono nelle numerose osservazioni presentate, quali ad esempio la mancanza di un’analisi di
area vasta, di una esauriente descrizione del tipo e dell’entità delle emissioni, la definizione dei valori limite, la descrizione delle caratteristiche chimico fisiche del carbone utilizzato, il carico
inquinante delle acque depurate e la gestione dei fanghi.”

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Domenica catena umana a Montalto di Castro per fermare il nucleare: Legambiente invita tutti a partecipare all’iniziativa

Appuntamento Domenica 22 Maggio, ore 10 al parcheggio Foce del Fiora alla Marina di Montalto Info line Legambiente Lazio 347 2310122 (anche per pullman da Roma) Nuova manifestazione per fermare il nucleare in Italia e nel Lazio: , dopo il grande successo a Borgo Sabotino del mese scorso, domenica 22 maggio, a partire dalle ore 10, l’appuntamento per tutti è alla Foce del Fiora sul lungomare di Montalto di Castro per formare una bella e simbolica catena umana lungo la spiaggia, per affermare l’insostenibilità del nucleare e chiedere ai cittadini di votare SÌ ai referendum del 12 e 13 giugno. L’iniziativa è organizzata dal Comitato Antinucleare di Montalto di Castro, insieme al Comitato Laziale “VOTA SÌ per fermare il nucleare”, di cui Legambiente è tra i promotori e gli animatori.

“Nonostante il silenzio dei grandi media e il tentativo di confondere le idee da parte del Governo, i cittadini tornano a manifestare contro il ritorno del pericoloso nucleare – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Proprio da Montalto di Castro, luogo simbolo della vittoria antinucleare nel 1987, Domenica prossima si leverà un nuovo grido, pronti a vincere di nuovo la sfida contro l’atomo.”

A pochi giorni dal plebiscito antinucleare in Sardegna e mentre la Camera dei deputati discute del decreto che vorrebbe cancellare il referendum sull’atomo del 12 e 13 giugno, nel prossimo fine settimana si terranno in tutta Italia varie catene umane per cingere i siti nucleari esistenti e quelli in lizza per diventarlo. A Montalto di Castro sarebbe entrata in funzione la quinta centrale nucleare italiana, con due reattori di 982MW di potenza, ma già negli anni ottanta il cantiere fu fermato a causa dei danni riportati nell’alluvione nel 1987 e poi definitivamente grazie al referendum. “Invitiamo tutti i cittadini ad unirsi domenica prossima alla catena umana sul lungomare di Montalto e a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno per decretare la vittoria dei SÌ – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – Il nuovo programma nucleare italiano potrebbe ripartire proprio dal vecchio progetto di costruire i due reattori a Montalto, nonostante le scelte fatte sul territorio verso le rinnovabili e le produzioni tipiche e di qualità.” Pullman Domenica 22 dalla Stazione Metro A CIPRO alle ore 8, prenotazione obbligatoria.

Info line Legambiente Lazio: 347 2310122.

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Duemila persone circondano la ex centrale nucleare di Latina: grande catena umana per fermare il nucleare.

Successo per la prima mobilitazione per i SÌ ai referendum del 12 e 13 giugno

Duemila persone circondano la ex centrale nucleare di Latina: il popolo che vuole fermare il nucleare nel Lazio e in Italia si è ritrovato questa mattina per una grande catena umana intorno alla centrale in dismissione di Borgo Sabotino, per tornare ad affermare l’insostenibilità del nucleare e rilanciare le energie pulite. L’iniziativa, indetta dalle organizzazioni del Comitato Pontino per i SÌ e dal Comitato Laziale “VOTA SÌ per fermare il nucleare” – dei quali Legambiente è tra i promotori e gli animatori – ha visto una bella e colorata partecipazione di persone provenienti da tutto il Lazio.

“La grande partecipazione alla catena umana dimostra che il nucleare si può battere, i cittadini hanno capito bene quanto è pericolosa l’energia atomica, la tragedia giapponese l’ha dimostrato ancora una volta – ha commentato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. Siamo pronti a vincere il referendum del 12 e 13 giugno, con tantissimi sì per fermare il nucleare, l’unica vera risposta contro l’atomo altro che inutili moratorie. Dopo questa prima iniziativa che ha rilanciato la mobilitazione dei cittadini, nelle prossime settimane si moltiplicheranno i tavoli informativi e le occasioni di discussione, fino alla nuova manifestazione del 22 maggio a Montalto di Castro”. Il dramma che si sta vivendo in Giappone riapre il serio problema dei materiali radioattivi ancora presenti nelle ex centrali del nostro paese, che per secoli rimarranno pericolosi. Proprio a Borgo Sabotino sono terminate le opere murarie del deposito temporaneo di rifiuti radioattivi che accoglierà i manufatti dei rifiuti condizionati presenti nell’impianto e quelli derivanti dalle future attività di decommissioning della centrale ed è anche in costruzione l’edificio dove saranno trattati e cementati i fanghi e gli splitters prodotti durante l’esercizio della centrale.

“Mentre ci preoccupano le ricadute della nube radioattiva giapponese, è necessario chiarire immediatamente la situazione dei depositi temporanei di rifiuti radioattivi delle centrali nucleari di Borgo Sabotino e del Garigliano nel Lazio, la Regione deve riconvocare il tavolo cosiddetto della trasparenza con la Sogin che è sparito da tempo – ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di
Legambiente Lazio. La catena umana di Latina e le iniziative per ricordare i 25 anni trascorsi dal disastro di Chernobyl sono fondamentali per mobilitare i cittadini e coinvolgerli per votare Sì ai referendum, al Governo questa è la risposta che serve”.

Legambiente ricorda che sono ben 1.425 le tonnellate di combustibile scaricato dal reattore della centrale di Borgo Sabotino a Latina, ora in Inghilterra per il ritrattamento, ai quali si aggiungono altri 950 metri cubi di rifiuti radioattivi che sarebbero stoccati ancora sul posto. Per la centrale di Garigliano, invece, sono 322 gli elementi di combustibile anch’essi inviati all’estero cui si aggiungono altri 90 metri cubi di materiale radioattivo condizionato con cementazione e 1.150 metri cubi di materiale a bassa attività. “Il successo della due giorni per fermare il nucleare a Latina, organizzata con un vasto comitato di associazioni, è la migliore risposta a chi vuole rilanciare l’atomo – ha dichiarato Alessandro Loreti, presidente di Legambiente Latina. Nelle prossime settimane ci impegneremo per chiedere risposte sul presente e sul futuro del sito nucleare di Borgo Sabotino, i cittadini vogliono conoscere le informazioni che vengono tenute troppo pericolosamente nascoste”.

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