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Malagrotta, Legambiente: “Stufi del solito vergognoso copione, stop commissariamento e via a gestione virtuosa dei rifiuti”

Malagrotta, Legambiente: “Stufi del solito vergognoso copione, stop commissariamento e via a gestione virtuosa dei rifiuti”
“Siamo stufi del solito vergognoso copione, arriva l’estate ed insieme alla crema solare anche quest’anno portiamo in vacanza una nuova proroga per la discarica di Malagrotta – ha dichiarato Maddalena Gesualdi, responsabile rifiuti ed energia di Legambiente Lazio-. Ancora una volta l’azione del super commissario Sottile che avrebbe dovuto chiudere la discarica e avviare un percorso virtuoso nella gestione dei rifiuti, si conclude con la solita proroga, altri tre mesi di vita alla discarica più grande d’Europa che continuerà ad accogliere i rifiuti della Capitale fino al 31 Settembre 2013. Invece di interrompere l’infausta fase del commissariamento, al prefetto è stato affidato, tra gli altri, il compito di individuare un sito per l’ennesima discarica. Purtroppo però sembra essergli sfuggito quello che riguarda la  promozione del riciclo dei rifiuti” su cui si è mosso poco e nulla. Troppo timidi i tentativi da parte di Ama e della passata  Amministrazione del Comune di Roma per cambiare rotta in questi mesi, con scarsi risultati sul piano della raccolta differenziata e
del riciclo.”

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Malagrotta, Legambiente: ordinanza commissario serve solo a consentire ennesimo conferimento rifiuti indifferenziati

“E’ scandaloso, il commissario che deve chiudere Malagrotta ne proroga la vita con la nuova ordinanza e continua pure a permettere lo smaltimento di rifiuti urbani indifferenziati, in barba alla procedura di infrazione già aperta dalla Commissione europea proprio su questo -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Basta con la farsa del commissariamento rifiuti, l’ordinanza per l’ennesima e nuova proroga della discarica di Malagrotta è la prova che il percorso seguito non porterà da nessuna parte. E’ incredibile e assurdo procedere in questo modo, continuare a prorogare la discarica, realizzare nuovi inutili impianti con poteri straordinari, piuttosto che far gestire in modo ordinario, e dalle istituzioni elette dai cittadini, obiettivi, tempi e investimenti per la differenziata porta a porta, la prevenzione.”

Legambiente Lazio è infuriata per la nuova proroga a Malagrotta che arriva mentre è aperta la procedura di infrazione 2011/4021, avviata dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea e riguardante proprio la discarica di Malagrotta, per questi temi, in particolare affermando che “non si possa escludere che la Repubblica Italiana sia venuta meno agli obblighi imposti dall’art. 6 (…) della direttiva 1999/31/CE del Consiglio del 26 aprile 1999 (…), a norma del quale gli Stati membri provvedono affinché solo i rifiuti trattati siano collocati a discarica.”

Nell’ordinanza, anche il balletto di numeri sulle volumetrie residue a Malagrotta è abbastanza poco comprensibile: nel piano rifiuti in approvazione, si afferma testualmente che le volumetrie residue al 30/6/2010 risultavano essere di 1.750.000 metri cubi (autorizzati fino a tale data e poi da ulteriori atti),
nelle successive ordinanze in nostro possesso si prende, invece, solamente atto della relazione del gestore circa le volumetrie senza riportare i numeri, e in quest’ultima ordinanza la volumetria residua, un anno e mezzo dopo, risulta essere ancora di 1.280.000 metri cubi, grazie ad una “modalità esecutiva straordinaria ne l’abbancare i rifiuti”. Eppure in un anno a Malagrotta si conferiscono circa 1.500.000 di tonnellate di rifiuti (erano 1.286.019 al 13/11 nel 2009). D’altronde il commissario aveva chiesto al soggetto attuatore, che è il direttore della Direzione Attività Produttive e Rifiuti della Regione Lazio, “di acquisire una relazione aggiornata, a cura di tecnici abilitati, sulla possibilità di conferire, attraverso l’utilizzazione di volumetrie residue della discarica di Malagrotta e sulla stabilità dei versanti”. Relazione tecnica redatta, poi, dal titolare della discarica di Malagrotta. Anche sulla capacità degli impianti di trattamento c’è qualcosa di strano: nell’ordinanza si parla di un nuovo inutile impianto di trattamento meccanico biologico a Paliano (Fr) dicendo “vista la nota (…) con la quale gli amministratori delegati di AMA SpA e ACEA SpA hanno formalizzato la loro disponibilità alla realizzazione, prevedibilmente in dodici mesi, di un impianto di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti urbani TMB presso l’area industriale denominata Castellaccio nel Comune di Paliano (Fr), territorio inserito nel piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio nel sub ATO di Roma.” A parte l’ineleganza di citare il piano rifiuti non ancora approvato dal Consiglio regionale, che non essendo commissariato ha la titolarità per cambiarlo in ogni momento, a quali numeri fa riferimento il commissario se proprio nel piano rifiuti la capacità impiantistica per il TMB risulta essere sufficiente? Forse ha già preso per buoni i numeri del cosiddetto ‘scenario di controllo’, che guarda caso valuta in altre 400mila tonnellate il fabbisogno di trattamento per il rifiuto indifferenziato nel sub ATO di Roma, e che dovrebbe subentrare solo se non si
raggiungessero gli obiettivi del piano?

Assurdo, poi, per Legambiente Lazio il “gioco delle tre carte” sul commissariamento stesso: il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione quarta) il 27 dicembre ha accolto l’istanza dei privati ricorrenti (che il TAR aveva invece rigettato il 24 novembre scorso) di misure cautelari provvisorie, mettendo in sostanza in serio dubbio il commissariamento, e fissando per il 17 gennaio 2012 la discussione per la camera di consiglio; per superare l’ostacolo, il giorno dopo 28 dicembre, è stato confermato lo stato di emergenza fino alla stessa data del 17 gennaio con uno nuovo D.P.C.M., pubblicato il giorno ancora dopo 29 dicembre sulla Gazzetta ufficiale, permettendo così di disporre l’Ordinanza di proroga di Malagrotta, che porta anche questa la stessa data del 29 dicembre. L’Ordinanza racchiude, poi, una serie di informazioni strane e contraddittorie: ad esempio, per la progettazione della discarica di Corcolle il commissario ha scelto una società privata, la Cidiemme Engineering Srl, mentre per la progettazione della discarica di Riano si avvale del Provveditorato Interregionale per le Opere pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna.

“Stop al commissariamento, i risultati sono disastrosi, dall’ennesima nuova proroga per Malagrotta, alla progettata apertura di nuove discariche a Corcolle e Riano, poi chissà se a Fiumicino o dove altro, fino al raddoppio del TMB di Paliano che chissà se si porterà dietro l’ampliamento della discarica affianco -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Poche settimane fa il commissario, presso la commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti, si chiedeva se fosse possibile conferire ancora ‘tal quale’ nella discarica di Malagrotta e ora la brutta risposta è arrivata. Nell’ordinanza ipotizza almeno sei mesi, e sottolineo almeno perché quel tempo è irragionevole, per progettare le discariche, bandire le gare, acquisire le autorizzazioni e poi realizzarle. A quando azioni immediate e concrete per riduzione, riuso e differenziata?”
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Rifiuti: basta con farsa commissariamento.

Basta con questa farsa, non serviva un commissario per fare un’ennesima e nuova proroga della discarica di Malagrotta – così Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, commenta le dichiarazioni del prefetto di Roma e commissario per l’emergenza rifiuti, Pecoraro, rilasciate durante l’audizione in commissione Ecomafie-. E addirittura si chiede, con i tecnici della Regione, se sia possibile conferire ancora ‘tal quale’ in quella discarica. E ancora, ci informa che è necessario un quinto impianto di trattamento meccanico biologico e che senza nessuna gara, al contrario di quanto ha sempre dichiarato, saranno Ama e Acea a realizzare questo quinto impianto. A quali numeri fa riferimento il commissario se nel piano rifiuti in approvazione la capacità impiantistica è sufficiente? Forse ai numeri del cosiddetto ‘scenario di controllo’, che guarda caso valuta in altre 400mila tonnellate il fabbisogno di trattamento per il rifiuto indifferenziato nel sub ATO di Roma? E’ scandaloso, il commissario serve solo a fare porcherie, a prorogare ancora una volta Malagrotta, ad aprire nuove discariche a Corcolle, Riano, Fiumicino e chissà dove altro, a saltare le gare. Basta, si chiuda il commissariamento e si apra la stagione della responsabilizzazione degli enti locali per riduzione, riuso e differenziata.”

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L’inutile commissario per Malagrotta

“Per chiudere Malagrotta non si può aprire una nuova Malagrotta. Non è uno scioglilingua, ma semplicemente il fallimento decretato del nuovo commissariamento sui rifiuti nel Lazio. Il rimpallo al Prefetto Pecoraro delle responsabilità del Sindaco Alemanno e della Presidente Polverini non può funzionare, la scelta d’imperio di un nuovo sito, senza l’assunzione contestuale di un nuovo modello per la gestione dei rifiuti della Capitale, ci porterà diritti sullo stesso percorso di Napoli, con barricate, proroghe e rifiuti per strada.” – così Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, ha commentato il commissariamento della discarica di Malagrotta nell’articolo pubblicato oggi nella rubrica RomaItalia di Affaritaliani.it.

Per chiudere Malagrotta bisognerebbe avere il coraggio di mettere in atto l’esatto contrario di un commissariamento, con il massimo coinvolgimento degli enti locali, dei cittadini, delle parti sociali, degli stessi privati e di tutti gli attori del settore, con strategie, azioni attuabili in tempi definiti e finanziamenti su riduzione, riuso e differenziata. Si dovrebbe accelerare sull’impiantistica per la differenziata e il trattamento dei rifiuti, le isole ecologiche per il riuso, attivando poi fino in fondo il ciclo industriale per il riciclaggio.

Il nuovo commissariamento, limitato nei poteri alla chiusura di Malagrotta con l’individuazione di un nuovo sito, sarà in questo senso una inutile iattura, peggiore dei dieci anni passati, quando nella Regione Lazio, come in tante altre inutilmente commissariate, si sono visti solo allargamenti di tutte le discariche.

Certo sulla scacchiera ci sono tanti pezzi disarticolati, che se non governati non possono produrre che il caos: la nuova procedura d’infrazione su Malagrotta, ennesimo schiaffo alla gestione dei rifiuti nel Lazio, le continue proroghe della Regione che dovrebbero chiudersi tra cinque mesi, i continui ricorsi di chi gestisce la discarica. Sui rifiuti manca una politica pubblica seria e rigorosa, non si possono rincorrere le esigenze dei privati ma nemmeno sopportare le inefficienze delle aziende pubbliche, al settore servono decisioni e certezze.

È chiaro che Il problema è Roma: il Sindaco Alemanno ha completamente abdicato al suo ruolo e ha lasciato programmare tutto all’AMA, con scelte manageriali assunte in splendida solitudine senza che da anni ci sia nemmeno un contratto di servizio approvato dal Consiglio cominale. Alemanno e il nuovo management di AMA hanno bloccato il già lento percorso ben avviato sul porta a porta, che fa toccare ogni giorno il 65% di differenziata nei quartieri romani coinvolti, dimostrando che basterebbe estendere questo modello per avere ottimi risultati. I metodi inefficaci attuati come il sistema misto cassonetto/postazioni mobili hanno, invece, danneggiato la raccolta differenziata, fatto infuriare i cittadini e ridotto la loro disponibilità a collaborare, aumentato in modo clamoroso la tariffa, passata da 500 a 630 milioni l’anno, più il recupero IVA che il Sindaco aveva promesso non avrebbe gravato sulle tasche dei cittadini. Scelte assurde, che portano ora la Capitale, sull’orlo del baratro, a chiedere una proroga al Ministero per la differenziata che serve solo a spostare gli obiettivi di legge al 2013 e al 2018.

Un contesto nel quale sono lampanti le scelte manageriali sbagliate di AMA, dove il nuovo CdA ha avuto molto tempo per dimostrare capacità e risultati, che non si vedono, e deve quindi lasciare senza che il Comune comunque lo riconfermi, per definire un nuovo management che comprenda le necessità di questa fase.

Serve un nuovo ciclo virtuoso, un nuovo modello di gestione dei rifiuti della Capitale, fondato su riduzione e riuso dei rifiuti e che veda crescere la differenziata in modo esponenziale passando al porta a porta. Sarebbe utile discutere di obiettivi, tempi e modalità piuttosto che perdere altro tempo con un pericoloso commissariamento. Queste sono domande ineludibili, a nostro avviso, non è rincorrendo le possibili localizzazioni di discariche o inceneritori a Fiumicino, Fiano, Riano o Malagrotta che si eviterà l’emergenza, servono piuttosto progetti e interventi quartiere per quartiere, coinvolgendo i cittadini in una bella sfida di civiltà e modernità.”

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Malagrotta, Legambiente: ennesimo schiaffo a gestione rifiuti. Domani audizione presso Commissione Ambiente della Regione Lazio: commissariamento ma e poi mai

Basta, la procedura d’infrazione su Malagrotta è l’ennesimo schiaffo alla gestione dei rifiuti nel Lazio, d’altronde i continui ricorsi di chi gestisce la discarica e le continue proroghe da parte della Regione non possono produrre che questo. E mai e poi mai si pensi a un nuovo commissariamento sui rifiuti, sarebbe una vera iattura, decida chi amministra – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Per dieci anni la Regione Lazio è già stata inutilmente commissariata, portando solo ad allargamenti di tutte le discariche, poi appena è finita la deresponsabilizzazione delle amministrazioni locali sono iniziati i primi frutti, gli importanti investimenti sulla differenziata, i primi impianti di compostaggio, i Comuni ricicloni in costante aumento. Questa è l’unica strada, in audizione alla Commissione Ambiente della Regione Lazio lo diremo con chiarezza.”

L’analisi di Legambiente Lazio è basata sui pezzi di carta, in particolare sull’ultima ordinanza firmata dalla Presidente Polverini, n. Z0012 del 31/12/2010, e su quella precedente n. Z0007 del 5 luglio 2010.

In sostanza, tra il 1999 e il 2002, la Società Giovi s.r.l. è stata autorizzata alla realizzazione e messa in esercizio di due impianti di preselezione e riduzione volumetrica dei RSU (TMB), denominati “Malagrotta 1” e “Malagrotta 2”, e la società A.M.A. S.p.a. alla realizzazione e messa in esercizio di altri due impianti di selezione e trattamento RSU (TMB), siti a Roma, in via Salaria n. 981 ed in via Rocca Cencia n. 301. I suddetti impianti, seppur realizzati, al dicembre 2010 non risultavano funzionare al pieno delle loro potenzialità. Nel 2009 il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha disposto che la trito vagliatura dei rifiuti possa essere considerata “forma di pretrattamento del rifiuto indifferenziato ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di cui all’art. 7, comma 1 del D.lgs. 36/2003”, quale trattamento fisico, “finalizzato a ridurre il volume dei rifiuti e a separare alcune frazioni merceologiche, quali i metalli, può rispondere ai requisiti della norma comunitaria.”

Per questo nel luglio 2010 è stato imposto al gestore di “installare delle unità di tritovagliatura, presso la discarica sita in località Malagrotta e, nelle more, di proseguire nello smaltimento”. La società E.Giovi s.r.l. ha presentato ricorso al TAR, impugnando parzialmente l’Ordinanza n. Z0007 del 5 luglio 2010 di cui sopra, e con una successiva nota alla Regione Lazio il CO.LA.RI. (Consorzio Laziale Rifiuti, consorziata con la Società E. Giovi s.r.l.) ha rappresentato “che l’intervento imposto con l’Ordinanza suddetta risulta imponente per organizzazione tecnico-operativa ed economica e che lo stesso richiede tempi di realizzazione e investimenti notevoli”, e con una nota successiva ha trasmesso “una relazione tecnica per la lavorazione “accelerata” dei rifiuti urbani differenziati negli impianti TMB di Malagrotta”. Con l’ordinanza n. Z0012 del 31/12/2010 la Presidente Polverini, prende atto del percorso svolto in una lunga e articolata premessa affermando che: la Regione ha “tenuto conto delle risultanze assunte (…) in merito all’individuazione di una soluzione che, medio tempore, possa scongiurare criticità ambientali che deriverebbero dall’interruzione delle attività di smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati provenienti dai Comuni di Roma, di Ciampino e di Fiumicino e dalla Città del Vaticano”, ha “considerato che l’installazione delle unità di trito-vagliatura, anche mobili, (…) consentirebbe di trattare le quantità di rifiuti urbani raccolti in modo indifferenziato non avviati agli impianti di T.M.B. tale da ottemperare pienamente a quanto previsto dall’art. 7, comma 1, del D.Lgs 36/2003 e s.m.i. in attesa che il complesso degli interventi previsti dalla programmazione regionale venga attuato”, “considerato che comunque è necessario assicurare quanto prima la piena messa in funzione degli impianti di TMB presenti nel comune di Roma”, e ancora “considerato che,  allo stato attuale, non è possibile provvedere altrimenti e che la prosecuzione delle operazioni di smaltimento presso la discarica in oggetto, secondo modalità che comunque garantiscano un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente, rappresenta una soluzione necessaria ed urgente a tutela della salute pubblica e dell’ambiente”, ha “ritenuto di dover consentire il proseguimento del servizio pubblico di smaltimento dei rifiuti urbani prodotti dal bacino di riferimento presso la citata discarica, in attesa dell’avvio a regime degli impianti di trattamento meccanico biologico e di quelli di termovalorizzazione, esistenti ed in fase di realizzazione”.

Dopo la lunga premessa, la Regione Lazio ha ordinato “per le motivazioni di cui in premessa”: alla Società E. Giovi S.r.l. di installare tempestivamente e quindi nel minor tempo possibile e, comunque, entro e non oltre sei mesi (…) delle unità di trito-vagliatura, con  recupero della frazione merceologica dei metalli ferrosi, presso l’impianto di discarica sito in località Malagrotta, nel Comune di Roma, in numero tale da consentire il trattamento di tutti i rifiuti urbani indifferenziati (…) in ingresso alla medesima discarica non sottoposti al preventivo idoneo trattamento; (…) assicurare entro sessanta giorni (…), la piena operatività degli impianti di preselezione e riduzione volumetrica dei RSU (TMB), denominati Malagrotta 1 e Malagrotta 2; all’A.M.A. S.p.a. di assicurare, entro sessanta giorni (…), la piena operatività degli impianti di selezione e trattamento RSU (TMB), siti a Roma in via Salaria n. 981 ed in via Rocca Cencia n. 301.

“Sono attive le unità di trito vagliatura che dal luglio 2010 dovevano essere messe in funzione a Malagrotta? E gli impianti di trattamento meccanico biologico autorizzati tra il 1999 e il 2002 alle due società stanno finalmente funzionando? – si domanda ancora Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Non c’è da stupirsi se la Commissione Europea interviene, anzi. Il Comitato Malagrotta da molti anni sta chiedendo verifiche su tutte le procedure. Il Comune di Roma e la Regione Lazio dovrebbero finalmente convincersi che riduzione, riuso e riciclaggio sono l’unica via per risolvere il problema rifiuti, smettendola con assurde raccolte differenziate miste o con bizzarri piani rifiuti che prevedono tutto e il contrario di tutto. Servono specifiche strategie e azioni attuabili e risorse finanziarie per l’attuazione, non si può compilare un libro dei sogni e prevedere pure un “piano B” fatto di discariche e inceneritori, se non si raggiungessero gli obiettivi fissati.”

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Su Malagrotta fortemente preoccupati: serve trasparenza non commissariamento

“Siamo fortemente preoccupati, è assurdo che il Sindaco Alemanno affermi l’inesistenza di aree idonee per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti in un territorio di 129mila ettari come quello di Roma, serve un percorso trasparente a partire dallo studio citato, che deve essere subito reso pubblico e verificato fino in fondo -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- Anche il metodo è molto brutto, dopo anni di discussione, non si può liquidare tutto con una notina di poche righe inviata a capodanno, quando l’attenzione dei cittadini e delle parti sociali è più bassa. In  al senso è da respingere anche qualsiasi ipotesi di commissariamento, le procedure consentono tutte le scelte necessarie, abbiamo già visto sia nel Lazio che in Campania e ovunque ci sia stato, quali frutti avvelenati produce togliere potere a enti e istituzioni locali. Questo è il metodo che rischia di portarci dritti a scegliere in fase di emergenza luoghi assurdi come Monti dell’Ortaccio o Testa di Cane, ancora una volta affianco a Malagrotta”.

È molto allarmato il commento di Legambiente Lazio, peraltro in un contesto nel quale la discarica di Malagrotta si sta davvero esaurendo: al 30/06/2010 la volumetria residua risultava essere di
1.750.000 metri cubi, con una autorizzazione all’uso fino al 4 gennaio 2011, data dopo la quale saranno necessari ulteriori atti amministrativi. Nella Capitale si producono ben 1.765.958 tonnellate di rifiuti solidi urbani (Rapporto ISPRA, dati 2008), oltre la metà di quella laziale (52,8%), con un quantitativo pro-capite di ben 649 chilogrammi per abitante all’anno; la raccolta differenziata era ferma nel 2008 al 17,4% (nel 2009 al 21% circa secondo dati AMA), contro il 40,7% di Torino e il 32,7% di Milano e molto lontana dagli obiettivi fissati per legge nel 2006 del 45% entro il 31 dicembre 2008. “Tra pochi giorni scadrà l’autorizzazione di Malagrotta e sembra scontata una ulteriore proroga senza nessuna chiarezza su quanto si dovrà fare dei rifiuti della Capitale, il quadro è fosco e drammatico -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio- A Roma la maggior della spazzatura continua a finire in discarica e la scelta della nuova discarica non si inserisce in nessun contesto pianificatorio coerente: quali sono gli obiettivi di riduzione, riuso e raccolta differenziata nella Capitale? Come pensa l’amministrazione di recuperare il tempo perso per raggiungere entro la fine del 2011 la percentuale minima del 60% di differenziata, fissata dal D.lgs. 152/2006? Quando sarà data la possibilità al Consiglio comunale di valutare e approvare il contratto di servizio con l’Ama, che fissa obiettivi, tempi e modalità per spendere i 630 milioni di Euro che i cittadini versano con la tariffa? Perché non si estende il modello porta a porta che funziona bene e si inventano bizzarri sistemi misti che rendono incomprensibile la raccolta? Queste sono le domande ineludibili per capire almeno di cosa si stia parlando, non servono grandi impianti né grandi nuovi inceneritori, ma progetti e interventi quartiere per quartiere, coinvolgendo i cittadini”.

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