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Stadio della Roma, oggi in aula Giulio Cesare si vota sull’interesse pubblico dello stadio a Tor di Valle

Stadio della Roma, oggi in aula Giulio Cesare si vota sull’interesse pubblico dello stadio a Tor di Valle.
Legambiente “Sia fermata l’enorme speculazione edilizia”

In aula anche la trasformazione di un cinema in via del Corso in ennesimo centro commerciale “La trasformazione urbana della capitale sta andando nella direzione più sbagliata”

Potrebbe arrivare oggi in aula Giulio Cesera il voto definitivo di Roma Capitale sull’interesse pubblico dello Stadio di Tor di Valle e di quanto ne conseguirebbe, i 900.000 metri cubi complessivi che poco riguarderebbero lo stadio e che metterebbero definitivamente fuori gioco le centralità previste in aree pubbliche come il mini SDO di Pietralata.

“Un diluvio di cemento che oggi può essere dichiarato di interesse pubblico e che riguarda un nuovo stadio, ma soprattutto centinaia di migliaia di metri cubi di nuove costruzioni destinati a centro direzionale – dichiara Roberto Scacchi Presidente Legambiente Lazio – l’aula fermi questa gigantesca speculazione edilizia. L’interesse pubblico deve riguardare la messa in sicurezza del territorio e non la sua ulteriore devastazione; deve indirizzare alla rigenerazione urbana dei quartieri devastati e non alla creazione di nuovi; deve riguardare il rilancio della qualità ed efficienza dei mezzi pubblici e non l’ulteriore appesantimento di linee come la Metro B e la Roma Lido che faticano ad uscire dalla preistoria trasportistica; deve riguardare la valorizzazione del Tevere come infrastruttura verde intorno alla quale far vivere un nuovo concetto di rapporto tra Roma e il suo fiume, anche con la creazione di un parco fluviale, e non una ulteriore devastazione del suo corso”.

Oggi il consiglio è chiamato a votare anche sul cambio di destinazione d’uso del cinema metropolitan – Via del Corso – in centro commerciale, in cambio del solito contributo straordinario destinato per fare altro, un edificio nella carta degli edifici di qualità, oltre ad essere nella città storica. “Non basta il piano casa? O siamo di fronte alle ennesime deroghe che fanno saltare il dimensionamento e le indicazioni del piano- continua Scacchi – non ha senso pedonalizzare il tridentino e poi aprire un nuovo centro commerciale, calamita di spostamenti; la direzione intrapresa dalla trasformazione urbana va esattamente all’opposto di quanto serve a Roma”.

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Piano casa nel Lazio: deroga fino al 2017. Legambiente “Altri due anni di cemento”

Piano casa nel Lazio: deroga fino al 2017. Legambiente “Altri due anni di rischio cemento, un Piano Casa di luci e ombre su cui vigileremo. Sia approvata la legge sulla rigenerazione urbana prima della scadenza della proroga e subito PTPR, verso una politica del territorio senza più deroghe”

Legambiente Lazio, pur apprezzando le significative modifiche effettuate al devastante testo della Giunta Polverini, vede negativamente la proroga effettuata sul Piano Casa esteso ora fino al 31 gennaio 2017.

“Vediamo luci e ombre sul piano casa approvato oggi dalla Regione – ha dichiarato Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – da una parte si rischia di prendere direzioni che vorremmo scongiurare, con la moltiplicazione del consumo di suolo e una proroga di due anni che porta la scadenza dal prossimo gennaio al 2017, dall’altra è buono il miglioramento complessivo rispetto al piano Polverini, la proroga delle norma di salvaguardia per i Parchi fino ad approvazione dei Piani d’Assetto e la norma sugli interventi di sostenibilità energetica.
Si approvi adesso la legge sulla rigenerazione urbana che sarebbe freno al consumo di suolo, va fatto velocemente prima dei due anni di proroga del piano casa e si approvi velocemente il nuovo Piano Territoriale Paesistico Regionale. C’è infatti bisogno di avviarci verso una regione delle regole e non più delle deroghe urbanistiche, con partecipazione dei cittadini a questi nuovi processi legislativi”.

Dalle analisi degli emendamenti proposti dalla Giunta gli attivisti di Legambiente non hanno trovato novità positive su alcuni punti che avevano individuato: la durata eccessiva del Piano Casa, la possibilità di applicarlo su immobili ricadenti in aree a rischio idro-geologico, la possibilità di permettere cambi di destinazione d’uso a residenziale a zone con attuale destinazione servizi e la possibilità di applicarlo su immobili ricadenti nella Città Storica individuata dal prg di Roma.

La vigenza del Piano Casa è stata ora fissata al 31 Gennaio 2017, se quindi erano previsti solo 6 mesi di proroga, si parla ora di ben due anni che, sommati ai precedenti 6, spalmano il piano su ben 8 anni. Legambiente Lazio aveva invece chiesto di non modificare la data di scadenza, ribadendo quella inizialmente prevista di Gennaio 2015.

Assolutamente positive per gli ambientalisti alcune modifiche oltre la proroga delle norma di salvaguardia e la norma sugli interventi di sostenibilità energetica. Le modifiche all’art. 2. che chiariscono in modalità inequivocabili che possono accedere al Piano Casa solo “gli edifici ultimati per il quali il titolo edilizio in sanatoria sia stato rilasciato o allegato alla presentazione del progetto” . Viene così “spazzato via” quel gigantesco “perdono edilizio” previsto dal testo precedente – si poteva accedere al Piano Casa in pratica solo con una autodichiarazione di un tecnico, con immaginabili conseguenze di abusivismo edilizio – e viene fatta carta straccia di alcuni emendamenti con i quali si sarebbe voluta, di fatto, la riapertura del condono in aree protette, in aree Sic e in Zps. L’altra modifica, non è solo di ordine lessicale, ma culturale. Infatti mentre il testo precedente stabiliva che il piano Casa non si applicava agli “edifici situati nelle zone…..”, il nuovo testo abroga la dizione “edifici”, e stabilisce che il Piano Casa non si applica nelle Zone degli Insediamenti Urbani Storici individuati dal PTPR, nelle aree a inedificabilità assoluta, nelle aree naturali protette, nel Demanio marittimo e nelle zone a rischio.

Non sono straordinarie però le modifiche all’art. 2, comma 2, lettera E. Si parla qui di rischio idrogeologico. Nel vecchio testo si stabilisce che il Piano Casa non si applica su zone a “rischio molto elevato individuate dai Piani di Bacino o dai Piani Stralcio fatta eccezione per i i territori ricadenti nei comprensori di bonifica in cui la sicurezza dal rischio idrogeologico è garantita da sistemi di idrovore”. La modifica attuale sostituisce le parole “nei comprensori di bonifica” con un decisamente inquietante “nelle aree a rischio idrogeologico”, e le parole “garantita da sistemi di idrovore”, con la sicurezza “attestata dall’Ente competente”. E così la Roma nata abusivamente al di sotto del livello del Tevere nel quadrante Sud/Ostia – Infernetto/Macchione, Saline Collettore Primario, Isola Sacra, Bagnoletto – previo parere dell’Ente competente, potrà accedere alle varie categorie di intervento previste dal Piano Casa quando invece l’area richiederebbe, almeno fino alla definitiva messa in sicurezza, un congelamento delle trasformazioni.

“I cambiamenti climatici ed i drammi dovuti alle precipitazioni devono insegnare, -conclude Scacchi – vigileremo assiduamente sulle richieste per fare in modo che non si peggiori la situazione già problematica che vede tutti a rischio ad ogni forte precipitazione”.

 

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