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Pesticidi nel Piatto 2012, Legambiente: nel Lazio in cinque anni dimezzati i controlli.

Pesticidi nel Piatto 2012, Legambiente: nel Lazio in cinque anni dimezzati i controlli. Nel 2012 su 575 campioni raddoppiano i campioni “regolari con un solo residuo”, aumentano tre volte i “regolari con più di un residuo”, solo 4 irregolari.

Nel Lazio in cinque anni sono dimezzati i controlli sui pesticidi di frutta e verdura, passando dai 1.175 del 2007 ai 575 del 2011 (-51%). Sul totale di 575 alimenti verificati, 402 (79,8%) sono regolari senza residui ma ben 108 (18,8%) sono risultati regolari con un residuo (di cui 54 di verdure, 43 di frutta e 11 di prodotti derivati) e 61 (10,6%) regolari con più di un residuo (di cui 26 di verdure, 31 di frutta e 4 di prodotti derivati). 4 campioni (0,7%) risultano irregolari (tra insalate, legumi, cereali e altre verdure). I dati forniti da ARPA Lazio, che riguardano la quantità di pesticidi esaminati nelle regione segnalano insomma un incremento generale della presenza di pesticidi nei campioni esaminati rispetto allo scorso anno, anche se non è stato possibile ottenere informazioni riguardanti la provenienza dei campioni esaminati.

Nel Lazio, in particolare, si è riscontrata un’irregolarità relativa al contenuto di Pirimifos metile nel mais per popcorn, una sostanza che viene usata come insetticida ed acaricida, altamente tossico per uccelli e pesci ed a dosi elevati o a basse dosi con altri organofosfati come il Chlorpirifos ed il Diazinone può causare sintomi tipici da intossicazione da organofosforici. Da segnalare altre irregolarità nei campioni di peperone e grano contententi Chlorpirifos, un organofosfato che per effetto cumulativo è altamente tossico per il sistema nervoso soprattutto nei bambini. Nella bietina si è registrata, invece, la presenza di Propizamide, un erbicida altamente tossico per gli organismi acquatici e cancerogeno per la salute umana.

“Nel Lazio crolla il numero di controlli per i pesticidi nella frutta, nella verdura e nei derivati, non è un bel segnale per la sicurezza dei consumatori. La Regione nei prossimi anni deve mettere in grado l’Arpa di tenere alta la guardia, piuttosto che continuare a tagliare su risorse e personale -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Quest’anno crescono i numeri dei campioni contenti residui, quelli con più di un residuo addirittura triplicano. Non si possono sottovalutare i pericoli dei pesticidi nell’agricoltura tradizionale, per riaffermare la necessità di puntare sul biologico, le produzioni sostenibili, le tante eccellenze alimentari di cui la nostra regione può e deve andare giustamente fiera.”

Confrontando i campioni del 2011 con quelli del 2010, si osserva un incremento di quasi il 140% dei campioni trovati “regolari con un solo residuo” (che sono passati dal 5,7 al 18,4 per cento) e del 278% dei “regolari con più residui” (passati dallo 0,6% all’8,9 per cento). Tre delle 4 irregolarità sono state trovate nella verdura, ma non nella frutta che risulta priva di irregolarità, al contrario dell’anno precedente. Valori molto elevati di singolo residuo o multi residuo di sostanze chimiche nella frutta sono stati registrati sia nei campioni “regolari con un residuo” (dal 14 al 43 per cento) che in quelli multi residuo (dal 7,7 al 31 per cento), i cui valori sono aumentati in maniera rilevante. Esaminando 100 prodotti, 53 in meno rispetto al 2011 -tra oli d’oliva, miele, vino, marmellate, pasta, pane e passate di pomodoro ed altri derivati- sì è registrata un’irregolarità in questi ultimi, intaccando l’andamento positivo dell’anno precedente. La percentuale dei campioni di prodotti derivati risultati come regolari completamente senza residui passa drammaticamente dal 95,4 all’84% contrariamente all’incremento di questi valori negli anni passati. Si osserva un preoccupante aumento del numero di campioni contenenti un solo residuo (dal 3,9 all’11 per cento) al quale corrisponde un incremento dei campioni regolari con più di un residuo (dallo 0,7 al 4 per cento).

La normativa vigente ha sicuramente portato ad un maggiore controllo delle sostanze attive impiegate nella produzione dei formulati e l’armonizzazione europea dei limiti massimi di residuo consentito (LMR) negli alimenti dal 2008. Nonostante la riduzione dei campioni presi in esame durante il 2012, l’attività di controllo riveste una grandissima importanza nel tutelare la salute dei consumatori, ma ancora manca una regolamentazione specifica rispetto al simultaneo impiego di più principi attivi nella produzione dei formulati, come pure sulla rintracciabilità di più residui in un singolo prodotto alimentare. La normativa non si è ancora espressa rispetto al cosiddetto multi residuo, ovvero al quantitativo di residui che si possono ritrovare negli alimenti, e la definizione stessa dei limiti di massimo residuo (LMR) si basa solo sui singoli residui.

“Cresce la presenza di prodotti multi residuo che, anche se a piccole dosi e sotto i limiti stabiliti dalla legge, possono avere un effetto cancerogeno su chi li consuma, oltre a causare danni ambientali dovuti alla contaminazione dell’acqua, dell’aria o del suolo – dichiara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Legambiente sostiene da sempre le pratiche agricole, a partire da quelle biologiche, che non fanno ricorso alla chimica o che prevedono un minor consumo di fitofarmaci. Gli effetti della chimica in agricoltura non sono mai completamene controllabili né prevedibili, per questo serve uno sforzo maggiore nei controlli.”

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Nucleare: da Consiglio regionale voto importante contro scelta vecchia e pericolosa Governo

“Il voto contro il nucleare del Consiglio regionale del Lazio è importante, impegna la Regione con una posizione netta contro la scelta vecchia e assurda del Governo. D’altronde era già chiaro, e oggi è dimostrato, che nessun amministratore locale, di centrosinistra o di centrodestra che sia, può far digerire pericolose centrali nucleari ai cittadini sul territorio –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- Siamo arrivati al punto dolente, quando si arriva a dover scegliere dove collocare le pericolose e impattanti centrali nucleari è chiaro che nessuno le vuole. Tra la contaminazione radioattiva costante che determinano le centrali, il rischio di incidente e il problema delle scorie, il nucleare non ha risolto nessuno dei suoi problemi di sempre. Nel Lazio, da Montalto a Borgo Sabotino e fino al Garigliano, oggi si rafforza la battaglia delle popolazioni locali. Il nucleare non è la soluzione né alla lotta ai cambiamenti climatici né all’esaurimento dei combustibili fossili”.

“È quella delle rinnovabili, dell’efficienza e del risparmio energetico l’unica vera strada da praticare -ha proseguito Lorenzo Parlati- lo dimostra proprio la Regione Lazio che in soli tre anni di  lavoro ha autorizzato impianti rinnovabili per centinaia di megawatt. Faremmo bene ad utilizzare i soldi dei cittadini in questa direzione, fermando subito lo spreco di soldi pubblici per progettare centrali che non saranno mai realizzate. Oggi salta l’idea balzana del Governo che avrebbe voluto realizzare il nucleare per Decreto, scavalcando le comunità e le istituzioni locali e si mette la
parola fine all’avventura nucleare”.

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Allarmante inquinamento falde a Malagrotta

I RISULTATI DEL MONITORAGGIO SVOLTO DA ARPALAZIO: PEGGIORA LA CONTAMINAZIONE DELLE ACQUE SOTTERRANEE LIVELLI DI FERRO, MANGANESE, NICHEL  FUORILEGGE METTERE SUBITO IN SICUREZZA LA MEGA DISCARICA 

“È allarmante il quadro che emerge dalla relazione di Arpa Lazio con i risultati del monitoraggio delle acque sotterranee della discarica di Malagrotta svolto nel periodo febbraio-maggio 2010: i nuovi campionamenti, infatti, evidenziano un peggioramento del già preoccupante stato di contaminazione del sito, sia per quel che riguarda i composti inorganici che per alcuni composti organici -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, commentando i dati pubblicati nella cronaca di Roma del Corriere della Sera online-. Siamo in piena emergenza inquinamento, va verificato se sia compatibile continuare a gettare rifiuti in quell’area e vanno attuate immediatamente le necessarie misure di messa in sicurezza che la stessa Arpa sollecita, per interrompere subito la diffusione della contaminazione delle falde idriche e procedere alla bonifica per disinnescare quella che viene descritta come una bomba ambientale alle porte di Roma”.
I risultati dei livelli di contaminazione delle acque sotterranee rilevati in 22 dei 39 piezometri installati sia all’interno che al di fuori del bacino di drenaggio sono inquietanti. Spiccano, in  particolare, gli “sforamenti” dei valori-limite previsti dalla legge per: ferro (con un record di 15.290 microgrammi/litro e altri quattro valori risultati sopra i 10.000 contro un limite di 200), manganese (con valori sino a 4.650 microgrammi/litro contro i 50 consentiti) e nichel (fino a 820 microgrammi/litro contro il limite di 20). Forte anche la presenza di arsenico e benzene: in alcuni prelievi l’arsenico ha fatto registrare valori quasi 200 volte superiori al limite (2.050 microgrammi/litro contro i 10 consentiti) e il benzene un picco di 12 volte superiore al valore di legge che è fissato a 1 microgrammo/litro.

Arpa Lazio segnala anche che “nella maggior parte dei piezometri” è stato rilevata la presenza anche della sostanza N-butylbenzensolfonamide, non inserita nella tabella dei composti da tenere sotto controllo ma che risulta comunque tossica.

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