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Con bando housing nel Municipio 12, ben 137 ettari di campagna romana cementificati con 1,2milioni di metri cubi

Agro romano, Legambiente: con bando housing nel Municipio 12, ben 137 ettari di campagna romana cementificati con 1,2milioni di metri cubi.C’è pure un’area di 20 ettari a ridosso del Santuario del Divino Amore.

Continua anche in agosto la campagna salva agro di Legambiente Lazio

1,2 milioni di metri cubi, tra Spinaceto, la Tenuta della Cecchignola, Colle della Strega, persino affianco al Santuario del Divino Amore, in dodici aree interessate. Un’enormità di nuove cubature seppellirebbe anche il Municipio XII, eppure è solo il 5,4% del totale di ciò che potrebbe comportare il bando per l’housing sociale del Sindaco Alemanno, se si concludesse l’iter approvativo previsto.

Di fianco alla Zona O di Selcetta-Trigoria i 7.000 residenti attuali diventerebbero oltre 10 mila, con tre interventi da 8,9 ettari, più 5,5 e 2,9 ettari. Un bell’appesantimento per una zona ex abusiva, al quale si aggiunge anche lo sconfinamento nel Parco Regionale di Decima Malafede di una delle proposte. A Tor Pagnotta, verrebbero resi edificabili altri 35 ettari in area agricola, aggiungendo
344 mila metri cubi di cemento in una zona calda dell’urbanistica romana. Nella parte terminale della Tenuta della Cecchignola, appena sopra il GRA, si formerebbe un unico “impasto edilizio” con l’Ambito a Trasformazione Ordinaria Cecchignola, con un aggiunta di altri 249.986 metri cubi. Persino un’area agricola di 20 ettari, a ridosso del Santuario del Divino Amore, vede
previsioni edificatorie pari a oltre 197 mila nuovi metri cubi di cemento, per 568 alloggi e 1.644 nuovi residenti.

“Beato Goethe che viaggiava nelle bellezze della campagna romana, con la nostra iniziativa salva agro romano non facciamo altro che verificare un possibile scempio dopo l’altro, con nuovi metri cubi di cemento che col bando per l’housing sociale di Alemanno arriverebbero ovunque -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. E’ scandaloso anche solo dover parlare di questi possibili scempi, la Giunta non può approvare questa schifezza, tanto più in un periodo di crisi come questa, quando le risposte che servono all’emergenza abitativa devono essere vere e rapide, sul fronte soprattutto degli affitti agevolati con la famosa Agenzia che il Comune non ha mai fatto ad esempio, visto che le famiglie disagiate di certo non possono accedere a mutui. Oltre al danno per l’agro che è un valore per tutti, ci sarebbe pure la beffa di fare qualche nuovo regalo alla rendita fondiaria, senza ottenere nessun risultato utile.”

Tra le proposte, si aggiungerebbero anche due nuovi ambiti di riserva a Colle della Strega in espansione su 19 ettari agricoli, per 186.416 metri cubi. Un’area sbeffeggiata più volte nel corso del tempo, dove sono già previste le trasformazioni urbanistiche negli ATO Cecchignola Ovest – 347.068 metri cubi– e Colle delle Gensole –226.780 metri cubi-, che Legambiente osservò in fase di discussione del nuovo piano regolatore, e anche il Programma di Riqualificazione Urbana Laurentino (ex Art. 11) da 88.000 metri cubi. Ridicolo balletto anche sulla strada, che distruggerebbe quel che resta del Fosso della Cecchignola, già provato dai lavori per la realizzazione delle fogne: prevista nel Prg del 1965 come autostrada urbana per il trasporto privato, cancellato nel Prg del 2007 senza però eliminare le cubature, ripristinato e poi ridimensionato dal Sindaco Alemanno, ancora una volta senza cancellare cubature. Area di ampliamento del Parco Regionale dell’Appia Antica secondo una delibera della Giunta Regionale, ma anche “interventi compatibili con le esigenze di tutela paesaggistica”, secondo il Piano Territoriale Paesistico Regionale adottato dalla stessa Giunta Regionale.

Ma non finisce qui per il Municipio 12. Dulcis in fundo, un’altra area agricola di oltre 16 ettari vedrebbe altri 155 mila metri cubi piazzati al di sotto dell’ATO di Colle delle Gensole, mentre una seconda proposta tocca Spinaceto, in espansione su aree agricole dell’ATO Spinaceto2, nel “bel quartiere” da girare in vespa secondo il noto film di Nanni Moretti.

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Metro A Battistini – Torrevecchia: basta scambio finanziamernti per prolungamenti con cemento e nuove cubature.

Metro A Battistini – Torrevecchia: basta scambio finanziamenti per prolungamenti con cemento e nuove cubature.

Legambiente domani prenderà parte ad assemblea partecipativa.

“Il prolungamento della Metro A da Battistini a Torrevecchia sarebbe un’ottima notizia, se dietro non si nascondesse il serio concreto rischio di uno scambio con nuovo cemento e cubature -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- Il progetto per il prolungamento di circa 2 chilometri costerebbe poco più di 376 milioni di Euro e non essendoci fonti dirette di finanziamento riteniamo che il Campidoglio miri a trovare i soldi in cambio di cemento e nuove cubature, magari nelle aree dello sciagurato bando dell’agro. Basta con questo scambio pernicioso tra ferro e cemento, parteciperemo all’assemblea per spiegare ai cittadini che il progetto così non va da nessuna parte.”

L’Assessorato alla Mobilità e Trasporti hanno convocato per domani, 6 giugno alle ore 17, come previsto dal Regolamento di partecipazione dei cittadini alla trasformazione urbana, un’assemblea partecipativa aperta ai cittadini presso il Teatro della Parrocchia Santa Maria della Presentazione in via di Torrevecchia 1104, per illustrare il progetto, sul quale poi osservazioni e/o contributi si potranno proporre fino al 16 giugno.

Nella presentazione, emergono già due aree di valorizzazione immobiliare nei nodi di scambio, certamente non sufficienti per quella enorme cifra, ma che già contano 208mila nuovi metri cubi di cemento. Basta pensare che applicando lo stesso criterio alla Metro C, della lunghezza di 25,5 km, per coprire i costi sarebbe stato necessario costruire una cittadina di 31mila residenti.

La scelta del cemento in cambio del ferro, invertendo il ragionevole paradigma previsto per alcune centralità nel piano regolatore vigente, vale non solo per la Metro A, ma anche per le metro B2 (Ponte Mammolo/Casal Monastero) e B1 (revisione del tracciato della tratta Conca d’Oro/Bufalotta), per realizzare le quali sempre Legambiente aveva stimato ben 2.576.422 nuovi
metri cubi di cemento. Per il prolungamento della Metro B1 servono tra i 580 e i 650 milioni di euro per 3,85 km e tre stazioni, da Conca d’Oro a Bufalotta e i soldi non ci sono. Stesso discorso
per la Metro B2, da Rebibbia a Casal Monastero per 3,8 chilometri e 2 stazioni: dei 447,6 milioni di euro a base d’asta, solo 100 milioni sono disponibili dall’Amministrazione Comunale, il resto è a
carico della valorizzazione immobiliare (aree Torraccia e Casal Monastero e/o altre aree di proprietà Comunale). Stessi scenari si verrebbero a creare se, come ormai quasi certo, mancassero i
soldi per la Metro C, per la tratta dal Colosseo alla Farnesina.

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Nuovo “Piano Casa”, Legambiente: è edilizia creativa va ritirato. Presidio di Legambiente Lazio di fronte a Consiglio regionale.

“Il nuovo piano casa è il trionfo dell’edilizia creativa, sventra parchi e aree vincolate, aree agricole, inventa centri sportivi e piscine, allarga cave e prevede impianti sciistici. Non c’entra nulla con il diritto all’abitare, va ritirato e basta” -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. Per protestare stamattina Legambiente Lazio ha tenuto un presidio di fronte alla sede del Consiglio regionale, con uno striscione “No al cemento”. Con una casa in cartone davanti all’ingresso della Pisana con un cartello “Condonate pure questa!” Legambiente ha voluto ribadire la contrarietà alle norma per la definizione delle domande di condono che nascondono una nuova sanatoria per vecchi abusi edilizi ed eliminare dall’ambito di applicazione del piano gli edifici condonati.

Nessun rispetto per le aree agricole, assalto ai parchi, strambe e pericolose attestazioni per il condono edilizio, centri storici ed edifici vincolati a rischio ma anche danni per le piccole imprese. C’è di tutto un po’ nella proposta di piano casa dell’Assessore Ciocchetti, con una sola parola d’ordine: niente regole per  costruire e premi per tutti.“Basta con lo sfascio del territorio, nel Lazio bisogna rispondere alle vere domande dei cittadini, al fabbisogno di casa e al diritto all’abitare, alla riqualificazione delle periferie e alla cura dei quartieri nati male, alla necessità di spazi per le piccole imprese, riscoprendo l’interesse pubblico
dell’urbanistica, non distribuendo a pioggia inutili cubature” -dichiara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio.

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Legambiente su tre anni Alemanno: Roma non cambia anzi peggiora la qualità della vita dei cittadini

“Roma non cambia anzi peggiora la qualità della vita dei cittadini su tanti fronti, dal traffico ai rifiuti, a causa delle politiche del Sindaco Alemanno e nonostante il Comune chieda sempre più soldi ai romani – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Il Sindaco tra un annuncio e l’altro, che puntualmente poi o non si realizza o viene rimesso in discussione, trova anche il tempo per regalare le uova di Pasqua, ma in tre anni non è riuscito ad occuparsi delle cose concrete di tutti i giorni che riguardano la qualità della vita dei cittadini, preso da diverse iniziativa di facciata e nel dare troppo ascolto ai desiderata dei potenti della Capitale. E’ stato così sulla fallimentare ipotesi del gran premio ed è ancora peggio sulle tante cubature che stanno disegnando una nuova colata di cemento in città. Mentre la Magistratura continua ad aprire giuste indagini dopo eclatanti scandali sulle ex municipalizzate come sui condoni o sui mondiali di nuoto, il Campidoglio oggi ha il coraggio di annunciare pilastri e obiettivi futuribili, quando la vera sfida, sulla quale Alemanno ha vinto le elezioni con lo slogan Roma cambia, si gioca sul miglioramento della qualità della vita dei cittadini, sul traffico, sul decoro e la manutenzione, sulla gestione dei rifiuti, sulle periferie e le questioni ambientali, sulla solidarietà e il volontariato, ma il Sindaco sembra proprio non accorgersene”.

E’ preoccupato il commento di Legambiente Lazio in relazione al bilancio e agli obiettivi forniti dal Sindaco Alemanno nel corso della conferenza stampa per i tre anni di mandato. “Che sia per i nuovi stadi, per Torbellamonaca o per Fiumicino 2 il cemento è l’unica chiave per lo sviluppo di Roma che vede il Sindaco di Roma – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – Magari con un po’ di verde qua e là o con falsi obiettivi di riqualificazione per confondere le idee. Lo stessa sarà per le ex caserme utilizzate per far cassa e non per portare qualità nei quartieri, o per il polo di ricerca sanitario che maschera nuove cubature a San Paolo, persino le nuove metropolitane si dovranno fare con i soldi degli appartamenti costruiti attorno. Il trasporto pubblico peggiora le sue performance e presto aumenterà il biglietto, la gestione dei rifiuti, la differenziata e il decoro non vedono passi avanti e un nuovo aumento della tariffa è già stato annunciato, per i nomadi e i migranti ci sono solo inumani sgomberi e invettive senza nessuna alternativa per le famiglie, le aree protette giacciono abbandonate mentre è scomparsa qualsiasi politica per contrastare l’abusivismo edilizio e per le rinnovabili non si fa nulla. Sulla mobilità, l’ultima boutade di Alemanno è sulle preferenziali aperte alle moto provando a strumentalizzare un personaggio famoso, dove basta vedere le corsie scelte per capire quanto sia una presa in giro la sperimentazione, mentre invece si eliminano le protezioni a Via dell’Amba Aradam. Anche per la candidatura alle Olimpiadi 2020 si sta perdendo l’occasione di un progetto di alto profilo e condiviso dalla città. Insomma, dopo tre anni piuttosto che nuovi obiettivi pilastri e annunci, servirebbero risposte concrete ai problemi delle persone per migliorare la qualità della vita in città”.

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Legambiente su consumo di suolo: 5.200 ettari mangiati tra Roma e Fiumicino tra il 1993 e il 2008. Peggiora qualità della vita, serve forte ripensamento scelte urbanistiche piuttosto che nuove assurde proposte di edificazione o beceri piani casa.

Sono ben 5.200 gli ettari agricoli e naturali trasformati a usi urbani tra Roma e Fiumicino nei 15 anni tra il 1993 e il 2008, 4.800 ettari nella Capitale con un incremento del 12% e 400 ettari a Fiumicino con un incremento del 10%. E’ questo il dato emblematico che evidenzia uno studio originale e inedito presentato nell’Ambito del rapporto annuale Ambiente Italia di Legambiente, questa mattina presso la Provincia di Roma. Eppure paradossalmente nel 2009 Roma è stata in testa alla classifica delle città con il maggior numero di case vuote con 245.142 abitazioni inutilizzate ed ha anche avuto il maggior numero di sfratti eseguiti, ben 8.729.

“In quindici anni tra Roma e Fiumicino il suolo ad uso urbano si è mangiato una superficie verde pari a quella dell’intero comune di Bolzano, una media di 150 metri quadrati di suoli trasformati per ogni nuovo abitante, numeri incredibili che hanno contribuito a peggiorare la qualità della vita in città e richiedono un forte ripensamento delle scelte urbanistiche piuttosto che nuove assurde proposte di edificazione o beceri piani casa” – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. “In questo decennio, nonostante il lavoro svolto nella fase di approvazione del piano regolatore e le molte criticità sempre sottolineate da Legambiente e da molti comitati, sono nati grandi quartieri, sfavillanti centri commerciali e grandi strade che hanno  consumato aree preziose della città, senza rispondere alla domanda di casa per le fasce deboli e senza in sostanza invertire la tendenza al centralismo piuttosto che al policentrismo della Capitale, anzi spesso deportando i residenti in quartieri spesso privi di qualsiasi disegno identitario, con bassa qualità dell’edificato e senza adeguati mezzi di trasporto su ferro”.

La trasformazione ha, infatti, interessato in particolare suoli agricoli ma anche importanti porzioni di aree naturali: sono scomparsi 4.384 ettari di aree agricole, il 13% del totale, e 416 di bosco e vegetazione riparia. Una situazione che non sembra vada verso il miglioramento: considerando infatti solo la Capitale e le già esagerate cubature previste nel PRG approvato dal Consiglio Comunale nel 2008 per le sole previsioni da programmare, sono ben 2.058 gli ettari che saranno consumati nei prossimi anni. Prendendo, poi, in esame idee, proposte e delibere dei grandi progetti dei primi mille giorni del Sindaco Alemanno, si verifica facilmente che se fossero portati in attuazione, aggiungerebbero altri 1.462 ettari di nuova superficie cementificata (per 17 milioni di nuovi metri cubi), una nuova città come Salerno.

“Per fermare lo scempio del territorio, le istituzioni debbono avere il coraggio di attaccare la rendita fondiaria, fermando speculazioni inutili e slegate dagli interessi della città, per tutelare in modo fermo le aree agricole, puntare sulla manutenzione e riqualificazione urbana, riducendo traffico e smog e costruire un’area metropolitana meno energivora, a basse emissioni e più bella e vivibile” – continua Parlati – “Bisogna anche smettere di utilizzare la crisi economica come un grimaldello per fare di tutto, la scusa degli oneri urbanistici per ripianare la fiscalità dei Comuni non regge, né si possono considerare sempre e comunque positivi gli investimenti privati pur di fare qualche cosa. Non ci si può ricordare dell’edilizia sociale solo per giustificare il fabbisogno di nuove aree agricole, come ha fatto Alemanno con la sua prima operazione urbanistica da 2.089.050 metri cubi, oppure invertendo l’ordine delle priorità pensare di raddoppiare le centralità ancora da pianificare per fornirle del trasporto su ferro, o ancora triplicare le cubature dell’insediamento pubblico di Tor Bella Monaca per consentirne la demolizione e ricostruzione, o magari usare la passione dei tifosi per realizzare 4 milioni di metri cubi di speculazione con i nuovi stadi di proprietà dell’AS Roma e della SS Lazio, o svendere le caserme dismesse per ripianare il deficit capitolino, o usare la scusa del potenziamento aeroportuale per cementificare 1300 ettari a Fiumicino o quella della portualità per occupare l’area a rischio idrgeologico molto elevato della foce del Tevere. Non si può ridurre l’urbanistica a soldi che si muovono, a quattro spicci di oneri concessori, a qualche grande nome per lasciare un segno. Serve piuttosto un serio ripensamento, un cambiamento del PRG vigente per realizzare una città sostenibile, consapevole che il territorio è risorsa limitata, e che la città aspetta risposte e una migliore qualità della vita”.

Legambiente critica con decisione molti altri interventi definiti in questi mesi, tra i quali il raddoppio degli indici edificatori del Piano Particolareggiato Casilino nel VI Municipio, alla proposta di project financing dei prolungamenti delle Metropolitane B2 e B1, le cubature al Torrino Nord per sostenere il progetto Roma Formula Futuro all’Eur (speriamo cancellato, come il gran premio), i nuovi metri cubi legati alla destinazione d’uso dell’area dell’Ex Velodromo e l’incremento degli indici edificatori nelle ex aree abusive perimetrate nei Toponimi. Scelte da ripensare visti i numeri del consumo di suolo nell’area metropolitana.

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Stralciare dal nuovo Piano Casa della Regione i brutti articoli su parchi, aree agricole e capannoni

ELIMINARE “FALLE” CHE APRONO A INACCETTABILE CEMENTIFICAZIONE

LE RICHIESTE DI LEGAMBIENTE NELL’AUDIZIONE DI OGGI IN COMMISSIONE URBANISTICA ALLA REGIONE LAZIO

Dalla proposta di nuovo Piano Casa approvata dalla Giunta regionale vanno assolutamente eliminate tutte le pericolose e inaccettabili “falle” che sono state aggiunte e che aprono di fatto la strada all’assalto del cemento nei parchi e nelle aree agricole, favorendo inoltre con i cambi di destinazione a residenziale un nefasto processo di deindustrializzazione a scapito dei capannoni delle piccole e medie imprese. Occorre poi stralciare anche gli articoli che mettono a rischio i centri storici e gli edifici vincolati, rivedendo infine le strambe ‘maglie larghe’ che sono state  previste per la gestione amministrativa dei condoni edilizi. È quanto ha chiesto Legambiente Lazio durante l’audizione di questa mattina in Commissione Urbanistica alla Pisana.

“Nel Lazio il diritto all’abitare, la riqualificazione delle periferie, la necessità di spazi per le piccole imprese sono temi importanti che vanno affrontati mettendo mano in modo serio e organico alla
legge urbanistica regionale e non sostituendola di fatto con ‘normette’ che avrebbero dovuto essere a tempo con la scusa di sostenere l’edilizia in un momento di crisi, ma che invece si allargano mano a mano, vista la scadenza per la presentazione delle domande di questa proposta di Piano Casa fissata addirittura al dicembre 2013 -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- Al Lazio non serve la svendita di migliaia di ettari di aree protette e agricole quanto la loro tutela, non serve il raddoppio delle cubature delle palazzine quanto la riqualificazione dei tessuti urbani degradati, non servono altri regali agli abusivi quanto la salvaguardia di chi opera correttamente. Se gli accordi di programma, che l’assessore Ciocchetti conosce bene, hanno fatto molti danni il guazzabuglio di questo Piano Casa rischia di farne molti altri. Basta con la deregulation e lo sfascio del territorio e del paesaggio, bisogna rispondere alle vere domande dei cittadini, riscoprendo l’interesse pubblico dell’urbanistica, non distribuendo a pioggia inutili cubature”.

Legambiente Lazio -che di recente ha presentato un dettagliato Dossier con cartografia allegata, disponibile sul sito www.legambientelazio.it- contesta in particolare gli articoli che estendono la platea di interventi edificatori del Piano Casa alle aree agricole e a quelle naturali protette prefigurando un vero e proprio “colpo di grazia” per i parchi del Lazio. Grave anche il “tana libera tutti” generalizzato che scatterebbe in riferimento alle concessioni edilizie in sanatoria, con l’alibi del silenzio-assenso e in mancanza di un doveroso e preventivo approfondimento sullo “stato dell’arte” dei condoni.

Legambiente sottolinea altri aspetti del nuovo Piano Casa che denotano come esso sia stato ideato con un gravissimo difetto di base, ovvero quello di ridurre l’urbanistica a materia puramente edilizia. Basta pensare alle previsioni sulla Città storica dove, in riferimento a Roma, la tutela dei tessuti e degli edifici viene incredibilmente limitata al solo perimetro urbano interno alle Mura Aureliane. O, ancora, basta citare lo sblocco alle sopraelevazioni degli edifici, che non erano permesse dal precedente testo, con innalzamenti che avrebbero sicuramente ripercussioni sulla skyline della città.

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