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Demolizione Via dei Fori: “Prima concludere la pedonalizzazione della strada e liberare il Colosseo dalle auto”

L’annuncio da parte dell’assessore alla trasformazione urbanistica di Roma Capitale Giovanni Caudo, dell’inizio del percorso per giungere allo smantellamento di Via dei Fori Imperiali nel tratto compreso tra Via Cavour e Piazza Venezia, per ricongiungere l’area archeologica centrale, non sorprende Legambiente che vede prospetticamente di grande utilità cominciare a parlarne ma, per l’associazione ambientalista ora sia conclusa la pedonalizzazione per poi parlare seriamente, e in tempi seri, di progetti del genere.
Prima di tutto sia liberato il Colosseo e il centro di Roma dalle auto. Va conclusa la pedonalizzazione di Via dei Fori e realizzate velocemente quelle di Piazza del Colosseo e Via di San Gregorio – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio -, mettendo in tal modo la prima pietra per la creazione e valorizzazione completa del più grande parco archeologico del mondo. Dai Fori Romani all’Appia Antica, passando per il Colosseo e il Circo Massimo, liberare il centro di Roma dalle auto, significherebbe restituire ai romani e al mondo intero l’immensa bellezza della città. Cominciare a parlare di smantellamento della strada in futuro può essere prospetticamente di grande utilità, ma per adesso sia conclusa la pedonalizzazione per poi discutere seriamente, e in tempi seri, di un progetto del genere”.
L’associazione ambientalista, dopo una battaglia trentennale e dopo aver raccolto oltre 6400 firme di cittadini romani, lo scorso 25 giugno, ha visto approvata in aula Giulio Cesare, la propria delibera di iniziativa popolare per liberare il Colosseo dal traffico pedonalizzando via dei Fori e le altre strade intorno all’Anfiteatro Flavio.
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Ecomostro Ponza, Legambiente: “Il Consiglio di Stato ci ha dato ragione, ora subito abbattimento”

Ecomostro Ponza, Legambiente: “Il Consiglio di Stato ci ha dato ragione,ora subito abbattimento”

La sentenza pronunciata ieri dal Consiglio di Stato ha affermato con chiarezza che la struttura ricreativa costruita sulla spiaggia del Frontone sull’isola di Ponza è illegittima e va demolita, Legambiente aveva denunciato l’ecomostro da anni e ora chiede che venga definitivamente abbattuto.

“Uno dei più bei tratti di costa laziali tornerà finalmente alla piena e libera fruizione dei cittadini e questa è una gran bella vittoria – ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Dopo la nostra denuncia e il provvedimento del sindaco Vigorelli, ora che anche una delle massime autorità giudiziarie lo ha stabilito in maniera inappellabile, si deve procedere subito con l’abbattimento del terribile ecomostro ristabilendo la condizione di legalità su quella spiaggia.”

Legambiente da anni aveva denunciato la cosa e durante il passaggio di Goletta Verde nel 2009 aveva segnalato con forza questo ed altri casi di abusivismo sulle coste dell’isola di  Ponza, evidenziando l’illegittimità degli ecomostri ai danni di una delle spiagge più pregiate dell’intera regione. In quell’occasione Legambiente aveva chiesto l’abbattimento immediato per riconsegnare la fruizione di quell’eccezionale tratto di costa a residenti e turisti.

Lo Sporting Frontone, una struttura turistico-ricreativa costruita in maniera illegittima, è stata per anni il centro della movida isolana. Negli anni i diversi provvedimenti repressivi non hanno fermato i proprietari continuando impunemente ad esercitare l’attività. Inizialmente il Commissario Prefettizio con un’ordinanza aveva imposto la cessazione delle attività, poi anche il Sindaco Piero Virgorelli aveva non solo reiterato il provvedimento ma anche emanato sanzioni e denunce penali ordinandone la chiusura forzata, l’acquisizione al patrimonio comunale e la demolizione. Vano il ricorso al TAR del Lazio da parte dello Sporting Frontone ora ch e la sentenza del Consiglio di Stato
afferma la ‘piena ragione del provvedimento interdittivo assunto dall’amministrazione comunale’ ordinane l’esecuzione. Ora si dovrà quindi procedere all’acquisizione al pubblico patrimonio ai fini della demolizione immediata dell’opera da parte del comune e alla liberazione, almeno in parte, dal cemento illegale di una delle spiagge più pregiate dell’isola.

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