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Chiusura definitiva discarica Monti dell’Ortaccio vittoria dei cittadini

Sentenza TAR sulla revoca dell’AIA per la discarica di Monti dell’Ortaccio, Legambiente: “Vittoria dei cittadini! Sia questa la parola fine nella storia dell’ennesima discarica della Valle Galeria, venga rispettata la sentenza e la revoca dell’AIA voluta dalla Regione. Il Lazio esca definitivamente dalla dittatura delle discariche”

Il TAR del Lazio ha respinto l’impugnazione, da parte di Colari, della revoca dell’AIA per la discarica di Monti dell’Ortaccio voluta dalla Regione Lazio, con sentenza depositata il 29 dicembre. I giudici del TAR hanno ritenuto infatti che la revoca da parte della Regione, rientrasse nella propria “insindacabile discrezionalità tecnica” per le caratteristiche geologiche di permeabilità del territorio stesso. La discarica di Monti dell’Ortaccio era stata autorizzata dall’allora Commissario all’emergenza rifiuti romana, il prefetto Goffredo Sottile, il 27 dicembre del 2012, e l’autorizzazione era stata revocata tramite una determinazione della Regione Lazio (la n. G02364 del 28/02/2014) da un lato per l’assenza di adeguate garanzie finanziarie, dall’altro perchè il sito non era considerato adatto dal punto di vista idrogeologico.

“Vittoria per i cittadini e ora mai più discariche nel Lazio, tanto più a Monti dell’Ortaccio dopo la drammaticità degli eventi creati dalla vicina Malagrotta negli ultimi 40 anni – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio -, la sentenza del TAR sia la definitiva parola fine nella storia dell’ennesima discarica della Valle Galeria. L’opportuna e importante revoca dell’AIA da parte della Regione Lazio, e questa sentenza, siano ora rispettate. Nella Valle Galeria c’è oggi bisogno di uscire dai drammi legati al ciclo dei rifiuti del passato, ragionando con i cittadini sulle opere di riqualificazione, bonifica e promozione territoriale da mettere in campo. Intanto la nostra Regione deve andare velocemente verso la definizione del piano dei rifiuti che ci porti veramente verso riduzione, il riuso e il riciclo indispensabili. C’è poi bisogno di uscire definitivamente dalla dittatura delle discariche degli ultimi decenni e il Comune di Roma per primo deve arrivare alla realizzazione di un vero piano di diffusione capillare del porta a porta in ogni quartiere”.

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Sequestro area discarica Nocione, Legambiente: pericoloso intreccio tra inquinamento ambientale e salute pubblica.

Presenteremo alla Procura della Repubblica istanza di significazione di parte offesa.

Il Nucleo Mobile della Guardia di Finanza di Cassino ha sequestrato l’appezzamento di terreno in località Nocione a Cassino. L’area interessata venne già sequestrata nel lontano 1998 , a seguito di interramento di rifiuti sanitari contenenti ferro,manganese, cromo e fosforo. Nei giorni scorsi l’appezzamento è stato oggetto di raccolta di balle di fieno, ad opera di ignoti, presumibilmente destinato ad allevamenti per animali .

“Emerge ancora il pericoloso intreccio tra inquinamento ambientale e salute pubblica. Per questo è necessario fare subito chiarezza ed accertare le responsabilità e nei prossimi giorni presenteremo anche una istanza di significazione di parte offesa alla Procura della Repubblica di Cassino-dichiarano Valentina Romoli Vice Presidente Legambiente Lazio e Francesco Raffa Coordinatore Provinciale di Frosinone- In questo contesto il presidio e il monitoraggio del territorio si dimostrano le strade da percorrere a fianco alle forze dell’ordine e della magistratura in un territorio, come quello della provincia di Frosinone, che da nord a sud ha dimostrato la sua potenziale pericolosità per i continui ritrovamenti di sostanze tossiche e nocive rinvenute in siti incustoditi così come in siti industriali dismessi”.

“ Stiamo cercando da tempo di capure cosa ci sia veramente al di sotto del fi questi terreni, abbiamo oramai percepito il bisogno di dare finalmente una svolta a questi ritrovamenti.
Ci chiediamo come sia possibile non essere in grado di elaborare analisi serie ed effettive di terreni oramai riconosciuti inquinati, cone dimostrano i sequestri delle forza dell’ordine, che fino ad allora continueranno a restare simbolo di qualcosa che non ne vuol sapere di venire a galla.” ha dichiarato Stefano Mariano, Presidente Circolo Legambiente Cassino. Legambiente ricorda i dati del Rapporto Ecomafie nella Provincia di Frosinone. Nel ciclo dei rifiuti, nel corso dello scorso anno sono stati accertati 37 reati, denunciate 29 persone ed effettuati 14 sequestri.

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Legambiente ammessa come parte civile nel processo Cerroni

Legambiente è stata ammessa come parte civile nel processo che vede imputato tra gli altri Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico dei rifiuti. Insieme all’associazione ammessi anche il ministero dell’Ambiente, la Regione Lazio, Roma Capitale e altre associazioni e comitati.

Gli avvocati che seguiranno il processo per Legambiente saranno Mariadolores Furlanetto e Mario Cevolotto.

“Siamo soddisfatti che la nostra associazione sia stata ammessa come parte civile in un procedimento che deve essere l’occasione per chiudere definitivamente anni e anni di pessime scelte sulle politiche dei rifiuti nel Lazio – ha dichiarato Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio – C’è bisogno di chiarire infatti le responsabilità del passato e lanciare contemporaneamente, quei meccanismi virtuosi che porteranno ad una vera svolta sui rifiuti a Roma e in tutta la regione.”

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Aperto processo Cerroni: Legambiente chiede di essere ammessa come parte civile

Legambiente ha chiesto di potersi costituire parte civile nell’ambito del procedimento penale contro Cerroni e altre sei persone, accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico dei rifiuti. Richiesta presentata anche dal Ministero dell’Ambiente, dalla Regione Lazio, dal Comune di Roma e da alcune amministrazioni comunali e semplici cittadini.

“Grazie ad un lavoro lungo e certosino, sono davanti agli occhi di tutti fatti descritti minuziosamente che lasciano poco spazio a dubbi: carte falsificate, foto taroccate, atti dettati dal privato alle istituzioni -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Per questo la nostra associazione ha chiesto di essere ammessa come parte civile nel processo che ci auguriamo consegni rapidamente i responsabili alla giustizia e dia soddisfazione ai cittadini affianco ai quali abbiamo sempre lottato. Nella gestione dei rifiuti del Lazio c’è stato un cancro criminoso gravissimo che oggi sembra essere scoperto con chiarezza e che va subito debellato, dando una svolta definitiva alla gestione dei rifiuti a Roma e nel Lazio, puntando davvero su riciclaggio, riuso e riduzione.”

La prossima udienza, nella quale Legambiente sarà rappresentata dagli avvocati Maria Dolores Furlanetto e Mario Cevolotto, è fissata al 23 giugno.

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Impianto di compostaggio a Ferentino: esposto di Legambiente per la verifica dell’autorizzazione dei lavori

Legambiente ha inviato alle autorità un esposto per chiedere l’immediata verifica delle autorizzazioni per i lavori che sarebbero in corso nel sito di Ferentino dove una società ha chiesto di poter realizzare un impianto di compostaggio. Nonostante l’iter istruttorio per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del progetto sia ancora in itinere presso gli uffici della Regione Lazio, secondo diverse segnalazioni dei cittadini, la società promotrice avrebbe già iniziato gli interventi per le opere connesse alla realizzazione dell’impianto per il trattamento di 50mila tonnellate annue di Forsu (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano).

La richiesta di avvio dell’iter, per l’impianto che dovrebbe sorgere in via Morolense 40 nella zona ASI di Ferentino (Fr), è stata presentata lo scorso 19 dicembre e si trova ancora nella fase di osservazioni preliminari da parte dell’Ente Regionale prima dell’eventuale rilascio della VIA. Per questo, Legambiente ha chiesto al Comune e ai Vigili Urbani di Ferentino, ai Carabinieri e alla Procura di Frosinone di verificare quanto si stia realizzando, alla luce di qualsivoglia ipotesi di reato.

“Siamo del tutto favorevoli al compostaggio, ma gli impianti vanno localizzati e dimensionati bene, devono ovviamente seguire tutte le procedure per le autorizzazioni, deve essere garantito il confronto col territorio, tutte cose che sono mancate per questa proposta -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. La costruzione di questo impianto presenta molte zone d’ombra su cui le istituzioni dovranno far luce: il sito scelto si trova appena dentro un’area industriale ma a poca distanza da numerose abitazioni private, la dimensione dell’impianto è di taglia piuttosto grande, i lavori sembrerebbero essere iniziati ancor prima dell’approvazione del progetto.”

Legambiente è critica: un grande impianto in un territorio come la Valle del Sacco già vessato da un’enormità di questioni da risolvere deve essere progettato tenendo conto della necessità di ridurre le fonti di inquinamento in quella zona e di bonificare l’intera Valle. Il progetto, invece, non tiene conto della localizzazione prevista molto vicino alle abitazioni, dimensiona l’impianto per gestire 50mila tonnellate annue di residui organici e verdi senza definire il bacino degli utenti, prevede oltre tutto una percentuale non meglio identificata e precisata di fanghi ammessi da depurazione. Per questo Legambiente, con tutti i suoi circoli territoriali, terrà, come sempre, gli occhi aperti.

“Il nostro circolo ha aderito al documento elaborato dal comitato di cittadini che sta combattendo contro la realizzazione dell’impianto, contenente le osservazioni critiche indirizzate alla Regione Lazio e sta collaborando attivamente alla raccolta delle sottoscrizioni della popolazione -afferma Vittoria Cova, presidente del Circolo Legambiente di Ferentino-. Ciò che crea più apprensione nei cittadini è il fatto che già da parecchio tempo siano cominciati i lavori all’interno del capannone senza che vi siano state autorizzazioni ufficiali da parte delle competenti autorità. Il nostro territorio ha sempre più la necessità di essere bonificato e non deve essere gravato di ulteriori fattori di inquinamento: siamo risusciti ad evitare la costruzione dell’aeroporto di Ferentino- Frosinone e così riusciremo ad impedire la costruzione di questo impianto.”

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Processo veleni Borgo Montello, Legambiente: “Preoccupa rinvio, ora andare avanti con determinazione e tempi certi per far luce sulla verità”

“Preoccupa l’ulteriore rinvio del processo per i veleni di Borgo Montello nel quale Legambiente è costituita parte civile, serve fare chiarezza e chiudere finalmente questa fase del giudizio che si protrae ormai da un anno –dichiara Valentina Romoli, vice presidente e responsabile ambiente e legalità di Legambiente Lazio-. Quello di oggi è comunque un passaggio utile, ma bisogna andare avanti con determinazione e in tempi rapidi e certi per far luce sulla verità, perché i reati contestati nella richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura parlano di fatti gravissimi con ripercussioni dirette sulla salute dei cittadini di Borgo Montello e su tutto il territorio. Pesante l’impatto ambientale determinato sulle falde acquifere, sul fiume Astura e di conseguenza sulla salute dei residenti e rispetto al valore economico delle loro proprietà agricole. Dagli studi effettuati per accertare la corretta impermeabilizzazione degli invasi, è emerso che almeno uno dei quattro, quello denominato s0, nonché il primo ad essere stato costituito, è collocato proprio sulla sponda del fiume Astura, i cui elevatissimi livelli di inquinamento sono fonte di gravi danni alla salute dei cittadini residenti ed al complesso di imprese agricole diffuse intorno alla discarica.”

Stamattina nell’udienza contro i veleni della discarica di Borgo Montello tenutasi presso il Tribunale di Latina, il gup dott. Marcelli ha negato al perito la proroga di ulteriori 6 mesi ed ha nominato due ausiliari del perito stesso, il dott. Martinelli ed il dott. Massaro, rinviando all’udienza del prossimo 26 maggio. I reati contestati sono quelli di “omesso controllo circa la sicurezza degli invasi S1, S2, S3 ed S0 e la mancata esecuzione di opere di impermeabilizzazione dei citati impianti benché le stesse carenze strutturali fossero note agli imputati attraverso plurimi atti e documenti comunicati”.

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