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Roma ferma al 44% di raccolta differenziata che nel 2017 sale di appena un punto e mezzo, e ferma al 33% anche l’estensione del Porta a Porta

L’anno passato più di 700.000 tonnellate di rifiuti sono stati bruciati nei termovalorizzatori di altri territori, il 41% del totale.

“L’emergenza rifiuti a Roma è ormai strutturale, il Campidoglio ha messo in campo troppo poco e la monnezza viene in gran parte bruciata”

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Presentazione dell’osservatorio Pendolari(a)Roma di Legambiente

TESTATINA-PENDOLARIAAROMA

540mila pendolari al giorno sui treni del Lazio, tariffe aumentate del 15% e servizi tagliati del 3,7%; a Roma appena 40 km di tram, 112 di preferenziali, e soli 53 km di Metro per 760mila persone. 

“A Roma e nel Lazio, dopo il buio degli ultimi anni, Regione Comune puntino tutto su treni regionali, metropolitane, tram, bici e preferenziali, per la nascita di una mobilità nuova, moderna e sostenibile”

Oggi a Roma Legambiente ha presentato l’osservatorio Pendolari(a)Roma per aprire un confronto di idee sui mezzi pubblici a Roma e nel Lazio che parta dai problemi dei cittadini e arrivi alle Giunte Marino e Zingaretti, perché aprano una fase di cambiamento reale, individuando scelte coraggiose, cancellando gestioni inadeguate, ascoltando finalmente la domanda di cambiamento che viene dai pendolari.

“Apriamo questo osservatorio perché siamo convinti che a Roma e nel Lazio, vi sia bisogno di far sentire forte la voce di chi ogni giorno si muove nel traffico, impiegando ore per giungere ai luoghi di lavoro in condizioni spesso inaccettabili.” – hanno dichiarato Roberto Scacchi presidente Legambiente Lazio e Edoardo Zanchini vicepresidente nazionale di Legambiente – E’ il momento di cambiare la mobilità a Roma. Vogliamo combattere la rassegnazione di chi pensa che non vi sia niente da fare, tra le difficoltà delle casse pubbliche e delle aziende, i tempi biblici dei cantieri. Ma vogliamo anche combattere quella che oggi viene chiamata sindrome dell’ ”annuncite”, per cui ogni giorno vengono presentati meravigliosi progetti di tram e collegamenti, salvo poi scomparire una settimana dopo e non vedere alcun cambiamento.

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Carbone, a regime 10,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica da centrale TorreValdaliga Nord a Civitavecchia

REGIONE, PROVINCE E COMUNI DIANO SPAZIO A RINNOVABILI, EFFICIENZA, RISPARMIO ENERGIA ASCOLTANDO APPELLO PER GIUSTIZIA CLIMATICA DA CANCUN

10,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica. È questo l’immenso quantitativo di CO2 che a regime sarà prodotto dalla centrale a carbone di TorreValdaliga Nord a Civitavecchia, per 1.980 MegaWatt di potenza e 6.500 ore di lavoro annue. Numeri che spiegano l’assurdità del itorno al carbone che Legambiente torna a denunciare, con un nuovo dossier, mentre a Cancun si sta chiudendo il vertice ONU sui cambiamenti climatici.

A Civitavecchia, nonostante referendum, manifestazioni e iniziative di cittadini e di molte istituzioni, non c’è stato niente da fare e si è conclusa nel 2009 la trasformazione a carbone della centrale di Torrevaldaliga Nord, con mille problemi che rimangono aperti. L’impianto a pieno regime sarà il secondo, dopo la centrale Enel di Brindisi Sud (13 Mt), in Italia per emissioni di gas serra, aggravando ulteriormente la situazione già critica di uno dei più grandi poli di produzione termoelettrica d’Europa. Nel 2009 le 12 centrali a carbone attive in Italia, a fronte di una produzione di solo il 13% di elettricità, hanno emesso il 30% dell’anidride carbonica prodotta complessivamente dal settore termoelettrico, circa 36 milioni di tonnellate (Mt) di CO2 sul totale di circa 122, risultando il settore industriale peggiore rispetto agli obblighi di riduzione previsti da Kyoto. E non mancano proposte di ‘ritorno al passato’ come le ultime due che vedrebbero una centrale tutta nuova a Saline Joniche in provincia di Reggio Calabria e la riconversione della centrale di Rossano Calabro per i gruppi alimentati a olio combustibile, affiancate al nuovo gruppo autorizzato di Fiume Santo in Sardegna e ai progetti su Porto Tolle (Ro) sul delta del Po e Vado Ligure (Sv) sui quali manca solo la firma del decreto autorizzativo da parte del Ministro dello Sviluppo economico
“La rivoluzione energetica è in atto grazie alle rinnovabili, chi ci vuole propinare carbone e nucleare parla di combustibili del passato piuttosto che del futuro -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- A Civitavecchia si è voluto il carbone cocciutamente e contro la volontà dei cittadini e di molte istituzioni ma nonostante ciò continua anche il ritardo nell’attuazione delle prescrizioni a tutela dei cittadini e dell’ambiente. E’ ora di dare il via al futuro energetico nel Lazio puntando sull’innovazione e sulla competitività, ascoltando le imprese che lavorano sulle rinnovabili e utilizzando le competenze dei lavoratori del settore, ristrutturando ad alta efficienza energetica il nostro vecchio patrimonio edilizio. Dalla Regione Lazio, piuttosto che rimpalli col Governo sul nucleare, ci aspettiamo proposte serie per l’approvazione del nuovo piano energetico regionale, coinvolgendo Province e Comuni per dare spazio a rinnovabili, efficienza e risparmio energetico”.

Legambiente ricorda come ci siano voluti cinque anni per ottenere la comunicazione dei dati di qualità dell’aria dell’Osservatorio Ambientale costituito a seguito di una prescrizione legata alla realizzazione della centrale di Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia, ma rimangono sconosciuti i valori del sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni. È ferma la realizzazione dell’area boscata “Parco dei Serbatoi” di circa 40 ettari e anzi addirittura il Comune di Civitavecchia ha chiesto di soprassedere dalla realizzazione dell’opera di mitigazione ambientale, in cambio di altri interventi. Il biomonitoraggio ambientale è datato e condotto con metodologie ormai superate e il discutibile trapianto di posidonia oceanica presenta diverse aree distrutte e la prateria in pessimo stato. L’impianto è appena avviato e già si parla di modifiche alle autorizzazioni per bruciare anche Cdr, ma la centrale ha anche diversi problemi con il rumore: accade che di notte rombi e sibili sveglino i cittadini, tanto che anche in questo caso la Procura ha aperto un’inchiesta dalla quale emergerebbe che il problema sarebbe nel desolforatore. Nel frattempo dalla relazione semestrale sulle attività della Direzione Investigativa Antimafia circa le infiltrazioni mafiose a Roma e nel Lazio, come risulta dalle anticipazioni sulla stampa romana dei giorni scorsi, emerge un quadro estremamente allarmante, anche per gli interessi «criminali per le imprese attive nei lavori della centrale di Torrevaldaliga Nord».

“A Civitavecchia vanno subito attuate le prescrizioni per tutelare i cittadini e l’ambiente dall’inquinamento della centrale a carbone -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio- Il sistema di controllo delle emissioni in continuo che fine ha fatto? E il bosco di 40 ettari che doveva mitigare l’impatto della centrale? Il bio-monitoraggio che risultati sta dando? E la prateria di poseidonia in parte distrutta quando sarà ripristinata? Il carbone è il combustibile più inquinante per il pianeta, è assurdo che ci si dimentichi di queste cose previste per decreto, chiediamo un immediato intervento della Regione Lazio. In questi giorni del vertice ONU sui cambiamenti climatici a Cancun bisogna raccogliere l’appello per la giustizia sociale e climatica, serve responsabilità nelle Regioni come la nostra dove si producono decine di milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Bisogna uscire dalla stagione dei combustibili fossili con politiche di risparmio energetico, efficienza e produzione da fonti rinnovabili e pulite”.

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